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- 16 novembre 2001: la Fiom da sola. 250.000 in piazza, per il contratto, per la democrazia






 




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Questa manifestazione, a differenza delle altre fin qui «raccontate», non precede la firma di un contratto ma avviene dopo l’intesa separata sottoscritta dalla Federmeccanica e da Fim e Uilm il 3 luglio 2001.  

La Fiom non firmò quell’accordo frutto di una proposta di Fim e Uilm «costruita sulla base delle pregiudiziali imposte dalla Federmeccanica di 18.000 lire di anticipo sull’inflazione del 2001, da recuperare nel 2003».

A quell’accordo «con il trucco» seguì subito, il 6 luglio, uno sciopero di 8 ore già programmato prima del 3 luglio, con manifestazioni territoriali. Fim e Uilm non sottoposero al voto dei lavoratori l’intesa raggiunta, come fino ad allora era sempre stato fatto. Evidentemente per loro non era logico chiedere il parere di tutti i lavoratori in caso di discordanza fra i sindacati. La Fiom raccolse, fra le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici, 351.145 firme contro l’accordo separato e per la democrazia nei luoghi di lavoro che consegnò al ministro del Lavoro il 14 novembre. E due giorni dopo i metalmeccanici scesero in piazza.  

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«La manifestazione più grande di tutti i tempi, lo sciopero un vero exploit con il 75% di media nazionale, una nuova pagina di storia del sindacato e della democrazia ricca di novità, non ultima la ritrovata unità della sinistra: le tute blu della Cgil hanno cambiato la politica. Hanno ricompattato le divisioni che, con l’accordo separato, come un malefico contagio dai sindacati si erano riversate detro la sinistra, i cui dirigenti ieri hanno marciato con obiettivi simili e talvolta in piena sintonia, come nella difesa della democrazia e dello Statuto dei lavoratori, beni supremi: Ds, Prc, Comunisti italiani, Verdi, i no global di Luca Casarini e il Social Forum, di Vittorio Agnoletto. (…)» (tratto dall’articolo Il giorno della manifestazione più grande di Giovanni Laccabò, «l'Unità», 17 novembre 2001)

«(…) La Fiom va “avanti tutta”, come è scritto sulle migliaia di adesivi distribuiti lungo il percorso dei tre cortei che ieri hanno invaso la capitale. Va avanti con un motivo in più: alla vertenza contrattuale vera e propria  si aggiunge l’attacco allo Statuto dei lavoratori. E Claudio Sabattini, segretario generale della Fiom, non usa troppi giri di parole per chiedere lo sciopero generale. A chi lo accusa di fare uno sciopero politico risponde con altrettanta franchezza: “Sì, è vero. E cos’altro fare?” (…)» (tratto dall’articolo Così parte la riscossa di Fabio Sebastiani, «Liberazione», 17 novembre 2001)

«(…) Passa in rassegna, il segretario della Fiom, tutti gli atti del governo, fino alla guerra – cui il suo sindacato si oppone con nettezza – e poi si concentra sul contratto, sulla lesione dell’accordo separato che Fim e Uilm hanno firmato con i padroni e poi rifiutato di sottoporre al voto in fabbrica: “Le 350mila firme che abbiamo raccolto dimostrano che il contratto è stato fatto senza il consenso della maggioranza dei lavoratori. Abbiamo chiesto il referendum ma Fim e Uilm l’hanno rifiutato: questo è l’attacco più grave portato all’unità sindacale. Noi, andremo fino in fondo per riaprire il tavolo del contratto”. Con la Fim che ha definito “pericoloso” questo sciopero, e con la Uilm, Sabattini chiude ribattendo “pericoloso lo è, ma per i padroni, e loro non si fermeranno”. (…) Cofferati sottolinea ai lavoratori in piazza che questo sciopero della Fiom, questa manifestazione è “il primo banco di prova”, e “ringrazia” i metalmeccanici per questo promettendo che in piazza “ci rivedremo presto”.» (tratto dall’articolo «E adesso, sciopero generale» di Carla Casalini, «il manifesto», 17 novembre 2001)

«(…) Noi pensiamo che la democrazia sia il bene più importante che hanno i lavoratori e le lavoratrici, l’unico modo per contare, l’unico modo per essere protagonisti. E allora, se questo è l’unico modo, ciascuno deve pensare a sé, ai propri interessi, ma deve pensare al compagno che sta vicino a lui, deve pensare alla ragazza che lavora nei call center, deve pensare agli immigrati, che vengono qua e vengono rispediti a casa. Se, cioè, ognuno di voi, ognuno di noi, nel momento in cui pensa a se stesso pensa a tutti, vuol dire che noi diventiamo insostituibili nella democrazia»

«(...)  e questa manifestazione vuol dire democrazia e libertà, vuol dire diritti per tutti, vuol dire superare ogni forma di precariato, vuol dire, cioè, aprire una strada nuova e diversa – come dicono alcuni dei nostri amici – verso un mondo migliore».

«Qualcuno chiede qual è la prospettiva. Qualcuno chiede dove andranno i metalmeccanici dopo questa stupenda manifestazione. Noi lo sappiamo dove andiamo. Noi sappiamo che questa battaglia non è una battaglia contingente, non è una battaglia che si realizza in una giornata – sia pure grande e meravigliosa come questa –, non è una battaglia che si raggiunge in pochi giorni. Abbiamo di fronte a noi una posizione della Confindustria e del governo che dice: “gli unici lavoratori sono quelli che non debbono avere alcun diritto”, perché solo i lavoratori senza diritto piacciono ai padroni. Ma noi lo diciamo da qua, con cautela, ma con fermezza. Questi padroni forse non hanno capito una cosa essenziale. Non hanno capito cioè che la nostra forza non deriva, come la loro, dai soldi e dalla finanza, i lavoratori e le lavoratrici combattono perché credono in quello che fanno. I dirigenti fanno i manager esclusivamente per soldi, per denaro. Noi non siamo come loro: siamo al loro opposto e questa è la ragione per cui non possiamo che vincere questa battaglia.»

«A chi pensa, anche tra di noi, che in fondo questa è una fase transitoria e che dopo la nottata tutto ritornerà come prima, noi diciamo, con assoluta fermezza, che i padroni non hanno intenzione di fermarsi e che le grandi trasformazioni, guidate dal capitalismo americano, in Italia, in Europa e nel mondo, non si fermeranno. Ma a tutti questi noi rispondiamo: siamo tornati in piazza e ci rimarremo fino alla fine.» (Claudio Sabattini, segretario generale Fiom, dal palco di piazza S. Giovanni). 


Claudio Sabattini, segretario generale Fiom. 

«Noi pensiamo che la democrazia sia il bene più importante che hanno i lavoratori e le lavoratrici, l’unico modo per contare, l’unico modo per essere protagonisti. E allora, se questo è l’unico modo, ciascuno deve pensare a sé, ai propri interessi, ma deve pensare al compagno che sta vicino a lui, deve pensare alla ragazza che lavora nei call-center, deve pensare agli immigrati, che vengono qua e vengono rispediti a casa. Se, cioè, ognuno di voi, ognuno di noi, nel momento in cui pensa a se stesso pensa a tutti, vuol dire che noi diventiamo insostituibili nella democrazia» (...) «e questa manifestazione vuol dire democrazia e libertà, vuol dire diritti per tutti, vuol dire superare ogni forma di precariato, vuol dire, cioè, aprire una strada nuova e diversa – come dicono alcuni dei nostri amici – verso un mondo migliore».

«Qualcuno chiede qual è la prospettiva. Qualcuno chiede dove andranno i metalmeccanici dopo questa stupenda manifestazione. Noi lo sappiamo dove andiamo. Noi sappiamo che questa battaglia non è una battaglia contingente, non è una battaglia che si realizza in una giornata – sia pure grande e meravigliosa come questa –, non è una battaglia che si raggiunge in pochi giorni. Abbiamo di fronte a noi una posizione della Confindustria e del governo che dice: “gli unici lavoratori sono quelli che non debbono avere alcun diritto”, perché solo i lavoratori senza diritto piacciono ai padroni.

Ma noi lo diciamo da qua, con cautela, ma con fermezza. Questi padroni forse non hanno capito una cosa essenziale. Non hanno capito cioè che la nostra forza non deriva - come deriva la loro, dai soldi, dalla finanza - i lavoratori e le lavoratrici combattono perché credono in quello che fanno. I loro manager, i loro dirigenti fanno i manager e fanno i dirigenti esclusivamente per soldi, per denaro. Noi non siamo come loro: siamo all’opposto di loro e questa è la ragione per cui non possiamo che vincere questa battaglia.

