16 settembre 2010





Dire che il dissenso non è democratico, è come dire che

la democrazia non ammette dissenso












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Apertura choc di Foreign Policy: «Italia di Berlusconi è un bordello»

Apertura choc di Foreign Policy: «Italia di Berlusconi è un bordello»
L'influente e quotato magazine d'analisi politica edito a Washington apre citando Dante un'ampia e amarissima analisi sull'Italia.


“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiero in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!” La citazione dal VI canto del Purgatorio dantesco fa da epigrafe a un reportage dal titolo esplicito, “The Bordello State”, pubblicato da Fp – Foreign Policy, stimato e quotato magazine di politica internazionale edito a Washington e molto seguito anche attraverso il suo sito. La foto, nel caso sorgessero dubbi, ritrae il nostro premier. La tesi dell'articolo a firma di James Walston è che il premier è in crisi nera. Ma non è quello il dramma. Il dramma sta nella conclusione, per noi amarissima: “Dante è citato spesso (nel servizio) per una buona ragione: lo Stato è precipitato all'Inferno”. E' un “bordello”, grazie anche alle frequentazioni di escort. E chi riprende Dante è uno studioso dell'università di Princeton, l'italiano Maurizio Viroli, nel libro “La libertà dei servi”. Dove scrive: l'Itala è riuscita "nell'esperimento politico di trasformare, senza violenze, una repubblica democratica in una corte intorno a un signore feudale circondato da una pletora di cortigiani ammirati e invidiati da una moltitudine di persone con spirito servile”. Come rimproverava il poeta agli italiani sette secoli fa.

Walston riprende la citazione del bordello dall'Alighieri e da un libro postumo del 2006 Paolo Sylos Labini. E riprende l'analisi e l'appello dell'economista “di un'integrità assoluta” che vedeva il Paese nell'abisso, che voleva difendere le regole del mercato dal potere politico ma dove lo spropositato conflitto d'interessi di Berlusconi si è fatto bellamente beffe di quelle regole.

Dopo di che, mentre l'Italia è stata schiaffeggiata da tempeste interne, oltre che quelle internazionali, “le residenze del primo ministro sono diventate dei bordelli, e non solo metaforicamente”. Le notizie delle escort non sono rimaste entro i confini patrii. Ma l'articolista affonda il coltello sull'ultima estate del premier. “Dalla fine di luglio è mancata una leadership chiara”. Watson ricorda che il premier in agosto ha minacciato le elezioni per mettere nell'angolo Fini e i suoi. Poi, “come i sondaggi hanno mostrato che l'unico vero vincitore in un voto anticipato sarebbe stato Bossi”, e che forse non otteneva una maggioranza al Senato, allora Silvio ha inserito la retromarcia. Così ora parla di altri “tre anni” di governo e di far passare i famosi cinque punti su economia, il Sud, il federalismo fiscale, la sicurezza e la giustizia. E, ricorda l'articolista, questo è il punto più controverso. “Perché garantisce a Berlusconi l'immunità” dai processi penali.

Lo sguardo dall'estero, attacca Walston, non è meno desolante. Il nostro premier, dice, si vanta che la sua politica estera è “l'invidia d'Europa” ma la realtà è diversa. La settimana ha attaccato Fini da un forum internazionale sulla politica globale in Russia, poi ha criticato per “l'ennesima volta” i “giudici comunisti” che gli impedirebbero di governare, poi ha dato un caloroso benvenuto al dittatore libico Gheddafi, infine ha definito Putin e Medvedev “un dono di Dio per la democrazia russa”. Noi in Italia lo sappiamo, il giornalista sembra stupirsi anche se sa. E più imbarazzante di tutte, la notizia del peschereccio mitragliato dalla motovedetta libica donata dal governo.

Intanto i dolori interni si “moltiplicano”. Stando ai sondaggi, Berlusconi è sceso del 4,9% nei favori degli elettori arrivando al 37% e mentre va a caccia di parlamentari il Pdl è calato ancora e sta sotto il 30%.

Il Foreign Policy non dimentica il caso P3, ricorda come l'associazione abbia manovrato nell'ombra e con denaro per cercare di defenestrare Prodi nel 2007. E aggiunge: alcuni indagati parlano come per fuggire da una nave che sta affondando. Ma Berlusconi “è preoccupato della sua sopravvivenza mentre l'Italia è in guai grossi”. Il declino, iniziato quasi 20 anni fa, si è fatto più pesante, il World Economic Forum non vede da noi una ripresa e ci colloca al 48esimo posto nella competitività mondiale, dietro la Lithuania prima del Montenegro. Intanto la disoccupazione giovanile è salita al 29.2% in maggio.

Le rivelazioni, gli scandali sui protagonisti del Pdl o su affaristi, non fanno “colore” giornalistico, stavolta. Piuttosto fanno immaginare a Watson uno scenario perfetto per l'opera verdiana del “Rigoletto” (forse ha visto la recente versione della Rai in tv mandata in mondovisione): trame, intrighi e il gobbo che intona “Cortigiani vil razza dannata”. Perché il dramma autentico, scrive amareggiato Walston, “non che se alcune donne sono entrate in Parlamento passando dalla camera da letto, è che donne e uomini, giornalisti e professionisti, hanno abbandonato la loro volontà di pensare e i loro principi”.


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Pdl deferisce 3 finiani e chiede memoria difensiva

Nota del Pdl in merito al deferimento di Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata

16 settembre, 19:29

ROMA - "In relazione ai ricorsi nei confronti dei tre deputati del Pdl deferiti ai Probiviri dal Comitato di coordinamento, si è deciso, riservato ogni altro provvedimento, nel rispetto e in ossequio al regolamento e alle norme di garanzia, di procedere alle notifiche dei deferimenti, richiedendo, così come previsto, una memoria difensiva agli stessi. Il Collegio si è aggiornato al 21 ottobre p. v.". E' quanto si legge in una nota del Pdl a proposito del deferimento dei finiani Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata.

"Dopo la sospensione feriale coincidente con la chiusura del Parlamento", è la premessa con cui inizia il comunicato diffuso da via dell'Umiltà, "si è tenuta oggi la prima riunione istruttoria del Collegio nazionale dei Probiviri del Pdl". "I relatori - si legge ancora - hanno svolto il loro intervento per illustrare le varie posizioni".




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16 settembre 2010

Cancelliamo con le firme i simboli padani

Ad Adro, in provincia di Brescia, una scuola della Repubblica Italiana è stata trasformata in un istituto padano e ricoperta dai simboli leghisti su ordine di un sindaco che ha potuto contare sulla colpevole indulgenza del ministtro dell’istruzione Gelmini. Un sopruso  e un oltraggio. Davanti all’inerzia delle pubbliche autorità che preferiscono girare la testa dall’altra parte chiediamo l’immediata cancellazione di quei simboli tracciati con intenti secessionisti e in evidente spregio al principio costituzionale della Repubblica una e indivisibile.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/16/cancelliamo-con-le-firme-i-simboli-padani/61152/



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Pd in ebollizione: Veltroni invoca un “papa straniero”

Acque agitate nel Pd in cui si contrappongono inviti all'unità e spinte a cambiare, auto-candidature a sfidare Berlusconi e veti incrociati. Da una parte ancora una volta D'Alema che si dice d'accordo con l'ex leader del Pd, Walter Veltroni («Anch'io temo alchimie elettorali che aggirino i problemi del Pd»), dall'altro invita a rafforzare la leadership di Bersani.

Sulla sponda opposta lo stesso Veltroni che critica l'attuale impostazione di partito («dà l'immagine di un partito senza bussola strategica») e poi ribadisce: «Per me il leader è Bersani». Salvo poi invocare un “papa straniero”: «Non escludiamo di cercare il candidato fuori da sé, un leader che possa federare, qualcuno che venga dalla societa. Il Pd e il centrosinistra non devono escludere di cercare il 'papa straniero', come fu Romano Prodi».

Quanto alle alleanze, per l'ex segretario «Vendola svolge una funzione importante per il centrosinistra, con lui bisogna dialogare e avere attenzione» mentre il leader Idv Antonio Di Pietro «deve scegliere». Ma condizione di partenza «è un grande Pd perché altrimenti non si può costruire una maggioranza».

Veltroni sta lavorando in queste ore ad un documento (la cui versione definitiva sarà redatta venerdì), lungo sei pagine, che parte dalla «crisi strategica del centrodestra» che è «giunta ad un punto di non ritorno», perché ha dimostrato «di non assicurare la capacità di governo». Eppure, «l'Italia ha più che mai bisogno di riforme, coraggiose e profonde», in particolare per aggiustare la Finanza pubblica, recuperare la produttività e superare «la crescente disuguaglianza». A queste riforme il testo dedica diversi paragrafi. Tuttavia, in nessuna delle sei pagine, si cede al pessimismo: «Il ritardo accumulato è enorme, ma esistono le risorse per farcela», e quindi «una coerente strategia riformista può contare su rilevanti forze sociali».

Il Pd non dovrà puntare alla difesa degli interessi, bensì ad «una alleanza tra chi ha bisogno di cambiamento, ma da solo non può realizzarlo». «L'Italia aspetta - si legge nella bozza del testo - una proposta politica all'altezza della sfida storica dinanzi alla quale si trova», e il Pd è nato proprio «con l'ambizione di rappresentare questa proposta adeguata». Ma la sfida per il governo va posta «su un terreno di affidabilità e innovazione». I democratici, si legge, devono darsi «una strategia di allargamento dei propri consensi, che faccia leva su un programma riformista, su un progetto innovativo per il Paese e su una classe dirigente fortemente rinnovata, attingendo a forze che non siano solo quelle della politica tradizionale».

Questo significa «vocazione maggioritaria», e innovazione della sua cultura politica che «non può risolversi nella tardiva adesione alla socialdemocrazia», ma nel »«valorizzare appieno il pluralismo delle storie confluite» nel Pd. A livello istituzionale, poi, questo significa sostenere un sistema elettorale «di impianto maggioritario fondato su collegi uninominali». «Il superamento della crisi del Pd e il rilancio del suo progetto di innovazione e riformismo« non richiede il dar vita «ad una corrente, e cioè uno strumento chiuso nella logica della lotta interna». No, conclude il documento, serve «un Movimento che si proponga il rafforzamento del consenso al Pd e del suo pluralismo, coinvolgendo forze interne ed esterne al partito, tornando ad appassionare energie che si sono allontanate» e che «la crisi politica e culturale del centrodestra ha rimesso in moto». 


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Nasce il “movimento” Veltroni contro Bersani.

Non hanno niente di meglio da fare

 
Redazione 
 
Non erano  passate ancora ventiquattro ore dal momento in cui il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, aveva tenuto il discorso di chiusura alla Festa dei Democratici che subito sono arrivati i distinguo, le critiche, i mugugni, a partire, come è ormai abitudine, dai cosidetti giovani. 
 
