27 settembre 2010





Dire che il dissenso non è democratico, è come dire che

la democrazia non ammette dissenso












www.unita.it

Sakineh condannata per omicidio «Sarà impiccata»

Il procuratore generale iraniano Gholam-Hossein Mohseni-Ejei ha annunciato la condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtani, la donna accusata di adulterio e di complicità nell'omicidio del marito. La donna, secondo quanto si legge sul Teheran Times, è stata condannata per il secondo dei due capi d'imputazione: per questa ragione Sakineh non sarà giustiziata per lapidazione ma per impiccagione. «Secondo la legge attuale, la sua condanna a morte ha la precedenza sulla punizione» per l'adulterio, ha detto il procuratore generale.
Il procuratore generale ha spiegato che Sakineh non sarà lapidata per avere commesso adulterio perché dovrebbe essere prima giustizia per impiccagione in quanto riconosciuta colpevole di omicidio. «La questione non dovrebbe essere politicizzata e gli organi giudiziari iraniani non saranno influenzati dalla campagna di propaganda lanciata dai paesi occidentali», ha detto il procuratore Gholam-Hossein Mohseni-Ejei.

da www.esserecomunisti.it

Cancelliamo la condanna a morte di sei bambini del Darfur

Un appello per chiedere la sospensione definitiva delle condanna a morte di sei bambini di etnia Fur accusati di far parte del Justice and Equality Movement, uno dei movimenti ribelli piu' importanti del Darfur. Come appreso dal Sudan Tribune lo scorso novembre, la sentenza non e' ancora esecutiva, per questo chiediamo che essa venga ufficialmente cancellata.

Anche Articolo 21 e altre associazioni hanno raccolto e rilanciato l’iniziativa promossa da ‘Italians for Darfur’ che continua a denunciare la violazione dei diritti umani in Sudan. I sei minori, di eta' compresa tra gli 11 e i 16 anni, sono accusati con altri 150 guerriglieri di aver partecipato all’attacco del 2008 nella capitale sudanese che causo' oltre 300 vittime.
Il tribunale di Khartoum ha emesso finora oltre 100 condanne a morte, molte delle quali gia' eseguite. Con questo appello chiediamo al Governo sudanese di sospendere la sentenza ma anche di approfondire le responsabilita' del coinvolgimento di questi bambini in azioni di guerra. Va accertato se il Jem, come purtroppo al momento possiamo solo supporre, abbia impiegato bambini soldato nell’attacco a Khartoum e se continui ad arruolare minorenni sottraendoli con la forza alle loro famiglie, negando cosi' loro di vivere l’infanzia e l’adolescenza che sono a loro dovute.

Firma qui: http://www.italianblogsfordarfur.it/petizione/index.php




Da www.ilfattoquotidiano.it


Italia, rischio manovra da 130 miliardi

La Ue studia un piano per rimettere in ordine i conti dei paesi con i più alti debiti pubblici. Sanzioni durissime per chi viola i parametri. Per il nostro Paese è prevista una riduzione dell'8% in 3 anni


Multe milionarie per chi non riuscirà a ridurre in maniera sostanziale il proprio debito. Meno fondi per lo sviluppo e per i sussidi agricoli, sospensione del diritto di voto al Consiglio dei ministri dell'Unione europea. Sono queste le punizioni per gli stati membri che non riusciranno ad adeguarsi alle nuove direttive che la Ue sta studiando per imporre una drastica cura dimagrante al disavanzo pubblico. Il Financial Times rivela che il piano del presidente della commissione europea Manuel Barroso e del commissario agli affari monetari Holli Rehn ha già incassato l'importante sostegno del ministro delle Finanze tedesco Shäuble (nella foto con Tremonti) che va ad aggiungersi a quello di Olanda e Gran Bretagna. Bruxelles prevede che i paesi con il rapporto deficit/Pil superiore al 60% debbano diminuire il proprio debito di un ventesimo all'anno se non vorranno incorrere nelle sanzioni. Per l'Italia, che con il 116% detiene uno dei peggiori quozienti d'Europa, significano 130 miliardi nel prossimo triennio (articolo di Matteo Cavallito). Una somma enorme. Se il progetto passerà, al governo tagliare non basterà più. E bisognerà per forza mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ma nessun governo politico, a partire da quello di Silvio Berlusconi, è in grado di accollarsi il peso elettorale di una scelta del genere. E le decisioni, dice l'economista Tito Boeri devono essere immediate: "Nominare un sostituto alla guida della Consob, pensare a un rimpiazzo del premier come ministro dello Sviluppo economico e soprattutto incentivare il commercio estero". Solo così, secondo l'economista, si potrà dare lo slancio necessario al sistema paese, "in grado anche di sostenere una politica di rientro del deficit"                 (articolo di Lorenzo Galeazzi)




www.repubblica.it

Fini prepara un contro-documento "Ci chieda il voto o non lo avrà"

Sulla risoluzione di Fli potrebbero convergere i voti di Udc e Api. Se la risoluzione di Pdl e Lega non dovesse arrivare a quota 316 la crisi potrebbe precipitare. Berlusconi voleva manifestare già ieri la sua rabbia e solo grazie a Letta ha vinto la cautela

di FRANCESCO BEI

Fini prepara un contro-documento  "Ci chieda il voto o non lo avrà"

ROMA - Niente voto dei finiani al governo. Se fino a ieri era il Cavaliere a voler dimostrare la propria autosufficienza dai voti di Futuro e libertà, le parti si sono ribaltate. Tanto che anche i finiani sono decisi ora a presentare un proprio documento per sottolineare le loro diverse priorità rispetto ai 5 punti del presidente del Consiglio. "Dobbiamo distinguerci", è la linea dettata da Fini.

Fini l'ha spiegato ieri nella riunione avuta con i fedelissimi: "Se Berlusconi non ci chiede esplicitamente il nostro sostegno, noi non possiamo votare la risoluzione che presenteranno". Italo Bocchino l'ha chiesto ieri a Fabrizio Cicchitto: allora, cosa intendete fare? La risposta del Pdl è affidata al vertice convocato oggi alle due del pomeriggio a palazzo Grazioli. Sarà quella la sede dove il Cavaliere prenderà le sue decisioni, quelle da cui dipenderà il futuro del suo governo e della legislatura. Ma la strada ormai è segnata. E le nuove "rivelazioni" su Montecarlo, che starebbero per uscire sui giornali d'area, non farebbero altro che accelerare il percorso.
Perché Berlusconi ha deciso che farà a meno dei finiani. Nessuna "terza gamba", nessun riconoscimento dell'esistenza di un nuovo soggetto politico nel centrodestra. Per lui, semplicemente, Fini "non esiste più". Di umore "pessimo", come spiffera chi ci ha parlato, Berlusconi ieri l'hanno quasi dovuto legare per convincerlo a non andare di persona ad Amelia da don Gelmini. Dopo aver letto le ultime dichiarazioni di Bocchino, il premier era infatti pronto a rovesciare tutta la sua rabbia sui finiani, tanto che alla fine solo l'intervento di Gianni Letta l'ha persuaso a desistere. "Silvio, se oggi parli rischi di unirli tutti contro di te", gli ha spiegato il sottosegretario. Altri, da Denis Verdini allo stesso Cicchitto, sono intervenuti per suggerire "prudenza". Il momento è talmente delicato che ogni passo falso potrebbe far precipitare tutto. Berlusconi ieri sera ha incontrato ad Arcore, accompagnati da Angelino Alfano, i siciliani dell'Udc in procinto di lasciare Casini. Ma anche con questi nuovi arrivi, se l'Mpa dovesse "distinguersi" come Fli, Berlusconi finirebbe sotto "quota 316", la soglia minima di deputati che servono ad andare avanti. Sulla carta il premier è ancora fermo a 307-308 e, in questa situazione, è enormemente aumentata la pressione sui finiani moderati (Berlusconi li chiama "i responsabili"). Ad Arcore è stata salutata come una vittoria la presa di distanza di Moffa, Menia, Baldassarri e Viespoli dall'ultimatum di Bocchino. L'ex finiano Andrea Augello, rimasto nel Pdl, sta sondando i "responsabili" di Fli uno ad uno. E Berlusconi è convinto di strapparne almeno 5 o 6 al nemico. Sulla compattezza del gruppo finiano nessuno è disposto a mettere la mano sul fuoco. Dicono che, alla fine, interverrà Fini in persona per tentare un'ultima "moral suasion" sui renitenti. Ma non è esclusa una mini-scissione. "Il gruppo di Fli - confida il "liberal" Benedetto Della Vedova - può anche subire uno scossone salutare. In fondo, se dobbiamo armarci per andare alla guerra, non ci servono quelli con la mazzafionda".

Perché di guerra ormai si parla: nonostante i "ghost writer" del premier gli abbiano preparato un discorso "alto e nobile", Berlusconi è tentato dalla spallata e ha corretto le bozze di un discorso considerato troppo "moscio". Già nel summit di venerdì, il Cavaliere era deciso a spaccare il mondo in testa a Fini e i suoi hanno dovuto tirarlo per la giacca. Mentre lascia che le colombe svolazzino invano su Montecitorio, il premier intanto carica le sue armi. In questi giorni ha dato nuovo impulso alle "squadre" della libertà, ribattezzandole con il meno sinistro "team della libertà". Ma la sostanza non cambia: trattasi di migliaia di agit-prop pronti alla campagna elettorale.  

Se infatti la risoluzione di Pdl e Lega non dovesse arrivare a "quota 316", le cose potrebbero davvero precipitare verso l'apertura di una crisi di governo. Tanto più se i finiani, come sembra, dovessero presentare un loro documento programmatico alternativo e, su questo, ricevere i voti di Udc e Api. Si creerebbe di nuovo quell'area di "responsabilità nazionale" intravista nel voto contro il sottosegretario Caliendo.  A quel punto, senza una maggioranza di 316, Berlusconi salirebbe al Quirinale e si aprirebbe una partita nuova. I finiani sono pronti a sostenere con i loro voti un altro governo. Un governo dove tutti i ministri saranno "tecnici" e tutti i sottosegretari "politici". Ma questa è una storia ancora da scrivere.



Umberto Bossi contro ‘Roma Ladrona’

“Spqr significa ‘sono porci questi romani’


A scatenare l'ira del Senatùr la possibilità che la Capitale ospiti una gara del campionato di Formula 1: "Monza non si tocca, a Roma possono correre con le bighe"

Umberto Bossi torna a scagliarsi contro ‘Roma ladrona’. “Basta con la sigla Spqr. Qui, al nord, dicono che sta per ‘Sono porci questi romani’”. Ieri sera, durante la selezione per Miss Padania a Lazzate, nel milanese, il Senatur ha rispolverato il suo vecchio repertorio. A scatenare l’ira del leader del Carroccio l’ipotesi della capitale, futura tappa del campionato di Formula 1: “Monza non si tocca e a Roma possono correre con le bighe”.
Dura la replica del sindaco della Capitale, Gianni Alemanno. “Questa volta Bossi ha veramente superato il segno. Non solo ha insultato la Roma di oggi, ma anche quella del passato, rispolverando una vecchia battuta da fumetto”. Poi Alemanno fa sapere che scriverà oggi stesso al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi “per chiedere che intervenga presso i ministri del suo Governo affinché tengano un atteggiamento istituzionale e politico più consono alla loro carica e più rispettoso del ruolo di Roma Capitale e della dignità dei romani”.  Di “battuta volgare che male si addice a un ministro della Repubblica” ha parlato anche la presidente Renata Polverini. “I cittadini di Roma e del Lazio meritano rispetto”, ha detto, “mi auguro che dal governo ci sia una presa di distanza da parole offensive che vanno oltre il solito folklore”. Rassegnato il commento di Farefuturo, la fondazione di Gianfranco Fini. “Inutile stupirsi, inutile gridare allo scandalo, inutile stracciarsi le vesti una volta di più. La Lega e’ questa. E’ questa la linea culturale del partito cui l’ex Popolo della libertà sembra aver ‘appaltato’ la maggioranza”, si sottolinea in un articolo sul sito. “Le battute a cui si abbandona il leader della Lega Nord durante i suoi comizi sono spesso fastidiose, ma fortunatamente non costituiscono una linea politica”, ha tenuto a sottolineate il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. Ha minimizzato la vicenda Daniele Capezzone che ha parlato di “strumentalizzazioni per una battuta poco felice”.
Anche le forze dell’opposizione, dal Pd all’Idv, reagiscono dopo le affermazioni del leader del Carroccio. Per Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, “il leader della Lega piuttosto che fare il comico dovrebbe svolgere il suo compito di ministro, soprattutto in un periodo difficile e delicato come quello che il nostro Paese sta vivendo ormai da mesi”. Dello stesso parere Walter Veltroni: “Bossi rispetti Roma e i Romani, ha insultato milioni di persone”. Diverso il tono della risposta di Leoluca Orlando: “I romani non sono porci è la Lega che fa i porci comodi a Roma” visto che “i leghisti hanno votato tutte le vergognose leggi ad personam di Berlusconi”.