Chi pensa anche tra di noi che in fondo questa è una fase transitoria, e che dopo c’è da passare la nottata e poi tutti ritorna come prima, noi dobbiamo dire con assoluta fermezza, che i padroni non hanno intenzione di fermarsi e che comunque queste grandi trasformazioni, guidate dal capitalismo americano, in Italia, in Europa e nel mondo, non si fermeranno.

Noi rispondiamo: è la strada della lotta quella che noi indichiamo. Noi indichiamo dicendo che siamo tornati in piazza e ci rimarremo.»




 

 








Il discorso di Sergio Cofferati

"Sono qui a confermare che la Cgil, la Fiom e tutte le altre nostre strutture confederali hanno esigenza di manifestare insieme per obiettivi alti, di interesse generale, che riguardano noi, certo, le nostre condizioni di vita e di lavoro, ma che riguardano l'insieme del Paese.
Voi siete qui a difendere un'idea di contratto nazionale ed a chiedere che la democrazia nei rapporti tra sindacato e lavoratori venga considerata da tutti non come una condizione marginale, ma come un elemento fondamentale dell'idea di rappresentanza.
Il vostro scontro con Federmeccanica, difficile, duro, ancora non risolto, che la Confederazione ha accompagnato per scelta convinta, ha l'obiettivo esplicito di far rispettare l'idea del contratto. Che Federmeccanica non abbia mai digerito l'idea di un assetto contrattuale, che prevede un impegno nazionale ed una contrattazione nei luoghi di lavoro, è cosa nota. Furono tra le organizzazioni di categoria che, all'interno della loro confederazione, si opposero nel '93 alla fissazione di due livelli distinti di contrattazione. Con una coerenza, degna di miglior causa, hanno continuato ad insistere nel corso di questi anni. Non hanno cambiato idea, ed hanno anzi cercato in tutte le circostanze di rimettere in discussione quell'assetto che altri avevano condiviso e che loro, paradossalmente, continuavano ad utilizzare.
Vogliono eliminare uno dei due livelli contrattuali. L'obiettivo è chiaro: ridimensionare gli spazi e, dunque, la funzione vitale del sindacalismo confederale italiano. Spingono Confindustria perché si faccia portatrice di quest'idea ed hanno da qualche settimana trovato un prezioso alleato: il governo di centro-destra.
Un governo che si adegua alle richieste di Confindustria e che sceglie non sulla base di interessi generali, quegli stessi che un governo dovrebbe rappresentare, ma, di volta in volta, anche tatticamente, sceglie a quali richieste dare risposta. Ed i suoi interlocutori privilegiati sono quelli che li hanno legittimati nel corso della campagna elettorale. Sono gli imprenditori privati organizzati in Confindustria.
Oggi, siamo di fronte a fatti concreti che dimostrano quanto fosse studiato quel balletto mediatico che si consumò all'Assemblea di Parma quando l'allora candidato premier per lo schieramento di centro-destra ed il Presidente di Confindustria si alternarono a quei microfoni, ripresi dalle televisioni italiane, scambiandosi complimenti su chi aveva copiato il programma dell'altro. Dicemmo che c'era collateralismo, dicemmo che c'era un rapporto nuovo sbagliato e pericoloso. Venimmo accusati di essere quelli che vedono con sospetto i rapporti fra la politica e gli interessi delle imprese. I fatti ci stanno, però, dando ragione.
Il vostro contratto è diventato, non a caso, una sorta di banco di prova, dove hanno tentato di consumare un accordo separato che escludesse la Fiom e di offrirlo come modello dei rapporti tra le parti sociali.
Non è il sospetto del segretario della Cgil o di un sindacalista che teme sempre che il suo interlocutore voglia cose diverse da quelle che sostiene pubblicamente. No. E' un fatto certo, ed è scritto nel Libro Bianco. Chi l'abbia letto sa che nella premessa firmata dal ministro del Welfare si indica quanto accadde nel 1984 come modello di relazioni per il futuro. Proprio quello che fu uno dei momenti più drammatici di divisione e di rottura nel sindacato. Un interlocutore, quando negozia, dovrebbe auspicarsi il massimo dell'unità e di consenso nell'accordo che vuole realizzare, perché è da questo che viene l'efficacia di una politica, di una scelta. Questo governo ha un'opinione rovesciata. Prefigura la divisione del sindacato, agisce per dividere il sindacato.
E che vogliano cambiare gli assetti contrattuali e modificare le funzioni dei livelli negoziali non lo dice soltanto quella soluzione che la Fiom, opportunamente, non ha firmato nel rapporto con Federmecanica, ma anche ciò che si sta cercando di fare nel pubblico impiego, dove il governo è il datore di lavoro, e nei servizi.
Nella legge Finanziaria mancano le risorse per rinnovare i contratti di 4 milioni di dipendenti pubblici: ma questo non è l'atteggiamento di un governo sparagnino che vuole risparmiare qualche soldo e non è neppure un atteggiamento tattico. No. E' la parte integrale di un modello che vuole ridurre sistematicamente e rapidamente le funzioni del contratto nazionale, fino a farlo diventare una sorta di strumento inutile per milioni di persone.
Noi abbiamo un'opinione diversa perché il contratto nazionale è lo strumento che ci permette di esercitare la solidarietà. Pensiamo a quanti lavoratori collocati in piccole imprese, nel tessuto diffuso della nostra industria, non avrebbero un miglioramento delle loro condizioni se non ci fosse il contratto nazionale. Per noi esso è sempre stato anche lo strumento per una distribuzione uniforme della ricchezza, in modo tale che le differenze possano trovare riconoscimento nella contrattazione in azienda.
L'esercizio solidale dell'attività contrattuale dà a tutti una possibilità ed una risposta. Sappiamo poi che nel contratto nazionale c'è una parte della nostra rappresentanza.
Gli imprenditori italiani, così come il governo di centro-destra. lavorano perché ci sia una frammentazione nella rappresentanza sindacale. Sono disposti ad accettare l'esistenza dei sindacati, ma preferiscono avere dei sindacati corporativi, qualche volta docili, qualche volta rissosi, ma incapaci di prospettare una visione d'insieme e, dunque, di rappresentare gli interessi generali.
Per questo hanno scatenato una campagna di disinformazione, di ostilità verso le ragioni per le quali non avete accettato quell'accordo, cercando di accreditare l'idea meschina che fossero le 18 mila lire, collocate in un tempo lontano. No, la ragione, come ben sapete, è un'altra: è la risposta concreta che un'organizzazione come la Fiom, con il sostegno della Cgil, dà un'idea di disarticolazione della rappresentanza sindacale; è il modo concreto col quale ci battiamo insieme contro l'idea mistificatoria della libertà che, oramai, fa parte della sottocultura che il centro-destra offre ai cittadini italiani.
Il Libro Bianco è il riassunto di questa loro idea: si sostiene che le persone senza contratti collettivi, senza rappresentanza, siano più libere e, dunque, si ipotizza la modifica sistematica di tutto ciò che nelle leggi e nei contratti dà una dimensione d'insieme. Un modo per garantire unilateralità alle imprese, negare i diritti fondamentali delle persone, e producendo non flessibilità, ma precarietà, come i più giovani tra voi già hanno imparato. Giovani che non hanno mai avuto il mito del posto fisso, ma che hanno solo l'esigenza concreta di un lavoro e di un rapporto di lavoro che rispetta i loro diritti.
In quel modo agiscono per mettere a repentaglio ed in pericolo molte delle nostre conquiste. Vogliono smantellare l'idea della rappresentanza collettiva, vogliono ridurre i vincoli legislativi che danno sicurezza sul piano della prospettiva, che garantiscono diritti uniformi. Dicono di essere europei ma agiscono per far saltare il fondamento della Carta dei Diritti che l'Europa si è data.
E' questa l'"offerta" che il governo fa a Confindustria: un'associazione incapace di promuovere innovazione nelle sue imprese, di accettare la sfida delle nuove tecnologie e di competere in ragione della qualità dei prodotti. Un'organizzazione che sceglie la strada della via 'bassa' alla competizione, quella che è fatta solo di diminuzione di costi.
Ognuno sa quanto siano importanti i costi di produzione, e come, dunque, sia utile mantenere un'azienda competitiva, anche mediante un controllo delle dinamiche di costi, ma sa anche benissimo come la ricerca di quell'equilibrio, quando mette in discussione le tutele e dei diritti individuali e collettivi, produce rotture, fa saltare la solidarietà ed espone ciascuno al rischio di essere prigioniero e subalterno del più forte, dell'impresa.
Altro che libertà! Ma conoscete voi una persona che da sola è veramente libera nel rapporto con un'impresa, con un padrone, se non ha alle sue spalle un'organizzazione alla quale ha deciso di aderire, alla quale ha chiesto di essere tutelata?
Il governo si muove così, e la Finanziaria che ha presentato in Parlamento è fondata su previsioni assolutamente prive di consistenza. E' una scelta tattica; hanno descritto l'economia italiana per quella che non era, ed oggi, di fronte alle difficoltà che il quadro internazionale ha ulteriormente accentuato, vogliono recuperare margini e spazi sulla pelle delle persone che lavorano, mettendo in discussione tutto, quelle previsioni sbagliate e quell'idea di crescita che non ci sarà. E lo dico con rammarico perché un sindacalista non può mai essere soddisfatto se il suo interlocutore sbaglia le previsioni, se l'economia cresce meno del necessario. Una crescita consistente sarebbe per noi utile: avremmo le condizione per negoziare, per confliggere, se necessario, ma per imporre una redistribuzione in grado di dare una risposta positiva alle donne ed agli uomini che rappresentiamo.
Purtroppo non sarà così; la loro demagogia porta ad una Finanziaria inefficace e basata su presupposti infondati. L'inefficacia di quelle politiche comincia ad apparire chiara anche a chi aveva avallato, e addirittura legittimato, le scelte di questo governo. Sono arrivate parole critiche dal Governatore della Banca d'Italia, che ha impiegato un po’ a rendersi conto che quella cambiale firmata alle associazioni imprenditoriali ed al governo non aveva fondamento; ora cerca di correre ai ripari ed è un'opinione importante.
Ma che la legge Tremonti sugli sgravi finanziari e fiscali per le imprese non avrebbe dato il vantaggio previsto noi lo avevamo detto e doveva apparire chiaro agli occhi di chi non guardasse ad interessi strumentali ma a quelli del Paese.
Ora siamo lì ed è compito nostro puntare a far sì che ogni elemento che può produrre una competizione fondata sulla qualità venga messa in campo, altro che respingere le loro opinioni e basta!
Noi indichiamo una strada diversa, quella dell'innovazione, quella che stimola ricerca, formazione, che valorizza le persone, che dà certezza e che, attraverso la stabilità e la sicurezza produce occasioni di crescita per un Paese.
