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19 marzo 2011


www.ilfattoquotidiano.it



Iniziate le operazioni internazionali. Gli aerei si trovano a 100 chilometri da Bengasi. Distrutti quattro tank dell'esercito lealista. Il rais minaccia i leader occidentali: "Vi pentirete per questa ingerenza"


Sarkozy: "Gheddafi rispetti il cessate il fuoco". Rammarico della Russia: "Intervento armato affrettato"


I paesi della coalizione hanno deciso: Gheddafi deve rispettare il cessate il fuoco per evitare che la situazione precipiti. Il presidente francese: "I caccia bombarderanno i tank libici". L'Italia ha schierato i suoi tornando a Trapani. I jet stanno sorvolando il cielo sopra Bengasi.La città dei ribelli, questa mattina, è stata attaccata dalle forze lealiste. E questo nonostante ieri il ministro degli Esteri avesse annunciato un cessato il fuoco totale in rispetto degli accordi internazionali. Così non è stato (leggi l'articolo). L'obiettivo del rais era quello di riconquistare le città prima del summit parigino tra Lega Araba, Unione europea e Stati Uniti. Ad attaccare saranno Gran Bretagna, Francia, Norvegia e Canada e in seconda battuta Usa e Paesi arabi. L'azione militare potrebbe cominciare con un bombardamento di missili Cruise per neutralizzare le difese aeree libiche, bombardamenti ravvicinati delle piste di decollo. Ci sarebbero circa 15 obiettivi gia' individuati. Lo stesso presidente americano Barack Obama ha detto che "la coalizione è pronta a intervenire con urgenza" (leggi l'articolo). Posizione altrettano netta quella del segretario di Stato Hillary Clinton che ha invitato il rais a cessare immediatamente il fuoco

LA RISOLUZIONE DELL'ONU: ECCO LA BOZZA
LO SCENARIO DI GUERRA: LA MAPPA INTERATTIVA DEL MUNDO
IL MINISTRO LA RUSSA: "RUOLO DECISIVO DELL'ITALIA" (VIDEO)



 
GINO STRADA: io, come la Costituzione, sono contro la guerra

Attenzione: apre in una nuova finestra.

(ANSA) - ROMA, 19 MAR - «Io sono contro la guerra. Lo dico da lustri e continuo a essere contro la guerra». Lo ha detto il leader di Emergency, Gino Strada, in un'intervista a Radio Capital. Replicando all'affermazione che l' «intervento dell'Onu avverrà per fermare gli attacchi di Gheddafi contro i civili, Strada ha detto »E perchè? Chi li fermerà mirerà dritto a Gheddafi?«Probabilmente anche nell'intento di Gheddafi - continua Strada - non si vogliono colpire i civili. Ma non è questo il problema. Il problema è il ricorso allo strumento guerra. Io sono contrario alla guerra per tante ragioni, una delle quali è che sono italiano e ho una Costituzione che ripudia la guerra»







FERRERO: NO ALLA GUERRA, TUTTI DAVANTI ALLE CAMERE

«La decisione assunta oggi dal vertice di Parigi è un gravissimo errore. La comunità internazionale invece di giocare un ruolo di mediazione ricorre nuovamente alle armi». Lo dichiara Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista. «La decisione suona poi decisamente scandalosa -aggiunge- se si pensa che paesi come l'Arabia Saudita e il Qatar, che hanno una parte attiva nella sanguinosa repressione delle mobilitazioni popolari, partecipino a pieno titolo a questa missione militare. Completamente sbagliato che il governo italiano vi aderisca, con una decisione che contrasta lo spirito e la lettera della Costituzion». «Contro queste decisioni vi saranno già oggi presidi a Milano e rivolgiamo un appello a tutte le forze pacifiste - conclude - per organizzare presidi unitari davanti alle Camere in occasione del voto di ratifica che si terrà la prossima settimana»


Giusto per non dimenticare....

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Libia, un asse premier - Colle. L'ira leghista

di GOFFREDO DE MARCHIS

Stavolta Palazzo Chigi e Quirinale marciano a braccetto. Silvio Berlusconi tiene informato Giorgio Napolitano delle decisioni prese sull'intervento militare in Libia. Lo chiama al telefono appena concluso il vertice di Parigi. L'Italia mette a disposizione le basi militari per il decollo degli aerei. E' pronta a intervenire attivamente come annuncia il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Anche se il premier per il momento esclude. "Mettiamo a disposizione le basi che sono indispensabili. Più avanti valuteremo un intervento diretto". E assicura: "Le armi di Gheddafi non sono in grado di colpire l'Italia". Ma il nostro Paese è pronto, con i caccia e le portaerei.
Napolitano si compiace con il governo per l'esito del vertice di Parigi e "per l'impegno assunto". Le opposizioni, con qualche maldipancia, garantiscono il loro sostegno all'intervento. Da questo quadro unitario si sfila però la Lega. E se l'operazione militare dovesse avere tempi lunghi la posizione del Carroccio potrebbe diventare imbarazzante per la maggioranza. Non a caso il Pd e Casini mettono l'accento sull'atteggiamento irresponsabile dei leghisti. Berlusconi minimizza: "Quella di Bossi è solo cautela". Ma questo fronte tutto italiano rischia di allargarsi.



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Via libera all'azione militare contro Gheddafi

Berlusconi: "Nessun pericolo per l'Italia"

Via libera all'azione militare contro Gheddafi Berlusconi: "Nessun pericolo per l'Italia" Il caccia dei ribelli, un Mig-23, abbattuto a Bengasi

Dopo il vertice con Ue e Paesi arabi, al via l'operazione "Odissey Dawn". Il Pentagono: "Lanciati oltre 100 cruise". Coalizione di cinque paesi, ci sono anche Italia, Gb e Canada. A Capodichino il centro decisionale delle operazioni. Condanna di Mosca. Il regime: "Vittime civili, abbattuto  aereo Francia". Scudi umani per proteggere il leader. Le forze del Colonnello attaccano Bengasi, bombardato campo Croce rossa. La Russa: "I nostri aerei pronti in 15 minuti". Berlusconi: "Non credo servirà. Il rais non ha i mezzi per colpirci". Napolitano: "L'Italia farà quel che è necessario". Bossi scatenato: "In Cdm c'era un accordo diverso, ora arriveranno milioni di immigrati"

(Aggiornato alle 04:28 del 20 marzo 2011)

04:28
Anche la Cina si rammarica per i bombardamenti 223
Dopo la Russia, stamane anche la Cina ha espresso il suo ''rammarico'' per gli attacchi della coalizione internazionale contro le truppe del Colonnelo Muammar Gheddafi. Pechino, insieme a Mosca, entrambi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con diritto di veto si erano astenute al momento dell'approvazione della risoluzione 1973 che ha dato base legale all'intervento in Libia.

03:48
Tv libica: "Crociati all'attacco" 222
La tv di Stato libica conferma l'attacco "dei crociati" e parla di 48 vittime civili ("tra cui donne, anziani e bambini").
02:41
Colpite diverse zone di Tripoli 221
La tv di Stato libica ha reso noto che nell'attacco aereo nelle prime ore del mattino a Tripoli sono state colpite diverse aree della capitale
02:08
Anche aerei inglesi all'attacco 220
Anche aerei inglesi (dopo quelli francesi e i missili Usa) hanno iniziato a bombardare obiettivi strategici in Libia. Si tratta di cacciabombardieri Tornado. - ''Posso ora confermare che anche la Raf (Royal air force) ha lanciato missili Stormshadow da alcuni Tornado GR4'', ha affermato un portavoce delle forze armate britanniche, il generale John Lorimer.
02:06
Aerei contro la caserma di Gheddafi 219
Un aereo ha sorvolato la zona di Tripoli dove si trova la residenza-caserma di Muammar Gheddafi, a Bab al Azizia nel sud della città. Lo ha riferito un inviato dell'Afp che si trova in un hotel ad un chilometro dalla residenza del colonnello e che ha inoltre udito numerose esplosioni. La televisione di Stato libica ha parlato di 48 morti e 150 feriti negli attacchi
01:46
Al Jazeera: "Gheddafi attacca Bengasi" 218
Le forze di Gheddafi hanno bombardato di nuovo Bengasi, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Citando fonti anonime, il canale satellitare ha parlato di fuoco da carriarmati e lancio di razzi.
01:40
Unione Africana: "Cessate le ostilità" 217
Il Comitato dell'Unione Africana riunito a Nouakhott in Mauritania, ha lanciato un appello alla "cessazione immediata di tutte le ostilità".
01:36
Bombardamenti su Tripoli 216
Bombardamenti sono in corso su Tripoli. Secondo il governo libico, finora, le vittime dei raid aerei dell'operazione condotta da Francia, Usa, Gb, Italia, Spagna e Canada sono 48
01:31
Contraerea in azione a Tripoli 215
La contraerea libica ha aperto il fuoco contro il cielo di Tripoli. Lo dicono testimoni sentiti dalla Reuters.
00:55
Caccia spagnoli pronti nella base sarda di Decimomannu 214
Gia' da domani si potrebbero alzare in volo dalla base sarda Deicimomannu (25 chilometri da Cagliari) gli aerei messi a disposizione dalla Spagna per le operazioni militari contro la Libia: si tratta di quattro caccia F-18 e un aereo da rifornimento (Boeing 707). Le forze messe a disposizione da Madrid comprendono quattro F18, un aereo da rifornimento e uno per la ricognizione marittima, oltre ad una fregata e ad un sottomarino. I quattro caccia e il Boeing 707 hanno lasciato oggi la base di Torrejon, alle porte di Madrid, e sono giunti alla base Decimomannu, ha reso noto il ministero spagnolo della Difesa.
00:35
Tv di stato: "Non fermeremo più immigrati" 213
Muammar Gheddafi inizia a dare seguito alle minacce contro l'Ue. Fonti della sicurezza annunciano che Tripoli non aiuterà più i Ventisette a fermare il flusso di immigrati illegali che dalle coste libiche si imbarcano alla volta dell'Europa, Italia in primis. Lo riferisce la tv di Stato.
00:19
Tripoli: "Risoluzione Onu non più valida" 212
Il governo libico considera nulla la risoluzione 1973 dell'Onu dopo gli attacchi sferrati dalla coalizione occidentale. Lo afferma in un comunicato il ministero degli Esteri libico. La risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite prevede una no-fly zone rafforzata contro le truppe di Gheddafi e l'immediato cessate il fuoco per proteggere la popolazione civile

00:02
La Libia chiede una riunione urgente del Consiglio di sicurezza Onu 211

23:35
Gli Usa: "Gravemente danneggiato il sistema di difesa libico" 210
Il Consiglio per la Sicurezza Nazionale statunitense ritiene che il sistema di difesa aerea libico sia stato "duramente danneggiato e reso inoperativo". "Al momento è troppo presto per prevedere come (Muammar Gheddafi) e le sue truppe di terra potranno rispondere ai bombardamenti di oggi", ha riferito una fonte del Csn. Oltre 110 missili da crociera Tomahawk hanno colpito 20 diversi obiettivi in Libia. Il Pentagono ha chiarito che questa prima fase di bombardamenti serve a rendere inoffensive le difese libiche.
23:21
La tv di stato libica mostra le immagini dell'Iraq 209
La tv di stato libica ha mandato in onda per tutto il giorno immagini dell'invasione in Iraq del 2003. Lo dice la Bbc sul suo sito

23:13
Arrestati quattro giornalisti stranieri 208
Quattro giornalisti stranieri sono stati arrestati nell'ovest della Libia. Lo riferisce la Bbc sul suo sito citando Al Jazeera. I quattro inviati sono un britannico, un tunisino, un mauritano e un norvegese.
23:09
Gheddafi parla in audio alla tv 207
Le parole di Gheddafi sono state trasmesse solo in audio dalla tv di Stato libica. Il volto del Colonnello non è stato mostrato. La sua voce era accompagnata da alcune foto. Il rais non si mostra da 48 ore
23:03
Testimoni all'Ansa: "Colpito ospedale in sobborgo di Tripoli" 206
Testimoni sul posto hanno detto all'agenzia Ansa che "è certo che un ospedale è stato colpito nei pressi di Tajoura", sobborgo a poca distanza da Tripoli. Secondo i testimoni alcuni giornalisti stranieri ospitati in un albergo del centro avrebbero parlato di esplosioni senza precisare esattamente il luogo né l'intensità.
22:37
Gheddafi minaccia: "Mediterraneo campo di battaglia, colpiremo obiettivi militari e civili" 205
"Il Mediterraneo e il Nordafrica sono un campo di battaglia, colpiremo obiettivi militari e civili". Lo ha detto il colonnello Muammar Gheddafi. Gheddafi ha parlato di un "attacco crociato" e ha chiesto ad africani, arabi, sudamericani e asiatici di unirsi ai libici contro il nemico. "I magazzini di armi saranno aperti al popolo per difendersi", ha aggiunto.

22:34
La Francia smentisce: "Nessun nostro aereo abbattuto" 204
Lo stato maggiore dell'esercito francese ha smentito che un suo caccia sia stato abbattuto nel corso delle operazioni sulla Libia, come riferito dalla tv di stato di Tripoli
22:21
Al Jazeera: "Colpita base aerea presso Tripoli" 203
Secondo la tv Al Jazeera, i raid della coalizione avrebbero colpito anche la base aerea di Mitiga, subito fuori Tripoli. Si tratta di una base usata anche per voli civili di jet privati
22:20
Colpite basi aeree a Misurata 202
Alcuni residenti della città di Misurata hanno riferito che i raid della coalizione avrebbero colpito basi aeree delle forze fedeli al raìs

Video di YouTube

22:16
Gheddafi parlerà in tv 201
La tv di stato libica ha annunciato che Muammar Gheddafi parlerà fra poco alla nazione a proposito della "crociata nemica" contro il paese

22:08
"Bombardata Sirte, città natale di Gheddafi" 200
Media ufficiali libici hanno detto che è stata bombardata Sirte, città natale di Gheddafi.
21:51
Tv libica: l'aereo francese abbattuto vicino Tripoli 199
Secondo la tv di stato libica, il caccia francese sarebbe stato abbattuto nel distretto di Njela, a Tripoli.

21:50
Pentagono: Colpiti 20 obiettivi strategici 198
I missili britannici e americani hanno colpito oltre 20 obbiettivi strategici libici, in larga parte a ovest del Paese. Si tratta di sistemi di difesa aerea e altri snodi di comunicazione strategica, tutti situati sulla costa. Lo ha detto l'ammiraglio William Gortney, incontrando la stampa al Pentagono.
21:49
la Tv libica: Abbattuto aereo francese 197
Un aereo da caccia francese sarebbe stato abbattutto in Libia. Lo dice la tv di stato libica.
21:45
Pentagono: Dopo il lancio di missili, il comando ritornerà alla coalizione 196
In questo momento il comando dei raid missilistici è affidato al generale americano Carter Ham, che guida Usafricom. Poi il comando delle operazioni passerà alla coalizione degli alleati. Lo ha detto l'ammiraglio William Gortney, incontrando la stampa al Pentagono.

21:42
Bossi: "Il maggior coraggio è a volte la cautela" 195
Bossi: 'Il mondo e' pieno di famosi democratici, che sono abilissimi a fare i loro interessi, mentre noi siamo abilissimi a prenderla in quel posto: il maggior coraggio a volte è la cautela".
21:40
la tv libica: "Colpito l'ospedale di Tripoli" 194
Tra gli obiettivi colpiti questa sera a Tripoli ci sarebbe anche l'ospedale Bir Usta Milad di Tripoli. Lo sostiene il portavoce delle forze armate libiche, citato dalla tv di stato
21:35
Missili, è la prima fase di una serie di operazioni 193
Il lancio di missili Tomhawak è la prima fase di un'azione composta da più operazioni concatenate, ha spiegato il Pentagono

21:34
Niente aerei italiani in azione 192
Al momento non sono in volo aerei italiani in relazione alle operazioni militari sulla Libia. Lo hanno detto all'ANSA fonti della Difesa.
21:32
Le forze di Gheddafi verso il centro di Bengasi 191
Gli insorti annunciano: Forze di Gheddafi si dirigono verso il centro di Bengasi
21:31
Nessun aereo Usa sulla Libia 190
Il Pentagono: "Nessun aereo Usa in volo sulla Libia".
21:29
Pentagono: "Garantiremo la sicurezza delle azioni militari" 189
L'attacco con i missili servirà a garantire la sicurezza delle azioni militari aeree sulla Libia, spiega il Pentagono
21:28
Obama: nessun dispiegamento di truppe terrestri 188
Il presidente Usa ha ribadito che non vi sarà alcun dispiegamento delle forze terrestri sul territorio libico, insistendo sul fatto che l'intervento militare non è una soluzione alla quale gli Stati Uniti miravano: "l'uso della forza non è la nostra prima scelta, e non è una scelta che faccio alla leggera: ma non possiamo stare a guardare quando un tiranno dice al suo popolo che non vi sarà alcuna pietà".
21:26
Missili anche dai sottomarini britannici 187
Anche sottomarini britannici lanciano missili Tomahawak
21:25
Lanciati 110 missili Tomahawak 186
Gli Usa hanno lanciato sulla Libia 110 missili Tomahawak. I missili sono partiti da navi e sottomarini americani e da sommergibili britannici
21:19
Al Arabiya: Aerei italiani nei raid. Ma la Difesa non conferma 185
L'emittente 'al-Arabiya' ha riferito che aerei italiani hanno avviato una "missione di sorveglianza" sulla Libia, dopo l'inizio delle operazioni di ricognizione dei caccia francesi che ha portato al primo raid sul paese nordafricano. L'emittente ha citato il suo corrispondente in Libia, senza fornire ulteriori dettagli a riguardo. Fonti della Difesa, interpellate dall'ADNKRONOS, al momento non confermano però quanto riferito dall'emittente precisando che non risultano decolli di velivoli italiani.

Video di YouTube

21:16
Il presidente Usa: Gheddafi ha continuato ad attaccare 184
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto che l'attacco contro la Libia è stato deciso perchè il colonnello Muammar Gheddafi non ha rispettato gli impegni legati al cessate il fuoco e ha continuato ad attaccare.
21:15
Obama: Azione limitata 183
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha autorizzato il coinvolgimento limitato delle forze armate Usa e ha confermato che l'operazione è in corso.
21:11
Il presidente Usa: Autorizzata azione militare 182
Obama: "Ho autorizzato un'azione militare americana contro il regime di Gheddafi"
21:09
Usa dirigono operazione "Odissea all'Alba" 181
L'attuale coordinamento delle operazioni militari denominate "Odyssey Dawn" (Odissea all'Alba) della coalizione occidentale in Libia è affidata al comando statunitense in Africa.

21:08
Bossi: ci porteranno via il petrolio e il gas 180
Bossi critico: "Non possiamo essere prudenti come la Germania? "Si, si. So quel che dice Berlusconi ma io penso che ci porteranno via il petrolio e il gas e con i bombardamenti che stanno facendo verranno qua milioni di immigrati, scappano tutti e vengono qua".
21:07
L'esercito libico: Bombardati depositi di carburante a Misurata 179

21:06
"Bambini e oppositori usati come scudi umani" 178
Bambini e oppositori finiti in carcere usati come scudi umani a Tripoli: lo denuncia il Democratic Libya Information Bureau, basato a Londra, sulla base di informazioni raccolte nella capitale libica.
21:04
Pentagono conferma l'attacco con missili 177
Le forze statunitensi hanno colpito delle batterie antiaeree libiche con dei missili da crociera "Tomahawk", per facilitare la creazione di una zona di interdizione al volo prevista dalla risoluzione 1973 del consiglio di sicurezza dell'Onu: lo hanno annunciato fonti del Pentagono.
21:03
Usa, colpiremo le difese aeree libiche 176
La coalizione è pronta a colpire le difese aeree libiche, in particolare quelle intorno a Tripoli e Misurata. Lo ha detto un funzionario Usa.
21:02
Bossi: i bombardamenti porteranno milioni di emigrati in Italia 175
Bossi contro il governo: Bombardare la Libia porterà soltanto a milioni di emigrati in Italia
21:00
Colpite a Misurata le brigate di Gheddafi 174
Bombardata a Misurata la base militare delle brigate di Gheddafi. Lo affermano gli insorti
20:58
Bossi: qualche ministro parla a vanvera 173
"Il consiglio dei ministri aveva rallentato l'appoggio con una posizione più cauta di non partecipazione diretta, ma poi c'è qualche ministro che crede di essere più del premier e parla a vanvera". E' quanto sostiene il leader della Lega Nord, Umberto Bossi
20:57
E' in corso l'operazione "Odissea all'Alba" 172
E' in corso l'operazione "Odissea all'alba" per distruggere la contraerea libica. Lo annuncia il Pentagono, precisando che oltre agli Usa sono coinvolti Gb, Francia, Italia e Canada. Le operazioni americane sono guidate dal generale Carter Ham, e hanno l'obiettivo di consentire le operazione decise dall'Onu.
20:54
Colpito un battaglione fedele a Gheddafi 171
Secondo alcune testimonianze le esplosioni dei missili cruise avrebbero avuto come bersaglio anche un battaglione dell'esercito di Gheddafi a una ventina di chilometri dalla capitale libica.
20:52
I missili Cruise contro batterie antiaeree di Tripoli 170
Unità della marina americana dispiegate nel Mediterraneo hanno iniziato a lanciare missili cruise contro obiettivi in Libia. Lo rendono noto fonti del Pentagono citate da CNN, precisando che l'obiettivo di questi primi attacchi sono batteria della contraerea schierate nei dintorni di Tripoli.
20:51
La tv libica: "Vittime civili nei bombardamenti" 169
"Colpiti civili da raid aerei" afferma la tv libica di stato, fedele al regime di Gheddafi
20:50
Tv libica: "Colpiscono obiettivi civili" 168
La tv di stato libica: "Caccia stranieri bombardano obiettivi civili"
20:48
Anche gli inglesi all'attacco 167
Velivoli inglesi in azione sulla Libia
20:44
Cruise Usa contro obiettivi libici 166
Missili Cruise sono stati lanciati contro obiettivi libici da navi della marina militare americani
20:43
Partono i missili americani 165
Cominciato l'attacco dei missili Cruise americani
20:42
Raid francesi anche nella notte 164
Le operazioni dell'aeronautica militare francese contro il regime libico di Muammar Gheddafi dovrebbero proseguire durante la notte. Lo dice una fonte del ministero della Difesa di Parigi.
20:41
Forti esplosioni a est di Tripoli 163
Delle forti esplosioni sono state Avvertire ad est di Tripoli: lo hanno reso noto testimonianze locali,
20:39
Caccia francesi su Misurata 162
I caccia francesi stanno sorvolando in questi minuti il cielo di Misurata, in Tripolitania. Lo annunciano i siti dell'opposizione libica, secondo i quali il bilancio delle vittime degli scontri avvenuti oggi tra i ribelli e le brigate di Muammar Gheddafi in città è di 44 feriti.
20:38
Juppé: "Vogliamo aiutare il popolo libico a liberarsi di Gheddafi" 161
L'obiettivo dell'intervento internazionale in Libia è aiutare "il popolo libico a liberarsi" dal regime di Muhammar Gheddafi, anche se ciò non è previso in modo esplicito dalla risoluzione 1973 del consiglio di sicurezza. Lo ha detto il ministro degli Esteri francese Alain Juppè intervenendo alla tv pubblica France 2.
20:37
Decimomannu aperta ai velivoli della coalizione 160
La base aerea di Decimomannu, a circa 25 km da Cagliari, è stata aperta intorno alle 19.30 ai velivoli della forza internazionale impegnata nella missione in Libia. Il primo ad atterrare è stato un tanker spagnolo, aereo per i rifornimenti, al quale seguirà un velivolo canadese dello stesso tipo. In serata sono attesi almeno altri quattro F18 spagnoli. Decimomannu è una delle sette basi messe a disposizione dal ministero della Difesa per la missione.
20:35
la Russa: "I nostri aerei operativi in 15 minuti" 159
La Russa: "I nostri aerei pronti in 15 minuti. E ci sono anche quelli imbarcati sulla Garibaldi"
20:33
Quattro bombardamenti francesi sulla Libia 158
I caccia francesi hanno bombardato quattro volte il territorio della Libia, distruggendo numerosi blindati del regime di Muhammar Gheddafi. Lo dice il ministero della Difesa di Parigi.