C’è stato chi ha detto che quando Bersani parla non si capisce cosa vuole dire. Eppure ad ascoltarlo, nella piazza di Torino, c’era una grande folla ed il discorso del segretario è stato accolto con tanti applausi.
 
Evidentemente chi lo ha ascoltato lo ha capito, così come molti commentatori non proprio benevoli verso il Pd. Anche a noi era sembrato che finalmente il leader dei democratici avesse indicato e non solo nelle grandi linee un progetto, un programma su cui costruire eventuali alleanze. 

A noi era sembrato che Bersani avesse escluso una alleanza di governo tipo Unione con Rifondazione e il Pdc. Mentre i “giovani” ormai sono puro folclore, un carico da novanta arrivava da Walter Veltroni. Si diffondevano voci che era intenzionato a costituire un gruppo parlamentare dentro il Pd, come i finiani del Fli. Lui smentiva ma criticava aspramente l’operato della maggioranza. 

Poi si riuniva una sorta di conclave delle diverse anime e sembrava che, anche alla luce della crisi del governo Berlusconi, perlomeno si andasse verso una tregua come suggeriva anche Franceschini che era stato sconfitto proprio da Bersani nella corsa alla candidatura. 

Ma la vocazione suicida che sembra essere l’unica strada che conosce la sinistra italiana, il Pd, in testa anche se si definisce un partito di centrosinistra, ha portato Veltroni a presentare un suo documento. Sarà la base per la formazione di un “movimento”, si discute se con la “m” maiuscola o minuscola. Si sono trovati d’accordo con Veltroni ex rutelliani, ex popolari. Franceschini, capogruppo alla Camera e capo dell’area di minoranza si è chiamato fuori. 

Con Bersani si sono schierati anche altri esponenti ex veltroniani. Sul documento è in corso una raccolta di firme fra i parlamentari.

Un documento, che conta di raccogliere almeno una settantina di adesioni tra i parlamentari, con cui Veltroni passa dalle parole ai fatti. Il Pd “offre l’immagine di un partito senza bussola strategica”, e per superare questa fase occorre “uscire allo scoperto e avanzare proposte coraggiose e innovative”, a partire dal recupero della “vocazione maggioritaria” che permetta al Pd “l’allargamento dell’area dei propri consensi”. 

Questo è scritto nel testo promosso - insieme a Veltroni - da Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni che con lui concordano, anche, sulla creazione non di una corrente, ma di un “Movimento” che coinvolga “forze interne ed esterne” al partito.



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Mitragliamento dell’Ariete: il governo nega l’abbordaggio.

L’armatore: “Sono allibito”

 
di Alessandro Bongarzone 
 
AGRIGENTO - Come sempre, ogni volta che c’è di mezzo il governo italiano arrivare alla verità dei fatti è un’impresa titanica. Una volta per colpa della stampa, tutta di sinistra; un’altra per colpa dell’opposizione, 
anch’essa - ovviamente - di sinistra e, così, ogni volta ce la raccontano come vogliono. O meglio, come in quel momento fa comodo al “capo”. 

La doppia verità
Anche questa volta, nel caso del peschereccio “Ariete”, mitragliato domenica notte da una motovedetta libica a 30 miglia dalla coste del Paese nordafricano, quindi in acque internazionali, essendoci di mezzo un “Amico” del “capo”, le verità sono due: quella del Viminale, scritta nel verbale conclusivo della riunione d’inchiesta - voluta da Maroni - che nega che il  motopeschereccio mazarese sia stato inseguito; e l’altra, quella dell’equipaggio e del comandante dell’imbarcazione, Gaspare Marrone, che racconta di “un tentativo di abbordaggio proseguito per circa cinque ore con raffiche di mitraglia sparate a intervalli di un quarto d’ora-venti minuti”.

Fortunatamente, pur se tra mille difficoltà, siamo ancora in uno stato di diritto e, quindi, nel mezzo c’è la magistratura che - sul caso ha aperto un’inchiesta per tentato omicidio plurimo, ancora a carico di ignoti ma, stante così le cose, possiamo giurare che per la Procura di Agrigento sarà tutt’altro che facile il districarsi tra le due ricostruzioni dei fatti a cui, tra l’altro, proprio oggi, si aggiunto l’esito della perizia balistica del Reparto Investigativo Speciale (RIS), che ha accertato “l’alzo zero” dei cecchini libici.

Le dichiarazioni del Comandante
Oggi, comunque, nell’ambito delle indagini, il Pubblico Ministero, Renato Di Natale ha ascoltato la dichiarazione del comandante dell’Ariete che - a quanto si è saputo - ha ribadito quanto raccontato ieri ai giornalisti. 

Smentendo le dichiarazioni del ministro Frattini - che ieri aveva accusato i marittimi di essere impegnati illegalmente in una battuta di pesca, il comandante Marrone ha ribadito, invece, che “l’Ariete” non era impegnato in alcuna battuta di pesca. “Eravamo in acque internazionali e non stavamo pescando”, ha detto. 

Poi, come per voler far da eco anche alle dichiarazioni del ministro dell’Interno, che ha parlato di “incidente”, sostenendo che forse i militari libici avevano scambiato il peschereccio per un barcone di clandestini, ha confermato: “Non e’ possibile. Al comandante della nave libica abbiamo espressamente detto d’essere italiani. Pescatori italiani”.

L'armatore del peschereccio: "Allibito" 
Alla versione ufficiale del Viminale, crede neanche l'armatore del peschereccio mazarese che, punto per punto, ha voluto contestare le verità dei due ministri.

Rispetto alla versione del ministro degli esteri, Giuseppe Asaro si è detto “Allibito”. “Ha accusato il mio comandante di pescare illegalmente - ha affermato l’armatore -. Evidentemente il nostro ministro degli Esteri preferisce difendere Gheddafi invece dei marittimi italiani. La mia imbarcazione - ha sottolineato - non stava pescando e come è stato accertato si trovava in acque internazionali. Si vede - ha proseguito Asaro - che il governo italiano ha riconosciuto di fatto la pretesa del governo libico, contestata invece da tutta la comunità internazionale, di estendere unilateralmente le proprie acque territoriali fino a 72 miglia”. 

Più dure, se possibile, le parole di Asaro rispetto alla “verità” del titolare del Viminale. “Ma perché - ha detto l’armatore dell’Ariete - è concesso sparare agli immigrati? In questi casi c’è licenza di uccidere?”. Perdippiù Asaro, ricordando che, invece, il comandante Gaspare Marrone e il suo equipaggio “hanno salvato centinaia di emigranti nel Canale di Sicilia anche a rischio della propria vita” ha voluto ricordare al ministro che “la legge del mare, e anche la nostra religione, ci impongono di aiutare le persone in difficoltà non di mitragliarle”.

Le rilevazioni del RIS 
Stamani, intanto, dopo le rilevazioni del RIS, anche i magistrati agrigentini hanno compiuto un sopralluogo a bordo del motopeschereccio, sottoposto al sequestro preventivo a Porto Empedocle, constatando di persona la presenza dei fori lasciati dai proiettili sulla fiancata sinistra e sulla cabina di comando dell’imbarcazione. “Una circostanza – ha osservato il procuratore Di Natale – che sembra confermare il fatto che i militari libici abbiano sparato ad altezza d’uomo”.

La Procura vuole sentire i finanzieri
Subito dopo, il capo della Procura agrigentina, Renato Di Natale, nel ribadire che la competenza è del suo ufficio, trattandosi di un reato comune e non militare, ha annunciato che sentirà - come persone informate sui fatti - i sei finanzieri che, in qualità di osservatori, si trovavano a bordo della motovedetta nordafricana.

“Al momento – ha spiegato ai giornalisti il procuratore capo  – non ci sono elementi che facciano pensare a un coinvolgimento delle Fiamme Gialle”. Una frase che, comunque, ha spinto il Viminale ad una “excusatio non petita” in difesa proprio dei finanzieri che, secondo il ministro Maroni - avrebbero rispettato tutti i protocolli di cooperazione tra Italia e Libia. 

Molte le questioni che i militari devono chiarire
La cosa certa, però, è che - nonostante l’assoluto silenzio del Ministro Vito sulla questione, nel suo intervento durante il “Question Time” di oggi alla Camera dei Deputati - i finanzieri presenti a bordo della motovedetta libica, avranno molte cose da spiegare ai magistrati e non potranno certamente trincerarsi dietro la "frustrazione" e "l’impotenza" verso le “regole d’ingaggio” del trattato con Tripoli contro l’immigrazione clandestina.

Dovranno spiegare, ad esempio, se è vero che sono stati “costretti” a dover assistere impotenti al mitragliamento del motopeschereccio “Ariete” con a bordo i connazionali di Mazara del Vallo. 

E ancora, forse, i magistrati non si accontenteranno della versione - riportata da “Corsera” e “Stampa” - secondo cui i militi - sembra - siano scesi sottocoperta appena i libici hanno iniziato a sparare. Ma vorranno sapere, invece, perché - al di la di quanto previsto dagli accordi tra Roma e Tripoli rispetto alla loro funzione a bordo della motovedetta libica - abbiano fatto nulla per “difendere” i nostri connazionali sotto tiro.

Non neghiamo che, anche noi avremmo piacere di conoscere le risposte. Ma di più - come l’armatore Asaro - abbiamo anche la morbosa curiosità di conoscere perché sia consentito sparare ad “alzo zero” sui migranti, senza che i nostri militari debbano intervenire.
 
Speriamo che il Procuratore Di Natale abbia le nostra stesse curiosità. Le risposte gioverebbero al Paese e, perché no, anche allo Stato di Diritto.



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Motopesca, sospeso comandante libico

E' giallo' sulle armi che hanno sparato

16 settembre, 22:12
Motopesca, sospeso comandante libico

PALERMO - Si fa sempre piu' complessa la vicenda del peschereccio Ariete mitragliato dalla vedetta libica. Alle discordanze nella ricostruzione dei fatti ora si aggiunge il 'giallo' legato alle armi che hanno sparato contro il motopesca. E da Tripoli arriva la notizia che, mentre la commissione speciale istituita per indagare sul caso ''ha iniziato il suo lavoro'', il comandante libico ''e' stato sospeso dal servizio e messo sotto interrogazione''.

La questione legata alle armi e' centrale. I primi esiti degli accertamenti tecnici eseguiti dai carabinieri del Ris di Messina, al lavoro per preparare la perizia balistica delegata dalla Procura di Agrigento, parlano di fori di 10 millimetri prodotti da armi fisse in dotazione alla motovedetta libica. Un particolare, quello delle armi fisse, importante, che tra l'altro, solo apparentemente, non coinciderebbe con la ricostruzione ufficiale del caso riportata nel rapporto steso due giorni fa dal Viminale.