E' molto grave la decisione che hanno assunto ieri. Siamo di fronte ad un tentativo di far saltare la contrattazione, di mettere in un cassetto il contratto nazionale, hanno già cestinato la concertazione ignorando anche l'appello che è venuto dal Capo dello Stato.
E ieri hanno deciso un altro passo: lo ha deciso il governo, e la Confindustria sostiene che ancora non basta. Siamo alla messa in discussione dell'intero Statuto dei lavoratori. Non è una delega quella di ieri, ma una somma di deleghe riassunte in un alveo più ampio: vogliono mettere in discussione l'intero sistema che definisce contrattualmente e legislativamente le normative del lavoro. Si danno l'obiettivo di cambiare alla radice il rapporti fra le imprese e le singole persone che lavorano, ovviamente a vantaggio delle prime. Ed hanno scelto anche obiettivi simbolici: i grandi contratti, il vostro in primo luogo, e poi, l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Il giornale di Confindustria ha dedicato uno spazio sorprendente, qualche settimana fa, per spiegare che, in fondo, il numero delle persone che utilizzano l'articolo 18 per essere reintegrati nel posto di lavoro è scarso, sono pochi in un anno. Questa dispendiosa inchiesta si concludeva con una domanda rivolta al sindacato: "se sono pochi, perché insistente tanto a difendere quell'articolo?" E' grottesco, e la domanda si può rovesciare: "ma se sono così pochi, perché insistete tanto nel volerlo cancellare?"
Noi abbiamo ben chiara la risposta da dare perché sappiamo di cosa si tratta. Si dice che in Italia non si può licenziare. Non è vero, i licenziamenti sono previsti dalle leggi e dai contratti: ma una donna o un uomo per esser licenziati devono commettere un atto grave, e l'articolo 18 dice che si reintegra nel posto di lavoro una persona che viene licenziata senza giustificato motivo, senza fondamento.
I più anziani si ricordano cosa capitava nelle fabbriche prima del '70, quando lo Statuto non esisteva: quando un'azienda potava licenziare chiunque, da un'or all'altra, senza dover dare alcuna spiegazione.
E' allora questa la funzione dell'articolo 18, una funzione di deterrenza, senza quella barriera le aziende potrebbero licenziare discriminando senza nemmeno il bisogno di spiegarti il perché. Non ti direbbero mai "ti lascio a casa perché sei iscritto alla Fiom, oppure ti lascio a casa perché hai quell'idea politica", ma direbbero "ti lascio a casa e basta".
Ecco perché per noi l'articolo 18 rappresenta un diritto di civiltà, ed offende che qualcuno possa pensare che ad un uomo o ad una donna alla quale viene negata la dignità del rapporto di lavoro si possa rispondere con una compensazione monetaria. La dignità di una persona non ha prezzo e si difende come diritto fondamentale. Si difende come facciamo noi, indicando le nostre alternative.
Il governo ha fatto un passo indietro in materia di pensioni dopo aver accarezzato l'idea che attraverso la delega avrebbero potuto modificare non soltanto l'assetto previdenziale ma anche il regime transitorio, ritornando a colpire così tutte quelle persone che hanno avuto un mutamento delle loro aspettative previdenziali. Per il momento, il governo si è fermato e non so dirvi, francamente, se pensa di aver capito e dunque di non procedere ulteriormente, se ha capito qual è la determinazione del sindacato nel difendere quell'impianto, o, se invece è una scelta tattica.
Ma questo governo deve sapere, fin da ora, che, se dovesse riprendere quel balletto, ci ritroverà determinati esattamente come lo siamo stati in questi anni. Il nostro sistema previdenziale è stato riformato e sta dando i vantaggi previsti, non c'è dunque, nessuna ragione per mettere in discussioni le condizioni fondamentali e le aspettative di milioni di persone che lavorano e dei giovani che vorrebbero lavorare.
L'arretramento sulle pensioni ha portato però ad un'accentuazione sul tema dei diritti: nel Libro Bianco non c'era cenno all'articolo 18, ma ieri hanno deciso di intervenire anche su quello, di creare cioè una condizione che permetterà alle aziende, se applicata, di licenziare senza ragione.
Penso sia necessario da parte nostra contrastare con efficacia ogni e qualsiasi tentativo di questa natura. Spero che ci siano le condizioni per poterlo fare unitariamente.
La Cgil avanzerà le sue proposte alle altre confederazioni; vogliamo mettere in campo insieme le nostre iniziative di contrasto di fronte ad un governo che dà copertura a Confindustria per far saltare l'impianto contrattuale e per cercare di minare i diritti delle persone.
Certo, in questa discussione faremo pesare la nostra opinione, quella stessa che è confortata dalla vostra straordinaria presenza qui, oggi. Una presenza che dice della vostra determinazione e convinzione, perché quando attaccano la rappresentanza, vuol dire che attaccano tutto. Quel che oggi si è consumato per volontà di Federmeccanica nei vostri confronti e che noi insieme cerchiamo di contrastare è un atto lesivo della rappresentanza. Nel Libro Bianco è scritto che le parti si devono legittimare reciprocamente, si configura perciò la possibilità di accordi di comodo con organizzazioni di comodo. Ma se non ci sarà una regola, una democrazia compiuta, ciò che oggi si cerca di infliggere alla Fiom ed alla Cgil, può capitare anche ad altri. La democrazia è la nostra bussola, e quando si firma un contratto devono essere tutti i lavoratori a pronunciarsi. Quando fra noi abbiamo opinioni diverse, bisogna trovare il modo per produrre una sintesi e quando questa non c'è bisogna che si decida democraticamente. Se esiste disparità di opinioni, la Fiom, le altre categorie della Cgil, la Confederazione può e deve chiedere il parere dei lavoratori. E se dovessero riconoscere, a maggioranza, una tesi diversa da quella sostenuta da noi, a quel punto, accetteremmo come sempre abbiamo fatto il parere della maggioranza dei lavoratori.
Avete raccolto 350 mila firme e nessuno potrà ignorare questo fatto. Non è un atto organizzativo, ma un fatto di democrazia profonda. Quei lavoratori e quelle lavoratrici chiedono di poter dire la loro sul contratto, chiedono che il governo appronti un'ipotesi di legge sulla rappresentanza. Siamo contrari al monopolio della rappresentanza sindacale e c'è un solo modo perché questo non avvenga, attraverso il voto dei lavoratori, chiedendo loro di pronunciarsi. Insieme ad un sistema di diritti riconosciuti, sia individuali, come quelli che riguardano la persona, che collettivi, come quelli che riguardano la contrattazione, vogliamo anche regole democratiche, che siano condivise, ed a quelle regole noi ci atterremo.
Dobbiamo mettere in campo forti azioni politiche di lotta che contrastino le intenzioni dei nostri interlocutori per convincerli che stanno sbagliando, perché si possa arrivare ad un accordo. E lo facciamo mentre grandi cambiamenti sono in atto fuori di noi, mentre l'esigenza di giustizia ed uguaglianza si fa strada nel sentire comune di milioni di giovani, mentre i sentimenti e le preoccupazioni di questi giorni sono in campo attraverso forme associative nuove con le quali vogliamo interloquire perché siamo rappresentanti di interessi certo specifici, ma siamo anche portatori di una cultura dei valori e dei diritti, dell'uguaglianza e della solidarietà nella quale quegli interessi sono sempre stati collocati.
E per essere coerenti con la nostra storia, la nostra funzione sia oggi quella di stimolo di un confronto esplicito, chiaro, positivo con i milioni di ragazze e di ragazzi che vogliono lottare per cambiare questo mondo, perché vogliono maggiore giustizia, perché vogliono un futuro sereno. A loro chiediamo solo di distinguersi da qualsiasi atto violento, di far sì che la visibilità delle loro proposte sia forte scegliendo un campo che non dà argomenti e pretesti a nessuno, così come è nella storia del sindacalismo.
Questi giovani chiedono un futuro certo, chiedono di poter vivere in una società equa nella quale la pace sia garantita.
E' per questi obiettivi che ci siamo schierati da subito, senza tentennamenti, contro il terrorismo, contro quel terrorismo internazionale che deve essere sconfitto per garantire la pace. Sappiamo che esso agisce producendo condizioni che possono dare fiato a terrorismi locali, non meno pericolosi, quelli che hanno aggredito anche il sindacato colpendo ed uccidendo uomini come Guido Rossa, il professor Tarantelli, Massimo D'antona, uomini che hanno lavorato per imporre il rispetto della democrazia. Chi vuole la pace sa che bisogna sconfiggere il terrorismo, ma sa anche che quando il contrasto avviene con la guerra il terrorismo non viene battuto, anzi i pericoli crescono.
Per questo abbiamo chiesto un'azione efficace contro il terrorismo che ancora non è debellato, ma abbiamo detto con la stessa nettezza "cessino i bombardamenti per garantire gli interventi umanitari".
La nostra idea di società, la nostra visione del mondo, è storicamente legata alla difesa dei diritti ed ha al centro ipotesi, che possono essere realizzate se la politica è in campo, di rapporti positivi fra i Paesi del mondo, tra gli aggregati sovranazionali. Sono esigenze importanti per chi, come noi, ha bisogno di vivere in un mondo migliore, di vivere in una società non più penalizzata dalle disuguaglianze, per chi, come noi, ha bisogno di avere la pace disponibile, maggiore giustizia, più democrazia. Sono da sempre questi i nostri valori.
La struttura confederale nata nel 1906 è organizzazione riconosciuta e stimata, e, nella sua storia, ha permesso il rispetto ed il miglioramento della condizione di milioni di persone. Abbiamo partecipato, insieme alla sinistra politica e sociale, ad un processo di emancipazione che ha coinvolto milioni e milioni di persone in un secolo intero.
Siamo, per questo, un impedimento, un ostacolo sulla strada di una destra che vuole cancellare diritti e protezioni. Credo che da questa nostra bellissima storia si possano trarre non solo gli insegnamenti, ma gli elementi di conforto ed i valori che, non casualmente, voi oggi, sopportando il sacrificio di uno sciopero e di un viaggio disagiato, siete venuti a testimoniare a Roma.
Non c'è democratico, non c'è donna o uomo di sinistra, non c'è chi faccia riferimento al sindacato confederale che possa ignorare quanto è accaduto oggi: la vostra grande e straordinaria presenza qui. Non soltanto per rivendicare condizioni materiali migliori, ma soprattutto per dire che quello che c'è nella nostra storia passata, lo sappiano Confindustria, Federmeccanica e governo, resterà anche nella nostra storia futura: una società più giusta, una democrazia compiuta.
Questa è la sostanza di quella che sarà la piattaforma delle nostre iniziative future, dei prossimi giorni e delle prossime settimane. Ci attendono scadenze impegnative e difficili, ma io sono confortato da questa bellissima giornata e so che la Fiom e la Cgil potranno affrontare queste scadenze con la serenità e la fermezza che serve perché voi siete venuti qui a confermare la giustezza della nostra linea. Arrivederci a presto".