20:17
Juppé: Le azioni militari continueranno nei prossimi giorni 157
Le azioni militari contro obiettivi libici continueranno anche nei prossimi giorni, finchè Gheddafi non si atterrà a quanto prevede la risoluzione dell'Onu. E' quanto ha detto il ministro degli esteri francese, Alain Juppe.
20:16
Il Consiglio nazionale libico: Gheddafi ha le ore contate 156
'Il colonnello Muammar Gheddafi sta vivendo le sue ultime ore". E' quanto ha affermato Fatha al-Bahja, portavoce del Consiglio nazionale dell'opposizione libica, nel corso di un collegamento telefonico con la tv araba 'al-Jazeera'. "Con l'intervento militare internazionale potremo dimostrare di essere in grado di sconfiggere le brigate di Gheddafi - ha aggiunto - vedrete presto come i mercenari ed i criminali al soldo di Gheddafi si arrenderanno. Ora possiamo eliminare le forze del regime".
20:15
La Russa: i libici non possono colpire l'Italia 155
Il ministro La Russa: "Le informazioni che noi abbiamo ci dicono che non c'è alcun segnale di una attività ritorsiva contro l'Italia. Comunque le nostre informazioni ci dicono che i missili in dotazione all'esercito libico hanno una gittata di 300 chilometri e quindi non arrivano neanche a Lampedusa"
20:13
La Russa: "Nostri aerei e navi pronte a muoversi" 154
Per fronteggiare la crisi libica "noi abbiamo già messo a disposizione le basi e, se necessario, sono disponibili gli aerei", in particolare "quattro Tornado con capacità di distruggere radar e postazioni missilistiche" e "sei caccia intercettori, che sono pronti ad alzarsi in volo in 15 minuti". il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha aggiunto che "c'e anche la nostra portaerei con a bordo otto aerei".
20:11
Libia, pronti tre sottomarini Usa 153
Tre sottomarini americani pronti ad intervenire. Da questi mezzi potrebbero partire i missili Cruise per colpire le basi militari libiche
19:25
Manifestanti pro-Gheddafi fanno scudo umano intorno agli aeroporti libici 152
Una manifestazione in favore del colonnello Muammar Gheddafi è stata organizzata questa sera dal regime libico anche presso lo scalo aeroportuale di Gadames. Lo ha annunciato la tv di stato libica, che sottlinea come "alla manifestazione prendono parte giovani e bambini". Oltra a Gadames, il regime ha organizzato analoghe manifestazioni negli aeroporti di Tripoli, Sirte e Sebah per evitare raid aerei. In questi scali, infatti, si trovano alcuni caccia dell'esercito libico.

19:24
La Russia "deplora" l'intervento militare in Libia 151
La Russia ha deplorato l'intervento militare in Libia, dove apparecchi francesi hanno iniziato le operazioni preliminari per l'applicazione della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza: lo ha reso noto il ministero degli esteri russo.
19:23
Croce Rossa: "Sia garantita la cura dei feriti" 150
La Croce Rossa internazionale ha lanciato un appello a tutte le parti in causa in Libia perchè sia garantito l'accesso di medici e ambulanze ai feriti.
19:22
La Tv libica: "Sarà un nuovo Iraq e una nuova Somalia per i francesi" 149
"Vivremo un nuovo Iraq e una nuova Somalia. Non è la prima guerra che la Libia affronta e dobbiamo ringraziare la Francia che ci ha fatto capire chi siamo", ha dichiarato il conduttore della tv di Tripoli, commentando i raid compiuti oggi dai caccia francesi sul territorio libico. "Per quanto riguarda il nostro leader Muammar Gheddafi - ha concluso - lui è la guida e come ha vinto negli anni Ottanta li manderà al diavolo anche oggi i nostri nemici. Alle tribù di Bengasi chiediamo di ritornare all'unità e ad andare avanti insieme".

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19:20
Venezuela: "Irresponsabile l'attacco della coalizione" 148
Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha definito l'attacco della coalizione al regime di Gheddafi "irresponsabile". "Si vogliono impadronire del petrolio", ha detto.
19:13
Israele non parteciperà agli attacchi 147
Israele sostiene la risoluzione dell'Onu invocata per giustificare gli attacchi di queste ore sulla Libia, ma non intende parteciparvi in alcun modo. Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ehud Barak,
19:12
Ban Ki Moon: "Preoccupante la risposta libica" 146
La risposta della Libia alla risoluzione delle Nazioni Unite è "preoccupante". Lo ha detto il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon. E' difficile credere ai leader di Tripoli quando dicono di aver cessato il fuoco. Non c'è fiducia nel loro modo di agire e tutto questo è preoccupante. Ban Ki-Moon ha riferito di una telefonata avuta la notte scorsa con il primo ministro libico: "Mi ha detto che il governo di Tripoli si stava attenendo scrupolosamente alla risoluzione dell'Onu e che ci sarebbe stato un immediato cessate il fuoco. Invece, nel corso della notte hanno attaccato Bengasi e tutto questo è molto preoccupante e quello che dicono va verificato".
19:10
Misurata sotto il fuoco dell'artiglieria libica 145
La città di Misurata, a est di Tripoli, è sotto il fuoco di artiglieria delle forze pro-Gheddafi. Lo ha riferito alla Cnn un testimone sul posto.
19:09
La tv libica: Crociata di Sarkozy 144
La tv di stato libica: "Siamo vittime di una crociata dell'ebreo-sionista Sarkozy"
19:02
Radio Padania: "No all'intervento militare in Libia" 143
"Continueremo a dire no all'intervento militare in Libia come Lega nelle istituzioni e anche nelle piazze". Così il direttore di Radio Padania, il leghista Matteo Salvini, ai microfoni di Radio 24.
18:56
Manifestazioni pro-Gheddafi vicino ad aeroporti militari libici 142
Un centinaio di persone sta manifestando in questi minuti a favore del colonnello Muammar Gheddafi presso l'aeroporto El-Ghordabia di Sirte. Lo ha riferito la tv di stato, che sta trasmettendo le immagini della manifestazione. Si vedono i dimostranti inneggiare al colonnello e mostrare le sue foto.Poco prima sempre la tv libica aveva riferito che era in corso una manifestazione analoga anche nei pressi dell'aeroporto militare di Sebah, nel centro della Libia, alla quale partecipano numerose donne e bambini. In entrambi gli scali sono presenti i caccia militari libici e sono quindi considerati obiettivi sensibili per eventuali raid aerei.
18:46
"Distrutti alcuni carri armati e veicoli blindati libici" 141
L'aviazione francese ha distrutto in Libia "alcuni carri armati e veicoli blindati". Lo ha annunciato un funzionario del ministero della Difesa a Parigi.
18:44
Stato maggiore francese: "possibili attacchi a blindati libici" 140
Il portavoce dello Stato maggiore francese, colonnello Thierry Burckhard, ha precisato che tra gli aerei impegnati nell'operazione ci sono otto Rafale, due Mirage 2000-D, due Mirage 2000-5, aerei cisterna e due Awacs. Se si renderà necessario, ha proseguito l'ufficiale, alcuni caccia potranno attaccare obiettivi militari libici, ad esempio dei carri armati, "che mettono in pericolo le popolazioni civili".
18:42
Al Jazeera: "nel raid distrutti quattro carri armati di Gheddafi" 139
Sono stati distrutti quattro carri armati appartenenti alle truppe del colonnello Muammar Gheddafi nel corso del raid degli aerei francesi in Libia. Lo ha riferito l'emittente 'al-Jazeera', citando una propria fonte in Libia, secondo cui il raid è avvenuto a sud-ovest di Bengasi.

18:33
Due fregate francesi davanti alla Libia 138
Due fregate di difesa aerea francesi sono attualmente al largo della Libia: la fregata Jean Bart e la Forbin.
18:28
Il veicolo distrutto sarebbe un carro armato 137
Il primo obiettivo distrutto dal fuoco degli aerei francesi, alle 17:45 di oggi in Libia, è "un veicolo militare" delle forze armate libiche. Il portavoce dello stato maggiore francese, colonnello Thierry Burckhard, ha precisato che l'obiettivo è stato "neutralizzato", senza specificare di che mezzo si tratti. Secondo la Cnn, sarebbe un carro armato.
18:25
Raid concentrati intorno a Bengasi, dice Parigi 136
I raid aerei francesi contro la Libia sono iniziati alle 17.45 di oggi e sono concentrati su una zona compresa entro un raggio di 100-150 chilometri da Bengasi. Lo ha reso noto il ministero della Difesa francese, precisando che gli aerei francesi che prendono parte al raid sono una ventina
18:23
Parigi: "Primo obiettivo distrutto" 135
"Il primo obiettivo è stato distrutto". Così il portavoce del ministero della Difesa francese, Laurent Teisseire, ha annunciato che un veicolo militare di terra libico è stato raggiunto e neutralizzato da una bomba lanciata da un caccia francese. Alle 17:45 ora italiana sono iniziate le operazioni militari aeree del gruppo dei volenterosi contro le forze libiche leali a Muammar Gheddafi, in una zona di 100-150 chilometri intorno a Bengasi, bastione dei rivoltosi nell'est del Paese.
18:22
Napolitano: "La pace si serve andando incontro alle popolazioni perseguitate" 134
"Oggi servire la pace significa anche trovare il modo di andare incontro alle popolazioni perseguitate". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricevendo il premio "Artigiano della Pace" al Sermig di Torino. Non ha citato la Libia ma, ha detto, "sappiamo di cosa parlo".
18:20
Al Arabiya: Raid francesi da trenta minuti: 133
Secondo Al Arabiya, i raid francesi contro obiettivi militari libici proseguono da lameno trenta minuti

Video di YouTube

18:19
Fox: "Attacco missilistico Usa" 132
Secondo l'emittente Fox, sta per essere lanciato un attacco missilistico americano
18:18
Napolitano: "Per la Libia è un impegno duro, ma per libertà e diritti" 131

18:14
Berlusconi: "Esilio di Gheddafi? Prima pensiamo alla gente" 130
Nella riunione di Parigi "non si è arrivati a parlare" di un esilio di Gheddafi, perché è stata messa in primo piano la questione della "salvaguardia delle popolazioni civili". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi
18:11
Fregata britannica parte da Cagliari 129
Ha lasciato nel primo pomeriggio il porto di Cagliari la fregata britannica Hms Cumberland (F85), che era arrivata ieri dopo essere stata dirottata sullo scalo mentre stava tornando in patria dopo aver partecipato a una missione in Mar Arabico e Golfo Persico e aver preso parte all'evacuazione dalla Libia dei connazionali.

18:09
Azioni dei caccia in un'area di 150 Km intorno Bengasi 128
L'operazione dei velivoli francesi che hanno distrutto "un obiettivo a terra" (sembra un veicolo militare di Gheddafi) si concentra, ha spiegato un portavoce del ministero, in un'area di 150 chilometri intorno a Bengasi.
18:08
Caccia canadesi a Trapani 127
A Trapani sono arrivati anche cinque caccia canadesi. Si sono uniti ai caccia bombardieri Tornado, intercettori F-16 e Eurofighter, aerei specializzati nella guerra elettronica, dell'Aeronautica militare italiana.
18:05
Festa in piazza a Tobruk dopo primo attacco francese 126
E' esplosa la festa in piazza Tahrir a Tobruk non appena dal maxi schermo che trasmette 24 ore al giorno al Jazira è giunta notizia del primo attacco dell'aviazione francese.
18:04
Iniziati i raid aerei francesi 125
Alle 17:45 ora italiana sono iniziati i raid aerei contro le forze leali al leader libico Muammar Gheddafi. Aerei francesi hanno aperto il fuoco su un veicolo. Lo ha riferito il ministero della Difesa di Parigi.
18:01
Obama: azione militare deve durare pochi giorni 124
Il coinvolgimento americano in un'azione militare in Libia dovrà essere limitato e quindi escludere l'impiegno di truppe di terra e definito nel tempo, e quindi durare giorni, non settimane. A sottolinearlo è stato il presidente americano Barack Obama, stando a quanto rivela un funzionario della Casa Bianca citato dal New York Times.

17:59
Clinton: Fermare l'avanzata su Bengasi 123
Hillary Clinton: "Fermare l'avanzata militare di Muammar Gheddafi verso Bengasi". E' La parola d'ordine della coalizione, ribadita da Hillary Clinton
17:57
Batterie antiaeree pronte 122
Batterie antiaeree "Spada" dislocate nel sud dell'Italia
17:54
Primo attacco da parte francese 121
Primo attacco a terra di un velivolo francese contro un mezzo militare libico
 
www.ilfattoquotidiano.it

Le armi a disposizione di Gheddafi

A preoccupare la comunità internazionale è la contraerea con cui il Rais può opporsi all'intervento militare alleato

Ecco come, secondo alcuni esperti militari, il leader libico combatterà le azioni militari della coalizione dei volenterosi. A preoccupare gli alleati non è l’aviazione militare, ma una temibile contraerea, l’unico strumento con cui Gheddafi può sperare di opporsi ai bombardamenti della comunità internazionale.

- FORZE AEREE. Gheddafi può disporre al massimo di una ventina di velivoli da combattimento, soprattutto Mig 21 e 23 di fabbricazione sovietica (Sukhoi) e alcuni caccia francesi Mirage F1. Tutti gli aerei sono guidati da piloti esperti. Il regime possiede anche alcuni elicotteri CH-47 da trasporto e MI-75 da combattimento.

- MISSILI. Sono quelle che preoccupano di più. Si tratta di batterie semoventi dotate sia di missili terra-aria a bassa quota SA8 (che colpiscono fino a 5.000 metri di altezza) sia di missili ad alta quota SA2 ed SA6 (fino a 7.500-8.000 metri). I primi sono a “guida ottica”, dotati di un teleobiettivo attraverso il quale inseguono i loro obiettivi.

- MEZZI DI TERRA. Le truppe del rais hanno a disposizione alcune decine di carri armati T-72 e T-62 di origine sovietica, molti dei quali, però, risalenti all’inizio degli anni ’70. Tra le altre dotazioni, alcuni cingolati da combattimento BMP-1 e batterie d’artiglieria semoventi 2S1.

- FORZE MILITARI E PARAMILITARI. L’esercito regolare conta 45.000 uomini, ma secondo le informazioni in possesso della comunità internazionale solo un numero tra 10.000 e 15.000 militari è rimasto fedele al rais. La vera forza a difesa del regime sono le ‘guardie rivoluzionariè, una compagine paramilitare formata da circa 3.000 miliziani pronti a tutto per salvare il colonnello. Ci sono poi le cosiddette ‘milizie del popolò che contano altri 40.000 uomini: considerate poco efficaci da un punto di vista militare, giocano un ruolo fondamentale nel mantenimento dello status quo.



17:53
Salpa la portaerei francese 120
La portaerei francese Charles De Gaulle partirà domani mattina da Toulon per il mar della Libia
17:51
Venti gli aerei francesi impegnati sulla Libia 119
Sono oltre venti i velivoli militari francesi che in queste ore stanno sorvolando la Libia. Lo si apprende da una fonte militare di Parigi
17:50
Unione Africana domani a Tripoli 118
Una delegazione dell'Unione Africana sarà domani a Tripoli. L'annuncio dopo una riunione ufficiale in Mauritania

17:33
Schifani: "Doveroso l'impegno dell'Italia" 117
Secondo quanto si apprende da fonti vicine alla presidenza di Palazzo Madama, il presidente del Senato, Renato Schifani, esprime pieno apprezzamento per le decisioni assunte nel vertice di Parigi di oggi. Secondo Schifani "il nostro Paese ha assunto doverosamente pieno e responsabile impegno di partecipazione a tutela della difesa e libertà del popolo libico. L'Italia non si è mai sottratta alle proprie responsabilità tutte le volte in cui si è dovuto intervenire, nelle forme opportune a tutela delle libertà nel mondo".

Video di YouTube

17:32
Berlusconi: "Cauti come Bossi? No, le basi sono indispensabili" 116
"La posizione della Lega è una posizione che risiede nella prudenza anche personale dell'onorevole Bossi che ieri ha auspicato che posizioni come quelle della Germania potessero essere seguite anche da parte nostra, tuttavia questo non è possibile visto che le basi di cui noi disponiamo sono determinanti". Così Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a Parigi, ha risposto a proposito delle cautele del Carroccio. E ha ricordato che l'Italia è "il Paese geograficamente più prossimo alla Libia".
17:31
I mezzi dalla Spagna 115
La Spagna parteciperà all'operazione in Libia con sei aerei, di cui 4 F-18, una fregata ed un sottomarino. Ad annunciarlo a Parigi è stato il premier spagnolo Josè Luis Rodrìguez Zapatero, che nella capitale francese ha preso parte al vertice straordinario sulla Libia convocato da Nicolas Sarkozy. La Spagna metterà a disposizione "i mezzi necessari per raggiungere gli obiettivi concordati: istituire una zona di esclusione aerea e l'embargo sulle armi al regime di Muhammar Gheddafi".

17:25
Obama: "La coalizione è pronta a intervenire" 114
La coalizione internazionale che si è formata per attuare le misure dell'Onu contro Gheddafi è "pronta ad agire" in Libia: lo ha detto Barack Obama, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Brasilia, dove il presidente degli Stati Uniti sta compiendo una visita ufficiale.
17:25
Obama: "A Parigi consenso forte" 113
"A Parigi s'è registrato un consenso ampio e forte. E' emerso con chiarezza che il popolo libico deve essere protetto". Lo ha detto Barack Obama dal Brasile, dove si trova in visita ufficiale.
17:24
Francia, impiegati cinque aerei 112
Per il momento l'intervento in Libia vede impegnati cinque aerei francesi: 2 Rafales, 2 Mirages e un Awacs. Lo rendono noto fonti militari.

16:43
Berlusconi: spero che Gheddafi ci ripensi 111
Berlusconi: Spero ci sia ripensamento da parte del regime libico
16:29
Tornado britannici a Cipro 110
Undici Tornado della Frecce rosse della forza aerea britannica sono atterrati nella base militare a Cipro. Gli aerei sono partiti dalla base del Lincolnshire e sono arrivati in quella di Akrotiri.

16:28
Qatar partecipa all'azione militare 109
Il Qatar ha confermato oggi al vertice di Parigi sulla Libia la partecipazione militare all'intervento.

 
www.ansa.it

L'accerchiamento alla Libia

L'accerchiamento alla Libia

16:23
Berlusconi: Le armi libiche non possono raggiungere l'Italia 108
Berlusconi: i missili libici non possono raggiungere l'Italia. Per ora abbiamo fornito le nostre basi militari alla coalizione, vedremo in seguito se partecipare ai raid
16:22
Napolitano informato da Berlusconi. "Compiaciuto per l'intesa raggiunta" 107
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato informato telefonicamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, dell'andamento e dell'esito della riunione di Parigi. Il Capo dello Stato si è compiaciuto dell'importante intesa raggiunta, per il contributo dato e per l'impegno assunto dall'Italia.
16:21
Nave italiana a protezione di missili dalla Libia 106
Il cacciatorpediniere della Marina militare Andrea Doria è attualmente schierato nel Canale di Sicilia con compiti, soprattutto, di difesa aerea: sia delle altre unità impegnate nel dispositivo navale messo in campo per la crisi in Libia, sia dello stesso territorio italiano.