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Bossi S.P.Q.R: tutta l’Europa ci ride dietro

“Sono porci questi romani”. L’esternazione del leader leghista arriva all’estero e dal Manzanarre al Reno i media si divertono a tradurre bene, per i loro lettori, acronimo e dichiarazione. 

Umberto Bossi – scrive Le Figaro - leader dei separatisti della Lega Nord e principale alleato del governo di Silvio Berlusconi ha scatenato una polemica dopo aver insultato la città di Roma e aver trattato i romano come dei “porci”. Prendendo spunto all’acronimo latino SPQR 1285211297656 Bossi S.P.Q.R: tutta lEuropa ci ride dietro(il Senato e il popolo di Roma) durante un discorso ha affermato: “Sono porci questi romani”, scatenando gli applausi del pubblico, e le risate di suo figlio, Renzo, che già si era distinto prima del Mondiale 2010 in Sud Africa dicendo che non avrebbe sostenuto la squadra di calcio italiana.

ROMA LADRONA IN SPAGNA  -Sono dei maiali questi romani” titolano in Spagna dove ci pensano la Vanguardia e El Mundo a riportare le dichiarazioni del ministro italiano: “Il leader di destra stava parlando con sarcasmo durante la trasmissione di Miss Padania, quando ha colto l’occasione per dire che il prossimo passo del federalismo è “il decentramento dei ministeri“. ”I ministeri non possono essere tutti a Roma, dove è scritto ovunque SPQR , che in tutto il nord significa ”Sono porci questi romani”ha detto il membro del governo di Silvio Berlusconi e  ministro delle Riforme che di solito si riferisce alla capitale italiana con il titolo di “Roma ladrona“.

IN GERMANIA - Anche in Germania, DerStandard dice la sua sulle dichiarazioni sconcertanti del ministro. “Noto per i suoi commenti provocatori il capo della Lega Nord, Umberto Bossi ha offeso i romani. In un evento organizzato dalla Lega per “Miss Padania”, Bossi ha promesso che il suo partito porterà avanti in aggiunta al federalismo in Italia, il decentramento dei ministeri da Roma al Nord Italia . . “I ministeri non possono essere tutti a Roma, dove c’è scritto ovunque SPQR che al nord è tradotto come: ‘Sono porci quei romani“.

Bossi, «Romani porci? Era solo una battuta»  Ma il Pd sfiducia il ministro

Che la capitale non sia la sua passione è noto: Umberto Bossi ha fatto di "Roma ladrona" lo slogan della Lega forse ancor più di "Padania libera". E il Senatur lo ha ribadito ieri sera sciogliendo l'acronimo Spqr in "Sono Porci Questi Romani". «La mia era una battuta, ma dalle reazioni che vedo in queste ore mi viene da pensare che a Roma si sentano in colpa» - ha replicato il leader della Lega. Fatto sta che la libera traduzione di quel 'Senatus populusque romanus' che da oltre duemila anni campeggia ovunque nella Citta' eterna ha sollevato un putiferio. Gianni Alemanno ha invocato l'intervento di Silvio Berlusconi. Durissime le reazioni e non solo dell'opposizione; l'alleanza di governo non e' bastata a far perdonare la colorita uscita. "Questa volta Bossi ha veramente superato il segno", ha commentato il sindaco Alemanno che ha scritto al premier: "Sono costretto a chiederLe ufficialmente di intervenire presso tutti i suoi ministri affinche' mantengano un atteggiamento piu' istituzionale e piu' rispettoso del ruolo di Roma Capitale". Di "battuta volgare che male si addice a un ministro della Repubblica" ha parlato anche la presidente Renata Polverini. "I cittadini di Roma e del Lazio meritano rispetto", ha detto, "mi auguro che dal governo ci sia una presa di distanza da parole offensive che vanno oltre il solito folklore". '"Siamo stanchi delle battute di Bossi - gli ha fatto eco la deputata romana Barbara Saltamartini, responsabile delle Pari opportunità del PdL - non è possibile abbandonarsi ogni giorno a offese grossolane contro la città di Roma". "Si tratta di un atteggiamento  inaccettabile per un ministro della Repubblica e che oltretutto stride fortemente con la linea politica di coerenza e responsabilità tenuta dalla Lega in questo Governo. Il leader del Carroccio dimostri la sua sensibilità istituzionale chiedendo scusa ai romani". I "romani porci" di Umberto Bossi e' "una battuta infelice che non fa onore al rango conquistato dalla Lega", critica anche Gaetano  Quagliariello, vicepresidente vicario del gruppo Pdl al Senato. "Quello scherzare sulla sigla Spqr - aggiunge - era un refrain di Asterix, ovvero l'eroe di un piccolo villaggio assediato. La Lega, invece, ha delle dimensioni e delle responsabilita' per le quali Bossi dovrebbe finirla di giocare a fare l'Asterix".

Ignazio La Russa si limita invece a un virtuale buffetto sulla guancia: "Le dichiarazioni del ministro Umberto Bossi, sulla politica romana, sono "ingiustificate e offensive" e il numero uno della Lega "va invitato amichevolmente a smetterla", ha dichiarato il ministro della Difesa, a margine della festa del Pdl a Mila, aggiungendo che tuttavia bisogna riportare le sue dichiarazioni alla realtà, e cioè si tratta di dichiarazioni "propagandistiche rivolte a una parte estrema dell'elettorato della Lega a cui non è mai seguito un comportamento ostile verso Roma". La Russa ha poi aggiunto che "a volte un vantaggio propagandistico pari a uno per la Lega significa uno svantaggio pari a tre per il governo quindi anche uno svantaggio per la Lega", quindi "riteniamo le sue affermazioni ingiustificate e amichevolmente - ha concluso - glielo faremo capire".


Rassegnato il commento di Farefuturo, la fondazione di Gianfranco Fini. "Inutile stupirsi, inutile gridare allo scandalo, inutile stracciarsi le vesti una volta di piu'. La Lega e' questa, si sottolinea in un articolo sul sito. "Le battute a cui si abbandona il leader della Lega Nord durante i suoi comizi sono spesso fastidiose, ma fortunatamente non costituiscono una linea politica", ha tenuto a sottolineate il ministro della Gioventu', Giorgia Meloni. "Stavolta l'ha detta grossa", ha anche il ministro degli Esteri Franco Frattini. Ha minimizzato invece la vicenda Daniele Capezzone che ha parlato di "strumentalizzazioni per una battuta poco felice".

Di tutt'altro avviso Walter Veltroni. "Bossi rispetti Roma e i Romani", ha detto, "ha insultato milioni di persone". Il Pd, ha  preannunciato Dario Franceschini, presentera' una mozione di sfiducia individuale nei confronti di Bossi. L'Idv, invece, ha chiesto al presidente Giorgio Napolitano di intervenire "nei confronti di chi fa del vilipendio uno strumento di comunicazione politica".

Il Pd, intanto, ha annunciato che domani presenterà una mozione di sfiducia individuale al ministro: ''Le parole di Bossi su Roma e i romani definiti ''porci'' hanno superato ogni soglia di tollerabilita' e anche nelle reazioni non si puo' continuare a catalogarle nella categoria delle parole sfuggite o di cattivo gusto ma bisogna recuperare la capacita' di reagire nelle sedi istituzionali proprie quando un ministro della Repubblica offende lo Stato, le istituzioni e il ruolo stesso che ricopre pro-tempore. Ne abbiamo parlato con Bersani e Anna Finocchiaro questo pomeriggio e domani mattina proporro' alla presidenza del gruppo di presentare una mozione di sfiducia individuale al ministro Bossi''. Lo annuncia il capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini.

''In questo modo l'aula - afferma Franceschini - e ogni singolo parlamentare di maggioranza e di opposizione dovranno pronunciarsi individualmente con l'appello nominale sulla conciliabilita' delle parole di Bossi e il suo ruolo di ministro.''

Anche il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, insorge contro le pesanti battute pronunciate ieri dal leader della lega Umberto Bossi. «Siamo stanchi - afferma in una nota l'esponente del Pd - delle battute di Bossi contro Roma e i romani. Il leader della Lega piuttosto che fare il comico dovrebbe svolgere il suo compito di ministro, soprattutto in un periodo difficile e delicato come quello che il nostro Paese sta vivendo ormai da mesi». «In piena crisi e con la disoccupazione giovanile al 30% Bossi come esponente del Governo - aggiunge Zingaretti - dovrebbe occuparsi dei problemi del paese e non intrattenerci con battute prive di spirito che non fanno ridere nessuno e che rivelano solo il suo odio feroce nei confronti della Capitale».

Il Codacons ha annunciato che domani presentera' un esposto alla Procura della Repubblica di Milano contro Umberto Bossi per le affermazioni dell'altra sera ad un festa della Lega dove ha tradotto la scritta S.P.Q.R. in 'Sono Porci Questi Romani'. ''Chiediamo alla magistratura - ha spiegato Carlo Rienzi presidente del Codacons - di verificare se le dichiarazioni del Ministro per le Riforme possano configurare eventuali reati quali ingiuria aggravata e istigazione all'odio e, in tal caso, procedere penalmente a suo carico''. ''Cio' che e' certo - ha concluso Rienzi - e' che le affermazioni di Bossi sono condannabili sotto il profilo morale, e stanno scatenando le proteste di migliaia di cittadini romani, che giustamente si sentono insultati da dichiarazioni di tale tenore''.

Tg1 oscura la notizia |

IL VIDEO SUI PORCI CHE HA SCATENATO TUTTO



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L’impero off shore di Berlusconi

Fini ha ragione: grazie ai conti nei paradisi fiscali il premier ha pagato mazzette ed evaso il fisco


La falsa campagna moralizzatrice dei “berluscones” contro le società off shore, per colpire Gianfranco Fini, non poteva che provocare una facile risposta del presidente della Camera, dopo la rottura con il cavaliere: “Sia ben chiaro: personalmente non ho né denaro, né barche, né ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse”. Sottinteso, naturalmente, il nome di Silvio Berlusconi, il re dei fondi neri all’estero. Lo hanno accertato sentenze definitive. Come quella per il corrotto e prescritto avvocato David Mills, il mago delle off shore del premier. O la sentenza del processi All Iberian 2, che ha accertato una colossale evasione fiscale, 1500 miliardi di lire, ma non ha potuto decretare la condanna di Berlusconi. Come? Grazie a una delle sue leggi, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, “ il fatto non costituisce più reato”.

