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- E' nata la FILTEA


Da Rassegna Sindacale del 13 marzo 1966


di Bruno Roscani

Decisamente si può affermare che il Congresso di unificazione della FIOT e della FILA nella nuova FILTEA (Federazione italiana dei lavoratori tessili e dell'abbigliamento), tenutosi a Rimini dal 3 al 6 marzo, costituisce un avvenimento il cui significato travalica i confini delle categorie interessatea questa operazione unificatrice. E ciò per due ordini di motivi, che ci paiono prevalenti rispetto ad altri di non piccola importanza (politica di unità sindacale, ecc.), ma che la brevità di questa nota non ci permetterà di rilevare nella loro giusta dimensione. Il primo ordine di motivi è dato dal fatto che ci troviamo, per la prima volta nella storia della CGIL, di fronte ad una operazione di raggruppamento che ha investito un gruppo di sindacati dell'industria (una operazione analoga si era già verificata, ma nel campo dei settori del commercio e dei servizi terziari), dimostrando così nei fatti la giustezza delle indicazioni del V Congresso confederale miranti ad una nuova dislocazione e strutturazione delle forze sindacali sulla base da un lato della massima concentrazione dei sindacati dell'industria, come momento di definitivo distacco da residui corporativistici, e dall'altro dal massimo sviluppo della verticalizzazione settoriale, all'interno, appunto, della concentrazione sindacale su base di industria. Che questo non sia stato un traguardo facile per la FIOT e la FILA è spiegabile proprio per la feconda contraddizione dialettica dell'operazione compiuta da queste due organizzazioni che proprio quando richiedeva il massimo di concentrazione e di unità, richiamava con forza l'esigenza della più profonda articolazione settoriale.
I 307 delegati al Congresso costitutivo della FILTEA hanno consapevolmente vissuto questo grande avvenimento; ma non l'hanno vissuto né in termini meramente organizzativi-amministrativi, né soltanto come riflesso e adeguamento ad una spinta «oggettiva» di natura economica, quale è appunto quella, giustamente valutata ma non resa però assorbente ed esclusiva, della ristrutturazione e della concentrazione economico-produttiva in atto nei settori tessili e dell'abbigliamento, mediante processi di «verticalizzazione»  dei processi produttivi dell'industria tessikbbigliamento . Lo sforzo di tutto il Congresso, dalla relazione della compagna Lina Fibbi ai 36 interessantissimi interventi dei delegati operai, tecnici e dirigenti sindacali, è stato quello di precisare la «ragione sindacale» dell'unificazione, partendo dalla ricerca approfondita della omogeneità della condizione operaia sulla quale si sono poi inseriti i vari discorsi di diversificazione settoriale, per poi tornare a definire a livello generale dell'intera categoria gli obiettivi di politica economica tesi a determinare una riorganizzazione industriale dei settori tessilabbigliamento diversa e contrapposta a quella avviata dai gruppi monopolistici che operano in questi settori.
La forte e prevalente presenza di mano d'opera femminile (oltre l'80% delle maestranze); una condizione salariale ai più bassi livelli e una rigida struttura del salario non modificata sostanzialmente a livello aziendale; l'accentuazione dello sfruttamento operato  dal padronato soprattutto con la intensificazione dei ritmi e dei carichi di lavoro; i bassi livelli di inquadramento professionale; sono appunto questi i prevalenti caratteri di omogeneità della condizione dei lavoratori dei settori tessile-abbigliamento. Le profonde modificazioni, a cui prima abbiamo accennato, nel cido produttivo tessile-abbigliamento, comportano ovviamente delle modificazióni nelle strutture aziendali. Ma dò non avviene senza contraddizioni sul piano dei rapporti fra grandi e piccole aziende del settore e sul piano dei rapporti intersettoriali, contraddizioni attutite però da quella realtà della condizione operaia che entra a sua volta come componente, e non ultima, del processo stesso di ristrutturazione produttiva ed organizzativa di questi settori. Il problema centrale che aveva di fronte a sé il Congresso della FILTEA (che ha affrontato ed avviato a felice soluzione) era quindi quello di individuare una piattaforma rivendicativa che puntasse a una modificazione profonda delle condizioni salariali e di lavoro esistenti nei settori tessile-abbigliamento; che contestasse il tipo di ristrutturazione in atto (che utilizza largamente la difficile condizione operaia e che tende anzi ad aggravarlo); che aprisse la strada ad un diverso tipo di politica economica capace di accogliere insieme alla crescita e al miglioramento della condizione operaia dei lavoratori del settore anche le esigenze di un reale sviluppo non monopolistico del settore e dell'intera economia nazionale. E sta in ciò il secondo ordine di motivi dell'importanza del Congresso FILTEA. Ecco allora che, di fronte a questi compiti, i punti cardine della piattaforma rivendicativa indicata dal Congresso della FILTEA si  dimostrano
puntuali e precisi. Essi possono essere così riassunti: a) superare la situazione di bassi salari, sia attraverso l'aumento dei minimi tabellari che mediante la formazione del salario aziendale (premi, cottimi, incentivi, ecc); b) affermare il diritto alla retribuzione a cottimo laddove l'organizzazione produttiva e del lavoro permettono la sua applicazione e la ricontrattazione delle tariffe di cottimo laddove esse sono applicate in rapporto al più alto ritmo produttivo imposto ai lavoratori; e) trasferimento di aliquote crescenti dei guadagni di cottimo nella parte fissa del salario; d) contrattare l'assegnazione del macchinario e dei carichi di lavoro e gli organici; e) costruire un inquadramento in cui vengano rispecchiati ed esaltati i valori professionali dei lavoratori; rivendicare strumenti idonei per la formazione professionale; f) contrastare l'aumento dell'intensità del lavoro e la politica di riduzione degli organici attraverso la riduzione dell'orario di lavoro (a parità di salario); g) battersi per modificare le condizioni ambientali e di lavoro all'interno dell'azienda per la difesa della salute dei lavoratori. A questa piattaforma rivendicativa si saldano strettamente le proposte della FILTEA sul piano degli indirizzi di politica economica. La ristrutturazione del settore tessile e dell'abbigliamento, è stato indicato nel Congresso, deve essere diretta dai poteri pubblici sulla base di un piano settoriale che utilizzi come strumento per la sua realizzazione la costituzione di un Ente tessile statale che, in primo luogo potenzi e coordini la politica delle imprese
a partecipazione statale, facendo sì che il loro dclo produttivo arrivi fino alla confezione e che, in secondo luogo, imposti in senso antimonpolistico la politica dei prezzi delle imprese pubbliche in modo da abbassare i costi delle aziende piccole e medie che accettino il piano di ristrutturazione.
L'aver delineata una piattaforma rivendicativa unitaria della nuova FILTEA in modo esauriente e preciso, come è stato fatto dal Congresso di Rimini, significa esser giunti a stabilire una cerniera di congiunzione, non artifidosa né velleitaria, fra indirizzi di politica sindacale e quelli di politica economica della nuova Federazione. Ma significa soprattutto aver basato l'unificazione nella FILTEA su gambe robuste e salde che la porteranno lontano.







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