Video di YouTube

16:17
Obama: "Non ho ancora autorizzato alcun dispiegamento militare Usa" 105
Il Presidente americano, Barack Obama, ha assicurato ai leader del Congresso di entrambi gli schieramenti, ricevuti ieri nella 'situation room' della Casa Bianca, che non vi è in programma il coinvolgimento, in un primo momento, di aerei americani nell'intervento contro la Libia. Fonti militari americane interpellate dal Washington Post non escludono tuttavia l'impiego di caccia e bombardieri americani in fasi successive dell'intervento. In questa fase, ha spiegato ieri Obama ai suoi intelocutori, secondo quanto hanno reso noto fonti dello staff del senatore Richard Luggar, "non autorizzo il dispiegamento di nessun soldato o aereo da combattimento".
16:16
Parigi: "I militari libici devono rientrare nelle caserme" 104
Il leader libico Muammar Gheddafi "e tutti coloro che sono ai suoi ordini devono immediatamente porre fine agli atti di violenza contro i civili, ritirarsi da tutte le aeree in cui sono entrati con la forza, rientrare nelle loro caserme, e consentire un pieno accesso umanitario": è quanto si legge nella dichiarazione finale del vertice di Parigi.
16:03
Usa, aerei militari usati nelle fasi successive 103
"Aerei militari americani saranno impiegati nelle fasi successive"
15:57
Sarkozy: i nostri caccia pronti a colpire i blindati di Gheddafi 102
"Già da adesso le nostre forze aeree si opporranno ad ogni aggressione contro il popolo di Bengasi. Abbiamo già impedito attacchi aerei sulla città. Altri aerei sono pronti a intervenire contro i blindati che aggrediscono civili disarmati", ha aggiunto Sarkozy al termine del vertice internazionale straordinario sulla Libia a Parigi.
15:55
"Aerei francesi fermano attacchi di Gheddafi" 101
Sarkozy: Gli aerei francesi stanno impedendo gli attacchi delle truppe di Gheddafi contro Bengasi
15:54
Aerei da guerra italiani pronti a Trapani 100
Caccia bombardieri Tornado, intercettori F-16 e Eurofighter, aerei specializzati nella guerra elettronica. L'Aeronautica militare italiana si mobilita in vista delle possibili operazioni sulla Libia. A Trapani sono già arrivati i Tornado Ecr del 50* stormo di Piacenza specializzati nella guerra elettronica e i Tornado Eds cacciabombadieri del 6* stormo di Ghedi, più gli Eurofighetr del 4* stormo di Grosseto. Sono presenti inoltre i velivoli da ricognizione Awacs e numerosi Tanker, i velivoli per il rifornimento in volo.

15:55
"Aerei francesi fermano attacchi di Gheddafi" 101
Sarkozy: Gli aerei francesi stanno impedendo gli attacchi delle truppe di Gheddafi contro Bengasi
15:54
Aerei da guerra italiani pronti a Trapani 100
Caccia bombardieri Tornado, intercettori F-16 e Eurofighter, aerei specializzati nella guerra elettronica. L'Aeronautica militare italiana si mobilita in vista delle possibili operazioni sulla Libia. A Trapani sono già arrivati i Tornado Ecr del 50* stormo di Piacenza specializzati nella guerra elettronica e i Tornado Eds cacciabombadieri del 6* stormo di Ghedi, più gli Eurofighetr del 4* stormo di Grosseto. Sono presenti inoltre i velivoli da ricognizione Awacs e numerosi Tanker, i velivoli per il rifornimento in volo.
15:53
Sarkozy: "Gheddafi accolga subito la risoluzione dell'Onu" 99
Sarkozy: Gheddafi ha pochissimo tempo per accogliere la risoluzione dell'Onu
15:52
Via libera all'attacco 98
Dal vertice di Parigi via libera all'attacco militare
15:50
Sarkozy a Gheddafi: Stop immediato alle violenze 97
Sarkozy a Gheddafi: Cessare immediatamente il fuoco e gli attacchi alla popolazione inerme
15:49
Comando Usa a Napoli per no fly zone 96
Gli Usa dirigeranno da Napoli le azioni per la "no fly zone"
15:48
Merkel: non parteciperanno militari tedeschi 95
Merkel: i militari tedeschi non parteciperanno alle azioni contro Gheddafi, anche se la Germania è d'accordo sulla risoluzione dell'Onu

15:47
Belgio: attacco imminente 94
Premier belga: Attacco nelle prossime ore
15:46
Sarkozy: Iniziative anche militari per risoluzione dell'Onu 93
Sarkozy: Deciso di mettere in atto tutte le iniziative, anche militari, per far rispettare la risoluzione dell'Onu
15:45
Arabi ed europei per la "no fly zone" 92
La NO fly zone sarà fatta da aerei dei paesi europei e arabi
15:44
"Dal summit di Parigi via libera all'attacco" 91
Al Jazeera: Da summit Parigi via libera ad attacco militare

Video di YouTube

15:38
Washington Post: Le navi Usa pronte a bombardare 90
Navi Usa nel Mediterraneo pronte a bombardare la contraerea libica
15:37
Bengasi, i lealisti libici sparano con armi pesanti sui quartieri 89
Le forze armate leali al colonnello libico Muammar Gheddafi hanno sparato oggi con armi pesanti contro alcuni quartieri di Bengasi, bastione dei ribelli nell'est della Libia. Lo affermano alcuni testimoni all'agenzia Afp. Le milizie pro Gheddafi, dicono le fonti, "sparano con armi pesanti su dei quartieri residenziali. Hanno l'ordine di sparare indistintamente, c'è un massacro in atto". Secondo un testimone, "solo i carri degli insorti sono presenti nel centro di Bengasi, ma le milizie (di Gheddafi) sono visibili in molte aree della città".
15:36
Caccia francesi: nessuna resistenza dalle truppe di Gheddafi 88
I caccia francesi Rafale sono decollati dalla loro base di Saint-Dizier, nella Francia orientale. Dopo diverse ore di sorvolo del territorio libico non hanno incontrato alcuna resistenza, ha riferito la fonte militare di Parigi.
15:34
Vertice concluso, parlerà solo Sarkozy 87
Si attende il discorso del presidente francese Nicolas Sarkozy che pone fine ufficialmente al summit.
15:32
Militari libici attaccano Zenten, a 145 km da Tripoli 86
Le truppe governative libiche continuano la loro avanzata verso Zenten, 145 chilometri a sudest di Tripoli, e hanno attaccato alcune posizioni ribelli a sud della città: lo hanno reso noto testimonianze locali.
15:28
Tornado italiani a Trapani 85
Sono stati rischierati a Trapani i caccia Tornado dell'Aeronautica militare che potrebbero essere impiegati sulla Libia: si tratta - secondo quanto appreso dall'ANSA - dei Tornado ECR di Piacenza, specializzati nella distruzione delle difese missilistiche e radar, e dei Tornado IDS di Ghedi (Brescia), con capacità di attacco. Insieme ai Tornado, sono stati schierati nella stessa base anche i caccia Eurofighter di stanza a Grosseto.
15:27
Berlusconi lascia l'Eliseo 84
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha lasciato l'Eliseo al termine del vertice sulla Libia.
15:23
Aerei francesi, ricognizioni per tutto il pomeriggio 83
Queste missioni "di ricognizione" dovrebbero durare l'intero pomeriggio. E al momento, dopo ore di volo sulla Libia, gli aerei francesi non hanno incontrato alcuna difficoltà.
15:20
Ambasciatori Nato riuniti dopo la conclusione del vertice di Parigi 82
28 ambasciatori della Nato si riuniranno nuovamente oggi pomeriggio a Bruxelles dopo la conclusione del vertice di Parigi, dal quale sono attese decisioni su un intervento militare della cosiddetta coalizione dei volenterosi tra Usa, paesi europei ed arabi. Lo riferiscono fonti dell'Alleanza.
15:19
Il capo della Conferenza Islamica: Sì alla risoluzione 1973 81
Il capo dell'Organizzazione della conferenza islamica (Oci), il turco Ekmeleddin Ihsanoglu, ha accolto con favore oggi la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che autorizza l'uso della forza per imporre un cessate il fuoco immediato in Libia. Aprendo a Gedda, in Arabia Saudita, una conferenza ministeriale dell'Oci sulla Libia, Ihsanoglu si è felicitato delle misure prese dall'Onu, "pratiche per mettere fine al massacro del popolo libico". L'Oci conta 57 rappresentanti di oltre un miliardo di musulmani. Aveva chiesto l'8 marzo la creazione di una zona di esclusione aerea sulla Libia.
15:15
I caccia francesi pronti all'attacco se c'è il via libera 80
Secondo la stessa fonte i Rafale sono al momento impegnati in una missione di ricognizione "sull'intero territorio libico". Il tipo di missione non è vincolante. I Rafale, della Dassault, sono caccia bombardieri armati di ultima generazione, cui basta il via libera del comando per passare all'azione e iniziare i bombardamenti.
15:13
Caccia francesi in "volo di ricognizione" 79
"Voli di ricognizione": i caccia francesi su Bengasi sarebbero numerosi e starebbero facendo ricognizione aerea prima di un eventuale attacco
15:12
Ex ministro dell'Interno libico: Sono con i rivoltosi 78
L'ex ministro dell'Interno libico, Abdul Fattah Younis, ha smentito la notizia, diffusa dalla tv di stato, secondo cui sarebbe quindi stato reintegrato nel governo di Tripoli."Nego il mio reintegro nel governo", ha affermato Younis in un'intervista all'emittente 'al-Jazeera'. "Sono ancora a Bengasi con i rivoltosi", ha aggiunto.
15:11
I ribelli: nostri caccia bombardano le truppe di Gheddafi 77
La radio dell'opposizione libica 'Voce libera della Libia', che trasmette dalla città di al-Baida, ha riferito un messaggio del Consiglio nazionale transitorio di Bengasi, secondo cui alcuni caccia in mano ai ribelli starebbero bombardando le truppe del colonnello Muammar Gheddafi. Lo ha riferito il sito web dell'emittente 'Bbc', senza aggiungere ulteriori dettagli a riguardo.
15:08
Jet francesi, confermano fonti militari 76
Fonti militari confermano: caccia francesi Dassault Rafale sulla Libia
15:06
Aerei da guerra francesi su Bengasi 75
Aerei da guerra francesi sarebbero già sopra la Libia, in particolare sui cieli di Bengasi per ostacolare i movimenti delle truppe del Colonnello Muammar Gheddafi. Lo riferisce la tv francese Bfm.
15:05
Velivoli francesi sopra Bengasi 74
Jet francesi sopra Bengasi, secondo la Tv araba
15:02
Caccia danesi a Sigonella 73
Sei F-16 danesi arrivati a Sigonella
14:51
Fini: "Bene e tardivo intervento comunità internazionale" 72
Sulla Libia "la comunità internazionale ha fatto benissimo a intervenire, forse tardivamente".
14:42
Misurata, respinto attacco forze Gheddafi: 27 morti 71
Gli insorti libici hanno annunciato di aver respinto ieri un'offensiva delle forze governative a Misurata, città controllata dall'opposizione a circa 200 chilometri da Tripoli, con un bilancio di 27 morti tra le fila dei ribelli. Le forze del regime di Gheddafi sono penetrate nel centro città prima di essere respinti dagli insorti, ha riferito una fonte locale. "Ventisette combattenti sono morti. Abbiamo distrutto 14 veicoli blindati, tra cui alcuni carri armati", ha detto.
14:33
Fonte diplomatica: "Tre i piani di intervento Nato" 70
"Le riunioni dei responsabili militari e degli ambasciatori dei 28 alleati sulla pianificazione delle operazioni continuano oggi e proseguiranno anche domani", ha riferito una fonte diplomatica. La Nato, ha spiegato la fonte, ha catalogato tutte le condizioni del suo impegno in tre missioni possibili: portare assistenza a un'operazione a carattere umanitario, fare rispettare l'embargo sulle armi o il divieto di sorvolo aereo. "Il ruolo e il luogo che potrà avere la nato restano in sospeso", ha commentato la fonte.
14:33
Fini: "Italia deve fare la sua parte" 69
Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in Libia "è doveroso che l'Italia faccia la propria parte perché chi cerca la libertà possa ottenerla". Lo afferma intervenendo a Tolmezzo (Udine) nel corso di un incontro pubblico dedicato ai 150 anni dell'Unità d'Italia. "Quello che accade nel Mediterraneo - spiega Fini - è la riprova di come non ci possa essere una dittatura per quanto feroce, tale da impedire ai popoli di chiedere e ottenere la propria dignità ". "Per questo - conclude - è doveroso per la comunità internazionale essere dalla parte di quel popolo ed è doveroso che l'Italia debba fare la propria parte perchè chi cerca la libertà possa ottenerla".
14:26
Al Arabiya: Turchia pronta a partecipare attacchi 68
La Turchia ha dichiarato la sua disponibilità a partecipare ai raid contro le truppe di Muammar Gheddafi a patto che la Libia non si trasformi in un nuovo Iraq. Lo riferisce la rete Al Arabiya.
14:20
Al Arabiya, nuovi raid aerei su Bengasi 67
Nuovi raid dell'aviazione di Tripoli sui quartieri sudoccidentali di Bengasi, la roccaforte dei ribelli della Libia orientale teatro di violenti scontri con le truppe fedeli al colonnello Muammar Gheddafi. Lo riferisce l'emittente Al Arabiya.