Le adesioni

- Appoggio della Flai-Cgil allo sciopero dei metalmeccanici
"La segreteria nazionale della Flai-Cgil dichiara il proprio totale appoggio alla iniziativa della Fiom.
Il gravissimo attacco al Ccnl, al recupero del potere d'acquisto dei salari e alla politica dei redditi voluto dalla Confindustria e da questo governo di destra, prefigura un sistema di relazioni conflittuali a cui non ci dobbiamo sottrarre.
La segreteria nazionale invita tutte le strutture regionali e territoriali e gli iscritti alla Flai-Cgil a partecipare allo sciopero e a manifestare con i lavoratori metalmeccanici."
 
- Cgil-NIdiL aderisce allo sciopero dei metalmeccanici
"si tratta, ancora una volta, di uno sciopero non unitario, dopo a firma separata di Fim ed Uilm del rinnovo biennale economico del contratto nazionale, che richiede il massimo sforzo di tutte le strutture della Cgil,  NIdiL compreso, per la sua piena riuscita".
 
- Ordine del giorno approvato dai congressi dei Democratici di sinistra di Roma (3 novembre) e del Lazio (10 novembre)
Lo sciopero generale indetto dalla Fiom-Cgil per il 16 novembre 2001 acquista ragioni non solo come semplice rivendicazione economica, ma soprattutto perché si batte per la difesa di un modello negoziale che Federmeccanica e governo vorrebbero cambiare, in un senso restrittivo del potere contrattuale dei lavoratori e del sindacato confederale.
La vertenza dei meccanici, dunque, si pone l’obiettivo di restituire certezze all’esercizio democratico.
E’ con queste considerazioni che riteniamo che in assenza di un accordo tra le confederazioni sindacali, siano sempre i lavoratori, attraverso la consultazione e un voto, a decidere sui propri destini.
E’ necessario colmare un vuoto legislativo, che deriva dalla mancata approvazione della legge sulla rappresentanza, e per questo chiediamo l’impegno a riprendere in Parlamento e nel paese, la battaglia interrotta per definirne le regole.
E’ con queste motivazioni che impegniamo il congresso e il partito romano a partecipare alla manifestazione dei meccanici che si terrà a Roma il 16 novembre p.v. 
 
- Ics (Consorzio italiano di solidarietà – coordina oltre 100 organizzazioni, tra cui Arci, Acli, Associazione per la pace, Legambiente, Uisp, Lila, Pax Christi, Gruppo Abele, Anpas ecc.)... per la giornata del 16 novembre e per la riuscita della manifestazione di Roma.
Siamo a fianco dei lavoratori metalmeccanici, delle loro lotte e rivendicazioni. Sosteniamo sempre chi si batte per i diritti del lavoro e dei lavoratori. La difesa della libertà e del lavoro per i lavoratori metalmeccanici è parte dell’impegno per la giustizia sociale, la democrazia, la solidarietà nel nostro paese (...)
La vostra lotta rinnova la tradizione migliore del movimento operaio che nella sua storia ha saputo unire le lotte sociali con quelle per la difesa della democrazia e contro la guerra. E chi si impegna per la pace, la solidarietà e la nonviolenza non potrà che continuare a farvi sentire il proprio sostegno.
- Arci 
"(...) La lotta della Fiom è giusta e importante. Riguarda i lavoratori metalmeccanici, e contemporaneamente si rivolge all'insieme delle politiche dei diritti dei lavoratori. Chiama in causa gli stessi diritti di cittadinanza.
Il poter decidere liberamente - con un referendum legittimo, chiesto da 350 mila lavoratori - non può essere insabbiato da bizantinismi: state parlando di democrazia, state parlando del valore del lavoro. Quel lavoro su cui si fonda la nostra stessa Repubblica (...)"
 