Ma la Guardia di finanza, che a suo tempo ha ceduto per conto dell'Italia sei unita' navali a Tripoli, assicura che le imbarcazioni sono state disarmate prima della consegna e che ''i colpi esplosi in direzione del peschereccio italiano provenivano da armi portatili di bordo, non montate su supporto fisso, di proprieta' della Guardia Costiera libica''. Armi di calibro modesto, che potrebbero essere usate anche con supporti temporanei, come un bipiede. Sulla vicenda del motopesca i pm hanno aperto un'inchiesta a carico di ignoti per tentativo di omicidio plurimo e ogni particolare e' fondamentale per accertare cosa e' avvenuto domenica sera nel Golfo della Sirte.

Da parte sua, il ministero degli Esteri di Tripoli ha fatto sapere che il comandante della motovedetta libica e' stato sospeso dal servizio e che ''la commissione d'inchiesta ascoltera' le parti implicate nell'incidente''. Decisioni, sottolineano fonti libiche, che confermano la volonta' di fare chiarezza sull'accaduto e di preservare ''gli ottimi rapporti Italia-Libia''. I componenti dell'equipaggio del peschereccio italiajo, intanto, sono tornati a casa, a Mazara del Vallo. La brutta esperienza vissuta e' ancora fresca. Lo si percepisce chiaramente dai toni concitati del comandante Gaspare Marrone, che, insieme ai suoi dieci uomini, era a bordo dell'Ariete. L'imbarcazione, crivellata sul fianco sinistro, da oltre 50 colpi di mitra, e' ormeggiata a Porto Empedocle sotto sequestro.

''Abbiamo raccontato tutta la verita' - dice -. Le raffiche di mitragliatrice sono durati per circa tre ore a intervalli di un quarto d'ora-venti minuti, poi la motovedetta ci ha per cosi' dire 'scortati' per un'altra ora, finche' non siamo usciti dalle acque che i libici considerano di loro pertinenza''.

Tornando agli accertamenti sulle armi, c'e' un altro nodo da sciogliere: di che provenienza sono. ''Non corrispondono al vero - precisa il procuratore di Agrigento Renato di Natale - le notizie, circolate in queste ore, secondo cui sarebbero di origine italiana. Il fatto che l'imbarcazione fosse stata data alla Libia dall'Italia non vuol dire che si trattasse di armi italiane. Anzi gli accordi tra i due Stati lo escludono. Ma sul punto cercheremo di fare chiarezza''.

La Gdf, che sulla motovedetta aveva sei uomini, continua a negare che sull'imbarcazione fossero presenti armi italiane. Dal rapporto dei finanzieri a bordo dell'imbarcazione nordafricana, inoltre, emerge che la Centrale Operativa del Comando generale, informata di quanto stava avvenendo, avrebbe ''ordinato ai militari di astenersi da qualsiasi comportamento attivo''.




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Cacciari boccia Vendola e le primarie: “perché se le vince Nichi il Pd è morto”

L'ex sindaco di Venezia si dice convinto che seppur il premier sia ormai "al limite psichiatrico" questo centrosinistra "non è in grado di sconfiggerlo". Almeno non alle prossime elezioni che, garantisce, saranno in primavera

Per quanto Silvio Berlusconi sia “arrivato al limite dello psichiatrico” questo Pd “così come è non è in grado di sostituirlo” e fare le primarie, “come chiede Vendola, significherebbe decretarne la mai nascita, la morte”. Massimo Cacciari, sembra avere chiaro in mente come si evolverà la situazione politica. Partendo dalle elezioni anticipate che, assicura, saranno “al massimo in primavera” perché “Berlusconi non può andare avanti tre anni così, si sputtanerebbe in modo totale”.

Cacciari è conoscitore e osservatore attento delle geometrie politiche. Grande sostenitore di Romano Prodi, entrò giovanissimo in Potere Operaio per poi passare al Pci. Deputato dal 1976 al 1983 è stato primo cittadino di Venezia dal 1993 al 2000 e poi di nuovo nel 2005.  Deluso dall’evoluzione del Partito democratico, ha abbandonato la politica attiva dopo la conclusione del mandato di sindaco nell’aprile 2010. Da allora, dice il filosofo, ”ho ripreso a studiare, insegnare ma certo osservo” ciò che accade “con attenzione”. Tanto da prevedere appunto il voto anticipato. Nonostante il presunto gruppo di solidarietà nazionale per garantire la maggioranza, la fiducia ai cinque punti, la sicurezza di Berlusconi che garantisce di riuscire ad andare avanti senza problemi fino al termine naturale della legislatura.

“Ma va, sono tutti tentativi di piazzamento per vedere chi rimane con il cerino in mano. E’ evidente che Berlusconi non può pensare di andare avanti tre anni con il mercato delle vacche, ci rimetterebbe anche d’immagine. Come fa a sputtanarsi in modo totale a elemosinare sostegno ovunque. Arriverebbe alle elezioni con dieci voti. Quindi si tratta solamente di un teatrino orchestrato, neanche troppo bene, per lasciare Fini con il cerino in mano e andare a votare il prima possibile, in primavera. Fini non può tornare indietro. Il dissenso è ormai strategico, culturale”.

Elezioni anticipate a cui il partito democratico si presenterà con Pierluigi Bersani segretario oppure ci saranno le primarie come vuole Nichi Vendola?

“Se facessimo delle primarie e vincesse Vendola sarebbe come andare dal notaio e certificare la mai nascita del Pd. Mi sembra evidente, un dato pacifico. Vorrebbe dire che tutto l’apparato del Pd ormai è completamente a sinistra, neanche socialdemocratico. Una ipotesi che neanche si pone perché riguarda la morte del Pd”.

Quindi il candidato premier sarà Bersani. Ma il partito sarebbe pronto a sottoporsi alle urne?

“Che il Pd riesca da qui alle elezioni, in questi mesi, a dare cenni di vita la vedo molto molto difficile, ma non impossibile. Certo la leadership di Bersani è molto appannata, molto circoscritta, senza nessuna possibilità di sfondamento al centro ma potrebbe avere una convergenza nell’area di Casini. Queste idee però bisogna dibatterle, farle crescere, cosa che non avviene. Quindi non vedo un partito preparato e capace di sostituire Berlusconi”.

Non potrebbero sostituirlo neanche le nuove leve che scalpitano per “rottamare i vecchi dirigenti”, come ha detto
Matteo Renzi che, fra l’altro, oggi è stato proclamato (dalla ricerca Monitor Città) il sindaco preferito d’Italia?

“Chi? Matteo Renzi? È solo pubblicità. Chi fa parlare di sé, come Renzi, appare. Sarà un bravissimo sindaco ma è solo una operazione mediatica”.

Lei ha lasciato gli incarichi politici ma continua a seguire con attenzione quel che accade intorno ai Palazzi.

“Io cerco di dire la mia, di aiutare, cerco il formarsi una coscienza critica nel centrosinistra ma come incarichi politici per me il discorso è totalmente chiuso. L’altro giorno a Chianciano ho fatto un discorso critico anche per l’area di centro, accolto con entusiasmo. Credo che l’elettorato di centro e sinistra sia consapevole della situazione. Ho ripreso a insegnare, studiare e faccio quello”.

A breve ci saranno anche le comunali e a Milano, in vista delle primarie, il Pd ha già individuato un candidato, Stefano Boeri.

“A Milano abbiamo un avversario probabile, la Moratti, che più debole non potrebbe essere. Va tenuto conto inoltre che dall’attuale maggioranza che la sostiene sfileranno Udc e fininiani, quindi se il Pd si muove bene abbiamo buone possibilità”.

Dunque condivide il nome di Boeri.

“Boeri è un buon candidato. Ma il partito non può metterci il marchio, come si fa? Non sanno fare politica, questi qui. Il candidato sindaco doveva uscire autonomamente e solo in un secondo tempo il partito interveniva. Il problema è che questi qui non sanno fare politica, ma comunque le possibilità di vincere ci sono”. A Milano.




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Ripresa, l'allarme di Confindustria: "Dal 2008 persi 480mila posti di lavoro"

Il Centro studi stima che il Pil italiano crescerà meno del previsto e che sarà necessario aspettare il 2013 per vedere l'economia tornare a correre come nel 2007, prima della crisi. "Senza riforme, si corre il rischio che la disoccupazione aumenti". Evasione a 125 miliardi

Ripresa, l'allarme di Confindustria "Dal 2008 persi 480mila posti di lavoro"

ROMA - Nubi nere per l'economia italiana. Il Centro studi di Confindustria "stima che il 2010 si chiuderà con 480 mila persone occupate in meno rispetto al 2008". E che il Pil italiano crescerà meno del previsto. Secondo i dati di viale dell'Astronomia bisognerà aspettare il 2013 per vedere l'economia tornare a correre come nel 2007, prima della crisi.  E perché questo accada servono riforme ("altrimenti si corre il rischio che la disoccupazione aumenti"). Infine la conclusione: per Confindustria quella di oggi è un'Italia "più povera, in assoluto e ancor più in rapporto agli altri Paesi avanzati".

Lavoro. Il ricorso alla cassa integrazione "rimarrà alto per il resto del 2010". Sono 450 mila i posti di lavoro già persi a fine giugno, altri 30 mila sono "a rischio" nella seconda metà dell'anno. Per il Centro studi "l'occupazione non ripartirà prima dell'anno prossimo", con una stima del +0,4% delle unità di lavoro, e un tasso di disoccupazione  che "salirà, terminando il 2011 al 9,3%". Note negative anche per la crescita.  Confindustria rivede al ribasso le stime relative al Pil italiano. Secondo quanto anticipato oggi dal direttore Luca Paolazzi, il Pil italiano salirà nel 2010 dell'1,2% e dell'1,3% nel 2011, revisione al ribasso rispetto al +1,6% che era stato previsto in precedenza. Serve "uno scatto di reni nelle riforme", ci sono "nodi

Fisco. Il centro studi di Confindustria stima che il sommerso "è bruscamente accelerato nel 2009" superando il 20% del Pil (oltre 27% se non si considera la Pubblica Amministrazione. Al Sud è il doppio). Un dato che porta l'importo dell'evasione fiscale "su valori molto superiori ai 125 miliardi" stimati lo scorso giugno. Anche la stima della pressione fiscale effettiva è "ben sopra il 54% del 2009", più del 51,4% stimato lo scorso giugno e più del 43,2% della "pressione apparente contenuta nei documenti ufficiali".

Crescita.
Fra i fattori al ribasso, ci sono stati il rallentamento della crescita globale e una decelerazione dell'economia Usa. Secondo le stime l'economia cresce nel biennio 2010-2011 a ritmi più sostenuti rispetto a quelli del periodo pre-crisi. La crescita dovrebbe assestarsi a ritmi dell'1,2% annuo e 0,33 medio trimestrale. La parte del leone la fa l'export, che segna un +7,4% nel 2010 e +4,3% nel 2011, con investimenti pari a +2,7% e +3,4% dopo il -15,6% registrato nel biennio precedente. A trainare gli investimenti sono soprattutto i macchinari con un +7,4% e i mezzi di trasporto con un +5,2%.