Ville, barche e soldi
Fini ha parlato anche di ville e barche. Si riferiva ad almeno sei ville che il suo ex alleato possiede tra Antigua e le Bermuda, intestate a off shore. Berlusconi è proprietario anche di una barca di 48 metri, valore all’incirca 13 milioni di euro. È intestata alla società Morning Glory Yachting Limited, neanche a dirlo, con sede alle Bermuda.
Il salto verso i fondi neri, il Cavaliere l’ha compiuto a metà anni ’90 servendosi di Mills, soprannominato l’architetto delle off shore. Le società occulte all’estero hanno permesso a Berlusconi di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere il fisco, di pagare mazzette, come i 21 miliardi a Bettino Craxi, di eludere la legge Mammì, che all’epoca impediva a un editore di avere più di 3 televisioni. Il cavaliere, invece, era anche l’azionista di maggioranza, segreto, di Tele più. La sentenza di primo grado del processo Fininvest- Gdf del ’96 ha stabilito che alcuni militari delle fiamme gialle si sono fatti corrompere proprio per non indagare sulle off shore del biscione. In appello e in Cassazione le prove per condannare il premier non sono state ritenute sufficienti. In secondo grado ha contribuito alla sua salvezza, la falsa testimonianza di Mills del novembre ’97. Sappiamo adesso che per quella, come per un’altra deposizione reticente, al processo All Iberian, gennaio ’98, il legale ha avuto 600 mila dollari. E per queste dichiarazioni taroccate in suo favore, Berlusconi è ancora sotto processo. Sospeso, come gli altri procedimenti, grazie ai vari scudi.
Ai giudici milanesi di All Iberian, Mills ha nascosto tra l’altro anche i reali beneficiari di “Century One” ed “Universal one”, le due off shore nell’isola di Guarnsey, intestate a Marina e Piersilvio Berlusconi, per decisione del padre. Un fatto che scopriranno nel 2004 i pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Mentre i difensori di Berlusconi fino ad allora avevano ripetuto che erano “ società del tutto estranee a Fininvest e Mediaset”.

I falsi in bilancio
I falsi in bilancio, conseguenza del vizietto delle off shore, hanno portato a un altro processo: quello per la compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma grazie a un’altra delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che ha accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode fiscale per 120 miliardi di lire e l’appropriazione indebita per 276 milioni di dollari, fino al 1999. Restano in piedi quelle fino al 2003. C’è poi una costola di questa indagine, denominata “Mediatrade-Rti”, in fase di udienza preliminare, bloccata sempre per il legittimo impedimento. Berlusconi è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale. Mentre il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri di frode fiscale, fino al settembre 2009. Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i costi per l’acquisto di diritti tv da major americane. I soldi, 100 milioni di dollari, sarebbero transitati su banche estere e, in gran parte, confluiti su conti riconducili a Berlusconi e ad alcuni suoi manager. A Silvio Berlusconi, sono contestate operazioni tra il 2002 e il 2005. Anni, come per l’inchiesta madre, in cui era sempre presidente del Consiglio.



Santoro pubblica il suo CUD sul sito di Annozero

La risposta del giornalista a Brunetta non si fa attendere. A fine agosto, il titolare della Funzione pubblica aveva chiesto ai conduttori Rai di mettere la propria dichiarazione dei redditi nei titoli di coda dei format. Ora il conduttore aspetta che i principali dirigenti e collaboratori seguano le indicazioni del ministro



Michele Santoro
passa dalle parole ai fatti. Il conduttore di Annozero ha pubblicato sul sito di Annozero una copia del Cud 2010, da cui risulta un reddito lordo da 662 mila euro. Risponde così al Ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che lo scorso agosto aveva invitato tutti i dipendenti Rai a pubblicare i compensi nei titoli di coda dei programmi.

“Caro Ministro, – si legge nella sezione «Vaf» (la sigla sta per valutazioni a freddo) del sito – questa è la copia del mio Cud 2010, dal quale risultano un reddito lordo di 662 mila euro e tasse e contributi per la metà. Aspetto che Lei coroni la sua battaglia moralizzatrice, ottenendo la pubblicazione di quanto abbiano effettivamente percepito lo scorso anno, i principali dirigenti, conduttori e collaboratori dell’Azienda”. Di seguito, nello stesso articolo, il giornalista ha trascritto il discorso integrale con cui ha aperto la prima puntata della stagione che aveva scatenato numerose polemiche. L’anchorman auspica che anche altri colleghi seguano il suo esempio: “Allo scopo di aiutare chi intende muovermi delle contestazioni, ho trascritto puntualmente il testo del mio intervento di giovedì scorso”.

Vai al sito di Annozero





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Il Vaticano batte un colpo: “E’ il momento dei cattolici in politica”

Monsignor Bagnasco lancia segnali di ingerenza nell’agone elettorale: “Siamo angustiati per l’Italia”. E sulla pedofilia dice che la Chiesa vigilerà.

 Il Vaticano batte un colpo: E il momento dei cattolici in politicaIl tricolore è ben impiantato nel cuore del nostro popolo, siamo angustiati e preoccupati per la situazione italiana, è il momento dei cattolici in politica. Sembrano quasi un manifesto elettorale le parole del presidente della Conferenza Episcopale Italiana Angelo Bagnasco, per quanto sono nette e preoccupate. La Cei tocca tutti i temi sul tavolo politico-elettorale, alludendo e dissentendo in un intervento che sa di grande ingerenza. E per la prima volta è apertamente delusa dall’attuale governo, o così fa capire.

POLEMICHE INDEGNE – Aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanete questo pomeriggio a Roma, Bagnasco ha lanciato l’allarme per l’eccesso di astio e polemiche che domina la vita pubblica, un meccanismo di denigrazione reciproca che puo’ portare il Paese all’implosione. ‘A momenti – ha detto il porporato – sembriamo appassionarci al disconoscimento reciproco, alla denigrazione vicendevole, e a quella divisione astiosa che agli osservatori appare l’anticamera dell’implosione, al punto da declassare i problemi reali e le urgenze obiettive del Paese’. Cosi’ accade che ‘alla necessaria dialettica si sostituisce la polemica inconcludente, spingendosi fino sull’orlo del peggio. Poi, alla vista dell’esito estremo, si raddrizza il tiro, ci si riprende; si tira un respiro di sollievo per scampato pericolo, finendo tuttavia – altro guaio – per tenere uno sguardo affezionato a quello che in precedenza era stato il campo di battaglia’. ‘Si preferisce indugiare – ha proseguito il cardinale – con gli occhi tra le macerie, cercare finti trofei, per tornare a riprendere quanto prima la guerriglia, piuttosto che allungare lo sguardo in avanti, disciplinatamente orientato sugli obiettivi comuni, per i quali e’ richiesta una dedizione persistente e convergente’.

FEDERALISMO SI’, MA CON IL TRICOLORE – La riforma federale e’ irreversibile ma essa ‘non deragliera’ se potra’ incardinarsi in un forte senso di unita’ e indivisibilita’ della Nazione: il tricolore e’ ben radicato nel cuore del nostro popolo’. E’ questo il forte monito lanciato dal cardinale Angelo Bagnasco sul tema del federalismo. Il cardinale infatti ha aperto oggi pomeriggio con la sua prolusione i lavori del Consiglio episcopale permanente. ‘Il federalismo – ha detto – e’ l’importante riforma in via di definizione, delicata sotto diversi profili, anche perche’ irreversibile’. ‘Bisogna non nascondersi – ha aggiunto – che col federalismo cresce lo spessore delle responsabilita’ da esercitare localmente. Gestire un Paese come il nostro in chiave federalista presuppone una diffusa capacita’ di selezionare con rigore gli obiettivi, scadenzarli, argomentare le scelte, e saper dire dei no anche a chi si conosce’.

ANGUSTIATI PER L’ITALIA – “Siamo angustiati per l’Italia”, ha poi detto il cardinale. Il porporato ha parlato di “momenti di grande sconcerto e di acuta pena per discordie personali che, diventando presto pubbliche, sono andate assumendo il contorno di conflitti apparentemente insanabili; e questi sono diventati a loro volta pretesto per bloccare i pensieri di un’intera Nazione, quasi non ci fossero altre preoccupazioni, altri affanni”. E aggiunge: “A momenti, sembriamo appassionarci al disconoscimento reciproco, alla denigrazione vicendevole, e a quella divisione astiosa che agli osservatori appare l’anticamera dell’implosione, al punto da declassare i problemi reali e le urgenze obiettive del Paese. Alla necessaria dialettica si sostituisce la polemica inconcludente, spingendosi fino sull’orlo del peggio. Poi, alla vista dell’esito estremo, si raddrizza il tiro, ci si riprende; si tira un respiro di sollievo per scampato pericolo, finendo tuttavia – altro guaio – per tenere uno sguardo affezionato a quello che in precedenza era stato il campo di battaglia. Si preferisce indugiare con gli occhi tra le macerie, cercare finti trofei, per tornare a riprendere quanto prima la guerriglia, piuttosto che allungare lo sguardo in avanti, disciplinatamente orientato sugli obiettivi comuni, per i quali e’ richiesta una dedizione persistente e convergente”.

IL MOMENTO DEI CATTOLICI – ‘Ai cattolici con doti di mente e di cuore diciamo di buttarsi nell’agone, di investire il loro patrimonio di credibilita’, per rendere piu’ credibile tutta la politica’. E’ il forte appello rivolto ai laici cattolici, dal presidente della conferenza episcopale italiana. Bagnasco ha infatti aperto oggi pomeriggio, con la sua prolusione, la riunione del Consiglio episcopale permanente. ‘Come Vescovi – aveva detto poco prima il cardinale – sentiamo di dover esprimere stima e incoraggiare quanti si battono con abnegazione in politica; facciamo pressione perche’ si sappiano coinvolgere i giovani, pur se cio’ significa circoscrivere ambizioni di chi gia’ vi opera’. Quindi in riferimento alli’impegno dei cattolici ha aggiunto: ‘Lasciamo volentieri ai competenti il compito di definire i modi di ingaggio e le regole proprie della convivenza. A noi tocca pero’ segnalare come una ‘citta’ la si costruisca tutti insieme, dall’alto e dal basso, in una sfida che non scova alibi nella diserzione altrui. Le maturazioni generali hanno bisogno di avanguardie: ognuno deve interrogarsi se e’ chiamato a un simile compito’.


