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- Novara: americani, Scelba e sindacati gialli

di Ernesto Licari

La conclusione vittoriosa della guerra di liberazione trova il paese e la nostra provincia in una economia produttiva e occupazionale di guerra; essa lascia già prevedere disoccupazione di massa per il prevedibile smobilizzo di aziende, la riconversione produttiva e il ridimensionamento di altre, lo sviluppo tecnologico, l'automazione; il ritorno dei reduci dalla guerra e dalla lotta di liberazione nonchè gli effetti negativi dell'autonomia produttiva, almeno nei settori tessili e abbigliamento sulla quale puntano paesi ex coloniali e del terzo mondo, già nostri clienti. Ma le masse popolari erano persuase che un periodo di libertà di democratica giustizia sociale, di piena occupazione e di benessere si apriva loro.

Malgrado le forze militari USA e la loro, "politica del dollaro", si installassero nei gangli vitali dell'economia del paese e dei punti nevralgici della difesa ipotecando la nostra autonomia e indipendenza, i lavoratori italiani erano fiduciosi del sicuro avvenire implicito negli ideali della resistenza.

L'idilio dell'unità del paese era commovente: unitari erano i C.L.N., il governo, i sinda cati, le amministrazioni degli enti locali; "amichevole" si mostrava il padronato, concessivo. Centinaia di vertenze feline da anni si conclusero positivamente in tempi brevi; molteplici accordi locali di settore, edili, del legno, scalpellini, minatori, cappellai, scardassi ed altri si rinnovarono con facilità. Una "gratifìca della liberazione" con la 13.a, la Cassa integrazione ecc. si acquisiscono sollecitamente.

La spinta e gli ideali della resistenza entrano in fabbrica con i numerosi partigiani e antifascisti che inserendosi nelle direzioni sindacali, nelle C.I., nelle amministrazioni comunali, divenendone consiglieri, assessori, sindaci, influenzavano le scelte pratico-econorniche di questi enti nei quali la lotta di liberazione "continua". 1 circoli operai tornano al popolo, le trattenute sindacali le opera il padrone nella busta Paga. Le elezioni delle C.I. nel settore industriale avvengono un po' ovunque. La C.d.L. di Novara, tra le prirnissime, propone la costituzione dei Consigli di gestione aziendali per il superamento delle C.I. e acquisire più potere in fabbrica.

Nel complesso grandioso e profìcuo fu la marcia conquistatrice dei lavoratori novaresi dal 45 al 50 e oltre. Ma l'ondata unitaria rifluisce e la marcia di conquiste e di lotta di attacco si trasforinano in lotta difensiva conseguente ai timori creati dalla chiusura di fabbriche, dei massicci licenziainenti, l'espulsione dalle campagne di braccianti e mondine, dall'avanzare dell'automazione che aumentano enonnemente le file dei senza lavoro. Così il primo grande impegno per il sindacato diventa: lotta tenace e dura ove il posto di lavoro è in pericolo e la ricerca di nuovi sbocchi occupazionali.

L'idillio della concordia e dell'unità si esaurisce con la pace sociale a mio parere attorno al periodo del dopo attentato a Togliatti. Con la scoperta del ruolo di salvaguardia dell'ordine pubblico, produttivo e sociale e dell'alto prestigio assunto dalle C.d.L. e dalla forza della sinistra italiana rivelatasi dalle contingenze dell'attentato a Togliatti spaventarono enormemente gli USA, le gerarchie della chiesa cattolica, destra economica e politica italiana. In quel periodo De Gasperi si recò negli USA... e finisce il governo di concordia nazionale e rompe l'unità sindacale, impossibili diventano persino contatti personali o telefonici tra i dirigenti e le basi di CGIL e CISL.

Arrivano le scomuniche del Papa Principe contro i rossi del PCI e PSI con la partecipazione attiva e terroristico-religiosa del Vaticano alle elezioni politiche in favore della DC e dei partiti moderati; inizia "l'era Scelbiana" del ministro di polizia Scelba con attacchi su tutto il fronte alle certezze democratiche popolari; nascono effimeri "sindacati gialli" dalla Montecatini alla S. Andrea... le elezioni delle C.I. si tengono in un clima di polemiche avvelenate; su liste di organizzazione e corrente; gli USA rifiutano commesse di lavoro a quelle aziende ove la CGIL ottiene la maggioranza nelle elezioni delle C.I. (come alla S. Andrea).