Video di YouTube

14:16
Insorti: "Abbiamo respinto forze Gheddafi da Bengasi" 66
"Noi rivoluzionari abbiamo preso il controllo di quattro carri armati all'interno di Bengasi. Le forze degli insorti hanno respinto quelle di Gheddafi fuori da Bengasi e stanno rastrellando la periferia occidentale alla ricerca dei soldati di Gheddafi", ha detto il portavoce, l'avv. Nasr al-Kaliki. Subito dopo molte persone sono scese in piazza per festeggiare, sparando in aria e gridando di gioia. "Siamo i vincitori, siamo i vincitori", hanno scandito. La tv Al Jazeera ha mostrato un carro armato che viaggiava lungo una strada con un manipolo di ribelli, seduti sulla torretta, che sventolano una bandiera monarchica, il vessillo degli insorti.
14:07
Iniziato il vertice di Parigi 65
E' iniziato il vertice di Parigi per decidere i ruoli e le modalità dell'intervento armato in Libia dopo l'approvazione della risoluzione dell'Onu. La riunione è stata preceduta da un pre-vertice tra il padrone di casa, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, il premier britannico David Cameron e il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton. Secondo quanto riportano fonti del vertice i raid aerei contro le forze di Muammar Gheddafi potrebbero iniziare subito dopo il vertice. Al vertice di Parigi "per il sostegno al popolo libico" sono presenti Francia, Gran Bretagna, Usa, Germania, Italia, Canada, Spagna, Norvegia, Qatar, Giordania, Emirati Arabi, Portogallo, Polonia, Marocco, Olanda, Belgio, Danimarca e Grecia. Present eil segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon e pr l'Ue l'Alto rappresentante Catherine Ashton e il presidente del Consiglio Herman Van Rompuy. Non partecipa invece nessun rappresentante dell'Unione africana.
13:48
Fonte: "L'attacco comincerà tra le 15 e le 16" 64
L'intervento armato del gruppo dei volenterosi, secondo la fonte che sta seguendo il vertice di Parigi, comincerà tra le 15 e le 16. A bombardare per primi saranno Gran Bretagna, Francia, Norvegia e Canada e in seconda battuta Usa e Paesi arabi. L'azione militare potrebbe cominciare con un bombardamento di missili Cruise per neutralizzare le difese aeree libiche, bombardamenti ravvicinati delle piste di decollo. Ci sarebbero circa 15 obiettivi già individuati tra aerei ed elicotteri, centri di comando, installazioni radar e batterie di difesa anti aerea. La forza aerea di Gheddafi conta su circa 400 velivoli, in prevalenza Mig di fabbricazione russa, ma solo 20 o 30 sono considerati operativi.
13:37
Al Jazeera, 26 morti e oltre 40 feriti a Bengasi 63
Secondo Al Jazeera all'ospedale Jala ci sarebbero 26 morti e oltre 40 feriti negli scontri di oggi a Bengasi. Non sono stati dati altri dettagli. Le truppe del colonnello impiegano artiglieria pesante, carri armati e lanciamissili.
13:33
Fonte: "Attacchi a Gheddafi dopo summit Parigi" 62
Gli attacchi alle forze di Gheddafi potrebbero cominciare appena finito il summit di Parigi. Lo ha riferito una fonte che segue i lavori all'Eliseo, precisando che alla prima ondata di attacchi parteciperebbero Canada, Francia e Gran Bretagna, poi si unirebbero anche gli Usa e in seguito alcuni Paesi arabi.
13:24
Unione africana non va al vertice di Parigi 61
Fonti dell'Eliseo hanno confermato che "nessun rappresentante" dell'Unione Africana (UA) è atteso al vertice di Parigi. L'UA, hanno precisato le fonti, si riunisce oggi a Noukachott, capitale della Mauritania, per affrontare gli aspetti diplomatici della crisi libica. A Parigi ci si concentrerà soprattutto sugli "aspetti militari", hanno sottolineato ancora le fonti dell'Eliseo, precisando che questa decisione è stata presa di "comune accordo" con l'Unione Africana.
13:21
La Russa: "Rischio esodo biblico, pretendiamo aiuti da Ue" 60
"Sull'ondata migratoria bisogna continuare a stare attenti, come ho trovato giusto che ci fosse un'unica sensibilità a livello europeo e internazionale, che è stata chiamata la coalizione dei volenterosi e cioé quella che si sta muovendo per salvaguardare le popolazioni libiche, così la stessa comunità internazionale non può lasciare solo all'Italia il peso di governare e contrastare il flusso migratorio che potrebbe essere biblico". E' quanto ha affermato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, parlando a margine di un convegno a Milano, in merito al flusso migratorio dalla Libia verso il nostro Paese.
13:20
Tripoli, assolti obblighi previsti da risoluzione Onu 59
Tripoli ha assolto a tutti gli obblighi previsti dalla risoluzione 1973 del consiglio di sicurezza dell'Onu, che autorizza l'uso della forza contro il regime di Muammar Gheddafi in caso di mancato cessate il fuoco in Libia.
13:19
Berlusconi arrivato all'Eliseo 58
Il premier Silvio Berluconi è giunto all'Eliseo dove è stato accolto da Nicolas Sarkozy e dove fra breve prenderà il via il vertice "per il sostegno al popolo libico".
13:18
Presidente Noc: compagnia petrolifera onorerà contratti 57
La compagnia nazionale del petrolio Libica (Noc) ha indicato oggi che onorerà tutti i contratti e gli impegni con le compagnie straniere nel paese invitando tutte le società a rimandare le loro squadre in libia. Il presidente della Noc, Ghanem, ha anche aggiunto che la produzione del petrolio è ormai crollata a 400mila barili al giorno, livello più basso dall'inizio delle proteste e della guerra civile un mese fa.
13:16
Vertice Parigi: Francia e Gb favorevoli a intervento subito 56
Francia e Gran Bretagna sono orientati verso bombardamenti mirati da iniziare nel più breve tempo possibile, entro qualche ora come affermano diplomatici francesi. La Nato sarebbe invece piu propensa a un'attuazione dellla no-fly zone. Oltre a Francia, Gran Bretagna e Usa, riuniti nel pre-vertice, partecipano alla riunione l'Italia, il Canada con il premier Stephen Harper, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier belga Yves Leterme, il premier spagnolo, Jose Luis Zapatero, il premier danese Lars Lokke Rasmussen il premier greco Yorgos Papandreu, il premier olandese Mark Rutte e polacco Donald Tusk. Per l'Ue sono presenti l'Alto rappresentante per la politica estera Catherine Ashton, e il presidente del Consiglio Herman Van Rompuy. Per la Lega araba c'è Amr Moussa, per l'Onu Ban Ki-Moon.
13:14
La Russa: "Raid oggi? Aspettiamo Parigi" 55
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa non ha voluto anticipare se già oggi avverranno i primi raid aerei sulla Libia, dal momento che la decisione cruciale potrebbe essere presa dai governi della coalizione riuniti proprio in giornata a Parigi. "Ancora non c'è nulla di deciso - ha aggiunto il ministro, a margine di un convegno a Milano - visto che oggi c'è a Parigi una riunione cui partecipa anche il presidente Berlusconi che sarà un passo importante nella formazione di una valutazione complessiva".
13:12
Incontro Letta-D'Alema a Palazzo Chigi 54
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per i servizi segreti, Gianni Letta, secondo quanto apprende l'Agi, ha incontrato questa mattina a Palazzo Chigi il presidente del Copasir Massimo D'Alema. Ieri D'Alema ha chiesto la protezione della Nato contro possibili azioni ritorsive sull'Italia. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha immediatamente condiviso le parole di D'Alema.
13:08
Tripoli chiede a Onu invio osservatori per cessate fuoco 53
Il regime del colonnello Gheddafi ha chiesto al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon di inviare osservatori per verificare il rispetto del cessate in fuoco in Libia. Lo ha riferito una fonte del governo libico. La richiesta di Tripoli arriva poco prima dell'avvio del summit di Parigi sulla Libia cui parteciperanno i paesi arabi, africani e gli occidentali per definire le modalità di intervento militare contro il regime in virtù della risoluzione delle Nazioni Unite, la 1973, votata giovedì.
13:04
Caccia abbattuto era dei ribelli. La conferma ufficiale 52
Il jet abbattuto a Bengasi era dei ribelli e a colpirlo sono state le forze di Muammar Gheddafi. Lo ha ammesso un portavoce degli insorti contattato telefonicamente dal Cairo. Il velivolo, un Mig-23 pilotato probabilmente da un militare passato con i ribelli, è stato colpito mentre sorvolava la roccaforte della rivolta. Il pilota è riuscito a paracadutarsi prima dello schianto.
12:52
Scudi umani a Tripoli 51
L'agenzia ufficiale libica Jana riferisce che folle di cittadini libici si stanno radunando sugli obiettivi militari che la Francia ha minacciato di attaccare.
12:45
Berlusconi atterrato a Parigi 50
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è atterrato a Parigi. Il premier è atteso al palazzo dell'Eliseo dove alle 13,30 prenderà il via il vertice sulla crisi libica.
12:42
Napolitano: "L'Italia farà quel che è necessario" 49
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferma la posizione della comunità Internazionale e dell'Italia: "Faremo tutto ciò che è necessario" per affrontare la crisi libica, ha detto al termine della visita ai cantieri dello stabilimento Pirelli di settimo torinese. "Io vedo che qui si lavora per la pace", ha premesso il presidente. "Poi altrove facciamo la nostra parte, come membro attivo della comunità internazionale", ha aggiunto Napolitano sottolineando che sulla questione libica sono "interessati tutti i Paesi che sono nel G8, che sono nell'organizzazione delle nazioni unite ad affermare dei principi e a esigere il rispetto di valori fondamentali, come sono i diritti umani, le aspirazioni di libertà e di giustizia sociale oggi in modo particolare nel mondo arabo". Il presidente ha poi concluso: "Faremo quello che è necessario anche noi".
12:40
Sequestrata petroliera libica diretta in Grecia 48
Pirati avrebbero sequestrato nel Mediterraneo una petroliera battente bandiera della Libia, diretta verso un terminal petrolifero in Grecia. La nave, che trasporta 23.880 tonnellate di greggio e ha a bordo 22 persone, in maggioranza asiatici, sarebbe stata condotta nel porto di Tobruk, è proprio questo a far pensare che possa essere stata sequestrata dai ribelli libici per il loro finanziamento. A riferirlo è la Drm (Dual Risk Management), società bresciana specializzata nell'analisi del rischio. Il sequestro sarebbe avvenuto nelle acque tra Libia ed Egitto.
12:38
In arrivo nuovi aerei Usa alla base di Aviano 47
"La situazione è nota, così come le decisioni assunte dal Governo. Posso solo aggiungere che già nelle prossime ore sono previsti arrivi di aerei americani alla base Usa di Aviano, a disposizione per un eventuale utilizzo operativo sul campo": lo ha affermato, il prefetto di Pordenone, Pierfrancesco Galante. "Quanto all'arrivo anche di nuovo personale militare - ha aggiunto - non ho novità".
12:35
Due vittime dei cecchini di Gheddafi a Misurata 46
Cecchini delle forze di Gheddafi hanno aperto il fuoco nella città di Misurata uccidendo almeno due persone, dicono testimoni locali. "Ci sono tiratori scelti sui tetti delle case che sparano alla gente. Sparano a chiunque vedano", dice un residente al telefono. La città di Misurata, un centinaio di chilometri a est di Tripoli, in mano ai ribelli e off limits per i giornalisti, nelle ultime ore è bombardata dalle forze di Gheddafi, dicono testimoni, secondo i quali è stato anche tagliato l'approvvigionamento di acqua.
12:33
Ribelli smentiscono tv: "Ex ministro Interno è con noi" 45
L'ex ministro dell'Interno, Abdel Fattah Yunis, non ha abbandonato i rivoltosi per unirsi alle forze del leader libico Gheddafi. Lo ha dichiarato il presidente del consiglio nazionale di transizione di Bengasi, l'ex ministro della giustizia Mustafa Abdel Jalil, citato da Al Jazeera, smentendo quanto annunciato dalla televisione di Stato libica.
12:30
Al Jazeera, truppe Gheddafi respinte da Bengasi 44
Secondo la televisione Al Jazeera i ribelli sarebbero stati in grado di mantenere il controllo di Bengasi, roccaforte della rivolta. Le truppe fedeli al regime starebbero lasciando la città. Lo hanno riferito fonti dei rivoltosi interpellate dall'emittente araba ma la notizia non è stata ancora confermata.
12:27
La Russa: "Basi? L'Italia non è un' affittacamere" 43
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel confermare che la partecipazione italiana al possibile intervento militare in Libia, non si limiterà alla messa a disposizione delle basi, ma vedrà il Paese in prima linea nella "coalizione dei volonterosi", ha utilizzato una espressione colorita, sottolineando che il governo di Roma non si limiterà a fare "l'affittacamere". "Proprio perché siamo vicini alla Libia - ha detto La Russa - il nostro ruolo non può essere quello degli affittacamere: il nostro ruolo deve essere propositivo, moderato ma determinante".
12:20
Reintegrato ministro dell'Interno Abdel Fatah Yunis 42
Il regime di Muammar Gheddafi ha annunciato che il ministro dell'Interno libico, Abdel Fatah Yunis, che a inizio marzo era passato con i ribelli, è rientrato nei ranghi e ha ripreso il suo incarico. Lo ha riferito la tv di stato di Tripoli. Younis si era unito agli insorti subito dopo l'inizio della rivolta e ricopriva l'incarico di presidente del comitato militare all'interno del Consiglio nazionale transitorio che ha sede a Bengasi.
11:57
The Guardian, caccia abbattuto era dei ribelli 41
L'aereo abbattuto oggi a Bengasi, probabilmente un Mig-23, potrebbe essere stato dei ribelli libici. "Alcuni insorti dicono che era un loro aereo - afferma il corrispondente del quotidiano britannico The Guardian - potrebbe essere anche che il loro unico aereo sia stato abbattuto dalle forze di Gheddafi". nella dichiarazione rilasciata all'agenzia ufficiale Jana il regima accusava i ribelli di usare "un elicottero e un aereo da combattimento per bombardare le forze armate libiche, in flagrante violazione della no-fly zone imposta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite".
11:53
Campo della croce rossa bombardato a Bengasi 40
L'emittente araba Al Jazeera ha riferito di un bombardamento sul campo della croce rossa presente nel centro di Bengasi.
11:46
Incontro Clinton, Cameron e Sarkozy indetto per 11,30 39
Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, il primo ministro inglese David Cameron e il presidente francese Nicolas Sarkozy si incontreranno alle 12,30 a Parigi, un'ora prima dell'inizio del vertice internazionale sulla Libia indetto tra Ue, Unione africana, Lega araba e Stati Uniti. La chiusura del vertice è prevista per le 15,30. Dopo quell'ora, secondo quanto riferito ieri dall'ambasciatore francese all'Onu, Gerard Araud, potrebbe scattare l'intervento militare contro Gheddafi.
11:23
Gheddafi a Ban Ki Moon: "La Libia non è affare vostro" 38
"La Libia non è vostra. Non avete diritto di intervenire nei nostri affari interni. Non è il vostro Paese è il nostro Paese. Non potrete mai sparare una singola pallottola contro il nostro popolo...", ha detto il portavoce del governo Ibrahim Moussa, citando le parole del Colonello dirette al segretario generale dell'Onu, durante la conferenza stampa trasmessa da Al Jazeera.
11:13
Bombardamenti anche a Zintan 37
La città libica di Zintan, nell'ovest del Paese, è bersaglio di bombardamenti da parte delle forze fedeli a Gheddafi: lo dice la tv Al Arabiya, citando fonti del Consiglio nazionale transitorio (Cnt), il governo provvisorio degli insorti. Almeno cinque esplosioni - non è chiaro se colpi di cannone, di mortaio o razzi - sono avvenute alla periferia della città. Secondo il portavoce cinque bombe sono cadute nei quartieri periferici della città. Zintan e Arrujban, un'altra città a sud della capitale, erano state colpite anche ieri dalle truppe del leader libico.
11:09
Gheddafi a Cameron e Sarkozy: "Rimpiangerete ingerenza" 36
Le lettere di Gheddafi lette dal portavoce governativo durante la conferenza stampa erano indirizzate soprattutto al premier britannico Cameron e al presidente francese Sarkozy: "Rimpiangerete ogni Ingerenza in Libia". Ma per il presidente Usa, Gheddafi ha avuto parole conciliatorie: "Barack Obama è un amico. Deve capire che il popolo è con me. Nonostante la sua posizione, lo stimo e gli voglio bene. In fondo che fareste voi americani se Al Qaeda attaccasse?". le città americane?"".
11:00
Conferenza stampa governo: "Inacettabile risoluzione Onu" 35
Gheddafi: "Il popolo libico è pronto a morire per me. Il popolo libico sta con noi nel combattere le bande armate", ha detto il Colonello affidando le sue lettere al portavoce governativo Ibrahim Moussa, che in diretta sulla tv di Stato e Al Jazeera, ha ribadito la posizione ufficiale dello Stato libico. "Non accetteremo mai nessun intevento da parte della Comunità internazionale. Che non ha alcun diritto di intervenire. Noi siamo in guerra con Al Qaeda, non siamo contro il nostro popolo. Venite pure e accertatevi della realtà", ha continuato a leggere il portavoce.
10:57
Laeder ribelli: "Cittadini e famiglie stanno fuggendo" 34
"Per 160 chilometri sulla strada a est che porta fuori dalla città ci sono macchine con famiglie terrorizzate dentro", ha detto il leader del Consiglio nazionale dell'opposizione, Mustafa Abdel Jalil, aggiungendo che gli ospedali della città sono pieni di vittime. Jalil ha quindi sottolineato la disparità di forze dei rivoltosi rispetto alle forze libiche: "Noi abbiamo solo armi leggere, Gheddafi sembra avere armi nuove e potenti".
10:44
Lombardo, timori per nuovo attacco contro Lampedusa 33
"Un timore che ha qualche fondamento", quello che si paventa in queste ore circa la possibilità che l'isola di Lampedusa sia obiettivo degli attacchi della Libia, come avvenne nel 1986. Lo ha espresso il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo. "Non c'è da stare tranquilli. Vivo questo episodio - ha aggiunto - con la preoccupazione dei cittadini siciliani".
10:41
Viceministro esteri: "Forze aeree libiche sono ferme" 32
"Il cessate il fuoco è in vigore". Ha ribadito il viceministro degli Esteri Kaaim, nell'intervista radiofonica Bbc 4."Le forze aeree libiche sono ferme perché rispettiamo la risoluzione 1973 dell'Onu e il cessate il fuoco è reale", ha aggiunto, rispondendo a una domanda sull'aereo militare abbattuto a Bengasi.
10:40
Tripoli: intervento straniero causerà reazione regionale 31
Un intervento straniero in Libia Potrebbe indurre i Paesi vicini a sostenere le forze di Gheddafi. Lo ha affermato oggi il viceministro degli Esteri libico, Khaled Kaaim, in un'intervista alla radio Bbc 4. "Se ci sarà un attacco o un intervento straniero, non saranno soltanto i libici a battersi, ma vedrete algerini, tunisini, egiziani, tutti si uniranno ai combattimenti in territorio libico", ha detto Kaaim.
10:38
Leader ribelli: "Il cessate il fuoco è una bugia" 30
Il cessate il fuoco è una bugia di Muammar Gheddafi, da ieri si combatte in tutto il Paese", ha aggiunto Mustafa Abdel Jalil. "In queste ore si combatte a Bengasi e tutta la città subisce i bombardamenti delle truppe di Gheddafi - ha affermato -. Ci sono migliaia di persone che fuggono dalla città verso la parte orientale del Paese. Da quando hanno proclamato il cessate il fuoco - ha aggiunto - hanno attaccato Misurata e Zintan in Tripolitania e Bengasi in Cirenaica".
10:32
Leader ribelli: "Comunità internazionale intervenga ora" 29
"Lancio un appello alla comunità internazionale affinché intervenga in difesa dei civili di Bengasi". E' quanto ha affermato il leader del Consiglio nazionale dell'opposizione, Mustafa Abdel Jalil, tramite la tv araba Al Jazeera. "Quella che stiamo vivendo a Bengasi è una tragedia - afferma - ci sono anziani e bambini che vengono usati come scudi umani dalle truppe di Gheddafi. Certamente - ha aggiunto - ci vorrà tempo per prendere tutta Bengasi, tuttavia, in queste ore i civili sono vittime dei loro attacchi. Chiediamo alla comunità internazionale di intervenire per cacciare le truppe del regime dalle nostre città".
10:20
Amr Mussa: "L'obiettivo ora è il cessate il fuoco" 28
"L'obiettivo principale in questo momento è di arrivare a un cessate il fuoco nel più breve tempo possibile per essere sicuri che non ci sia nessuna azione contro il popolo libico". Lo ha detto il segretario generale della Lega araba Amr Mussa, al seggio per votare al referendum costituzionale, prima di partire per Parigi, dove oggi si tiene il vertice sulla Libia.
10:13
Otto morti nei bombardamenti 27
E' di almeno otto morti il bilancio dei bombardamenti delle forze di Muammar Gheddafi su Bengasi. Lo riferisce Al Jazeera. Un testimone ha riferito all'emittente che le vittime si trovavano nel quartiere di Dinar e sono probabilmente guerriglieri ribelli. Le forze di Gheddafi stanno impiegando carri armati, artiglieria pesante e lanciamissili e il numero di feriti sarebbe altissimo.
10:09
Berlusconi verso Parigi per partecipare al vertice 26
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha appena lasciato Palazzo Grazioli per recarsi a Parigi, dove prenderà parte al vertice internazionale sulla Libia.
10:05
Truppe Gheddafi bombardano zona est, vittime 25
Le brigate fedeli a Muammar Gheddafi stanno bombardando in questi minuti anche i quartieri della zona orientale di Bengasi. Lo rifriscono testimoni alla tv araba Al Jazeera. Secondo queste fonti ci sarebbero anche diversi morti e feriti tra i ribelli in città.
09:56
Governo: "Nostro 'cessate il fuoco' è reale e credibile" 24
"Il 'cessate il fuoco' è reale, credibile e solido". E' quanto ha affermato il ministro degli Esteri libico, Moussa Koussa, in un'intervista alla radio dell'emittente Bbc. "Siamo disposti ad accogliere gli osservatori appena possibile", ha aggiunto, riferendosi alla possibilità che la comunità internazionale invii i suoi osservatori per verificare sul terreno l'effettiva interruzione delle operazioni militari contro gli insorti da parte delle truppe del colonnello Muammar Gheddafi. Kaaim ha detto che il colonnelo Muammar Gheddafi "non ha potere esecutivo dal 1977. Che sia il dialogo nazionale a decidere. Gheddafi stesso lo ha detto: ho un ruolo simbolico in questo Paese".
09:50
Carri armati di Gheddafi entrati a Bengasi 23
Un giornalista della Bbc presente a Bengasi ha riferito di aver visto in città carri armati del leader libico Gheddafi.
09:46
Esplosione vicino sede dei ribelli nel centro 22
Un'esplosione ha scosso il quartier generale dei rivoltosi nel centro di Bengasi.
09:35
Fonte governo francese: "Agire rapidamente" 21
La comunità internazionale deve agire rapidamente sulla situazione in Libia. Lo ha detto alla Reuters una fonte del governo francese. "Tutto è pronto, ma la decisione ora è politica. E' chiaro che dobbiamo muoverci rapidamente", ha detto la fonte. Alle 13,30 a Parigi è in programma un summit sulla Libia tra Ue, Unione africana, Lega araba e Stati Uniti. Il vertice si chiuderà alle 15,30. A quel punto, secondo quanto detto ieri alla Bbc dall'ambasciatore francese all'Onu Gerard Araud, potrebbe scattare l'intervento militare contro le forze di Gheddafi.
09:24
Ribelli si concentrano vicino tribunale 20
Le forze dei ribelli si stanno concentrando nella zona orientale della città, dove si trova il tribunale. I lealisti attaccano con colpi di mortaio tutti i palazzi dove si sono rifugiati i rivoltosi.
09:14
L'esercito attacca Bengasi dalla costa e da sud 19
Al Jazeera riferisce che l'esercito di Gheddafi attacca Bengasi dalla costa e da sud. La tv panaraba ha anche mostrato le immagini dell'aereo delle forze governative abbattuto nel cielo della città. L'aeroplano, probabilmente un Mig-23, prende fuoco in volo e precipita a terra, provocando una nuvola di fumo. Si vede chiaramente anche il pilota che si lancia all'esterno prima dell'impatto, a poche decine di metri da terra.
09:08
Governo: "Al Qaeda ha attaccato unità forze armate" 18
"Le bande di Al Qaeda hanno attaccato le unità delle forze armate libiche ferme a ovest di Bengasi", si legge in una dichiarazione riportata dall'agenzia ufficiale Jana. La dichiarazione accusa i ribelli di usare "un elicottero e un aereo da combattimento per bombardare le forze armate libiche, in flagrante violazione della 'no fly zone' imposta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite".
09:07
Migliaia gli abitanti di Bengasi in fuga 17
Sono diverse migliaia gli abitanti di Bengasi che fuggono dai quartieri occidentali della città, occupati questa mattina dalle brigate fedeli a Muammar Gheddafi. Secondo la tv araba Al Jazeera, i civili di quei quartieri stanno scappando verso la parte orientale di Bengasi ancora in mano ai ribelli.
09:05
Governo: "Forze armate rispondono per autodifesa" 16
Il governo libico ha detto che le sue forze armate sono sotto attacco a ovest di Bengasi e hanno risposto per autodifesa. Lo riferisce Al Jazeera.
08:55
Bbc conferma: forze Gheddafi nella periferia della città 15
Anche la Bbc riferisce di notizie secondo le quali le forze di Gheddafi stanno avanzando nella periferia della città. L'inviato della tv britannica a Bengasi riferisce di aver sentito spari provenienti anche dal mare.
08:53
Forze di Gheddafi verso il centro di Bengasi 14
Le forze fedeli a Muammar Gheddafi stanno avanzando in questi minuti dai quartieri occidentali verso il centro di Bengasi. Lo rivelano forze dei ribelli libici alla tv araba Al Jazeera.
08:51
Joulwan: "'No fly zone' forse non basterà" 13
Non è detto che la 'no fly zone' funzioni e sarebbe il caso che i Paesi discutessero subito che cosa fare se il massacro dei civili non cesserà. Ne è convinto il generale George Alfred Joulwan, capo del Saceur, il supremo comando Nato, durante la guerra in Bosnia.
08:51
Governo: "Nessun bombardamento contro la città" 12
Il portavoce del governo libico ha detto che non c'è "alcun attacco" contro Bengasi.
08:49
Regime denuncia: attaccati dai ribelli a ovest Bengasi 11
Il regime libico denuncia di essere stato attaccato dai rivoltosi a ovest di Bengasi, roccaforte dei rivoltosi nella zona orientale del Paese, scossa oggi da intensi bombardamenti. Già la scorsa notte, il viceministro degli esteri libico, Khaled Kaaim, aveva accusato i rivoltosi di aver violato il cessate il fuoco, attaccando le forze fedeli al regime nella regione di Al Magrun, a circa 80 chilometri a sud di Bengasi.
08:46
Grecia, Papandreu a premier libico: "Cessate le violenze" 10
Il premier greco Giorgio Papandreu ha telefonato al suo omologo libico Mahmudi Al Baghdadi, invitandolo a un'immediata attuazione della Risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza. Nel colloquio di ieri sera, Papandreu, che oggi partecipa a Parigi al vertice sulla Libia, ha detto ad Al Baghdadi, secondo quanto riferisce l'agenzia Ana, che è necessario porre fine a qualsiasi azione militare per rendere possibile una soluzione non violenta della crisi. Sulla questione libica il premier greco ha avuto un colloquio telefonico anche con il suo collega turco Recep Tayyip Erdogan.
08:41
Intensi bombardamenti al centro della città 9
Il centro di Bengasi è bersaglio di un intenso bombardamento di artiglieria, dice l'emittente Al Jazeera, che cita un suo inviato. Granate d'artiglieria, dice l'emittente, sono esplosi anche nella centrale Gamal Abdel Nasser Street.
08:35
Continua la battaglia, due mercenari uccisi dai ribeli 8
Testimoni hanno riferito di una jeep che sarebbe riuscita e entrare nei quartieri ovest di Bengasi con a bordo due mercenari di Gheddafi che hanno lanciato granate prima di essere uccisi dai ribelli. Dai documenti è risultato che i due, in abiti vivili, erano nigeriani.
08:20
Colonna di fumo nero nel punto dello schianto 7
L'aereo, che era passato su Bengasi diverse volte, è stato visto sorvolare un'ultima volta con il reattore destro in fiamme e poi schiantarsi al suolo in una palla di fuoco. Una colonna di fumo nero si alza dal punto dello schianto. Non è ancora chiaro come l'aereo sia stato abbattuto o se lo schianto a terra abbia provocato vittime.
08:14
Aereo colpito e abbattuto dai ribelli 6
Un aereo è stato colpito e abbattuto su Bengasi dai ribelli: lo afferma l'inviato di Al Jazeera International Tony Birtley, in collegamento in diretta dalla città in mano ai ribelli, dove si sta combattendo alla periferia occidentale.
08:09
Continuano i bombardamenti nella zona sud-ovest 5
I bombardamenti sono ancora in corso nella zona sud-ovest di Bengasi. Lo riferiscono giornalisti della France presse. Quattro esplosioni a distanza ravvicinata sono state udite nel centro della città.
07:54
Al Jazeera: le forze di Gheddafi nei sobborghi di Bengasi 4
Le forze di Gheddafi sono entrate alla periferia ovest di Bengasi, dove si sta combattento intensamente, secondo quanto afferma l'emittente Al Jazeera, citando il suo inviato.
07:35
I ribelli: le forze di Gheddafi a 20 km da Bengasi 3
I ribelli di Bengasi si stanno ritirando verso la città sotto l'incalzare delle forze fedeli a Gheddafi che, affermano gli insorti, sono ora a soli 20 chilometri di distanza e potrebbero arrivare in città entro una-due ore. "Ieri erano a 60 chilometri, oggi sono a soli 20 e potrebbero arrivare qui in poco tempo, anche in mezz'ora fino a 90 minuti", dice Khaled, un insorto posto a difesa di Bengasi alla periferia ovest
06:42
Bombardamenti aerei a sud-ovest di Bengasi 2
Anche giornalisti della France Presse hanno riferito di bombardamenti aerei sulla zona a sud-ovest di Bengasi. Due colonne di fumo si sono levate dall'area colpita
06:08
Esplosioni e un caccia su Bengasi 1
L'agenzia Reuters ha riferito di forti esplosioni e di almeno un caccia in volo su Bengasi. I ribelli stanno rispondendo al fuoco. "Le esplosioni sono cominciate verso le 2 di notte. Le forze di Gheddafi avanzano, abbiamo sentito che sono a una ventina di chilometri da Bengasi. E' fuoco di terra. Abbiamo visto un aereo", ha raccontato un testimone. Un altro, componente di una pattuglia di controllo, ha detto di aver ricevuto informazioni secondo cui i lealisti stanno arrivando via mare. Ma la notizia non ha finora trovato conferma

Canada, servono 2 giorni per preparare attacco

Fonte: kataweb

Contrariamente a quanto annunciato il Canada non fara' parte della primissima ondata di attacco. Ottawa ha fatto sapere infatti che i suoi sei caccia-bombardieri F-18, che sono gia' nella regione, hanno bisogno di 2 giorni di tempo per preparare la missione di attacco. Lo ha annunciato il portavoce del Governo .