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Rom a Milano, questione elettorale

Niente case per i Rom di Milano, e presto le espulsioni riguarderanno anche i cittadini comunitari. Linea dura del ministro Maroni, Europa permettendo

Il patrimonio immobiliare del Comune di Milano non è a disposizione dei Rom. Termina così, col sigillo ministeriale di Roberto Maroni, l’imbarazzo della giunta comunale di Milano, dove nei giorni scorsi Pdl e Lega avevano di fatto sfiduciato il sindaco Letizia Moratti, colpevole di aver messo a disposizione alcuni immobili per altrettante famiglie Rom.
“Può rimanere a Milano solo chi soddisfa i criteri del ‘Patto per la sicurezza’”, ha detto Maroni riferendosi all’accordo siglato con il Comune di Milano per l’emergenza nomadi. Nessun precedente penale, un reddito e una casa. Ecco le condizioni del governo. In caso contrario c’è l’espulsione.
Ma per chiudere i campi regolari di Milano va trovata una sistemazione per le decine di nuclei famigliari che questi criteri li soddisfano.
D’accordo con il prefetto, nominato commissario straordinario, e con le associazioni coinvolte, un anno fa il Comune aveva ottenuto che venticinque appartamenti fossero affidati al terzo settore. Si trattava di case escluse dalle graduatorie per le assegnazioni popolari perché necessitavano di manutenzione e messa a norma. Le associazioni che in questi anni hanno gestito i presidi sociali all’interno dei campi, li avrebbero assegnati in via temporanea ad alcune famiglie selezionate.
Apriti cielo. Pdl e Lega si oppongono e minacciano una mozione contro sindaco e assessore: “Non deve passare il messaggio che riserviamo ai Rom una corsia preferenziale”, ha dichiarato Giulio Gallera, capogruppo del Pdl in Comune.
A sedare gli animi è intervenuto addirittura Maroni, che oggi a Milano ha incontrato il prefetto Gian Valerio Lombardi e il sindaco Moratti. Il ministro ha parlato di polemiche ingiustificate alle quali però si deve dare ascolto. Così “per quelle famiglie si cercheranno altre soluzioni”, hanno garantito in conferenza stampa. Quali, per ora, non è dato sapere. “Il grande cuore di Milano”, ha assicurato Maroni, “saprà trovare una via d’uscita”.
Ma dalla Casa della Carità, l’associazione alla quale era stata affidata la gestione dei venticinque appartamenti, arriva un duro commneto: “Il 5 maggio abbiamo firmato un accordo con Comune e Prefettura”, spiega Don Massimo Mapelli, “e alcune famiglie sono già assegnatarie delle case. Se intendono rimangiarsi scelte e accordi che loro stessi hanno proposto”, conclude, “lo dicano chiaramente”.
La questione, ancora una volta, è tutta politica. O prendi le impronte ai Rom o dai loro le case. A pochi mesi dalle elezioni comunali certe scelte possono costare care. Il Pdl lo ha capito e la Lega, si sa, non perdona.
Tuttavia rimane confermato lo sgombero del più grande campo di Milano, quello di via Triboniano, a beneficio di una delle grandi arterie che serviranno l’area dell’Expo del 2015. Quasi centoventi nuclei familiari, per un totale di cinquecento persone, da sfrattare entro la fine di ottobre. Alcune famiglie saranno rimpatriate, alcune aiutate a sostenere un affitto, altre accompagnate nell’accensione di un mutuo. Ma all’appello mancano ancora una cinquantina di famiglie, in un campo dove la scolarizzazione dei minori è ottima e i progetti di avviamento al lavoro stanno dando buoni risultati. Dove sistemare tutti? Ancora una volta, è il ministro Maroni ad avere le idee più chiare: “Chiediamo all’Europa strumenti per poter espellere anche i cittadini comunitari”, ha dichiarato Maroni. “La Romania entrerà presto nell’area Schengen”, ha continuato, “e dobbiamo essere in grado di mandare a casa chi non ha i requisiti per stare in Italia”. Maroni e Moratti hanno ribadito che il “modello milanese” di gestione dell’emergenza nomadi è vincente e va esportato, in Italia e in Europa. “Infatti”, conclude Maroni, “la Francia già ci sta seguendo”.
“Ma se Sarkozy regala trecento euro ai Rom che rimpatria, noi non lo faremo”, commenta Riccardo De Corato, vicesindaco a Milano, assessore alla sicurezza e deputato in Parlamento. “Con un volo low cost e trecento euro quelli sono già di ritorno a Parigi”, spiega De Corato, che in questi anni si è guadagnato il soprannome di sceriffo. E continua: “Se l’Europa ci dà gli strumenti, allora vedrete quanti charter cominceranno a partireper Bucarest”.



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Sgarbi denuncia Grillo per furto e truffa e chiede dieci milioni di danni

010522 Sgarbi denuncia Grillo per furto e truffa e gli chiede dieci milioniVittorio Sgarbi ha dato mandato al proprio legale, Giampaolo Cicconi, di denunciare Beppe Grillo per furto e plagio. “Non posso accettare – afferma Sgarbi in una nota – che la mia formula politica, coniata oltre 15anni fa a Segrate, ‘noi non siamo né a sinistra, né a destra, ma in alto’ venga usata da questo bulletto di periferia che, peraltro in Porsche, mentre io facevo politica, tentava di corteggiare mia sorella”.

“Siamo di fronte – prosegue Sgarbi - alla penosa falsificazione di un falsario provinciale che continua a ripetere senza citarne la fonte il motto del mio movimento politico”. Sgarbi conclude chiedendo “10 milioni di euro di danni”, “che verranno usati per creare il movimento 7 stelle” e indica come testimoni i suoi collaboratori del tempo, fra cui Giorgio Grasso e Cinzia Viola.




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Crac Parmalat, Procura chiede arresto Tanzi

La Procura di Milano ha chiesto l'arresto per Calisto Tanzi per il pericolo di reiterazione del reato o di fuga. L'istanza di carcere per l'ex patron di Parmalat è stata ribadita questa mattina davanti ai giudici del Riesame dal Pm milanese Eugenio Fusco, dopo che la Corte d'Appello aveva respinto un'analoga richiesta avanzata tempo fa dalla Procura Generale in seguito alla conferma della condanna in secondo grado per l'ex patron Parmalat. Per questo il Pg ha impugnato il provvedimento di rigetto, che questa mattina è stato discusso. I giudici si sono riservati la decisione.






ECONOMIA E LAVORO




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Fabbrica in fiamme, morti due operai cinesi

È accaduto a Muggiò, in provincia di Monza e Brianza. I due cadaveri sono stati trovati durante lo spegnimento dell'incendio di un capannone industriale. Le vittime, carbonizzate, erano al secondo piano, dove si trova un'attività di produzione di salotti

 (immagini di Maurizio Minnucci)
Tragedia sul lavoro nel milanese: due operai cinesi, marito e moglie, sono stati trovati morti stamani (27 settembre) prima dell'alba durante lo spegnimento di un vasto incendio che si è sviluppato in un capannone industriale. I due cadaveri, completamente carbonizzati, sono stati trovati dai Vigili del fuoco di Milano dopo ore di attività per spegnere le fiamme, che hanno completamente distrutto due ditte adiacenti, che producevano mobili. L'incendio si è sviluppato intorno alla mezzanotte in via IV Novembre, in una zona industriale a margine del paese brianzolo di Muggiò.

Secondo quanto riferito dagli stessi Vigili del fuoco, le fiamme sono divampate estendendosi presto in tutto il capannone, occupato, pare, da due aziende poste rispettivamente al primo e al secondo piano. Proprio al piano superiore, semicrollato, dove avrebbe avuto sede un' attività cinese di produzione di salotti, sono stati trovati i cadaveri: uno in una doccia (forse per il disperato tentativo della vittima di sfuggire alle fiamme) e uno per terra.

Le generalità delle due vittime non sono ancora state divulgate e comunque un riconoscimento certo necessiterà di tempo a causa dello stato dei cadaveri. L'allarme è stato dato da alcuni cittadini che abitano nei pressi del complesso industriale. Sul posto sono poi giunti anche i titolari dell'attività per cui lavoravano i due operai. Ad eseguire le indagini sono i carabinieri del gruppo di Monza. Ne dà notizia l'Ansa.





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Il 29 l'Europa in piazza Sì a lavoro, no all'austerity

Manifestazioni in tutta Europa per dire no ai tagli ai diritti e allo stato sociale. Il corteo principale a Bruxelles Sciopero generale in Spagna, Francia e Belgio. Monks (Ces): "I governi sono in preda al panico, è un momento cruciale"

di rassegna.it

I lavoratori e i pensionati di tutta Europa tornano in piazza, per chiedere ai propri governi più spazio alle politiche per il lavoro e per lo stato sociale. La confederazione continentale dei sindacati (Ces) ha organizzato una giornata d’azione europea per il 29 settembre, che vedrà le organizzazioni nazionali dei lavoratori impegnate in una mobilitazione generale e contestuale.
In Spagna, in Francia e in Belgio è stato già proclamato lo sciopero. Ovunque sono previste manifestazioni che si affiancheranno a quella centrale che si terrà a Bruxelles, dove sono previste 100.000 persone. A Roma ci sarà una manifestazione nazionale a partire dalla 17 a Piazza Farnese , che verrà conclusa dal segretario generale della Cgil, Gugliemo Epifani. Rassegna.it e RadioArticolo1 seguiranno l'intera giornata in diretta dalle piazze europee (così la diretta).
Dopo le grandi mobilitazioni dello scorso anno, quindi i sindacati tornano a battersi per un’Europa più sociale e solidale, che sappia garantire lavoro, formazione, retribuzioni, protezione sociale e servizi pubblici a carattere universale. Il tutto in un continente in cui i governi stanno sempre più privilegiando il rigore monetario e fiscale a scapito delle politiche di sostegno della domanda interna e dello sviluppo.
Secondo il segretario generale della Ces, Jonh Monks, infatti, "i governi e l’Ue sono in preda al panico. Prima ancora che le nostre economie potessero iniziare a riprendersi dalla crisi finanziaria hanno tagliato i budget e hanno aumentato le tasse per realizzare l’austerity". I lavoratori del vecchio continente, dunque, scendono in piazza, per affermare con forza che "non sono loro ad aver provocato questa crisi, però sono loro a doverne sopportare l’onere". I numeri parlano chiaro: "Ci sono 23 milioni di disoccupati nell’Ue, altri milioni che lavorano in impieghi precari, mentre crescono le tensioni sociali. Dato che i tagli dovuti all’austerity non hanno ancora dispiegato a pieno i loro effetti la situazione si può definire disastrosa, e le prospettive sono ancora peggiori".
Non mancano però le alternative, "e noi le sosteniamo – dice Monks - Abbiamo fatto pressioni per un programma di ripresa Ue, finanziato da tasse sulle transazioni finanziarie e da nuove obbligazioni emesse dalla Banca centrale europea. Chiediamo investimenti a prevalenza di capitale pubblico su nuove tecnologie sostenibili, per misure finalizzate ad aiutare i giovani, che sono fortemente colpiti dalla recessione, e investimenti nei sistemi di welfare, nella sicurezza sociale e nelle pensioni. Vogliamo sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, di modo che si possa alimentare la domanda di beni e servizi. In questo momento, con i tagli del governo, i tagli delle imprese e con le famiglie impossibilitate a spendere, la domanda rischia di crollare".
Per questo il sindacato europeo vuole che "i lavoratori europei si mobilitino, riprendano fiducia, lancino un’offensiva contro l’austerity". "Siamo in un conflitto cruciale – conclude Monks - e dobbiamo vincerlo".




da www.unita.it

Dipendenti, persi 5000 euro in 10 anni. Epifani: intervento urgente sui salari

I lavoratori dipendenti italiani hanno perso in dieci anni oltre 5mila euro di potere d'acquisto. Lo fa sapere la Cgil nel suo rapporto sulla crisi dei salari presentato oggi nel quale spiega che nel decennio le retribuzioni hanno avuto, a causa dell'inflazione effettiva più alta di quella prevista, una perdita cumulata del potere di acquisto di 3.384 euro ai quali si aggiungono oltre 2 mila euro di mancata restituzione del fiscal drag che porta la perdita nel complesso a 5.453 euro.
Così, dal 2000 al 2010 - secondo un rapporto Ires-Cgil - c'è stata una perdita cumulata di potere d'acquisto dei salari lordi di fatto di 3.384 euro (solo nel 2002 e nel 2003 si sono persi oltre 6.000 euro) che, sommata alla mancata restituzione del fiscal drag, si traduce in 5.453 euro in meno per ogni lavoratore dipendente alla fine del decennio.
In Italia esiste «un grande problema che riguarda l'abbassamento dei salari anche legato al prelievo fiscale», sottolinea il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che chiede «un intervento urgente che sgravi il lavoro dipendente» riequilibrando il peso del prelievo a favore dei salari. I salari, secondo Epifani, pagano al momento di più di altri redditi ed è necessaria una «svolta» che affronti il problema delle retribuzioni.




