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Congresso NIdiL: 8 e 9 aprile, Perugia


NIdiL, al via a Perugia il terzo congresso nazionale
(8 aprile)

Al Jazz Hotel Giò due giorni di lavori, giovedì 8 e venerdì 9 aprile, per la sigla della CGIL che rappresenta i lavoratori atipici

Compie dodici anni e in casa CGIL è la categoria più giovane, nata per difendere i precari e gli atipici. “Stesso lavoro stessi diritti”, si può sintetizzare così l’obiettivo del NIdiL, il sindacato che si appresta a celebrare al Jazz Hotel Giò di Perugia il suo terzo congresso nazionale. Se nel 2006 si giunse all’appuntamento con circa 22.300 iscritti, quest’anno la quota è praticamente raddoppiata: una platea composta di lavoratori in somministrazione, collaboratori coordinati e continuativi, a progetto e occasionali, partite IVA, associati in partecipazione, ma anche di tanti giovani non ancora occupati.

La due giorni di lavori si apre oggi (giovedì 8 aprile) alle ore 15, alla presenza di circa 260 delegati attesi da tutta Italia, con la relazione della Segretaria Generale di categoria, Filomena Trizio. Seguirà un dibattito che andrà avanti nel pomeriggio e riprenderà la mattina del giorno successivo. Le conclusioni sono previste intorno alle ore 17 di domani con l’intervento della Segretaria Confederale della CGIL, Paola Agnello Modica. Poi, come da prassi, si procederà con la votazioni dei documenti politici, degli ordini del giorno e, infine, con l’elezioni dei delegati e degli organismi dirigenti.

A dettare l’agenda di questa assise, così come sta accadendo anche per le altre categorie della CGIL verso il congresso nazionale di inizio maggio a Rimini, sarà ovviamente la riflessione sulla crisi e sui rimedi per uscirne. Con un accento particolare, stavolta, sul settore della somministrazione, che nel giro di un anno ha perso il 40 per cento del fatturato registrando un saldo negativo di circa 100 mila posti. Difficoltà che, osservano in casa NIdiL, sono state acuite dal governo che continua a deregolamentare il lavoro e le tutele, alimentando il dumping fra le tipologie e favorendo l’uso del precariato. Fino ad arrivare all’ultimo atto, il disegno di legge sull’arbitrato nel processo del lavoro, che inevitabilmente avrebbe colpito soprattutto i più deboli e che proprio per questo motivo è stato rinviato alle Camere dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Al di là del momento politico, comunque, l’obiettivo del NIdiL (sigla che sta per “Nuove identità di lavoro) resta quello di rispondere a un mercato formato sempre più da interinali e da collaborazioni che nascondono un rapporto subordinato. Soprattutto di questo parleranno i delegati: l’idea di base è quella di un ripensamento del sistema degli ammortizzatori sociali, sia per sbloccare i requisiti d’accesso sia per tutelare le “false partite IVA”, cioè coloro che sulla carta risultano autonomi e che invece svolgono mansioni equivalenti a quelle dei colleghi dipendenti senza però godere degli stessi diritti.

NIdiL CGIL, no al contratto unico (8aprile)

“E’ una soluzione effimera, ulteriore aggiramento dell’articolo 18”. La relazione della Segretaria Generale uscente Filomena Trizio al Congresso nazionale in corso a Perugia. L’obiettivo centrale resta l’unificazione del mercato del lavoro

“Il contratto unico è una soluzione effimera, si presta all’ulteriore tentativo di aggirare l’articolo 18 in un mercato del lavoro che pullula di tipologie diverse”. Così la Segretaria Generale uscente del NIdiL CGIL, Filomena Trizio, ha concluso la relazione introduttiva del terzo Congresso nazionale di categoria in corso a Perugia. La crisi colpisce soprattutto i precari, con il settore della somministrazione che ha perso il 40 per cento di fatturato; le nuove assunzioni tendono a concentrarsi sul lavoro a chiamata, sulle collaborazioni spesso trasformate in partite IVA, da ultimo sui voucher. In questo scenario, è l’invito di Trizio, “occorre rilanciare una proposta unitaria per frenare la deregolamentazione”.

All’assise il NIdiL è arrivato dopo un lungo iter, con 305 assemblee che hanno coinvolto oltre 12 mila lavoratori. Per la mozione Epifani hanno votato 11.525 iscritti, pari al 94,5 per cento; il documento Moccia ha invece ottenuto 671 preferenze (5,5 per cento). Un Congresso con un livello di partecipazione raddoppiato rispetto al precedente, a riprova di una crescita complessiva della struttura in questi quattro anni che ha visto le tessere arrivare a quota 41.843 del 2009.