Mentre ci prepariamo a bombardare, è bene ricordare che...

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www.controlacrisi.org

John Pilger: Come i guardiani del libero pensiero

mettono a tacere il messaggero


Mentre gli Stati Uniti e l’Inghilterra cercano una scusa per invadere un altro paese arabo ricco di petrolio, l’ipocrisia ci è familiare. Il colonnello Gheddafi è “delirante” e “sporco di sangue” mentre gli autori di un’invasione che ha ucciso un milione di iracheni, che ha rapito e torturato il nostro nome, sono assolutamente sani, mai sporchi di sangue e, ancora una volta, arbitri della “stabilità”.

Ma qualcosa è cambiato. La realtà non è più quella che dichiarano i potenti. Di tutte le spettacolari rivolte del mondo, la più eccitante è l’insurrezione del sapere innescata da WikiLeaks. Non si tratta di un’idea nuova. Nel 1792 il rivoluzionario Tom Paine ha avvertito i suoi lettori in Inghilterra che il loro governo credeva che “la gente deve essere ingannata e tenuta in un’ignoranza superstiziosa da uno spauracchio o da un altro.” “I diritti dell’uomo” di Paine fu considerato una tale minaccia dalla élite al potere che a un gran giurì segreto fu ordinato di accusarlo di “una cospirazione pericolosa e traditrice”. Saggiamente cercò rifugio in Francia.

Le traversie e il coraggio di Tom Paine sono state citate dalla Fondazione di Sidney per la Pace nel premiare Julian Assange con la Medaglia d’Oro australiana per i diritti umani. Come Paine, Assange è un individualista che non serve alcun sistema ed è minacciato da un gran giurì segreto, un espediente maligno abbandonato da lungo tempo in Inghilterra, ma non negli Stati Uniti. Se estradato negli USA è probabile che scomparirà nel mondo kafkiano che ha prodotto l’incubo di Guantanamo Bay e ora accusa Bradley Manning, il presunto informatore di WikiLeaks, di un reato passibile della pena di morte.

Se dovesse fallire l’attuale appello di Assange in Inghilterra contro la sua estradizione in Svezia, probabilmente, una volta incriminato, gli verrebbe negata la libertà su cauzione e verrebbe tenuto segregato fino al suo processo in segreto. La causa contro di lui è già stata archiviata da un procuratore capo a Stoccolma ed è stata riportata alla vita solo quando un politico di destra, Claes Borgstrom, è intervenuto rilasciando dichiarazioni pubbliche sulla “colpevolezza” di Assange. Borgstrom, avvocato, rappresenta ora le due donne coinvolte. Il suo partner legale è Thomas Bodstrom che, da ministro della giustizia della Svezia, nel 2001 fu implicato nella consegna di due rifugiati egiziani innocenti a una squadra di rapitori della CIA all’aeroporto di Stoccolma. La Svezia successivamente riconobbe loro i danni per le torture subite.

Questi fatti sono stati documentati il 2 marzo a Canberra in una riunione informativa del parlamento australiano. Delineando un errore giudiziario epico ai danni di Assange, l’indagine ha ascoltato prove di esperti che, secondo gli standard di giustizia internazionali, il comportamento di certi funzionari in Svezia sarebbe considerato “altamente improprio e riprovevole [e] precluderebbe un giusto processo.” Un ex alto diplomatico australiano, Tony Kevin, ha descritto gli stretti rapporti tra il primo ministro svedese Frederic Reinheldt, e la destra Repubblicana statunitense. “Reinfeldt e [George W] Bush sono amici” ha detto. Reinheldt ha attaccato pubblicamente Assange e ha assunto Karl Rove, l’ex compare di Bush, come consigliere. Le implicazioni dell’estradizione di Assange dalla Svezia agli USA sono spaventose.

L’indagine australiana è stata ignorata in Inghilterra, dove si preferisce attualmente una farsa macabra. Il 3 marzo, il Guardian ha annunciato che la Dream Works di Stephen Spielberg doveva ricavare “un thriller investigativo del genere di Tutti gli uomini del presidente” dal suo libro “WikiLeaks: inside Julian Assange’s War on Secrecy [Wikileaks: la guerra alla segretezza di Julian Assange vista dall’interno]. Ho chiesto a David Leigh, che ha scritto il libro insieme con Luke Harding, quanto abbia pagato Spielberg al Guardian per i diritti cinematografici e quanto lui si aspettava di ricevere personalmente. “Non ho idea” è stata la risposta enigmatica del “giornalista d’inchiesta” del Guardian. Il Guardian non ha pagato nulla a WikiLeaks per il forziere di notizie. Assange e WikiLeaks – non Leigh o Harding – sono responsabili di quello che il direttore del Guardian, Alan Rusbridger, definisce “uno dei più grandi scoop giornalistici degli ultimi trent’anni.”

Il Guardian ha chiarito che Assange non gli è più utile. E’ un missile fuori controllo che non è adatto a Guardianlandia, che si è dimostrato un negoziatore duro, che non lega facilmente. E coraggioso. Nel libro auto compiaciuto del Guardian, lo straordinario coraggio di Assange è taciuto. Diventa una figura che induce perplessità meschine, un “australiano strambo” con una madre “dai capelli ricci”, gratuitamente accusato di essere “insensibile” e una “personalità danneggiata” che è “sul versante autistico”. Come gestirà Spielberg questo infantile questa diffamazione personale?

Nel programma Panorama della BBC, Leigh si è abbandonato al sentito dire riguardo al fatto che Assange non si sia preoccupato delle vite delle persone nominate nei documenti pubblicati. Quanto all’accusa che Assange abbia denunciato una “cospirazione ebraica”, che fa seguito a un torrente di stupidaggini su internet a proposito del fatto che egli sia un agente del Mossad, Assange l’ha respinta come “completamente falsa, nello spirito e nella lettera”.

E’ difficile descrivere (figuriamoci immaginare) il senso di isolamento e lo stato di assedio di Julian Assange che in un modo o nell’altro sta pagando per aver abbattuto la facciata del potere avido. Il cancro, qui, non l’estrema destra bensì l’esilissimo liberalismo di coloro che fanno la guardia ai limiti della libertà di parola. Il New York Times si è distinto nel trasformare e censurare il materiale di WikiLeaks. “Stiamo portando tutti di dispacci all’amministrazione” ha detto Bill Keller, il direttore. “Ci hanno convinti che sarebbe saggio revisionare certe informazioni”. In un articolo di Keller, Assange viene insultato personalmente. Il 3 febbraio, alla Scuola di Giornalismo della Columbia, Keller ha detto, in effetti, che non ci si può fidare del pubblico nel diffondere altri dispacci. La cosa potrebbe causare una “cacofonia”. Ha parlato il guardiano della porta.

L’eroico Bradley Manning viene tenuto nudo sotto le luci e le telecamere 24 ore al giorno. Greg Barns, direttore dell’Associazione degli Avvocati Australiani, dice che i timori che Julian Assange “finirà per essere torturato in una prigione americana di alta sicurezza” sono giustificati. Chi condividerà la responsabilità di un simile crimine?

www.johnpilger.com   fonte: http://znetitaly.altervista.org





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Lampedusa, paura di Gheddafi: "Come l'incubo di 25 anni fa"

Timori per la minaccia del leader libico di bombardare i Paesi del Mediterraneo se la Nato attuerà la risoluzione Onu sulla no fly zone che prevede l'uso dei caccia militari.

di FRANCESCO VIVIANO

LAMPEDUSA -  I lampedusani preoccupati per l'emergenza degli extracomunitari che a migliaia sono arrivati in questi mesi nell'isola hanno ora paura per le minacce del leader libico Gheddafi di bombardare i Paesi del Mediterraneo se la Nato attuerà la risoluzione Onu sulla no fly zone che prevede l'uso dei caccia militari.

I pensieri ed i ricordi tornano al 15 aprile del 1986, quando due missili Scud di fabbricazione sovietica furono lanciati dai libici verso l'isola di Lampedusa per colpire la base Loran, allora gestita dagli americani. La stessa base dove adesso sarà allestita una tendopoli per ospitare gli altri extracomunitari che arriveranno nell'isola e che non trovano più posto nel Centro di accoglienza, dove sono ammassati circa 3.000 tunisini.

Ma questo non è più il primo dei problemi: adesso c'è la paura di potere diventare nuovamente un bersaglio di Gheddafi. "Siamo presi tra due fuochi, da una parte l'emergenza degli extracomunitari che hanno occupato l'isola, dall'altra quella più seria e pericolosa di un attacco libico contro la nostra isola", dice l'ex sindaco di Lampedusa Totò Martello che ricorda bene quel che accadde il 15 aprile del 1986. "Fu un pescatore appena attraccato al porto - racconta Martello - che ci disse di avere sentito un boato a poche miglia da Lampedusa dove stava pescando. Poi altri isolani cominciarono a raccontare di avere sentito altri rumori. Poi tutte le linee telefoniche si interruppero e restammo isolati per tutta la notte. E subito dopo dai telegiornali apprendemmo la notizia di due missili libici caduti a poche miglia. Non potevamo chiedere aiuto a nessuno, i telefoni, come ho detto, non funzionavano e scappammo via dal centro per trovare riparo da qualche altra parte".

Anche l'attuale sindaco, Dino De Rubeis, all'epoca giovane ragioniere di una società di import ed export dell'isola, ricorda quei drammatici momenti. "Lavoravo in un ufficio vicino al porto, erano da poco passate le 17 - rievoca  - ed in paese era scoppiato il panico. Tutti fuggivano, ed anch'io quando appresi che su Lampedusa erano arrivati i missili sono fuggito trovando rifugio nelle gallerie sulla roccia che erano state costruite durante la seconda guerra mondiale".

Enzo Billeci, muratore e all'epoca assessore comunale, spera che le notizie diffuse dai telegiornali sulle minacce di Gheddafi siano soltanto "proclami" di un leader alle corde. "Ma se Gheddafi decidesse davvero di colpirci - argomenta Billeci con tono preoccupato - sarebbe proprio la fine dell'isola. Altro che extracomunitari, qui adesso ci vuole qualcuno che possa proteggerci da queste minacce e non dall'arrivo degli extracomunitari".



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Emergenza in Yemen. Oltre 50 morti a Sanaa

Continua a salire il bilancio della strage compiuta ieri da cecchini. Scontri in Siria, 4 vittime

19 marzo, 13:51

Emergenza in Yemen. Oltre 50 morti a Sanaa
SANAA - E' salito a 52 morti e 127 feriti il bilancio della strage compiuta ieri da cecchini appostati sui tetti contro i manifestanti dell'opposizione nella capitale dello Yemen, Sanaa.

La protesta nello Yemen si e' trasformata in un inferno anche nella capitale: decine di manifestanti dell'opposizione sono stati massacrati a Sanaa da non meglio identificati ''cecchini'' appostati sui tetti. Poco dopo e' stato dichiarato lo stato d'emergenza. E' finita cosi' la grande protesta, migliaia di persone scese in piazza per quello che doveva essere il ''Venerdi' dell'avvertimento'' convocato dall'opposizione, che da mesi chiede la fine del regime del presidente Ali Abdullah Saleh, al potere da 32 anni.


Un bagno di sangue che ha suscitato lo sdegno di molte cancellerie occidentali, a cominciare dal presidente Usa, Barack Obama, che e' intervenuto rivolgendo allo stretto alleato yemenita la sua ''ferma condanna''. Il regime ha fatto di tutto per mostrarsi estraneo alla strage, e il presidente Saleh, dopo aver decretato lo stato d'emergenza, ha espresso ''rincrescimento'' per i morti - 25, secondo il bilancio ufficiale del ministero degli interni - che ha definito ''martiri della democrazia'' ed ha annunciato l'istituzione di una commissione d'inchiesta sulle circostanze delle uccisioni ''in tutte le citta' yemenite''. Il presidente ha assicurato quindi che ''la polizia non era presente e non ha percio' sparato.

Video di YouTube

C'erano elementi armati'', ha aggiunto. I testimoni riferiscono che stamani sulla piazza dell' Universita' di Sanaa, divenuta ormai la sede di un sit-in permanente dell'opposizione dallo scorso 21 febbraio contro il regime, i manifestanti che si erano radunati sono stati bersagliati dall'alto da ''cecchini'' appostati sui tetti degli edifici circostanti. ''La maggior parte dei feriti sono stati colpiti da proiettili alla testa, al collo o al petto'', dice un medico, mentre su Facebook circolavano foto, diffuse dagli oppositori, che mostrano giovani colpiti al volto e alla testa dalle pallottole. I manifestanti hanno combattuto con i cecchini, hanno ripetutamente tentato di penetrare negli edifici dove questi si asserragliavano, riuscendo - dice un giornalista dell'Afp - a catturarne sei. Uno dei cecchini e' precipitato da un tetto, non e' chiaro se gettato dai manifestanti inferociti o caduto nel tentativo di scappare. Ma anche la polizia, secondo il racconto dei testimoni che smentirebbero il presidente, era presente ed ha lanciato granate lacrimogene contro i manifestanti, usando anche proiettili veri. Dall'Occidente oggi e' piovuta su Sanaa una grandinata di critiche: ''Condanno nel modo piu' deciso le violenze avvenute oggi nello Yemen'', ha detto Obama, che ha esortato il presidente Saleh a ''mantenere la sua promessa di autorizzare le manifestazioni che si svolgono pacificamente''. Deplora la strage anche Parigi, mentre la responsabile della politica estera europea, Catherine Ashton, si dice ''costernata''. Anche il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha dichiarato la sua ''severa condanna'' della strage di Sanaa, esortando il regime yemenita al dialogo.


SIRIA: PROTESTE, ALMENO 4 MORTI E DECINE DI FERITI

di Lorenzo Trombetta

Almeno quattro morti, decine o forse centinaia di feriti e una città nel sud della Siria asserragliata e presidiata dalle forze di sicurezza, protette da elicotteri e carriarmati: è il bilancio di un pomeriggio di sangue in quello che fino a qualche giorno fa veniva descritto come il Paese arabo che sarebbe rimasto indenne dall'ondata di mobilitazioni anti-regime in corso nella regione. Le quattro vittime, "martiri" per i manifestanti, uccise oggi a Daraa, 120 km a sud della capitale, sono tutti giovani di età compresa tra i 20 e i 30 anni. Appartengono alle influenti tribù del sud della Siria, tradizionalmente ostile al regime baatista al potere da quasi mezzo secolo, e alla famiglia degli al-Assad, ai vertici del sistema con i loro clan alleati da 40 anni. Le manifestazioni erano state indette da ieri in tutte le città del Paese sui social network dopo che in soli tre giorni Damasco era stato teatro di raduni e cortei anti-governativi senza precedenti. La giornata di oggi era stata battezzata "venerdì della dignità" ed erano stati chiamati a partecipare "tutti i siriani liberi contro l'oppressione e l'ingiustizia degli al-Assad". Le notizie sono giunte a partire dalla tarda mattinata dai forum e dai siti Internet di informazione indipendente, gli unici in grado di raccontare mobilitazioni anti-governative in un Paese che da decenni reprime ogni forma di dissenso. Un centinaio di fedeli-manifestanti si sono riuniti nella Grande Moschea degli Omayyadi, nel cuore della città vecchia di Damasco. Al termine della tradizionale preghiera comunitaria, hanno preso a scandire slogan in favore della "libertà", oltre all'immancabile "Allahu Akbar" (Iddio è il più grande). Decine di loro hanno tentato invano di proseguire in corteo fuori dall'antico tempio, ma sono stati dispersi da agenti di sicurezza in borghese e in divisa armati di manganelli. Poco dopo, si sono diffuse notizie di manifestazioni e raduni analoghi anche a Homs, città a maggioranza sunnita 80 km a nord di Damasco, luogo natale della 'first lady' Assma al Akhras al Assad, e del primo ministro, suo zio, Muhammad Naji al Otri. Da Homs, il flusso di notizie sui social network si è spostato a raccontare, tramite testimonianze, foto e soprattutto video amatoriali, la mobilitazione anti-regime a Dayr al-Zor, importante centro sull'Eufrate all'estremo est del Paese, dove una partita di calcio è stata addirittura interrotta a causa delle agitazioni inscenate da migliaia di dimostranti. Dai confini con l'Iraq l'onda di protesta è giunta alla costa mediterranea: nella cittadina di Banyas, una delle roccaforti dei clan alawiti (branca dello sciismo a cui appartengono gli Assad e le famiglie a loro alleate). Qui centinaia di giovani e meno giovani, tutti uomini, si sono radunati dopo la preghiera e hanno ascoltato la lettura di un "documento rivoluzionario", da parte di uno shaykh religioso locale, in cui si chiede il rilascio di tutti i prigionieri politici, la fine dell'esilio forzato a tutti i dissidenti all'estero, l'abrogazione dello Stato d'emergenza in vigore dal 1963 (data dell'avvento del Baath) e la creazione di posti di lavoro per i giovani. Dalla tensione di Damasco, Banyas, Homs e Dayr az Zor alle violenze di Daraa, a pochi km dal confine con la Giordania. Stando alle ultime informazioni fornite dai testimoni oculari citati dagli attivisti che trasmettono tramite Twitter, Youtube e Facebook (un gruppo "Rivoluzione siriana contro Bashar al-Assad" ha superato 50.000 adesioni), la città meridionale é attualmente assediata dalle forze di sicurezza. Elicotteri atterrati nel locale stadio avrebbero trasportato truppe anti-sommossa da Damasco. Dalla capitale sarebbero giunti decine carri armati e in città sarebbe entrato in vigore il coprifuoco. L'agenzia ufficiale Sana, che ha fornito la versione ufficiale di quanto accaduto oggi a Daraa, ha attribuito "i disordini" a "infiltrati" che hanno commesso "atti vandalici", costringendo "le forze di sicurezza a intervenire nell'interesse dei cittadini". E su Facebook, gli attivisti ora denunciano: "i servizi di sicurezza e gli uffici locali del Baath stanno contattando tutte le scuole della regione di Daraa per inscenare domani una mega-mobilitazione in favore del regime".




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Radioattività in acqua, latte e spinaci

Ripartire le pompe per garantire la fornitura di acqua marina alle vasche

19 marzo, 19:04
Radioattività in acqua, latte e spinaci

HONG KONG - I sistemi di raffreddamento delle vasche di stoccaggio del combustibile esauto sono di nuovo in funzione nei reattori n5 e n6 della centrale di Fukushima. La svolta, riferisce la Tepco, è maturata dopo che gli ingegneri sono riusciti a far ripartire le pompe per garantire la fornitura di acqua marina alle vasche.

Tracce di iodio radioattivo sono state trovate nell'acqua di rubinetto a Tokyo e in altre aree limitrofe. Lo riferisce l'agenzia Kyodo. Poco prima il portavoce del governo aveva diffuso la notizia che erano stati riscontrati livelli di radioattivita superiori ai limiti legali nel latte prodotto nei pressi della centrale nucleare di Fukushima e negli spinaci coltivati nella vicina prefettura di Ibaraki. Intanto a Fukushima 1 i tecnici sono riusciti a connettere un cavo dell'energia a uno dei reattori danneggiati, ma l'elettricità deve essere ancora ripristinata. Registrata una forte scossa di terremoto di magnitudo 6.1 a circa 100 km da Tokio. Secondo esperti livelli di radioattività nell'aria a Tokio compatibili con valori di fondo naturale.

FUKUSHIMA:  RIPRISTINO ENERGIA ELETTRICA - I tecnici sono riusciti a connettere un cavo ad uno dei reattori della centrale di Fukushima 1 danneggiata, ma l'elettricità ancora deve essere ripristinata, secondo la società che gestisce la centrale.

Il gestore della centrale nucleare di Fukushima, la Tokyo Electric Power, ha annunciato che a breve sarà ripristinata l'elettricità all'interno del sito danneggiato dal terremoto, un passo importante per cercare di far funzionare le pompe di raffreddamento dell'impianto. L'energia elettrica dovrebbero essere ripristinata oggi per i reattori 1, 2, 5 e 6 e domani per i reattori 3 e 4. Lo ha annunciato l'Agenzia per la sicurezza nucleare.


GIAPPONE: OLTRE 18 MILA VITTIME, A 8 GIORNI DAL SISMA
- Il bilancio delle vittime del terribile terremoto e dello tsunami che ha colpito il Giappone, a otto giorni dalla catastrofe, e' salito a 7.197 vittime accertate e 10.905 dispersi. Lo ha riferito oggi la polizia nazionale giapponese.

UOMO RITROVATO VIVO NON E' UN SOPRAVVISSUTO 
- L'uomo che si pensava di aver ritrovato vivo otto giorni dopo il sisma che ha sconvolto il Giappone sarebbe in realtà un cittadino ritornato nella sua casa per constatare i danni subiti in seguito al terremoto. Lo riferisce un portavoce dell'esercito giapponese.

ALZATO IL LIVELLO DI ALLARME NUCLEARE - Il Giappone alza il livello d'allarme alla centrale nucleare di Fukushima da 4 a 5. Lo riferisce l'Aiea. Nei reattori 1, 2 e 3 il nocciolo è parzialmente fuso. I contenitori che racchiudono le barre di combustibile sarebbero invece integri, secondo fonti italiane a diretto contatto con il gestore della centrale di Fukushima 1 (Tepco) e l'Autorità giapponese per la sicurezzanucleare e industriale. La crisi nucleare in Giappone 'rimanemolto grave' ma 'il Giappone si riprenderà' ha affermato il primo ministro Naoto Kan, 'ricostruiremo il paese dalle rovine'.
La Banca centrale decide un'ulteriore iniezione di liquidità nel sistema finanziario per calmare i mercati, mentre il G7 dispone un intervento coordinato sui mercati valutari per scongiurare per Tokyo rischi recessione, borse europee in rialzo.

AIEA: SITUAZIONE SEMPRE GRAVE, MA STABILE - La situazione alla centrale nucleare di Fukushima in Giappone continua a essere grave ma è stabile, secondo quanto indicato dall'Aiea a Vienna. Le maggiori preoccupazioni le destano i reattori dall'1 al 4, mentre di positivo va riscontrato il fatto che i soccorritori sono riusciti a pompare acqua nei contenitori dei reattori.