- Spi-Cgil
"...lo Spi-Cgil di Roma e del Lazio aderirà alla manifestazione del 16 novembre p.v. con la partecipazione di 9 pullman."
 
- Filt-Cgil
"(...) Lo sciopero nazionale e la manifestazione a Roma indetta dalla Fiom-Cgil per un vero contratto nazionale e per affermare il diritto dei lavoratori di esprimere come il referendum la loro opinione, ci vedrà impegnati per garantire la partecipazione di una folta delegazione della Filt.
Molti settori del trasporto (Fs - Appalti ferroviari - Trasporto aereo) sono impegnati nel respingere attacchi pesanti della Confindustria e delle controparti che negano il diritto a rinnovare il contratto e le condizioni di vita e di lavoro.
Per questo il 16 saremo con la Fiom-Cgil."
 
Fism (Federazione internazionale sindacati metalmeccanici)
"Inviamo il saluto caloroso della Fism a questa vostra giornata di lotta.
E’ particolarmente importante  che oltre ai temi contrattuali, siano al centro della vostra azione anche quelli della Pace e della solidarietà internazionale.
Viviamo un periodo estremamente difficile e rischioso. Mai come in questo momento possiamo verificare quanto la violenza contro innocenti sia nemica dei lavoratori e di quanti aspirano ad un mondo  di giustizia e di rispetto della persona umana."
(...) Occorre dare soluzione ai troppi problemi sociali e politici che fanno di questo mondo un mondo malato.
(...) Il sindacato è sempre stato nella sua storia un punto di incontro per culture diverse. So che la Fiom dedica particolari sforzi per organizzare e dare tutela ai lavoratori immigrati in Italia. E’ questa la migliore azione contro il razzismo che minaccia le nostre società e a chi lo cavalca per speculazione politica."
 
- Partito dei comunisti italiani. Messaggio di Oliviero Diliberto ai metalmeccanici in lotta
Venerdì 16 sarò alla vostra manifestazione, al fianco dei metalmeccanici in lotta. La solidarietà politica mia e del mio partito, è convinta e totale. Il contratto nazionale di lavoro non è solo una serie di regole condivise, è innanzitutto un diritto inalienabile dei lavoratori e, in quanto tale, va accettato in prima istanza proprio dai lavoratori. Una regola elementare di democrazia che è stata cancellata dall'accordo separato e dalla violenza con cui oggi si cerca di impedire il referendum dei lavoratori.
(...) Voglio ringraziarvi per la straordinaria tenuta della vostra lotta e perché ancora una volta, come sempre nella storia del movimento operaio e della Cgil, i metalmeccanici sono all'avanguardia nella difesa dei diritti inalienabili senza i quali ci sarebbe solo la rivincita della disuguaglianza, dei rapporti di forza brutali nella fabbrica e negli uffici, e ogni lavoratore sarebbe solo in un'impari lotta contro il padronato.
E' in quest'ottica che lo sciopero della Fiom-Cgil assume il suo vero significato: uno sciopero per tutti i metalmeccanici e per tutti i lavoratori e le lavoratrici.
 
-Attac Napoli Nord sarà a fianco dei lavoratori in piazza: per dire Noalle riforme imposte dal Fondo monetario internazionale, per dire No ai ricatti dei padroni, ma soprattutto per dire No all’attacco ai lavoratori di qualsiasi nazione.
 
-Gruppo consiliare Prc Regione Lazio
E’ con convinzione che diamo l’adesione del nostro gruppo allo sciopero e alla manifestazione nazionale di venerdì 16 novembre per il contratto e la democrazia.
Saremo in piazza con voi anche per ribadire che la democrazia è di tutti o di nessuno; e la vostra lotta per ottenere il diritto dei lavoratori ed esprimersi con il referendum sul contratto ci riguarda direttamente come cittadini prima ancora che come militanti politici.

-Attac Italia

Attac aderisce alla giornata di mobilitazione degli operai metallurgici e allo sciopero generale da voi convocato per il giorno 16 novembre 2001, perché considera grave e pericoloso l’attacco all’intero mondo del lavoro perpetrato dalla Federmeccanica, dal governo Berlusconi e dai poteri economici forti italiani ed europei e realizzatosi con la firma dell’accordo separato per il contratto dei metalmeccanici. In una situazione internazionale di guerra dichiarata dall’occidente contro le popolazioni civili dell’Afghanistan, cui l’Italia partecipa, contraddicendo l’art. 11 della costituzione, con una finanziaria di guerra che taglia posti di lavoro e devasta ciò che rimane dello stato sociale, è la dignità stessa dei lavoratori a resistere oggi ai diktat di questa globalizzazione capitalista che richiede l’abolizione dei diritti sociali e civili e della democrazia ed eleva la precarietà a modello sociale dominante. Per questo la vostra lotta è la nostra lotta, come quella dell’intero movimento antiliberista che rivendica la costruzione di un altro mondo possibile e dichiara che il lavoro non può essere merce di scambio imposta senza una trattativa e un contratto nazionale. E dev’essere invece una delle risorse più preziose dell’intera umanità.

-Campi Social Forum. Con la presente e-mail diamo la nostra adesione allo sciopero del 16/11/01 perché la vostra lotta è di democrazia e per la difesa del contratto nazionale, per la pace, il lavoro, la giustizia sociale.
 
Alcuni delegati e lavoratori di Atesia, lavoratori delle cooperative sociali, lavoratori dei Mc Donald’s, lavoratori delle scuole per stranieri di Roma, comitato difesa del  lavoro a Fiumicino: uniti contro il precariato
Sono sempre di più i lavoratori che nella nostra città vivono una condizione di precarietà e mancanza di diritti, sono collaboratori coordinati e continuativi, lavoratori di finte cooperative di pulizie o di manutenzione, Lsu, lavoratori a termine nell’Atac o in aziende municipalizzate, o lavoratori al nero nei cantieri. Solo nel Lazio i collaboratori coordinati e continuativi rappresentano più del 10% degli occupati, se pensiamo poi alle tante altre forme di lavoro precario raggiungiamo quasi la metà dell’intera popolazione lavorativa. Inoltre, su scala nazionale, oltre cinque milioni di lavoratori subiscono questi contratti e in questi ultimi tempi la situazione sta diventando sempre più pesante; dall’Alitalia alle Fs, dalle scuole ai servizi sociali, la prossima finanziaria colpirà i lavoratori nelle proprie condizioni di vita per sostenere gli eserciti assassini della Nato. La ragione di tutto ciò che è il lavoro precario rappresenta la possibilità per le imprese di aumentare moltissimo i profitti, scaricando ancora di più sui lavoratori il rischio d’impresa, e di non dover sostenere i costi di contratti migliori.
Così a noi lavoratori precari mancano, anche a causa delle responsabilità dei vertici sindacali, i diritti più elementari, la possibilità di ammalarci, i diritti sindacali, il diritto alla sicurezza sul posto di lavoro, ma soprattutto la possibilità di progettare il nostro futuro.
Il turn over vertiginoso e il forte ricatto occupazionale costituiscono un reale tentativo di intimidazione nei confronti dei lavoratori, in questo senso, riteniamo che sia necessario iniziare un percorso concreto che favorisca la saldatura, nella pratica, tra i lavoratori di qualsiasi categoria a Roma, prescindendo dalla forma contrattuale o dall’adesione sindacale, attraverso un lavoro di collegamento, di solidarietà e di iniziativa di lotta che abbia, come punto cardine, la lotta alla precarietà e alle espulsioni dal ciclo produttivo.
Un primo passo in questa direzione può essere la nostra partecipazione visibile come lavoratori precari allo sciopero dei metalmeccanici del 16 novembre prossimo, non intesa come adesione alle rivendicazioni di una particolare organizzazione sindacale bensì come sostegno ai lavoratori in lotta e come un segnale in direzione della rottura del meccanismo, perverso, che frantuma i lavoratori in decine e decine di categorie particolari. Invitiamo pertanto i lavoratori precari, ma anche i lavoratori stabili, i disoccupati e gli studenti a partecipare alla manifestazione sotto lo striscione dove sarà scritto “stesso lavoro stessi diritti” per portare un concreto messaggio di solidarietà ai metalmeccanici e per porre la questione della precarizzazione del lavoro a tutti i lavoratori.