“Un congresso difficile in un momento di grave crisi per il paese”, ha dichiarato Trizio, ricordando che dall’inizio della recessione il mercato del lavoro ha perso in totale oltre 700 mila posti. “Ovunque i più colpiti sono i precari, fuori da ogni tutela. Peggio ancora è andata per la parasubordinazione, oggetto di un intervento di forte immagine mediatica, ma d’irrisorio effetto concreto, con soltanto 1.500 pratiche accolte a causa di requisiti rigidissimi”. Un quadro occupazionale allo stato “mantenuto” dagli ammortizzatori, che tuttavia “rischia di peggiorare in particolare per i più giovani”.

Dopo avere tracciato il quadro generale, criticando la politica complessiva del governo “che vuole sovvertire i principi cardine della Costituzione”, la dirigente sindacale ha avanzato le richieste principali del Nidil: “Ridurre le disuguaglianze e ricomporre la frattura fra giovani e futuro, unificare il lavoro e gli strumenti di tutela, impedendo una nuova e più pericolosa fase di precarietà; ridurre la tassazione sul reddito di lavoro; riconquistare un modello di contrattazione; riaffermare pratiche di rispetto verso i migranti”. Proposte concrete, prosegue Trizio, “su cui però è impossibile dialogare con il governo che è invece chiuso nello stereotipo, comodo, ma logoro, di una CGIL ‘signor no’”.

Il modello da seguire resta quello dell’unificazione del mercato del lavoro, ha concluso Trizio, come dimostrano i risultati positivi ottenuti nel campo della somministrazione: “Siamo convinti che oggi questa sia la forma di flessibilità più tutelante, ma siamo anche consapevoli che il carico improprio di rappresentare le forme più abusate della precarietà si possa gestire solo in un raccordo operativo e stringente con le categorie”.


Crisi, oltre 1,3 milioni gli scoraggiati (8 aprile)

Un rapporto dell’IRES presentato al congresso nazionale del NIdiL CGIL. “Si perdono posti di lavoro standard sostituiti da contratti instabili”. Aumentano anche i disoccupati a lungo termine. Male soprattutto contrati a termine e co.co.co.

Dall’instabilità allo scoraggiamento. Da quando è iniziata la crisi sono più di un milione e trecentomila i disoccupati che ritengono di non riuscire a trovare lavoro. E’ il popolo degli scoraggiati, in netta crescita e che risiede, nella maggioranza dei casi al Sud. Lo afferma il rapporto curato dall’Ires CGIL, “Il lavoro atipico al tempo della crisi”, presentato oggi (8 aprile), nel corso della prima giornata del congresso nazionale del NIdiL CGIL a Perugia. “L’instabilità”, si legge scorrendo i dati del dossier, “diventa sempre più strutturale: si perdono posti di lavoro standard che vengono sostituiti da contratti instabili. Nel frattempo, si amplia l’area di coloro che si muovono tra lavoro e inattività: cresce così lo scoraggiamento”. Sempre per effetto della crisi, sale la quota dei disoccupati a lungo termine (fino a 12 mesi), che nel secondo semestre dell’anno scorso è arrivata al 22 per cento.

CHI PAGA LA CRISI? Che all’inizio del 2009 ci sia stato un calo dell’occupazione non è certo una novità. Il rapporto Ires ci svela però che a rimetterci sono un po’ tutte le tipologie, dai dipendenti a termine (meno 191.000 unità, l’8,3 per cento) ai collaboratori (meno 86.000, il 17,8 per cento). Aumentano soltanto i “part time involontari”, coloro che accettano un impiego a tempo parziale pur di lavorare. Tra gli indicatori dell’Ires c’è anche la novità del tasso d’instabilità occupazionale, cioè il rapporto tra gli instabili e la totalità degli occupati (tra i quali sono considerati anche gli instabili non occupati da meno di un anno). Nel primo semestre 2009 questo valore schizza al 34,6 per cento per gli under 30. Nei grafici i picchi più alti sono, come sempre, quelli che riguardano le donne (17,8 per cento) e il Mezzogiorno (19,4).