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NO AL PATTO CON CONFINDUSTRIA! RINALDINI GELA EPIFANI

Noi lo abbiamo detto che qualcuno faceva i conti senza l'oste, la manifestazione del 16 ottobre diventa ancora più importante contro chi vuol aprire alla "concertazione taglia diritti"

(Adnkronos) - «Nessun patto per la produttività è possibile». È Gianni Rinaldini, ex leader della Fiom, coordinatore nazionale dell'area di minoranza 'La Cgil che vogliamò, a gelare così la
volontà del sindacato di Corso Italia di riavviare un dialogo con Confindustria. L'appello per un nuovo patto sulla competitività lanciato da Genova dal leader degli industriali, Emma Marcegaglia, infatti, che per il 4 ottobre ha 'convocatò tutti i sindacati «non è percorribile». «L'attacco concentrico ai diritti dei lavoratori e alla stessa contrattazione, rappresentato dal blocco della contrattazione nel pubblico impiego, dalla prosecuzione dell'iter legislativo del collegato sul lavoro, sostenuto da Confindustria, dallo smantellamento del Contratto nazionale del metalmeccanici ad opera di Federmeccanica, dalla disdetta dei contratti integrativi nel terziario, rende incomprensibile e incondivisibile qualsiasi ipotesi di patti concertativi comunque definiti», spiega ancor Rinaldini che chiede per questo la convocazione urgente del direttivo «per un confronto di merito sulla fase e sulle scelte che la Cgil è chiamata a compiere».



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Contratti: Confindustria, mai spinte per escludere Cgil

Confindustria non ha "mai messo in atto comportamenti volti a escludere la Cgil dalla firma dei contratti collettivi di lavoro. Nessuna pressione in questo senso è mai stata esercitata sulle associazioni aderenti a Confindustria". Lo precisa una nota della stessa Confindustria che ricorda anche che "tutti i contratti nazionali sono stati firmati con la Cgil, ad eccezione di quello dei metalmeccanici, dove la Fiom si è autoesclusa, ponendo pregiudiziali inaccettabili, quali la non applicazione dell'accordo dell'aprile 2009 di riforma della contrattazione".
La nota arriva dopo le dichiarazioni di oggi (27 settembre) del presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi, in merito a 'spinte per lasciare fuori la Cgil' dal rinnovo del contratto dei chimici e le reazioni di Vincenzo Scudiere della segreteria confederale Cgil.





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Il 16 ottobre i metalmeccanici con la società civile. Manifesteranno anche

precari e movimenti. Intervista al Segretario generale della Fiom.

di Salvatore Cannavò, "Il Fatto Quotidiano"

Il segretario della Fiom, Maurizio Landini, è in giro per l’Italia a seguire le vertenze territoriali. Dopo il problema Fiat è scoppiato il caso Fincantieri e altri problemi si accumulano sulla sua agenda. Inoltre sta preparando la manifestazione del 16 ottobre che ieri ha avuto anche un ulteriore sostegno dall’appello firmato da Paolo Flores d’Arcais, Andrea Camilleri, don Gallo e Margherita Hack che il Fatto Quotidiano ha pubblicato. Un appello importante che Landini ha molto “apprezzato” e conferisce alla manifestazione Fiom un carattere davvero rilevante, punto di raccordo di diversi disagi, di diverse proteste ma anche di una proposta che si può riassumere nella difesa della Costituzione, della democrazia, del lavoro. Per questo il 16 ci saranno molti interventi, non solo sindacali ma anche espressione del lavoro precario, studentesco, associativo.

Contro cosa manifesterete e perché scenderete in piazza?Il 16 scendiamo in piazza per fare in modo che il lavoro ritorni al centro dell’interesse della politica e del governo. Per uscire dalla crisi serve una nuova idea di sviluppo che non può avere nel lavoro e nei lavoratori un punto di riferimento essenziale. È chiaro che nel contesto attuale scendiamo in piazza contro chi vuole eliminare il contratto nazionale di lavoro come strumento decisivo di solidarietà, ma anche contro le politiche del governo che puntano a scardinare i diritti, come sta facendo il collegato al ddl lavoro sull’arbitrato. Manifestiamo anche per un’effettiva politica industriale perché è fallita l’idea che la crisi possa essere risolta dal libero mercato e richiede invece un serio intervento pubblico.

Cosa intende per intervento pubblico?Faccio due esempi molto chiari: Fincantieri e il settore dell’auto. La cantieristica è di proprietà statale e opera in un settore strategico a livello internazionale. La difficoltà dipende direttamente dall’assenza di qualsiasi ipotesi di sviluppo in cui il governo può giocare un ruolo decisivo. Ma anche per l’auto si potrebbe impostare un intervento utile. Finora si sono utilizzati solo gli incentivi mentre assistiamo alla totale assenza di finanziamenti all’innovazione di prodotto, come l’auto elettrica, a differenza di Francia o Usa che invece difendono la propria industria. Ma si potrebbe intervenire anche sul fronte della riforma degli ammortizzatori sociali, estendendoli ai precari .

In Germania è stato firmato un accordo alla Siemens che garantisce, sia pure con dei limiti, il posto di lavoro ai dipendenti a tempo indeterminato in cambio di riduzioni di salario e di orario di lavoro. Che ne pensa?Penso che le differenze con quanto scelto dal nostro paese siano evidenti e macroscopiche. Lì le imprese investono su lavoro e occupazione cercando di evitare che la crisi disperda competenze e redistribuendo. Non si punta alla cancellazione di diritti, non si discute di deroghe ai contratti ma di ridefinizione degli orari con accordo sindacale. Infine, lì tutto ciò è possibile grazie al fatto che i salari tedeschi sono quasi doppi rispetto a quelli italiani o che, ad esempio, in Volkswagen, quando si allunga l’orario di lavoro lo si porta da 28 ore settimanali a 33. Una bella differenza.

La Germania privilegia la coesione sociale al conflitto? Non c’è dubbio, anzi la scelta della coesione sociale passa per il rispetto e la centralità della contrattazione. Tutto il contrario di quanto accade in Italia dove la risposta alla crisi da parte delle imprese passa per la cancellazione del contratto, chiedendo la piena esigibilità delle prestazioni da parte dei lavoratori. Da noi si rompe con una cultura della rivendicazione sindacale mentre in Germania non si licenzia né si chiudono stabilimenti come invece fa la Fiat a Termini Imerese.

Insomma, c’è un modello tedesco che piace alla Fiom. Avreste firmato l’accordo della Siemens?Noi di accordi di quel tipo ne abbiamo visti tanti e molto spesso li firmiamo. Penso ai contratti di solidarietà. Chi li rifiuta invece è la Confindustria, da parte nostra c’è un’ampia disponibilità.

Che pensa dell’ipotesi di deroghe a tempo che si sta affermando nel dibattito interno alla Cgil?Per me non esistono. Se si deroga dal contratto significa che non c’è più il contratto.

Ma Confindustria vi rimprovera di non porvi il problema della scarsa produttività del lavoro.Bisogna intendersi e faccio un esempio: se per produttività intendiamo il valore di un’ora di lavoro chiunque capisce che un’ora di lavoro per produrre una Panda e un’ora di lavoro per produrre una Mercedes non dipendono da quanto si lavora ma anche dalla qualità del prodotto. Se pensiamo che occorra solo intensificare il lavoro non si comprende che in Italia su questo piano siamo ai limiti come è dimostrato anche dai bassi salari. Se invece il punto è la richiesta di un maggior utilizzo degli impianti noi rispondiamo che gli strumenti sono presenti già nel contratto nazionale. Su orari, straordinari, flessibilità siamo disposti a trattare e a discutere, lo prevede già il contratto.

Il 16 si annuncia una grande manifestazione? Cosa succederà dopo?Quando abbiamo deciso questa manifestazione l’abbiamo pensata come un’iniziativa sindacale aperta all’opinione pubblica, ai movimenti, alla società civile. Vediamo che questa offerta è stata già recepita e quindi il 16 ottobre si annuncia come un appuntamento importante. Che noi speriamo abbia una continuità. Sia sul piano sindaca-le, con una battaglia per difendere il contratto ma anche costruendo un collegamento a livello territoriale tra il mondo del lavoro e le istanze ambientaliste e di difesa della democrazia. Per questo il 16 troveremo le forme perché le diverse istanze presenti alla fine possano esprimersi e possano trovare un modo di stare insieme anche dopo.


da www.esserecomunisti.it

Scuola, in piazza il 16 con la FIOM

di Anna Maria Bruni su Liberazione

I "danni" della Gelmini

La scuola non si ferma. Anche ieri all'ex cinema Volturno occupato, a Roma, proprio a un passo dalla Stazione Termini, i precari si sono dati appuntamento per un'assemblea nazionale, per fare il punto sulle iniziative di questi giorni e organizzare i prossimi scioperi territoriali, verso della manifestazione nazionale del 16 ottobre.
Sono i docenti e Ata che da agosto hanno iniziato lo sciopero della fame a Palermo, per poi trasferirsi in presidio permanente sotto Montecitorio dove stazionano dal 29 agosto, e sono tutti quelli che hanno partecipato da tutto il Sud alla manifestazione con il blocco dei traghetti a Messina. Blocchi, scioperi della fame, manifestazioni, occupazioni, una protesta che è montata dalla fine dell'anno scolastico e che non è mai cessata. Del resto, basta fare un giro sul web per rendersi conto che non c'è praticamente città che non abbia precari in presidio, coordinati a Roma dal Cps al quale si aggiungono i Cobas della scuola. Un grande sciopero generale della scuola, che metta insieme docenti, Ata, studenti, genitori, cittadini, strutture organizzate. Questo l'obiettivo, insieme alla mobilitazione nazionale degli studenti dell'8 e fino al 16 ottobre, perché inscindibili sono le questioni poste dal taglio imposto da Tremonti e operato da Gelmini.
140mila posti di lavoro tagliati, penalizzazione di stipendi già miseri dovuta al blocco degli scatti di anzianità, che taglierà i redditi di 40mila euro da qui alla pensione, taglio delle classi, degli orari, accorpamento delle materie senza alcun criterio, mancanza di supplenti e quindi aule sovraffollate oltre ogni limite di sicurezza, mancanza di insegnanti di sostegno per gli alunni disabili, tassazione sempre crescente per le famiglie chiamate a garantire il funzionamento quotidiano al posto dello Stato, con la richiesta del contributo volontario. Solo a Roma i genitori versano 80 euro per i buoni mensa dai 40 dell'anno scorso. Ma anche loro sono sul piede di guerra. Con l'ultima manovra finanziaria di luglio, la legge 78, sono stati stanziati altri 120milioni di euro per la scuola privata, che si aggiungono ai 681.262.070 euro stanziati fino al 2009, per un totale che supera gli 800 milioni di euro per circa 900mila studenti, a fronte dei 473 milioni di euro per gli 8 milioni di studenti della scuola statale. Una media 59,12 euro per uno studente di scuola pubblica, contro i 756,95 per uno della scuola privata.
Un patente insulto all'articolo 33 della Costituzione, che pur prevedendo le scuole private, le ammette "senza oneri per lo Stato". E un patente insulto ai milioni di genitori-lavoratori già oberati da una tassazione iniqua, e ai tanti precari e in cassa integrazione. Un motivo in più per estendere le lotte a tutti i comparti della scuola riconquistandone la dignità, e un motivo in più per unire le lotte della scuola a quelle dei metalmeccanici, e scendere in piazza insieme il 16 in piazza.