Consumi.  I consumi delle famiglie italiane resteranno deboli per quest'anno e per il prossimo e l'inflazione resterà bassa. Nelle previsioni i consumi delle famiglie aumentano dello 0,4% nel 2010 e dello 0,7% nel 2011, dopo esser diminuiti per due anni consecutivi (-0,8% nel 2008 e -1,8% nel 2009).  L'inflazione invece rimarrà bassa anche nel 2011. "Negli ultimi mesi del 2010 - si legge nel rapporto - la dinamica dei prezzi al consumo in Italia rimarrà sui livelli correnti: +1,8% annuo a dicembre (+1,5% la media annua, +1,4% in Eurolandia). Nel 2011 l'inflazione salirà poco, restando in linea con l'obiettivo di stabilità dei prezzi della Bce: 2% a dicembre (1,9% in media; 1,7% in Eurolandia).

Conti pubblici. Dal rapporto arriva una conferma della stima per il 2010 di una riduzione dell'indebitamento netto al 5,1% del Pil (dal 5,3% del 2009). Cifre "in linea con gli obiettivi governativi". Per Confindustria "si sta rivelando più forte la riduzione della spesa pubblica in rapporto al Pil", stimata al 52% nel 2010 (-0,5 punti) ed al 50,8% nel 2011 (-1,2 punti).
strutturali non sciolti".

www.rassegna.it

Confindustria: Fammoni (Cgil), finita bolla ottimistica

"E' finita la bolla ottimistica o si vorrà tacciare anche il Centro Studi di Confindustria di disfattismo?". E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, sui dati diffusi oggi dal centro studi di viale dell'Astronomia.

"Da troppo tempo inascoltati - prosegue - solleviamo allarme sul presente e sul futuro dell'occupazione italiana: dati drammatici fatti di perdita di lavoro a cui si aggiunge lo stock in cassa integrazione, i cosiddetti scoraggiati e l'enorme bacino di lavoro nero che anche Confindustria conferma in continua espansione".

Secondo Fammoni, "per dare risposte a questi lavoratori occorre una crescita e uno sviluppo molto più ampio e veloce di quello previsto per avere effetti sull'occupazione. Occorre prioritariamente non perdere ulteriore lavoro e chiudere imprese garantendo tutele di carattere straordinario. L'assenza del governo, nonostante la propaganda e' evidente e colpevole. Questi punti - conclude - saranno al centro della piattaforma e della mobilitazione della Cgil a partire dalla manifestazione europea del 29 settembre".



www.ilfattoquotidiano.it

Coop rosse? No, Verdini

Domande retoriche: fareste affari con un avversario? Entrereste in società con lui? Nella politica in Toscana la risposta non è scontata. Prendete i giornali e l’informazione, per esempio, strumenti fondamentali per la formazione del consenso. Sapete chi c’è tra i soci del Giornale della Toscana di Denis Verdini, il coordinatore nazionale Pdl, il dirigente appena un gradino sotto Silvio Berlusconi, il politico ritenuto il tessitore delle trame P3, il proprietario del Credito cooperativo fiorentino, la “banchina” sospettata di aver elargito a fiumi e per anni crediti facili agli amici degli amici? Nella Ste (Società toscana di edizioni), l’azienda editrice del Giornale, ci sono il Monte dei Paschi di Siena e la Coop Centro Italia. Cioè la terza banca italiana dopo Intesa e Unicredit, quella a più alto tasso di influenza e presenza Pd, per non dire a quasi totale influenza pidiessina, e una delle coop di consumo tra le più grandi di tutto il sistema cooperativo rosso. E sapete anche chi sta per comprare Radio Dimensione Firenze e Lady Radio, emittenti che fanno riferimento a Verdini? La Cna di Firenze, sigla storica dell’associazionismo di sinistra.

Casi? Coincidenze fortuite? Forse, anche se è difficile crederlo. Nelle dichiarazioni ufficiali, nella propaganda, sulla carta, Pd e Pdl non si possono vedere, stanno fieramente su fronti opposti, si contendono il consenso centimetro per centimetro. Il primo amministra quasi ovunque dal dopoguerra anche se con sigle di volta in volta diverse, dal Pci al Pd. Il secondo dovrebbe dare fiato e sostanza all’opposizione e proporsi come alternativa credibile di governo. Ma basta grattare un po’ la superficie per scoprire una realtà diversa, per accorgersi che non sempre è così e non dappertutto. Se si parla di affari, appalti, costruzioni, giornali e informazione, i due schieramenti mostrano inaspettati punti di contatto, affinità, intrecci e contiguità, tanto da apparire sorprendentemente più vicini che lontani.

In Toscana, tra gente che ci gode a levar la pelle con una battuta, si sente dire spesso che Pd e Pdl somigliano ai ladri di Pisa, tutti intenti a litigare a sangue di giorno per spartirsi il bottino arraffato insieme di notte.
Che Monte dei Paschi, Coop e Cna siano contigui al Pd è risaputo. La Cna è la più grande associazione di artigiani del capoluogo fiorentino, con 11 mila imprese associate e si appresta a puntare 1 milione di euro circa per entrare con quote di minoranza nel capitale delle due radio toscane, due emittenti molto ascoltate e storiche (Rdf è stata fondata 34 anni fa, l’altra 6 anni dopo), entrambe partecipate da Verdini e controllate da Pierluigi Picerno, legale rappresentante della Ste e amministratore del Giornale della Toscana dello stesso Verdini a sua volta collegato al Giornale diretto da Vittorio Feltri e di proprietà di Paolo Berlusconi. Il nome di Picerno ricorre spesso nelle indagini su Verdini e la P3, indicato come il professionista che accompagnò una certa Antonella Pau, legata al faccendiere piduista Flavio Carboni, nella sede della banca di Verdini per trattare gli aspetti finanziari del lancio di un’edizione sarda del Giornale toscano. Imbarazzi nella Cna a trattare con Verdini & company? Non traspaiono. Spiega il direttore dell’associazione, Luigi Nenci: “Non trattiamo direttamente con lui, a noi interessa portare i temi del lavoro al centro dei programmi di quelle emittenti”.

La Coop Centro Italia è una grande realtà della distribuzione alimentare e anche del non food, nata dalla fusione tra Coop Umbria e Unicoop senese, con quasi mezzo milione di soci, 2.600 dipendenti, un utile netto nel 2009 di 6,3 milioni di euro e una rete di vendita diffusa tra Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo, ma concentrata soprattutto nelle province di Siena e Perugia. Per capire quanto il Pd pesi sul Monte dei Paschi, invece, basta passare in rassegna l’organico del vertice dell’istituto. Nella Deputazione generale sono Pd o scelti dal Pd 10 su 16 e in più hanno un rappresentante ciascuno Sinistra e libertà e Rifondazione comunista. Nella Deputazione amministratrice sono del Pd 5 rappresentanti su 7, più un esponente dei Riformisti, raggruppamento vicino al Pd. La Deputazione amministratrice ha diritto di nomina di 6 su 12 del vertice operativo dell’istituto, 5 di questi sono Pd, a cominciare dal presidente, Giuseppe Mussari, che è anche presidente dell’Associazione delle banche (Abi); gli altri sono Fabio Borghi, Alfredo Monaci, Ernesto Rabizzi, Graziano Costantini.

L’unico del gruppo non di area Pd è Andrea Pisaneschi, professore di Diritto costituzionale a Siena, molto legato a Verdini e presente con un altro dirigente del Monte, Leonardo Pizzichi, anche nel consiglio di amministrazione di Eutelia, la società di telecomunicazioni occupata nell’autunno di un anno fa dai dipendenti stufi di non ricevere lo stipendio da mesi e assaltata da uno dei proprietari della famiglia Landi assieme a un manipolo di violenti a colpi di bastone e spranghe di ferro. Pizzichi è presidente del collegio sindacale di Monte dei Paschi Leasing & Factoring ed era anche presidente di Eutelia ed è tuttora in carcere proprio per le vicende della società di telecomunicazioni. Pizzichi è anche esponente dei Riformisti e con il suo gruppo si appresta a sostenere Franco Ceccuzzi, deputato Pd, nella sua corsa alla carica di sindaco di Siena alle elezioni della prossima primavera.

Monte Paschi e Coop sono presenti nel capitale della editrice del Giornale di Verdini attraverso partecipazioni importanti nella Edib, società editoriale controllata dai Barbetti, gruppo umbro di cementieri. La partecipazione del Monte dei Paschi avviene attraverso Mps Investments con quote per un valore di oltre 2 milioni e mezzo di euro; la Coop partecipa, invece, con circa 705 mila euro, più del 10 per cento dei suoi utili. La Edib è diretta da Rocco Girlanda, deputato umbro del Pdl e sodale di Verdini, così come risulta da numerose intercettazioni, e a sua volta è proprietaria di una catena di quotidiani assai diffusi ed influenti tra l’Umbria, la Toscana meridionale e il senese: il Corriere dell’Umbria, il Corriere di Siena, il Corriere di Arezzo, il Corriere di Grosseto etc… Tra questi, Il Corriere di Siena sta lanciando da settimane la candidatura del Pd Ceccuzzi alla carica di sindaco della città.




