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1 marzo 2011


 
www.articolo21.org

12 marzo: in piazza per difendere la Costituzione


di Redazione

"Qualcuno prima o poi dovrà spiegare a Silvio Berlusconi che il presidente del Consiglio dei ministri rappresenta, ahimè, non solo una maggioranza politica ma l’intero paese. Di più: rappresenta lo Stato nella sua funzione di governo. E se Il capo di un governo dice che la scuola pubblica del paese su cui governa fa schifo, delle due l’una: o ha bevuto oppure se ne fotte. Della scuola (pubblica), del paese e degli italiani..." Così l'esponente di Sel Claudio Fava in una nota inviata ad Articolo21. "Per questo il 12 marzo dobbiamo essere in tanti in piazza per la Costituzione...

I comunicati di adesione (in ordine di arrivo) di: Federico Orlando, Angelo Bonelli, Rete dei Festival, Centro Pio La Torre, Michele Meta, Roberto Morrione, Rosa Calipari, Roberto Zaccaria, Oliviero Diliberto, Giancarlo Ghirra, Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris, Rosy Bindi, Pierluigi Bersani, Associazione Sylos Labini, Carlo Verna, Paolo Ferrero e Rosa Rinaldi, Monica Guerritore, Jean Leonard Touadi, Fulvio Fammoni, Filippo Rossi, Angela Napoli, Comitati Dossetti, Fabio Mussi, Rete Studenti e Unione Universitari, Leoluca Orlando e la Retitudine

FIRMA L'APPELLO ''Io ci saro' perche''' 

UNA DONAZIONE: CONTRIBUISCI ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A DIFESA DELLA COSTITUZIONE



Servizio sulla manifestazione del 12 marzo sul Tg3 del 1 marzo 2011

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www.ilfattoquotidiano.it

La maggioranza solleva il conflitto
di attribuzione sul caso

Ruby Berlusconi chiama e i suoi pretoriani rispondono.

Nel mirino, naturalmente, il caso Ruby che sta travolgendo il premier. E così dopo i lavori di spigolatura dei difensori del Cavaliere sulle carte dell’inchiesta milanese, questa sera i capigruppo della maggioranza, Fabrizio Cicchitto, Marco Reguzzoni e Luciano Sardelli hanno inviato al presidente della Camera, Gianfranco Fini, una lettera nella quale chiedono di sollevare conflitto di attribuzioni fra i poteri dello Stato “a tutela delle prerogative della Camera”. Contenuto chiaro e teorema annunciato. Con richiesta di portare la questione davanti alla Corte Costituzionale. Tradotto: c’è un conflitto di poteri con i pm che si dimostrano “superficiali” nella costruzione di capi d’imputazione “illogici e infondati”. Nulla di nuovo, dunque. Per un gesto annunciato da settimane e che ha anche il significato di alzare il conflitto con il presidente della Camera, nonché leader di un partito, Futuro e libertà, che proprio oggi ha perso il proprio gruppo al Senato.

I capigruppo della maggioranza chiedono, tra l’altro, di sollevare conflitto di attribuzioni per “l’assoluta infondatezza ed illogicità dei capi di imputazione”. “All’Organismo parlamentare – si legge nella lettera trasmessa a Fini – non può essere sottratta una propria autonoma valutazione sulla natura ministeriale o non ministeriale dei reati oggetto di indagine giudiziaria. Nè tantomeno ove non condivida la conclusione negativa espressa dal Tribunale dei ministri – la possibilità di sollevare conflitto d’attribuzioni davanti alla Corte costituzionale – assumendo di essere stata menomata per effetto della decisione giudiziaria, della potestà riconosciutale dall’Articolo 96 della Costituzione”.

Nel testo, firmato da Cicchitto, Reguzzoni e Sardelli, si parla anche di “superficialità” che sarebbe stata dimostrata dai magistrati di Milano. Decidendo di continuare ad occuparsi del ‘caso Ruby’ nonostante la Camera si fosse pronunciata per la competenza del tribunale dei Ministri, è  la tesi della maggioranza, i magistrati avrebbero leso le prerogative dell’assemblea di Montecitorio e avrebbero dato della disciplina vigente “un’interpretazione scorretta”.

Sollevare il conflito di attribuzione alla Camera significa, in caso di accoglimento del ricorso da parte della Corte Costituzionale, riportare il processo in questione all’autorizzazione a procedere per il caso di reato ministeriale. Si puo’ sintetizzare così l’obiettivo che la maggioranza si propone, attivando la procedura per il processo che riguarda Silvio Berlusconi per il caso Ruby.

Ecco come funziona la procedura:

LA LEGGE: La legge costituzionale 1 del 1989 attribuisce alla Camera il potere di dare l’autorizzazione a procedere di fronte a reati ministeriali, commessi da ministri e presidente del Consiglio, secondo quanto disciplinato dall’articolo 96 della Costituzione. Nel caso in cui, dunque, la Camera ritenesse lesa questa sua prerogativa, la Camera può sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri davanti alla Corte Costituzionale. I passaggi parlamentari previsti chiamano rispettivamente in causa Ufficio di presidenza, Giunta per le autorizzazioni e quindi voto dell’assemblea.

Sul caso Ruby che vede il presidente del Consiglio a processo il 6 aprile, si è dunque aperta la prospettiva di un conflitto davanti alla Corte Costituzionale, paventata fin dall’inizio dal Pdl, posta la competenza del Tribunale dei ministri ‘rivendicata’ da subito da parte della maggioranza, che in tal modo si era già espressa negando l’autorizzazione alla perquisizione chiesta dai pm di Milano.

I TEMPI: Ad ogni modo, non si sospende da subito il procedimento ormai avviato davanti ai magistrati. L’ipotesi di sospensiva del procedimento, infatti, nella legge del 1953 che regola il funzionamento della Corte Costituzionale, viene disciplinata dall’articoli 35 e 40 e riguarda il giudizio di legittimità costituzionale delle leggi sollevato in via principale ed il conflitto fra enti e non fra poteri dello Stato: “L’esecuzione degli atti che hanno dato luogo al conflitto di attribuzione fra Stato e Regione ovvero fra Regioni – si legge nell’articolo 40 – può essere in pendenza del giudizio, sospesa per gravi ragioni, con ordinanza motivata, dalla Corte”.