Seclba, ministro di polizia prima, presidente dei Consiglio poi, nega il diritto di proprietà alle organizzazioni di sinistra dei circoli e il loro uso a tenervi assemblee sindacali o di partito. Proibisce comizi e volantinaggi sindacali davanti alle fabbriche così che per noi finire in questura diventa cosa normale.

Alle lotte operaie per la difesa del posto di lavoro, il governo sa contrapporre solo cariche brutali della polizia che arresta, ferisce, uccide, denuncia alla magistratura numerosi attivisti e dirigenti sindacali, semplici lavoratrici o lavoratori. 1 lavoratori novaresi sono sempre in prima fila contro la politica scelbiana nella repressione e della disoccupazione: vedi le grandi lotte per i morti di Modena, Melissa, Torremaggiore e contro i licenziamenti e la chiusura della Furter, della Cucirini Vistarini, Valle Ticino, S. Andrea, Saccardo. Il baldo padronato Novarese non è da meno: affianca la pratica repressiva scelbiana tesa a sconfiggere il potere del sindacato e ad umiliare la classe operaia.

Mentre lo stato ci sfratta dalla sede dell'ex Casa Littoria, pretende il pagamento di vecchi mobili, assume in prima persona la difesa del capitalismo più retrivo, il padronato nostrano cessa di trattenere dalla busta paga le quote sindacali, attacca le C.I., tenta di sopprimere i "collettori", ci proibisce l'entrata alle mense per tenervi assemblee. Attua una politica paternalistica di aumenti "ad personarn", di "relazioni umane", di divisione tra operai e impiegati; di corruzione di dirigenti sindacali e di attivisti aziendali con qualche successo. Governo e padroni fanno ogni sforzo per indebolire, screditare, umiliare e impoverire finanziariamente la C.G.I.L.

Ma C.G.I.L. e lavoratori novaresi non mollano, contrattaccando rincarano sempre più il costo degli attacchi padronali. Non c'è pace sociale nè certezza di livelli produttivi: lo scelbismo non ha pagato, l'odio di classe è aumentato, la fabbrica è nervosa.

Caduto Scelba l'atmosfera si rasserena, ritorna nella normale dialettica dei rapporti tra le due classi antagoniste, si torna a trattare, scioperare, concordare con diverso spirito persino un significativo accordo di tregua sindacale.


IL PIANO ECONOMICO DELLA CGIL NELLA PROVINCIA DI NOVARA

NOVARA, 30 GENNAIO 1950

IL COMITATO PROVINCIALE DI STUDIO ERA COSI COMPOSTO:

  • PER I PROBLEMI IDROELETTRICI:
    Ing. Giorgio Ballarini, Ing. Carlo Mussa, On.le Alcide Pirazzi Maffioli, Geom. Giuseppe Tonetti.


  • PER I PROBLEMI AGRICOLI:
    Dott. Cornelio Masciadri, Rag. Ugo Ramazzotti, Sig. Rico Sacchi, On.le Sergio Scarpa.


  • PER I PROBLEMI DELL'EDILIZIA POPOLARE E DEI LAVORI PUBBLICI:
    Ing. Paolo Marcus, Geom. Angelo Milanesi, Dott. Vittorio Rolla, Geom. Pietro Jacomelli.


ED ECCO IL PIANO DELLA SPESA COMPLESSIVA PREVISTA DALLO STUDIO DEL PIANO ECONOMICO DELLA C.G.I.L. PER LA PROVINCIA DI NOVARA.

Secondo un piano minimo:
Per i lavori idroelettrici 13,5 miliardi
per lavori agricoli e di sistemazione case salariali ed opere di canalizzazione 15,5 miliardi
per lavori di edilizia popolare 5,1 miliardi
per lavori pubblici 8 miliardi


TOTALE GENERALE circa 42,1 miliardi


Secondo un piano di massimo:
Per i lavori idroelettrici 13,5 miliardi
per lavori agricoli e di sistemazione case salariali ed opere di canalizzazione 19,7 miliardi
per lavori di edilizia popolare 5,1 miliardi
per lavori pubblici 8 miliardi


TOTALE GENERALE circa 46,3 miliardi



Manifestazione di mondine
all'inizio degli anni 60
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