- LE NOTIZIE DEL GIORNO‎ > ‎2011‎ > ‎4 - Aprile‎ > ‎

14 aprile 2011


www.ilfattoquotidiano.it

Gaza, rapito volontario italiano

I salafiti ricattano il governo di Hamas

Vittorio Arrigoni frequenta da anni la Striscia per aiutare la popolazione. Se le autorità palestinesi non libereranno i prigionieri salafiti entro le 16 di domani, ora italiana, i sequestratori hanno giurato di ucciderlo. Su YouTube il video

Vittorio Arrigoni è in ginocchio, con le braccia legate dietro la schiena e una spessa striscia di nastro isolante nero sugli occhi. Ha una ferita alla tempia e macchie di sangue sul volto. Qualcuno lo tiene per i capelli. Il filmato comparso oggi sul canale’ThisisGazaVoice‘ è quanto si sa finora del rapimento del volontario italiano a Gaza City da parte di tre miliziani armati del gruppo islamico salafita. I sequestratori minacciano di uccidere Arrigoni se entro 30 ore – a partire dalle 11 di stamattina (le 10 in Italia) – il governo di Hamas non libererà i prigionieri salafiti detenuti nelle carceri della Striscia. La Farnesina ha ricevuto attraverso il Consolato italiano a Gerusalemme la notizia del sequestro di Arrigoni e “ha già effettuato gli opportuni passi per ogni intervento a tutela del connazionale”, scrive in una nota.

Video di YouTube

Il video e la rivendicazione.
Sopra le immagini di Arrigoni su You Tube scorre una scritta in arabo: è il manifesto dei sequestratori. Accusano il volontario italiano, membro del ‘Movimento internazionale di solidarietà con i palestinesi‘, di essere “uno che entra nella nostra casa portandoci la corruzione morale”. L’Italia viene definita uno “staterello infedele il cui esercito è presente nel mondo islamico”. E ancora le accuse al governo palestinese di Ismail Haniyeh, troppo morbido secondo i salafiti nell’applicazione della Sharia, la legge religiosa islamica.

I principi salafiti e le reazioni a Gaza. Il gruppo armato che ha sequestrato l’italiano è formato da estremisti religiosi e politici. Nel credo salafita, tutto quello che è riferito all’Occidente, agli ‘infedeli’, è da distruggere perché si oppone al loro obiettivo: la ricostituzione del “vero Islam”, quello degli “antenati”. Cioè basato strettamente sul Corano e la Sunna. Un ideale di purezza che si ispira alla figura di Osama bin Laden, anche se il gruppo non è direttamente collegato ad Al Qaida. Ma i miliziani non hanno l’appoggio della popolazione di Gaza, che ha subito condannato il rapimento. Sono migliaia i commenti sui forum on line e allo stesso video che mostra Arrigoni prigioniero. “Ci dispiace, Vittorio. Tu sarai presto libero e questi idioti la pagheranno”. “Gaza vuole Vittorio libero. Noi amiamo Vittorio”. “La maggior parte degli abitanti di Gaza è contro quest’azione vergognosa. Faremo del nostro meglio per liberare quest’uomo coraggioso”. Questi alcuni dei messaggi di sostegno inviati al volontario.

“La Palestina è il suo grande amore”. Un pacifista, idealista, innamorato della Striscia di Gaza. Così gli amici descrivono Vittorio Arrigoni, nato 36 anni fa nella provincia di Monza e Brianza. Il volontario è considerato un esperto dell’area palestinese e il suo blog ‘Guerrilla Radio‘ – aggiornato fino a ieri – è uno dei più seguiti sull’argomento. Il suo attivismo gli aveva già portato non poche minacce di morte: sul sito stoptheism.com Arrigoni veniva indicato come il nemico numero uno delle forze armate israeliane. Una sua foto e l’elenco dei dettagli per riconoscerlo facevano il resto. Membro della missione internazionale del 2008 ‘Free Gaza‘, durante i bombardamenti dell’operazione ‘Piombo fuso‘ – dal dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 – è stato l’unico italiano rimasto a Gaza. Scriveva le sue corrispondenze per il quotidiano ‘Il Manifesto’, che adesso chiede al governo italiano di fare il possibile per salvarlo. Dopo quell’esperienza Arrigoni ha pubblicato un libro, con un titolo che è anche la firma di tutti i suoi messaggi dalla Striscia: ‘Restiamo umani



www.ilfattoquotidiano.it

Processo breve, Napolitano gela Berlusconi 

E il premier promette: “Chiariremo tutto”