-Le lavoratrici e i lavoratori della Cgil dell’azienda “Quadrifoglio spa” di Firenze, riuniti in Congresso, esprimono la loro totale solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici metalmeccanici in sciopero per il contratto, la democrazia e contro l’accordo separato.Tutta la Cgil afferma con voi il diritto dei lavoratori alla contrattazione e a esprimere democraticamente il proprio giudizio sugli accordi.

-Gruppo Democratici di Sinistra Regione Lazio.
Il gruppo Democratici di Sinistra della Regione Lazio è al vostro fianco nella lotta per il contratto. E’ una lotta di grande valore sociale e politico. Aderiamo alla manifestazione di venerdì 16 novembre convinti che la vostra battaglia per la democrazia nei luoghi di lavoro e per il diritto a decidere sia una battaglia di tutti coloro che hanno a cuore la tutela della democrazia nel nostro paese.
 
- Massimo Cervellini, capogruppo Ds provincia di Roma
Giunga alla vostra organizzazione la più sentita adesione mia personale e di tutto il gruppo dei Ds della Provincia di Roma alla manifestazione che svolgerete venerdì 16 novembre a Roma per migliori condizioni di lavoro e di vita dei metalmeccanici e per la difesa dei diritti e della democrazia per tutti i lavoratori, oggi pericolosamente minacciati.
 
-Manifestazione regionale lavoratori idraulico-forestali, Catanzaro
 
Lo sciopero proclamato dalla Fiom-Cgil per il 16 novembre segna un momento importante per la storia del movimento operaio tutto.
Questa decisione, che segue l’iniziativa del luglio scorso, è la giusta risposta alla politica di attacco agli strumenti fondamentali della contrattazione, e con essi alla stessa democrazia economica.
E’ ben nota la debolezza che deriva da un solo livello di contrattazione, in quanto vanifica la funzione negoziale del sindacato, e con essa la possibilità di ripristinare livelli qualitativi e quantitativi di salario rispetto ai profitti delle imprese.
Ma, cosa ancora più grave, con il rifiuto dello strumento referendario si nega ai lavoratori di potersi esprimere su decisioni che vanno ad intaccare le condizioni materiali di vita delle famiglie e, nello stesso tempo, di definire il quadro di legittimità della rappresentanza, elemento primo di ogni democrazia compiuta.
Pertanto, i lavoratori idraulico-forestali della Flai-Cgil Calabria, che manifestano per il diritto a un lavoro stabile e produttivo, condividendo l’impostazione politica della giornata di lotta, che rappresenta un momento di unificazione degli interessi generali dell’insieme delle categorie, fa propria la richiesta di mobilitazione lanciata dalla Confederazione, garantendo la partecipazione con proprie delegazioni alla manifestazione che si terrà a Roma venerdì 16 novembre 2001.
 
Cari compagni, care compagne
allegato alla presente vi inviamo copia dell’odg, in oggetto, da noi presentato al Consiglio regionale della Lombardia.
Inoltre, per questa vostra ulteriore azione di lotta, tesa al giusto riconoscimento della piattaforma rivendicativa, unitariamente definita e del diritto di consultazione dei lavoratori sull’intesa nazionale sottoscritta da Fim e Uilm con Federmeccanica, vi informiamo che siamo nuovamente mobilitati, attraverso varie e autonome nostre iniziative territoriali e verso i luoghi di lavoro.
In attesa di potervi comunicare l’esito dell’odg presentato vi formuliamo i nostri migliori auspici di successo e vi inviamo i nostri fraterni saluti.
p. la segreteria regionale Aluvisetti Danilo
responsabile dipartimento politiche economiche e del lavoro
 
Gianni Confalonieri (capo gruppo consiliare Prc), Giovanni Martina (consigliere Prc), Ezio Locatelli (consigliere Prc), Mirko Lombardi (consigliere Prc)
I sottoscritti Consiglieri regionali,
constatato che
 
- Rimane tuttora aperta la questione del rinnovo del Contratto nazionale dei metalmeccanici, poiché in data 3 luglio è stata firmata un’intesa da parte di solo due delle tre organizzazioni sindacali di categoria, Fim-Cisl e Uilm-Uil, con Federmeccanica.
- Tale intesa, notevolmente al di sotto della piattaforma rivendicativa iniziale, non è stata sottoposta alla valutazione unitaria dei lavoratori.
- La piattaforma rivendicativa iniziale, unitariamente approvata dai lavoratori, tendeva al recupero dell’inflazione programmata e di una parte soltanto della maggiore produttività, questioni particolarmente importanti in una situazione di perdita del potere d’acquisto dei salari e di innalzamento dei profitti.
- La piattaforma iniziale era già stata interamente accettata da Confapi.
- Per queste ragioni l’intesa separata non è stata firmata dalla Fiom-Cgil, organizzazione maggiormente rappresentativa.
- Sono state raccolte della Fiom-Cgil oltre 350.000 firme di lavoratori metalmeccanici per chiedere che venga effettuato un referendum che verifichi la volontà dei lavoratori di accettare l’intesa del 3 luglio o di proseguire l’azione sindacale.
- La richiesta di referendum è importante non solo per ripristinare normali relazioni sindacali, ma anche per sancire il diritto democratico dei lavoratori a decidere sugli accordi sindacali che li riguardano direttamente.
 
Chiedono che il Consiglio regionale della Lombardia
 
- Esprima la propria solidarietà alla categoria dei lavoratori metalmeccanici, impegnata nella prossima scadenza di azione sindacale fissata per il 16 novembre.
- Si attivi per una soluzione rapida e positiva del conflitto sindacale in corso.
 
-La Cgil Toscana a sostegno dei lavoratori metalmeccanici
La Cgil della Toscana manifesta il proprio sostegno alla lotta dei lavoratori metalmeccanici e mette in campo la solidarietà di tutto il mondo del lavoro regionale.
La Cgil Toscana ribadisce che l’intesa sottoscritta separatamente da Fim e Uilm con Federmeccanica resta molto lontana dalla richiesta della Piattaforma unitaria perché, negando il recupero integrale del potere d’acquisto, usa l’artificio dell’anticipo salariale sul contratto del 2003. L’accordo separato rappresenta una sostanziale modifica della piattaforma voluta e votata dai lavoratori e non garantisce la tutela del potere d’acquisto dei salari così come previsto dal 23 luglio ’93.
La natura politico-strategica dell’offensiva della Federmeccanica si inserisce nel disegno più complessivo di Confindustria di rendere più deboli le condizioni dei lavoratori rimettendo in discussione il ruolo e il peso del contratto nazionale, riducendo i salari e tentando di isolare la Fiom, additandola come organizzazione con la quale, per sua responsabilità, non è possibile fare accordi.
La Cgil Toscana guarda con seria preoccupazione ai motivi e alle conseguenze della intesa separata, in quanto maturata nella indisponibilità della Fim e della Uilm di coinvolgere i lavoratori nelle fasi evolutive più delicate del negoziato, a fronte di una piattaforma concordata unitariamente e approvata dagli stessi. L’unità sindacale è un patrimonio prezioso, irrinunciabile, da riproporre anche in presenza di rotture così gravi, sulla base di un chiaro rapporto democratico con i lavoratori e della riaffermazione dell’autonomia politica e progettuale.
Per questi motivi la ripersa delle iniziative di lotta unitarie in altri settori come nel Pubblico impiego, nei Trasporti e nel comparto dell’Edilizia per i rinnovi dei contratti nazionali e dei bienni possono rappresentare un segnale di controtendenza ai quali guardare con interesse. Proprio per questo oggi è indispensabile fornire il massimo sostegno alla lotta dei lavoratori metalmeccanici che rappresenta uno dei fronti attraverso il quale è possibile impedire la realizzazione degli obiettivi proclamati negli ultimi mesi da Confindustria e ripetutamente condivisi dal governo Berlusconi, come dimostrato dalla presentazione del Libro bianco di Maroni.
La risposta al tentativo di indebolire il mondo del lavoro deve arrivare da tutti i settori e da tutte le categorie. Ecco perché la Cgil Toscana invita le lavoratrici e i lavoratori a partecipare alla manifestazione di Roma il prossimo 16 novembre.
 
-Legambiente
(...) La nostra solidarietà di ambientalisti, impegnati a costruire una società sostenibile, nasce dalla convinzione che il diritto al lavoro e ad un lavoro di qualità sia uno degli elementi fondanti di tale società. (...)
 
