2 febbraio 2011


Ultimissime www.ansa.it

Morti e feriti in piazza. Fiamme al museo egizio

Scontri al Cairo tra gruppi pro e contro Mubarak, Usa condannano violenza contro manifestanti

03 febbraio, 00:20
Morti e feriti in piazza. Fiamme al museo egizio

di Danila Clegg

IL CAIRO - La notte cala sulla piazza e i manifestanti sono sempre li', inneggiano alla caduta del regime, non mollano. Anche dopo un giornata di violenze nella quale migliaia di sostenitori del rais Hosni Mubarak hanno affrontato i manifestanti anti-regime provocando tre morti, fra cui una recluta dell'esercito, e il ferimento di oltre 1.500 persone. Anche dopo l'ennesimo invito a lasciare piazza Tahrir, lanciato dal vicepresidente Omar Suleiman, condizione indispensabile - ha detto - per far partire la transizione politica. Lontanissima l'atmosfera e le scene festose della piazza e del centro del Cairo quando, solo ieri, sono stati 'invasi' da due milioni di manifestanti. Sassaiole, seguite da un fitto lancio di bottiglie molotov, alcune piovute anche nel cortile del museo egizio, la cui delicata antichita' non e' fatta per resistere alla guerriglia urbana. I manifestanti pro Mubarak, che dalla mattina si sono portati attorno alla piazza, hanno anche tentato di caricare i manifestanti contro il rais con cavalli e perfino cammelli. L'esercito non si e' schierato. In mattinata aveva fatto diffondere un messaggio sulle televisione di stato nel quale chiedeva ai manifestanti di ritornare alle proprie case e alla vita di tutti i giorni, perche' le loro richieste erano state comprese e rimaneva il rischio per la sicurezza della citta'. Ma i manifestanti, in piazza da sabato scorso, non hanno ascoltato l'invito e sono rimasti mentre le opposizioni si riunivano per fare il punto dopo il discorso di Hosni Mubarak e l'intervento, due ore dopo, del presidente Usa Barack Obama. In serata il vicepresidente Suleiman ha avvertito che il ''dialogo con le forze politiche dipende dalla fine delle proteste''. Anche se il presidente egiziano ha detto che non si ripresenta' alle prossime elezioni e che avviera' la riforma costituzionale per mettere in gioco anche altri candidati, le opposizioni hanno ritenuto l'annuncio insufficiente per sedersi al tavolo del confronto ed hanno annunciato che l'intifada prosegue. Sempre in mattinata, prima che nella piazza si vedessero scene da guerra civile, erano venuti segnali di un timido ritorno alla normalita' con la ripresa, anche, dei collegamenti a internet. Il coprifuoco e' stato ridotto di due ore ed e' stata annunciata la riapertura delle banche a partire da domenica, consentendo alle gente di ritirare stipendi e contanti dopo giorni di casse chiuse. Segnali anche dalla politica quando il presidente dell'assemblea del popolo, Mohamed Fathi Sorour, ha annunciato che le sedute parlamentari sono sospese fino a quando non saranno valutati i ricorsi per irregolarita' nelle ultime elezioni legislative a novembre. Ma che l'aria nella piazza cominciasse a cambiare lo si e' capito non appena si sono presentati i manifestanti pro Mubarak, arrivando a confrontarsi fisicamente con gli anti rais prima in risse sporadiche e poi in veri e propri tumulti. Fra i manifestanti della piazza girava gia' da questa mattina la voce insistente che dietro i manifestanti per il rais ci fossero agenti in borghese e supporter ''prezzolati'', che stavano provocando la piazza per creare scontri. Circostanza smentita dal ministero dell'Interno, ma che introduce un nuovo elemento di preoccupazione insieme alle intimidazioni anche fisiche contro i giornalisti stranieri. La casa Bianca ha chiesto la fine immediata di ''ogni violenza istigata dal governo'', ed ha reso piu' urgente la richiesta di avviare la transizione immediata, definendola, dopo le violenze di oggi, ''imperativa''. Ma in giornata era gia' arrivato uno stop dal ministero degli Esteri egiziano, secondo il quale questi richiami dall'esterno servono solo ''ad infiammare la situazione interna''.




www.ilfattoquotidiano.it

Cairo, prove generali di guerra civile

Reportage dalla Capitale egiziana


di Andrea Bernardi

Una giornata caratterizzata da violenti sconti fra i sostenitori di Mubarak contro i manifestanti dell'opposizione. Egiziani contro egiziani. Piazza Tharir, quartier generale della protesta, è stata trasformata in un campo di battaglia. Il paese è al collasso

Il Cairo – Doveva essere una giornata di protesta, pacifica, come negli ultimi giorni. Urla e slogan contro il presidente Mubarak, in attesa di una decisione politica. Si è trasformata in un inferno, con morti e feriti ovunque.

Sostenitori di Mubarak contro i manifestanti dell’opposizione. Egiziani contro egiziani. Piazza Tharir, quartier generale della protesta, il campo di battaglia.

In piazza, mercoledì, c’erano anche i sostenitori del Raìs. Fin dalla prima mattina in migliaia avevano invaso pacificamente piazza Mustafa Mohammud, a pochi chilometri dal luogo della protesta anti-governativa. “Qui c’è il vero Egitto – dicevano – di là, dall’altra parte del fiume, gli islamisti, i Fratelli Musulmani”. Con il passare delle ore il numero delle persone che affluivano aumentava a vista d’occhio. E lì la decisione. Direzione Piazza Tharir.

Alle 14, quando i primi gruppi di sostenitori del presidente arrivano agli accessi della piazza, protetti da cordoni degli altri manifestanti e dai blindati dell’esercito, inizia la guerriglia. Urla, grida, insulti. Dalle seconde linee dei cortei volano sassi e bottiglie di vetro. La tensione sale. I militari stanno a guardare a bordo dei blindati, senza intervenire. Il panico si scatena tra donne e bambini che dall’interno della piazza tentano di uscire, molti senza riuscirci, a causa del muro contro muro.

È in questo momento che fanno di nuovo la loro comparsa i picchiatori del Raìs. Si scagliano sulle videocamere dei giornalisti, picchiano con bastoni, calci e pugni chiunque provi a scattare foto o filmare. Non hanno la divisa e quindi non si distinguono dagli altri. Quando il varco si apre, entrano in Piazza Tharir. Il cielo è un tappeto di sassi che volano. Le urla della gente che tenta di fuggire sono assordanti. A terra ci sono feriti coperti di sangue, ma la battaglia va avanti. Sui tetti spunta la Polizia, che da giorni era sparita di scena. A suon di bastonate e sassi la piazza riesce a far arretrare i “guerriglieri del Raìs”, che tornano nelle vie laterali e la circondano. Chi è dentro non esce più. La battaglia va avanti. E spuntano di nuovo i fucili.

Chi non combatte si è ammucchiato nel centro della Piazza. Altri fanno la spola per portare nell’ospedale di fortuna, che solitamente viene utilizzato come Moschea, i feriti degli scontri. I medici cuciono teste aperte, tagli, ferite varie. Il sangue è ovunque. La gente urla di dolore. “Queste sono le riforme che ha promesso ieri Mubarak “, urla un uomo indicando il cerotto pieno di sangue. Alcune ragazze medicano la ferita di un uomo a cui sono appena stati dati 34 punti tra fronte e mascella. C’è anche un bambino di 10 anni completamente coperto di sangue. I dottori cercano di fare il possibile ma non è facile. Sono una trentina, tutti volontari. I feriti è difficile anche contarli. Le ambulanze arrivano, caricano i casi più gravi e ripartono. Un ragazzo viene trasportato sulla barella dalla clinica di fortuna verso il mezzo. Ha la maglia coperta di sangue e gli occhi sbarrati. Un dottore lo copre con un telo bianco. È già morto prima di arrivare all’ospedale.

La battaglia va avanti. Con il calare del buio i colpi di arma da fuoco diventano sempre più insistenti. Inizia la caccia all’uomo. Alcune persone vengono catturate dai manifestanti e portate in mezzo alla piazza. Alcune Altre formano un cordone per non fare avvicinare nessuno. Altri ancora, sotto, li prendono a bastonate. Sono accusati di essere poliziotti. Tutto attorno si sentono le grida della battaglia. I sassi sono ovunque. I manifestanti assediati dentro e decisi a combattere. Fuori, con il buio, a combattere, ci sono criminali qualunque con coltelli in mano, che la piazza sostiene siano stati “assodati” dalla Polizia per combattere. I veri sostenitori pro-Mubarak si rivedranno domani.

L’Egitto è al collasso. Il Cairo è sull’orlo di una guerra civile. Il governo tace e l’esercito sta a guardare egiziani che si ammazzano tra loro, senza intervenire.

www.unita.it

Cairo, un morto e almeno 600 feriti negli scontri

egitto scontri
LA DIRETTA

RIVISTA WIRED: ARRESTATO OPPOSITORE FACEBOOK
Ahmed Maher, 30 anni, co-fondatore del gruppo di opposizione egiziana «6 aprile» su Facebook è stato arrestato dalla polizia. Lo riferisce il sito web della rivista Usa Wired.

SPARI DA PIAZZA TAHRIR
Numerosi colpi di arma da fuoco si sentono provenire dalla zona di piazza Tahrir al Cairo.

IL MORTO E' UN SOLDATO
Il morto sarebbe un soldato.

ALMENO UN MORTO E 600 FERITI
È di almeno un morto e 600 feriti il nuovo bilancio provvisorio delle violenze di oggi al Cairo tra i sostenitori del presidente Hosni Mubarak e i manifestanti antigovernativi. Lo riferisce il ministero della Sanità egiziano.

SULEMAIN: "MANIFESTANTI TORNATE A CASA"
In serata, il vice presidente egiziano, Omar Suleiman, ha rivolto un appello ai manifestanti ad assecondare la richiesta delle forze armate di rispettare il coprifuoco e tornare a casa. Lo hanno riportato gli organi di informazione ufficiali del Paese africano. Suleiman ha inoltre affermato che le manifestazioni devono cessare perchè il dialogo con l'opposizione possa cominciare

CAPO FORZE ARMATE: ESERCITO NEUTRALE
L'esercito egiziano resterà «neutrale». Lo ha garantito il capo delle forze armate del Cairo, il generale Sami Enan, al suo omologo americano, l'ammiraglio Mike Mullen.

DEFLUSSO DA PIAZZA TAHRIR
Manifestanti starebbero defluendo dalla piazza Tahrir al Cairo.

Video di YouTube

AL JAZIRA: UOMINI ARMATI CONTRO MANIFESTANTI

Violenti scontri fra manifestanti e «elementi armati» vengono segnalati a Muhandisin, un quartiere del Cairo, dalla tv satellitare Al Jazira. La sovrimpressione dell'emittente non precisa l'appartenenza di queste persone dotate di armi.

FOTOREPORTER E CAMERAMEN DERUBATI DA MILITARI
Numerosi cameraman e fotoreporter occidentali e arabi sono stati aggrediti, picchiati e derubati dei loro apparecchi fotografici e video oggi da militari dell'esercito egiziano e da presunti seguaci di Mubarak.

RIPRISTINATI I COLLEGAMENTI WEB
Ripristinati in Egitto i collegamenti web, dopo il black out durato una settimana sulla scia degli episodi di violenza e delle proteste contro il presidente Hosni Mubarak.

CASA BIANCA: STOP A VIOLENZE ISTIGATE DAL GOVERNO
Per gli Stati Uniti, in Egitto «ogni violenza istigata dal governo deve cessare immediatamente». Lo ha detto il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs. In Egitto «è imperativo per noi che la transizione sia immediata, come ha chiesto il presidente Obama», ha sottolineato il portavoce della Casa Bianca.

AL ARABYA: PICCHIATO REPORTER, UN ALTRO RAPITO
I giornalisti nel mirino dei sostenitori di Mubarak. Secondo quanto riferisce la rete al Arabiya un suo reporter, Ahmad Bagato, è stato picchiato a piazza Tahrir ed ora si trova in ospedale; un altro, Ahmet Abdalla è stato prima circondato da alcuni uomini a piazza Talaat Harb, non lontano dal cuore delle proteste, e poi è stato rapito e portato via.

RILASCIATI TRE GIORNALISTI ISRAELIANI
Tre giornalisti israeliani che erano stati fermati al Cairo dalla polizia mentre stavano coprendo le grandi manifestazioni contro il presidente Hosny Mubarak, sono stati rilasciati e torneranno in patria già questa sera. Lo ha riferito il ministero degli esteri israeliano.

MISNA: MISSIONARI NON VOGLIONO PARTIRE
«Alcune di noi hanno vissuto praticamente tutta la vita in Egitto. Questo è il nostro paese, gli egiziani il nostro popolo. Non li abbandoneremo mai». Lo afferma suor Carmen Herrer, superiora provinciale delle missionarie comboniane in Egitto, intervistata telefonicamente dall'agenzia missionaria Misna che ha potuto raggiungerla ad Alessandria, dove da giorni è in corso un vero e proprio esodo degli stranieri. La superiora delle circa 40 missionarie comboniane assicura: «non ci sentiamo isolate, ma protette dalla nostra gente».

Video di YouTube

AL JAZIRA ENGLISH CENSURATA IN GRAN PARTE DEGLI USA
Per i telespettatori americani è impossibile seguire le proteste egiziane tramite Al Jazeera English, l'emittente televisiva nata in Qatar deve passare attraverso i canali americani, ma quasi nessuno sembra essere disposto a mandare in onda i loro programmi. Il black out di Al Jazeera English ha fatto aumentare il traffico sul sito web della rete, dove i filmati possono essere visti in streaming.

L'ESERCITO RINNOVA L'ORDINE: SGOMBERARE  LA PIAZZA

La tv di Stato ha diffuso un nuovo appello dell'esercito affinchè i manifestanti sgomberare la piazza Tahrir al Cairo.

MINISTERO SANITA': 403 FERITI E UN SOLDATO MORTO
Il ministero della Sanità egiziano ha informato che negli scontri di oggi è morto un soldato di leva e vi sono stati 403 feriti.

IDRANTI CONTRO LA FOLLA
L'emittente araba Al Jazira ha riferito che testimoni hanno visto le forze dell'ordine usare gli idranti contro i manifestanti in piazza Tahrir al Cairo. Secondo questi ultimi, il partito di Mubarak ha inviato anche «bande di delinquenti» ad assalire i dimostranti che stavano manifestando in modo pacifico.

SAVE THE CHILDREN: PROTEGGERE I BAMBINI
I bambini siano protetti dalle violenze: è l'appello lanciato da Save the Children, mentre al Cairo la situazione si drammatizza di ora in ora.

CINQUECENTO I FERITI. AMBULNZE BLOCCATE
La tv satellitare al Arabiya afferma che fonti sanitarie hanno conteggiato in 500 i feriti di oggi a piazza Tahrir al Cairo, mentre non si hanno ancora cifre su eventuali morti. Giornalisti dell'Ansa riferiscono che alle ambulanze è impedito di entrare nella piazza. 

MOLOTOV CONTRO CARRI ARMATI ED EX MINISTERO ESTERO

Dopo esser stati attaccati da numerose bombe molotov lanciate dai manifestanti pro Mubarak, i carri armati dell'esercito egiziani, schierati all'ingresso occidentale di Tahrir hanno iniziato a muoversi verso il centro della piazza. Lancio di bombe incendiarie contro l'ex ministero dell'Estero.

FERMATI SOSTENITORI RAIS CON MOLOTOV
Alcuni sostenitori del presidente egiziano, Hosni Mubarak, sono stati fermati dal comitato popolare di controllo al Cairo mentre, armati di bombe molotov, tentavano di arrivare a piazza Tahrir, centro delle proteste. Lo hanno riferito alcune fonti ad Al Arabya. La polizia ha sequestrato alcune tessere falsificate da agenti in borghese.

BLOCCHI DI CEMENTO LANCIATI CONTRO LA FOLLA
Alcuni dei sostenitori di Mubarak hanno gettato pietre e pezzi di cemento dai tetti degli edifici che circondano la piazza, e centinaia di persone sarebbero rimaste ferite, molte portate via a spalla dai loro compagni.

"MIA FIGLIA E' SPARITA": ANZIANO SI DA FUOCO DAVANTI SEDE GOVERNO
Una persona anziana ha tentato di darsi fuoco oggi davanti alla sede del governo egiziano al Cairo. L'uomo ha detto che voleva protestare per il fatto che sua figlia è sparita e la polizia non fa nulla per ritrovarla.  Ora è ricoverato in ospedale.

DECINE DI MOLOTOV CONTRO MUSEO EGIZIO

Secondo Al Jazira sarebbero decine le molotov lanciate contro il lato sinistro del Museo egizio.


INCENDIO AL MUSEO EGIZIO

È scoppiato un incendio al Museo egizio del Cairo a causa del lancio di alcune molotov, secondo quanto annuncia la tv Al Jazira. L'esercito sta tentando di spegnere le fiamme; non è chiaro in quale settore si siano sviluppate. I soldati sono intervenuti, cercando di spegnere le fiamme con gli idranti..

SPARANO ARMI AUTOMATICHE: E' L'ESERCITO?
Echi di colpi di armi automatiche sparate con ogni probabilità dai ranghi dell'esercito si odono provenire dalla piazza Tahrir, mentre proseguono più violenti gli scontri tra fazioni filo e anti Mubarak. Lo riferiscono testimoni oculari.

LA CASA BIANCA CONDANNA LA VIOLENZA
La Casa Bianca «condanna» la violenza contro i «pacifici manifestanti» di piazza Tahrir.

CENTINAIA I FERITI A TAHRIR
Sarebbero centinaia le persone rimaste ferite negli scontri in corso nella piazza Tahrir, al centro del Cairo, fra sostenitori del presidente Hosni Mubarak e manifestanti antigovernativi.