Più che un avvertimento, una promessa. Da Praga, Giorgio Napolitano mette cappello sul processo breve e toglie il sorriso dalla bocca del Cavaliere che pensava di essere ad un passo dalla vittoria. “Valuterò i termini di questa questione – ha detto il Capo dello Stato – quando saremo vicini all’approvazione definitiva in Parlamento”. Dunque, prima che il Senato dia il via libera definitivo. E’ il preludio di uno scontro, non ci sono dubbi. Anche perché Napolitano ha esplicitamente parlato di “prima” dell’approvazione del processo breve, non subito dopo, quando cioè l’unica freccia al suo arco potrebbe essere solo la decisione di non firmare la legge. S’immagina, dunque, che nella mente del Presidente della Repubblica si stiano agitando molti pensieri, primo fra tutti – probabilmente – quello di impedire che la legge diventi tale senza modifiche sostanziali, in modo da non spazzare via un numero impressionante di processi, compresi quelli più dolorosi (dalla Thyssen Krupp a Viareggio, passando per il Crac Parmalat e per la Eternit) dove le persone attendono fiduciose di avere giustizia.

Non appena le parole di Napolitano sono rimbalzate in Italia, nel quartier generale berlusconiano di Palazzo Grazioli si è scatenato il finimondo. Il ddl sul processo breve ieri è approdato a Palazzo Madama e mercoledi prossimo la conferenza dei capigruppo lo calendarizzzerà in commissione giustizia; relatore sarà il pidiellino Giuseppe Valentino. Quel che gli avvocati del Caimano temono, e un po’ anche il ministro Alfano, è che Napolitano chieda di vedere la legge e sollevi alcuni rilievi che non potranno essere in alcun modo disattesi, pena la negazione della firma finale. Nell’aria si agita una parola che fa paura ai tanti avvocati del presidente del Consiglio: amnistia mascherata. Napolitano, proprio su questo “fraintendimento” potrebbe picchiare duramente. Scardinando la legge.

Berlusconi, accigliato, ne ha parlato anche con i capigruppo, riuniti a Palazzo Grazioli per fare il punto sulle amministrative, ma anche sulla tenuta della maggioranza dopo la battaglia parlamentare di ieri. Il Cavaliere sarebbe più convinto che mai di “andare avanti come un treno”. Sulla riforma della giustizia, perché “la battaglia contro i magistrati va vinta una volta per tutte”, e sulle intercettazioni, come ha annunciato lui stesso oggi. Anche se l’uscita di Napolitano lo ha preoccupato parecchio. Per quanto abbia garantito che riuscirà a convincere il Capo dello Stato, annunciando che “con il Colle chiariremo tutto”, il timore è forte.

Molto più dell’ennesimo sommovimento creato dalle sue chiacchiere in libertà davanti ai corrispondenti esteri in Italia (poi ovviamente ritrattate) e da quell’investitura, un po’ estemporanea, un po’ no, di Alfano come suo delfino. Anche questa, ovviamente, smentita dopo 24 ore. Persino uno lontano più di altri dai più feroci giochi di potere che si stanno intrecciando in questi giorni, persino – insomma – uno come Altero Matteoli si è fatto saltare la mosca al naso sul nome del Guardasigilli: “Alfano delfino? Lo deciderà un congresso”.

Ma ad un congresso bisogna arrivarci e questa non sembra una priorità per Berlusconi. Che, invece, ne ha altre due sul tappeto; prima la vittoria alle amministrative, poi la “ristrutturazione” del Pdl, ormai oltre la semplice balcanizzazione. E’ probabile, però, che uno sguardo alle amministrative lo stia anche tenendo il Capo dello Stato. Qualcuno dei più attenti osservatori del Quirinale ha infatti ipotizzato che l’avvertimento di Napolitano sul processo breve possa anche materializzarsi una volta noti i risultati delle urne di maggio. Se, come appare probabile, il Pdl e la Lega non porteranno a casa i numeri sperati e qualche scricchiolio comincerà a sentirsi più forte anche in quelle che sono da sempre le roccaforti più pesanti come Milano, ebbene a quel punto uno stop più severo del Capo dello Stato al processo breve potrebbe avere ripercussioni pesanti sulla tenuta della maggioranza. E sulla sorte politica del Caimano.