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DALL'IRAN AGLI USA, LE CENTRALI IN ZONE SISMICHE


Centrali e rischio sismico 

COME FUKUSHIMA, 20% REATTORI IN ZONE SISMICHE. DA CALIFORNIA A IRAN, DIVERSI IMPIANTI VICINO A FAGLIE
Non c'e' solo il Giappone, costretto dalla sua posizione geografica proprio in mezzo alla 'cintura di fuoco' dei terremoti, ad aver costruito le proprie centrali nucleari in aree sismiche. Un reattore su cinque attualmente in attivita' si trova in zone dove prima o poi potrebbe avvenire un scossa forte, anche se non quanto quella che ha sconvolto il paese asiatico in questi giorni, e proprio le conseguenze del terremoto sull'impianto di Fukushima ha cominciato ad instillare il dubbio sui criteri di costruzione in alcuni scienziati.

Il dato sui reattori a rischio sismico, il 20% dei 440 tuttora in funzione, e' fornito da un documento della World Nuclear Association, che riunisce i principali costruttori: "Ma l'essere in un'area sismica non costituisce di per se' un problema - si legge nel rapporto - gli impianti sono progettati per resistere al peggior sisma che si puo' verificare ragionevolmente nell'area". Oltre a quelli in attivita', anche 62 impianti ora in costruzione sorgono vicino a faglie conosciute, così come molti dei 400 per cui sono state chieste le autorizzazioni come ad esempio quello che dovrebbe sorgere in Turchia e il cui progetto, secondo una dichiarazione del premier Erdogan, non subira' variazioni.

Secondo l'associazione praticamente tutti i reattori giapponesi sono a rischio 'alto' o 'molto alto' di essere soggetti a un forte terremoto nei prossimi 50 anni. Al massimo livello di rischio ci sono anche sei reattori a Taiwan e quattro negli Usa, di cui tre in California e uno nello stato di Washington. Hanno rischio da alto a moderato anche un reattore in Pakistan e uno in India, oltre a quelli in programma in Iran. Per quanto riguarda l'Europa invece nessuna delle centrali sorge in zone considerate a rischio, tranne alcuni reattori sperimentali nel Sud est della Francia.

Anche se nella progettazione si tiene conto dell'eventualita' di un terremoto e si guarda al peggiore possibile, secondo alcuni ricercatori le stime potrebbero essere per difetto, a causa della mancanza di informazioni sui terremoti del passato. Se un sisma molto grande si verifica ogni mille anni, ad esempio, potrebbero essersi perse le tracce storiche: "Quello che e' successo in Giappone, ad esempio, e' un'indicazione chiara del fatto che non abbiamo tenuto conto della possibilita' di un evento che era al di la' dell'esperienza storica ma tuttavia possibile - spiega al sito Physorg.com Ross Stein, sismologo dell'US Geological Survey - penso che ci siano profonde implicazioni per tutti dalla presa di coscienza della poverta' delle nostre informazioni".

 LE CENTRALI NUCLEARI NEL MONDO - Sono 442 i reattori nucleari attivi nel mondo, concentrati in 29 Paesi e costruiti da un piccolissimo gruppo di aziende (non arrivano a una decina). L'Europa occupa un ruolo di primo piano, con 148 reattori attivi in 16 Paesi. La produzione mondiale complessiva e' pari a 375.000 GW(e).

Ai reattori gia' attivi ne vanno aggiunti 65 in fase di costruzione, 8 dei quali in Europa (2 in Bulgaria, Romania e Slovacchia, 1 in Finlandia e in Francia).

E' in Cina che in questo momento e' attivo il maggior numero di cantieri nel mondo, con 27 centrali in costruzione. Intensa anche l'attivita' nella federazione Russa (11), seguita da India e Corea (5 ciascuno), Bulgaria, Giappone, Slovacchia e Ucraina (2 ciascuno) e infine Argentina, Brasile, Finlandia, Francia, Iran, Pakistan e Stati Uniti (1).

A costruirle e' un piccolo numero di aziende che comprende la francese Areva, le americane General Electrics e Westinghouse, le giapponesi Toshiba e Hitachi.

Altre aziende costruttrici sono attive in Corea, Russia e Cina. Il primato mondiale per numero di reattori nucleari in funzione spetta agli Stati Uniti, con 104, seguito da Francia (58), Giappone (54) e Federazione Russa (32). A distanza si trovano Corea (21), India (20), Gran Bretagna (19), Canada (18), Germania (17), Ucraina (15), Cina (13), Svezia (10). Al di sotto si trovano: Spagna (9), Belgio (7), Repubblica Ceca e Taiwan (6 ciascuno) e Svizzera (5).

Chiudono l'elenco Finlandia, Ungheria e Slovacchia (4 reattori ciascuno), Argentina, Brasile, Bulgaria, Messico, Pakistan, Romania e Sudafrica (2), Armenia, Olanda e Slovenia (1 ciascuno).

I reattori attivi hanno un'eta' media compresa fra 24 e 31 anni. Dei 442 attivi, 33 stanno funzionando da 27 anni e 32 da da 26. Le centrali piu' vecchie, quelle di prima generazione, sono state ormai smantellate (ne restano in funzione una o due a scopo sperimentale) e tutte le centrali attualmente attive nel mondo sono di seconda generazione. La terza generazione e' al nastro di partenza in Europa, con una centrale in Finlandia e una in Francia, e inoltre in Cina, Giappone e Corea.

I reattori entrati in funzione piu' di 30 anni fa, come quelli della centrale giapponese di Fukushima sono complessivamente 152, dei quali 14 hanno piu' di 40 anni. I reattori piu' giovani, con meno di 20 anni, sono 79 e di questi 29 hanno meno di 10 anni.



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Nucleare, acqua radioattiva nel lago Ontario in Canada

Centrale nucleare Canada
Migliaia di litri di acqua radioattiva sono finiti nel lago Ontario, in Canada, a causa di un incidente in un impianto nucleare. Secondo la società che gestisce la centrale atomica, l'Ontario Power, gli effetti per l'ambiente sono «trascurabili» e l'incidente non avrà «implicazioni» per la salute umana.

La società, proprietà del governo provinciale dell'Ontario, ha riferito che nel lago sono stati riversati 73mila litri di acqua radioattiva. La centrale nucleare di Pickering, una delle cinque in Canada, è situata a 25 chilometri da Toronto, la città più popolosa del Paese con 2,6 milioni di abitanti.


La fuga di materiale radioattivo, provocato da un difetto nella guarnizione della pompa, è stata fermata non appena individuata . «Da un punto di vista normativo, si tratta di un evento a un livello (di pericolosità) molto basso: non c'è alcuna consequenza sulla qualità dell'acqua potabilità», ha detto la società. Anche la Commissione canadese per la sicurezza nucleare ha definito «trascurabile» il rischio per l'ambiente e la salute umana.



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Raffreddati due reattori, torna l'elettricità 

Tokyo, tracce di radioattività nell'acqua

Secondo l'Aiae la situazione nella centrale colpita dal terremoto, si evolve "nella giusta direzione". Anche se "non e' ancora chiaro se le pompe dell'acqua sono state danneggiate o se funzioneranno". Sale a ventimila il bilancio di morti e dispersi

Raffreddati due reattori, torna l'elettricità  Tokyo, tracce di radioattività nell'acqua

ROMA - Timidi segnali di speranza a Fukushima. La situazione nella centrale colpita dal terremoto, assicura l'Aiea a Vienna, si evolve "nella giusta direzione". Questo perché i tentativi di ripristinare la corrente sono, almeno in parte, sono riusciti. Ovviamente l'emergenza è tutt'altro che terminata e gli stessi esperti non possono escludere imprevisti e un improvviso precipitare della situazione.

I reattori.
Nei reattori 1, 2, 3 e 4 la situazione rispetto a ieri non è peggiorata, mentre i sistemi di raffreddamento delle vasche di stoccaggio sono di nuovo in funzione nei reattori 5 e 6. La svolta, riferisce la Tepco, è maturata dopo che gli ingegneri sono riusciti a far ripartire le pompe per garantire la fornitura di acqua marina alle vasche. I satelliti mostrano anche che i reattori 5 e 6 non presentano segni visibili di gravi danni e dal blocco 2 non esce neanche più fumo: "E' un buon segnale", commentano dalla Aiea. Ma il responsabile Graham Andrew avverte: "'Non e' ancora chiaro se le pompe dell'acqua sono state danneggiate o se funzioneranno quando l'elettricità verrà riattivata".

VIDEO Le carcasse dei reattori 1


LA MAPPA 2

Operai contaminati. Sei lavoratori dell'impianto nucleare impegnati nelle operazioni di emergenza sono stati sottoposti ad un livello eccessivo di radiazioni. E' quanto riferisce l'agenzia giapponese Kyodo citando una fonte della compagnia Tokyo Electric Power. L'azienda precisa che gli operai stanno comunque continuando a lavorare perchè non mostrano segni evidenti di contagio.

Cibo e acqua. La scoperta di tracce di radioattività nell'acqua di Tokyo e di generi alimentari - il latte e gli spinaci - contaminati dalle radiazioni uscite dalla centrale nucleare aumenta l'angoscia nel paese e rende ancora più difficile la situazione dei quasi 400mila sfollati bloccati nelle zone devastate dal terremoto e dallo tsunami. Il campione d'acqua risultato positivo conteneva 1,5 becquerel per chilogrammo di iodio 131, un apercentuale molto al di sotto del limite di 300 bequerel fissato per legge. Le misurazioni dell'aria a Tokyo, effettuate oltre che dalle autorità giapponesi anche dall'Aiea e da esperti dell'ambasciata italiana, hanno comunque riscontrato livelli "del tutto compatibili con i valori del fondo naturale". Per quanto riguarda gli alimenti le autorità giapponesi hanno confermato la presenza di iodio radioattivo in prodotti alimentari nella zona di Fukishima e stanno valutando l'opportunità di fermare la vendita di questi generi provenienti dall'area.

Emergenza rifugiati.
I rifugiati sono alle prese, oltre che con le radiazioni, con la mancanza di energia per il riscaldamento e la scarsità di tutti i prodotti di prima necessità causata dall' impraticabilità delle strade aggravata dai sempre più frequenti rifiuti degli autisti di raggiungere le aree più a rischio, e da temperature che sono scese fino a 5 gradi sotto zero. "Quelli che potevano scappare sono già scappati", afferma una donna di Minamisoma, una cittadina di 70mila abitanti a 25 chilometri dalla centrale, "quelli che sono rimasti sono quelli che non sanno dove andare". A Sendai i grandi magazzini Fujisaki hanno riaperto, anche se molti degli scaffali rimangono vuoti. "Speriamo di aiutare a riportare la calma e a far tornare la gente a una vita normale, poco a poco", ha spiegato un funzionario.

Il bilancio. Ha raggiunto quasi quota 20 mila la conta di vittime e dispersi. L'agenzia di polizia nazionale ha parlato di 7,653 morti e 11,746 ufficialmente dispersi, per un totale di 19,399 persone.  Secondo le organizzazioni umanitarie, i feriti in modo serio sono almeno 2.350. Medici Senza Frontiere riferisce che i suoi volontari nei centri di raccolta hanno rilevato tra gli anziani malattie croniche come ipertensione, malattie al cuore e diabete. Sono stati denunciati anche casi di disidratazione e di ipotermia. Save The Children ha affermato di aver trovato "delle sacche di profonda crisi umanitaria".





ECONOMIA E LAVORO



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Rosarno dimenticata:

integrazione in salita e nuovi ghetti a oltre un anno dalla rivolta

di Marco Todarello

111139 300x225 Rosarno dimenticata: integrazione in salita e nuovi ghetti a oltre un anno dalla rivoltaCon il primo sole di primavera, a Rosarno è tempo di bilanci. La prima stagione agrumicola dopo la rivolta del gennaio 2010 volge al termine, e nella cittadina calabrese la situazione socio-sanitaria è ancora precaria, come tutta in salita è la strada verso l’integrazione.

Circa 800 lavoratori stranieri, secondo le stime di “Radici” e dell’Osservatorio migranti (il Comune non ha mai fatto un vero monitoraggio e non esistono dati ufficiali), hanno trascorso l’inverno a Rosarno. Hanno trovato asilo in casolari e ruderi nelle campagne, i nuovi ghetti dopo la chiusura delle fabbriche abbandonate che furono teatro della rivolta. Oggi i migranti sono un terzo rispetto ai 2.500 delle stagioni 2009-2010, ma l’emergenza abitativa è tutt’altro che risolta. E un altro sgombero, avvenuto negli scorsi giorni, lo ha confermato. Venti nordafricani sono stati cacciati da tre appartamenti pericolanti nel centro storico della città, dove vivevano in condizioni igieniche disastrose, senza corrente elettrica né acqua potabile. Dopo le procedure di identificazione, per molti di loro si apriranno le porte dei CIE di Crotone e Bari, oggi già sovraffollati in seguito all’emergenza libica.

«Aspettiamo di vedere che fine faranno – spiega Giuseppe Pugliese dell’Osservatorio migranti, da anni impegnato nell’assistenza ai braccianti stranieri – ma è opportuno pensare a un’alternativa all’espulsione senza se e senza ma. Dopo la rivolta di un anno fa, decine di ragazzi subirono il decreto di espulsione dopo aver trascorso sei mesi al CIE di Bari. Poi però cominciarono a vagare per l’Italia perché soli, senza documenti, senza soldi e senza meta».

Una norma, quella prevista dalla Bossi-Fini (che include l’arresto per chi non adempie il decreto di espulsione), che secondo molti giudici è anche inapplicabile, dopo che la direttiva Ue sui rimpatri (115/2008) ha stabilito che lo straniero “non può essere privato della propria libertà personale” e che “si dovrebbe preferire il rimpatrio volontario a quello forzato, con la concessione di un termine per la partenza”. Pertanto alcuni tribunali hanno scarcerato gli stranieri accusati di reato di clandestinità.

Il Comune di Rosarno, che dopo un lungo commissariamento da dicembre 2010 è guidato da una giunta di centro-sinistra, ha provato a tamponare l’emergenza allestendo (grazie al contributo della protezione civile e della Regione Calabria) dei mini appartamenti prefabbricati con bagno, in un primo momento destinati a dare alloggio a 120 persone, solo se regolari, ma che oggi ne ospitano solo 60. Una “soluzione temporanea” secondo il sindaco Elisabetta Tripodi, un “fuoco di paglia, non adeguato a risolvere il problema alloggi” secondo le associazione umanitarie locali.

“Se il campo di accoglienza è stato creato per l’emergenza umanitaria – aggiunge Pugliese –non si può poi creare discriminazione tra chi ha il permesso di soggiorno e chi non ce l’ha. Per il futuro noi proponiamo soluzioni diverse per l’accoglienza, come degli incentivi per ristrutturare le case disabitate della città, spesso fatiscenti. I proprietari potrebbero così affittarle agli immigrati a prezzi popolari durante la stagione di raccolta, e gestirle a proprio piacimento nel resto dell’anno”.

Tuttavia l’emergenza abitativa è solo uno dei problemi di Rosarno, emersi durante la rivolta dello scorso anno. La profonda crisi del mercato agrumicolo, accelerata dalla strategia monopolista della grande distribuzione organizzata, produsse la disoccupazione cronica che contribuì a innescare le tensioni poi sfociate negli scontri. Il crollo del prezzo delle arance creò una sovrabbondanza di manodopera straniera che fu sempre più asfissiata: senza più nemmeno la speranza di un impiego (già dal 2008 la maggior parte dei lavoratori stagionali non lavorava più), schiava di orribili condizioni di vita e vittima di sempre più frequenti episodi di razzismo, la comunità dei migranti era da tempo una bomba a orologeria.

La crisi delle piccole aziende agricole e le semischiavitù dei braccianti sono dunque due facce della stessa medaglia, e ciò che si cerca di fare adesso è aiutare i piccoli contadini a sottrarsi al gioco della grande distribuzione. Con la campagna “SOS Rosarno”, il consorzio Equosud ha creato un gruppo di piccoli agrumicultori, singoli o associati in cooperative, che assumono regolarmente la manodopera impiegata (per oltre il 50% immigrata) per produrre agrumi biologici senza sfruttamento dei lavoratori. Attraverso la rete dei GAS, i contadini vendono gli agrumi a un prezzo più giusto (1,04€ al kg. le arance, 1,24€ mandarini e clementine, spedizione compresa), anche per chi acquista, con l’obiettivo di collegare produttori e consumatori saltando i canali della grande distribuzione organizzata. Così i lavoratori sono retribuiti adeguatamente per vivere con dignità. Una cooperativa della rete Equosud, ad esempio, nella raccolta di febbraio è riuscita a pagare 40 euro la giornata di lavoro di un gruppo di braccianti (contro i soliti 20-25 in nero). Un fatto rivoluzionario, e che potrebbe essere l’inizio di un nuovo corso.

La sostenibilità sociale, ambientale ed economica sono dunque inscindibilmente intrecciate, e le parole del presidente della Coldiretti calabrese Pietro Molinaro sono la prova: “L’accoglienza dei braccianti africani deve combinarsi con la lotta alla concorrenza sleale delle multinazionali e con la pianificazione sostenibile del territorio”.



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Marchionne: "effetto" Giappone anche sull'auto

Al Lingotto l'ad della Fiat ha presentato a Napolitano la nuova Thema

19 marzo, 12:24
Napolitano e Marchionne

TORINO  - "Per il momento non vediamo alcun impatto, c'é troppa incertezza. Ma l'impatto ci sarà anche sull'industria automobilistica, a catena sui fornitori". Così l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne ha risposto ai giornalisti sulle ripercussioni della situazione giapponese. "La domanda è quanto durerà quell'evento - ha detto Marchionne che ha accolto davanti al Lingotto il capo dello Stato Giorgio Napolitano - e che impatto avrà. C'é troppa incertezza".

PRESENTATA NUOVA THEMA AL CAPO DELLO STATO 
- L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha presentato al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, la Thema, nuova ammiraglia del gruppo. Con Marchionne c'era Gianluigi Gabetti, presidente d'onore di Exor. Ad attendere Napolitano davanti al Lingotto erano presenti anche il presidente della Regione, Roberto Cota, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il vicesindaco Tom Dealessandri, il presidente della Provincia, Antonio Saitta e il sottosegretario alle Infrastrutture, Mino Giachino.

NAPOLITANO: 'THEMA BELLISSIMA, ASPETTO DI POTERLA USARE' - "E' una macchina bellissima, aspetto di poterla usare" Così il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha definito la nuova Thema che l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne gli ha fatto vedere davanti al Lingotto. Napolitano è poi andato al nuovo Museo nazionale dell'Automobile che viene inaugurato oggi, dove all'uscita si è fermato davanti alla 500. "E' un esempio - ha affermato - di come possiamo marciare nel mondo nella nuova era".



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Più Irpef regionale da 2011, tetto a poveri

Modello per sanita' anche una regione sud

19 marzo, 14:56

Già da quest'anno le regioni potranno manovrare l'addizionale Irpef regionale, diminuendola o anche aumentandola dallo 0,9 fino all'1,4%. Lo prevede il nuovo testo del decreto attuativo del federalismo fiscale su fisco regionale e provinciale, contenuto nel parere del relatore di maggioranza al provvedimento, Massimo Corsaro (Pdl) e che l'Ansa é in grado di anticipare. "A decorrere dall'anno 2011 - si legge nel testo - ciascuna regione a Statuto ordinario può, con propria legge, aumentare o diminuire l'aliquota dell'addizionale regionale all'Irpef di base". Sono previsti, però tetti, per gli scaglioni di reddito più bassi.

Resta, come previsto nel decreto 'originario', un tetto agli aumenti: la maggiorazione, infatti, "non può essere superiore: allo 0,5 per cento, sino all'anno 2013; all' 1,1 per cento, per l'anno 2014; al 2,1 per cento, a decorrere dall'anno 2015. Resta fermo che se la regione ha disposto una riduzione dell'Irap (possibile in base al decreto) non può sforare il limite del +0,5% di Irpef. Inoltre "la maggiorazione oltre lo 0,5 per cento non trova applicazione con riferimento ai titolari di redditi complessivi rientranti nei primi due scaglioni di reddito".

MODELLO PER SANITA' ANCHE UNA REGIONE SUD  - Ci sarà anche una regione del sud, probabilmente la Basilicata, a fare da modello per il calcolo dei costi e dei fabbisogni standard ai quali si dovranno adeguare tutte le regioni in base al federalismo regionale. Lo prevede il parere sul decreto su fisco regionale, provinciale, città metropolitane e sanità depositato ieri in commissione bicamerale dal relatore di maggioranza, Massimo Corsaro che l'Ansa è in grado di anticipare.
Nel decreto rimane la previsione per cui lo standard, applicato dal 2013, viene stabilito sulla base di parametri relativi a tre regioni scelte dalla Conferenza Unificata su una rosa di cinque (di cui obbligatoriamente la prima, che dovrebbe essere la Lombardia) indicate dal ministero della Salute di concerto con il Tesoro, tra quelle non soggette a piani di rientro e che abbiano garantito l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza in condizione di equilibrio economico. Ma viene anche previsto che "nella individuazione delle regioni si dovrà tenere conto dell'esigenza di garantire una rappresentatività in termini di appartenenza geografica al nord, al centro e al sud, con almeno una regione di piccola dimensione geografica". Le regioni più virtuose saranno inoltre premiate perché "eventuali risparmi nella gestione del servizio sanitario nazionale effettuati dalle Regioni rimangono nella disponibilità delle regioni stesse". Le tre regioni benchmark in base a questo schema presumibilmente dovrebbero essere Lombardia, Toscana e Basilicata.




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Rinnovabili, l'idea di Tremonti: "Finanziarle con gli Eurobond"

"Dopo quello che è successo in Giappone è impossibile che tutto proceda come prima", ha detto al Forum della Confcommercio il responsabile dell'Economia. E sul nucleare ha aggiunto: "Ci vuole una fase di riflessione e di calcolo, perché c'è anche il costo delle dismissioni delle centrali".