LE FASI: Sollevato il conflitto di attribuzione, il giudizio della Consulta si articola invece in due fasi. In una prima fase i giudici costituzionali sono chiamati a conoscere il ricorso del ricorrente, in camera di consiglio e senza contraddittorio. Se giudicano ammissibile il ricorso, la Corte dispone la notificazione alle parti che ha individuato e dà un termine al ricorrente perché ridepositi il ricorso notificato.  Per le notifiche in genere il termine è di 60 giorni, 30 o 15 in alcuni casi più urgenti. La Corte dà quindi un termine giorni anche alla parte resistente per decidere di costituirsi in giudizio. Dal momento, dunque dell’eventuale dichiarazione di ammissibilità passerebbero alcuni mesi per giungere alla trattazione nel merito del conflitto sollevato.

GLI EFFETTI: Se la Consulta dovesse riconoscere il ricorso fondato, il giudizio penale verrebbe travolto e il procedimento ripartirebbe secondo la legge costituzionale, che prevede l’autorizzazione a procedere in caso di reato ministeriale.

LE REAZIONI:

“E’ l’ultimo di una serie infinita di abusi”, ha sottolineato Dario Franceschini del Pd. “E per arrivare a questo ci si è esposti al ridicolo di fronte al mondo, sostenendo che si tratta di un reato ministeriale perché il premier avrebbe detto che credeva che Ruby fosse la nipote di Mubarak”, ha ricordato, “ha riso tutto il mondo”. Sulla stessa lunghezza d’onda il commento di Anna Finocchiaro, capogruppo dei democratici al Senato: ”Infischiandosene degli appelli del Capo dello Stato ad evitare scontri istituzionali, ignorando la gravità della crisi in cui versa il Paese che li dovrebbe portare a prendere sei provvedimenti di cui non si vede traccia, maggioranza e governo, schiavi degli interessi e delle paure del Premier e devoti all’obbedienza al capo fino a smarrire il senso della ragione, non si vergognano di sollevare alla Camera il conflitto di attribuzione sul caso Ruby. Il Parlamento è ogni giorno ormai sottoposto a intollerabili forzature da parte del Pdl e del governo, la cui unica preoccupazione è quella di evitare il processo del Presidente del Consiglio. Quello di oggi è un’ulteriore abuso che disonora, agli occhi dell’opinione pubblica italiana e internazionale, il nostro Paese”.


Libia in rivolta

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ECONOMIA E LAVORO


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Inflazione, benzina e pane più cari

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Sale a febbraio il prezzo dei beni alimentari. In particolare, l'Istat segnala l'aumento congiunturale dello 0,3% del prezzo del pane, cresciuto su base annua dell'1,2% e il rialzo dello 0,5% dei prezzi dei formaggi e latticini, che segnano una crescita tendenziale del 3,7%. L'aumento congiunturale dei prezzi degli alimentari non lavorati è principalmente dovuto al rialzo dei prezzi della frutta fresca (+1,8%), che registrano un tasso di variazione su base annua pari al +2,4%.

Continuano a crescere anche i prezzi dei carburanti. Il prezzo della benzina è aumentato a febbraio dello 0,8% su base mensile, con una crescita annua dell'11,8%. Sale anche il gasolio per riscaldamento (+1,8% su mese e +17,2% sull'anno).




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Vinyls, sul tetto per protesta «Siamo stanchi, basta rinvii»

di Paola Medde

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«Basta rinvii». È il grido disperato di uno dei quattro operai, tre della Vinyls e uno dell’Eurocoop, cooperativa legata a doppio filo alle sorti dell'azienda chimica in crisi, che ieri mattina hanno occupato il tetto del palazzo che ospita la Provincia e la Prefettura di Sassari. Dopo la Torre aragonese, l'isola dei cassintegrati e i tralicci di Fiume Santo, questo tetto da ieri mattina è la loro nuova trincea.

Una trincea in una guerra di posizione che dà la misura di quanto logori e tesi siano i nervi dei lavoratori che da oltre un anno, festeggiato amaramente lo scorso giovedì, attendono lo sblocco della vertenza autoreclusi nell’ex carcere dell’Asinara. La firma del preliminare di vendita tra Eni e Gita Holding, il fondo svizzero-tedesco interessato all'acquisto della Vinyls Italia, sarebbe dovuta arrivare entro domenica, come aveva assicurato appena due settimane fa il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani.


Invece l'ultimo giorno disponibile, il 27 febbraio, è scivolato con un nulla di fatto. È per questo che ieri gli ex operai dell'azienda produttrice di pvc, uno dei materiali plastici più consumati al mondo, sono saliti sul tetto della Provincia: per spingere sull’acceleratore di una trattativa estenuante ed evitare il naufragio di un accordo incagliato chissà dove.


Una seconda possibilità che, dopo il fallimento dell'accordo con la araba Ramco, non si possono permettere di perdere. Oggi sarà un’altra giornata campale: a Roma, nella sede del ministero dello Sviluppo Economico, è previsto l’incontro tra i rappresentanti del fondo Gita, di Eni e dei commissari Vinyls. In questa prima fase saranno assenti i sindacati, che il ministero convocherà solo dopo aver acquisito le informazioni e gli impegni delle parti.


Troppi condizionali
Il contratto preliminare, fanno sapere dagli ambienti ministeriali, dovrebbe arrivare la prossima settimana, mentre entro marzo la cessione potrebbe essere definitivamente conclusa. Ma ci sono troppi condizionali, troppe promesse tradite, troppi interrogativi irrisolti. Resta ancora da sciogliere il nodo della capitalizzazione della Vinyls Group srl, la newco che il fondo svizzero ha costituito per rilevare i vecchi impianti: ai blocchi di partenza il Gita avrebbe dovuto portare in dote 100 milioni di euro, mentre oggi la neonata Vinyls Group ha un capitale sociale di appena 10 mila euro: è cioè una scatola vuota.

Un particolare, quello della mancata capitalizzazione, che preoccupa i cassintegrati di Porto Torres, Ravenna e Marghera, convinti che qui si misuri la serietà delle intenzioni del fondo svizzero e che non è sfuggito neppure a Ludovico Vico, deputato Pd della commissione Attività produttive, che chiede chiarezza al Gita sul mancato versamento dei 100 milioni di euro.


Sulla vicenda è intervenuto anche il responsabile economico del Partito Democratico Stefano Fassina: «Il ministro Romani prenda in mano seriamente la drammatica vicenda Vinyls e si adoperi per una soluzione credibile per un protagonista del nostro settore chimico: incalzi il fondo Gita e chieda impegni chiari ad Eni. I lavoratori e le lavoratrici delle aziende coinvolte – conclude Fassina – meritano risposte urgenti senza dover rischiare la vita in cima alle gru. L’Italia non può permettersi di perdere altri pezzi di manifattura».


Un messaggio che hanno lanciato più volte gli stessi operai della Vinyls, convinti che con loro se ne andrebbero non solo migliaia di posti di lavoro, ma un capitale professionale ed industriale strategico per l'economia italiana.