WALTER VELTRONI – Sindaco di Roma
 
Oggi decine di migliaia di lavoratori arriveranno a Roma, da tutta Italia. Non spetta a un Sindaco entrare nel merito di una vicenda nazionale come quella che sta interessando la categoria dei metalmeccanici. Voglio però sottolineare il ruolo fondamentale che le forze sindacali e i lavoratori hanno sempre avuto nel corso di tanti anni, dimostrando responsabilità e spirito di sacrificio nei momenti più difficili del nostro Paese: dalla lotta al terrorismo fino alla stagione che ha segnato il risanamento economico e l’ingresso dell’Italia in Europa.
Obiettivo raggiunto grazie a uno sforzo comune del mondo del lavoro, dei sindacati, delle forze economiche e sociali.
Mi auguro che questa manifestazione possa rappresentare anche un momento importante per riaffermare la validità di un modello di relazioni, basato sull’unità sindacale e sulla concertazione tra governo e parti sociali, che in passato ha più volte dato risultati positivi per tutto il Paese. Soprattutto in un momento come questo, caratterizzato da grande incertezza del quadro economico e da diverse incognite sul futuro, credo sia indispensabile che tutte le forze in campo ricerchino, con responsabilità, attraverso il dialogo, una soluzione condivisa, che consideri nella giusta misura anche le ragioni dei tanti lavoratori che oggi sfileranno per le vie di Roma.
 
Alfiero Grandi, deputato Ds
“Esprimo piena adesione alla vostra manifestazione nazionale e allo sciopero a sostegno del diritto della maggioranza dei lavoratori metalmeccanici di decidere sul contratto nazionale di lavoro. Ho partecipato ieri con voi alla consegna delle firme che avete raccolto al ministero del Lavoro e quindi posso testimoniare che la Fiom rappresenta la maggioranza dei lavoratori della categoria.
Il tentativo di mettere nell’angolo la maggioranza dei lavoratori non riuscirà e in particolare Federmeccanica sta commettendo un grave errore che potrebbe avere pesanti conseguenze sul futuro delle relazioni sindacali, a danno delle stesse imprese.
Pur in condizioni parlamentari numericamente difficili per l’esistenza di una maggioranza di centro-destra potete contare sul pieno sostegno mio e di altri parlamentari e fin da ora vi preannuncio la richiesta al ministro Maroni di riferire in parlamento su come intende muoversi dopo la consegna delle firme.”
 
I Verdi sono al vostro fianco in questa dura battaglia che vede i metalmeccanici della Fiom impegnati in difesa dei diritti di tutti i lavoratori.
Voi state lottando non solo per difendere il potere d’acquisto dei salari ma anche la conquista del contratto nazionale e la rappresentatività di chi lo firma: state difendendo la democrazia.
Dopo questa giornata di mobilitazione, tutto il mondo del lavoro sarà più forte contro un governo che vuole cancellare i diritti sindacali e precarizzare ancora di più i rapporti di lavoro.
 
Giovanna Melandri
“Comunico la mia piena e solidale adesione alle iniziative programmate dalla Fiom per la giornata di venerdì 16 novembre e mi auguro che questa giornata rappresenti l’occasione per riproporre con forza in tutte le sedi il tema della difesa dei diritti del lavoro.”
 
Carlo Leoni – direzione nazionale Ds
“Comunico, con la presente, la mia adesione alla manifestazione da voi indetta per domani, venerdì 16 novembre, confermando la mia presenza al punto di partenza di piazza della Repubblica”.
 
Democratici di Sinistra – Federazione Irpina
Alla manifestazione aderiscono i sindaci dei seguenti comuni che hanno assicurato anche la partecipazione di delegazioni comunali: Bagnoli Irpino, Candida, Castelmonia, Flumeti, Gesualdo, Lioni, Montefusco, Montella, Monteverde, Montorio Inferiore, San Potito, Solofra, Torella, Tufo.
 
Adriana Buffardi – vicepresidente Regione Campania
“(...) la solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici metalmeccanici in lotta nell’auspicio di una ricomposizione a breve dell’unità sindacale”.
 
Antonio Illiano, sindaco di Bacoli
“In riferimento allo sciopero nazionale indetto dalla Fiom-Cgil per il giorno 16 novembre, con manifestazione a Roma, nell’esprimere piena condivisione per le tematiche in essa rappresentate e per la lotta dei lavoratori tesa al ripristino delle regole democratiche, comunico la mia personale adesione e quella dell’Ente che rappresento alla manifestazione del 16 novembre”.
 
Comune di Pomigliano d’Arco
“(...) Sui contenuti di questa battaglia, l’attuazione di un referendum sull’accordo separato, la riapertura del negoziato sul contratto, l’approvazione in Parlamento della legge sulla rappresentanza sindacale, il Sindaco e l’Assessore hanno manifestato il proprio sostegno e l’adesione alla giornata del 16 novembre 2001”.
 
Democratici di Sinistra
I Ds salutano la manifestazione nazionale dei lavoratori metalmeccanici e colgono in tutto il loro valore il significato delle richieste di democrazia sindacale e di tutela dei diritti contrattuali che sono al centro della manifestazione.
Si tratta di confermare il ruolo indispensabile del contratto nazionale di lavoro, come strumento perequativo e di solidarietà, che assicura uguali diritti e che salvaguarda il potere d’acquisto dei salari per tutti i lavoratori.
Al tempo stesso è necessario superare rapidamente l’attuale stato di precarietà dei processi che regolano la rappresentanza sindacale nel settore privato.
Occorre finalmente fissare un sistema chiaro di regole e garanzie per i lavoratori – come esiste nel pubblico impiego – che permetta di legittimare democraticamente il rapporto di corrispondenza tra rappresentatività e potere contrattuale, sulla base di un giusto equilibrio tra la democrazia associativa, la democrazia rappresentativa e il ricorso a procedure di tipo referendario.
Il nostro grande auspicio è che le differenti valutazioni tra sindacati sul contratto possano trovare un punto di soluzione e che questo contrasto non ostacoli la ripresa di un cammino unitario che accantoni ogni elemento di sfiducia e di diffidenza reciproca.
La democrazia italiana e il mondo del lavoro, infatti, hanno bisogno di un movimento sindacale forte, unito, combattivo e in grado di dare sempre conto ai lavoratori dei suoi obiettivi e dei risultati della sua azione.

I pensionati della Fisac-Cgil Banca Centrale, riuniti a Roma il 16/11/2001, esprimono la loro solidarietà  ai lavoratori metalmeccanici in lotta per il rinnovo del contratto di lavoro.

Inoltre si dichiarano solidali con i lavoratori della Banca Centrale in sciopero nella giornata di oggi, per rivendicare la chiusura del contratto nazionale di categoria scaduto ormai da quattro anni.

Il comitato iscritti della Fnle Arca Lazio aderisce alla lotta dei metalmeccanici per il contratto e la democrazia


























Comunicato stampa

Sabattini ai 250.000 di piazza San Giovanni: “Con l’unità proseguiremo la lotta”

“Noi lottiamo perchè tutti i metalmeccanici possano votare sul proprio contratto. Lottiamo perchè tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori possano esprimere un voto vincolante sugli accordi che li riguardano. Questa battaglia la facciamo per tutti. E se nel momento in cui ognuno di voi, pensando a se stesso, lotta anche nell’interesse di tutti gli altri lavoratori, questo vuol dire che voi siete insostituibili.”

A pronunciare queste parole è stato Claudio Sabattini, segretario generale della Fiom, rivolgendosi alle oltre 250 mila persone che hanno affollato piazza San Giovanni al termine della manifestazione nazionale, momento culminante dello sciopero generale indetto per oggi dai metalmeccanici Cgil.

Tre cortei hanno attraversato le vie della Capitale: oltre 80 mila dalla stazione Ostiense, altri 80 mila da piazza della Repubblica e più di 70 mila dalla stazione Tiburtina fino a piazza San Giovanni dove si sono aggiunte lavoratrici e lavoratori di altre categorie, pensionati, giovani ed esponenti di partiti, associazioni e movimenti democratici.

“Dopo l’accordo separato del luglio scorso – ha proseguito Sabattini – abbiamo chiesto di fare un referendum che consentisse appunto ai dipendenti delle imprese che applicano il contratto Federmeccanica di esprimersi su quell’accordo. Di fronte a giudizi diversi, la via del referendum era, secondo noi, la via per non dividere le organizzazioni sindacali. Ma non tutti lo hanno capito. Chi ha impedito l’effettuazione del referendum ha anche impedito la ricostruzione dell’unità tra i sindacati della categoria.”

“La nostra battaglia – ha aggiunto Sabattini – non è contingente. Noi sappiamo che non raggiungeremo l’obiettivo di un contratto migliore in pochi giorni. Per la Confindustria e per il Governo, i lavoratori non devono più avere diritti. E’ questo il vero significato dell’attacco che è stato lanciato contro l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.”

