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11° Congresso Cgil



Da www.cgil.it


1986: la fine di un ciclo
(Roma, 28 febbraio – 4 marzo 1986)



L'immagine sofferente di Luciano Lama che saluta il suo sindacato è forse la rappresentazione più toccante del crinale cui è giunto il sindacalismo confederale, e in particolare la CGIL, stretto da una parte dalle trasformazioni tecnologiche e del sistema produttivo e dall'altra dalla involuzione del sistema politico. Sono apertamente in gioco i rapporti con il mondo del lavoro e con i partiti. Il consenso e l'autonomia.

L'undicesimo congresso chiude un ciclo storico, dopo cinque anni difficili e ampiamente annunciati alla fine degli anni settanta, che vedono colpire, attraverso la questione della scala mobile, il potere davvero grande che il sindacato si era conquistato nei primi anni Settanta. E' in gioco il potere politico dei partiti, in particolare di quelli della sinistra, e il recupero pieno da parte delle forze padronali del controllo del sistema economico e produttivo.

L'onda lunga della sconfitta della strategia del "compromesso storico" e del tentativo di normalizzare il sistema democratico, ha spinto sempre più il Pci nella trincea del sociale, anche a costo di sconfitte come quella subita con il referendum sulla scala mobile (1985) mentre il PSI, forte, per la prima volta, della presenza del suo segretario, Bettino Craxi, a capo del governo, cerca l'occasione per assumere un ruolo egemone nella sinistra.

La CGIL, che nel sindacalismo industriale, più degli altri, ha le sue radici vive drammaticamente le trasformazioni in atto e altrettanto difficili, di fronte allo scontro politico tra PCI e PSI, si fanno i rapporti interni. Una tensione che percorre il discorso d'addio di Lama e in modo contraddittorio l'intero congresso fino all'elezione degli organismi dirigenti: la successione a Lama che andrà ad occupare come vicepresidente del Senato una delle massime cariche istituzionali, tocca ad Antonio Pizzinato, sindacalista lombardo che rimarrà in carica fino al 1988 quando esploderà in modo esplicito il conflitto interno che porterà alla segreteria Bruno Trentin.


» Mozione conclusiva







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