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Fincantieri: Cremaschi (Fiom), ora serve piano sviluppo

"L’incontro che i sindacati dei metalmeccanici hanno avuto oggi, a Roma, con la Direzione di Fincantieri si è concluso con un verbale di incontro che conferma l’assetto del Gruppo su otto cantieri e gli attuali livelli di occupazione. Questo primo parziale risultato è frutto della lotta di questi giorni che, in particolare, ha visto una forte mobilitazione a Castellammare di Stabia e a Palermo". E' quanto dichiara in una nota Giorgio Cremaschi, responsabile Fiom-Cgil per la cantieristica navale.
"Naturalmente, nessuno dei problemi del settore, né di quelli specifici dell’Azienda, può dirsi risolto - aggiunge Cremaschi - Per evitare un tracollo dell’occupazione e la chiusura dei cantieri non basta la smentita del piano dei tagli: occorrono interventi precisi, in primo luogo da parte del Governo. Siamo infatti di fronte a una scandalosa inadempienza dell’Esecutivo. Il testo sottoscritto con l’Azienda, per la prima volta, chiede al Governo di rispettare i suoi impegni".
Secondo l'esponente della Fiom "sono sempre più necessari un piano di politica industriale che salvaguardi la cantieristica, investimenti relativi ai cantieri più a rischio e commesse per reggere i momenti più difficili. Senza tutto ciò, sarebbe lo stesso azionista dell’Azienda, cioè il Governo, ad avviare le chiusure nel Gruppo".
"Ciò che vogliamo - afferma ancora Cremaschi - è quindi un piano industriale di rilancio della cantieristica navale e che sia il Governo a metterci impegno e risorse. Sinora, non abbiamo ricevuto risposte alla richiesta, avanzata unitariamente da Fim, Fiom, Uilm, di aprire il tavolo a Palazzo Chigi per affrontare le questioni del settore".
"Questo disinteresse del Governo verso la cantieristica è un fatto gravissimo - conclude la nota - Per tutte queste ragioni, il 1° ottobre, a Roma, ci dovrà essere una manifestazione eccezionale dei lavoratori della cantieristica, sostenuti da tutte le comunità e da tutti gli Enti locali, nonché dalle Regioni. Una manifestazione che chieda al Governo di convocare finalmente l’incontro e di non chiudere nessun cantiere".

Fincantieri: non licenziamo nessuno

L'azienda rassicura i sindacati, che confermano la manifestazione nazionale dell'1 ottobre a Roma. Le parti chiedono al governo il rispetto degli impegni assunti a dicembre 2009: avviare nuove commesse per il rilancio della canteristica pubblica

di rassegna.it

Fincantieri conferma il "mantenimento degli attuali siti produttivi e dei relativi livelli occupazionali". È quanto si legge nel verbale di riunione sottoscritto oggi (27 settembre) dalla società triestina e dalle organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm. Le parti ribadiscono quindi "la necessità che il governo e le istituzioni locali confermino gli impegni assunti", con riferimento all'intesa del dicembre 2009 con il ministro Scajola. Qui il dicastero si impegnava ad avviare una serie di commesse per il rilancio della cantieristica pubblica.

"L'azienda - prosegue il comunicato -, sottolineando che la crisi è ancora molto pesante, riconferma tuttavia la validità degli accordi sottoscritti circa il mantenimento degli attuali siti produttivi e dei relativi livelli occupazionali, utilizzando per sopperire agli scarichi gli strumenti congiunturali previsti dall'attuale normativa".

I sindacati di categoria confermano la manifestazione di venerdì 1 ottobre a Roma. Fiom, Fim e Uilm si dichiarano soddisfatti della posizione dell'azienda, ma vogliono aumentrare la pressione sul governo per il rispetto degli impegni assunti. Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, lasciando la riunione commenta: "La palla è ora in mano al governo. Anche perchè, in questo caso, l'esecutivo è anche un imprenditore. La manifestazione è quindi assolutamente confermata e non sono più accettabili ulteriori ritardi da parte dell'esecutivo".



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Amianto killer: Eternit faceva spiare Guariniello per salvarsi dalle indagini

Lo rivela in un articolo il Corriere della Sera. Stephan Schmidheiny, l’ultimo amministratore delegato della multinazionale svizzera e attuale imputato al processo di Torino, non doveva comparire in nessun caso nell’inchiesta.

E in nessun caso, ripetiamo in nessun caso, dovrà mai essere raggiunto il livello 4“. Queste erano le istruzioni spedite nel giugno del 2000 dalla sede della multinazionale Eternit alle agenzie di relazioni pubbliche italiane che in segreto volevano gestire il caso amianto. Sts, così guariniello g Amianto killer: Eternit faceva spiare Guariniello per salvarsi dalle indaginicome riporta il Corriere era l’acronimo per indicare Stephan Schmidheiny, l’ultimo amministratore delegato della multinazionale svizzera e attuale imputato al processo di Torino per le morti avvenute nelle quattro filiali italiane della Eternit. I 4 livelli erano relativi a 4 scenari possibili dell’inchiesta. Al livello 4 figurava il nome di Schmidheiny, ecco perché l’ultimo livello doveva essere evitato a tutti i costi.

“MONITORATE GUARINIELLO” - Queste rivelazioni rappresentano un grosso punto a favore dell’accusa perché fanno crollare il castello su cui poggia tutta la difesa e cioè che non vi sia alcun coinvolgimento del miliardario svizzero nella gestione delle filiali italiane. “In ogni caso, evidenziare come non ricopra alcun ruolo e sia attualmente privo di interessi in qualsiasi società Eternit“. Nel 2000 infatti, l’inchiesta era appena agli inizi e solo nel 2004 venne aperto un fascicolo, ma il carteggio è la dimostrazione che già quattro anni prima, Eternit dettava gli obiettivi per la gestione del caso Italia. Non solo, ma la gestione delle informazioni prevedeva anche report mensili sugli spostamenti e le attività del giudice Raffaele Guariniello un “monitoraggio costante e fattuale delle attività, anche quotidiane, svolte dal magistrato RG“. Un magistrato attenzionato evidentemente perché “ha partecipato a convegni riconducibili ad associazioni ambientaliste e ha pubblicato un lungo articolo su Micromega una pubblicazione intellettuale molto sofisticata, dal pubblico molto ristretto“.

MINIMIZZAZIONE DEL DANNO - All’epoca, nella sede di Niederurnen erano molto ottimisti, visto che la stampa italiana aveva dedicato  poche attenzioni al caso, rispetto all’importanza del problema e in termini di immagine, Eternit non era diventa il “personaggio principale” della battaglia contro l’amianto e la sua storia non aveva mai raggiunto l’attenzione nazionale. Del resto, nel documento si leggono chiaramente gli obiettivi nella gestione della comunicazione per il caso Eternit e cioè mantenere tutto a livello “locale”, evitare ogni possibile fuga di notizie a livello nazionale e internazionale, mantenere toni bassi, focalizzarsi solo sulle società italiane evitando riferimenti al gruppo svizzero e ai suoi azionisti e minimizzazione dei danni: economici e di immagine.

LIVELLO 4 UNLIKELY - In un altro appunto datato 2003, però le cose cambiano. Siamo già in piena protesta della comunità locale che non tende a diminuire, anzi, sale pure la crescita dell’attenzione dei media fino ad obbligarli a stilare i 4 livelli di attenzione delle indagini. Il punto 4 era quello peggiore: “RG manda per posta un rinvio a giudizio per STS“  scenario bollato come “Unlikely“, improbabile. Ma poi a 10 anni di distanza e 3000 morti per mesotelioma è andata proprio così.




Notiziario da www.rassegna.it

Scuola, primi scioperi sindacati base 8 e 15 ottobre

I sindacati di base hanno proclamato i primi due scioperi generali della scuola per protestare contro i tagli al comparto, agli organici e l'impoverimento dell'istruzione pubblica. La prima iniziativa è proclamata per venerdì 8 ottobre dall'Unicobas con manifestazione nazionale a Roma che si concluderà davanti al Miur. Una settimana dopo, il 15, si fermeranno i lavoratori aderenti ai Cobas, che per l'occasione organizzerà manifestazioni a livello territoriale.
Nella stessa giornata, il 15 ottobre, la Flc-Cgil ha indetto uno sciopero orario e nella stessa giornata, il 15 ottobre, si uniranno alla protesta anche i Coordinamenti precari, l'Usi e l'Unione degli studenti: "Sin dal primo giorno di scuola - ha detto oggi Stefano d'Errico, segretario Unicobas - in tutto il paese montano proteste e mobilitazioni contro i tagli e la dismissione del valore formativo della scuola pubblica. Iniziative che studenti, precari e lavoratori della scuola e famiglie stanno costruendo per rilanciare un forte messaggio di unitarietà e di opposizione al disegno Gelmini-Tremonti".

Tabacco: Bat Italia, pronti a promuovere riconversione

Ma i sindacati chiedono un tavolo al Governo per evitare la chiusura dell'impianto di Lecce e salvare i 500 posti di lavoro

La British American Tobacco (Bat) Italia è pronta a confrontarsi con i sindacati "per promuovere insieme e sostenere direttamente un progetto solido e sostenibile di riconversione industriale" per lo stabilimento di Lecce. Un progetto che "rispetti la vocazione industriale dell'area e soprattutto garantisca la piena occupazione di tutti coloro che attualmente prestano la loro opera nella Manifattura Tabacchi", ovvero circa 500 lavoratori. Queste sono alcune delle rassicurazioni contenute in una lettera che il presidente della Bat Italia, Francesco Valli, ha inviato all'arcivescovo di Lecce, mons. Domenico D'Ambrosio.
Nella lettera si spiega anche che la Bat non è nuova a processi di questo tipo. "La definizione di questo processo - si legge nella missiva - richiede collaborazione e determinazione delle parti in causa, azienda e rappresentanti sindacali, e l'assoluta necessità di evitare strumentalizzazioni per interessi particolari. Il solo interesse in questo momento è la continuità occupazionale dei lavoratori".
Intanto, i sindacati di categoria Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil "hanno prodotto la richiesta formale al governo di istituire un tavolo di confronto con la Bat presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per cercare di trovare delle soluzioni alternative alla chiusura del sito di Lecce e per evitare il licenziamento dei circa 500 lavoratori che vi sono occupati". E' quanto afferma la Flai in un comunicato a seguito dell'incontro istituzionale di oggi, presso la Prefettura di Lecce, sul futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento della British and American Tobacco, "che l'azienda vorrebbe chiudere delocalizzando le produzioni all'estero".
"L'incontro che si è tenuto in Prefettura - ha dichiarato il segretario nazionale della Flai, Ettore Ronconi - ha prodotto gli esiti sperati e, in particolare, la richiesta di coinvolgere il governo nazionale nel tentativo di convincere Bat a tenere aperta l'unica manifattura di tabacco del gruppo ancora presente nel nostro paese".
"Confidiamo che la convocazione del tavolo possa arrivare in breve tempo - ha concluso Ronconi - e che il governo si renda disponibile a vincolare la multinazionale agli impegni presi alcuni anni fa quando acquisì le produzioni che fino ad allora erano stato di proprietà dei Monopoli di Stato".

Fiat: domani a Torino Fiom incontra sindacato Usa

La Fiom incontrerà domani pomeriggio, martedì 28 settembre, a Torino la delegazione del sindacato americano Uaw, in visita in Italia. Lo riferisce l'agenzia Ansa. All'appuntamento sarà presente il segretario generale, Maurizio Landini. Sul sito della Fiom il sindacato Uaw compare tra i soggetti che hanno espresso la propria solidarietà per la manifestazione nazionale 'Si' ai diritti, no ai ricatti', indetta dai metalmeccanici Cgil per il 16 ottobre.