DUE GIORNALISTI SVEDESI AGGREDITI
Due giornalisti del quotidiano svedese Aftonbladet sono stati aggrediti dalla folla in un quartiere del Cairo, per poi essere arrestati e rilasciati poco dopo dalla polizia egiziana: è quanto riporta lo stesso giornale. I due giornalisti, accompagnati da un autista e un interprete, stavano preparando un servizio su come gli egiziani più poveri riescano a trovare da mangiare nonostante i disordini nel Paese minaccino una scarsità di generi alimentari: una piccola folla ha circondato il loro veicolo accusandoli di essere agenti dei servizi segreti israeliani. 

LA CASA BIANCA SEGUE MINUTO PER MINUTO

La Casa Bianca segue «minuto per minuto» l'evolversi della situazione in Egitto, ma al momento non ha niente da aggiungere a quanto detto la notte scorsa dal presidente, Barack Obama.

Video di YouTube

EL BARADEI ALL'ESERCITO: "PROTEGGERE GLI EGIZIANI"
Mohamed El Baradei, l'esponente di spicco dell'opposizione egiziana, dopo gli scontri di piazza fra sostenitori e oppositori del presidente Hosni Mubarak si è appellato all'esercito affinchè protegga gli «egiziani».

ESERCITO: NOI MAI SPARATO
L'esercito egiziano nega di aver sparato colpi in aria di avvertimento per disperdere i tafferugli. Lo dice la tv di stato egiziana. Fonti sul posto hanno riferito di aver udito diversi spari, mentre l'emittente Al Jazira ha parlato degli spari dei militari.


BAN KI-MOON: ATTACCHI A MANIFESTANTI INACCETTABILI
Gli attacchi contro i manifestanti pacifici al Cairo sono «inaccettabili»: lo ha detto il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon incontrando a Londra il primo ministro britannico David Cameron a Downing Street.


FRATTINI: TRANSIZIONE RAPIDA DI POTERI
Il ministro degli esteri Franco Frattini auspica per l'Egitto una «transizione di poteri rapida, reale, pacifica», soprattutto perché il Paese rappresenta «la chiave per la stabilità del medio oriente, per il processo di pace israelo-palestinese».


LE SOIR: NOSTRO GIORNALISTA FERMATO E PICCHIATO
Fermato al Cairo e picchiato il giornalista belga Serge Dumont, corrispondente per il Medio Oriente del quotidiano belga Le Soir, Il Tempo (Ginevra) e la Voce del Nord (Francia). Il capo dell'informazione del quotidiano belga, Jurek Kuczkiewicz racconta che il giornalista è stato «molestato» mentre copriva una manifestazione pro-Mubarak nel quartiere popolare di Choubra, nel centro del Cairo, poi portato da uomini in abiti civili in un posto militare dove è accusato di spionaggio, malmenato e trattenuto.


ESERCITO SPARA IN ARIA: PRIMA VOLTA. MA NON INTERVIENE
Giornalisti in piazza: con i megafoni i soldati hanno dapprima incitato i dimostranti a cessare i disordini, ma invano, poi hanno sparato in aria colpi di avvertimento per disperderli: è stata la prima volta in nove giorni consecutivi di proteste che l'esercito. L'esercito, schierato attorno alla piazza, finora non è intervenuto per sedare i disordini, dopo aver chiesto ieri i manifestanti a rientrare nelle loro case dato che le loro rivendicazioni «avevano ricevuto ascolto»: l'invito non sembra essere stato accolto.


BBC: UCCISO SOSTENITORE MUBARAK, CENTINAIA FERITI
Ucciso un sostenitore di Mubarak. Lo ha riferito un giornalista nella capitale egiziana, citato dalla Bbc. Che ha parlato anche di centinaia di feriti.


INTERNET IN PARTE ACCESSIBILE?
Le autorità – riferiscono le agenzie - hanno parzialmente ristabilito l'accesso alla rete internet. Inoltre hanno alleggerito il coprifuoco in vigore nel Paese: inizierà un'ora più tardi, alle 16 ora italiana, per terminare un'ora prima, alle 6 del mattino.


MANIFESTANTI ANTI MUBARAK HANNO LA MEGLIO
I manifestanti contro Mubarak avrebbero avuto la meglio sui sostenitori del presidente e hanno ammonito che non lasceranno piazza Tahrir finché il Rais non si sarà dimesso. «Noi rimarremo, lui se ne andrà!», urla la folla.


REPORTER CNN E BBC: GIORNALISTI ASSALITI
Alcuni giornalisti sarebbero rimasti coinvolti negli scontri in corso a piazza Tahrir. Su Twitter la reporter della Cnn, Anna Stewart, ha scritto che l'anchor americano «Anderson Cooper e la sua troupe sono stati attaccati dai manifestanti al Cairo». Un giornalista mediorientale citato dalla Bbc, Abbas al Lawati, ha riferito di avere visto «un giornalista straniero inseguito dalla folla in possesso di armi. Lo rincorrevano. Lui era solo. Dio lo aiuti», ha scritto su Twitter.


FRATTINI SENTE SULEMAIN E DOMANI ALLE 9 IN AULA
«Oggi pomeriggio, intorno alle 17-17.30, avrò un colloquio con il vicepresidente egiziano Omar Suleiman». Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, alle Commissioni Esteri in Senato sulla situazione in Egitto. Domani alle 9 riferirà in Aula a Montecitorio.


VIOLENTA SASSAIOLA
Violenta sassaiola tra manifestanti pro e contro Mubarak in una via laterale che immette in piazza Tahrir, non lontano dal Museo Egizio.


Video di YouTube

GOVERNO: NO A TRANSIZIONE IMMEDIATA
Il governo egiziano rifiuta gli appelli dell'opposizione - ripetuti anche dalla comunità internazionale - per una transizione immediata e l'abbandono del potere di Hosni Mubarak: lo ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri del Cairo, Hossam Zaki.


MINISTERO INTERNO: NON CI SONO AGENTI IN BORGHESE
Il Ministero dell'Interno egiziano ha smentito che ci siano agenti in borghese tra i manifestanti a piazza Tahrir per provocare le violenze, in corso da un paio d'ore.


TRE SPARI IN PIAZZA TAHRIR
Tre spari uditi in piazza Tahrir, al Cairo, dove sono in corso tafferugli fra sostenitori di Mubarak e manifestanti dell'opposizione.


AL JAZIRA: "5 LINCIATI, TERRORISTI TRA PRO MUBARAK"
Al Jazira ha detto che cinque cavallerizzi pro Mubarak sono stati linciati dalla folla. L'emittente sostiene che tra i pro Mubarak ci sarebbero molti terroristi. Ieri il ministero dell'interno aveva detto che dalle prigioni erano scappati 17mila detenuti tra cui molti terroristi.


MORTI E FERITI DOPO MANIFESTANTI PRO MUBARAK
Al Jazira fa sapere che ci sono stati alcuni morti e molti feriti negli scontri in piazza Tahrir scatenati dall'arrivo dei manifestanti pro Mubarak.


UE AFFRONTA CRISI EGITTO E TUNISIA
Vertice della Ue venerdì a Bruxelles sulla la crisi in Egitto e sulla situazione in Tunisia. Lo annuncia il presidente permanente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, nella lettera d'invito recapitata ai leader dei 27 Paesi.

I FRATELLI MUSULMANI: NO MUBARAK FINO A SETTEMBRE
I Fratelli musulmani in un comunicato dicono no a che il presidente Hosni Mubarak resti fino a settembre. «Il popolo rifiuta tutte le misure parziali proposte ieri dalla guida del regime (Mubarak, ndr) e non accetta alcuna alternativa all'abbandono del potere», recita il un comunicato dell'organizzazione islamica. Che dunque non accetta il discorso di ieri del presidente.

EL BARADEI A BBC, NON MI INTERESSA RUOLO GOVERNO  «Non mi interessano ruoli di governo. Sono qui come egiziano, per assicurare ceh l'Egitto da regim autoritario diventi una democrazia»: lo ha detto il leader dell'opposizione Mohamed El Baradei alla Bbc. «Questa è la mia priorità numero uno. Ma se la gente vuole che faccia qualcosa, non li deludero», ha aggiunto el Baradei.

PIAZZA TAHRIR ASSALTATA CON CAMMELLI E CAVALLI
Sempre più incontrollabile la situazione in piazza Tahrir, nel cuore del Cairo, dove per la prima volta i manifestanti anti-governativi che la presidiano da venerdì scorso sono venuti a contatto dapprima con centinaia, poi con migliaia di sostenitori del presidente Hosni Mubarak.

EL BARADEI A BBC, PREOCCUPATO PER SCONTRI
Il leader dell'opposizione egiziana Mohamed El Baradei si è detto estremamente preoccupato per gli scontri al Cairo in una intervista con la Bbc. Inoltre el Baradei ha ribadito che il presidente egiziano Hosni Mubarak se ne deve andare. Alla Bbc El Baradei ha accusato il governo di usare «tattiche della paura» contro l'opposizione.

VIOLENZA DILAGA IN PIAZZA TAHRIR, LE TESTIMONIANZE
Testimoni oculari hanno riferito di aver visto non meno di dieci persone ferite, a terra e con gli abiti macchiati di sangue. La polizia non ha caricato i dimostranti, ma si è limitata a un fitto lancio di lacrimogeni per disperderli. Persino quando le pietre scagliate dalla folla hanno preso a rimbalzare sulla blindatura dei mezzi corazzati, i militari hanno evitato di reagire: si sono semplicemente disposti in modo da impedire l'accesso alla piazza ad altra gente. «Si tratta di membri delle forze di sicurezza in borghese, sono criminali del Partito Democratico Nazionale (di cui è leader Mubarak; ndr), loro hanno preso d'assalto piazza Tahrir», è la denuncia contenuta in un comunicato diramato da tre dei principali gruppi dell'opposizione. Durante i tumulti in pieno centro, in altri punti della capitale i passanti si sono messi ordinatamente in fila davanti agli sportelli bancomat, tornati a funzionare per la prima volta dall'inizio delle proteste di massa, il 25 gennaio.

SOSTENITORI MUBARAK IN PIAZZA TAHRIR
Diverse centinaia di sostenitori di Mubarak sono entrati nella piazza dove erano presenti migliaia di manifestanti, molti dei quali vi avevano passato la notte dopo la «marcia del milione» svoltasi ieri. Secondo un comunicato diffuso da alcune organizzazioni dell'opposizione anche la polizia avrebbe fatto il suo ingresso nella piazza, dove sarebbero presenti molti agenti in borghese; secondo la rete satellitare araba Al Jazeera vi sarebbero anche dei feriti mentre i militari dell'esercito non sarebbero intervenuti. Il rais ha annunciato di non volersi ripresentare alle prossime elezioni presidenziali, in programma a settembre: l'opposizione ritiene tuttavia insufficiente l'iniziativa e ha chiesto a Mubarak di lasciare il potere immediatamente, programmando una nuova manifestazione di massa per venerdì.

SCONTRI E SASSAIOLE TRA PRO E CONTRO IL RAIS: 10 FERITI
Scontri e sassaiole si stanno verificando sul lato nord di Piazza Tahrir tra sostenitori e oppositori del presidente Hosni Mubarak, non lontano dal Museo archeologico. Almeno una decina di persone sono rimaste ferite.

L'OPPOSIZIONE: L'INTIFADA CONTINUA
La piazza non accoglie l'invito dell'esercito a tornare a casa. In piazza Tahrir, al centro del Cairo, è continuo il flusso di persone che arrivano per unirsi al quinto giorno di occupazione della piazza. I manifestanti organizzano cortei improvvisati intorno alla rotonda centrale, preparano megastriscioni da appendere nel pomeriggio con pittura e pennelli. Molti si passano i giornali dell'opposizione con le fotografie della grande manifestazione di ieri.

SCONTRI MANIFESTANTI PRO E ANTI MUBARAK
Sale la tensione in piazza Tahrir: un gruppo di manifestanti pro-Mubarak è entrato nel grande spiazzo, sul lato del museo egizio. Piccoli tafferugli tra manifestanti delle opposte fazioni. Un manifestante anti-Mubarak ha detto: «sono solo duemila».

SOSPESA ATTIVITÀ PARLAMENTO,ATTESA RICORSI
L'attività del parlamento è stata sospesa in attesa che i tribunali si pronuncino sui ricorsi sull'esito delle elezioni legislative di novembre contestate dall'opposizione. Lo ha detto la televisione di stato.

COPRIFUOCO RIDOTTO DI DUE ORE
Il coprifuoco è stato ridotto di due ore da oggi. Partirà alle 17 e rimarrà in vigore fino alle 8 del mattino.

TV STATO, IN CORSO CONTATTI SULEIMAN-MANIFESTANTI
Sono in corso contatti fra il vicepresidente egiziano Omar Suleiman ed i manifestanti della piazza Tahrir. Lo riferisce la televisione di Stato.

INTERNET RIPRENDE A FUNZIONARE
Da pochi minuti la rete internet in Egitto ha ripreso a funzionare. Lo ha constatato l'Ansa ricevendo e mail sui telefonini portatili.

PORTAVOCE ESERCITO A PIAZZA, TORNATE A CASA
Le Forze Armate egiziane, che finora si sono erette a 'garantì delle manifestazioni di protesta, hanno sollecitato la popolazione a tornare alla «vita di tutti i giorni», giacchè ormai il messaggio che i manifestanti intendevano inviare alle autorità è stato recepito, le loro richieste sono state udite, ed è dunque ormai venuto il momento per il Paese di recuperare la normalità. «Tornate a casa», ha esortato un portavoce militare intervenuto in diretta sulla televisione di Stato, «Le Forze Armate si appellano a voi. Voi avete iniziato con lo scendere nelle strade per esprimere le vostre richieste e voi siete coloro che hanno la possibilità di ripristinare la vita normale. È possibile tornare a viverla», ha proseguito il portavoce, leggendo un comunicato. «Per i nipoti dei faraoni, per i costruttori delle Piramidi, è possibile superare tutte le difficoltà e conseguire la sicurezza». Nei giorni scorsi lo stesso Esercito si era impegnato a non aprire il fuoco sui dimostranti nè a ricorrere alla forza, dicendo di comprendere le «legittime richieste del popolo».

Video di YouTube

RIPRENDE AFFLUSSO MANIFESTANTI IN PIAZZA TAHRIR
Varie migliaia di manifestanti si stanno radunando nella piazza Tahrir del Cairo e si vanno ad aggiungere a quelli che hanno passato la notte là. All'ingresso della piazza, dove c'è il posto di controllo, si sono radunati anche un centinaio di supporter del presidente Hosni Mubarak, tenuti a distanza dai militari.

ERDOGAN, LE PAROLE DI MUBARAK NON BASTANO
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha giudicato insufficiente l'annuncio pronunciato ieri dal presidente Hosni Mubarak che ha dichiarato di voler rimanere al potere fino a settembre per guidare il paese nella transizione. «Il popolo egiziano si aspettava una decisione decisamente differente da Mubarak», ha affermato Erdogan nel corso di una sua visita in Kirghizistan. «L'attuale amministrazione non ha più la fiducia e non è più in grado di attuare quei cambiamenti democratici voluti dal popolo» egiziano, ha spiegato Erdogan.

UN MIGLIAIO ANCORA IN PIAZZA DOPO DISCORSO MUBARAK Sono ancora in piazza Tahrir un migliaio di manifestanti, che ha passato tutta la notte nella grande spianata al centro del Cairo, come avviene già da giorni. In nottata i manifestanti hanno seguito sul maxi schermo in piazza il discorso del presidente Mubarak che hanno subito bocciato chiedendo che il rais se ne vada. Le proposte di Mubarak sono anche subito respinte dalle opposizioni, ma oggi si attende di capire se verrà messo in piedi quello che è stato definito un comitato dei saggi, un gruppo che raccolga le principali personalità di opposizione per gestire la transizione. L'intervento di Mubarak è stato commentato anche dal presidente Usa, Barack Obama il quale ha sollecitato una transizione ordinata che deve partire da subito.

ISRAELE AGLI USA: SIA RISPETTATO L'ACCORDO DI PACE
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto al Presidente americano Barack Obama e a diversi leader occidentali di pretendere dal futuro nuovo governo egiziano il rispetto dell'accordo di pace firmato nel 1979 con Israele. Stando a quanto riferito al quotidiano Haaretz da diversi funzionari israeliani, Netanyahu vorrebbe che la comunità internazionale fissasse una serie di condizioni che la nuova leadership egiziana dovrebbe rispettare per ottenere legittimità agli occhi dell'Occidente: non solo democrazia e rispetto dei diritti umani, quindi, ma anche il riconoscimento degli accordi internazionali sottoscritti dal Presidente Hosni Mubarak. «La questione è stata esposta agli americani e a molti altri Paesi - ha detto un alto funzionari a Gerusalemme - non ci opponiamo alla democrazia in Egitto, ma per noi è importante tutelare l'accordo di pace».