In serata il Quirinale invita a non interpretare le parole di Napolitano come un “annuncio di un intervento preventivo”. In ambienti del Colle si osserva che l’espressione “vicini al momento” significa che il Capo dello Stato comincerà a esaminare il testo alla vigilia della decisione che dovrà prendere a proposito della promulgazione”, si fa notare. Pertanto, “interpretare le sue parole come l’annuncio di un intervento preventivo è del tutto arbitrario”.




www.ilfattoquotidiano.it

Migranti, la Lega chiede all’Europa

Un “Protocollo unico di accoglienza”


Il Carroccio si scopre europeista e con il presidente del Consiglio regionale lombardo Davide Boni annuncia che i 19 europarlamentari eletti nel collegio Nord Ovest avvieranno un'azione lobbistica per indurre Bruxelles a fare fronte comune sull'ondata migratoria

Con una mozione del 12 aprile, il Consiglio Regionale della Lombardia ha deciso che il suo presidente, il leghista

Video di YouTube

Davide Boni
, chiederà ai diciannove parlamentari europei eletti nel collegio Nord Ovest di avviare “un’azione lobbistica molto forte” per spingere gli altri paesi dell’Unione ad adottare un ‘Protocollo Unico di Accoglienza’ per far fronte all’ondata migratoria proveniente dal Nord Africa. L’iniziativa, ha precisato lo stesso Boni in conferenza stampa, serve a sostenere l’azione del governo e del ministro degli Interni Roberto Maroni. “Il Consiglio regionale – si legge nella lettera indirizzata ai parlamentari europei – esprime disagio per la miopia egoistica che anima parte dei Paesi dell’Unione, europeisti solo a parole”.

Ma cosa avrebbe fatto la Lega Nord al posto di Paesi come Francia e Germania? “Avremmo la stessa posizione – dichiara Boni – e accoglieremmo comunque i profughi. Noi però non avremmo scatenato la guerra”. Insomma, se l’obiettivo è quello di distribuire un po’ di immigrati agli altri stati membri, gli “euroscettici” di Umberto Bossi diventano improvvisamente europeisti, chiedono rispetto per l’Ue e tacciano addirittura alcuni Paesi di “nazionalismo”.

Ma se verso nord ci si riscopre in sintonia con Bruxelles, a sud la linea è sempre la stessa. In accordo con la Francia, per i pattugliamenti delle nostre coste “l’opzione militare è possibile”, ammette Boni. Peccato che le direttive europee in materia escludano interventi volti a respingimenti di massa, senza che sia verificato il diritto dei singoli migranti di richiedere asilo e protezione. Direttive che tra l’altro sono legge anche in Italia. “Mi pare che l’Europa abbia fatto un passo indietro su questo fronte – spiega il presidente Boni – e poi, come diceva Churchill, a mali estremi, estremi rimedi”.




ECONOMIA E LAVORO




www.ilfattoquotidiano.it

Cagliari, due indagati per la morte dell’operaio alla Saras

Si tratta di Guido Grosso, direttore della raffineria, e Innocenzo Condorelli, amministratore della Star Service, società che si occupava della manutenzione dell’impianto. L'accusa: omicidio colposo e lesioni. Nell'impianto anche i Ris

Operai in sciopero davanti alla Saras dopo la morte di Pierpaolo Pulvirenti lunedì 12 aprile

Solo un atto dovuto. Per questo motivo il pm di Cagliari Emanuele Secci, titolare dell’inchiesta sull’incidente della Saras di lunedì scorso (Leggi l’articolo di Giorgio Meletti), che ha causato la morte di Pierpaolo Pulvirenti, l’intossicazione di Gabriele Serranò e il ferimento di Luigi Catania, ha iscritto sul registro degli indagati i primi due nomi. Sono quelli del direttore dello stabilimento di Sarroch in provincia di Cagliari, Guido Grosso e il direttore tecnico della società che si occupava della manutenzione dell’impianto, Innocenzo Condorelli, indagati per omicidio colposo e lesioni.