Rinnovabili, l'idea di Tremonti "Finanziarle con gli Eurobond" Giulio Tremonti, ministro dell'Economia

CERNOBBIO - "C'è il debito pubblico, c'è il debito privato, ma c'è anche il debito atomico da calcolare". Secondo il ministro dell'Economia, sulla questione nucleare "bisogna riflettere, discutere e vedere chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso". Riferendosi ai Paesi dotati dell'energia atomica ha detto, parlando al Forum della Confcommercio a Cernobbio: "Se gli altri Paesi non avessero il nucleare bisognerebbe ricalcolare il Pil". "Pensate - ha proseguito - che nel calcolo di chi ha il nucleare non è considerato il costo del decommissioning (lo smantellamento delle centrali atomiche, ndr)". Un costo che, secondo il ministro, "sicuramente va calcolato e se lo si facesse, molti dei Paesi che hanno il Pil maggiore del nostro sarebbero indietro".

La situazione attuale, con "la Storia che è tornata a camminare tra noi" con i moti nel Nordafrica e nel Medio Oriente e la crisi nucleare in Giappone, "secondo me - ha aggiunto Tremonti - sarebbe una ragione in più per fare delle scelte, come finanziare con gli Eurobond forme di energie alternative". 

Tremonti ha parlato anche degli effetti economici generali del sisma in Giappone. "Potrebbe avere conseguenze sulla stabilità finanziaria dei mercati globali. "E' probabile - ha spiegato Tremonti parlando della situazione in Giappone - che questo processo generi ulteriori effetti di instabilità finanziaria, anche a causa del ritiro dei capitali
per la ricostruzione del Paese". Per Tremonti, infatti, dopo il terremoto che ha colpito il paese,  "è abbastanza difficile che tutto proceda come prima".
Inoltre, la calamità naturale che ha colpito il Giappone rende più facile che si avvii una fase di riflessione sul tema energetico piuttosto che tutto continui come prima, ha aggiunto Tremonti. "Quello che è successo in Giappone - ha spiegato il ministro - pone una questione fondamentale che è quella energetica. È più difficile che tutto continui come prima, è più facile una fase di riflessione e di calcolo".

E sul tema delle energie rinnovabili interviene la Cgil, criticando la riduzione degli incentivi: rischia di mettere in ginocchio un settore che conta oltre 100mila addetti e il futuro di centinaia di aziende. Nel corso di questi anni, infatti, le energie rinnovabili hanno offerto concrete opportunità di crescita industriale, creando un segmento di occupazione 'verde' che nel tempo ha superato per dimensioni settori tradizionali come quello della ceramica e del legno. L'impatto del decreto approvato dal governo, in attesa di ridefinire il meccanismo degli incentivi come annunciato ieri, si prospetta infatti 'catastrofico' nei confronti di un settore fatto di 85mila imprese e che, soprattutto, è l'unico in crescita, e non in recessione, nel Mezzogiorno.

Sono soprattutto le prospettive del settore, antecedenti alle decisioni di una stretta ai bonus varata dal governo, a fornire l'importanza strategica del settore sul piano economico e occupazionale. "Dall'analisi effettuata sui diversi studi realizzati - spiega il dossier realizzato dalla Cgil - sia da osservatori nazionali che internazionali sono infatti emerse interessanti possibilità di sviluppo delle rinnovabili secondo le quali, nella ipotesi di massima potenzialità delle opportunità, l'occupazione lorda nel settore può raggiungere le 250 mila unità con una predominanza delle biomasse, del fotovoltaico e dell'eolico".

Sul decreto Romani, la Cgil non si pone in maniera pregiudiziale contro la riduzione degli incentivi per le rinnovabili, "ritenendo infatti che un naturale abbassamento sia nella natura stessa dell'incentivo", ma sostiene sia "inammissibile la revisione retroattiva del periodo di vigenza i". Secondo il decreto Romani, infatti, il fotovoltaico potrà godere degli incentivi previsti dal terzo conto energia (2011-2013), fissati nell'agosto dello scorso anno ed entrati in vigore il primo gennaio 2011, solo fino al 31 maggio sempre di quest'anno, e non più fino al 2013.

Successivamente a tale data verranno stabilite nuove tariffe e nuove modalità di incentivazione, ridotte rispetto a quelle previste dal terzo conto energia solo 6 mesi prima, che dovranno essere rese note a breve. A preoccupare infatti è il cambio delle regole mentre si sta giocando: "Bisogna salvaguardare gli investimenti che sono stati avviati con il quadro precedente di incentivazione e, allo stesso tempo, bisogna dare certezza alle imprese che scommettono e alle banche che investono per non esporre l'Italia al rischio di screditarsi con l'intera comunità finanziaria internazionale".

Dal canto suo, il ministro Romani, parlando anche lui a Cernobbio, ha spiegato che "è arrivato il momento per questo paese di fare un bilancio, di fronte alla grande possibilità di espansione delle rinnovabili va però valutata la questione che questa espansione non venga caricata sulla bolletta degli italiani. Gli italiani non
possono pagare un costo eccessivo delle energie rinnovabili nella loro bolletta". Romani ha invocato l'adozione di un "meccanismo di sistema che sia compatibile con gli investimenti fatti finora e con il fatto che cittadini e imprese non possono pagare l'energia più cara del 30% rispetto agli altri paesi".

Notiziario Ansa

Expo:Slitta assemblea ricapitalizzazione

Moratti, rinvio di due settimane

19 marzo, 19:22

Expo:Slitta assemblea ricapitalizzazione
(ANSA) -
ROMA, 19 MAR - Il sindaco di Milano e commissario straordinario dell'esposizione universale del 2015 Letizia Moratti ha annunciato che l'assemblea dei soci per la ricapitalizzazione della societa' Expo 2015 spa, prevista per lunedi' prossimo, e' stata rinviata di un paio di settimane per consentire agli azionisti di essere in grado di onorare i propri impegni finanziari.



Tremonti studia legge Canada anti-opa

Facciamo shopping giuridico

19 marzo, 18:26

(ANSA) - ROMA, 19 MAR - ''Sto studiando una legge canadese''. Lo ha affermato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, lasciando il forum Confcommercio di Cernobbio senza rilasciare altre dichiarazioni ai giornalisti. ''Stiamo facendo shopping giuridico - ha proseguito - e mi hanno detto che c'e' una legge canadese che fu applicata contro l'Eni''. A chi gli chiedeva i contenuti di tale legge il ministro ha replicato: ''Guardate su internet, c'e' tutto''.

Tremonti, eurobond per rinnovabili

Lo ha detto il ministro al forum di Confcommercio

19 marzo, 18:13



(ANSA) -
ROMA, 19 MAR - ''La storia e' tornata a camminare tra noi'': con i conflitti in nord Africa e la crisi nucleare in Giappone ''secondo me sarebbe una ragione in piu''' per fare delle scelte come ''finanziare con gli eurobond forme di energia alternative''. A sostenerlo e' il ministro dell'Economia Giulio Tremonti intervenendo al forum di Confcommercio: ''questo vuol dire - ha sottolineato il ministro - avere una visione''.






Pirelli: polo Settimo piu' moderno mondo

Presidente Pirelli accoglie Napolitano

19 marzo, 16:28

Pirelli: polo Settimo piu' moderno mondo
(ANSA) -
TORINO, 19 MAR - ''La visita del capo dello Stato ha aumentato l'entusiasmo che gia' esiste in questa fabbrica che e' la piu' moderna del mondo, con oltre settanta brevetti e tecnologie avanzate''. Lo ha detto il presidente Pirelli, Marco Tronchetti Provera, ricevendo a Settimo Torinese il capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Il Polo di Settimo Torinese, che occupa oltre 1.200 persone, entrera' a regime quest'anno. La produzione potra' superare i 3,5 milioni di pneumatici all'anno.



Libia:petrolio sotto i 400 mila barili

Lo dice il presidente della Noc

19 marzo, 15:22


Libia:petrolio sotto i 400 mila barili
(ANSA)
- ROMA, 19 MAR - La produzione di petrolio della Libia e' calata sotto i 400.000 barili al giorno dopo che i grandi gruppi internazionali hanno fermato le operazioni nel Paese. Lo ha detto il presidente della National Oil Corporation (Noc), Shokri Ghane








Fincantieri: Landini, no a chiusure

Fiom dice no a ridimensionamento, serve tavolo Governo

19 marzo, 14:51

Fincantieri: Landini, no a chiusure
(ANSA)
- TRIESTE, 19 MAR - ''Non bisogna chiudere i cantieri, ma fare investimenti e qualificare il tipo di navi che si fanno''. Lo ha detto il segretario della Fiom Maurizio Landini, parlando della situazione di Fincantieri. Landini ha ricordato che da mesi la Fiom chiede al Governo ''un tavolo su tutta la cantieristica'' e si e' detto in disaccordo con le ipotesi circolate di un ridimensionamento della capacita' produttiva dell'azienda, aggiungendo che il sindacato non accettera' tagli occupazionali o di produzione





Federalismo:Uil,rischio stangata Irpef

Da 2015 possibile impennata 83%

19 marzo, 13:10

Federalismo:Uil,rischio stangata Irpef
(ANSA) - ROMA, 19 MAR - L'ipotesi contemplata nello schema di decreto per il federalismo fiscale regionale potrebbe comportare dal 2015 aumenti dell'addizionale regionale Irpef di 226 euro medi annui a contribuente (+82,8%), passando dagli attuali 273 euro a 499 euro. E' quanto denuncia la Uil in base ad una simulazione che considera il caso in cui tutte le Regioni si avvalessero della facolta', prevista dalla bozza di decreto, di aumentare l'aliquota fino al 3%, gradualmente fino al 2015.





Fiat: morto Ghidella, l'Ad del gruppo negli anni '80

Guidò il rilancio del Lingotto lanciando la Uno e altri modelli di successo

19 marzo, 10:51

Vittorio Ghidella, amministratore delegato della Fiat, presenta la UNO 

TORINO - Vittorio Ghidella, amministratore delegato della Fiat negli anni Ottanta, e' morto a Lugano per un male incurabile. Al suo nome sono legati modelli che hanno segnato il rilancio della casa torinese, dopo un periodo di grave crisi, come la Uno, la Croma, la Lancia Delta, la Thema, la Tipo e l'Autobianchi Y10.

Ghidella era nato a Vercelli nel 1931; aveva lasciato il vertice della Fiat nel 1988 per contrasti con Cesare Romiti, allora amministratore delegato del gruppo che lo aveva sostituito nella carica di ad di Fiat Auto prima di cederla a Paolo Cantarella. Ghidella aveva iniziato la sua attività alla Skf, azienda produttrice di cuscinetti a sfere, nella sede principale a Stoccolma. Guidò poi la New Holland, società di macchine agricole del gruppo Fiat.

Dopo un periodo negli Stati Uniti, nel 1979 l'Avvocato Gianni Agnelli lo volle a Torino alla Fiat Auto per rilanciare l'azienda in un momento di grave crisi. Firmò, dopo la marcia dei quarantamila, l'accordo che chiuse la difficile vertenza del 1980 con le lotte operaie durate 35 giorni. Con i nuovi modelli rinnovò la Fiat Auto che divenne in quegli anni il primo costruttore europeo e il quinto nella classifica mondiale. Lo scontro con Cesare Romiti arrivò dopo nove anni al vertice.

Nel 2010 Ghidella indicò fra le cause del contrasto con i vertici Fiat la sua proposta di partnership con la Ford e, nel rivendicare il lavoro svolto, sottolineò come l'azienda fosse fosse ritornata, in poco tempo, nella condizione di crisi nella quale l'aveva trovata.

Nel 1993 Ghidella perse la figlia ventenne Amalia, in un incidente stradale. Alla sua memoria è stata intitolata una fondazione a sostegno di attività culturali e sportive.



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Nube rossa dall'Ilva, protestano le donne

"Una marcia contro le ciminiere in città"

Sul gruppo Facebook del comitato 'Donne per Taranto' le immagini della fuoriuscita di fumo scuro dall'impianto. Il 2 aprile la manifestazione per raccogliere le firme e chiedere la creazione delle mappe epidemiologiche per controllare i livelli di inquinamento

di GIOVANNI DI MEO

Nube rossa dall'Ilva, protestano le donne "Una marcia contro le ciminiere in città"

A Taranto i cittadini tornano in prima linea nella lotta all'inquinamento. Ed alla testa di chi chiede più tutela per l'ambiente in riva allo Ionio ci sono le donne. Si chiama proprio "Donne per Taranto" il comitato che sul web ha lanciato l'allarme per una nube rossa levatasi dallo stabilimento siderurgico Ilva nella mattinata di ieri.  "Ci scontriamo ormai giornalmente con 'fumi' e nuvole fuoriusciti dall'area industriale - dicono - ai quali non solo non ci abituiamo ma accrescono la nostra rabbia e il nostro impegno nel proseguire la nostra lotta a favore della tutela della vita e della salute. Riprese notturne a raggi infrarossi, foto e riprese effettuate di giorno, ci attestano scenari apocalittici cui la città è costretta a fare i conti a scapito della propria salute".


GUARDA LE IMMAGINI

Su Facebook sono stati postate una serie di immagini, "scatti raccolti da una di noi al quartiere Tamburi. Il fumo rosso è finito sulle case del quartiere. Sulle case dove abitano i nostri bambini". Proprio le "Donne per Taranto" sono già scese in piazza per raccogliere le firme e chiedere la creazione delle mappe epidemiologiche, e saranno presenti all'appuntamento del prossimo 2 aprile. In questo caso, è stato il Fondo Anti Diossina dell'ambientalista Fabio Matacchiera a organizzare una marcia per dire "no alle ciminiere dentro la città", slogan dell'iniziativa.

"Occorre scendere in piazza uniti e numerosi per dimostrare che c'è una città che vuole un'economia più pulita che non causa inquinamento e distruzione", le parole di Matacchiera. "Le ciminiere continuano ancora a fumare e spesso si vedono levare in cielo anche nubi e polveri non convogliati dai camini, provenienti dal siderurgico, e per i quali non ci sono controlli".








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Lampedusa, in arrivo nave della Marina

Giunti circa 400 migranti. Centro di accoglienza invivibile. Ieri la rabbia dei cittadini

19 marzo, 17:12

Lampedusa, in arrivo nave della Marina
LAMPEDUSA (AGRIGENTO) - Una nave della Marina militare italiana arriverà nelle prossime ore a Lampedusa per accogliere le migliaia di migranti arrivati nell'isola e decongestionare così il centro di accoglienza. Lo apprende l'ANSA da fonti qualificate che sottolineano che é già stata fatta una richiesta formale alla forza armata. L'indicazione è che venga fatta arrivare a Lampedusa la nave più vicina all'isola con una capienza di almeno mille posti.

SBARCHI NELLA NOTTE
- Altri 378 migranti sono giunti nella notte a Lampedusa su barconi approdati direttamente sulla costa. Nel primo natante, giunto a cala Creta, c'erano 116 persone; in quello arrivato a Capo Grecale, 118, e nel terzo entrato in porto altre 144 persone. Ieri erano giunti sull'isola oltre 500 migranti e nel centro di accoglienza, ormai invivibile, ci sono circa 3 mila persone.

di Ruggero Farkas

 LAMPEDUSA (AGRIGENTO) - Lampedusa e' stretta dalla morsa dei migranti che giungono con cadenza periodica e che hanno riempito il centro di accoglienza diventato invivibile (ne puo' ospitare 800 ve ne sono tremila) e dalla paura suscitata dalle notizie di azioni militari che riecheggiano tra la Libia e i palazzi romani. L'isola e' a un tiro di schioppo dal Paese Nordafricano come ricordano bene i lampedusani: il 15 aprile 1986 due missili Scud libici furono lanciati contro la base statunitense Loran sull'isola dopo il bombardamento del Paese di Gheddafi da parte degli Usa che con l'operazione ''Eldorado canyon'' volevano eliminare il colonnello. Ma la guerra, finora, l'hanno provocata gli stessi isolani che stanchi di vedere arrivare migranti, oggi ne sono giunti oltre 500 ma le cifre variano di ora in ora, recuperati a decine di miglia dall'isola, hanno tentato di impedire lo sbarco degli extracomunitari da alcune motovedette della guardia di Fiananza e della guardia costiera. Botte, tafferugli, pescherecci che cercavano di impedire l'attracco dei motoscafi militari: per ore si sono viste scene di guerriglia fin quando le forze dell'ordine hanno creato due ali protettive su un' area

Video di YouTube

del porto facendo avvicinare i natanti uno ad uno e consentendo la discesa a terra di gente sfinita dal viaggio. Per questa notte gli immigrati dormiranno all'aperto sotto la tettoia della stazione marittima. Mentre i lampedusani gridavano contro agenti e carabinieri gli uomini della capitaneria hanno deposto sul molo due cadaveri recuperati proco prima a largo dell'isolotto di Lampione dopo l'avvistamento da parte dell'equipaggio di un peschereccio. Due corpi ormai decomposti che, quasi certamente, appartenevano a giovani partiti dal Nordafrica con un sogno che non si avverera' mai. Il sindaco delle Pelagie, Bernardino De Rubeis, manifesta i suoi timori: ''Il governo nazionale sia prudente con le parole nei confronti del dittatore Gheddafi, perche' noi l'esperienza di un missile lanciato verso Lampedusa l'abbiamo gia' avuta. Non vorrei si facessero proclami nazionali e a essere bombardati fossimo noi o Pantelleria, che siamo i piu' vicini alla Libia, e non certo Roma. Chiedo quindi una linea moderata per rispetto nei nostri confronti''. Vicino alla zona della protesta dei lampedusani, cui hanno partecipato anche donne e ragazzini, qualcuno ha affisso un cartello con scritto: ''Caro Gheddafi questa volta non sbagliare il colpo, prendici in pieno cosi' finiremo di soffrire''. Il sindaco lancia un disperato allarme: ''Lampedusa e' sempre stato un primo approdo per i migranti, invece si sta trasformando in Guantanamo, in un carcere a cielo aperto italiano. Le norme igieniche nel Centro di accoglienza non vengono rispettate perche' ci sono ormai 3 mila persone. Manca tutto, persino le lenzuola''. E l'allarme riguarda anche l'acqua potabile che secondo De Rubeis potrebbe finire oggi stesso. ''Le motovedette cariche di migranti - conclude - vadano in Sicilia come avveniva nel 2009-2010. Si tratta di un atto umanitario. Nel Cie le persone gia' vivono in condizioni disumane. Non si puo' aggiungere altra gente: e' un'assurdita'. Il governo ordini di non portare piu' migranti a Lampedusa: c'e' un reale problema di ordine pubblico''.



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Potenza al fianco delle vittime innocenti,

contro le mafie e la corruzione

 
Sono stati circa 80 mila i partecipanti alla 16/a Giornata delle memoria in ricordo delle vittime delle mafie, che si è svolta a Potenza. Il corteo è stato aperto da Filomena Iemma e Gildo Claps - la madre e il fratello di Elisa, la studentessa potentina di 16 anni scomparsa il 12 settembre 1993, il cui cadavere e' stato trovato il 17 marzo 2010 nel sottotetto di una chiesa. Al loro fianco c'erano don Luigi Ciotti e il referente della Basilicata di Libera, don Marcello Cozzi. Subito dopo i parenti delle 900 vittime delle mafie, i cui nomi sono stati elencati ieri sera in una veglia di preghiera e ricordati anche oggi al termine del corteo, dal palco.

Proprio don Ciotti ha definito 'un'emozione gli occhi e lo sguardo dei familiari delle vittime, giunti a Potenza da ogni parte d'Italia e d'Europa. E' anche importante - ha aggiunto - che vi sia un giorno all'anno in cui ricordiamo tutte le vittime delle mafie. Cosi' come e' importante - ha concluso - che l'impegno sia di tutti i giorni perché la speranza e la libertà devono essere un impegno quotidiano'.

E' stato il chirurgo Gino Strada, fondatore di Emergency, a cominciare la lettura dei nomi delle 900 vittime delle mafie, al termine del corteo.'E' stato un grandissimo onore - ha detto Strada - perché questa e' una bellissima parte dell'Italia'. Ai cronisti che gli chiedevano un commento sul valore simbolico della Giornata della memoria e sui riflessi della riforma della giustizia sulla lotta alla mafia, Strada ha risposto che 'in realtà ci vorrebbe giustizia perché in questo momento non ce n'è proprio'. Dopo Strada, parte dei nomi sono stati letti anche dai magistrati Giancarlo Caselli e Antonino Ingroia. 'Non si può parlare di riforma ma bisogna parlare di sequestro della giustizia'- ha detto, riferendosi al progetto di riforma della giustizia deciso dal Governo, don Luigi Ciotti. 'Questo progetto - ha aggiunto - indebolisce l'autonomia della magistratura. Non e' possibile sottomettere l'indipendenza dei pubblici ministeri al potere politico. Dobbiamo dire 'no' alla cancellazione dell'articolo 101 della Costituzione che deve rimanere uno dei capisaldi del nostro ordinamento. Dobbiamo difendere l'indipendenza della magistratura e l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge'. In un altro passaggio del suo discorso, riferendosi alle intercettazioni, don Ciotti ha detto che 'senza le intercettazioni, magistrati come Caselli e Ingroia non sarebbero qui'.'La vera forza della mafia e' fuori dalle mafie e la corruzione e' il vero volto della mafia in Italia' ha proseguito don Luigi Ciotti. Al termine del suo intervento, don Ciotti ha salutato le migliaia di persone presenti tenendo per mano don Marcello Cozzi, referente lucano di Libera, e Filomena Iemma, madre di Elisa Claps: 'E' una vergogna - ha aggiunto don Ciotti - che l'Italia non abbia inserito nel codice penale i contenuti del Trattato di Strasburgo del 1999 contro la corruzione. In Italia - ha concluso - si perdono 60 miliardi di euro per la corruzione, i soldi ci sono ma bisogna prenderli ai corrotti'.