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OSCURANTISMI

In questi giorni abbiamo assistito al tentativo, condotto senza esclusione di colpi, anche portati deliberatamente sotto la cintura, di mettere il Prc, la Federazione della sinistra fuori da ogni gioco politico. Per la verità, l'oscuramento mediatico era, come ognuno ha potuto constatare, già in corso da tempo. Ma l'eventualità delle elezioni anticipate e la proposta di una larga alleanza democratica per cacciare Berlusconi, avanzata in tempi non sospetti da Paolo Ferrero ed ora fatta propria da Pierluigi Bersani, ha rimesso tutte le bocce in movimento, suscitando allarme in coloro che grazie all'attuale legge elettorale e alla torsione bipolare del sistema politico erano riusciti ad espellere la sinistra dal Parlamento, cancellando dalla rappresentanza istituzionale le sole forze non omologate alla cultura mercatista. Così, nei giorni scorsi, nell'intento di scoraggiare qualsiasi intesa con la Fed, il Corriere della sera non ha esitato ad inventarsi la fola di una cooptazione di Ferrero e Diliberto nelle liste del Pd, generando sconcerto a dritta e a manca. La smentita, da parte di tutti gli interessati, è stata pronta e netta, ma intanto la bufala ha viaggiato, secondo un ben collaudato modello di disinformazia. Repubblica è invece ricorsa ad un espediente più sofisticato: nella pubblicazione dell'ultimo sondaggio (che come tutte le esplorazioni della pubblica opinione è sempre saggio maneggiare con prudenza) ha del tutto omesso la Fed, in ragione di una stima che la vorrebbe sotto il 2% e ha sommato quella percentuale a quella attribuita ad altri "cespugli", tutti classificati sotto la generica e indifferenziata denominazione di "altri", accreditando dunque la percezione di una inesorabile marginalità della sinistra comunista e anticapitalista. Piccoli trucchi, dove la rappresentazione "fotografica", istantanea, di una tendenza elettorale si salda con la pratica dell'obiettivo, una sorta di profezia che si autodetermina. Come a dire: chi mette lì il suo voto lo investe in nulla, lo butta via. Il perimetro "interessante" - si suggerisce - è quello che arriva fino a Sel, della quale si dà evidentemente per scontata l'irrecuperabilità ad una coalizione unitaria di sinistra, autonoma e indipendente dal Pd. Tutti i riflettori vengono così proiettati sul cerchio più stretto della proposta di Bersani, sulla coalizione di governo, sul Nuovo Ulivo e sulla prossima disfida fra quanti si candidano a guidarlo nella contesa elettorale che, prima o poi, verrà. Il tema dell'alleanza democratica non ottiene invece la dovuta attenzione. Viene così messo in secondo piano l'obiettivo più importante e preliminare, quello di liberare il Paese dalla cancrena che sta divorando la democrazia e le istituzioni repubblicane, prima che la necrosi diventi irreversibile; quello cioè di lavorare alla più ampia convergenza di tutte le forze, pur di diverso orientamento politico, che tuttavia condividono la necessità di ripristinare la legalità costituzionale travolta dal golpismo del caudillo di Arcore e del suo corrotto sultanato.
La questione del governo, dell'omogeneità programmatica delle forze che lo compongono deve venire dopo che sia stata affrontata e vinta questa battaglia, vera e propria emergenza democratica. Tuttavia converrà venire in chiaro anche su questo punto ed è bene farlo subito per evitare che si trascinino equivoci e per rendere trasparente il rigore di un ragionamento politico. Che è - per chi scrive - il seguente.
L'esperienza del governo Prodi è lì a ricordarci che se stai al governo del Paese lo devi fare in ragione della effettiva possibilità di cambiare le cose, di compiere passi che facciano percepire il cambiamento come reale, come processo che muta e mugliora, nella materialità dei rapporti sociali, la vita delle persone. Quando questo non accade, come non è accaduto nel passato, si produce un distacco che nel tempo diventa frattura con la tua base sociale, tanto più grave quanto forte era l'aspettativa che avevi suscitato. E se malgrado tutto perseveri nel mantenere responsabilità di governo quando la rotta è palesemente diversa da quella per cui ti eri battuto e che era stata tracciata, allora si genera la convinzione che lo fai per te stesso: il rapporto tra mezzi e fini si rovescia, la tua credibilità va in frantumi e ne paghi, come è giusto che sia, tutti i prezzi. E' già successo con effetti devastanti e duraturi. Non deve più succedere. Questo vuol dire che la sinistra non può, in linea di principio, entrare in una coalizione di governo con forze moderate? O che questo sia possibile solo a condizione che la propria impostazione politica entri di peso, tale e quale, nelle linee programmatiche dell'esecutivo? No, non vuol dire questo. Vuol dire però che la presenza al governo deve comportare alcuni evidenti tratti di discontinuità in assenza dei quali è bene distinguere, piuttosto che confondere, le responsabilità.
Provo a farmi capire meglio con alcuni esempi. Si può stare in un governo che continui a partecipare attivamente ad una guerra di occupazione, come quella in corso in Afghanistan, in flagrante violazione dell'articolo 11 della Costituzione? E' tollerabile che mentre la scure dei tagli si abbatte violentemente sulla scuola pubblica, mentre il welfare viene ridotto ad un colabrodo, mentre un esercito di disoccupati involontari viene privato di qualsiasi sostegno al reddito, si perseveri nel finanziare con 3 milioni di euro quotidiani quella missione militare? E' pensabile che un governo imperniato sul Pd revochi la spinta agli armamenti che sta divorando 30 miliardi per dotare il nostro arsenale bellico di 131 cacciabombardieri F35, 130 caccia Eurofighters, 100 elicotteri NH90, 10 fregate Fremm? E' disposto un governo neo-ulivista a promuovere una legge che ostacoli e penalizzi fiscalmente le delocalizzazioni industriali combattendo apertamente politiche imprenditoriali che speculano sul dumping di manodopera e contrappongono lavoro a diritti? Può il Pd, con i suoi potenziali alleati, sostenere una legge che permetta di verificare la reale rappresentanza dei sindacati e che riconosca ai lavoratori il diritto di legittimare attraverso il voto referendario ogni atto negoziale sottoscritto in loro nome? Vogliono il Pd e la coalizione su di esso imperniato introdurre un reddito di cittadinanza, portare l'imposizione tributaria sulle rendite finanziarie a livelli europei, colpire le transazioni speculative attraverso l'introduzione di una Tobin tax, imporre una tassa sui patrimoni mobili e immobili nel solco di una riforma fiscale capace di produrre una politica di redistribuzione della ricchezza? Si può avere ragionevole certezza che quella coalizione difenderebbe i beni comuni, a partire dalla integrale proprietà pubblica dell'acqua e dei servizi idrici? E ancora: è realisticamente immaginabile che in quel programma di governo trovino spazio i pacs o il testamento biologico?
Si potrebbe continuare a lungo. Ma possono bastare questi pochi esempi. Nessuno degli interventi elencati, si badi bene, scuoterebbe la società capitalistica nei suoi fondamenti e, purtuttavia, ciò rappresenterebbe un mutamento vero e percepibile. Che, vorremmo essere smentiti, non è dato attendersi, considerati i paralizzanti equilibri che ingessano i democratici, che ne disegnano il tratto politico e culturale e che nessun esito delle primarie potrebbe sconvolgere. Si ritiene che non sia così? Allora, giù le carte. L'indisponibilità dichiarata dalla Fed a sedersi al tavolo dell'Ulivo non è frutto di un pregiudizio ideologico, di un arroccamento identitario, di una scelta aprioristica per l'opposizione, ma il risultato di una precisa e concreta analisi dei fattori e degli attori in campo, della loro natura, insieme ad una realistica consapevolezza della impossibilità, qui ed ora, di mutarne il segno e l'indirizzo politico di fondo. Di qui la proposta di un'alleanza delle forze di sinistra, autonoma e indipendente dal Pd, impegnata a ricostruire lavoro sociale, coesione politica e massa critica, riconquistando, per questa via, anche quella rappresentanza parlamentare di cui oggi è orba. Viceversa, se l'adesione all'Ulivo è considerata da una parte della sinistra una scelta aprioristica, disancorata da un progetto politico, coltivata nell'illusione che chi vince una consultazione primaria di coalizione possa plasmarne a propria immagine il profilo, credo si andrà incontro a qualche cocente delusione, frutto di quello strabismo politico che attribuisce virtù taumaturgiche ai condottieri di partiti personali.




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Espulsioni Rom, la Francia contro la UE. Berlusconi: “Sto con Sarkò”

 
Redazione 
 
Perchè non li accoglie lei in Lussemburgo?”. Questa la provocatoria replica che il presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy avrebbe indirizzato al Commissario europeo Viviane Reding che ha criticato duramente 
la politica del governo francese sulle espulsioni dei rom, minacciando una procedura di infrazione.
 
A riferirlo un gruppo di senatori che oggi hanno partecipato a una colazione di lavoro con il presidente francese all’Eliseo.

“Il presidente ha detto che non ha fatto altro che applicare la normativa europea, le leggi francesi, e che la Francia è irreprensibile in materia, ma che se il Lussemburgo se li vuole prendere, non cè problema”: ha spiegato uno dei senatori. Sarkozy ha detto anche che è “scandaloso che l’Europa parli in tal modo di quello che la Francia sta facendo”. “Pensavo che l’Europa non avrebbe più assistito a questo tipo di situazioni dopo la seconda guerra mondiale” aveva detto la Reding a proposito del rimpatrio dei rom.

La replica del Lussemburgo
Alle parole di Sarkozy ha risposto il ministro degli Esteri del Lussemburgo Jean Asselborn. “La Reding non stava parlando da cittadina di Lussemburgo – ha detto – ma da commissario dell’Unione europea alla Giustizia. L’associazione della nazionalità del commissario con il Lussemburgo da parte di Nicolas Sarkozy è in malafede”.

Berlusconi: “Sto con Sarkozy”
Il presidente francese trova invece una sponda efficace in Silvio Berlusconi. Il premier italiano, in un’intervista esclusiva al quotidiano Le Figaro, dice chiaro e tondo: “Sostengo Nicola Sarkozy”. “L’Europa non ha ancora compreso affatto – ha spiegato Berlusconi – che quello dei rom non è un problema unicamente francese o italiano, greco o spagnolo. Il presidente Sarkozy, invece, ne è pienamente cosciente. La Reding – ha aggiunto Berlusconi – avrebbe fatto meglio a trattare la questione in privato con i dirigenti francesi prima di esprimersi pubblicamente come ha fatto”. Speriamo – ha detto ancora Berlusconi – che la convergenza italo-francese aiuti a scuotere l’Europa e ad affrontare il problema”.

Merkel: “D’accordo con Reding sulla sostanza”
D’accordo invece con il commissario Reding “sulla sostanza, anche se non sui toni” si è detta invece il cancelliere tedesco Angela Merkel. “Trovo che la Commissione Ue abbia ragione sul fatto che si deve valutare se gli gli Stati membri agiscano con basi legali nell’applicazione del trattato europeo – ha detto – penso perè che il tono adottato dalla commissaria Reding e in particolare il paragone storico fatto non siano stati adeguati. Spero che si ritrovi il bon ton”.
E sullla vicenda interviene anche Washington. La Francia deve “rispettare i diritti della comunità rom” ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato Usa nel commentare le dichiarazioni di Sarkozy.

Reding: “Nessun paragone con seconda guerra mondiale”
Intanto Viviane Reding ha voluto precisare che l’espulsione dei rom dalla Francia non ha nulla a che vedere con quanto successo durante la seconda guerra mondiale: “Mi rammarico per le interpretazioni che spostano l’attenzione da un problema che bisogna invece risolvere ora – ha detto – non ho avuto in alcun caso stabilire un paragone tra la seconda guerra mondiale e le azioni di oggi del governo francese”.

www.ansa.it

Rom: Merkel smentisce Sarkozy

'Mai detto nulla su campi nomadi in Germania'

16 settembre, 21:11

Rom: Merkel smentisce Sarkozy (ANSA) - BERLINO 16 SET - Angela Merkel -dice il suo portavoce- non ha mai parlato a Sarkozy di campi nomadi in Germania, ne' durante il consiglio Ue, ne' a margine. 'Angela Merkel mi ha detto che avviera' smantellamenti di campi in Germania - aveva detto in precedenza il presidente francese -. Vedremo che cosa succedera'.... sono per sostenerla'.