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Istat, disoccupazione all'8,6% E' record tra i giovani: 29,4%

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Non si arresta la crescita del tasso di disoccupazione dei giovani italiani. A gennaio, secondo le stime provvisorie diffuse dall'Istat, raggiunge il 29,4%. Nuovo record da quando c'è la serie storica dei dati mensili, cioè dal 2004.


Per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione si attesta all'8,6% con una crescita di 0,2 punti percentuali su base annua. Lo riferisce l'Istat, che oggi ha diffuso i dati provvisori di gennaio. Il numero di disoccupati, pari a 2 milioni e 145mila unità, registra una crescita dello 0,1% (+2mila unità) rispetto a dicembre. Il risultato è sintesi della crescita della disoccupazione femminile e della flessione di quella maschile. Su base annua la crescita del numero di disoccupati è del 2,8%.








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Mercato Italia a -20,5% febbraio è ancora in rosso

Nel mese scorso sono state immatricolate 160.329 nuove: è il peggior risultato dal 1995. Fiat in questo scenario ha visto le sue immatricolazioni scendere 27,09% attestandosi a 45.527 unità. Bene l'usato che cresce dell'11,5%

di VINCENZO BORGOMEO

Niente da fare, il mercato dell'auto in Italia non ne vuole proprio sapere di ritornare a crescere: a febbraio le immatricolazioni hanno fatto segnare un nuovo calo, pari al 20,49%.

Certo, un calo atteso ("dato che, dopo la fine dell'effetto incentivi, nell'aprile scorso la domanda è crollata su livelli molto depressi e per giunta nel primo trimestre di quest'anno il confronto si fa con un periodo del 2010 ancora fortemente sostenuto dai bonus statali", spiegano al Centro Studi Promotor) ma la situazione non cambia e gli analisti prevedono numeri in rosso anche a marzo, con una vaga ripresa ad aprile. Vedremo, ma è oggettivamente difficile essere ottimisti se consideriamo che nel mese scorso sono state immatricolate appena 160.329 nuove: il peggior risultato dal 1995, quando le immatricolazioni furono 154.500. Cresce in pratica solo il mercato dell’usato che sempre a febbraio ha fatto segnare una crescita dell’11,5%, con 408.440 unità, in linea con l’incremento del 1° bimestre (+11,1%).

Insomma "Mancano all'appello - come spiega Filippo Pavan Bernacchi, Presidente di Federauto, l'associazione che raggruppa i concessionari ufficiali di tutti i marchi automobilistici commercializzati in Italia - la bellezza di 41.300 vetture che rappresentano per i Concessionari un fatturato mancato di 826 milioni di euro. Di conseguenza, nelle casse dello Stato, solo considerando questo mese, entreranno 138 milioni di iva in meno, cui si dovranno aggiungere i bolli e altre tasse, tra cui quelle provinciali".
Un disastro dal punto di vista economico di cui il governa probabilmente ignora la portata.

E la 'nostra' Fiat? Il colosso torinese in questo scenario ha visto le sue immatricolazioni scendere 27,09% attestandosi a 45.527 unità, contro le 62.441 di febbraio 2010. A gennaio le vendite del gruppo torinese avevano subito poi una flessione del 27,76% a quota 47.918 unità. "Un calo - spiegano a Torino - parzialmente giustificato dal fatto che all'inizio del 2010 le consegne di vetture nuove erano particolarmente numerose grazie agli ultimi mesi di presenza degli incentivi alla rottamazione". In Fiat si sottolinea però come, anche se complessivamente la quota è del 28,4 per cento, in diminuzione di 2,6 punti rispetto un anno fa "va tuttavia messo in evidenza che i risultati ottenuti a febbraio sono sostanzialmente allineati a quelli degli ultimi mesi" con immatricolazioni di Fiat Group che nel primo bimestre sono state pari a quasi 94 mila vetture, il 27,4 per cento in meno rispetto al 2010.

Per quanto riguarda i singoli brand a Torino si sottolinea come "a febbraio Fiat ha immatricolato quasi 32 mila vetture, il 33,9 per cento in meno rispetto a un anno fa, raggiungendo una quota del 19,95 per cento, in calo di 4,1 punti percentuali". Tuttavia i modelli di punta del marchio occupano sempre le posizioni di vertice nella classifica delle auto più vendute: in particolare "la Punto ha una quota in febbraio del 21,1 per cento nel segmento B ed è l'auto più venduta, seguita dalla Panda con il 33,7 per cento nel segmento A".



www.repubblica.it

Telelavoro, part-time, detassazione 

Sacconi presenta le sue linee guida

Tavolo tra il ministro e le parti sociali per "conciliare tempo di lavoro e tempo di famiglia attraverso la mdoulazione e la flessibilità dell'orario". L'esponente governativo auspica di chiudere l'intesa il 7 marzo, alla vigilia della festa delle donne

Telelavoro, part-time, detassazione Sacconi presenta le sue linee guidaIl ministro Sacconi

ROMA - Il telelavoro in alternativa ai congedi parentali o facoltativi; una banca ore; orari flessibili in entrata e in uscita entro i primi tre anni di vita del bambino; la trasformazione temporanea del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale per i primi cinque anni del bambino o per assistere genitori e familiari; giornate 'lunghe' con orari concentrati dei propri turni. E detassazione del 10 per cento per tutti gli accordi che conciliano orari e tempi di lavoro con le esigenze famigliari purché ci sia un incremento di efficienza e produttività. Queste alcune delle novità contenute nella bozza delle linee guida sulla conciliazione dei tempi di lavoro e di famiglia presentata dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, alle parti sociali.

In buona sostanza si punta a incentivare telelavoro, part-time, lavoro ripartito e lavoro intermittente per modulare in maniera flessibile i tempi e gli orari di lavoro nell'interesse dei lavoratori e delle imprese. La bozza prevede anche un buono prepagato per la baby sitter.

Sacconi ha spiegato che "è ripreso il tavolo con le parti sociali" il cui "obiettivo è favorire la conciliazione tra tempo di lavoro e tempo di famiglia, attraverso la modulazione e la flessibilità dell'orario di lavoro". "E' una base di discussione", ha aggiunto, indicando l'intenzione di convocare il nuovo tavolo il prossimo 7 marzo. "Mi auguro che quel giorno, che anticipa la data emblematica dell'8 marzo, possa esserci l'intesa",
ha infine auspicato il ministro.



www.ansa.it

Marchionne, contano principi Mirafiori

Problema Melfi e Cassino adesso non c'e'

01 marzo, 17:17

Marchionne, contano principi Mirafiori (ANSA) - GINEVRA, 1 MAR - 'I principi che hanno governato gli accordi di Pomigliano e di Mirafiori sono qualcosa che importa alla Fiat e a tutta la realta' industriale italiana'. Lo ha detto l'ad della Fiat, Sergio Marchionne, aggiungendo: 'Con cio' e' inutile cercare di allargare il discorso a Melfi o a Cassino.
Il problema adesso non c'e', non andiamo a crearlo'. Nel 2011 - ha poi detto - il mercato italiano dell'auto 'andra' peggio rispetto alla nostra previsione di un calo del 5%'.