La Saras, di proprietà dei fratelli Gianmarco e Massimo Moratti, non è nuova a incidenti sul lavoro con esiti mortali. Il 14 aprile 2007 è morto Felice Schirru, 34 anni, dipendente di una ditta di appalto impegnata nelle manutenzioni di primavera della Saras. Il 26 maggio 2009 sono morti Daniele Melis, 29 anni, Bruno Muntoni, 58 anni, Gigi Solinas, 27 anni, dipendenti di una ditta di appalto impegnata nelle manutenzioni di primavera della Saras. Lunedì 12 aprile 2011 è morto Pierpaolo Pulvirenti.

Ieri gli specialisti del Reparto investigazioni scientifiche del Comando provinciale carabinieri di Cagliari sono tornati a Sarroch per un nuovo sopralluogo nell’impianto Dea3. Con i militari del Ris anche il pm Emanuele Secci. Secondo il quotidiano L’Unione sarda, il pubblico ministero avrebbe posto una serie di quesiti ai quali i rilievi nell’immediatezza dell’incidente e quelli svolti oggi dovrebbero poter dare una risposta. Sempre oggi il medico legale Roberto Demontis effettuerà l’autopsia sul corpo di Pulvirenti.

Sono migliorate, intanto, le condizioni di Gabriele Serranò, 23 anni, di Augusta, uscito ieri dal Reparto Rianimazione dell’ospedale Brotzu. Il giovane, che come Pulvirenti aveva respirato idrogeno solforato, si è risvegliato dal coma, ma non si ricorda nulla di quanto accaduto. Ha già lasciato, invece, l’ospedale dopo aver firmato il foglio di dimissioni per poter tornare dalla famiglia in Sicilia, Luigi Catania, di 42 anni, di Siracusa, che si era fratturato una gamba cadendo da una scala mentre cercava di prestare soccorso ai due compagni di lavoro.

La posizione della Saras. Dopo i due giorni di sciopero che hanno bloccato le attività nello stabilimento, si è tenuto oggi l’incontro tra sindacati e rappresentanti della raffineria. “C’è l’impegno della Saras a rendere subito operativa la commissione paritetica per la sicurezza richiesta dai sindacati dopo l’incidente mortale di lunedì scorso”, ha riferito Mariano Carboni della Fiom-Cigl. “La commissione sarà costituita da una quindicina di persone – ha spiegato Carboni – e avrà il compito di monitorare ogni giorno le condizioni di sicurezza nello stabilimento in questo periodo in cui alcuni impianti sono fermi per manutenzioni. Ne faranno parte sei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) della Saras, sei Rls delle ditte d’appalto e tre supervisori della stessa Saras”. I sindacati hanno chiesto che l’operatività della commissione non sia limitata ai periodi di fermata obbligatoria e che sia, invece, estesa anche al resto dell’anno.

Nella riunione si è parlato anche della modalità di ripresa delle attività dopo i due giorni di sciopero. I sindacati hanno ribadito la necessità di un processo graduale e richiamato il rigoroso rispetto dei contratti di lavoro e delle normative. “Non vogliamo correre il rischio di errori”, ha detto Carboni, secondo il quale si sarebbe potuto evitare l’infortunio di lunedì sera. “La fretta è cattiva consigliera. Non accetteremo pressioni sul lavoro straordinario, che potrebbero stressare i lavoratori”.