ECONOMIA E LAVORO


www.controlacrisi.org

AVANZA IL GOLPE MONETARIO

LA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA FINISCE QUI


I Governi europei hanno trovato l'accordo. Dopo aver creato un meccanismo istituzionale che di fatto imporrà scelte di bilancio comuni basate sul contenimento della spesa sociale e sule riforme strutturali litigano per capire se usare la frusta o la mannaia, ma il percorso è oramai tracciato e ci parla di un'Europa ostile ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Ci parla di una Europa a due velocità dove i diritti ed il welfare sono vissuti come un'ingombro per la competitività neoliberista. Queste scelte fanno saltare definitivamente ogni ipotesi di patto sociale tra mondo del lavoro e capitalismo finanziario e ci portano ad una nuova fase delle relazioni industriali. Dopo aver salvato le banche che oggi speculano sui debiti sovrani i governi si apprestano ad imporre la dura logica del mercato e della competitività globale ai sindacati del vecchio continente.
Il fatto che i governi socialisti abbiano assecondato senza esitazioni questo processo la dice lunga sulla devastazione culturale e politica che ha oramai ridotto queste forze ad essere subalterne ad una destra che invece ha saputo cogliere la crisi economica per costruire un nuovo assetto istituzionale europeo. La manifestazione del 29 settembre dei sindacati europei diventa per questo ancora più importante per ricostruire una opposizione di classe che in chiave europea si misuri su questa sfida.

EUROPA-REGIONI: VERTICE UE, SU RIFORMA PATTO TUTTO A OTTOBRE (ANSA) - BRUXELLES, 16 SET - I 27 leader della Ue si avviano a dare il via libera all'introduzione del 'semestre europeò per la messa a punto delle Finanziarie dei vari Paesi della Ue. Mentre restano ancora aperte le questioni più spinose: da quella del debito a quella delle sanzioni per i Paesi che violano le regole del Patto di stabilità e di crescita. È quanto emerge dal progetto di conclusioni del vertice dei capi di Stato e di governo, in cui si rinvia al Consiglio di fine ottobre la decisione su tali nodi. I 27 esprimono «compiacimento per gli importanti progressi compiuti» dalla task force presieduta dal presidente Ue, Herman Van Rompyuy. «In particolare - si legge - per quanto riguarda il semestre europeo, lo sviluppo di un quadro di sorveglianza macroeconomia destinato a controllare e a correggere tempestivamente le divergenze e gli squilibri insostenibili in materia di competitività, e il rafforzamento dei quadri di bilancio nazionali». Il Consiglio sottolinea quindi «la necessità di mantenere l'impulso sulla riforma della governance economica e - si legge ancora - attende con interesse di ricevere per la riunione di ottobre 2010 la relazione finale della task force, contenente un pacchetto globale di misure destinate a orientare l'attività legislativa» .(ANSA).




www.repubblica.it

Elkann: "Per Fiat un'assemblea storica" Si vara oggi la scissione in due società

A Torino si delibera il nuovo assetto con la divisione fra l'auto e le attività industriali. La prima volta del nuovo presidente. Marchionne: "Inizia un nuovo capitolo, per i lavoratori un porto più sicuro"

Elkann: "Per Fiat un'assemblea storica" Si vara oggi la scissione in due società Il presidente della Fiat John Elkann (a destra) insieme al suo predecessore Luca Montezemolo

TORINO - ''E' un'assemblea storica per Fiat. Siamo chiamati a dar vita a due Fiat, una legata all'auto, che con Chrysler si è molto rafforzata, e l'altra Fiat Industrial, meno conosciuta, ma una delle società più grandi al mondo con 60mila dipendenti e 30 miliardi di euro di fatturato''. Così ha aperto l'assemblea straordinaria di Fiat in corso al Lingotto il presidente John Elkann ricordando che ''negli ultimi 10 anni'' del suo lavoro nel gruppo, ''iniziati in modo estremamente difficile'' ci sono anche stati ''momenti bui''. ''Molte cose sono cambiate - ha aggiunto - non perché sono cambiati i problemi ma il modo di affrontarli. Non si può più vivere nel mondo delle favole, ma nella realta', bisogna risolvere i problemi. In Fiat non abbiamo paura del futuro, quello che ci interessa è costruirlo''.
 
La scissione ''permetterà all'azienda di iniziare un nuovo capitolo della sua storia'', ha detto l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, intervenuto subito dopo. ''La scissione - ha detto tra l'altro - permetterà di risolvere una questione strategica, in questi anni spina nel fianco per la Fiat''. Le due società, ha proseguito, ''avranno maggiore libertà d'azione anche nel caso maturino possibilità di stringere alleanze''.

Questo è ''il momento giusto" per questa operazione, ha affermato Marchionne. ''Finora non lo avevamo fatto per il semplice motivo che dal 2004 abbiamo voluto mantenere inalterato l'assetto del gruppo perché era in corso un processo di ricostruzione della sua capacità di generare profitti. Ora il processo è completato, e il business dell'auto, grazie alla partnership con Chrysler, ha raggiunto una massa critica per muoversi in modo autonomo''.

Dall'assemblea è assente l'ex presidente del gruppo, Luca Cordero di Montezemolo, tuttora membro del consiglio di amministrazione. La situazione nell'azionariato vede Exor con una quota del 30,42%, Capital Research al 4,77%, Blackrock al 2,83%, Norges Bank al 2,02%. Le azioni proprie detenute dal gruppo sono pari al 3,23%.

''Grazie a quello che è stato fatto in questi anni, grazie agli sviluppi tecnologici che ha raggiunto e grazie all'accordo con Chrysler, Fiat non ha più bisogno di stampelle e può essere lei stessa artefice del proprio destino. Oggi portiamo le lancette avanti nel tempo. La nostra azienda, o meglio le nostre aziende, potranno muoversi ad una velocità notevolmente più rapida di quanto non abbiano mai fatto'', ha proseguito l'Ad. ''Nella vita ci sono momenti in cui tutti compiamo salti evolutivi, sono i momenti più importanti perché costringono a crescere, danno forza per cambiare e migliorare. La giornata di oggi é per Fiat uno di quei salti evolutivi, qiesta è un'operazione che parla di impegno e di ambizione. Vi abbiamo presentato la formazione di due aziende che avranno finalmente la piena libertà di muoversi per conto proprio, due aziende che hanno la capacità e la determinazione per competere a livello internazionale''.

''Mi rendo conto che scelte del genere, che presentano implicazioni di così ampia portata, non sono facili da compiere -ha detto ancora l'Ad del Lingotto- penso soprattutto alla reazione emotiva che ci può essere all'idea di perdere l'identità di un gruppo che ha operato come un tutt'uno per più di un secolo. Ma come i leader della Fiat che ci hanno preceduti hanno avuto la lungimiranza e la tenacia di sviluppare questi business, anticipando i cambiamenti del mercato, anche noi abbiamo l'obbligo di fare lo stesso. Di fronte alle trasformazioni nel mercato non possiamo più permetterci il lusso di guardare alle nostre attività riducendo la prospettiva ai confini storici o ai domicili legali".

Il gruppo Fiat dopo la scissione da Fiat Industrial avrà un indebitamento netto industriale di circa 2,5 miliardi di euro, mentre la liquidità sarà di circa 10 miliardi.
L'indebitamento netto industriale - ha precisato Marchionne - sarà ripartito in misura uguale tra i due gruppi. Considerando il target di 5 miliardi per il 2010, entrambi i gruppi inizieranno a operare con un debito di 2,5 miliardi di euro. La liquidità sarà ''forte e commisurata alle rispettive necessità finanziarie'', pari a 10 miliardi per Fiat e 3 miliardi per Fiat Industrial. I bond rimarranno in capo alle società che li hanno emessi, che non rientrano nel perimetro oggetto dell'operazione; Fiat sarà così titolare di bond per 9 miliardi, Fiat Industrial per 2 miliardi. Sul fronte dei servizi finanziari Fiat avrà un indebitamento netto consolidato di 1,5 miliardi, Fiat Industrial di 10 miliardi. 

Le tre classi di azioni Fiat Industrial inizieranno ad essere negoziate alla Borsa di Milano dal 3 gennaio 2011. ''Entro la fine del mese di settembre verrà richiesta l'ammissione alla quotazione. L'attesa è che sia approvata prima della fine di novembre: questo permetterà di stipulare l'atto di scissione a metà dicembre e di rendere efficace l'operazione a partire dal primo gennaio 2011'', ha spiegato Marchionne.

Il progetto ha concluso Marchionne, rappresenterà ''un porto molto più sicuro'' per quanti lavorano nel gruppo. "Alla fine di tutto, l'obbligo che hanno i leader di un'azienda non è solo verso il patrimonio che gestiscono, ma soprattutto verso le persone che vi lavorano. Questo progetto è un modo per assicurare loro, nel medio e nel lungo termine, un porto più sicuro''.



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Melfi-Roma, diario di viaggio di tre operai Fiat

di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte, Marco Pignatelli

Giorno 2 - Partiamo ancora da Rionero. Sono le 7.45. Prendiamo Marco a Potenza e alle otto e mezza siamo già in viaggio verso lo stabilimento Fiat di Cassino. Arriviamo, dopo una breve sosta per prendere un caffè, alle 11.45. Ancora una volta riceviamo un’accoglienza bellissima da parte dei presenti. Ci colpisce non soltanto la solidarietà ma l'attenzione per la nostra vicenda. Quando gli operai ci stringono la mano, la presa è forte, genuina, sincera. Tutti ci chiedono di parlare, di intervenire con il microfono.

VIDEO-REPORTAGE:

- PRIMA TAPPA (FOGGIA) 

- SECONDA TAPPA (CASSINO)

L'emozione è tanta. Quasi ci tremano le gambe di fronte a tanta partecipazione. Ma forti delle nostre ragioni e della verità dei fatti, prendiamo la parola. E che motivo di orgoglio vedere tanti lavoratori ascoltare e applaudire. E soprattutto stiamo attenti ad ogni parola che diciamo. La cosa che rende più vera e impagabile questa nostra marcia è l'incontro con le diverse generazioni. Con operai e studenti. I primi ad avvicinarsi sono loro.

Ci accoglie un gruppo di studenti con delle magliette con su scritto più o meno "il diritto allo studio è sapere, democrazia, libertà, progresso". Ci dicono «siamo figli di operai e sappiamo benissimo che cosa state sopportando. Proprio per questo vi portiamo la solidarietà di tutti gli studenti». Poi incontriamo degli operai che invece hanno più anni di noi. Con delle tessere diverse dalle nostre ma non per questa ragione meno consapevoli che questo non è il modo per andare avanti.