GLI EFFETTI SUL LAVORO INTERINALE. Tra la fine del 2008 e la fine del 2009, stando ai dati Ebitemp, il mercato del lavoro subisce un vero e proprio crollo. Il numero delle giornate retribuite passa da 57.414 a 38.385, facendo registrare una flessione del 33 per cento. Dalla relazione di Giovanna Altieri, direttrice dell’Ires, emerge la diminuzione della durata delle missioni che, da una media di 48,2 giornate del 2008, scende a 40,8 nel 2009. I nuovi ingressi si riducono di oltre la metà nello spazio di un anno: i lavoratori che trovano un impiego in somministrazione passano da quasi 18.000 a poco più di 8.000. Il settore più colpito risulta quello dell’industria manifatturiera, mentre il calo più contenuto si registra nei servizi e nel commercio.


Ilva, al via percorso stabilizzazione 750 precari (9 aprile)

Allo stabilimento siderurgico si è aperto un vuoto di 1.200 posti che potrebbe essere colmato in parte dagli interinali. Lo annuncia il NIdiL di Taranto a margine del congresso nazionale in corso a Perugia. Prossimo tavolo il 12 aprile.

E’ in corso una serie di incontri tra parti sociali e Ilva di Taranto per la stabilizzazione di 750 lavoratori interinali delle acciaierie. A darne notizia, durante il congresso nazionale del NIdiL in corso a Perugia,  è la segretaria provinciale di Taranto Lucia La Penna, sottolineando che “si è aperto un vuoto di 1.200 posti che potrebbe essere colmato in parte da questi lavoratori”. Un nuovo tavolo con le istituzioni è previsto per lunedì 12 aprile.

La somministrazione è stata ammessa all’Ilva di Taranto nel 2006 e ha raggiunto un massimo di 750 persone, sceso oggi a 200 a causa di alcuni fermi produttivi. L’obiettivo del NIdiL è quello di reintegrare tutti i posti in somministrazione, compresi i 550 attualmente messi fuori dal circuito produttivo e senza ammortizzatori sociali.

A fare da apripista a questo percorso è stata un'altra intesa firmata in Puglia nel gennaio scorso. Alla Vestas, azienda metalmeccanica che produce pale eoliche, NIdiL e FIOM hanno ottenuto il primo accordo di Cassa in deroga per i somministrati, dando copertura a 119 lavoratori che oggi potrebbero essere riassunti in vista di nuove produzioni. “La collaborazione tra NIdiL e FIOM - prosegue La Penna - è poi continuata nella vertenza sui somministrati dell’Ilva. Contiamo di arrivare a una soluzione positiva, nonostante ci siano ancora distanze con l’azienda, che alza i paletti per l’assunzione, pretendendo in particolare il requisito di anzianità di 37 mesi”.

In gioco, oltre al posto fisso, c’è anche la partita della sicurezza sul lavoro. Come spesso accade, infatti, i precari sono sottoposti a un ricatto implicito perché temono che denunciare un infortunio possa pregiudicare il rinnovo. Conclude la sindacalista: “Alle acciaierie, dove gli incidenti sono all’ordine del giorno, questo diventa un grave problema. Sappiamo di ragazzi che vanno a lavorare con un piede gonfio e non dicono nulla a nessuno. Se fossero stabilizzati questo non accadrebbe”.   


Call center, “vivere da precari con 300 euro al mese” (9 aprile)

Lo denuncia un rappresentate dei lavoratori nel corso del congresso nazionale del NIdiL in corso a Perugia.

“In alcuni call center si continuano a sforare i limiti stabiliti dal contratto nazionale che imporrebbe un massimo del 13 per cento di lavoratori in somministrazione: uno di questi è la B2win”. A dirlo è Pompeo Scopino, lavoratore ex Atesia di Roma e rappresentante del NIdiL di Roma Sud, a margine del congresso nazionale di categoria in corso a Perugia. B2win, che fa parte del gruppo italiano E-care e ha sedi a Roma, Milano e Torino, impiega in totale circa duemila persone. “Nella capitale – prosegue il sindacalista – su 300 dipendenti, circa un terzo è in somministrazione e molti di loro fanno solo due ore e mezzo al giorno. Con 7 euro l’ora fate voi i conti, non si arriva neppure a 300 euro al mese”.

Il rappresentate sindacale passa poi a parlare di uno dei maggiori operatori di call center italiani, il gruppo Almaviva: “Nella crisi che colpisce il settore - osserva -, l’azienda si è avvantaggiata prendendo le commesse perse dagli altri. Ma nonostante abbia migliaia di dipendenti con sedi a Roma, Napoli, Catania, Palermo e Milano, ha avviato una serie di delocalizzazioni all'estero. In questo modo non traduce in occupazione le nuove commesse, non aumenta le ore giornaliere da 4 a 6 come chiedono i sindacati, e lascia i suoi dipendenti a guadagnare in media di 600 euro al mese”.
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