Modena, sciopero alla Gambro su piano industriale

Tornano a scioperare i lavoratori della Gambro-Dasco di Medolla (Modena), azienda biomedica della multinazionale svedese Gambro. E' quanto si apprende oggi (27 settembre) da fonti di agenzia. I circa 800 lavoratori dello stabilimento, che produce apparecchiature per emodialisi, incroceranno le braccia per 24 ore, le prime otto lunedì prossimo 4 ottobre per l'intero turno lavorativo, con presidio davanti all'azienda dalle 5.30 alle 14. La protesta è stata indetta da Femca Cisl e Ficltem Cgil, che domani incontreranno i sindaci di Medolla e Mirandola.
Il piano industriale dell'azienda non convince i sindacati. "I lavoratori sono disorientati e nutrono timori sul futuro del sito di Medolla - spiegano Carlo Preti della Femca e Roberto Righi della Filctem - Le dimissioni del precedente amministratore delegato, Ezio Nicola, sostituito da un manager interno al quale sono state delegate anche le relazioni sindacali, hanno messo in dubbio gli impegni presi nel piano industriale presentato a inizio 2010 e i relativi investimenti su Medolla. In particolare - spiegano i sindacati - non si intravedono soluzioni durature ai problemi di affidabilità della nuova macchina per il trattamento della dialisi. Non vogliamo che i lavoratori paghino il prezzo di inefficienze che non dipendono da loro".

Perugia, parte confronto con il Comune sui tagli

"La Cgil vuole contrattare le scelte che le amministrazioni locali saranno chiamate a fare per gestire i tagli imposti dalla manovra finanziaria del governo. In questa ottica, il confronto aperto con il Comune di Perugia può rappresentare l'avvio di questo percorso e può costituire un esempio da seguire anche per gli altri Comuni della nostra provincia". E' quanto ha dichiarato il segretario generale della Cgil di Perugia, Vincenzo Sgalla, in seguito al confronto tenuto venerdì scorso con i sindacati, Cgil, Cisl, Uil e le categorie dei pensionati, a Palazzo dei Priori al quale hanno preso parte per il Comune di Perugia il sindaco Wladimiro Boccali, l'assessore al Bilancio Livia Mercati e l'assessore alla Mobilità, Vigilanza e Personale Roberto Ciccone. Per la Cgil oltre al segretario Sgalla erano presenti Oliviero Capuccini, segretario generale dello Spi Cgil e Barbara Mischianti della segretaria provinciale della Camera del Lavoro.
"I tagli sono e restano pesanti e concreti e sarà inevitabile che ci siano ricadute e ripercussioni dolorose per i cittadini a causa delle scelte del governo – ha dichiarato ancora Sgalla – ma è importante che si sia aperto un confronto con i sindacati per tentare di limitare al massimo gli effetti negativi sulle categorie da noi rappresentate: lavoratori dipendenti, pensionati, fasce a basso reddito".
In questo primo incontro la Cgil ha chiesto al Comune di ragionare su ogni singolo provvedimento contenuto nel bilancio presentato dall'assessore Mercati. Ha chiesto quindi di valutare quali sono le vere priorità per le politiche di sviluppo di Perugia e dove è fondamentale mettere le risorse disponibili. Inoltre, la Cgil ha chiesto il massimo impegno dell'amministrazione per un'azione, la più efficace e penetrante possibile, di recupero dell'evasione fiscale.
Il confronto proseguirà nei prossimi giorni con incontri specifici sui singoli settori, a cominciare da quello dei trasporti. Al termine di questo percorso si dovrà tenere un nuovo confronto generale per fare il punto complessivo degli accordi raggiunti.

Veneto, mercoledì manifestazione regionale a Mestre

Contro la manovra anticrisi del governo: "Sbagliata, pericolosa e iniqua"

Spettacolo e vita a ritmo alternato. Jazz, gag e brani da film tra il cassintegrato e la precaria che si raccontano; musica ballata sotto il palco tra la riflessione del sindacalista e quella del delegato preoccupato per il futuro della propria azienda. Su questo mix insolito, ad incastri del tutto estemporanei, la Cgil di Venezia e del Veneto mette in scena la crisi. Complici i Camillocromo, uno straordinario gruppo toscano di "musicanti da strada" che ha accettato di spezzettare – tra una testimonianza e l’ altra – l’ultimo spettacolo portato in giro per l’Italia: "musica per ciarlatani, ballerine e tabarin". Lo rende noto un comunicato della Cgil Veneto.

L’appuntamento è per mercoledì 29 settembre alle 16.30 a Mestre in piazza Ferretto a coronamento di una giornata di iniziative contro le mancate risposte alla crisi, contro i tagli alla scuola ed ai servizi pubblici e contro la precarizzazione del lavoro. “La manovra del governo è sbagliata, pericolosa ed iniqua – sostiene la Cgil – perché non prevede né interventi strutturali nè misure anticicliche per raddrizzare l’economia, ma solo provvedimenti per far cassa che colpiscono welfare e diritti".
"E mentre sotto i colpi della crisi aumenta la sofferenza del paese, il governo non pone mano a nessuna seria riforma, a partire da quella fiscale che dovrebbe abbassare le tasse a lavoratori e pensionati e da quella sugli ammortizzatori sociali che bisognerebbe estendere all’intero mondo del lavoro".
I casi, le storie, i numeri riempiranno piazza Ferretto allestita con tre gazebo nell’area centrale ed un palco nei pressi della fontana. Fin dalla mattina sindacalisti, lavoratori e pensionati si avvicenderanno all’interno degli spazi attrezzati per parlare con la città non solo diffondendo volantini, ma pronti ad ascoltare chiunque si avvicini ed abbia qualcosa da dire o da raccontare.
"Loro stessi di storie ne hanno tante - prosegue il sindacato -: il nipote rimasto senza lavoro che chiede un aiuto ai nonni per pagare il mutuo, il cassintegrato con gli ammortizzatori agli sgoccioli che si interroga su come andare avanti, la coppia che lavora nella stessa azienda e sopporta doppiamente il peso della crisi, l’insegnante precaria che ha perso il posto e lo studente che si chiede cosa lo aspetti una volta giunto alla laurea". Alla fine alcuni di loro le racconteranno dal palco nel pomeriggio, tra gli interventi di Roberto Montagner, Segretario Generale della Cgil di Venezia, e di Emilio Viafora, Segretario Generale della Cgil del Veneto che concluderà la manifestazione cui parteciperanno delegazioni di lavoratori e pensionati giunti da tutta la regione.
Ci saranno le bandiere della Cgil, gli striscioni delle fabbriche in crisi, i cartelli con gli slogan in rima e qualche maschera di Berlusconi condita da motti arguti, nella miglior tradizione sindacale. Ma sarà anche una manifestazione diversa dal solito che avrà come sfondo delle lotte per il lavoro il surrealismo dei clown, la buona musica ed il sorriso: tutti ingredienti che in fondo sono sempre stati un piccolo simbolo di resistenza, "per non farsi piegare il morale" nei momenti più difficili della storia del popolo italiano.

Contratti: Federchimica, spinte per escludere Cgil

La reazione di Corso Italia: "E' la prova che prevale il pregiudizio nei nostri confronti"

"Se abbiamo ben interpretato le parole del presidente Squinzi, avremmo la dimostrazione del fatto che, anche nel mondo delle imprese, si è tentato di far prevalere prima il pregiudizio nei confronti della Cgil che non la discussione di merito sindacale, che dovrebbe prevalere su tutto". Così il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, commenta le affermazioni di oggi (27 settembre) del presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi, in merito a 'spinte per lasciare fuori la Cgil' dal rinnovo del contratto dei chimici.
Secondo Scudiere, inoltre, "se chi ha utilizzato questo pregiudizio capisse che agendo in quel modo non si va da nessuna parte, forse si può riaprire una nuova pagina in cui il rispetto reciproco può far fruttare nel confronto - aggiunge - soluzioni condivise per affrontare i tanti problemi che abbiamo sul tappeto".
Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario generale della Filctem Cgil anche il segretario generale della Filctem Cgil, Alberto Morselli: "Le spinte per lasciar fuori la Cgil dal contratto dei chimici? Ne sospettavo …", ha detto Morselli che ha anche sottolineato che "pur essendo consapevole dei rischi a cui andavamo incontro all'indomani dell'accordo separato, ho sempre proposto una strada che evitasse l'arroccamento. Per fortuna anche nel mondo delle imprese – ha concluso il segretario – esistono i galantuomini".
Il presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi, aveva ripercorso la trattativa che l'anno scorso ha portato al rinnovo unitario del contratto dei chimici. In particolare, ha dichiarato: "C'erano delle spinte per lasciare fuori la Cgil, io mi sono imputato e ho detto che il contratto doveva essere firmato da tutti".

La Perla, lavoratori scioperano contro chiusura

"In data odierna si è svolta l’assemblea dei lavoratori della Perla che ha deciso uno sciopero immediato a partire dal termine dell’assemblea con presidio davanti all’azienda, tutto ciò per le mancate risposte al tavolo delle trattative svolto il giorno 23/09/2010. L’adesione allo sciopero è stata totale". Lo rendono noto Cgil, Cisl e Uil di Bologna.
"Le lavoratrici e i lavoratori - spiegano - chiedono il mantenimento dello stabilimento e di tutte le sue funzioni a Bologna, la modifica del piano industriale e la discussione sulla prospettiva di sviluppo della Perla, il blocco dei licenziamenti e utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali per mantenere l’occupazione. Ribadiscono che questa è solo la prima iniziativa e che continueranno la mobilitazione per avere risposte positive al tavolo della trattativa". Saranno inoltre presenti all’incontro convocato dalla Regione e dalla Provincia, previsto per domani alle 16.30, e dopo questo si svolgerà una nuova assemblea per valutare il negoziato.

Sanità: Lazio, giovedì presidio davanti Regione

"Il 30 settembre - termine entro il quale la Presidente Polverini è tenuta a presentare, in qualità di commissario ad acta, una serie di adempimenti tra cui quello relativo alla definitiva riorganizzazione della rete ospedaliera - si avvicina. Termine che costituisce l’ultima chance data dal governo per lo sblocco dei fondi Fas, pena l’aumento delle addizionali Irpef e Irap". Così Claudio Di Berardino, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Tommaso Ausili, segretario della Cisl del Lazio, Mario Ricci, segretario della Uil di Roma e del Lazio.
"Visto e considerato che le richieste di incontro avanzate da Cgil Cisl Uil circa la grave situazione che si sta creando nelle aziende sanitarie e nelle realtà della sanità privata convenzionata della Regione, sono state puntualmente disattese – continuano – le organizzazioni sindacali confederali insieme alle categorie della Funzione Pubblica e dei pensionati, hanno deciso di promuovere un presidio per giovedi 30 settembre alle ore 10.30 davanti alla sede della Regione Lazio, le cui modalità saranno definite in una riunione apposita fissata per oggi pomeriggio".

Milano: Maroni, no case popolari per Rom

"Nessuna delle famiglie che saranno allontanate dai campi nomadi regolari di Milano e che hanno i titoli per restare in città, saranno ospitate in alloggi popolari, come originariamente previsto nel piano per l'emergenza rom". Lo annuncia oggi (27 settembre) il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine di un vertice in Prefettura. "Il campo rom di Triboniano verrà chiuso - prosegue - e chi stava dentro e ha i titoli per restare in città avrà una sistemazione, escludendo l'utilizzo di case Aler (di edilizia residenziale pubblica) o nella disponibilità del patrimonio immobiliare del Comune".