Uno di loro ci dice, senza alcun giro di parole, che «i segretari di alcune organizzazioni si siedono a tavola con il più forte illudendosi di poter dividere il pranzo. Ma quando non saranno rimaste che le briciole non gli consentiranno neppure di leccarlo quel piatto. E allora non ce ne sarà più per nessuno. Soprattutto per i lavoratori».

Siamo avvicinati da altri operai, questa volta molto più giovani di noi. Sicuramente più giovani di Giovanni. Uno di loro ci dice: «Ragazzi scusateci!». E, nel vedere la meraviglia sui nostri volti, aggiungono, «scusateci perché sebbene tutti siamo indignati per quanto vi sta accadendo, molti di noi si lasciano sopraffare dalla paura delle possibili rappresaglie dell'azienda e non capiscono che è proprio su questa paura che si fonda la forza dei padroni».


Ci allontaniamo tra gli abbracci e le strette di mano e sentiamo gridare: «Grazie della vostra presenza qui perché ci ha rafforzati tutti ed allo stesso tempo ha indebolito i prepotenti!». Ripartiamo quindi alle 14.30 da Cassino. Siamo diretti verso Cosenza, la prossima destinazione del viaggio. Nel tardo pomeriggio è previsto un incontro nella sala del consiglio comunale, promosso da Sinistra Ecologia Libertà e dal titolo “Melfi-Italia”. Durante questo nuovo viaggio di trasferimento abbiamo modo di riflettere e parlare di questa nostra marcia.


L'impressione condivisa è che iniziative come queste contribuiscano a focalizzare l’attenzione sui problemi, che servano a far crescere tra i lavoratori la consapevolezza della loro condizione. C'é una domanda di maggiore democrazia e partecipazione. Ed è proprio questo pensiero che ci rinfranca e ci rafforza in vista delle prossime impegnative giornate.

www.rassegna.it

Fiat: Marchionne, spin off porto sicuro per lavoratori

Il progetto di scissione "è un modo per assicurare ai lavoratori, nel medio e nel lungo termine, un porto molto più sicuro". Lo ha affermato l'ad della Fiat Sergio Marchionne chiudendo la sua relazione all'assemblea degli azionisti. "Il modo migliore per comprendere il valore dell'operazione - ha aggiunto – è considerare le opportunità di sviluppo personale che potrà offrire ai nostri lavoratori".



www.rete28aprile.it

Caro Epifani, così non va proprio PDF Stampa E-mail

di Giorgio Cremaschi
All’inizio poteva sembrare la classica notizia forzata e gonfiata dalla stampa. E invece no. E’ proprio la verità. Nel giorno in cui la Federmeccanica, Fim, Uilm e Ugl si sono incontrate per cominciare a distruggere il contratto nazionale, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, attacca la Fiom.
L’intervento del segretario della Cgil all’attivo dei delegati emiliani, è un atto di autentico autolesionismo della più grande organizzazione sindacale italiana. Di fronte alla gravità di quello che sta avvenendo in questi mesi, Gugliemo Epifani parla di rischio di nuova sconfitta. E per questo chiede alla Fiom di non isolarsi. E’ la cancellazione della realtà. (...)
La realtà è quella di un attacco brutale ai diritti del mondo del lavoro che ha la complicità della Cisl e della Uil e sul quale sinora il gruppo dirigente nazionale della Cgil ha balbettato. La Cgil è in realtà persino più isolata della Fiom, perché pur facendo tutti i suoi distinguo dall’organizzazione dei metalmeccanici non è riuscita fino ad ora ad ottenere nulla. Al congresso della Cgil Guglielmo Epifani ha aperto il dialogo, come oggi si dice, con Cisl, Uil, Confindustria e anche il Governo. Il risultato è che tutti costoro si sono incontrati subito dopo per concordare i tagli alla spesa pubblica senza degnare la Cgil neppure di una telefonata. Si chieda Guglielmo Epifani perché i suoi messaggi sono irrisi o solo strumentalizzati e perché il mondo delle imprese chieda alla Cgil una sola cosa: mettere in ordine la Fiom. Naturalmente senza neppure provare a offrire qualcosa in cambio.
No, l’intervento di Epifani non va proprio, è il segno di una crisi profonda del gruppo dirigente dell’organizzazione ed è anche un elemento di rottura con tutto il popolo che si sta preparando a manifestare il 16 ottobre. E’ evidente che dentro la Cgil bisogna riaprire un confronto politico a tutto campo, perché così il gruppo dirigente della Cgil potrà anche riuscire a danneggiare la Fiom, ma sicuramente danneggerà anche tutta l’organizzazione.


www.esserecomunisti.it

I ricercatori, «non cediamo al ricatto difendiamo l'università pubblica»

di Paolo Persichetti su Liberazione

Un suicidio nell'università di Palermo. Prosegue il ricatto del rettore di Bologna. Venerdì 17 assemblea nazionale a Roma, alla Sapienza

i chiamava Norman Zancone, aveva 27 anni ed era dottorando presso l'università di Palermo. Si è ucciso gettandosi da un terrazzo del settimo piano della facoltà di lettere. «Per me non c'è futuro», ha detto prima di lanciarsi nel vuoto. Il giovane stava ultimando un dottorato in filosofia del linguaggio ma negli ultimi tempi era molto depresso di fronte all'assenza di prospettive per il suo futuro. Questo gesto estremo da voce in modo drammatico al malessere profondo che attraversa il mondo della scuola e dell'università dopo l'arrivo della "controriforma" Gelmini. Spiega Stefania Tuzi, ricercatrice alla Sapienza, che i ricercatori sono tra le figure più penalizzate dai nuovi dispositivi legislativi. «Abbiamo il futuro assolutamente sbarrato», dice. I prossimi concorsi causa la penuria economica non partiranno prima di dieci anni e nel frattempo ci sarà l'introduzione del ricercatore a tempo determinato, 3+3, assunto per chiamata. «Non è vero che questa riforma metterà fine al baronaggio favorendo il merito, accadrà l'esatto contrario». Nella legge si parla di nuovi criteri di valutazione sulla ricerca qualificata ma con l'obbligo di fare didattica, «ma in questo modo non si capisce dove si potrà trovare il tempo di fare ricerca». Come se non bastasse, a decidere saranno i privati e non più di tre-quattro docenti ordinari che avranno in mano l'intera governance delle università. I ricercatori sono estromessi da qualsiasi decisione. Non solo, «ma i privati - aggiunge - avranno la possibilità di aprire e chiudere corsi di laurea, chiamare persone sulla base di criteri costruiti ad hoc». In sostanza subentra la privatizzazione del reclutamento. «Per vincere un concorso ho fatto anni di precariato. Dottorato, postdottorato, master e il concorso è durato tre giorni. Noi chiediamo di esser valutati non l'arbìtrio». La controriforma Gelmini non è solo un carro armato lanciato contro chi fa ricerca, ma è una vero tentativo di guerra finale contro il diritto allo studio. «Per gli studenti è previsto il prestito d'onore. Per studiare dovranno indebitarsi. Secondo i calcoli fatti dal Consiglio nazionale universitario i figli degli impiegati non potranno più accedere all'università». I privati avranno anche il potere di vendere le proprietà immobiliari delle università. «Hai idea di quanti terreni possiede l'università di Tor Vergata? Nessun privato concede finanziamenti all'università a fondo perduto. Lo dimostra il fatto che già oggi le università private vivono con i finanziamenti pubblici, più le rette. I privati sono interessati a poche cose, principalmente i beni immobili degli atenei che sono enormi e pregiati, situati in zone della città con un alto valore immobiliare. Questi vogliono soltanto smantellare l'università pubblica». A chi li accusa di non voler insegnare, rispondono che l'indisponibilità alla didattica «non è uno sciopero. Semplicemente abbiamo cessato da fare volontariato a titolo assolutamente gratuito». Oggi l'università italiana si regge grazie alla buona volontà. «L'unico modo per farlo capire è stato smettere di fare quello che la legge non prevede. Dopodiché siamo 24 mila e così si fermano gli atenei. Qualcuno dovrà pur rendersi conto che l'università è fatta solo di precari e di gente che fa volontariato». C'è un dato impressionante: a breve andranno in pensione il 35% dei professori che non saranno sostituiti. «Questo vuol dire che i prossimi anni accademici non saranno più in grado di portare a termine le lauree. La nostra è una battaglia per una università libera, pubblica e aperta». I ricercatori si danno appuntamento per un incontro nazionale venerdì 17, ore 10,30, alla Sapienza (facoltà di Chimica).


Notiziario

da www.rassegna.it

Fiat: Landini (Fiom), Lingotto non applica le leggi

La Fiat "continua a rifiutarsi di applicare le leggi di questo Stato. E' stata condannata per comportamento antisindacale e invece siamo ancora di fronte al fatto che si vuole non applicare le leggi impedendo ai lavoratori di svolgere il proprio lavoro. E' un attacco alla democrazia e ai diritti delle persone che lavorano". Sono le parole il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, che ha accolto l'arrivo dei tre operai dello stabilimento di Melfi Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli che hanno concluso oggi a Roma la loro marcia per protestare contro il loro licenziamento.

"Nonostante gli importanti interventi del presidente della Repubblica e del cardinale Bagnasco -ha aggiunto Landini – continuiamo ad avere la più grande azienda del nostro paese che, all'interno dei suoi stabilimenti, non vuole applicare la legge dello Stato. E' una cosa gravissima e inaccettabile".

Il segretario del metalmeccanici ha affrontato la questione della revoca del contratto, che scadeva nel 2011, da parte di Federmeccanica: "in questi giorni c'è una trattativa che punta a cancellare il contratto nazionale del 2008, cosa che avviene nel più completo disprezzo delle regole democratiche. La stranezza è che tutti parlano di lavoro, di lavoratori e di imprese, gli unici a non poter parlare sono i lavoratori. La Fiom ha avanzato due proposte. La prima a Fim e Uilm, proponendo una consultazione straordinaria per far decidere ai lavoratori italiani se continuare o meno la trattativa. La risposta è stata 'no'. Poi a Federmeccanica di sospendere le trattative e accettare una regola per cui gli accordi valgono se la maggioranza dei lavoratori li ha approvati, per evitare la pratica degli accordi separati. Anche in questo caso, la risposta è stata no".

Marcegaglia: resto ottimista su trattativa metalmeccanici

"La trattativa e' complessa ma resto ottimista sul fatto che alla fine riusciremo a trovare una soluzione". Lo ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a margine di un convegno del Centro studi, parlando del contratto dei metalmeccanici. "Stiamo ragionando- ricorda- per cercare, non solo per la Fiat, ma per tutte le imprese metalmeccaniche del Paese, di avere regole che rendano più competitive e flessibili le imprese e dall'altra parte, dove ci sarà maggiore crescita, di pagare salari maggiori".