BANI SADR, NON SARÀ UN NUOVO IRAN
«L'Egitto non sarà un nuovo Iran, i popoli musulmani reclamano libertà e democrazia, non un nuovo Khomeini». Lo afferma, in una intervista, Abulhassan Bani Sadr, primo presidente della Repubblica islamica, fuggito dall'Iran e che vive in esilio in Francia. «Dopo la rivoluzione tunisina, avevo previsto quel che è successo in Egitto, dove il popolo si sentiva oppresso e disprezzato. Adesso, molte cose cambieranno, nel mondo arabo e, più in generale, nel mondo musulmano». «Negli anni scorsi - continua Bani Sadr - il popolo egiziano non si è messo in movimento perchè vedeva il pericolo fondamentalista. Ma i fondamentalisti non hanno compreso la rivoluzione e chi non vede i movimenti nella sua società non può dominare un paese. La realtà di oggi, l'evoluzione della società delle società musulmane non consente di aver paura di un pericolo che non è reale. Anche se bisogna restare attenti». Quanto alla posizione degli Usa, Bani Sadr sottolinea che «da un lato Obama chiede a Mubarak di fare riforme e di ascoltare il popolo, dall'altro, dice che è d'accordo con quest'ultimo. Ma non si possono sostenere le rivendicazioni popolari e al tempo stesso far restare Mubarak al suo posto. L'ostacolo più importante sulla strada della democrazia è proprio il sistema Mubarak». Per questo «il rais è finito». Sulla Tunisia «la sua posizione era invece chiara: stava con il popolo e contro Ben Ali. La differenza - conclude - è tuttavia enorme, se lo si compara con il metodo Bush».

-------------------------------------------
La piazza ha parlato e Mubarak ha fatto un mezzo passo indietro. Due milioni di persone al Cairo, varie decine di migliaia in altre città egiziane hanno detto chiaro e forte che vogliono vedere la fine del regime trentennale di Hosni Mubarak. E il rais, in diretta tv ha dato l'annuncio che non si ricandiderà per la sesta volta alle elezioni ma che, per evitare il caos, vuole gestire in prima persona la transizione fino alle prossime presidenziali previste per ora in autunno.

Un annuncio che la piazza, l'opposizione e anche il presidente americano Barack Obama hanno giudicato insufficiente a far rientrare la protesta anti-regime. La chiamata a raccolta degli organizzatori della rivolta popolare contro il rais, che avevano chiesto agli egiziani di scendere in strada a milioni per mostrare al mondo al compattezza e la consistenza numerica del movimento, ha comunque raggiunto un primo risultato. «Lo dico in tutta sincerità, e senza tener conto della situazione attuale: non avevo intenzione di presentarmi per un nuovo mandato presidenziale», ha detto Mubarak cercando di limitare l'impressione di una cacciata determinata dalla piazza. Inoltre ha detto chiaramente che non lascerà l'Egitto fuggendo in esilio come l'ex-presidente tunisino Ben Ali.

«Questo è il mio paese» e «ci continuerò la mia vita fino alla morte», ha affermato fornendo cenni del suo progetto di transizione che ha in primo piano la riforma costituzionale sulle candidature per la presidenza e sulla durata del mandato presidenziale. Pur dando atto ai giovani di aver espresso richieste «legittime» il presidente ha denunciato le violenze che hanno creato il caos e ha accusato l'opposizione di aver gettato «benzina sul fuoco»: una situazione che impongono di scegliere fra caos o stabilità. Il duplice messaggio (non mi ricandido ma resto alcuni mesi) che Mubarak ha fatto arrivare alle centinaia di migliaia di persone ancora radunate nella piazza Tahrir sono stati un passo indietro che gli è stato chiesto da Obama. Il presidente in nottata ha rivelato di aver chiesto a Mubarak che «la transizione cominci ora» in quanto lo stesso capo di stato egiziano «ha riconosciuto che lo status quo non è sostenibile». Insomma l'alleato-chiave ritiene che ormai «il popolo egiziano ha aperto un nuovo capitolo della storia del loro Paese».

Video di YouTube

Da piazza Tahir il primo coro che si è levato dopo il discorso è stato infatti «vattene! Vattene! Vattene!». La spiegazione politica della reazione popolare l'ha data l'ex segretario generale dell'Aiea, uno dei leader dell'opposizione che si è riunita sotto un ombrello unico, Mohamed El Baradei: il discorso di Mubarak «è un trucco per restare al potere» e che il rais «deve lasciare subito». «Non ci sar… alcun vuoto di potere se Mubarak se ne va», ha sostenuto l'esponente dell'opposizione chiedendo le dimissioni immediate del presidente. In una prima reazione, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha notato che «era scontato» che Mubarak «annunciasse di non ripresentarsi» ma le parole da «sole non credo potranno rassicurare la piazza: ora servono i fatti», «concreti, su povertà, giovani e cambiamenti della costituzione». Dal canto suo, in giornata, El Baradei aveva dato al rais un ultimatum per lasciare il paese, per evitare, ha detto, un bagno di sangue. Se ne vada entro venerdì, ha detto El Baradei, respingendo le aperture al dialogo che sono venute ieri sera dal vicepresidente Omar Soliman. Nessun tipo di dialogo è possibile prima che Mubarak se ne vada, ha scandito l'ex capo dell'agenzia atomica internazionale.

Anche se in serata è giunta notizia che Soliman ha avviato una serie di colloqui con le forze di opposizione. Giovani, anziani, donne velate e non, uomini con le barbe musulmane e non, uno spaccato trasversale della società egiziana si è dato appuntamento nella grande piazza che oramai il mondo associa con la rivolta egiziana. Passando attraverso un check point presidiato da due carri armati, le folle sono entrate ordinatamente nella piazza dopo essere state perquisite da un servizio d'ordine gentile ma inflessibile. All'interno della piazza, il servizio d'ordine ha organizzato la distribuzione di datteri, pane biscotti e acqua mentre slogan e canti si alternavano alla preghiera condotta da religiosi. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza anche ad Alessandria, Ismailia, Suez e nel Sinai, tutte località dove la prima protesta è stata insanguinata da scontri violenti fra manifestanti e polizia.

Oggi gli agenti erano più visibili sulle strade del Cairo, presidiando incroci e affiancandosi all'esercito nella sorveglianza dei punti strategici. Nessun poliziotto si è però avvicinato a piazza Tahrir. In mattinata è arrivato l'annuncio dell'imminente ritorno in patria dagli Usa di Ahmed Zewail, premio nobel per la chimica e da molti considerato un serio contendente alla presidenza del paese. Figura nota e rispettata anche perchè è stato allontanato dal paese dal premier uscente Nazif quando stava cercando di organizzare una iniziativa accademica in Egitto.

www.rassegna.it

L'ora degli squadroni: reclutati con 10 euro

Impiegati dei ministeri arruolati per reprimere le manifestazioni. Mubarak usa gli stessi metodi di Hezbollah. Svolta Usa, Obama prende coraggio e parla. Vince la linea 'bostoniana': il sogno di molti egiziani non è diverso da quello di Martin Luther King

di Riccardo Cristiano, ilmondodiannibale.it

Scontri al Cairo (da internet)
L'ordine l'ha dato lui, il raìss, quando durante il suo discorso televisivo ha detto: "Io morirò qui". E' scattata allora l'operazione che sta determinando morti e feriti al Cairo. La prima mossa è stata quella di organizzare i gruppi di entusiasti. A tal fine i direttori di diversi ministeri hanno sollecitato i loro sottoposti ad andare in piazza per difendere il Presidente.

Poi sono stati organizzati tre centri di reclutamento dove sono state offerte circa 50 lire egiziane, poco più di dieci euro, per chi accettasse di far parte degli squadroni da inviare in Piazza at-Tahrir, Piazza della Liberazione. Lo stesso metodo che aveva usato Hezbollah in Libano per gestire l'assedio con cui cercò di strangolare il governo di Fuad Siniora nel 2007. Durò un anno, quell'assedio.

Mubarak, lo statista che dovrebbe garantire la stabilità del Mediterraneo, usa gli stessi metodi di Hezbollah. Con la differenza che i bastonatori del partito di Nasrallah almeno in piazza non uccisero nessuno.

Sembra che in questo modo, assumendo a giornata la manovalanza dei quartieri della disperazione e recuperando il controllo dell’esercito, Mubarak stia riuscendo a riconquistare la piazza. Se andrà davvero così potranno rallegrarsi quelli che credono nello scontro di civiltà. Meno gli egiziani, che avrebbero davanti altri anni di dittatura feroce. Quanto ai leader della rivolta avranno modo di riflettere invece sulla decisione di non marciare sul palazzo presidenziale, ieri.

E alla fine, Obama
Il suo predecessore alla Casa Bianca, noto per aver elaborato la teoria dell'"esportazione della democrazia", non ha resistito alla tentazione, ha alzato la cornetta ed ha chiamato Hosni Mubarak. Non sappiamo cosa gli abbia detto, ma è noto che i rapporti tra i due, sin dai tempi della "coalition of the willing", sono ottimi. Sappiamo invece sappiamo cosa dovrebbe aver suggerito a Mubarak l'inviato dell'attuale inquilino della Casa Bianca a Mubarak: "Vai in televisione, annuncia che non ti ricandiderai e che avvii le riforme".

Obama dunque ha scrupolosamente seguito la linea della prudenza, quella scelta dal segretario di Stato, signora Clinton, più che quella "bendata", sostenuta dal vice-presidente Biden, che dopo aver definito Mubarak un "non dittatore" ha negato la necessità di una sua uscita di scena. Ma nell'inner circle obamiano c'è anche il senatore Kerry, amico del presidente. Sembra che l'inquilino della Casa Bianca abbia apprezzato l'articolo con cui il senatore, senza impegnare il governo degli Stati Uniti, ha sollecitato Mubarak ad appendere gli scarpini al chiodo.

Ma dal colloquio tra l'inviato americano e il raìss egiziano sono passate ore, turbinose. Ore nelle quali al Dipartimento di Stato avrebbe preso il sopravvento il gruppo degli esperti che ritiene possibile convivere con un governo nel quale siedano anche i Fratelli Musulmani. E appena questa voce è filtrata da Washington il gruppo islamico ha fatto sapere di essere pronto a sostenere il riconoscimento di una piena parità con i copti, come riferisce Iacopo Scaramuzzi.

Quando Obama ha avuto il coraggio di prendere la parola, dire a Mubarak che la transizione deve cominciare ora e rivolgersi anche ai manifestanti dicendogli che la Casa Bianca li sente, li ascolta, il presidente americano ha fatto fare alla politica americana un balzo in avanti. Tutto sommato da anni gli States vanno avanti dividendosi tra bostoniani, quelli che credono che il sogno americano possa affascinare tutti (e che il sogno di molti egiziani non sia molto diverso da quello di Martin Luther King) e boltoniani, quelli che come John Bolton credono che il sogno americano viaggi sempre sui B52.

Ecco, nel discorso di poche ore fa Obama ha dato voce ai bostoniani, senza dimenticare i consigli degli esperti. Questi ultimi infatti , comprensibilmente, temono lo tsunami che potrebbe generare un Egitto in eruzione ancora per giorni, Obama potrebbe aver pensato che quello tsunami ormai c'è e che oltre ad imbarazzanti amici potrebbe travolgere anche i peggiori nemici, a cominciare da un Ahmadinejad che cerca a parole di strumentalizzare la rivolta egiziana per nascondere il terrore di trovarsi presto nelle condizione di Mubarak. Dove potrebbe andare in esilio, in Venezuela?

Il mondo di Annibale






www.ilfattoquotidiano.it



In bicamerale la legge bandiera della Lega. Se non passa, il Carroccio è pronto a staccare la spina al governo. E a Montecitorio va in scena l'ennesima conta all'ultimo voto sui guai giudiziari del premier
Il Tg1 intervista il Cavaliere, ma gli risparmia ogni minimo riferimento a prostitute e minorenni


Nuovo giorno del giudizio per Silvio Berlusconi. Si inizia in mattinata con il voto sul federalismo in commissione Bicamerale. Umberto Bossi aspetta il premier al varco: da questo passaggio si capirà quanto è solido il legame tra i due alleati di maggioranza. Ma B. gioca su due fronti, perché nel pomeriggio a Montecitorio si deciderà, con voto palese, se autorizzare le perquisizioni negli uffici del contabile Giuseppe Spinelli, per l'affaire Ruby. L'esito favorevole per il Caimano appare scontato, ma è comunque l'occasione per una nuova conta: il governo sostiene di aver ampliato i propri consensi di almeno altri cinque deputati. Ma la caccia ai transfughi (una prova del fuoco simile a quelle del 14 dicembre per la fiducia e del 26 gennaio per Sandro Bondi) ancora non porta a nomi e cognomi certi


www.repubblica.it

Procura: "A breve richiesta di rito immediato"

E intanto riparte il processo Mediatrade

Il presidente del Consiglio ieri sera alla festa di compleanno di una parlamentare Pdl. "Non temo i processi, accuse infondate e ridicole". "Il Paese si è consegnato alla magistratura, ma i cittadini conoscono la verità". Il procuratore Bruti Liberati: "Lunedi o martedi al Gip la richiesta di giudizio immediato"

Procura: "A breve richiesta di rito immediato" E intanto riparte il processo Mediatrade Silvio Berlusconi

ROMA - La tensione ha la meglio anche su un compleanno. E così Silvio Berlusconi, ospite alla festa della deputata Pdl Pina Castiello, si lascia andare sì a qualche battuta - fra bunga bunga e Fidel Castro - ma anche a esternazioni sui magistrati e sulla complessa situazione politica. L'affondo lo sferra ribadendo che "l'Italia si è consegnata alla magistratura". La magistratura risponde annunciando, attraverso il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, l'invio della "richiesta di giudizio immediato per il premier al Gip verosimilmente lunedì o martedì". Nel frattempo nuove grande processuali sono in arrivo per il Cavaliere. Il Gup di Milano Maria Vicidomini, ha fissato per il prossimo 5 marzo, sabato, l'udienza preliminare per la vicenda dei diritti tv e cinematografici Mediatrade, nella quale Berlusconi e il figlio Piersilvio, vicepresidente Mediaset, sono imputati.

Per Berlusconi, la magistratura ormai si è trasformata in "potere", con conseguenze i cui effetti "i cittadini sanno esser diventati qualcosa di indecente". E rilancia: "Non ho alcun timore di questi processi perché le accuse non sono solo infondate ma addirittura ridicole". Si tratta di "invenzioni", scandisce accusando la procura di Milano di non aver "alcuna competenza né territoriale né funzionale". Si tratta, insomma, di un caso di "violazione del sistema di legge molto grave".

Grave sì, ma non abbastanza
per sparigliare le carte e ricorrere alla piazza (vedi l'equivoco di ieri 1 sulla chiamata alle armi di Brambilla e Santanchè) o alle urne. Poco prima di lasciare il castello alle porte di Roma dove è stata festeggiata la deputata del Pdl, Berlusconi ribadisce che a suo avviso il voto anticipato sarebbe un danno per il Paese: "Lo sottoporrebbe a un periodo di instabilità" su cui "le agenzie di rating stabiliscono il proprio giudizio". E quindi, in caso di voto, "il nuovo governo, che io penso sarebbe comunque di centrodestra, si troverebbe in una situazione identica ma peggiorata da 4-5 mesi di instabilità. E a pagarne il prezzo sarebbero i contribuenti italiani".

Un prezzo, quello da pagare, che coinvolgerebbe anche la riforma federalista che il premier, però, vede in dirittura d'arrivo: "Penso che il federalismo passerà" dice, spiegando che "con un pareggio andremo avanti lo stesso perché la legge consente al governo di procedere anche se il risultato della commissione è di pareggio".

Ma la serata conviviale non distrae Berlusconi dall'attualità internazionale. Se i problemi interni lo vedono alle prese anche con un possibile rimpasto di governo (del quale, dice, "non abbiamo premura" pur anticipando movimenti utili in un ottica di "ampliare la squadra"), quelli riguardanti l'Egitto si affidano alla speranza: "Mi auguro - dice a fine serata - ci possa essere un passaggio a un diverso regime che sia indolore per la popolazione e che possa portare presto ad una conferma democratica". E dopo aver manifestato la propria solidarietà alla moglie del cantante Sal Davinci (presente alla serata insieme a Peppino Di Capri, e con loro il premier canterà in francese) perché cubana e quindi "scappata dal crudelissimo Fidel Castro", chiude la serata con un sorriso: "E adesso bunga bunga per tutti".

www.unita.it

Soldi del Cavaliere a madre Noemi: 20mila per la signora Anna

di Claudia Fusani
 
IMG
Sono sfilate tutte le papi girl in questa storia di Arcore e delle feste a base di bunga bunga. Inevevitabile che a un certo punto spuntasse fuori anche lei, la prima delle papi girl, Noemi Letizia, la bionda eterea di Casoria che ha segnato l’inizio del disvelamento del regno del drago di Arcore.

Noemi, la diciottenne che venne prima di Patrizia d’Addario, delle feste a villa Certosa, a palazzo Grazioli e poi a villa San Martino. Dal conto corrente presso il Monte dei paschi di Siena, agenzia di Milano 2-Segrate, quello dove agiva il ragionier Spinelli per nome e per conto del cavaliere Silvio Berlusconi per soddisfare necessità, capricci e richieste della fanciulle dell’harem di Arcore, sono partiti bonifici per circa almeno ventimila euro anche a favore della signora Anna Palombo, la mamma di Noemi Letizia.


www.ansa.it

"Dimettiti", flash mob viola a piazza di Spagna

L'iniziativa contro Berlusconi sulla scalinata di Trinità dei Monti

02 febbraio, 20:47

Il flash mob a piazza di Spagna
Il flash mob a piazza di Spagna
ROMA - Uno striscione gigante con scritto ''Dimettiti'': e' il flash mob realizzato da alcuni militanti del Popolo Viola oggi pomeriggio in piazza di Spagna.
Le dimissioni del premier Silvio Berlusconi sono state chieste anche urlando slogan. All'iniziativa, cominciata vicino alla 'Barcaccia' e poi proseguita sulla Scalinata di Trinita' di Monti, hanno partecipato anche un gruppo di giovani ed una scolaresca che erano nella piazza.











www.repubblica.it

"Il 5 e il 13 in piazza per difendere la dignità"

Nuovi appelli, anche dalla comunità scientifica

Tantissime iniziative per chiedere di voltare pagina e fermare il degrado delle istituzioni. Mentre si moltiplicano le adesioni all'appuntamento di sabato di Libertà e Giustizia. Appelli per la giornata delle donne

"Il 5 e il 13 in piazza per difendere la dignità" Nuovi appelli, anche dalla comunità scientifica

Riunioni continue, incontri preparatori, gruppi e comitati che nascono di ora in ora. Micro-iniziative in tante parti del Paese. La mobilitazione contro Silvio Berlusconi prende forma. Il calendario della protesta diventa sempre più fitto. E la partecipazione coinvolge tanti settori della società civile. Spezzoni di dissenso. Cittadini uniti dalla semplicità del messaggio che porteranno in piazza: "Adesso basta". Le donne, la comunità scientifica, gli attivisti sul web, gli italiani all'estero. L'altra Italia. Per fermare il degrado causato dal premier alle istituzioni della Repubblica. E che si mette in gioco per cambiare pagina.