Caserta: Firema, sei operai saliti sul tetto

Circa 550 i posti di lavoro a rischio

Sei operai della Firema di Caserta sono saliti sul tetto dell'azienda, in via Appia, località Ponteselice. Vogliono sensibilizzare l'opinione pubblica - hanno spiegato - sulla drammatica situazione di 550 famiglie, senza contare l'indotto. La società è specializzata in costruzione e riparazione di treni e locomotive e attualmente è sottoposta ad amministrazione giudiziaria, fino ai giorni scorsi quando è stata disposta la cassa integrazione.

I lavoratori chiedono la convocazione urgente di un incontro alla prefettura di Caserta con l'assessore regionale Vetrella "che tentiamo di incontrare - hanno proseguito i manifestanti - da almeno due mesi", dal momento che non percepiscono lo stipendio da giugno. Sul posto ci sono le forze dell'ordine, i vigili del fuoco e i mezzi di soccorso. È presente anche una delegazione del Comune di Caserta.

"Queste persone - ha spiegato in una nota Massimo Masat, coordinatore nazionale del gruppo Firema per la Fiom - rivendicano il diritto di poter lavorare e di non assistere passivamente alla chiusura di Firema, secondo gruppo nazionale per dimensioni del comparto ferroviario. La produzione deve ripartire immediatamente, a prescindere dai contenziosi sui debiti e sui crediti. Le commesse ci sono e gli ulteriori ritardi producono esclusivamente penali, allontanando la possibilità di far ripartire l’azienda".

Per il dirigente sindacale, "lo stesso Commissario ha ammesso che siamo in presenza di una crisi finanziaria e non industriale, quindi il lavoro c’è e sarebbe delittuoso non svilupparlo. La scelta estrema dei lavoratori di Caserta è conseguente alla indifferenza generale che rischia di vanificare ogni tentativo per salvare Firema".

La Fiom chiede al governo di "aprire una linea di credito che possa far ripartire la produzione nel giro di pochi giorni" e di "esercitare un ruolo di mediazione nei confronti dei committenti allo scopo di evitare che le penali e le cessioni dei crediti portino Firema alla chiusura. Ciò deve avvenire prima dell’incontro programmato per il primo ottobre al ministero dello Sviluppo".






www.controlacrisi.org

Trovare lavoro, il social network è una marcia in più

Un buon curriculum, ricco di esperienze e lingue straniere parlate fluentemente, non basta più. E non basta più nemmeno controllare costantemente gli annunci sul web e fare il giro delle agenzie consegnando a mano il proprio curriculum. La nuova frontiera della ricerca del lavoro si chiama social network.

È stato questo il tema dell'incontro "CV Optimization 2.0" che si è svolto all'interno della Social Media Week, presso lo Urban Center della galleria Vittorio Emanuele.


Se si parla di social network" il pensiero corre direttamente a
Facebook e MySpace, ma se si orienta il tiro verso "business social network", la piattaforma più nota è Linkedin, la prima rete dedicata alle relazioni professionali, che vanta circa 70 milioni di utenti nel mondo e 1 milione solo in Italia.

Eppure
Linkedin non è l'unico social network avente lo scopo di tessere una rete di contatti professionali. Viadeo, ad esempio, è simile ma più giovane: nato circa 5 anni fa, vanta già 25 milioni di utenti, una diffusione internazionale con differenziazioni a livello nazionale che lo adattano agli utenti dei singoli Paesi.

I business social network consentono di realizzare un proprio profilo (che rispetto a Facebook sarà decisamente più formale e rigoroso), con tanto di curriculum ed esperienze professionali, per mettere in contatto coloro che condividono ruoli, posizioni e interessi lavorativi simili, senza dimenticare, ovviamente, la funzione di "ritrovare" vecchi amici, compagni di scuola e colleghi.


"Il trucco dei social network professionali – spiegano Letizia Cicalese e Cristina Sottotetti, selezionatrici del personale dell'agenzia milanese Setter – è quello di allacciare numerosi contatti e legami, solo così il sistema comincia a 'girare' bene e il proprio profilo diventa davvero visibile".


Dopo aver realizzato il Profilo, è possibile cercare conoscenti e colleghi, chiedendo loro di inserirvi nella loro rete di Contatti, e iscriversi a Gruppi di persone con cui si condividono interessi, esperienze e, magari, un percorso di vita lavorativa.


"Accanto ai canali classici di selezione – proseguono le selezionatrici di Setter - come i tradizionali siti internet e lo screening di curricula cartacei, i social network stanno diventando sempre più importanti: offrono numerosi contatti utili e possono costituire un primo step per scovare talenti e professionisti a cui, poi, fare un colloquio, perché l'incontro vis à vis non può mai mancare".


Tutti i profili professionali che lavorano con Internet, come un web designer o un project manager user experience, sappiano che avere un proprio profilo sul web è non solo cosa gradita, ma pressoché indispensabile.


Per tutti gli altri, i business social network sono sicuramente una marcia in più e un'opportunità: perché non sfruttarla?


Walk on Job








www.esserecomunisti.it

Ferrara, unione di fatti nel nome di Federico e di tutti gli altri

di Checchino Antonini su Liberazione

Dal caso Aldrovandi a una rete stabile tra i comitati

Unione di fatto. La rete tra i familiari delle vittime di "malapolizia" è informale ma esiste già. Patrizia, Haidi, Ilaria, Lucia, Elia, Stefania e molti altri si soccorrono l'un l'altro, dialogano anche tramite i blog, condividono l'umanità dolente di chi è stato scaraventato su una scena pubblica che mai avrebbe immaginato.
Unione di fatti. «Ora dobbiamo imparare a intrecciare i vissuti per fare un passo avanti - spiega Patrizia Aldrovandi cinque anni esatti da quando i poliziotti bussarono alla sua porta - perché non succeda mai più, per uscire dalla solitudine». Il cinema in cui parla è pieno e lo sarà fino a sera quando partirà la fiaccolata diretta a Via Ippodromo dove si consumò quel violentissimo e e ancora misterioso "controllo di polizia" che uccise un diciottenne incensurato. Esecutori e depistatori - già condannati in primo grado - ancora al loro posto. Chi s'è battuto per non insabbiare il caso, però, ha lanciato l'appello per continuare a interrogarsi su come rendere stabile quella rete di affetti e di passione civile. Lo hanno raccolto le associazioni, i ragazzi delle curve e tutti quelli che hanno dedicato poesie, romanzi, articoli e video a Federico Aldrovandi. Un discorso partito da Livorno, Genova, Pisa e nelle altre città di quel «Paese dei comitati» che è l'Italia. Così ha detto a suo tempo Manlio Milani, la cui moglie fu dilaniata dalla bomba di piazza della Loggia.
Nell'indifferenza pressoché totale della politica ferrarese (era presente solo il consigliere provinciale di Rifondazione comunista), questo dialogo ieri ha fatto un passo avanti. Patrizia e Lino hanno voluto mettere la loro esperienza «a disposizione del futuro, nel nome di Federico e degli altri». Alla tavola rotonda ciascuno degli interventi ha cercato dei nessi tra storie in apparenza diverse. Ognuno ha raccontato la solitudine di quei momenti, la criminalizzazione delle vittime, i depistaggi, le omertà. «I linciaggi morali da parte di funzionari di uno Stato che si chiude a riccio, che non è trasparente».
Altro tratto comune a molte di queste voci è la lezione civile che è partita dal caso Aldrovandi: «Senza Federico - dice Ilaria Cucchi - quella di Stefano sarebbe rimasta una morte naturale». Quella sera di ottobre dell'anno scorso, Ilaria cercò Patrizia su internet e fra dieci giorni inizierà il processo per l'uccisione di suo fratello. «Vorrei un pm come quello di Ferrara», chiede Lucia Uva, sorella di Giuseppe che fu preso per strada a Varese mentre «giocava» e fu torturato, secondo le accuse dei familiari, in una caserma dove c'erano due carabinieri e sei poliziotti. Ma il pm, a oltre due anni dai fatti, interroga i giornalisti che raccontano la storia, interrogano i medici legali della famiglia e le associazioni - come "A buon diritto" - che si occupano della storia. C'è chi sta da tre anni alla ricerca di una strada per un vero processo. Come i Bianzino, la famiglia di Aldo, pacifico ebanista che morì due giorni dopo «essere entrato sano in carcere», ricorda uno dei suoi figli, Elia.
Patrizia è contenta per l'arrivo in sala di Stefano Gugliotta, pestato dai celerini che andavano a caccia di ultra fuori dall'Olimpico. «Sono contenta che le persone che videro tutto dai palazzi hanno filmato la scena con un telefonino e hanno trovato la forza di testimoniare». Ma Stefano spiega quanto sarà dura: «In ordine pubblico sono tutti incappucciati». Così lui sta misurando quanto sia difficile trovare i colpevoli. Proprio come sa già Paolo Scaroni, tifoso bresciano sfigurato dalle pesanti attenzioni della celere nella stazione veronese il 24 settembre 2005, poche ore prima che i quattro agenti di Ferrara facessero anche peggio con Federico (solo il 2 dicembre inizierà il processo a sette dei suoi presunti carnefici). «Una rete potrebbe aiutare», conferma Elia Bianzino. «Forse uniti il dolore pesa meno», dice pure Giorgio Sandri, padre di Gabriele, che conta i giorni che mancano al processo d'appello. Sono 65. Ma anche sulla sua storia pesa l'infamia di una versione ufficiale subito costruita dai vertici del Viminale.
«Che cosa si può fare?», si domanda Haidi Giuliani, una delle prime a pensare a una rete tra queste storie invisibili. «Si può fare politica - è risposta che la stessa mamma di Carlo suggerisce - mandare lettere a un giornale è politica, così come lo è vivere nella società, partecipare, anche partecipare al dolore degli altri». Spiega Haidi che anche chi non è stato ucciso da gente in divisa è vittima di meccanismi di depistaggio e criminalizzazione. E infine liquida la versione ufficiale che liquida le evidenze come frutto dell'azione di mele marce. «E' vero gli assassini in divisa sono pochi. Ma quanti loro colleghi parlano? Quanti sono capaci di indignarsi e di denunciare il degrado delle loro istituzioni?». Le idee cominciano a prendere corpo: nascerà un'associazione che si occuperà di supporto legale e di supporto psicologico, che gestirà campagne per rendere esigibili i diritti costituzionali. Perché di questo si parla. La gente di questo cinema (dove prima della fiaccolata sarà proiettato il film di Filippo Vendemmiati, "E' stato morto un ragazzo") è un pezzo del tessuto che prova a resistere al degrado della democrazia in Italia.


www.unita.it

Elezioni Venezuela, vince Chavez. Ma il suo partito non ottiene i due terzi

Alle elezioni legislative ieri in Venezuela il Partido socialista Unido de Venezuela (Psuv) guidato dal presidente Hugo Chavez ha battuto l'opposizione della Mesa de unidad democratica (Mud): è quanto risulta dai dati resi noti dal Consiglio nazionale elettorale di Caracas.
Secondo i dati «irreversibili» forniti poco fa dal Consiglio elettorale venezuelano stato per stato del paese, al Psuv di Chavez sono andati 92 deputati, mentre all'opposizione del Mud 59, su un totale di 165 seggi. I deputati di altre formazioni sono invece 3, ha precisato l'organismo elettorale, rilevando che 11 seggi sono ancora da assegnare. L'affluenza al voto è stata del 66,45%.
«Cari connazionali, abbiamo ottenuto una solida vittoria»: è quanto afferma via Twitter il presidente Hugo Chavez, commentando l'esito delle elezioni legislative di ieri in Venezuela.


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