Notizie e articoli da www.rassegna.it

Ue: Bce, inflazione sopra il 2% per tutto il 2011

L'inflazione nell'area dell'euro 'dovrebbe restare al di sopra del 2% per l'intero 2011'. A ribadirlo, nel bollettino mensile di aprile, e' la Bce, ricordando che secondo la stima preliminare dell'Eurostat, in marzo l'inflazione sui dodici mesi misurata sullo Iapc e' salita al 2,6%, dal 2,4% del mese precedente. Lo riporta l'Adnkronos. L'incremento, rileva l'Istituto di Francoforte, 'e' lievemente superiore alle attese, principalmente a seguito della dinamica della componente energetica'

Incidenti lavoro: Pisa, operaio muore dissanguato

Stava eseguendo lavori di ristrutturazione al terzo piano di un edificio quando, forse colpito da una trave, è scivolato dall'impalcatura finendo su uno spuntone di ferro che gli ha reciso un'arteria, morendo dissanguato. La vittima è un operaio di 56 anni di origini napoletane di cui non sono state fornite le generalità. L'incidente sul lavoro è avvenuto nel pomeriggio del 14 aprile in un cantiere edile a Calambrone, in provincia di Pisa.

Incidenti lavoro, autista muore schiacciato da camion


Un autista di 50 anni è morto oggi (14 aprile) a Merate (Lecco). Lo riferisce l'Ansa. A quanto si apprende l'uomo, dopo essere sceso dal suo camion, è rimasto schiacciato dal mezzo contro una recinzione. A nulla è valso l'intervento dei vigili del fuoco.

Incidenti lavoro, operaio cade e muore nel Barese

È morto cadendo dal tetto di un capannone in costruzione. La vittima è un operaio romeno di 31 anni, Auras Bentea, residente a Termoli. L'incidente sul lavoro è avvenuto il 14 aprile alla periferia di Gioia del Colle (Bari), lungo la statale 100. L'uomo, socio della impresa subappaltatrice in cui lavorava, è deceduto dopo un volo di circa undici metri. Ne dà notizia l'Ansa.

Crisi: Strauss-Kahn, ripresa solo con posti di lavoro

Quella in corso "non è la ripresa che vogliamo, perché il problema è: lavoro, lavoro, lavoro". E' il monito lanciato dal direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, nel corso di una conferenza stampa a margine degli Incontri di Primavera in corso a Washington. Sottolineando "le incertezze ancora forti" che gravano sull'economia globale, Strauss-Kahn ha puntato il dito contro "una ripresa senza lavoro", con un alto livello di disoccupazione più preoccupante per le economie avanzate. Lo riferisce l'Adnkronos.

Fiat: Fiom, il diritto di sciopero resti libero

I metalmeccanici commentano l'accordo sul monte ore per Sata, Sevel e Fma

"I vincoli accettati nell'accordo sul monte ore dei permessi sindacali aprono la porta alla regolamentazione dello sciopero nel settore privato". Lo dichiara oggi (14 aprile) Giorgio Airaudo, segretario nazionale della Fiom, responsabile del settore Auto, commentando l'intesa separata per Sata, Sevel e Fma.
"Il diritto di sciopero sancito dalla Costituzione - aggiunge - deve restare libero per i lavoratori e non può essere di proprietà di nessun sindacato. La Fiom non è sul mercato, non cerca privilegi in cambio di riconoscimenti. La nostra legittimazione è quella che ci danno i lavoratori".

Camusso: con Confindustria fatto punto della situazione

Dopo l'incontro di stamani: "Restano profonde differenze sul modello contrattuale"

"L’incontro di questa mattina con Confindustria è stato un normale punto della situazione, come dovrebbe essere buona prassi tra le parti sociali". Lo afferma in una nota il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.
"In particolare - prosegue - continua una interlocuzione tesa a trovare soluzioni sul tema della rappresentanza, mentre profonde differenze rimangono nel giudizio sul modello contrattuale separato del 2009. Tranquillizziamo Rinaldini: nessun documento confederale è all’origine del colloquio di questa mattina se non le nostre ragioni sulla non firma del modello contrattuale del 2009. Noi siamo rispettosi - conclude Camusso - dei percorsi di decisione interna della Cgil".