(ANSA) - GINEVRA, 1 MAR - 'In Russia ci stiamo guardando attorno, parliamo con vari partner' ha detto l'ad della Fiat Marchionne dopo la visita agli stand del gruppo al Salone dell'Auto di Ginevra. 'Non c'e' ancora nulla di deciso', ha aggiunto. L'abbassamento del rating deciso da Standard & Poor's - sottolinea poi - 'non avra' nessun impatto sulla capacita' finanziaria del Gruppo'. E sull'India afferma: 'Sul mercato indiano non ci sono problemi, ma solo opportunita''.



Notizie da www.rassegna.it

Cgil, segreteria avvia procedure per sciopero generale

Resta da fissare la data

(Adnkronos) - Ancora non è stata fissata una data per lo sciopero generale contro l'attacco ai diritti del lavoro e contro l'assenza di politiche anticrisi del governo, annunciato dal direttivo della Cgil la settimana scorso. La segreteria della confederazione di Corso Italia, che si è riunita oggi, ha infatti, a quanto si apprende, preso atto del mandato del direttivo e avviato le procedure per individuare modalità e data più utile per la riuscita dello sciopero generale.

Sciopero generale: minoranza Cgil, fissare subito data

"L’accordo separato nel terziario rappresenta un ulteriore pesante colpo ai diritti, al contratto nazionale, alla libertà delle lavoratrici e dei lavoratori". Lo afferma in una nota il coordinatore nazionale dell’area programmatica ‘La Cgil che Vogliamo’, Gianni Rinaldini.
"Dopo gli accordi separati dei metalmeccanici e dei lavoratori pubblici - aggiunge -,a questo punto, la maggioranza dei lavoratori dipendenti nel nostro paese vive in uno stato di devastazione contrattuale. Confindustria, Confcommercio, piegate al modello Marchionne, in accordo col governo si adoperano strategicamente per il sostanziale annullamento del Contratto nazionale e l’isolamento della Cgil".
Il tutto, prosegue il sindacalista, "in un contesto di allarmante deterioramento del quadro economico politico e sociale del paese, in cui crescono disuguaglianze sociali e precarietà mentre si riducono spazi democratici e diritti costituzionali”.
La Cgil, continua Rinaldini, “deve prendere atto della realtà,senza attestarsi su ulteriori e gravi temporeggiamenti: alla decisione del Direttivo di proclamare lo sciopero generale deve seguire la definizione certa, in capo alla segreteria,di modalità e data dello stesso. Data che - conclude - deve essere necessariamente ravvicinata per unificare le decisioni di lotta già dichiarate dai sindacati dei lavoratori pubblici e della scuola".

Auto: Marchionne, nel 2011 mercato scende più del 5%

Nel 2011 il mercato italiano dell'auto "andrà peggio rispetto alla nostra previsione di un calo del 5%", mentre per l'Europa dovrebbe essere confermata la flessione stimata intorno al 3%. Lo ha affermato l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. I dati relativi a febbraio "sono totalmente in linea - ha aggiunto - con quello che mi aspettavo. A Marzo il confronto sarà con un periodo in cui c'era ancora la scia degli incentivi. Da aprile invece ci confronteremo con un mercato normale".

Parte raccolta di firme per legge contro caporalato

Le categorie degli edili e dell’agro-industria della Cgil, Fillea e Flai, hanno dato il via oggi alla raccolta di adesioni a sostegno di una legge contro il caporalato e hanno lanciato il sito www.stopcaporalato.it, che contiene la proposta di legge del sindacato, i materiali della campagna, l’agenda delle iniziative sul territorio e il modulo di adesione.
L’avvio di questa campagna assume un valore particolarmente emblematico nel giorno della mobilitazione dei lavoratori migranti in Italia promossa dal Comitato “Primo marzo”.
L’appello ha come primi firmatari il segretario generale della Cgil Susanna Camusso e i Segretari generali di Fillea e Flai Walter Schiavella e Stefania Crogi.
Hanno, inoltre, già aderito il Procuratore generale ordinario della Cassazione Pier Luigi Vigna, il Presidente di Libera e Gruppo Abele don Luigi Ciotti, il Presidente della Fnsi Roberto Natale, la direttrice de L’Unità Concita De Gregorio e il portavoce dell’Associazione Articolo 21 Beppe Giulietti.
"Rivolgiamo un appello alle istituzioni, alle associazioni professionali di categoria agricole ed imprenditoriali del settore dell’edilizia, al mondo del volontariato e dell’associazionismo, della cultura, dello spettacolo, dello sport e alle comunità straniere presenti in Italia, ai giovani e agli studenti, alla società civile tutta – affermano i Segretari generali di Fillea e Flai Walter Schiavella e Stefania Crogi – affinché si uniscano a noi per chiedere a gran voce che si approvi al più presto una legge che riconosca il caporalato un reato in quanto tale e che si prevedano pene e sanzioni adeguate alla gravità sociale ed economica in questo crimine, attualmente punito con una misera sanzione amministrativa".
"Sono anni – continuano – che denunciamo l’espandersi di questo fenomeno nei settori dell’edilizia e dell’agro-industria, dove centinaia di migliaia di lavoratori, italiani e migranti, sono sottoposti al ricatto ed allo sfruttamento da parte dei caporali al soldo delle organizzazioni criminali".
Per Fillea e Flai sono più di mezzo milione i lavoratori sotto ricatto, privati di qualunque diritto, sfruttati e spesso ridotti in schiavitù. In gran parte sono migranti ma la crisi sta riportando nei mercati delle braccia anche i lavoratori italiani, dove una giornata di lavoro ormai si aggira intorno ai 25/30 euro.
"La crisi economica sta rendendo questa zona oscura di irregolarità e sfruttamento, di assenza di diritti e di profitti criminali sempre più vasta ed incontrollabile – denunciano -  e possiamo dire con certezza che il fenomeno del caporalato, fino a qualche anno fa endemico solo in alcune zone del Mezzogiorno, oggi è una realtà radicata e strutturata su tutto il territorio nazionale".

