- DOCUMENTI‎ > ‎CGIL‎ > ‎

- Con l'ENEL si può dare inizio al secondo tempo della battaglia antimonopolistica


da Rassegna Sindacale n. 3 del 12 gennaio 1963


di Giorgio Bucci


La nazionalizzazione dell'industria elettrica costituisce senz'altro l'avvenimento politico economico più importante del 1962. Possiamo anzi affermare che è la prima importante riforma di struttura che l'Italia repubblicana si è data, in attuazione dei suoi precetti costituzionali.
I lavoratori italiani e la C.G.I.L. hanno dato un contributo determinante per la nazionalizzazione dell'industria elettrica conducendo per lunghi anni, nelle città e nelle campagne, una tenace lotta contro i monopoli elettrici.
Notevole è stato anche l'apporto della FIDAE, degli operai, degli impiegati e dei tecnici delle aziende elettriche che, dall'interno del fortilizio monopolistico e quindi nelle condizioni più difficili, si sono battuti per realizzare un obiettivo fissato nelle norme statutarie del Sindacato fino dal suo sorgere nel lontano 1919.
E' giusto, quindi, affermare che la nazionalizzazione dell'industria elettrica è prima di tutto una vittoria delle classi lavoratrici che, con la collaborazione delle organizzazioni democratiche e di una avanguardia di tecnici e di intellettuali, hanno creato le condizioni per tradurre in legge una battaglia anti-monopolistica combattuta e vinta nel paese.
L'approvazione della legge che istituisce l'ENEL, apre ora una nuova fase della lotta che vedrà duramente impegnate, nel 1963 e forse negli anni successivi, le stesse forze che ieri si sono schierate pro e contro la nazionalizzazione.
Sarà questa la fase decisiva e, come tale, più complessa e difficile per i lavoratori e le organizzazioni democratiche.
La legge istitutiva dell'ENEL, pur avendo avuto una gestazione parlamentare difficile, è venuta alla luce mantenendo le sue principali caratteristiche anti-monopolistiche, ma queste debbono essere ora tradotte in atti concreti, tesi a dar vita ad un
Ente democraticamente strutturato.
I primi atti sono stati delegati al Governo ed è quindi verso esso che i lavoratori debbono oggi rivolgere la loro azione condizionatrice per neutralizzare la forte pressione della destra economica e politica che, battuta nel paese ed in  Parlamento, cerca una rivincita mantenendo nel nuovo Ente influenze e posizioni di potere economico e politico.
Se è vero che non bisogna essere pessimisti sugli atti che il Governo si accinge ad esprimere, è pur vero che sarebbe negativo anche un facile ottimismo, una benevola attesa, che costituirebbero una specie di delega alla tutela dei propri
interessi che i lavoratori non possono dare ad altri che alle proprie organizzazioni sindacali.
La nazionalizzazione, di per sé significa soltanto il passaggio dalla gestione privata alla gestione pubblica dell'industria elettrica.
II Governo ha quindi diversi modi e possibilità di strutturare e organizzare l'ENEL dimostrando, in ogni caso, di aver rispettosamente applicato la legge istitutiva.
Uno solo però è il modo di rispettare, non solo formalmente, ma concretamente lo spirito della legge: dar vita ad un Ente democratico ed efficiente, capace di conseguire gli scopi che il paese ed il Parlamento si sono prefissi nel corso della
dura battaglia per l'approvazione della legge stessa.
Questi scopi, pur non avendo un contenuto ideologico definito, sono chiaramente anti-monopolistici.
La nazionalizzazione, e stato detto da tutti i suoi sostenitori, deve essere un potente strumento per realizzare una politica di programmazione economica, tesa a favorire lo sviluppo di lutti i settori produttivi, ad eliminare gli squilibri fra nord e sud, fra zone avanzate e zone depresse, fra l'industria e l'agricoltura.
Questi obiettivi si possono realizzare soltanto svincolando l'ENEL da ogni influenza dei gruppi monopolistici.
Tutte le forze che si sono battute per una nazionalizzazione, non fine a se stessa, ma per una precisa collocazione strumentale nella politica di programmazione economica sono ora interessate a che la direzione dell'ENEL sia affidata ad una équipe di uomini capaci, estranei agli interessi dei gruppi finanziari privati e, soprattutto, convinti della grande funzione della nazionalizzazione dell'industria elettrica.
Tuttavia la scelta degli uomini non è sufficiente per dare all'ENEL un contenuto democratico ed anti-monopolistico, così come, pur nella sua grande importanza, non è sufficiente il riconoscimento di nuovi poteri del sindacalo nell'azienda.
Non si tratta soltanto di dare all'ENEL una struttura decentrata dei servizi tecnico-amministrativi, senza la quale sarebbe impossibile assicurare il normale servizio (cosa del resto già prevista dal 5" comma dell'art. 3 della legge), quanta
di assicurare un decentramento anche nella elaborazione, attuazione e controllo di tutti gli aspetti della politica energetica dell'Ente.
Ciò significa che agli Enti Locali — i Comuni e le Provincie di oggi e le Regioni di domani — ai Sindacati, intesi come istanze e organismi di struttura orizzontale, che nella programmazione economica assolvono un ruolo importante, deve
essere riservato non un generico e semplice diritto di consultazione periodica, ma compiti e responsabilità precise in un organo consultivo permanente da istituire presso ogni sede decentrata dell'ENEL, nel quale sia possibile discutere i problemi della produzione, del trasporto, della distribuzione e delle tariffe, nel quadro delle necessità scaturenti dai piani di sviluppo economico regionale: dell'ammodernamento dell'agricoltura, in tutti i suoi aspetti (irrigazione, bonifica, riforma agraria, superamento della mezzadria), del potenziamento della piccola e media industria, dell'artigianato, dello sviluppo dei trasporti, dell'espansione urbanistica, dei rifornimenti idrici, eccetera.
Questi compiti degli Enti Locali e dei Sindacati discendono dallo spirito della legge di nazionalizzazione e possono e debbono essere riconosciuti dal Governo in virtù dei comma 5 e 6 dell'art. 3.
Sappiamo che potenti forze premono sul Governo per impedire che l'ENEL esprima questo riconoscimento di democrazia economica. Queste forze vorrebbero un Ente accentrato facile preda della tecnocrazia e dell'apparato burocratico.
Queste forze ricevono apertamente i consensi dei monopoli elettrici i quali continuano tuttora ad operare nelle aziende, con i loro uomini di liducia nei posti chiave, contro la nazionalizzazione per creare serie difficoltà al rifornimento energetico nei prossimi mesi. La C.G.I.L. ed il Sindacato dei lavoratori elettrici hanno pubblicamente denunciato queste gravi minacce all'avvenire della nazionalizzazione.






Comments