Euroallumina: Filctem, governo trovi soluzione credibile

Centinaia di operai di Euroallumina, lo stabilimento chimico fermo da due anni del Sulcis Iglesiente, hanno manifestato oggi a Roma per avere risposte concrete sul futuro della loro azienda. Una delegazione dei sindacati e dei lavoratori è stata ricevuta al ministero dello Sviluppo Economico, presenti i dirigenti dell'azienda, controllata dalla russa “Rusal”: il nodo da sciogliere era relativo all'approvvigionamento dell'olio combustibile, la materia prima necessaria a far funzionare lo stabilimento sardo che produce allumina, lavorando la bauxite.
“Secondo l'impegno del ministro Romani – riferisce Alberto Morselli, segretario generale della Filctem-Cgil che ha partecipato all'incontro – il nodo dell'alto prezzo del combustibile sarebbe stato risolto attraverso un non meglio precisato ultrasconto”. Un passo avanti, hanno dichiarato i rappresentanti aziendali presenti, ma “ora aspettiamo – prosegue Morselli – la realizzazione degli investimenti dichiarati entro i 18 mesi. In questo lasso di tempo comunque si dovrà utilizzare la cassa integrazione straordinaria al posto di quella in deroga".

In tutti i casi "spetta al governo - conclude Morselli – costruire soluzioni credibili affinchè questa annosa vertenza trovi risposte positive. I lavoratori e le loro famiglie non possono più attendere".

Poste, accordo condiviso per rinnovo contrattuale

Slc Cgil: "Invertita la sequenza delle intese separate"

"Il rinnovo del contratto di Poste Italiane è oggettivamente una battuta d’arresto nella sequenza di accordi separati degli ultimi mesi e dimostra che è possibile, quando non si è condizionati da tesi precostituite, fare accordi condivisi". E' quanto dichiara oggi (14 aprile) il segretario generale della Slc Cgil, Emilio Miceli.
"È un contratto che con 120 euro di aumento (100 sui minimi tabellari) - spiega - difende le retribuzioni dall’inflazione e, con le norme sul part time, getta le basi per l’aumento dell’orario di lavoro di tanti ragazzi e ragazze fin qui vincolati alla prospettiva misera di 20 ore settimanali".
Nell'accordo, inoltre, "si è raggiunto il giusto mix tra la difesa del potere di acquisto e l’obiettivo di un lavoro non precario. Credo si sia fatto un buon lavoro e sono certo che i lavoratori apprezzeranno, attraverso lo strumento della consultazione, quanto è stato fatto".

Roma, 19/4 presentazione campagna ospedali psichiatrici

Chiudere gli Ospedali psichiatrici giudiziari: un vero e proprio oltraggio alla coscienza civile del nostro Paese per le condizioni aberranti in cui versano 1.300 nostri concittadini, 300 dei quali potrebbero uscirne fin da ora. Sarà questo il tema della conferenza stampa in programma martedì 19 aprile, a Roma presso la sede della Regione Toscana in Via Parigi 11 alle ore 11. A promuoverla è il comitato ‘Stop Opg’*, costituito da diverse associazioni, tra queste anche la Cgil e la Fp Cgil, che per l’occasione presenterà la campagna nazionale contro gli Ospedali psichiatrici giudiziari.

Queste le associazioni promotrici del comitato ‘Stop Opg’:
Forum Salute Mentale, Forum per il diritto alla Salute in Carcere, CGIL nazionale, FP CGIL nazionale, Antigone, Centro Basaglia (AR), Conferenza permanente per la salute mentale nel mondo F. Basaglia, Associazione “A buon diritto”, Fondazione Franco e Franca Basaglia, Forum Droghe, Psichiatria Democratica, UNASAM, Società della Ragione, SOS Sanità, Coordinamento Garanti territoriali dei detenuti, Cittadinanzattiva, Gruppo Abele, Grusol, CNCA.

Sciopero Cgil, sabato assemblea nazionale delegati

All’Auditorium Conciliazione di Roma. Diretta su RadioArticolo1 dalle ore 10

Fisco, lavoro e contrattazione. Saranno questi i temi al centro dell’assemblea nazionale delle delegate e dei delegati della Cgil in programma sabato 16 aprile - a Roma presso l’Auditorium della Conciliazione in via della Conciliazione 4 a partire dalle 9.30 fino alle 14.30 - in vista dello sciopero generale del 6 maggio.
Oltre 2.500 delegati provenienti da tutta Italia, in rappresentanza dei diversi luoghi di lavoro pubblici e privati e delle varie realtà territoriali, prenderanno parte a un appuntamento che rappresenta una tappa importante per la Cgil nella preparazione dello sciopero. La segreteria nazionale nel corso dei lavori farà, infatti, il punto sulla piattaforma per lo sciopero, incentrata sui temi del lavoro e del fisco, e sulle questioni contrattuali. Diretta dalle ore 10 su RadioArticolo1.