Inflazione: Cgil, conferma fallimento del governo

"Si confermano le nostre preoccupazioni circa l’inadeguatezza delle attuali politiche europee e dell’esito fallimentare delle manovre economiche del governo". E’ quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, in merito ai dati sull’inflazione a febbraio diffusi oggi dall’Istat.
Secondo il dirigente, alla luce del dato record registrato lo scorso mese, "è ormai concreto, davanti a noi, il rischio della stagflazione, una parola orribile che prospetta lo scenario più preoccupante per i lavoratori e i pensionati, e cioè che mentre si riduce l’occupazione e il reddito disponibile, contemporaneamente aumentano i prezzi”. Infatti, rileva, “il prevalere di un’idea di controllo del debito senza sostegni adeguati alla crescita in sede europea, insieme alle scelte del governo italiano che hanno prodotto una generalizzazione dei tagli alla spesa e agli investimenti, stanno producendo una crescita molto bassa mentre, per motivi internazionali e per gli interventi della finanza, stanno aumentando i costi dell’energia e dei beni alimentari".
Il dirigente sindacale rivendica quindi un cambiamento: "E’ sempre più necessaria - dice - una svolta delle politiche economiche e sociali del governo: senza una riforma fiscale che diminuisca il prelievo sui salari e sulle pensioni i lavoratori e i pensionati rischiano di essere esposti ad un aumento dei prezzi a partire dai beni di prima necessità. La Cgil - conclude - non lascerà nulla di intentato per rivendicare il cambiamento".

Commercio: Filcams, accordo separato colpisce diritti

(Labitalia) - "Da questo accordo, alcuni diritti importanti dei lavoratori del settore, che abbiamo tutelato negli anni con il contratto nazionale, escono indeboliti. Per questo motivo, crediamo che sarebbe stato meglio lasciare tutto così com'era, non firmare nessun rinnovo, e ritrovarci tra uno o due anni, in tempi migliori". Non ha dubbi Franco Martini, segretario generale della Filcams Cgil, che, intervistato da Labitalia , spiega i motivi del no del suo sindacato all'accordo separato sul rinnovo del contratto nazionale del terziario, distribuzione e servizi, firmato da Confcommercio, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, e che interessa oltre 2 milioni di lavoratori.
Un accordo separato che, secondo Martini, risente del 'vento' degli accordi di Pomigliano e Mirafiori. "E' un accordo profondamente 'contagiato' dal clima generale -dice- che 'importa' nel nostro settore le dinamiche negative oggi presenti nelle relazioni sindacali". Dalle deroghe al contratto nazionale all'introduzione dei contenuti del 'collegato lavoro', sono diverse le novità dell'accordo che non vanno proprio giù alla Filcams Cgil.

Migranti: gli rifiutano permesso e si dà fuoco

Un immigrato tunisino di 46 anni si è dato fuoco, dopo essersi cosparso di liquido infiammabile, stamani, a Torino, nel cortile dell'Ufficio Immigrazione della Questura, dopo il rifiuto del permesso di soggiorno. Due persone che si trovavano nel cortile - un italiano e un brasiliano - sono intervenute per spegnere le fiamme e hanno salvato l'immigrato che, poi soccorso dal personale del 118, è stato portato al Cto di Torino. Gli sono state riscontrate ustioni di secondo grado sul collo, con prognosi di 20 giorni. All'uomo - da quanto si è saputo - il permesso di soggiorno è stato negato perché condannato dal Tribunale di Torino per alcuni furti.

Francia: 2.000 euro a chi assume over 45

La Francia offrirà alle aziende un incentivo di 2.000 euro per l'assunzione di ogni lavoratore di più di 45 anni. L'aiuto, riferisce l'Eliseo, sarà finanziato interamente dallo Stato. Nel corso di un discorso a Bobigny, alla periferia di Parigi, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha confermato oggi un aiuto supplementare di 500 milioni di euro riservato nel 2011 al rilancio dell'occupazione giovanile e dei senior.

Nestlè, al via tavolo su contratto integrativo

Le organizzazioni sindacali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil e la multinazionale alimentare Nestlè si sono riunite oggi (1 marzo) a Milano per dare l’avvio alle trattative per il rinnovo del contratto integrativo di gruppo, scaduto lo scorso 31 dicembre e che interessa circa 3.500 lavoratori.
Nel corso dell’incontro, i sindacati hanno illustrato all’azienda i contenuti della piattaforma di rivendicazione che punta, in particolare, a migliorare il sistema delle relazioni industriali attraverso la tempestività di comunicazione, consultazione e confronto con l’azienda; ad avviare progetti specifici sulla formazione che portino all’implementazione e al pieno riconoscimento della qualificazione professionale; ad un maggiore impegno sulle pari opportunità favorendo la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro attraverso la contrattazione di forme di flessibilità specifiche, la formazione, congedi parentali e aiuti diretti alle famiglie; ad incrementare il livello di trasparenza e genuinità delle attività appaltate; ad aumentare le prestazioni di welfare aziendale. Fai-Flai-Uila hanno, inoltre, chiesto che il premio per obiettivi messo in palio per i prossimi tre anni sia di 5.900 euro per ciascun lavoratore e che ne sia rafforzata la struttura.
"La piattaforma che abbiamo illustrato – dichiara il segretario nazionale della Flai, Mauro Macchiesi – contiene richieste che mirano a definire gli obiettivi futuri dell’azienda, permettendole di consolidare il proprio attuale perimetro produttivo attraverso un’ulteriore valorizzazione delle professionalità dei lavoratori e della crescita occupazionale. Nestlè – ha continuato Macchiesi – è una delle aziende leader del settore alimentare italiano ed è per questo che ai lavoratori che hanno contribuito al raggiungimento di questo importante risultato dovrà essere consegnato in breve tempo un rinnovo contrattuale in grado di migliorarne sia le condizioni normative che salariali. “Il futuro accordo dovrà inoltre prevedere un piano di investimenti triennali certo e definito nel tempo". Le parti hanno concordato di aggiornare le trattative al 25 marzo.

Istat: Bersani, inflazione e occupazione dati preoccupanti

(Adnkronos) - "I dati sull'inflazione sono preoccupanti, veramente. Non e' possibile che noi, che cresciamo meno in Europa, siamo sempre in testa per l'inflazione. Vuol dire che il carico non e' ben suddiviso, c'e' bisogno di riforme per suddividere meglio il carico". Pierluigi Bersani non nasconde la sua preoccupazione di fronte alla lettura del complesso degli ultimi dati diffusi dall'Istat.