3 febbraio. Un presidio autoconvocato. Per mostrare, in piazza Montecitorio a Roma, l'indignazione degli italiani. L'appuntamento è nel primo pomeriggio. E coincide con la discussione, alla Camera, della richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del presidente del Consiglio. Il gruppo promotore, gli Indignati, ha scritto una lettera da inviare ai parlamentari. Oggetto: "vi chiediamo di non essere complici". Vi si legge: "Onorevole, la sollecito a non rendersi complice dei reati di concussione e prostituzione a carico del premier. E Le chiedo quindi di votare a favore dell'autorizzazione a procedere".

4 febbraio. A Roma, presso la libreria Bibli, iniziativa delle donne dell'associazione Filomena.  Si tratta di un incontro preparatorio in vista della manifestazione del 13 febbraio. Tema: il desiderio. Per Nicoletta
Dentico, presidente dell'associazione, "il desiderio è punto di partenza irrinunciabile per costruire un'Italia capace di risposta per i giovani, gli uomini e le donne. Con l'indignazione, il desiderio è la molla della mobilitazione del 13 febbraio". Ne parleranno Elisa Manna del Censis, la giornalista Alessandra di Pietro e Katia Ippaso. A Napoli, raduno dei cattolici all'esterno del Duomo.

5 febbraio. E' uno dei giorni centrali per tutta la mobilitazione. Ci si sposta a Milano, al Palasharp, dalle 15 e 30. Libertà e Giustizia darà vita a "Dimettiti. Per un Italia libera e giusta". Un incontro per dare forza ulteriore alle 100mila firme che LeG ha raccolto con l'appello "Dimissioni". Parole d'ordine: libertà, giustizia, democrazia, repubblica, uguaglianza, lavoro, Costituzione. Tante le presenze e gli interventi previsti. Da Roberto Saviano a Umberto Eco, da Gustavo Zagrebelsky a Paul Ginsborg. E nelle ultime ore è arrivata anche l'adesione del Presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Diretta su Repubblica.it e su Repubblica Tv.

6 febbraio. Tutti nella tana del Sultano. Ad Arcore. Per una manifestazione che parte dal basso, organizzata attraverso la rete. In cantiere una marcia del Popolo Viola, pacifica, per "pretendere le sue dimissioni". Sotto accusa l'immobilità del governo, l'assenza di politiche economiche e socili proprio nel bel mezzo della crisi. Non mancheranno provocazioni simboliche. Come il lancio di mutandine ideato dal gruppo Valigia Blu.

12 febbraio. Sarà la giornata più rumorosa. In decine di città italiani piccoli sit-in sotto prefetture e luoghi simbolo. Per partecipare basta essere muniti di qualsiasi cosa in grado di produrre un frastuono infernale. Fischietti, percussioni, pentole. C'è che sta mettendo in piedi concerti improvvisati e chiassosi. Situazionismo allo stato puro. Dietro la macchina organizzativa c'è  la rete dei gruppi locali che fanno capo al Popolo Viola. Anche a Zurigo e in Svezia.

13 febbraio. E' la giornata delle donne. Manifestazioni e cortei. Il più atteso è quello di Roma. Si parte dalla Terrazza del Pincio alle ore 14.00 per arrivare, intorno alle ore 15.00, a Piazza del Popolo dove ci sarà il palco. Interventi di Cristina Comencini, Francesca Izzo, Lunetta Savino. Tra le ultime adesioni: Dacia Maraini, Elena Gianini Belotti, Lia Levi. Lo slogan, che ha fatto il giro dei media e della rete, è "Se non ora quando". Una protesta a trazione femminile che, naturalmente, non lascia indifferenti gli uomini. In campo anche i partiti. Pd e Italia dei valori hanno invitato i propri militanti a partecipare. Intanto Santoro, Travaglio e Barbara Spinelli 1 hanno lanciato l'appello a far confluire la manifestazione di Milano  all'esterno del Tribunale in quella promossa dalle donne.

E tra i tanti appelli, da segnalare quello lanciato da tanti esponenti della comunità scientifica italiana, "un grido di dolore e di vergogna che è nato spontaneo in molte persone che hanno a cuore la dignità personale e del nostro Paese". Ecco il testo dell'appello e le firme 2, tra le quali quella di Margherita Hack.




www.unita.it

Napolitano: serve clima costruttivo. Berlusconi: giusto, stop scontro

IMG
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, apprezza il «clima unitario» con cui si affrontano «differenze e contrasti» nelle istituzioni locali, dove «abbiamo un confronto più sereno che nella Capitale, a livello nazionale. E questo è un bene».

Napolitano, che ha parlato a palazzo Frizzoni, sede del Comune di Bergamo, ha affermato che la Provincia «è una entità reale» e «raccoglie anche un sentimento comune dei cittadini» ma sulla quale «non ci sono per il momento ipotesi di riforme».


Non è compito del presidente della Repubblica intervenire e «interferire» nel dibattito politico. Lo ha detto lo stesso Giorgio Napolitano, che ha salutato oggi i rappresentanti degli enti locali presso la sede del municipio di Bergamo.

«Ho il dovere di rappresentare l'unità nazionale - ha detto il capo dello Stato - che si esprime nel complesso delle istituzioni, poi c'è la dialettica delle forze politiche e sociali. Ma non è mio compito intervenire ed interferire su questo».


Per portare avanti le riforme che sono all'ordine del giorno, in particolare il federalismo, «è stato decisivo e resta oggi decisivo un clima di corretto e costruttivo confronto in sede istituzionale. Si esca dunque da una spirale insostenibile di contrapposizioni, arroccamenti e prove di forza». La sollecitazione arriva dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che sta intervenendo alle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia al Teatro Donizetti di Bergamo. Secondo Napolitano, «fondamentali sono nello stesso tempo, quel senso di solidarietà radicato nell'animo della comunità bergamasca, ed un rinnovato spirito di coesione sociale e nazionale».


Il federalismo, le riforme per attuarlo sono «ormai giunte a buon punto», ricorda Giorgio Napolitano al teatro Donizetti di Bergamo. «È stato decisivo - aggiunge - e resta oggi decisivo un clima di corretto e costruttivo confronto in sede istituzionale». Dunque un appello ad uscire da una spirale di contrapposizioni e a recuperare nella riforma il senso della solidarietà.


La risposta del premier

«Il Governo condivide pienamente l'appello del Capo dello Stato a interrompere «una spirale insostenibile di contrapposizioni, arroccamenti, prove di forza da cui può soltanto uscire ostacolato ogni processo di riforma», con un riferimento esplicito al federalismo e al carattere «decisivo di un clima corretto e costruttivo confronto in sede istituzionale». La nostra condivisione non è di parte ed è esente da ogni strumentalismo». È quanto afferma in una nota Silvio Berlusconi.

Napolitano: nei tg troppa nera e giudiziaria

napolitano 150 anni italia bergamo
Il presidente della Repubblica interviene sul nostro sistema televisivo e informativo con un giudizio molto duro (e motivato): in tv - osserva - si fa a gara a chi urla di più. E aggiunge: c'è uno spazio abnorme per la cronaca nera e a quella giudiziaria. Il giudizio sull'informazione e sul giornalismo in Italia li ha espressi visitando la redazione dell'Eco di Bergamo.

«Noi abbiamo molto spesso l'informazione gridata, altro che abbassare i toni. È una gara a chi urla di più». Il capo dello Stato constata: «Ormai c'è uno spazio abnorme, nei telegiornali e nei notiziari, dedicato alla cronaca nera e giudiziaria. Queste notizie hanno preso il posto di notizie essenziali come, ad esempio, le informazioni internazionali, spesso sottaciute». Queste notizie, ha aggiunto, sono importanti perché è necessaria, «una consapevolezza più diffusa della realtà internazionale oltre che di quella italiana».

Per questo il capo dello Stato auspica «un'informazione più responsabile e pacata», un giornalismo capace di favorire «un clima generale e politico di maggiore correttezza e maggiore sobrietà». Invece, «in politica non si sono mai sentiti giudizi misurati, ma i giudizi sono sempre estremizzati in un senso o nell'altro». E questo rappresenta «un ostacolo insuperabile per la soluzione dei problemi della collettività».

E quando il direttore del quotidiano bergamasco Ettore Ongis si dice preoccupato per la deriva in cui è scivolata parte dell'informazione, il presidente degli italiani concorda: «La deriva esiste. Preoccupa come sia difficile sottrarsi a una rincorsa perversa a chi urla di più» con il risultato che l'informazione «si impoverisce ed immiserisce».

«Non è giusto caricare sul giornalismo troppe responsabilità per quello che di negativo si è prodotto nel costume del paese», ammette, ma resta il fatto che «il giornalismo è capace di influenzare il paese nel bene e nel male».

Napolitano è nella cittadina lombarda per i 150 anni dell'Italia. È intervenuto al Teatro Donizetti, dove c'era una delegazione di studenti. E Niccolò Fabrizi, presidente della Consulta Studentesca, ha ringraziato il presidente per il suo discorso di fine anno in cui pensava ai giovani.

All'uscita dell'Eco di Bergamo i bergamaschi lo hanno salutato con applausi e tanti hanno lo hanno urlato: “Grande presidente”, “Grazie per il lavoro che fa”. E qualcuno ha anche scandito un “Manda a casa Berlusconi”.



www.repubblica.it

Berlusconi: "Basta con spirali di scontro

Poi rilancia: "Darò la scossa all'economia"

Il premier si affretta a condividere l'appello del Capo dello Stato:"Si restituisca al Paese la capacità, di tornare alla politica". Poi al Tg1 non fa cenno ai suoi problemi e punta sull'economia: riforma dell'articolo 41 e crescita al 3-4% del Pil. "La sinistra vuole tassare gli italiani, lo impedirò"

Berlusconi: "Basta con spirali di scontro Poi rilancia: "Darò la scossa all'economia"

ROMA - "Il governo condivide pienamente l'appello del Capo dello Stato a interrompere 'una spirale insostenibile di contrapposizioni, arroccamenti, prove di forza da cui puo' soltanto uscire ostacolato ogni processo di riformà, con un riferimento esplicito al federalismo e al carattere 'decisivo di un clima corretto e costruttivo confronto in sede istituzionale. La nostra condivisione non è di parte ed è esente da ogni strumentalismo". Silvio Berlusconi si affretta a sposare l'appello lanciato da Bergamo da Giorgio Napolitano. 1 Lo fa seguendo la linea già inaugurata qualche giorno fa con la proposta di "tregua 2" lanciata all'opposizione. Proposta rispedita seccamente al mittente.

E, oggi, il Cavaliere, probabilmente consigliato dalle colombe del Pdl e da un Giuliano Ferrara tornato ad indossare i panni del consigliere del premier, rilancia. Chiedendo che si restituisca al Paese "la capacità, di tornare alla politica, tornare ai contenuti più impegnativi della politica, quelli che riguardano i cittadini e l'interesse generale". Nella nota, però, il Cavaliere non dimentica di puntare il dito contro "comportamenti extra o anti istituzionali" e "qualche errore di tutte le parti in causa". Una frecciata e una velata autocritica, in un momento in cui la popolarità
del Cavaliere appare in discesa. Sarà per questo che per provare a risalirla il premier prova a mettere la sordina alla voglia di scontro frontale. Almeno per adesso. 

E al Tg1 parla di economia. In serata, Berlusconi ribadisce in un'intervista al Tg1 il proposito di dare una "scossa" all'economia, già annunciato nei giorni scorsi 3. Nessun cenno ai problemi che lo riguardano (parla solo di "attacchi inauditi") ma la promessa di un pacchetto di misure "per stimolare la crescita", partendo dalla riforma dell'articolo 41 della Costituzione sulla libertà d'impresa, che dovrebbe essere discussa nel prossimo consiglio dei Ministri. A seguire, dovrebbero prendere corpo il piano casa e il piano per il Sud. "Troppi vincoli hanno creato una sorta di medioevo burocratico intorno alle imprese" dice Berlusconi, che fissa l'obiettivo: "Crescita del Pil del 3% in cinque anni". Il premier conferma anche il no alla patrimoniale sugli immobili, che
"rappresentano la ricchezza dell'85 per cento delle famiglie italiane", imposta che secondo lui è voluta da "vecchie forze che voglio tassare gli italiani". "E' un esproprio, lo impediremo". Dal tema delle tasse anche un accenno al federalismo fiscale. "Stiamo approvando i decreti di attuazione - spiega Berlusconi -. Il federalismo fiscale non comporterà alcun aumento delle imposte, ma farà pagare le tasse agli evasori, coinvolgendo i Comuni nella valutazione delle dichiarazioni dei redditi". Contrariamente alle previsioni, Berlusconi risponde anche sul caso Ruby. Ma solo per dire che "nonostante attacchi inauditi, vado avanti".

www.repubblica.it

Bersani: "Berlusconi bugiardo la patrimoniale è nel federalismo"

Il segretario del Pd replica all'intervista al Tg1 del premier, che attribuisce a "vecchie forze" della politica l'idea dell'imposta sugli immobili. Opposizione dura anche sulla "piena condivisione" da parte del leader Pdl dell'invito di Napolitano a rompere la spirale anti-istituzionale: "E' ipocrita"

Bersani: "Berlusconi bugiardo la patrimoniale è nel federalismo"

ROMA - La linea "morbida" di Silvio Berlusconi prosegue oggi con la "piena condivisione" dell'appello del capo dello Stato 1 a rompere la "spirale insostenibile" dello scontro, ma si arena in serata con un'intervista al Tg1 che addossa i mali economici del Paese a "vecchie forze" della politica italiana, a cui il premier attribuisce il progetto della patrimoniale sugli immobili. Ai due tempi della odierna rappresentazione del premier seguono i due tempi della reazione. E al Tg2 risponde Bersani: "Bugiardo, è lui che vuole la patrimoniale".

Il sostegno all'invito di Napolitano a dire basta alle "prove di forza da cui può soltanto uscire ostacolato ogni processo di riforma" è per Berlusconi 2 "esente da ogni strumentalismo". E' esattamente il contrario per Dario Franceschini, presidente dei deputati del Pd. "Il presidente del consiglio - sottolinea - butta ogni giorno litri di benzina sul fuoco: dal processo breve agli attacchi ai magistrati, allo scontro istituzionale e poi finge ipocritamente di accogliere le parole sagge del presidente della repubblica. Abbiamo detto e ripetuto che il contributo che Berlusconi può dare al paese è dimettersi da presidente del Consiglio".

"Senza
ritegno". La sentenza di Anna Finocchiaro, omologa di Franceschini al Senato che si chiede: "Com'è possibile leggere la nota del Presidente del Consiglio di commento alle parole del Capo dello Stato e non trasalire? Se c'è qualcuno che in questi mesi ha acuito tensioni politiche e istituzionali, ha ignorato i continui appelli del Capo dello Stato alla moderazione e al confronto sui problemi reali del Paese è proprio il capo del governo. L'unico contributo che il premier può dare al bene del Paese quello delle sue dimissioni".

Attendista il vicecapogruppo di Fli alla Camera, Benedetto Della Vedova: "Napolitano ha chiesto di abbassare i toni, questo è un fatto positivo. Berlusconi ha detto che lo farà, i buoni propositi vanno bene. Bisogna vedere come si praticano questi buoni propositi, l'impegno è positivo e c'è da augurarsi che verrà messo in pratica nelle ore, nei giorni e nei mesi...".

In serata, il premier appare al Tg1 per un'intervista-monologo in cui ribadisce il proposito di una "scossa" all'economia con un pacchetto di misure per la crescita, partendo dalla riforma dell'articolo 41 della Costituzione, da portare alla discussione del prossimo Consiglio dei ministri. Al Tg2 la secca replica di Bersani: "Berlusconi è un mentitore - accusa il segretario del Pd -. Noi siamo contro la patrimoniale, abbiamo un'altra strategia fiscale. Lui sta mettendo una patrimoniale con le norme sul federalismo, e la sta mettendo alle piccole imprese". "La scossa la daremo - conclude il leader Pd - quando se ne andrà il premier".

Caustico Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc. "Mi auguravo che Berlusconi tenesse un contegno di serietà istituzionale per almeno 24 ore, dopo la sua espressione di buoni propositi a commento delle parole del capo dello Stato. Purtroppo sono stato troppo ottimista: il premier ha retto solo cinque ore, fino all'intervista del Tg1, in cui ha riversato i soliti insulti verso l'opposizione. Certo, questo suo procedere a zig-zag incomincia ad essere davvero preoccupante".