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Giustizia, Anm: Stato d'agitazione. Da Napolitano il 5 aprile prossimo

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Proclamare lo «stato di agitazione», di fronte a una riforma che «rischia di minare in radice l'indipendenza e l'autonomia» della magistratura. È la proposta che il presidente dell'Anm, Luca Palamara sottopone al comitato direttivo centrale del sindacato delle toghe, riunito oggi a Roma. L'idea di Palamara, è quella di fissare una nuova riunione del 'Parlamentinò dopo l'incontro, previsto per il 5 aprile, con il capo dello Stato, per «deliberare forme di protesta».

Rinviare, dunque, qualsiasi ipotesi compresa quella dello sciopero, mantenendo invece lo stato di agitazione, con l'invito «ai colleghi - ha detto Palamara - ad una generale mobilitazione per diffondere informazioni sullo stato della giustizia ai cittadini», valutando di deliberare «ulteriori incontri istituzionali e la proclamazione di un'assemblea straordinaria».

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, riceverà una delegazione della giunta dell'Associazione nazionale magistrati il prossimo 5 aprile. «È chiaro che questa convocazione - ha osservato il leader della magistratura associata - è un dato da non trascurare, anche tenendo conto dello stato di agitazione della categoria». Palamara quindi, pur confermando la proposta della proclamazione dello stato di agitazione, ha manifestato l'intenzione di «fissare una nuova riunione nel Cdc dopo il 5 aprile per deliberare le forme di protesta».

Palamara ha invitato «anche i colleghi di Magistratura Indipendente (la corrente di minoranza che non fa parte della giunta dell'Anm, ndr) a indicare un nominativo che possa partecipare all'incontro con il capo dello Stato». Poi ha sottolineato la necessità di «invitare i colleghi a una mobilitazione generale sugli effetti della riforma che mette a rischio l'indipendenza e l'autonomia della magistratura anche diffondendo in ambito locale le schede pubblicate sul sito dell'Anm». Secondo Palamara sarà necessario «deliberare ulteriori incontri con le massime autorità istituzionali del paese e, in data da concordare, un'assemblea straordinaria» delle toghe.

A giudizio del presidente dell'Anm la convocazione al Quirinale «rappresenta il riconoscimento della linea scelta dalla giunta del pieno rispetto dei percorsi istituzionali». Pur senza citare direttamente le polemiche che hanno investito anche ieri il sindacato dei magistrati dopo le dichiarazioni del suo segretario nazionale, Giuseppe Cascini, Palamara ha rivendicato nuovamente la scelta della giunta di «non esprimere valutazioni prima di conoscere il testo della riforma costituzionale», ma di aver coerentemente espresso «profondo dissenso nel merito della riforma».

Ieri il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, ha definito la maggioranza di governo non legittimata, moralmente e culturalmente, a proporla. Palamara ha ricordato che la presentazione della riforma è stata preceduta da un «clima di dileggio e offese» nei confronti della magistratura. «Quando parliamo di riforma punitiva - ha proseguito Palamara - ci riferiamo anche al metodo e alla tempistica non disgiunta, evidentemente, da tutte le vicende giudiziarie accadute in questi mesi». Palamara ha ricordato che a novembre «il ministro Alfano ci disse che non sarebbero state fatte riforme ma sarebbero stati soltanto ritoccati gli aspetti organizzativi del funzionamento della giustizia, affermazioni che sono state del tutto smentite».




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Amministrative di Napoli, confronto De Magistris e Morcone

Dopo le primarie, nel capoluogo campano arrivano le secondarie. A confronto l'ex magistrato e l'ex prefetto. Occasione l'assemblea programmatica di Sel. I due sono i maggiori candidati a succedere a Rosa Russo Iervolino

Il candidato del Pd Mario Morcone

Seduti. In silenzio. Con sguardi e mani che tradivano un leggero nervosismo. Come due studenti disciplinati ma un po’ in ansia perché sotto esame. E’ la fotografia dei due candidati sindaci di Napoli del centrosinistra, il nome dell’Idv Luigi De Magistris e quello del Pd Mario Morcone. Entrambi in prima fila nell’angusta e stipatissima sala multimediale di via Verdi, all’assemblea programmatica provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà. Per quello che poteva essere il primo confronto pubblico tra i due aspiranti alla successione di Rosa Russo Iervolino e invece si è limitato a un paio di monologhi senza contraddittorio. Prima e dopo, i due hanno ascoltato senza fiatare gli interventi dei dirigenti locali di Sel moderati dal coordinatore provinciale Peppe De Cristofaro. Cosa non si fa per strappare l’appoggio di Sel al primo turno. I vendoliani decideranno domani, coi circa 2200 iscritti napoletani chiamati a votare tra De Magistris e Morcone in quattro sezioni sparpagliate in città. Urne aperte fino alle 19, perché in serata c’è il Napoli e bisogna chiudere lo spoglio prima della partita. Le ‘secondarie’ ristrette al partito del governatore della Puglia, dopo le primarie del centrosinistra (ma senza Idv) gettate nel

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guardaroba dei cani per il pasticcio dei presunti brogli dietro la vittoria del bassoliniano Andrea Cozzolino. Vicenda che il Pd ha deciso di non chiarire e di azzerare con un colpo di spugna, puntando sul prefetto Morcone, direttore dell’Agenzia governativa dei beni confiscati alle mafie, dopo il no del magistrato anticamorra Raffaele Cantone.
Niente confronto tra De Magistris e Morcone, dunque. Ci saranno altre occasioni. Ma la platea premeva per ascoltare i candidati e avere qualcosa “dal vivo” su cui fondare un’opinione per il voto. Così alla fine l’ex pm e l’ex prefetto hanno parlato. Con toni e contenuti assai diversi tra loro. Chiara la premessa di De Magistris, che ha già incassato il sostegno della Federazione della Sinistra: “Io stimo e rispetto Morcone, ma deve essere chiaro che la mia e la sua sono due candidature molto diverse”. Quindi, dopo aver ricordato il bagno di folla con Nichi Vendola l’anno scorso a Città della Scienza a Napoli (“fu lui a fare per la prima volta il mio nome a candidato sindaco di Napoli, io all’epoca non ci pensavo proprio”), e dopo sottolineato di condividere in toto il programma di Sel, dal sì all’acqua pubblica e al trasporto pubblico prolungato, al no all’inceneritore, De Magistris impugna la lancia contro il Pd. Dice di aver riscontrato “la profonda disaffezione di tanti napoletani verso questo partito”. Quindi cita Rosario Livatino: “Non si chiede se sei credente, ma se sei credibile”. E il Pd, che ha governato Napoli negli ultimi 15 anni con risultati discutibili, secondo lui non lo è fino in

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fondo: “Ha dialogato coi poteri forti, alcuni di loro pare abbiano interessi nelle speculazioni di Napoli Est simili a quelli di una certa destra, cerca accordi con l’Udc di Pasquino e De Mita, parla di discontinuità ma poi, attraverso le dichiarazioni del commissario ligure Andrea Orlando, cerca l’appoggio di Bassolino”.
Però è bene non dimenticare che l’avversario vero è il Pdl. ”Sapete chi ha presentato il candidato sindaco del Pdl Gianni Lettieri
Morcone parla di meno e con toni meno polemici. Ma ci tiene a sottrarsi dal bacio della morte di Bassolino, che nei giorni scorsi insieme a D’Alema lo ha accompagnato nella sua prima uscita pubblica da candidato sindaco. “Voi vi continuate a masturbare con la Iervolino, con Bassolino, ma io non ci penso proprio. Io voglio far emergere una nuova classe dirigente, fatta anche di giovani e di donne. Io non provengo dal Pd, ma dalla società civile. Mi è stata chiesta una mano e ho detto sì perché credo di poter fare qualcosa, sono uno di quei napoletani che ha vissuto lontano stufandosi di sentirsi dire che Napoli è il posto peggiore del mondo”. Morcone lancia un appello all’unità del centrosinistra, a partire dalle municipalità, dove si vota col turno unico. Ed è per questo che invita ad evitare un contrasto forte coi democratici. Chiarisce che non fara’ “nessuna rivoluzione”, ma accogliera’ semplicemente l’invito arrivato da Roberto Saviano, “che

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ha chiesto ad ognuno di fare al meglio cio’ che sa fare. Io sono un amministratore”. Morcone si emoziona sottolineando i risultati ottenuti alla guida dell’Agenzia per i Beni Confiscati: “Sono andato io – dice – con gli stessi jeans che indosso oggi a confiscare i terreni dei Bidognetti, di Schiavone, della famiglia Greco in Sicilia, della mafia di Bari, per restituirli allo Stato”. Morcone definisce Napoli “una questione nazionale”. Infine una parola per il degrado incredibile delle periferie, “simbolo della poverta’ della citta’ che soffre e che merita un welfare municipale attento”, e l’assurdità “dell’esistenza di quartieri dove è impossibile persino notificare un atto, te lo impediscono prendendoti a calci”. “Io non vi prometto nessun sogno – conclude – vi prometto esclusivamente la capacità e la voglia di mettere a disposizione un enorme patrimonio; credo in un lavoro che si fa con passione, giorno per giorno, senza miracoli che nessuno può fare e se qualcuno ve li promette, non dice cose giuste”.
a Berlusconi? Nick ‘o Mericano (Nicola Cosentino, ndr). Il tema della legalita’ – prosegue – deve essere centrale in questa campagna elettorale in cui dobbiamo capire perche’ la Regione e’ nelle mani di Nick O’ Mericano e la Provincia di Napoli in quelle di Giggino ‘a purpetta (il soprannome di Luigi Cesaro)”. Conclusioni: “Voglio una citta’ contro i poteri forti, contro le cricche e contro la camorra dei colletti bianchi”.



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Caso Ruby, spuntano le foto con le ragazze

del bunga bunga a casa del Cavaliere

Balletti e spogliarelli nelle immagini scattate ad Arcore e a Villa Certosa dalle ospiti dei festini. Le auto regalate dal premier salgono a 15, accertamenti su altre sei vetture pagate in contanti. Intanto il nome di Luca Risso, compagno di Kharima el Marhoug, è stato iscritto sul registro degli indagati per pornografia minorile

Marystell Garcia Polanco, una delle Papi Girls

Una Marystelle Polanco disinvolta e sorridente si apre la gonna in una stanza di Arcore. Cinque ragazze in bikini ballano su un palchetto a Villa Certosa. Sono due delle immagini scattate dalle ragazze del bunga bunga nelle residenze di Silvio Berlusconi agli atti dell’inchiesta sul caso Ruby. Le foto ci sono, quindi. E danno un’idea di quello che erano quei festini che il premier continua a definire “cene eleganti”.

Tra le immagini pubblicate oggi da Repubblica, c’è anche una fotografia della Polanco insieme a Elena Morali all’interno di villa San Martino. E poi Elisa Toti al rientro da un soggiorno a Villa Certosa: sorride seduta sul sedile di un aereo privato. 32 anni, modella di buona famiglia, è lei che il 9 gennaio scorso confida alla madre che il Cavaliere, “quando ci siamo noi, fa le quattro tutte le notti, non dorme, sta tutta la notte con noi, una e un’altra”. La foto delle cinque ragazze in bikini è stata fatta con il cellulare della Toti. Così come altri due scatti che i tecnici informatici hanno recuperato nel suo portatile, nonostante lei li avesse già cancellati: due immagini del 7 gennaio 2009 a Villa Certosa con gruppi di ragazze, vestite di nero, che ballano.

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E non ci sono solo fotografie nei telefonini delle ospiti di Berlusconi. Da quello di Imma, una delle gemelline De Vivo, spuntano due filmati. In uno, della durata di un secondo, “viene ripreso un atto sessuale completo, risultando impossibile identificare i soggetti interessati”, scrivono gli investigatori. Il secondo video, di cinque secondi, mostra una scena a carattere sessuale in cui si vede il volto della De Vivo e un uomo “non meglio identificato”. Non è chiaro se questi filati siano stati ripresi ad Arcore, ma “questa traccia video segna un punto cruciale – scrive Repubblica -. C’è la possibilità che davvero qualcuno abbia fatto filmati ad Arcore”.

Delle loro visite a casa del premier le ragazze parlavano spesso al telefono. Dalle intercettazioni vengono fuori gelosie, invidie. Il desiderio di partecipare a trasmissioni televisive. Il bisogno di essere tranquillizzate. Ecco cosa dice Lele Mora alla ex meteorina Barbara Guerra, che vuole partecipare all’Isola dei Famosi: “Ho parlato sia con Marano (ex presidente di Rai 2), perché stamattina mi ha chiamato anche Antonio e poi lui. Martedì vado giù, magari ti porto anche con me”.

Le ragazze del bunga bunga desiderano diventare star della tv. E poi ricevere dal premier soldi. Regali. Il Cavaliere le accontenta. Con le buste che dentro hanno fino a 20mila euro in contanti. Con le 100 collane costate 240mila euro. Con i bonifici che sul conto corrente di Berlusconi arrivano a 562mila euro. E con automobili. Sinora si sapeva di 13 vetture che sembrano essere costate 280mila euro. Adesso, secondo il Corriere della Sera, un rapporto della polizia giudiziaria depositato agli atti dell’indagine riguarda gli accertamenti su altre otto auto, per un valore di 160mila euro. Due sono di sicuro regali del Cavaliere, perché pagate con bonifici fatti nel 2008 dal suo conto: uno da 24mila euro per comprare una Mini Mini a una ragazza russa di nome Raissa e uno da 37mila per un’altra Mini Mini che va all’ucraina Marianna. Poi ci sono due Mercedes 180, una Mercedes classe A, una Toyota IQ, una Renault Megan e una Nissan Micra. Tutte pagate in contanti, per un totale di 100mila euro.

Intanto oggi è stato iscritto nel registro degli indagati il nome di Luca Risso, compagno Ruby e proprietario del locale notturno genovese ‘Fellini’ dove la ragazza si è esibita ancora minorenne in spettacolini hard. Pornografia minorile è il reato rubricato dalla procura di Genova nel fascicolo stralcio dell’indagine milanese su Nicole Minetti, Lele Mora e Emilio Fede. Il filone d’inchiesta riguarda due spettacoli organizzati al ‘Fellini’ che vedono protagonista una Ruby ancora minorenne.




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Da lunedì la conciliazione obbligatoria

Avvocati in sciopero: "Incostituzionale"

Per molte cause civili bisognerà tentare la strada della mediazione davanti a uno degli organismi abilitati. Solo se non si troverà un accordo ci si potrà rivolgere alla giustizia civile. La protesta delle associazioni forensi e i dubbi di varie altre categorie

Da lunedì la conciliazione obbligatoria Avvocati in sciopero: "Incostituzionale" La protesta degli avvocati a Roma

ROMA - Entra in vigore lunedì prossimo la conciliazione obbligatoria prevista dalla riforma approvata un anno fa. Dal 21 marzo per molte cause civili non sarà quindi più possibile rivolgersi alla magistratura senza aver tentato prima la strada della mediazione davanti a uno degli organismi abilitati. Solo se le parti non troveranno un accordo in quella sede si andrà in tribunale. I dubbi sull'efficacia e la convenienza delle nuove procedure sono molti. E vengono da diverse categorie, a cominciare dagli avvocati che hanno deciso di astenersi dalle udienze dal 16 al 22 marzo in segno di protesta sia contro la conciliazione obbligatoria che contro il ddl che affida a 600 ausiliari, magistrati e avvocati dello Stato in pensione, lo smaltimento dell'arretrato civile. Perplessità sono state espresse anche dal Sunia, sindacato degli inquilini che parla di privatizzazione della giustizia.

Guida alla conciliazione obbligatoria 1 - Così nella sanità 2

La protesta degli avvocati. Lo sciopero ha fatto registrare secondo l'Organismo unitario dell'avvocatura un'adesione superiore al 90%. Ma la protesta non si esaurisce con l'astensione dalle cause e la manifestazione svoltasi mercoledì a Roma. L'Oua
ha in programma per il 28 marzo un incontro con il presidente della Camera Gianfranco Fini, per il 7 aprile uno con il ministro degli Interni Roberto Maroni e poi in giornate ancora stabilire altre riunioni con il presidente dell'Udc Pier Ferdinando Casini e con il leader dell'Idv Antonio Di Pietro.

"Gli avvocati, la stragrande maggioranza degli ordini e delle associazioni forensi stanno dando prova di una grande unità in questa battaglia in difesa dei diritti dei cittadini - sottolinea Maurizio De Tilla, presidente dell'Oua - Lo dimostrano le adesioni all'astensione: oltre il 90% dei legali stanno incrociando le braccia. Ma anche il sostegno ricevuto dalla stessa magistratura, con in testa l'Anm, nonché dalle forze politiche, e infatti la prossima settimana sarà calendarizzato al Senato un ddl bipartisan che modificherà questo sistema di mediazione finalizzato alla conciliazione".

"Di fronte a un così ampio e trasversale fronte di opposizione vogliamo anche rivolgerci con garbo ed amicizia al Consiglio Nazionale Forense - aggiunge De Tilla - che, pur condividendo in toto le critiche, ha parlato della necessità di dover 'rispettare la conciliazione'. Ci chiediamo come si può accettare un sistema che è innanzitutto incostituzionale sotto molteplici aspetti, che è contro i diritti dei cittadini, che è escludente nei confronti degli stessi avvocati, che è viziato da una logica strettamente economicista nonché dettato da precisi settori dell'impresa di questo Paese (Confindustria, banche, assicurazioni)". "In sintesi - conclude - come possiamo essere corresponsabili di un processo di svendita della giurisdizione e di privatizzazione della giustizia civile, nonché di un attacco così duro alla professione di avvocato".




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Crocifisso, per l'Europa può stare nelle aule scolastiche

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La grande camera della Corte europea per i diritti dell'uomo ha dato ragione all'Italia nella causa «Lautsi e altri contro Italia» sulla presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche: non viola la libertà di pensiero di chi non è credente. I giudici hanno stabilito che non ci sono elementi che provino l'influenza sugli alunni dell'esposizione del crocifisso in classe. Soddisfatto il Vaticano.

La sentenza, con 15 voti a favore e due contrari, ribalta quella del 3 novembre del 2009
Il procedimento era approdato a Strasburgo il 27 luglio del 2006, quando l'avvocato Nicolò Paoletti presentò il ricorso con cui Sonia Lautsi, cittadina italiana nata finlandese, lamentò la presenza del crocifisso nelle aule della scuola pubblica frequentata dai figli, ritenendo tale presenza un'ingerenza incompatibile con la libertà di pensiero e il diritto ad un'educazione e ad un insegnamento conformi alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori.
La prima sentenza della Corte (9 novembre 2009) diede sostanzialmente ragione alla signora Lautsi, affermando la violazione da parte dell'Italia di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione e scatenando un'ondata d'indignazione.
Con il ministro degli Esteri Frattini a sostenere la battaglia, il Governo italiano chiese il rinvio alla Grande Chambre della Corte, ritenendo la sentenza 2009 lesiva della libertà religiosa individuale e collettiva come la riconosce lo Stato italiano. La Grande Camera, accettata la domanda di rinvio, ha ascoltato le parti in causa, Stato italiano e legale ricorrente Oggi ha emesso la sua sentenza. Frattini aveva chiesto il parere favorevole all'Italia ai 47 Stati membri del Consiglio d'Europa con una lettera. Davanti alla Corte sono intervenuti difendendo la posizione del governo San Marino, Malta, Lituania, Romania, Bulgaria, Principato di Monaco, Federazione Russa, Cipro, Grecia e Armenia.

Gelmini contenta

Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini è contenta: «Esprimo profonda soddisfazione per la sentenza della Corte di Strasburgo, un pronunciamento nel quale si riconosce la gran parte del popolo italiano. Si tratta di una grande vittoria per la difesa di un simbolo irrinunciabile della storia e dell'identità culturale del nostro Paese. Il Crocifisso - dice ancora - sintetizza i valori del Cristianesimo, i principi sui cui poggia la cultura europea e la stessa civiltà occidentale: il rispetto della dignità della persona umana e della sua libertà. È un simbolo dunque che non divide ma unisce e la sua presenza, anche nelle aule scolastiche, non rappresenta una minaccia né alla laicità dello Stato, né alla libertà religiosa».
Se siamo però uno Stato davvero laico, allora c'è da chiedersi una cosa: che fare con i simboli di altre religioni, visto che ci sono bambini di altre fedi in molte classi?

Soddisfatto il Vaticano

Soddisfatto ovviamente il Vaticano. Il portavoce padre Federico Lombardi dichiara alle agenzie: «La sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo sull'esposizione obbligatoria del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane è accolta con soddisfazione da parte della Santa Sede. È una sentenza assai impegnativa e che fa storia, come dimostra il risultato a cui è pervenuta la Grande Chambre».



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Referendum , via alla campagna Idv:

"Fermiamo Berlusconi e il nucleare"

Di Pietro sfida: "Voto politico per cacciare il premier, se vince il sì Napolitano prenderà atto che non ha più consenso". In piazza Navona a Roma la manifestazione con l'appello a tutte le forze politiche

Referendum , via alla campagna Idv "Fermiamo Berlusconi e il nucleare"

ROMA - Parte da piazza navona la sfida dell'Italia dei valori sui referendum contro il legittimo impedimento, contro la privatizzazione dell'acqua e contro il nucleare.  L'appello di Antonio Di Pietro  è a tutte le forze politiche, sociali, economiche: "Dateci una mano a convincere i cittadini. Questa "non è una battaglia politica tra l'idv e chissà chi" ma si tratta di "temi planetari, né di destra, né di sinistra".
Tuttavia, è sulla questione della legge che permette al premier di evitare i processi, quella contro cui l'Idv ha raccolto "oltre 2 milioni di firme", che il discorso si è infiammato: "Dobbiamo adottare lo stesso metodo che usa lui quando dice che è legittimato a governare dal popolo - ha spiegato l'ex pm - lanciamogli una sfida: vediamo se è vero che hai il popolo dalla tua parte". "Se vincono i sì, il giorno dopo anche Napolitano dovrà prendere atto che berlusconi non ha più il consenso popolare e deve andare a casa".
Sul nucleare, infine, di pietro ha accusato il governo di "sciacallaggio" perché "dice che sta riflettendo. Loro stanno riflettendo al cesso...Ma lo fanno solo per evitare che i cittadini vadano a votare...".






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