Disoccupazione: Camusso, nessun segnale di cambiamento

L'Istat "conferma quello che sta succedendo", cioè che "abbiamo una disoccupazione giovanile che sfiora il 30% ed stabile: non ci sono segni di cambiamento ed evoluzione positiva". Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a Rai3.

Dramma del lavoro: senza stipendio da 4 mesi, si suicida

Giuseppe Papa, 50 anni, di Castelmorrone, nel casertano, è stato trovato impiccato dai carabinieri in un casolare situato alle spalle della clinica dove prestava servizio. Si è legato una corda al collo e si è lasciato andare, perché da 4 circa mesi non percepiva lo stipendio. Almeno secondo quanto dicono i carabinieri della compagnia di Caserta. Sarebbe stato questo il motivo del malessere che lo ha spinto al suicidio. I carabinieri che stanno indagando sul fatto non escludono altre ipotesi sui motivi che hanno indotto l'operatore sociosanitario di una nota clinica di Castelmorrone a togliersi la vita. In queste ore i militari, infatti, stanno ascoltando il medico di base che aveva in cura Giuseppe Papa. L'uomo non ha lasciato messaggi alla sua famiglia, composta da moglie e due figli ventenni.

Disoccupazione: Brunetta, per giovani è così da 30 anni

(Adnkronos) - La disoccupazione giovanile e' "un problema strutturale in Italia. Un giovane su tre e' disoccupato da sempre, da trent'anni". Lo afferma il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, commentando il record della disoccupazione giovanile registrato dall'Istat a gennaio a margine della firma di due protocolli d'intesa con la Ericsson Telecomunicazioni.

Crisi: Rehn, per crescita Italia servono riforme

"L'Italia ha davanti a sé una duplice sfida: risanare i conti riducendo l'elevato debito pubblico e assicurare una più rapida ripresa attraverso riforme strutturali": lo ha detto il commissario europeo per gli affari economici e monetari Olli Rehn sottolineando in particolare come il nostro Paese abbia bisogno di una politica di "moderazione salariale per evitare ulteriori perdite di
competitività".

Tirrenia: Filt Cgil, altissima adesione sciopero

(Labitalia) - "Altissima la partecipazione allo sciopero nazionale di 24 ore di Tirrenia da parte del personale marittimo". Lo riferisce la Filt Cgil, in merito alla protesta indetta unitariamente con Fit Cisl e Uiltrasporti, ribadendo "la necessità di un confronto con il governo che, in una fase particolarmente delicata della privatizzazione, si rifiuta di incontrare il sindacato, non mantenendo gli impegni presi rispetto alle garanzie contrattuali e occupazionali".
Secondo la Filt, "nel rispetto dei collegamenti garantiti dalla legge i traghetti dei trasferimenti odierni da Napoli, Palermo, Cagliari, Catania e Ravenna non effettueranno il servizio". "Inoltre a Venezia - riferisce infine la Federazione dei trasporti della Cgil - ha scioperato circa il 70% del personale della Divisione Adriatica e a Genova in mattinata si è svolto un presidio di protesta di fronte alla Prefettura".

Migranti: Napoli, antirazzisti occupano ispettorato lavoro

Un gruppo di appartenenti al Forum antirazzista di Napoli ha occupato la sede dell'Ispettorato del lavoro in via Marina per denunciare la mancanza di controlli da parte dell'ente sul lavoro degli immigrati. Ne dà notizia l'agenzia Ansa. I manifestanti denunciano la mancanza di controlli sul lavoro degli immigrati in agricoltura e in campo edilizio.
Tra poco invece partirà da piazza Garibaldi la manifestazione inserita nel programma di "Un giorno senza di noi", la giornata internazionale contro il razzismo e lo sfruttamento degli immigrati.

Gas: Gazprom ha aumentato le forniture all'Italia

(Adnkronos) - La società russa Gazprom ha aumentato le forniture di gas all'Italia. E' quanto si apprende da fonti vicine all'azienda. La decisione è stata presa dopo la chiusura del Greenstream, il gasdotto che collega la Libia all'Italia a causa della crisi libica. La società russa - fanno sapere le stesse fonti - è disponibile a far fronte alle richieste dell'Italia di una maggiore fornitura determinata dalla crisi di approvvigionamento dal nord Africa.




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Premi e servizi diversi per uomini e donne

dalla Corte Ue stop alle discriminazioni

I giudici accolgono il ricorso dei consumatori del Belgio e fissano al dicembre 2012 il limite entro il quale non sarà più consentita nessuna deroga e tariffe e prestazioni dovranno essere uguali per entrambi i sessi

Premi e servizi diversi per uomini e donne dalla Corte Ue stop alle discriminazioni

BRUXELLES - Offrire polizze assicurative con premi diversi a seconda che il contraente sia un uomo o una donna nel giro di un paio di anni sarà definitivamente illegale. La conferma arriva dalla Corte di giustizia Ue. In una sentenza pubblicata oggi, i giudici europei hanno stabilito che a partire dal 21 dicembre 2012 non sarà più valida alcuna deroga alla regola generale introdotta con la direttiva 113 del 2004 che vieta qualsiasi discriminazione fondata sul sesso del cliente in materia di accesso a beni e servizi, nonché alla loro fornitura.

La Corte Ue, pronunciandosi su un ricorso avanzato dall'associazione dei consumatori belga Test-Achats, ha ricordato oggi che la direttiva del 2004 ha stabilito il principio della parità uomo-donna. Ma alla luce della pratica, all'epoca assai diffusa tra le assicurazioni europee, di un metodo di calcolo dei premi e delle prestazioni basata sul sesso del cliente era stata lasciata ai legislatori nazionali la possibilità di applicare la norma europea in modo graduale attraverso opportuni periodi transitori.

Con l'odierna sentenza si stabilisce però che nella direttiva Ue del 2004 manca una norma che stabilisca una scadenza per l'applicazione dei periodi transitori. Sussiste quindi il rischio, per la Corte Ue, di un'applicazione di durata indefinita delle deroghe alla parità di trattamento tra donne e uomini. Da qui la decisione dei giudici di dichiarare che la regola di premi e prestazioni "unisex" dovrà essere applicata senza
eccezioni a partire dal 21 dicembre 2012 e che dopo tale data tutte le deroghe non saranno più valide.

La decisione dei giudici europei è stata accolta con entusiasmo dalla commissaria europea per i Diritti umani Viviane Reding, che ha definito quella di oggi una "giornata storica" per la parità dei diritti tra uomini e donne nell'Ue. Secondo Reding, la decisione della Corte "colpirà" il settore assicurativo poiché in tutti i Paesi dell'Unione attualmente vengono applicati premi diversi a uomini e donne per le polizze vita. Anche se in molti casi e in altri settori le compagnie hanno già cominciato ad applicare tariffe unisex.