Dall'opposizione è polemica anche contro le modalità dell'intervista al Tg1, priva di un vero contraddittorio.  "Dopo quest'ennesima ferita all'informazione e alla sua correttezza con l'intervista-comizio di Berlusconi al Tg1, le cose devono cambiare - dichiara Vincenzo Vita, componente Pd in Commissione vigilanza Rai -. Qualcuno se ne vada: o il direttore del Tg1 o, se nessuno batte un colpo, il direttore generale Masi".

"Il Tg1 trasformato in TgSilvio, siamo veramente oltre i confini della vergogna" denuncia il senatore Pancho Pardi, capogruppo di Idv in Commissione di vigilanza Rai. "Non contento di telefonare ovunque - aggiunge - il premier ha preteso da Minzolini una ridicola non intervista e Minzolini è ovviamente subito scattato sull'attenti. Il direttorissimo si dovrebbe dimettere subito, ma non lo farà. Intanto chiediamo ai vertici Rai e all'Agcom di battere un colpo per restituire un minimo di credibilità al principale telegiornale del servizio pubblico".



www.repubblica.it

La Consulta: per l'impianto serve il parere delle Regioni

La Corte Costituzionale boccia l'articolo 4 del decreto attuativo, che considerava sufficiente una "intesa" con la Conferenza unificata per la "costruzione ed esercizio" delle centrali. Occorre invece acquisire il preventivo parere, seppur non vincolante, della regione interessata

La Consulta: per l'impianto serve il parere delle Regioni

ROMA - La Corte Costituzionale ha parzialmente bocciato l'art.4 del decreto attuativo della legge delega in materia di nucleare, "nella parte in cui non prevede che la Regione, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere sul rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari". La Regione dove si intende costruire un impianto nucleare deve essere "adeguatamente coinvolta", afferma invece la Consulta. Per cui, d'ora in avanti sarà necessario un parere obbligatorio, seppure non vincolante, della Regione interessata. La Corte Costituzionale - relatore il presidente Ugo De Siervo - ha invece dichiarato inammissibili o infondati tutti gli altri ricorsi presentati, nella quasi totalità, dalle regioni Puglia, Toscana ed Emilia Romagna.

L'Alta Corte, in dettaglio, ha quindi dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 (Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell'articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99)".

L'articolo 4, in particolare, riguarda la "autorizzazione degli impianti nucleari" e recita, nella versione parzialmente
censurata dalla Consulta: "La costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari sono considerate attività di preminente interesse statale e come tali soggette ad autorizzazione unica che viene rilasciata, su istanza dell'operatore e previa intesa con la Conferenza unificata, con decreto del ministro dello Sviluppo economico di concerto con il ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, secondo quanto previsto nel presente decreto legislativo".

Per la Consulta l'intesa con la Conferenza unificata - la sede congiunta della conferenza Stato-Regioni e della conferenza Stato-Città e autonomie locali - non è sufficiente: occorre prima acquisire il "parere" della regione nella quale verrà realizzato l'impianto.



ECONOMIA E LAVORO


NAPOLITANO: RIGORE BRUNO TRENTIN SIA ESEMPIO PER GIOVANI GENERAZIONI

(ASCA) - Roma, 2 feb - ''Il ricordo degli anni in cui io e Bruno  rentin abbiamo insieme partecipato ai lavori del Parlamento Europeo rimane in me molto vivo e forte. Sono stati anni di profonda intesa nell'approccio ai problemi e alle prospettive del processo di integrazione europea. Sono stati anni di splendida collaborazione e amicizia.

Nell'attivita' del Parlamento Europeo, e piu' in generale nell'impegno europeista, Bruno Trentin aveva trasfuso tutta la ricchezza della sua formazione ideale e della sua esperienza sindacale e politica: affrontando nei loro nuovi termini le questioni essenziali del lavoro e dei diritti del lavoro, e collegandovi la visione piu' ampia delle politiche economiche e sociali da portare avanti, ormai non piu' solo al livello nazionale ma al livello europeo. E fece tutto questo con lo scrupolo e il rigore che l'avevano sempre caratterizzato e anche con sobrieta' e modestia. In questo senso, egli ha davvero lasciato un esempio che credo possa parlare in modo particolare alle giovani generazioni''.

Questo il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione dell'incontro in memoria di Bruno Trentin, organizzato a Bruxelles dal Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo.


www.ansa.it

Fiat, nuovo calo delle vendite: -28% a gennaio

Parte male l'anno per il mercato dell'auto in Italia: immatricolazioni -21%

01 febbraio, 18:22

ROMA - A gennaio 2011 le nuove immatricolazioni di Fiat Group Automobiles sono scese in Italia del 27,76% attestandosi a 47.918 unita', contro le 66.332 unita' di gennaio 2010. A dicembre le vendite del gruppo torinese avevano subito una flessione del 26,43% a 38.668 unita'. A gennaio 2011 Fiat Group Automobiles ha segnato in Italia una quota di mercato del 29,15%, in calo rispetto al 32,99% registrato a gennaio 2010. A dicembre, la quota del gruppo torinese si era attestata al 29,67%.

Nel 2011 il mercato dell'auto in Italia inizia l'anno con il segno meno. A gennaio - secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - le nuove immatricolazioni di vetture sono scese del 20,71%, totalizzando 164.356 unita', contro le 207.266 di gennaio 2010. A dicembre del 2010 il calo del mercato era stato del 21,7% a fronte di 130.319 unita'.




www.unita.it

Chiamparino: ridurre pressione fisco Stato

IMG
Per Sergio Chiamparino presidente dell'Anci e sindaco di Torino, il calo della pressione fiscale dello Stato dovrebbe essere realizzato a prescindere da come andrà domani, giovedì 3, il voto nella commissione Bicamerale (detta “bicameralina”) sul Federalismo. «Se il provvedimento dovesse essere bocciato - spiega - allora si apriranno scenari inediti e in quel caso chiederemo garanzie per la chiusura dei bilanci 2011 dei Comuni, che per noi significa certezze sull'addizionale Irpef, la tassa di scopo e la tassa di soggiorno».

«Se l'esito fosse un pareggio o una vittoria del governo – chiarisce il presidente dei sindaci - a maggior ragione chiederemo, insieme alle Regioni, un tavolo di confronto per una revisione del fisco Centrale». «Del resto - chiarisce - noi sindaci ci troveremo nel 2014 con una specie di Ici ridisegnata, con accanto una compartecipazione di alcune tasse, quindi con tutta la positività di un'imposta “dinamica” perché modulabile. L'unica novità è però la tassa di Soggiorno, visto che quella di Scopo c'era già».

Il prossimo futuro «non sarà facile visto che dovremo affrontare temi come il fabbisogno, i costi standard e i costi delle regioni. Quindi - aggiunge - se non arriva in tempi rapidi una riforma del fisco centrale si rischia di finire sugli scogli. Del resto il ministro Tremonti una riforma di questo tipo l'ha già annunciata una decina di volte senza però fare nulla».

In conclusione «se si spostano i poteri impositivi verso la periferia e contestualmente non si riduce la pressione fiscale al Centro, le cose inevitabilmente vanno a sommarsi, con risultati che sono facilmente immaginabili».

Sole24ore in sciopero contro tagli

gianni riotta giornalista
Sciopero immediato oggi dei giornalisti del Sole 24 Ore: lo ha deciso, nel pomeriggio, l'assemblea dei redattori contro la proposta aziendale di «fare uno scambio fra l'ipotesi di 70 esuberi e la riduzione delle retribuzioni».

Il quotidiano economico di Confindustria quindi non uscirà domani, e l'edizione on-line non sarà aggiornata. L'assemblea ha anche deciso di «organizzare un referendum pro o contro il direttore Gianni Riotta». La direzione è in sostanza contestata da parte dei giornalisti ed è in sospeso. E' la proprietà che sceglie e decide chi guida un quotidiano, ma se i giornalisti lo sconfessano è un segno che il cda non può ignorare.



Crisi, famiglie sempre più povere: redditi giù

IMG
La crisi taglia la ricchezza degli italiani. Nel periodo 2006-2009 - sottolinea l'Istat - il reddito disponibile delle famiglie italiane si è concentrato, in media, per circa il 53% nelle regioni del Nord, per il 26 per cento circa nel Mezzogiorno e per il restante 21 per cento nel Centro.

Nel periodo considerato tale distribuzione ha mostrato alcune variazioni che hanno interessato principalmente il Nord-ovest, il quale ha visto diminuire la sua quota di 0,6 punti percentuali (dal 31,1 del 2006 al 30,5 per cento nel 2009) a favore di Centro e Mezzogiorno (+0,4 e +0,2 punti percentuali rispettivamente).

La quota di reddito disponibile delle Famiglie del Nord-est è rimasta invariata al 22 per cento. La significativa diminuzione del reddito disponibile registrata dal Nord-ovest nel 2009 è da imputarsi alla cattiva performance di Piemonte e Lombardia, che da sole rappresentano il 90 per cento del reddito disponibile della circoscrizione. In Piemonte, infatti, si è verificata una forte contrazione dell'input di lavoro dipendente e, di conseguenza, dei relativi redditi da lavoro; la Lombardia sconta invece, la battuta d'arresto degli utili distribuiti dalle imprese a seguito della diminuzione del valore aggiunto.

Le famiglie residenti nelle regioni meridionali sembrano aver subito in misura minore l'impatto della crisi. Calabria e Sicilia sono le uniche due regioni italiane in cui il reddito disponibile delle famiglie ha mostrato tassi di crescita lievemente positivi; in tali regioni, peraltro, anche la dinamica del Pil è stata migliore che altrove.

Fino al 2008 le famiglie residenti nel Nord-ovest hanno fatto registrare il più elevato reddito disponibile per abitante, ma nel 2009 il primato è passato al Nord-est, dove Bolzano ha guadagnato la testa della graduatoria, scavalcando l'Emilia Romagna. In tale anno il reddito disponibile per abitante nel Mezzogiorno è diminuito meno che nelle altre ripartizioni e quindi si è avvicinato alla media nazionale, anche se il divario nei livelli di reddito procapite rimane significativo.

Le regioni settentrionali presentano ancora i livelli di reddito procapite più elevati e le regioni meridionali i livelli più bassi, mentre le regioni centrali occupano una posizione intermedia, con la sola eccezione della Toscana, più simile alle regioni settentrionali.


www.repubblica.it

Il reddito nel 2009 è calato del 2,7% E' la prima flessione dal 1995

La rivincita del Mezzogiorno: la riduzione delle entrate delle famiglie è stata appena dell'1,2%, contro il -4,1% del Nord-Ovest e il -3,4% del Nord-Est. Sicilia e Calabria le uniche Regioni con il segno più, avvantaggiate dalla minore frenata dei guadagni da lavoro e dalla scarsa propensione agli investimenti rischiosi 

di ROSARIA AMATO

 Il reddito nel 2009 è calato del 2,7% è la prima flessione dal 1995

ROMA - Il reddito delle famiglie è sceso del 2,7% nel 2009: lo rileva l'Istat, facendo notare che si tratta della prima flessione dal 1995. Nel 2006, quindi prima della crisi finanziaria, si era registrato un aumento del 3,5%. Più penalizzate le regioni fortemente industrializzate, dove evidentemente hanno pesato molto la perdita dei posti di lavoro e la Cassa Integrazione da un lato, e la battuta d'arresto della distribuzione degli utili da parte delle imprese dall'altro. Mentre il Sud e il Centro hanno tenuto di più, probabilmente perché buona parte dei redditi da lavoro fanno capo alla Pubblica Amministrazione, e non hanno pertanto subito contraccolpi significativi. Infatti la riduzione del reddito disponibile delle famiglie italiane è stata del 4,1% nel Nord-Ovest, del 3,4% nel Nord-Est, dell'1,8% al Centro e dell'1,2% nel Mezzogiorno.

La crisi ha modificato la distribuzione del reddito tra le Regioni. Infatti le performance peggiori sono state quelle del Piemonte e della Lombardia, e pertanto il primato del livello maggiore di reddito disponibile pro capite è passato dal Nord-Ovest al Nord-Est, grazie a Bolzano, che ha scavalcato l'Emilia Romagna. Le uniche Regioni nelle quali si è registrato un tasso di crescita positivo sono la Calabria e la Sicilia. In tali Regioni, ricorda l'Istat, "anche la dinamica del Pil è stata migliore che altrove".

Ad avvantaggiare il Mezzogiorno non c'è stata solo la scarsa industrializzazione, e quindi il minore impatto della perdita
dei posti di lavoro delle aziende private, ma anche la scarsa propensione al rischio negli investimenti. Se infatti in passato le famiglie meridionali avevano guadagnato meno, perché affidavano i propri risparmi magari ai depositi postali, o ad altre forme d'impiego poco remunerative, questa caratteristica nel 2009 è diventata vincente: nelle altre Regioni le perdite sono state maggiori, a causa della diminuzione degli interessi attivi dovuti alla crisi. Persino la maggiore difficoltà delle famiglie meridionali ad accedere ai finanziamenti bancari nell'anno peggiore della crisi ha giocato a loro favore: non hanno sofferto l'aumento degli spread sugli interessi passivi.

Tra le Regioni del Centro l'andamento migliore è quello della Toscana. L'andamento del 2009, così diverso da quello degli anni precedenti, non ha comunque modificato i fondamentali sulla distribuzione del reddito in Italia: al Nord-Ovest va imputato il 30,5% del reddito nazionale (era il 31,1% nel 2006), la quota del Nord-Est è rimasta invariata al 22%, al Mezzogiorno va il 26% e il restante 21% al Centro. Sicilia, Calabria, Puglia e Campania rimangono le Regioni italiane con il più basso reddito disponibile per abitante, (da 12.400 a 13.200 euro annui), Emilia Romagna, Valle d'Aosta e provincia di Bolzano sono quelle con il reddito più alto, da 20.300 a 21.500).



Notizie da www.rassegna.it

Federalismo: prosegue voto bicamerale, sempre 15 a 15

Continua la situazione di assoluta parità nella votazione degli emendamenti al decreto sul fisco municipale nella bicamerale per il federalismo. L'opposizione resta compatta e infatti sugli emendamenti posti in votazione alla ripresa dei lavori, sui quali il parere del governo era contrario, il risultato è sempre stato di parità: 15 voti per la maggioranza e 15 per l'opposizione (dieci del Pd, quattro del terzo polo e uno dell'Idv).

Governo: Camusso, indecoroso premier non se ne vada

E' "indecoroso" che il premier Silvio Berlusconi "non se ne sia ancora andato visto che ha ridotto così il nostro paese": lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso intervenendo a Bruxelles alla commemorazione di Bruno Trentin (guarda la diretta video).
Il segretario generale della Cgil ha poi rilanciato l'ipotesi di un'imposta patrimoniale "per reperire risorse per la crescita dopo la crisi". "La nostra idea - ha detto Camusso - è quella di una patrimoniale alla francese che colpisca i redditi sopra gli 800mila euro e i grandi patrimoni".

Rappresentanza: Cgil a Senato, nuovo accordo e poi legge

"Partire dall'accordo del 2008 sulla rappresentanza siglato da Cgil, Cisl e Uil e fare un passo avanti su un punto specifico che in quell'intesa non viene considerato: in caso di dissenso tra le organizzazioni sindacali come ci si regola?". E' questa la posizione espressa dalla Cgil nell'audizione dei rappresentanti dei tre sindacati confederali e delle associazioni Confindustria e Confartigianato sulla rappresentanza, in Commissione Lavoro del Senato.
"Quell'accordo - precisa Michele Gentile, della Cgil - non ci ha messo al riparo da quello che è successo dopo: l'accordo separato sul modello contrattuale e gli accordi Fiat". La Cgil - che ha presentato la sua proposta su democrazia e rappresentanza - ritiene "che una volta trovata un'intesa tra Cgil, Cisl e Uil, concordata con i datori di lavoro, poi ci debba essere un'iniziativa legislativa che generalizzi quell'accordo e lo metta al riparo da illegittimità, anche di natura costituzionale".

Social card: ci sono 487 milioni ancora non spesi

Ci sono 487 milioni di euro non spesi e ancora disponibili per la social card, lo ha detto oggi il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, rispondendo durante il question time alla Camera ad un'interrogazione di Donata Lenzi (Pd) che ha chiesto a Vito "dove è finita la social card?".
Vito ha snocciolato tutte le fonti di finanziamento e ha affermato che "il programma potrebbe proseguire per tutto il 2011". Uno degli interroganti, Massimo Vannucci (Pd), ha fatto notare che l'assenza del ministro dell'Economia in aula "segnala il suo imbarazzo" sul tema della social card.

Argentina: migliaia in sciopero, bloccato export cereali

Lo sciopero di migliaia di lavoratori, fermi ormai da una settimana per ottenere l'aumento degli stipendi, ha di fatto paralizzato il porto agro-industriale di San Lorenzo, fra i più grandi dell’Argentina. Ne dà notizia il sito web ticinolive. L’Argentina è il primo paese al mondo per l’esportazione di farina e olio di soja, il secondo a livello mondiale per l’export di mais e il quinto per l’esportazione di grano. Lo stop ha bloccato nel porto di San Lorenzo 42 navi cargo in partenza per l’estero e ha già causato al settore dell’esportazione del paese sud americano una perdita di 7.5 milioni di dollari.