Eurallumina, operai e sindaci Sulcis manifestano a Roma

Stanno manifestando in Piazza della Repubblica a Roma i lavoratori Eurallumina di Portovesme in occasione dell'incontro che si terrà al Mise per tentare di trovare una soluzione alla loro vertenza. Il primo gruppo, composto da circa 350 persone (partite ieri in nave), secondo quanto riferisce l'Ansa, ha iniziato ad animare la piazza con le vuvuzelas.
In piazza con gli operai ci saranno anche i sindaci del Sulcis Iglesiente, i Rappresentanti della Provincia di Carbonia Iglesias, i Consiglieri regionali partiti questa mattina da Cagliari ed i rappresentanti delle altre aziende che lavorano nel Sulcis. Tutti insieme si dirigeranno nella tarda mattinata sino in piazza Barberini dove vi sarà il sit-in sino alla conclusione della riunione fra i rappresentanti dell'Eurallumina, del Ministero per lo Sviluppo economico e dei sindacati.
Sul tavolo del confronto al ministero ci saranno le questioni decisive dell'approvvigionamento dell'olio combustibile necessario a far funzionare lo stabilimento del Sulcis (fermo da circa due anni) che produce allumina; del rimborso dell'Iva; e della realizzazione della centrale elettrica con il contratto di programma.

Eurallumina: Scudiere (Cgil), subito una soluzione

"A Roma stanno manifestando oggi gli operai di Euroallumina per avere risposte concrete sul futuro della loro azienda. Si tratta di una vertenza ancora insoluta e perfino simbolica di questo lungo periodo di crisi in cui la Sardegna è tra i territori più colpiti, in particolare per quanto riguarda la chimica". Lo afferma Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil con delega ai settori produttivi. Secondo il dirigente sindacale, il settore della chimica non trova ancora una prospettiva credibile "che possa dare fiducia ai lavoratori e salvaguardare i posti di lavoro di migliaia di persone". "Tocca dunque al Governo – conclude Scudiere – costruire le soluzioni credibili affinché questa vertenza, come le tante altre che stanno ancora in piedi, trovino risposte positive".

Fiat: Corsera, Marchionne vuole 46% Chrysler entro giugno

Marchionne vuole raggiungere il 46% in Chrysler entro giugno. Lo scrive oggi il 'Corriere della sera', secondo cui l'ad di Fiat starebbe già lavorando al rimborso dei prestiti governativi, all'esercizio dell'opzione sul 16% e alla salita al 46% in Chrysler.
E secondo il Corriere, Marchionne "potrebbe riuscirci anche prima: le trattative con le banche internazionali che rifinanzieranno il debito da restituire a Washington e Ottawa sono in fase molto avanzata e il suo ritorno negli Stati Uniti servirà a un'ulteriore stretta".

Bce: allarme debito, senza correzioni verso 140% Pil in 2030

Nel suo bollettino mensile, pubblicato oggi, la Bce lancia l'allarme per le prospettive del debito pubblico nell'area euro: se non intervenisse una correzione del saldo primario di bilancio nel 2029 potrebbe raggiungere e superare il 140% del Pil, un livello che la Banca centrale considera "insostenibile". Attualmente il debito pubblico nell'area euro è inferiore al 100% del Pil.
La Banca centrale ipotizza tre scenari relativi all'evoluzione del debito pubblico da qui al 2031. Gli altri due scenari ipotizzano una correzione del saldo primario di mezzo punto percentuale e un punto percentuale l'anno . Nel primo caso ci sarebbe "un constante incremento" del rapporto debito/Pil fino al 2014 e una riduzione "solo graduale" in seguito, ma senza un'inversione di tendenza con chiara traiettoria discendente.
Solo con uno sforzo più ambizioso di risanamento, che la Bce indica in un punto percentuale del Pil, il debito scenderebbe di più, pur restando "sempre al di sopra del valore di riferimento del 60% del Pil". Le proiezioni della Bce riflettono quelle della Commissione europea, che vedono l'Italia e la Grecia ai vertici del debito pubblico europeo con rispettivamente il 120,2% e il 150,2% del Pil nel 2011, seguite da Irlanda (107%) e Belgio (100,5%).