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Generali, la versione di Del Vecchio:

"Geronzi? Ormai non ha più potere"

Il patron di Luxottica nega che le sue dimissioni dal Cda siano dipese dai rapporti con il presidente: "Adesso comandano tutto i manager: non possono scaricare le colpe su altri. Io ho una visione dell'azienda diversa e siccome non potevo più incidere ho lasciato"

Generali, la versione di Del Vecchio "Geronzi? Ormai non ha più potere"Leonadro Del Vecchio

MILANO - "Non mi ritenevo in grado di incidere sulle decisioni strategiche aziendali e quindi non ritenendomi in grado di incidere, la cosa più naturale che si possa fare, anche se non è di moda, è dare le dimissioni". Leonardo Del Vecchio ha riassunto per i giornalisti le ragioni delle due dimissioni, anticipate con la lettera al Cda di Generali. Il patron di Luxottica, protagonista anche involontario della polemica che ha agitato l'ultimo mese del Leone, ha risposto con un po' di frasi sibilline e una buona dose di ironia ai giornalisti che chiedevano la sua versione sullo scontro ai vertici sulle strategie future e le partecipazioni della compagnia triestina.

"Non mi ritengo capace di incidere - ha ripetuto Del Vecchio - si vede che ritengo le mie capacità inferiori alla situazione. Modestamente, riconoscendo i miei limiti, ho detto 'è inutile che sto qua'.  Ho una visione della gestione aziendale - ha detto poi - fatta in un certo modo, diverso, che è diversa da quella che invece fa bene a una azienda come le Generali. Uno deve avere la modestia di capirlo. Siccome il tempo che mi è rimasto a disposizione non è più tanto, quel poco che mi è rimasto devo usarlo bene".

Quanto a Cesare Geronzi, Del Vecchio ha risposto così a chi chiedeva se a spingerlo all'addio siano stati anche i rapporti con il presidente: "No, no: Geronzi non c'entra niente, anche perché non è che conta molto ormai, Geronzi è senza potere, non ha nessun potere". Sono i top manager ormai a comandare, dice Del Vecchio richiesto di un parere sul ceo del gruppo, Giovanni Perissinotto e sull'ad Sergio Balbinot: "Il management ormai - ha risposto Del Vecchio - è diventato il capo azienda. Sono loro l'azienda ormai. Non è che possono scaricare la colpa sugli altri. I manager hanno il potere e hanno la possibilità di fare quello che decidono di fare. Che Geronzi sia antipatico a tanti - ha concluso - può darsi, ma in questo caso non c'entra". Del Vecchio non ha poi voluto spiegare se ci siano stati disaccordi su singole operazioni: "Non posso scendere in questi particolari", ha detto.

Parlando del suo ruolo di azionista, Del Vecchio ha detto che non ha intenzioni di dismettere le sue partecipazioni in Generali: "Aspetto che il titolo salga un po' - ha detto - ; magari mi direte che uno muore sperando... pazienza, saranno i miei eredi...". Ultima laconica battuta su Diego Della Valle, l'azionista che più degli altri ha contestato la gestione Geronzi: "Simpatico? Come potrei rispondere di no ? A me sono simpatici tutti - ha detto Del Vecchio - per i rapporti che ho sempre avuto io, a me è simpatico".



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Rai, il Pdl vuole imporre l'alternanza tra conduttori

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Il Pdl se ne inventa un'altra. Non soddisfatto di remare contro a programmi che fanno milioni di ascoltatori, ora vuole imporre l'alternanza di settimana in settimana tra conduttori di talk show, con diversa formazione culturale, che vanno in onda nelle fasce migliori del palinsesto. Il relatore di maggioranza Alessio Butti, nell'illustrare in Vigilanza la bozza del nuovo testo di atto di indirizzo sul pluralismo presentato dal Pdl, ha spiegato che l'occupare sempre le serate di martedì e il giovedì «è diventata una rendita a vantaggio di alcuni conduttori».

«Tenuto conto dell'attuale distribuzione, durante la settimana, delle diverse tipologie di trasmissioni - si legge nel testo depositato da Butti -, che concentrano nella prima serata del martedì e del giovedì i programmi più importanti di approfondimento politico, onde evitare il determinarsi di una evidente posizione dominante da parte di alcuni operatori dell'informazione rispetto ad altri, la Rai valuti l'opportunità di sperimentare l'apertura di altri spazi informativi e/o di approfondimento affidati ad altri conduttori, da posizionare negli stessi giorni (martedì e giovedì), alla stessa ora (prima serata), sulle stesse reti e con le stesse risorse esistenti secondo una equilibrata alternanza settimanale».

«Spero che nessuno parli di marcia indietro della maggioranza. La nuova stesura dell'atto di indirizzo è un contributo a rasserenare il clima, mantenendo i concetti fondamentali e costruendoli in un altro modo», ha detto il capogruppo del Pdl. Butti ha presentato le modifiche al testo, spiegando che «sono state decise a seguito delle osservazioni provenienti dagli altri commissari». È stata modificata la norma sul divieto per i talk show di riproporre lo stesso tema nell'arco di otto giorni, trasformata ora nell'alternanza settimanale dei conduttori il martedì e il giovedì. «Abbiamo letto sui giornali che volevamo far ricorso al sorteggio per decidere i temi dei talk show - afferma Butti - Non è così. Il punto è che le fasce migliori non possono essere occupate sempre dagli stessi conduttori. Non sempre è il conduttore o il format ad incidere sugli ascolti, ma la fascia che si occupa». Modificata anche la norma sulla responsabilità dei conduttori, in l'opposizione vede riferimenti alle vicende della conduttrice di Report, Milena Gabanelli. Nella prima versione si prevedeva che «il conduttore è sempre responsabile dell'attendibilità e della qualità delle fonti e delle notizie, sollevando la
Rai da reponsabilità civili e/o penali». Ora si stabilisce che «sollevando l'azienda da reponsabilità civili e/o penali, qualora, come già accaduto, non si giunga a formalizzare un accordo con il conduttore, la Rai provveda comunque a stipulare contratti in cui sia individuata con chiarezza la responsabilità del conduttore e le relative sanzioni in ordine all'attendibilità e alla qualità delle notizie diffuse». Butti è intervenuto con altre modifiche sulla rappresentanza proporzionale dei partiti, sulla presenza del pubblico in studio, sul televoto e sulla «diversa estrazione culturale» dei conduttori, diventata «diversa formazione culturale».