Certificati online: Fp Cgil, Brunetta ammette problemi

Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, "finalmente sembra essersi reso conto che con la propaganda e le minacce di licenziamento non si risolvono i problemi che ancora impediscono il funzionamento del sistema di trasmissione telematica dei certificati di malattia". A dirlo in una nota è Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp Cgil Medici, insieme a Nicola Preiti, coordinatore nazionale di medicina generale del sindacato.
Con l’annunciato incontro della prossima settimana, affermano i due sindacalisti, "ci auguriamo di poter aprire un dialogo e di affrontare anche con nuove norme, e non con annunci mediatici in extremis, tutti i nodi ancora aperti, a partire dalle sanzioni. I tilt del sistema non dipendono dalla cattiva volontà dei medici. Insultarli ed offenderli non aiuta. Il caos di questi giorni è evidente a tutti. Non dobbiamo quindi illudere i cittadini sul funzionamento dei certificati on line".
I 18 milioni di lavoratori dipendenti, pubblici e privati, si legge ancora nella nota, "devono anche sapere che non basta che il medico trasmetta on line all’Inps il certificato di malattia, ma che, finché non sarà funzionante il collegamento telematico diretto tra Inps e datori di lavoro pubblici e privati, dovranno essere loro stessi a far pervenire sul posto di lavoro il certificato in forma cartacea (attestato di malattia)".
"Prendiamo infine atto che, dopo un anno, il ministro Brunetta non annuncia più 50 milioni di certificati on line con risparmi di 500 milioni, ma che ha abbassato l’asticella a circa 20 milioni di certificati con un risparmio di circa 200 milioni. Ma non basta far scendere l’asticella dell’obiettivo per avvicinarsi al risultato. Siamo ancora lontani. Condividiamo con lui - concludono Cozza e Preiti - l’obiettivo della modernizzazione e della digitalizzazione della sanità e speriamo di poter finalmente condividere anche il metodo per conseguirlo, senza strappi né prevaricazioni".

Edilizia: Roma, accordo per contrasto lavoro nero

Un protocollo d'intesa per contrastare il lavoro 'nero', l'evasione dei contributi e il proliferare di imprese irregolari negli appalti d'opere o lavori pubblici nella provincia di Roma. Lo hanno firmato oggi (2 febbraio) il prefetto della capitale, Giusepe Pecoraro, l'Inail, la Direzione Provinciale del Lavoro, l'Inps e i sindacati dell'edilizia (Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil) insieme alle confederazioni di Roma e Lazio. Il protocollo definisce lo schema del 'capitolato tipo' per gli appalti di opere pubbliche, con criteri uniformi a garanzia della trasparenza e della salvaguardia dei diritti dei lavoratori.

Disoccupazione giovani: Cgil, è dato peggiore da 2004

"Il dato diffuso ieri dall’Istat sulla disoccupazione giovanile è il peggiore dal 2004 così come la qualità delle assunzioni lo è da ancora più tempo”. Così il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, replica alle parole del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, secondo cui la disoccupazione giovanile ‘viene dal passato’ e che allora registrava percentuali anche ‘maggiori’.
Per il dirigente sindacale, quindi, "non si registra alcuna novità nelle dichiarazioni del ministro: per il governo è sempre colpa di qualcos’altro; ma capisco che chi ha ideato e perseguito la teoria della precarietà debba oggi difendersi dal suo fallimento". In ogni caso, sottolinea Fammoni, "l’occupazione cala, il precariato aumenta, spesso senza alcun ammortizzatore sociale proprio per le scelte di legge, e il lavoro nero si amplia. Non è l’articolo 18 che pesa ma le leggi sul lavoro del centro destra che hanno prodotto questi risultati".
Inoltre, prosegue il segretario confederale Cgil, "come non bastasse ci si è inventati anche la norma retroattiva dei 60 giorni per le cause relative ai contratti a termine irregolari che, come è noto, nella grande maggioranza riguardano i giovani. Vedo che oggi almeno su questo punto il ministro è più cauto e non dice più seccamente di no all’ipotesi di una proroga dei termini ma si rimette alle scelte del Parlamento. Sarebbe bene farlo sempre - conclude Fammoni - non solo quando le norme sono impopolari".

Cisl, 11 febbraio in piazza su sviluppo e fisco

Politiche per lo sviluppo e riforma fiscale: questi i temi della mobilitazione promossa dalla Cisl che si terrà l'11 febbraio in tutti i capoluoghi di regione. Lo annuncia il segretario del sindacato di via Po, Raffaele Bonanni. L'iniziativa, ha spiegato, nasce "per sollecitare un nuovo impulso per le riforme necessarie e per affrontare i problemi più urgenti del paese con il concorso di tutte le forze di governo e di opposizione. Vogliamo interpretare l'insoddisfazione dei lavoratori e dei pensionati di fronte all'attuale immobilismo. Occorre trovare una energia nuova nel paese".
"Il sindacato e tutte le altre forze sociali - prosegue Bonanni - non possono stare a guardare questo spettacolo desolante e questo clima litigioso. Non ci metteremo nel gioco dello scontro politico da una parte o dall'altra. La Cisl è una grande forza responsabile e autonoma dagli schieramenti politici. Una forza che ha fatto della concertazione e del buon senso la propria ragion d'essere nella società italiana. Per questo ci mobiliteremo: per far sentire la voce di un Italia che vuole una svolta nella politica economica e sociale ed un vero cambiamento nell'interesse del paese".

Napoli, 3 febbraio convegno Cgil su giovani Palestina

"La Palestina e il disagio dei giovani" è il tema dell'incontro organizzato dal dipartimento internazionale della Cgil Campania con Jabari Mazen, direttore dello Youth Development Department di Gerusalemme. Scopo dell'iniziativa, informa in sindacato in una nota, è "riprendere e rilanciare le attività di solidarietà attiva e di cooperazione tra il sindacato e le associazioni delle società civile palestinese", nonché "riflettere sulla situazione generale della Palestina con particolare interesse sulla questione del crescente disagio giovanile". Appuntamento giovedì 3 febbraio alle 16 presso la sede Cgil di Napoli in via Torino 16, Insieme a Mazen, interverranno Renzo Caddeo, (Cgil Piemonte) e Michele Gravano (segretario generale Cgil Campania).

Milleproroghe: incontro separato Cisl, Uil e governo

Cgil: "Un fatto grave e incomprensibile"

"Un fatto grave e incomprensibile". Così il responsabile del dipartimento settori pubblici della Cgil, Michele Gentile, commenta quello che definisce "l’ennesimo incontro separato" tra rappresentanti del governo e i sindacati Cisl e Uil avvenuto ieri (1 febbaio) a Palazzo Chigi sul decreto milleproroghe.
"Purtroppo - osserva - siamo costretti ad apprendere da fonti ben informate il contenuto di questi incontri e che riguarderebbero la riforma Brunetta e la sua efficacia. Riteniamo, se così fosse, grave ed incomprensibile che l’organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa nel lavoro pubblico venga tenuta all’oscuro di quanto starebbe avvenendo così come venga tenuto all’oscuro - conclude Gentile - il Parlamento e le commissioni parlamentari che stanno discutendo del decreto milleproroghe".

Termini Imerese: DR Motor Company presenta offerta

E' l'ottava proposta sul tavolo dell'advisor Invitalia

termini imerese (immagini di Davide Colella)
DR Motor Company ha presentato un'offerta per la riconversione di Termini Imerese. A quanto si apprende da fonti di agenzia, la proposta è arrivata oggi (2 febbraio) sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico. L'azienda automobilistica di Isernia, fondata nel 2006, ha fatto pervenire all'ultimo minuto il suo interesse all'advisor Invitalia.
E' l'ottava offerta che arriva per lo stabilimento. Le altre sette, che compongono la cosiddetta "short list", sono: Cimino (auto elettriche), De Tomaso (due vetture luxoring), Red Studios (produzione fiction), Lima Ito Spa (protesi mediche), Ciccolella (serre fotovoltaiche), Biogen Termini (impianti stoccaggio e lavorazione biomasse) e Newcoop (logistica e grande distribuzione). Il ministero e l'advisor si riuniscono per valutare nel pomeriggio.

Sicilia: Cgil, aprire confronto su energia

La Cgil chiede alla Regione di Sicilia "riaprire il tavolo sulla pianificazione energetica”, per una “discussione a tutto campo che riguardi anche il regolamento attuativo del piano energetico regionale”, che la giunta Lombardo ha approvato nei giorni scorsi, “ma del quale - rileva il sindacato - nulla si sa”. E' quanto si apprende da una nota diffusa oggi (2 febbraio).
In tema di pianificazione energetica la Cgil ha presentato al governo nelle scorse settimane un pacchetto di proposte incentrate su energie rinnovabili, risparmio ed efficienza energetica. “Chiediamo - dice Alfio La Rosa, responsabile del dipartimento ambiente della Cgil Sicilia - che riparta la concertazione: un argomento cosi’ delicato, che riguarda famiglie, enti locali, piccole e medie imprese non puo’ essere affrontato- sottolinea- in maniera verticistica”.

Rappresentanza: Bonanni, cosa c'è da discutere?

"Cosa c'è da discutere?". Così il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, commenta oggi (2 febbraio) l'ipotesi di confronto con la Cgil su nuove regole per la rappresentanza nei luoghi di lavoro. La Confederazione di Corso Italia, sostiene, "ha bruciato il documento unitario e ne ha fatto un altro che torna agli anni '80".

Incidenti lavoro: esplosione in fabbrica, muore titolare

Si è verificata un'esplosione in una fabbrica di fuochi d'artificio a Ceppaloni, nella frazione San Giovanni in provincia di Benevento. A quanto si apprende è deceduto il titolare, Ruggiero De Blasio, che è stato rinvenuto a 700 metri di distanza. La deflagrazione è avvenuta intorno alle 7.45, secondo quanto riferiscono fonti di agenzia.

Incidenti lavoro, muore operaio a Milano

Incidente mortale sul lavoro a Lainate, vicino Milano, presso un cantiere edile dove un operaio di 36 anni è rimasto schiacciato dal crollo di un muro in costruzione. E' quanto si apprende stamani (2 febbraio) da fonti di agenzia. Sul posto è intervenuto il 118.

Redditi: consumatori, situazione ormai insostenibile

"L'ennesima conferma di una situazione divenuta ormai insostenibile per le famiglie". Così Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef, commentano in una nota i dati diffusi oggi dall'Istat sulla ricchezza delle famiglie. L'Istituto, spiegano, attesta un crollo del reddito disponibile del -2,7% nel 2009, "ma come denunciamo da molto tempo, secondo quanto rilevato dall'Onf - Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il potere di acquisto delle famiglie ha subito un vero e proprio tracollo, del -9,6% dal 2007 ad oggi".
Secondo Trefiletti e Lannutti, inoltre, "un'ulteriore batosta giungerà anche quest'anno, alla luce dei nuovi aumenti di prezzi e tariffe: alla stangata di 1.016 euro gia' stimati per il 2011, infatti, vanno aggiunti ben +148 euro per gli aumenti superiori al previsto (rispettivamente +68 euro per i carburanti, +25 Euro per le autostrade e +55 euro per le addizionali locali), portando cosi' il totale a quota 1.164 euro per il 2011".
Il governo, concludono, deve occuparsi dei "problemi reali del paese, a partire da due interventi ormai improrogabili: rilanciare la domanda di mercato, attraverso una detassazione per le famiglie a reddito fisso, ed avviare una ripresa degli investimenti nei settori strategici della nostra economia".

Internet: Italia, solo 1,56% famiglie ha fibra ottica

In Italia solo l'1,56% delle famiglie ha una connessione a Internet in fibra ottica. E' quanto emerge da uno studio diffuso oggi (2 febbraio) da I-Com, che segnala il nostro paese al 14esimo posto in Europa. Al primo posto la Lituania con il 21% delle famiglie. Restano grandi differenze territoriali, secondo l'osservatorio: in Molise, Umbria, Veneto e Friuli "l'assenza completa di linee Adsl caratterizza in modo particolarmente rilevante il territorio".

Spagna, a gennaio disoccupazione +3,2%

In Spagna a fine gennaio i disoccupati sono 4.231.000, in crescita del 3,19% rispetto al mese precedente, secondo i dati del ministero del lavoro di Madrid. Lo rende noto oggi (2 febbraio) l'Istituto di statistica Ine.

Fiom, 3-4 febbraio assemblea nazionale a Cervia

Da domani, il 3 e 4 febbraio, si terrà l’assemblea nazionale della Fiom a Cervia. A quanto si apprende i metalmeccanici della Cgil, che si riuniscono dopo lo sciopero generale di venerdì scorso, proporranno "l'avvio di una campagna straordinaria di discussione nelle aziende per decidere con i lavoratori come proseguire nella mobilitazione per il contratto nazionale, i diritti e la democrazia".



www.repubblica.it

Disabili: per loro il 7% di posti di lavoro 

Una "svista" aveva abolito la quota

La nuova legge ripristina la quantità di occasioni di lavoro per portatori di handicap, intaccata da un'altra legge che aveva dato la priorità alle vedove e agli orfani delle vittime del terrorismo 

di VALERIA PINI

Disabili, per loro il 7% di posti di lavoro Una "svista" aveva abolito la quota

ROMA - L'aula della Camera ha appena approvato all'unanimità la norma che prevede assunzioni obbligatorie e quote in favore dei lavoratori disabili. Il testo deve ora passare all'esame del Senato. La notizia arriva in un momento di crisi economica in cui per le persone diversamente abili è sempre più difficile trovare un impiego. La normativa ripristina la quota del 7% di posti di lavoro per le persone disabili, intaccata dalla legge 126/2010 (mescolata e confusa nella conversione di un decreto legge sulle missioni internazionali all'estero) che aveva dato priorità alle vedove e agli orfani delle vittime del terrorismo. Ora, la legge passata a Montecitorio precisa che non viene toccata la quota riservata alle persone disabili, che altrimenti avrebbero sofferto di una ulteriore diminuzione di opportunità lavorative.

Una buona notizia.
Si tratta di un passo positivo in un contesto che registra diverse emergenze. I dati ricavati dalla Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68/99 (che tutela le categorie protette) aggiungono infatti ulteriori elementi per valutare gli ultimi due anni in materia di disabilità e lavoro, fra crisi economica internazionale, tagli ai fondi sull'inserimento lavorativo e provvedimenti legislativi. Il quadro, diffuso sul sito dell'Inail Superabile, è scoraggiante. Negli ultimi due anni si è registrato un calo del 34% di posti di lavoro per disabili. Erano 31.535 nel 2007, 28.306 nel 2008 e sono calati ulteriormente a 20.830 nel 2009.


Difficile trovare lavoro. Sempre nel 2009 ci sono stati 83.148 nuovi iscritti alle liste speciali di collocamento e 99.515 nell'anno precedente. Il totale dei disabili iscritti alle liste provinciali del lavoro sono complessivamente 706.568 (dati 2009). Difficile dunque trovare lavoro, ma anche chi lo trova deve affrontare il problema della precarietà. Aumentano infatti i contratti a tempo determinato: erano il 41,6% nel 2008 e sono diventati 48,5% nel 2009.

Tutta colpa di una "svista".
Era dalla Conferenza nazionale sulla disabilità di Torino dell'ottobre 2009 che si chiedevano maggiori garanzie. In questa direzione si erano mosse diverse associazioni. Il 18 dicembre scorso, famiglie, operatori, associazioni, ma anche semplici persone con disabilità si erano date appuntamento sotto la sede del ministero per i Rapporti con il Parlamento, chiedendo cooperazione al ministro Elio Vito. In quell'occasione, una delegazione si diresse anche verso la presidenza della Camera dei Deputati per chiedere la calendarizzazione della proposta di legge, volta a sanare una svista che metteva seriamente a rischio migliaia di posti di lavoro riservati alla disabilità in tutta Italia.







 

Il 3 febbraio 1991 nasceva Rifondazione Comunista


Video di YouTube




www.repubblica.it

Brigandì, sequestrato il computer

polemica sulle modalità dell'indagine

All'esame il pc del consigliere laico del Csm, che smentisce di aver consegnato i documenti sul pm Boccassini alla cronista del "Giornale" Greco. Che denuncia perquisizioni personali: "Ho dovuto spogliarmi integralmente". Interviene anche l'Unione delle Camere penali: "Spiegamento di mezzi inusitato"

Brigandì, sequestrato il computer polemica sulle modalità dell'indagine

ROMA - Sequestrati il computer e alcuni documenti a Matteo Brigandì, durante una perquisizione presso l'abitazione privata del componente laico del Csm e ex parlamentare della Lega, la scorsa notte. Il componente dell'organo di autogoverno della Magistratura è indagato per abuso d'ufficio con l'accusa di aver divulgato degli atti riservati sul Pm Ilda Boccassini 1 alla cronista del Giornale, Anna Maria Greco. La giornalista è al centro di una polemica per le modalità di svoglimento delle indagini, che hanno comportato una perquisizione fisica.

A proposito degli atti, Brigandì smentisce ogni cosa: "Ho fatto richiesta di quella documentazione al Csm perchè volevo documentarmi personalmente. Non ho divulgato le carte in alcun modo. Nè ho parlato con nessuno di quanto vi avevo letto. Sfido chiunque - afferma Brigandì - a dimostrare il contrario". Intanto, L'ufficio del consigliere laico è stato dissequestrato.

Sulla vicenda interviene l'Unione delle Camere penali: "Si possono esprimere ampie riserve, non solo estetiche, in merito allo 'scoop', strumentale e bacchettone, del Giornale sulla dottoressa Ilda Boccassini, che segna l'ennesimo episodio di imbarbarimento dello scontro in  atto. Così come si possono anche avanzare fondati interrogativi sulla necessità di custodire come il terzo segreto di Fatima gli atti dei procedimenti
disciplinari dei magistrati risalenti a trenta anni fa". Ma, continua l'Ucpi nella sua nota, "non ci si può esimere dal registrare anche l'inusitato spiegamento di mezzi processuali con cui, ancora una volta, la magistratura reagisce quando viene coinvolto un collega".  Conclude la nota: "Abbiamo avuto la riprova di quanto sia discrezionale non solo l'esercizio dell'azione penale ma anche le sue stesse modalità, con buona pace del principio di eguaglianza che tutti invocano".