www.ansa.it

Gambizzato a Roma leader di Casapound

La vittima, trasportata in ospedale, non è in pericolo di vita

14 aprile, 22:42
Gambizzato a Roma leader di Casapound

ROMA  - Una pistola di piccolo calibro o, meno probabilmente, una sparachiodi, sul modello di Mickey Rourke nel film "The wrestler". Sono le due possibili armi utilizzate per ferire Andrea Antonini, consigliere circoscrizionale del XX municipio eletto nelle liste de La Destra e vicepresidente nazionale di CasaPound Italia, l'organizzazione della destra radicale. In realtà, Digos e agenti del commissariato Flaminio non escludono che Antonini possa essere stato ferito anche da un'arma genericamente impropria. Non è un elemento secondario per risalire ai responsabili e ricostruire la vicenda nel dettaglio.

L'iniziale pista politica, infatti, con il passare delle ore ha perso consistenza: sul posto dell'aggressione non sono stati trovati bossoli, nei pressi è stato soltanto individuato l' innesco di una sparachiodi. Lui, la vittima, ricorda di aver sentito un colpo e il dolore ma non ha saputo chiarire l'oggetto che lo ha colpito alla gamba sinistra. Di qualunque cosa si trattasse, l'aggressore non voleva uccidere. Antonini è stato portato all' ospedale Sant'Andrea dove è stato medicato e dimesso nel tardo pomeriggio. Infine, è tornato sul posto con gli investigatori. Chi lo ha visto, ha notato un occhio pesto, ma Antonini frequenta una palestra. L'aggressione è avvenuta di fronte alla circoscrizione. Lui ne descrive la dinamica: "Ero uscito dal municipio e stavo entrando nel parcheggio del centro commerciale Euclide per un'inversione di marcia quando ad un certo punto due persone, con i volti coperti da caschi e a bordo di uno scooter, si sono avvicinate.

Uno di loro ha tentato di ostacolarmi afferrando il motorino nel tentativo di rallentarlo, poi ho sentito una fitta alla gamba sinistra. Gli aggressori si sono dileguati e io sono tornato al municipio, dove poi sono stato soccorso". Nel tragitto della vittima non sono state trovate tracce di sangue, se non sullo scooter e sul luogo dove questo è stato parcheggiato, dopo l'aggressione. Davanti a una delle entrate del centro Euclide è stato invece trovato l'innesco di una sparachiodi. Qualcuno racconta di aver visto la vittima all'arrivo oggi in municipio, molto agitata. Gli investigatori non escludono che dalla sfera personale emergano ulteriori elementi, decisivi. Dall'esame dei filmati delle telecamere installate in zona potrebbero giungere altri fatti importanti. Il militante è tra i 12 indagati che la notte nel 2008 fecero irruzione negli studi Rai di via Teulada tentando un blitz negli studi del programma 'Chi l'ha visto?', che aveva mandato in onda immagini inedite degli scontri di piazza Navona pochi giorni prima tra studenti di destra e sinistra.

Tra le reazioni, c'é quella del sindaco di Roma: "Non vorrei che questo gravissimo episodio ci riportasse a un clima da anni di piombo". "Dobbiamo dare il tempo agli inquirenti di verificare la natura di questo grave attentato ma, se fosse confermato il movente politico, sarebbe la riprova di un brutto clima di tensione generato da un livello troppo alto di polemica politica". "La mia piena solidarietà, umana e istituzionale". La procura di Roma ha aperto un fascicolo sul caso, ipotizzando il reato di lesioni aggravate. "Non so chi possa essere stato. Forse hanno sbagliato persona e mi hanno scambiato per qualcun altro", riferisce Antonini per bocca dell'altro vicepresidente di Casapound, Simone Di Stefano, "forse l'attività politica di Casapound ha dato fastidio a qualcuno", "a Roma c'é un movimento antifascista militante ma, realisticamente, non credo sia in grado di fare una cosa del genere".


Comments