Quindi contro Ballarò, Annozero e Report, il Pdl verrebbe imporre altri programmi con altri conduttori a "targhe alterne". È così che la notizia viene letta dalle opposizioni. «Se si vuole l'alternanza dei conduttori io la voto, ma che valga per tutti. Non si capisce perchè nell'atto di indirizzo viene citato solo il martedì e il giovedì. Lo si preveda anche per Bruno Vespa e per Giuliano Ferrara», ha detto nel corso della commissione di Vigilanza Rai, il senatore del Pd, Giovanni Procacci. «Siccome non si riesce a far fuori Annozero per una strada, se ne sperimenta un'altra. Quella del centrodestra è ormai diventata un'ossessione»ha detto il capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza Rai, Fabrizio Morri. Nel corso della seduta della Vigilanza, il capogruppo del Pd ha illustrato il testo di minoranza da lui messo a punto, sottolineando la necessità che «non si facciano processi in televisione» e che «gli operatori del servizio pubblico non possono invischiarsene della tutela della privacy».

«Se la par condicio è alternata la sciocchezza è continua. È imbarazzante il tentativo del Pdl di mettere il bavaglio (continuo) all'informazione e di impedire alle reti Rai di parlare dei guai giudiziari di Berlusconi e dei problemi del Paese»ha detto il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. «L'opinione pubblica - aggiunge Donadi - ha il diritto di essere informata ed il servizio pubblico ha il dovere di informare, checchè ne pensi il premier. Gli scagnozzi del padrone del Pdl hanno ormai perso ogni freno inibitorio e sono pronti anche a coprirsi di ridicolo pur di assecondare i desideri illiberali del capo. In democrazia, però, non funziona così». «La battaglia per la libertà d'informazione ed il pluralismo - conclude il capogruppo Idv alla Camera - è fondamentale per la difesa della democrazia, nonostante Berlusconi abbia militarizzato l'informazione televisiva, pubblica e privata. Le fandonie di regime, però, si scontrano con la realtà e gli italiani non sono sciocchi».

Flavia Perina, deputata di FLI, in una nota afferma che «la fantasia del senatore Butti ha partorito una nuova formula: quella dei talk show a targhe alterne. Sperando di non fraintendere, i principi del pluralismo televisivo esigerebbero che il martedì e il giovedì non ci fossero sempre Floris e Santoro, perchè questa sarebbe una 'rendità. Se così è, non si capisce perchè ogni sera a dirigere il Tg1 debba essere Minzolini e a condurre Porta a Porta sia sempre Vespa. Il problema è che il bilancino che Butti utilizza per misurare l'equilibrio nel sistema televisivo si applica solo a quegli spazi dell'informazione Rai dove non domina la retorica governativa, ma trova spazio anche la polemica anti-governativa. Ed è quantomeno ridicolo, per non dire inquietante, che nell'informazione tv, controllata come non mai da Berlusconi, sia sul versante pubblico sia su quello privato, si vadano a cercare 'sacche di opposizionè da normalizzare».




Cinque per mille, ecco i beneficiari

La scelta premia Onlus e volontariato

Medici senza frontiere, Emergency e l'Unicef sono gli enti che raccolgono più contributi dagli italiani. Buoni riscontri anche per la ricerca scientifica. In aumento anche gli enti che accedono alle ripartizioni

Cinque per mille, ecco i beneficiari La scelta premia Onlus e volontariato

ROMA - Le associazioni umanitare e mediche sono in cima alla lista dei contributi del cinque per mille relativi al 2009. L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul sito gli elenchi definitivi dei beneficiari, con le scelte espresse dai contribuenti e gli importi assegnati per l'esercizio 2009. La somma complessiva attribuita quest'anno con le dichiarazioni dei redditi ammonta a 420 milioni. Di questi, oltre 412 milioni sono stati ripartiti mentre la parte rimanente, circa 8 milioni, risulta non assegnabile per errori procedurali nelle dichiarazione o enti non idonei a beneficiarne. Complessivamente, continuano a crescere sia le somme da erogare, 14,5 milioni in più rispetto al 2008, sia il numero dei contribuenti che hanno "esplicitato" la loro preferenza, quasi 1 milione in più. I primi tre beneficiari, Medici senza Frontiere, Emergency e Unicef, incassano rispettivamente 9.936.974, 8.074.262 e 6.859.559 euro. All'ultimo posto c'è, con 2,97 euro erogati, la"Fondazione piloti per la solidarietà Onlus". Ma tra i primi tre e l'ultimo beneficiario, ci sono oltre 27mila associazioni.

LA LISTA COMPLETA 1

Premiato il volontariato. Per il quarto anno consecutivo, i contribuenti hanno indirizzato le proprie preferenze prevalentemente alla categoria delle Onlus e del volontariato, che riceverà per il 2009 ben 267,7 milioni di euro. Cambia, invece, l'ordine del podio con gli enti della ricerca
scientifica e dell'università che, con 63,6 milioni di euro, scavalcano gli enti della ricerca sanitaria. Questi ultimi a loro volta, saranno premiati con 61,3 milioni di euro. Chiudono la graduatoria i Comuni di residenza del contribuente, ai quali vengono assegnati 13,2 milioni, e le associazioni sportive dilettantistiche, cui andranno circa 6,1 milioni di euro.

Un meccanismo sempre più popolare. Sono oltre 15,4 milioni i contribuenti che per i redditi 2009 hanno espresso la propria scelta in favore di un ente o di una categoria. Si tratta di un dato in forte crescita, di gran lunga superiore al numero delle preferenze valide, 14,6 milioni, esplicitate in riferimento ai redditi 2008. I maggiori contributi vengono dai 730 e non dal modello Unico:  Nel 2009, infatti, il 73% dei contribuenti ha espresso la propria preferenza con il Modello 730, mentre solo il 27% dei cittadini ha esplicitato la propria scelta utilizzando l'Unico.

Beneficiari in crescita. Il richiamo del cinque per mille non ammette soste. Per il 2009 è apprezzabile la  diminuzione degli enti del volontariato esclusi per tardiva o carente documentazione, dai 7.227 del 2008 si passa ai 3.493 del 2009. Tra gli enti della ricerca scientifica gli esclusi sono 27, mentre quelli delle associazioni sportive sono 1.690. In particolare, per il volontariato il dato è il frutto di due trend paralleli e interconnessi: una maggiore familiarità degli enti e delle associazioni con le procedure di accesso e, al contempo, il riscontro positivo della comunicazione istituzionale sui meccanismi che regolano il cinque per mille. Impegno che tradotto in numeri equivale alla riduzione, da 18,1 milioni di euro a 8 milioni, della quota sottratta annualmente alla ripartizione a causa dell'esclusione, per vizi formali, di enti e associazioni.





 
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