Medaglia d’Oro al Valore Militare


Il 25 settembre 1949 il Presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi insignì Marzabotto della Medaglia d’Oro al Valore Militare, per il sacrificio dei suoi abitanti nella lotta di liberazione. Il testo della medaglia indica 1830 caduti, come dato complessivo degli uccisi dai nazifascisti in un territorio più ampio di quello comunale (fra Monte Venere, nel comune di Monzuno e Monte Sole, nel comune di Marzabotto), dall’8 settembre 1943 al 1° novembre 1944. Tuttavia successivamente e per lungo tempo, questa cifra venne accreditata come indicativa del numero degli uccisi nella sola strage nazista, nota come “strage di Marzabotto”, del 29 settembre – 5 ottobre 1944. Puntuali ricerche edite nel 1994 dal Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto, fondate soprattutto sui dati delle anagrafi dei Comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno hanno dimostrato come questo dato vada diversamente considerato e chiarito la distribuzione degli eccidi sul territorio. Uccisioni e violenze, per mano di nazisti e fascisti, colpirono i comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi durante l’estate e l’autunno 1944 e causarono complessivamente la morte di 955 persone in gran parte donne, vecchi e bambini. In particolare, nella strage nazista del 29 settembre - 5 ottobre 1944 morirono 770 persone. Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi ebbero poi anche 721 morti per cause varie di guerra. Il numero complessivo dei caduti dei tre Comuni ammonta perciò a 1676, da ricondurre a cause diverse.

 

 

Motivazione Medaglia d’Oro

 Incassata fra le scoscese rupi e le verdi boscaglie dell’antica terra etrusca, Marzabotto preferì ferro, fuoco e distruzioni piuttosto che cedere all’oppressore. Per quattordici mesi sopportò la dura prepotenza delle orde teutoniche che non riuscirono a debellare la fierezza dei suoi figli arroccati sulle aspre vette di Monte Venere e di Monte Sole sorretti dall’amore e dall’incitamento dei vecchi, delle donne e dei fanciulli. Gli spietati massacri degli inermi giovanetti, delle fiorenti spose e dei genitori cadenti non la domarono ed i suoi 1830 morti riposano sui monti e nelle valli a perenne monito alle future generazioni di quanto possa l’amore per la Patria.

(Marzabotto, 8 settembre 1943 – 1 novembre 1944)


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