“A chi pensa – ha detto ancora Sabattini - che questa sia una fase transitoria, noi diciamo che l’attacco che il padronato e il Governo portano ai diritti sindacali, e più in generale ai diritti dei lavoratori, non è destinato a fermarsi. Al contrario. Per il padronato italiano l’epoca delle grandi conquiste del movimento operaio è finita. Se vogliono affrontare questa situazione i metalmeccanici non lo possono fare da soli. Tutte le forze sindacali devono essere con noi. Questo è l’unico modo per battere i padroni e il Governo in un momento come questo che è sicuramente uno dei momenti più difficili della recente storia italiana.”

“Quando i padroni vogliono dettare legge – ha concluso Sabattini - lavoratori e sindacati devono trovare la forza dell’unità. Perchè è solo dall’unità che può partire una riscossa. Quella riscossa che tutti noi vogliamo.”

Fiom-Cgil/Ufficio stampa

Roma, 16 novembre 2001


Comunicato stampa

Pieno successo dello sciopero dei metalmeccanici indetto dalla Fiom

Pieno successo dello sciopero generale dei metalmeccanici indetto dalla Fiom-Cgil: lo attestano i dati che stanno arrivando da tutta Italia al centro nazionale di Roma. Infatti, per quanto riguarda gli scioperi effettuati in mattinata, il dato medio nazionale dell’adesione all’iniziativa di lotta è pari al 75%.

In particolare, secondo i dati pervenuti alla Fiom entro le ore 15.00 di oggi, si segnalano gli ottimi risultati registrati in alcune delle fabbriche più significative di diverse zone del Paese. Lo sciopero ha toccato il 100% alla Bertone, al Comau Robotica e alla Sandretto di Collegno (Torino), alla Danco di Settimo Torinese, all’Alfa Acciai e alla Beretta di Brescia, all’Acciaierie Venete di Padova, alla Turitalia di Vicenza, alla Belleli e alla Marcegaglia di Mantova, alla Bonfiglioli e alla Minarelli di Bologna, alla Fox Bompani e alla Fava di Ferrara, alla Sielte di Roma, al Comacel di Latina.

Ottime percentuali anche alla Ocean di Brescia (97%), alla Stanga Firema di Padova (97%), all’Agritalia di Rovigo (95%), alla Breda Menarini di Bologna (95%) e alla GD, sempre di Bologna (95% tra gli operai e 75% tra gli impiegati), alla Abb di Legnano (91%), alla Marelli Illuminazione di Grugliasco (Torino, 90%), alla Fergat e alla Lear di Collegno (Torino, 90%), alla Campagnolo di Vicenza (90%), all’Arcotronix di Bologna (90%), alla Berco di Ferrara (90%), alla Casadei di Rimini (90%), alla Zanussi di Firenze (90%), negli appalti del Petrolchimico di Siracusa (90%).

Ottimi risultati anche nel gruppo Fincantieri. In particolare, 97% di adesioni nel cantiere di Porto Marghera, dove hanno scioperato anche i lavoratori delle ditte di appalto. Lo stesso risultato alla Fincantieri di Ancona. Buono anche il risultato della Fincantieri di Monfalcone: 80%.

Nel gruppo Fiat si sono avuti risultati particolarmente positivi. Percentuali di adesione allo sciopero tra il 50 e il 60% a Mirafiori e a Rivalta (Torino) e alla Fiat Hithaci di San Mauro Torinese. L’Iveco di Brescia ha scioperato al 78% e quella di Suzzara (Mantova) all’81%. La New Holland di Jesi al 70%. La Fiat Auto di Cassino al 48%. La Sevel della Val di Sangro al 60%. La Fiat Auto di Pomigliano d’Arco all’80%. La Fiat Auto di Termini Imerese al 70%. Bloccata la produzione anche alla Sata di Melfi.

Risultati significativi anche alla Zanussi di Porcia (Pordenone, 75%), all’Alcoa di Venezia (85%), alla Fiamm di Verona (86%), alla Piaggio di Pontedera (Pisa, 80%), alla Sielte in Calabria (oltre il 90%).

Fiom-Cgil/Ufficio stampa

Roma, 16 novembre2001

 

Regione

Territori

adesione allo sciopero

abruzzo

 

sevel 4500 dip 60%, idroalluminio 200 dip 80%, honiwell 500 dip 80%, san marco 150 dip 90%, pierburg 200 dip 80%, arvil 200 dip 80%, deco 150 dip 80%, metallurgica adriatica 200 dip. 80%, data sud 200 dip 80%.  

abruzzo

chieti

denso ex magneti marelli 70% operai,

basilicata

 

fiat sata melfi bloccata la verniciatura primo turno,

calabria

 

sielte 98-99% è entrato qualche impiegato, omeca scioperato solo fiom 20-25%,

campania

pomigliano

fiat auto 80% primo turno,

emilia

bologna

demm 400 dip 85%, arcotronics 900 dip. 90%, breda menarini 95%, GD 1500 dip 95% operai impiegati75%, minarelli 370 dip 100%, bonfigliol i 450 dip. 100%, nuova mgt 25 su 40 dip, artigiana gd 3 su 3, sia 60 dip su 70

emilia

ferrara

berco 2500 dip 90, fox bonpani 600 dip 100%, fava 300 dip 100%

emilia

reggio emilia

emac 470 dip chiusa, dover confapi 90%, lombardini 1200 dip 75%, comer 85%, tecnogas 90%,

Emilia

rimini

scn 2000 dip 80%, casadei 300 dip 90%.

friuli

monfalcone

fincantieri 80%,

friuli

pordenone

zanussi porcia primo turno 75% (l’azienda non è riuscita a organizzare il secondo turno)

friuli

trieste

wartsila 90% op. 50% imp,

lazio

cassino

fiat cassino 40% primo turno

lazio

latina

yale 80%, comocel 100%, delfo 75%

lazio

roma

zona tiburtina 80%,eds roma 75%, sielte 100%,omnitel call center bloccato, tiburtina chiuso per sciopero e corteo

lombardia

brescia

ocean 90%, iveco 78%, beretta 75, alfa acciai 97%

lombardia

legnano

franco tosi 72%, DBB 91%,

lombardia

mantova

iveco suzzara 81% (produzione standard 250 veicoli al giorno oggi 11 veicoli), belleli 100%, marcegallia 100%

marche

 

merloni 65-70% in funz 1 linea su 3  e 2 su 6 (roccaforte fim)

marche

ancona

fincantieri 90% anche le ditte di appalto,

marche

jesi

fiat jesi 70%,

piemonte

collegno

bertone 100% spenti gli impiAnti, sandretto 100%, fergat 90% entrati solo 30 impiegati, comau robotica 100% operai, lear 90%,

piemonte

grugliasco

pininfarina 85%, marelli illuminazione oltre il 90%

piemonte

torino

mirafiori e rivalta 50/60% con punte oltre il 60 tra gli operai, fiat hitachi 50% tra gli operai, danco settimo torinese 100%,

sicilia

siracusa

petrolchimico 90%,

sicilia

termini im

fiat termini im. 70% operai (dato fiat 36%)

toscana

firenze

zanussi 90%, piaggio pontedera 80-90%,

Toscana

livorno

tutto l’indotto auto livornese (4 fabbriche importanti) 90%

umbria

terni

asi 70%, asp (3 az. acciai speciali) 90%, medie aziende zona terni 75-80%,

umbria

Perugia

Black e Decker 95%, Emu di Masciano 95%,  Tomassini Bus 100%, IMs spoleto 80%, Nardi oltre il 95%

veneto

belluno

zanussi mel 78%

veneto

marghera

fincantieri porto marghera 97% dato importante,

veneto

padova

stanga firema 97%, acciaierie venete 100%, stangati-berga 83%, carraro padova 82% 2F. 87%,

veneto

rovigo

agritalia 95%,

veneto

treviso

de longhi 73%, zorzi 80%, berco 78%

veneto

venezia

fincantieri 97% + aziende di appalto, alcoa 85%,

veneto

verona

biasi fonderie 73%, riva acciaieria 76%, bonferraro smeg 83%, fiamm VERONELLA 86%, bertolaso 83%,

veneto

vicenza

campagnolo 90%, baxi 65%, turo italia 100%, fiamm montecchio 62%, fonderie 73%, riva acciaieria 76%, bonferraro smeg 83%, fiamm lunigo 86%, bertolaso 83%, lowara 75%, valbruna 71%, beltrame 82%, polidoro 86%












 














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