La cronista del Giornale Anna Maria Greco racconta le modalità di indagine: "I carabinieri mi hanno detto che dovevano procedere a una perquisizione personale e, di fronte a una donna carabiniere, ho dovuto spogliarmi integralmente. Una perquisizione domiciliare e personale, che la giornalista definisce "imbarazzante": "Non si tratta quindi semplicemente di una consegna degli abiti come sostenuto dalla procura", aggiunge Anna Maria Greco. Che conferma comunque di "non essere stata toccata". "Mi chiedo se sia normale che una giornalista venga costretta a rimanere nuda di fronte a un'esponente delle forze dell'ordine senza nemmeno essere indagata - scrive la Greco sul sito del Giornale - Lascio il giudizio ai lettori".




www.ilfattoquotidiano.it

Tutti contro Annozero. Ne discutono Agcom e Cda

La trasmissione di Santoro sarà valutata dall’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, dal Comitato per l'applicazione del codice di autoregolamentazione sui processi in tv e dal consiglio di amministrazione della Rai

Giornata calda per Annozero. Non solo l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) deciderà se avviare o meno un’istruttoria dopo le lettere di quattro commissari e del ministro Paolo Romani, ma il caso è anche all’ordine del giorno della riunione del Comitato per l’applicazione del codice di autoregolamentazione sui processi in tv. Ma non è finita, perché la trasmissione di Michele Santoro arriva anche sul tavolo del consiglio di amministrazione della Rai, che si preannuncia infuocato – tra contratto di servizio, piano fiction e palinsesti – anche per la questione delle eccessive spese contestate al direttore del Tg1 Augusto Minzolini. E dopo la lettera inviata a tutti i consiglieri, forse Nino Rizzo Nervo potrebbe arrivare con nuove carte.

Sul ‘caso Minzolini’ oggi il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti, riferendosi alla decisione del Direttore generale della Rai Mauro Masi di chiudere la vicenda sulle spese del direttore per “mancanza di violazioni” invita lo stesso Masi a “passare il rapporto dei suoi ispettori alla magistratura e alla Corte dei Conti per una valutazione più approfondita”. Sull’argomento si è pronunciato anche il segretario dell’Usigrai Carlo Verna che ha chiesto “chiarezza da parte di chi è terzo e indipendente”.

Intanto il caso Ruby-Annozero terrà banco domani al Consiglio dell’Agcom. La settimana scorsa il ministro dello Sviluppo economico Romani, aveva inviato una lettera al presidente dell’Autorità, Corrado Calabrò, lamentando alcune violazioni del contratto di servizio con la Rai commesse dalla trasmissione di Michele Santoro nelle puntate del 20 e del 27 gennaio che trattavano del caso Ruby. Per Romani sono state fatte affermazioni “lesive della dignità e del decoro di alte cariche istituzionali”. Di qui la richiesta all’Autorità di “valutare la possibilità di attivare i poteri di verifica e istruttori” nonché “ogni ulteriore iniziativa di rispettiva competenza”.

Stessa richiesta è stata avanzata dai commissari eletti dal centrodestra, Antonio Martusciello, Stefano Mannoni, Enzo Savarese e Roberto Napoli. Ma il Consiglio dell’Agcom si occuperà anche dei videomessaggi e delle telefonate di Berlusconi in alcune trasmissioni televisive. Sul tavolo del Consiglio dell’Authority ci saranno inoltre le nuove regole sul televoto, anche alla luce dei risultati della consultazione pubblica lanciata a fine dicembre. Alcune di queste misure, volte a dare più trasparenza al meccanismo, dovrebbero debuttare già al prossimo Festival di Sanremo.

Domani in Cda torna anche il contratto di servizio. Il punto figura all’ordine del giorno per una nuova discussione e non è escluso che ci sia la firma della Rai, bloccata da settembre. Firma sollecitata dal governo e dall’Agcom, come avrebbe ribadito il presidente Calabrò nell’incontro con presidente e Dg della Rai, Paolo Garimberti e Mauro Masi, che si è tenuto ieri. All’ordine del giorno anche del Consiglio di domani anche il piano biennale per la fiction, che dovrebbe essere votato, e i palinsesti primaverili. Tra le novità, l’informazione in prima serata anche su Rai1, con uno spazio affidato sempre a Bruno Vespa, e un nuovo programma per Lucia Annunziata su Raitre e la riduzione – tra marzo e fine aprile – di una o due puntate per Parla con Me di Serena Dandini.

Intanto ‘Il re nudo’ è il titolo della puntata di domani di Annozero, dedicata al futuro del governo, con ospiti il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli, Annamaria Bernini, deputata del Popolo della libertà e Italo Bocchino di Futuro e Libertà. Dopo l’intervento telefonico della settimana scorsa (Guarda il video), al conduttore è arrivata la richiesta di Masi di avere in anticipo la scaletta del programma: “Sono pronto a comunicarla in ogni momento – spiega Santoro – ferma restando la libertà di modificarla”.



www.adnkronos.it
Caso Orlandi, all'Adnkronos una lettera anonima

con particolari inquietanti

ultimo aggiornamento: 02 febbraio, ore 20:14

Roma - (Adnkronos) - In sei pagine la missiva contiene dettagliate informazioni ed evidenzia nomi, fatti e luoghi. Nel testo si dice che Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico De Pedis, ha rilasciato dichiarazioni solo in parte veritiere sulla vicenda. Informati gli inquirenti: la lettera è stata consegnata alla procura di Roma. Pm: Banda Magliana sa tutto. Sotto osservazione Vitale detto 'er Gnappa'

Roma, 2 feb. (Adnkronos) - E' arrivata all'ADNKRONOS questa mattina una lettera anonima di sei pagine contenente alcuni particolari inquietanti sul caso di Emanuela Orlandi. La missiva, destinata tra gli altri agli inquirenti che si sono occupati del caso della giovane scomparsa a Roma, contiene dettagliate informazioni ed evidenzia nomi, fatti e luoghi. Oltre al testo, la cui attendibilita' si sta verificando, sono allegati anche documenti.

Nella lettera si dice, inoltre, che Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico De Pedis, esponente della banda della Magliana, avrebbe fatto dichiarazioni solo in parte veriterie, ma per altri versi sarebbe stata reticente. L'Adnkronos ha informato gli inquirenti e inviato la lettera alla procura di Roma.




www.repubblica.it

Delitto Rostagno, il processo 22 anni dopo

Il pm: "Tanti depistaggi e anomalie"

Chiusa dopo nove ore la prima udienza sull'uccisione del sociologo e giornalista fondatore della Comunità di Saman, assassinato dalla mafia per le sue inchieste giornalistiche. Due gli imputati: il capomafia di Trapani Vincenzo Virga, come mandante e Vito Mazzara, suo fedelissimo, come esecutore materiale. Il pm Paci: "Tanti depistaggi e anomalie, sparito un frammento di fucile". La sorella Maddalena: "Ora la verità è più vicina" 

di ALESSANDRA ZINITI

Delitto Rostagno, il processo 22 anni dopo il pm: "Tanti depistaggi e anomalie"Mauro Rostagno


In 28 avevano chiesto l'ammissione come parte civile, tra familiari, enti e associazioni, ma alla fine la Corte d'Assise di Trapani ha detto sì solo a 15 di loro. Tra questi, le figlie di Rostagno, Monica e Maddalena, la sorella Carla, la sua compagna Chicca Roveri e la prima moglie Maria Teresa Conversano. Ammesse anche l'associazione Saman, Provincia e Comune di Trapani, la Regione siciliana, l'Assostampa e l'Ordine dei giornalisti di Sicilia, le associazioni Libera e Antiracket di Trapani.

Si è aperto con una grande partecipazione di pubblico il processo per l'omicidio del sociologo e fondatore della Comunità Saman Mauro Rostagno. A 22 anni dal delitto, è il primo approdo dibattimentale di una vicenda che, come tanti delitti eccellenti, ha subito più di un depistaggio. Lasciata da parte la pista interna, negli ultimi anni la Dda di Palermo ha ridato vigore al filone d'indagine mafioso e ha portato a giudizio il capomafia di Trapani Vincenzo Virga come mandante e uno dei suoi uomini di fiducia, Vito Mazzara, che sarebbe stato uno dei tre esecutori materiali. Gli altri due, almeno per il momento, sono rimasti senza nome.

"Questo processo dovrà servire a fare luce sui tentativi, riusciti, di depistaggio e sulle anomalie che si sono registrate subito dopo l'agguato" ha detto il pm della Dda di Palermo Gaetano Paci aprendo formalmente il processo, "servirà a mettere un primo punto fermo, cioè la presenza di Cosa nostra e la sua compartecipazione rispetto ad altri protagonisti". Poi ha sottolineato una "anomalia": "Dopo l'omicidio non c'è stata più traccia di una borra di fucile", cioè una componente dell'arma. La borra "fu trovata in occasione del rinvenimento di un'auto bruciata avvenuto a Valderice all'indomani dell'omicidio Rostagno".

In aula anche una delle figlie di Rostagno, Maddalena, 37 anni, che ha guidato il corteo di giovani e delle associazioni che è confluito a Palazzo di giustizia per assistere alla prima udienza del processo. "Finalmente - ha detto - dopo 22 anni siamo in un'aula di giustizia. La verità è più vicina. Siamo qui al fianco di inquirenti perbene che hanno ottenuto il rinvio a giudizio per due imputati. Questa è l'unica possibilità per ricordare Mauro che era una bravissima persona. Aveva deciso di essere trapanese, come diceva e come ricordano tutti quelli che lo hanno conosciuto. Si era innamorato della Sicilia sin dagli anni Settanta".

L'agguato avvenne il 26 settembre 1988, quando nella frazione Leni il sociologo-giornalista venne crivellato dalle fucilate di un commando. In compagnia della segretaria, Monica Serra, rimasta illesa, Mauro Rostagno aveva appena lasciato gli studi dell'emittente privata Rtc dove lavorava e in macchina stava rientrando nella comunità per il recupero di tossicodipendenti "Saman" . Era stato proprio Rostagno con la compagna Chicca Roveri e il giornalista Francesco Cardella, a fondare la struttura. La sua auto, una Fiat Duna, venne affiancata da un'altra macchina con tre sicari che fecero fuoco.

I primi passi dell'inchiesta andarono in una direzione sbagliata: quella di un omicidio scaturito da contrasti all'interno della comunità. La stessa Roveri fu arrestata e Cardella ricercato. Poi la "pista interna" venne abbandonata e cominciò a prendere consistenza quella di un delitto di mafia: Cosa nostra avrebbe deciso di eliminare il giornalista perché con i suoi commenti e le sue cronache televisive "dava fastidio". Così, secondo alcuni pentiti, si sarebbero espressi i capi della mafia trapanese tra cui Francesco Messina Denaro, cioè il padre del boss Matteo, morto per cause naturali durante la latitanza. Virga sarebbe un uomo di Messina Denaro. In carcere sta scontando condanne per alcuni omicidi.

Decisivi sono stati, oltre alle dichiarazioni dei collaboratori, i risultati di una perizia balistica ordinata dai pm Antonio Ingroia e dallo stesso Paci che molti anni dopo il delitto hanno riaperto l'inchiesta. Una comparazione con le armi usate dai sicari di mafia ha accertato che Rostagno fu ucciso con lo stesso fucile impiegato per eliminare nel 1995 il poliziotto Giuseppe Montalto. In un caso e nell'altro il sicario si sarebbe dimostrato un tiratore infallibile. Come responsabile dell'agguato a Montalto è già stato condannato con sentenza definitiva Vito Mazzara, che amava definirsi "campione di tiro al piccione".

La prima udienza si è chiusa dopo quasi nove ore, salvo due brevi interruzioni. Il presidente della Corte d'Assise di Trapani, Angelo Pellino, ha rinviato tutto al 16 febbraio per ascoltare i primi undici testimoni, tra cui ex investigatori in servizio quando fu ucciso Rostagno, medici legali e funzionari di polizia. Tra loro spicca il nome dell'ex capo della squadra mobile Rino Germanà, il commissario che collaborò con Paolo Borsellino e che 14 anni fa scampò ad un agguato mafioso. Saranno sentiti, tra gli altri, anche il medico legale Nunzia Montalbano e il funzionario di polizia Annamaria Mistretta.



www.ilfattoquotidiano.it

Rifiuti in Campania, un funzionario amico

dei boss nel team di Bertolaso


di Tommaso Sodano e Nello Trocchia

Davanti alla commissione parlamentare ecomafie tre magistrati svelano i rapporti oscuri di Claudio De Biasio, vicino alla famiglia Orsi e numero due della struttura per l'emergenza monnezza

Il 24 aprile 2007 presso la commissione parlamentare ecomafie presieduta da Roberto Barbieri, sfilano tre, tra i migliori magistrati anticamorra, Franco Roberti ( allora coordinatore della Dda), Maria Cristina Ribera e Raffaele Cantone. Fanno luce sulle responsabilità della politica nell’eterna emergenza e chiariscono il ruolo, anche di un magistrato, nella nomina di Claudio De Biasio al commissariato di governo per l’emergenza rifiuti. Un’audizione che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere e che contiene molte risposte a punti oscuri dell’eterna emergenza rifiuti in Campania.

L’uomo buono per tutte le stagioni

Claudio De Biasio è stato arrestato pochi giorni fa per lo scandalo depuratori. Nell’ordinanza si legge: ” Negli anni ha dimostrato una personalità criminale allarmante (…)Sconcerta che un personaggio così colpito da iniziative giudiziarie riesca ancora a trovare credito nella pubblica amministrazione con la copertura di incarichi fiduciari, e non certo per concorso pubblico”. De Biasio, infatti, continuava a lavorare al Consorzio Unico ed era commissario liquidatore al commissariato acque della regione Campania, nonostante le ripetute indagini che lo hanno coinvolto. Nel 2005 Claudio De Biasio entra al commissariato di governo per l’emergenza rifiuti, nel 2007 nonostante l’indagine a suo carico, diventa numero due della struttura, nominato da Guido Bertolaso. De Biasio, forte della sua esperienza nel consorzio Ce4, quello che incrocia gli affari della camorra con il malaffare politico. Pochi giorni dopo la nomina al vertice del commissariato viene arrestato proprio per la gestione del consorzio Ce4 (poi assolto e per un reato prescritto) insieme con i fratelli Orsi ( Michele verrà ucciso dalla camorra, Sergio condannato per collusioni)”.

A questo punto, i parlamentari convocano i magistrati per capire i retroscena dietro quella nomina. Raffaele Cantone, allora pm presso la distrettuale antimafia napoletana, racconta: “ Le indagini si fermano al 2004, quindi, alla struttura commissariale che passa dalla gestione Facchi alla gestione Catenacci ( indagato nel nuovo scandalo depuratori, ndr). E’ sicuramente provata tutta una serie di rapporti fra gli imprenditori Orsi e la gestione Facchi, ma è purtroppo provata anche una serie di rapporti fra gli Orsi e la gestione Catenacci”. Gli Orsi hanno l’obiettivo di entrare nella struttura commissariale con un fidato sodale, e indicano il nome di De Biasio, tutto deciso in una cena, a riprova una telefonata tra Orsi ed il viceprefetto Ernesto Raio ( allora capo di gabinetto di Catenacci), nella quale l’imprenditore indica la necessità di inserire “uno dei nostri” al commissariato. I controllati che si scelgono il controllore. Il magistrato Donato Ceglie, pm a Santa Maria Capua Vetere, ha contatti con gli Orsi, si spende presso Raio( prima alla prefettura poi al commissariato) per il rilascio di un porto d’armi a Michele Orsi, per questa vicenda la toga sammaritana sarà indagato e archiviato su richiesta del pm di Roma Giuseppe Amato. Ceglie venne già indicato dall’allora ministro Pecoraro Scanio come sponsor per la nomina di De Biasio al commissariato di governo. Su richiesta dei parlamentari, a precisa domanda, i magistrati auditi fanno il nome di Ceglie chiarendo l’esito dell’indagine: archiviazione. Nel provvedimento di archiviazione, citato in audizione, si legge: “ Di rilievo ancora agli esiti delle s.i.t. rese dal prefetto Catenacci, il quale, in termini compatibili con quanto già desumibile dall’attività intercettativa, fa riferimento ad un’inusitata attività di consulenza svolta dal Ceglie nei confronti dello stesso prefetto e del commissariato, in ragione della sua precipua competenza professionale, nonché a un parimenti inusitato interessamento del Ceglie per risolvere un ostacolo formale che si pensava sussistesse per l’assunzione presso il commissariato di un professionista, l’architetto De Biasio”. Nel verbale dell’audizione si leggono le parole di stima nei confronti di Ceglie di molti parlamentari per la sua opera contro i traffici illeciti di rifiuti.

L’eterna emergenza e il Nord protagonista

Gli Orsi mani e piedi nell’emergenza, rapporti con una toga di primo piano, capaci di indicare un proprio uomo presso il commissariato, quel De Biasio che solo l’arresto nel 2007 eviterà alla commissione ecomafie di sceglierlo come consulente. Ma gli Orsi non si fermano. E nel 2005, dopo l’uscita dal consorzio Ce4, sono pronti con un’altra impresa la Gmc; un’attività imprenditoriale frenata dagli arresti. Sullo sfondo il ruolo di Impregeco, il superconsorzio raggiunto da interdittiva antimafia, che teneva insieme i consorzi casertani e quelli napoletani, la cui vicenda entra a pieno titolo nella richiesta di rinvio a giudizio a carico di Nicola Cosentino ( il processo con rito immediato inizierà a marzo). Impregeco vedeva la presenza degli uomini di Cosentino, dominus politico dell’area casertana, e dei fedelissimi di Bassolino, egemone e controllore dei consorzi napoletani. Una vicenda quella della nomina e del consociativismo dietro la finta emergenza che resta coperta dal silenzio, di cui al momento hanno parlato solo Terra e il Mattino.

Torniamo all’audizione, da cui emerge un sistema simile a quello del dopo terremoto del 1980, dove la politica e l’imprenditoria camorrista vanno a braccetto e lucrano dietro il paravento dei rifiuti in strada. Ecomafie diffuse anche al nord, come conferma la pm Maria Cristina Ribera in un passaggio dell’audizione: “Nella mia esperienza, ho potuto constatare che la gestione illegale dei rifiuti, in maniera organizzata e sistematica, ha coinvolto il consorzio Milano Pulita Ambiente, la società Nuova Esa di Marcon veneto, il consorzio Tev di Massarosa Toscana, l’ecoindustria che gestiva rifiuti pericolosissimi in un territorio con vincoli paesaggistici e non aveva neanche il piano di sicurezza in Toscana, Agroter di Pesaro(…) il fenomeno è talmente diffuso che credo sia esteso a livello nazionale”.



www.ansa.it

'Ndrangheta: sequestrato albergo da 11 mln

Nella locride sette avvisi di garanzia per indebiti finanziamenti pubblici

02 febbraio, 18:15

'Ndrangheta: sequestrato albergo da 11 mln

REGGIO CALABRIA -  Una struttura alberghiera del valore di 11 milioni di euro, il "Parco dei principi" di Roccella Ionica, e' stata sequestrata nella Locride da carabinieri e guardia di finanza, che hanno notificato sette informazioni di garanzia.

Tra le persone indagate figurano alcuni imprenditori. Gli imprenditori, insieme ad alcuni presunti affiliati alle cosche Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Ionica, ai quali erano legati, sarebbero riusciti ad ottenere indebitamente finanziamenti pubblici. Le accuse, per tutti, sono di truffa aggravata e riciclaggio, con l'aggravante delle modalità mafiose.

L'indagine, svolta dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro in seguito ad uno stralcio dal procedimento sull'omicidio del vice presidente del Consiglio regionale, Francesco Fortugno, ucciso a Locri il 16 ottobre 2005, è stata integrata con ulteriori elementi acquisiti in altre operazioni, quali "Crimine" e "Solare".

Dietro la societa' che gestisce l'albergo "Parco dei principi" di Roccella Ionica si celava l'invasiva ed occulta "regia" di alcuni presunti affiliati alla cosca Aquino-Coluccio, operante a Marina di Gioiosa Ionica. Lo hanno sostenuto gli investigatori in merito all'inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria e condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Catanzaro e dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria.

Le accuse contestate agli indagati sono truffa aggravata e riciclaggio, con l'aggravante delle modalità mafiose. La società secondo quanto emerso dalle indagini, aveva ottenuto un contributo pubblico di oltre 3,8 milioni di euro erogato nell'ambito del "patto territoriale della Locride" e destinato alla realizzazione a Roccella Ionica di una struttura alberghiera a "cinque stelle" (da qui il nome dell'operazione). Dalle indagini è emerso che i soci, che secondo gli investigatori sono vicini alla cosca, erano riusciti ad ottenere il finanziamento attestando falsamente un aumento di capitale.

Le indagini successive, hanno reso noto gli investigatori, hanno permesso di individuare un apparato organizzativo specializzato nell'investire e riciclare i capitali di illecita provenienza accumulati dalla cosca. Nel corso delle perquisizioni di stamani, carabinieri e finanzieri hanno anche sequestrato una Ferrari 599 Fiorano F1 di colore giallo intestata alla società e una cassaforte di oltre un metro di altezza trovata nello studio di uno degli indagati, Bruno Verdiglione, amministratore della società. E' stato sequestrato inoltre l'intero patrimonio aziendale della Coninvest.



www.ansa.it

Inchiesta G8, la 'banca privata' di don Evaldo e i fondi neri

Secondi i pm i soldi di Anemone sono stati occultati, collegamenti con inchiesta Ior

03 febbraio, 00:16
Inchiesta G8, la 'banca privata' di don Evaldo e i fondi neri

di Vincenzo Sinapi

ROMA - Don Evaldo Biasini, 84 anni, economo dimissionario della ''Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue di Cristo'' ed amico di vecchia data della famiglia Anemone, i costruttori romani al centro delle indagini sulla 'cricca' degli appalti, aveva messo su un attivita' che lo stesso sacerdote definisce, ''una specie di banca privata''. Una banca, questo lo dicono gli inquirenti, che movimentava un vorticoso giro di soldi, ''in contanti ed assegni''. Il sospetto e' che don Evaldo fosse una sorta di custode di fondi neri di Diego Anemone: per questo e' stato sentito piu' volte dai magistrati di Perugia e di Firenze che indagano sui grandi appalti, ma alla figura del sacerdote potrebbe essere interessata anche la procura di Roma che di recente ha sequestrato 23 milioni di euro dello Ior perche' ritenuti frutto di operazioni sospette. E' risultato, infatti, che don Evaldo abbia movimentato diversi assegni nella stessa agenzia bancaria romana nella quale sono transitati in un anno 140 milioni di euro su conti riconducibili allo Ior, compresi 600 mila euro prelevati, secondo l'accusa, senza rispettare la normativa antiriciclaggio. E in un database sequestrato al sacerdote la polizia ha rinvenuto, solo di recente, una gran mole di dati ''riferiti a conti bancari, patrimoniali, postali, titoli, polizze, ecc...'': in 13 casi - accanto ad annotazioni di investimenti, conti ed azioni - ricorre la voce Ior. Tornando ai rapporti con Diego Anemone, agli atti dell' inchiesta allegati all'avviso di conclusione indagini recapitato nei giorni scorsi ai presunti componenti della 'cricca' molte carte riguardano i rapporti patrimoniali tra il sacerdote e il costruttore, che il 22 settembre 2008 gli chiede soldi, ''prima di un incontro programmato - evidenziano i magistrati - con Guido Bertolaso''. Questo il testo di una intercettazione tra Anemone e il sacerdote: ''...senti Eva' scusa se ti scoccio... solo per rotture di coglioni perche' ieri...stamattina devo vedere una persona verso le 10 e mezza...11..tu come stai messo?''. Don Evaldo risponde di poter recuperare su due piedi solo 10 mila euro: ''...di soldi?...qui ad Albano ce n'ho 10 soltanto...giu' a Roma potrei darteli... debbo poi portarli in Africa... mercoledi'.. vediamo un po'''. Proprio il 22 settembre 2008 don Evaldo cambiera' allo sportello di una delle sue banche un assegno da 50 mila euro: un'operazione sospetta che lo stesso istituto bancario segnalera' piu' tardi alla Banca d'Italia. Ai pm di Perugia, che lo ascoltano il 29 aprile scorso, don Evaldo spiega che ''tra me e Diego Anemone c'era un deposito cauzionale, questo a seguito dei lavori che Anemone stava effettuando per noi... se Diego me lo chiedeva io gli davo i soldi per i lavori che lui faceva''. Ma il sacerdote non si limitava a custodire denaro di Anemone. I magistrati gli chiedono infatti spiegazioni su un ''sotto conto Mauro'' e don Evaldo risponde che ''si trattava di un conto di tale Della Giovampaola'' (Mauro Della Giovampaola, uno dei funzionari pubblici sotto inchiesta - ndr). ''Anemone mi chiese di tenere degli assegni circolari di Della Giovampaola - racconta il sacerdote ai pm - sino al termine di un affare. Della Giovampaola disse che se quell'affare fosse andato in porto, quei soldi li avrei tenuti per me per poter realizzare un ospedale in Africa. Io ho tenuto quei soldi (circa 300 mila euro in assegni intestati ad una giovane finlandese, socia di una societa' in qualche modo interessata ai cantieri della Maddalena - ndr) perche' Diego mi aveva detto che sarebbero serviti per una donazione''. Don Evaldo afferma di aver depositato piu' volte sul suo conto denaro che Anemone gli chiedeva di ''conservare'' e che poi il costruttore prelevava, personalmente o tramite la sua segretaria o qualcuno dei suoi autisti. E aggiunge: ''Non mi sono mai posto il problema perche' Anemone consegnava i soldi a me invece di depositarli in banca. Io assicuravo a Diego Anemone per questi soldi degli interessi annui pari al 2%, interessi questi che Anemone non ha mai ritirato lasciandoli a me per le opere benefiche''. E nonostante questa sia un'attiva' singolare, per un sacerdote, don Biasini spiega ai magistrati che ''Anemone non e' l'unica persona da cui ho ricevuto soldi a titolo che io chiamo 'a titolo di deposito cauzionale'. E' una specie di attivita' - ammette - che io ho personalmente inventato nel lontano 1967 quando ero amministratore di un ordine sacerdotale. A causa di gravi problemi economici in seno all'ordine, ho iniziato questa attivita' che puo' fungere come una specie di banca privata, dove venivano depositati dei soldi da parte di privati'' (da intendersi come ''missionari, parenti dei missionari e qualche amico''), ''mentre da parte mia io garantivo su questi depositi il 5 e poi il 2%''. Il sacerdote (che ai magistrati dice di aver subito una condanna a sei anni di reclusione ''molti anni fa'' per associazione per delinquere in relazione ad una ''operazione di trasferimento di quote per una societa''') sottolinea di avere due conti correnti presso altrettante banche: ''Sono conti nominativi pero' ci sono depositati i soldi di proprieta' della Congregazione, provenienti sia dalle offerte che quelli depositati da privati''. In realta' don Evaldo risulta collegato ''a molteplici rapporti bancari'' presso diversi istituti, in uno solo dei quali risultano in meno di due anni uscite per oltre 7 milioni e 300 mila euro ed entrate per 6 milioni e 400 mila.





www.ilfattoquotidiano.it

Parmalat, la decisione della Cassazione “No al carcere per Tanzi”

Il sostituto procuratore generale della suprema Corte Vito Monetti aveva chiesto l'arresto dell'ex patron della Parmalat. Secondo il riesame, esisteva il pericolo di fuga, date le ''ingenti risorse finanziarie per una lunga latitanza'' all'estero dell'ex manager

Niente carcere, almeno per ora per l’ex manager di Parmalat Calisto Tanzi. Lo ha deciso la Quinta sezione penale della Cassazione che, accogliendo il ricorso presentato dai legali dell’ex patron della Parmalat, ha disposto un nuovo esame della vicenda davanti al Riesame di Milano. In questo modo, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione del Tribunale della libertà di Milano del 27 settembre 2010. Già la Procura milanese, nell’ambito dell’inchiesta sul crac Parmalat, aveva chiesto l’arresto di Tanzi per il pericolo di fuga.

Tanzi, 73 anni, attualmente è ai domiciliari. Il suo arresto è stato disposto la prima volta nel 2003. Il 18 dicembre 2008 viene condannato in primo grado e il 26 maggio 2010, condannato a 10 anni di reclusione per aggiotaggio dalla Corte d’appello di Milano. Il processo a Parma per bancarotta fraudolenta si è concluso il 9 dicembre 2010 con la condanna a 18 anni di reclusione. A chiedere il ritorno in carcere per Tanzi era stato questa mattina il sostituto procuratore generale della Cassazione Vito Monetti davanti ai giudici della quinta sezione penale della Suprema Corte. Secondo il riesame, esisteva il pericolo di fuga, date le “ingenti risorse finanziarie per una lunga latitanza” all’estero dell’ex manager. In questi mesi, infatti, sono state trovate in possesso dell’ex numero uno di Parmalat svariate opere d’arte, tra cui tele di Van Gogh e Picasso.

“Evidentemente la Cassazione oggi ha valutato che non vi sono elementi concreti su un possibile pericolo di fuga”. Queste le parole dell’avvocato Giampiero Biancolella, difensore di Tanzi, commenta la decisione della Cassazione. La Suprema Corte, secondo il penalista, “ha ritenuto che esistono incongruenze nella motivazione del riesame: ha valutato – aggiunge – che non potesse essere considerato un indizio di pericolo di fuga il viaggio che Tanzi fece nel 2003 in Ecuador, posto che quella volta rientrò in Italia in una situazione in cui era altamente prevedibile l’arresto, come poi avvenne”. L’avvocato Biancolella, quindi, dice di essere “molto sereno” in attesa del deposito delle motivazioni della Cassazione (che avverra’ nel giro di un mese) e, dunque, anche del nuovo verdetto che dovra’ pronunciare il riesame milanese. Il legale ha riferito di aver gia’ comunicato la notizia a Tanzi, il quale oggi era rimasto in casa con la moglie ad attendere la decisione della Suprema Corte. “Penso si sia sciolto in un abbraccio con sua moglie quando ha saputo la notizia – riferisce l’avvocato – e che sia stata versata anche qualche piccola lacrima. In famiglia c’era molta preoccupazione, date le sue condizioni di salute, per un eventuale detenzione”.


www.ansa.it

Porto Torres, le immagini satellitari della "marea nera"

Alle 10 dell'11/1 la chiazza di idrocarburi a Porto Torres era quasi di 1 km quadrato

02 febbraio, 19:12

Le prime immagini satellitari della chiazza di idrocarburi nelle acque di Porto Torres

ROMA - Le prime immagini satellitari della chiazza di idrocarburi nelle acque di Porto Torres sono delle ore 10,13 dell'11 gennaio. Dalle immagini Sar (ottenute con radar ad apertura sintetica), elaborate dal team Emergency di e-Geos (societa' Telespazio/Asi), si evince la presenza della 'marea nera' in mare. Nelle immagini inviate a Terra dal satellite Ers 2 dell' Agenzia spaziale europea (Esa) la chiazza di olio combustibile quella mattina dell'11 gennaio aveva un'estensione di 0,97 chilometri quadrati.

PRESTIGIACOMO: INCIDENTE RISOLTO - L'incidente ad oggi ''si puo' dire sostanzialmente risolto senza che, allo stato delle conoscenze, si possa parlare di disastro ambientale''. Cosi' il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo parla - in una informativa in commissione Ambiente a Palazzo Madama - della situazione conseguente allo sversamento in mare di idrocarburi a Porto Torres in Sardegna, che dovrebbe preludere al rientro della richiesta di stato di emergenza. Secondo Prestigiacomo dalle verifiche dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ''non risultano piu' presenti sui litorali ispezionabili da terra, grumi di olio combustibile solidificato''. Inoltre, precisa il ministro, e' in corso da parte dell'Ispra ''una valutazione del danno ambientale''. Anche in mare, dice Prestigiacomo richiamando ''pattugliamenti navali e aerei'', non sono ''piu' presenti tracce di inquinamento''. E hanno avuto ''esito negativo'' i controlli effettuati sugli attrezzi di pesca e sul pescato locale. Sulla terraferma proseguono le attivita' di recupero del materiale, la pulizia degli arenili, e delle scogliere che sara' ''ultimata in breve'' e ''prima della bella stagione''. Oggi, conclude Prestigiacomo, ''credo che la Sardegna non abbia bisogno di ingiustificati allarmi'' anche perche' si e' trattato di ''un piccolo sversamento senza conseguenze per il mare e il paesaggio''.




www.repubblica.it

Addio a Daniele Formica il comico che amava la politica

L'attore è morto a Bassano del Grappa per un tumore al pancreas. Aveva 62 anni. Ha avuto il momento di maggiore successo negli anni '80 e '90 in seguito a numerose trasmissioni televisive della Rai

Addio a Daniele Formica il comico che amava la politica Daniele Formica
(foto Barbara Ledda)

ROMA - L'attore e regista Daniele Formica è morto ieri a Bassano del Grappa per un tumore al pancreas. Piemontese, 62 anni, il comico era ricoverato in un centro specializzato in Veneto. Formica ha avuto il momento di maggiore successo negli anni '80 e '90 in seguito a numerose trasmissioni televisive della Rai, successivamente si è dedicato quasi esclusivamente al teatro, anche come autore di testi e spettacoli. Negli ultimi anni si era dedicato al doppiaggio e aveva dato voce ai personaggi di Cars, Gli Incredibili e Monsters & Co. Formica è stato sempre impegnato politicamente.

Era nato a Drogheda, il 10 giugno 1949. Il suo debutto teatrale risale al 1970, in Francia con  Jean Louis Barrault (Rabelais). Lo stesso anno gira anche il primo film, Cerca di capirmi per la regia di Mariano Laurenti. I suoi ultimi lavori sono stati Pa-ra-da, di Marco Pontecorvo (2008) e Ti stramo, di Pino Insegno e Gianluca Sodaro (2008).

Figlio di Wilson ed Eugenia Ravasio e marito di Ombretta Bertuzzi dal 1990, ha sempre recitato sia in italiano che in inglese. Così si descrive sul blog che teneva su Il fatto quotidiano e che aveva smesso di scrivere a metà ottobre mentre si trovava ad Alessandria a girare l'ultimo film di Ricky Tognazzi. "Sono nato in Irlanda a mia Insaputa. Ma con il senno di poi, ne sono estremamente orgoglioso", scrive.

"Educazione al Trinity College, corso di Letteratura anglosassone moderna con indirizzo
aggiunto di costruzione bombe per l’I.R.A. (Serve Sempre…). Figlio di musicisti, negli anni sessanta sono venuto a Roma, non per scelta mia (ancora!) ma dei miei che vedevano nel paese del sole, pizza & mandolino una svolta epocale… Non andò proprio così, ma mi salvai grazie ai miei cinque zii che sempre mi accompagnano: lo zio Buster (Keaton), lo zio Jimmy (Joyce), lo zio Miles (Davis), lo zio Stanley (Kubrick) e lo zio Willie (Shakespeare). Sono tutti morti, ma non per me. È per loro che cerco di fare ridere la gente. Ed è meglio".




Comments