Incidenti lavoro: Alto Adige, muore travolto da albero

Un contadino è morto schiacciato da un albero mentre era al lavoro in un bosco dell'Alto Adige. La disgrazia è avvenuta a Racines, paesino poco distante da Vipiteno. Sono immediatamente intervenuti i soccorritori, giunti da Bolzano con un elicottero, ma per l'uomo, di cui ancora non è stato reso noto il nome, ormai non c'era più nulla da fare. È il secondo incidente del genere avvenuto in Alto Adige nel corso di una settimana.

Incidenti lavoro, muore schiacciato da trattore

L'infortunio ad Acri, nel cosentino, la vittima aveva 29 anni

È morto in un incidente con il suo trattore mentre stava percorrendo una strada interpoderale. La vittima è Francesco Sposato, 29 anni, di Acri (Cosenza). Il giovane stava rientrando nella sua abitazione quando, per cause in corso di accertamento, il mezzo pesante si è ribaltato, schiacciandolo. Ne dà notizia l'Ansa.

Incidenti lavoro: La Spezia, muore travolto da gru

Un operaio di 40 anni, Claudio Bonfante, è morto nella tarda serata di ieri (15 settembre) all'ospedale Sant'Andrea della Spezia per le ferite riportate in un infortunio avvenuto nel pomeriggio nel cantiere nautico Valdettaro della Spezia. L'uomo, che lavorava per la ditta De Nicola, è stato travolto da una putrella di ferro mentre smontava con alcuni colleghi un carro ponte. "Non posso che fare mie le parole del presidente Napolitano, che recentemente ha parlato di 'diffusa indignazione' per il ripetersi degli incidenti mortali sul lavoro, un dramma che riguarda purtroppo troppo spesso anche la nostra regione", ha detto il governatori della Liguria, Claudio Burlando.

Contratti, rinnovato ccnl piccole e medie imprese alimentari

Circa 40 mila i lavoratori interessati, aumento medio 142 euro

Dopo sei mesi di trattative le organizzazioni sindacali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil e le controparti imprenditoriali Confapi e Unionalimentari hanno raggiunto oggi (16 settembre) l’intesa per il rinnovo del Ccnl della piccola e medio impresa alimentare, scaduto lo scorso dicembre e che interessa circa 40.000 addetti su tutto il territorio nazionale.

L’intesa segue lo schema del rinnovo del Ccnl dell’industria e della cooperazione alimentare e non presenta alcuna deroga. Prevede, invece, la durata triennale del contratto e un aumento salariale di 142 euro che sarà erogato in quattro tranches. È stata rafforzata, inoltre, la contrattazione di secondo livello e sono state apportate modifiche migliorative ad alcuni capitoli della parte normativa come quelli che disciplinano la sicurezza sul lavoro, gli appalti e le pari opportunità.

"L’ottimo risultato raggiunto - ha dichiarato il segretario nazionale della Flai Antonio Mattioli - è il frutto di una trattativa lunga e complessa durante la quale le controparti hanno provato a più riprese ad inserire nel testo alcuni contenuti fondamentali dell’accordo separato del 22 gennaio come le deroghe contrattuali, che siamo riusciti a respingere. Le organizzazioni sindacali invece hanno fatto prevalere la storia negoziale di questa categoria ottenendo ancora una volta un rinnovo unitario e positivo per i lavoratori sia dal punto di vista economico che normativo".

"L’aumento salariale – ha aggiunto il segretario nazionale della Flai - è particolarmente significativo perché consente a tutti i lavoratori occupati nelle piccole e medio aziende alimentari il pieno recupero del potere d’acquisto. L’accordo è la dimostrazione che la Cgil promuove e sostiene accordi che confermano la centralità del contratto nazionale di lavoro e che riconsegnano al lavoro dipendente la valorizzazione e la dignità che gli spetta".

Contratti, Filcams presenta piattaforma terziario

Primo round il 21 settembre

La Filcams Cgil ha inviato alle controparti – Confcommercio e Confesercenti - la piattaforma per il rinnovo del contratto collettivo nazionale del Terziario, Distribuzione e servizi approvata dalle lavoratrici e lavatori del settore. È quanto si apprende in una nota dell'organizzazione. Negli ultimi due mesi sono state organizzate su tutto il territorio nazionale, circa 2.000 assemblee, su poco meno di 120mila lavoratori, quasi 40mila hanno espresso il loro giudizio. Il testo è stato approvato dal 95% delle lavoratrici e lavoratori; il restante 5% si divide tra i contrari e gli astenuti.

“È stata un’importante prova di democrazia e partecipazione” ha dichiarato Franco Martini segretario generale della Filcams all’apertura dell’assemblea delle delegate e dei delegati del settore che si è svolta a Roma martedì scorso. La trattativa con le parti datoriali prenderà il via il 21 settembre prossimo. Per la prima volta il settore si trova ad affrontare il rinnovo con le organizzazioni sindacali separate, almeno nella presentazione delle piattaforme. Cisl e Uil infatti già a giugno hanno inviato le loro proposte alle parti datoriali.

“Una trattativa difficile e incerta - ha affermato Martini - che la Filcams affronterà anche con la consapevolezza delle difficoltà del risultato, ma che sarà condotta sempre con lo stesso obiettivo di partecipazione e democrazia, portando a conoscenza delle strutture e dei lavoratori l’andamento del negoziato.” La sigla di categoria ha approvato e inviato anche la piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale della Cooperazione.

Trasporti: Campania, addio abbonamenti agevolati

"Continuano gli attacchi al diritto allo studio. Non bastano i recenti tagli del 25%, non basta il blocco dei fondi per lo studentato di via Brin a Napoli: ora anche il blocco dei fondi per le agevolazioni sulle tariffe e gli abbonamenti ai trasporti Unico Campania". A denunciarlo è uno nota diffusa dalle organizzazioni studentesche regionali Unione degli Studenti, Link Sindacato Universitario e Unione degli Universitari, assieme con la Cgil di Napoli e della Campania, nella quale si fa riferimento alla "inerzia della Giunta Regionale in merito al diritto allo studio e particolarmente in merito al diritto alla mobilità".
Le organizzazioni chiedono il "ripristino immediato delle agevolazioni sugli abbonamenti mensili e annuali per le categorie che ne hanno sempre beneficiato: studenti, pensionati ed invalidi e lavoratori a basso reddito". "In un momento in cui la crisi economica si fa sentire ancor di più - conclude il comunicato - il taglio sulle agevolazioni riferite alla mobilità colpisce fortemente non solo i soggetti direttamente coinvolti, ma anche e soprattutto le famiglie".

Scuola: io, precario supplente a Barcellona

Per cinque anni ha ottenuto il rinnovo dell'incarico per insegnare italiano e latino in provincia di Ancona. Ma con la riforma Gelmini non lo ha più, per cui ha accettato una breve supplenza al liceo scientifico statale italiano di Barcellona. Protagonista di questa storia è Francesco Accattoli, 33 anni, di Osimo, che oggi (16 settembre) ha tenuto la prima di alcune lezioni all'aperto, ad Ancona, organizzate dalla Flc Cgil contro i tagli all'istruzione pubblica. "Rompiamo il muro di silenzio: oggi v'insegnamo noi!' è lo slogan dell'iniziativa cui hanno aderito anche Fiom, Spi e gli studenti univesritari di Udu e Gulliver.
A margine della lezione, il giovane professore commenta l'infinita attesa per una cattedra e la decisione di accettare la supplenza in Spagna che si concluderà con la nomina del docente di ruolo da parte del ministero. "Chiediamo di ridare importanza alla scuola, all'istruzione - dice -. Tagliare in questo modo significa impoverire la società e l'economia togliendo ogni prospettiva ai precari tenuti in una squallida situazione di 'coma farmacologico'. Siamo qui anche per mostrare la nostra professionalità". La Gelmini promette di riassorbire i precari in otto anni? "Ci sono scuole senza banchi e carta igienica, dire che si potranno riassorbire i precari sembra uno slogan dell'ultima ora".

Alitalia: Sabelli, obiettivo 2010 dimezzare perdite

foto di Attilio Cristini (immagini di Attilio Cristini)

Per il 2010 l'Alitalia ha l'obiettivo di dimezzare le perdite rispetto ai 274 milioni di perdite operative del 2009 e resta 'inchiodata al break even nel 2011 senza aumento di capitale, questo è il nostro salto triplo mortale". A dirlo è l'amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli, a margine di un convegno sul trasporto aereo organizzato dalla Fit Cisl.






Sanità: dopo 56 mesi, firmato contratto privati laici

Firmato il contratto per i lavoratori della sanità privata 'laica', atteso da oltre 56 mesi. L'associazione delle strutture sanitarie Aiop ha siglato infatti con i sindacati Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl il contratto 2006-2007. Il nuovo accordo prevede un incremento di 103 euro medi mensili, a partire dalla retribuzione del mese di settembre 2010.

"Un risultato importantissimo, atteso con ansia dai lavoratori per lungo tempo", sottolineano con soddisfazione i segretari generali Rossana Dettori (Fp-Cgil), Giovanni Faverin (Cisl-Fp) e Giovanni Torluccio (Uil-Fpl) che hanno chiuso ieri sera "una vertenza difficile e complicata". Ma la vicenda, dicono le associazioni sindacali, "si chiude con un risultato che restituisce dignità al lavoro dei tanti operatori in servizio nelle strutture sanitarie Aiop e valore all'unicità del contratto nazionale".




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di Ferdinando Pelliccia 

Disordini e manifestazioni per profanazione Corano

Non si placa la rabbia dei musulmani che anche oggi in varie parti dell’Islam sono scesi in strada per manifestare contro il proprio governo e contro le provocazioni, giunte nei giorni scorsi dagli Stati Uniti, relative a casi di profanazione di pagine del Corano, il libro sacro dei musulmani. 
 
Disordini si sono registrati un pò dovunque. Una protesta nata spontaneamente, ma che ora è ‘orchestrata’ dai gruppi radicali islamici e dimostra che la tensione politica covava sotto la cenere da anni e questa provocazione ha finito solo per agire da detonatore infiammando gli animi.
 
Un disordine che però, è anche figlio dell’odio che alcune popolazioni musulmane di Paesi come India, Pakistan, Somalia e Afghanistan nutrono per l’Occidente cristiano e recentemente alimentato dalle minacce del pastore Terry Jones di bruciare copie del Corano. Jones ha poi, rinunciato, ma due predicatori evangelici hanno dato fuoco a due copie del Corano a Springfield nel Tennessee e ci sarebbero stati anche altri emuli a New York, Washington e in Australia. Un gesto che è stato considerato dal mondo islamico un ‘insulto’.
 
Un insulto che è giunto in concomitanza con la fine del Ramadan ed ha dato lo spunto a centinaia di migliaia di musulmani, in varie parti del mondo, a scendere in strada e prendere parte alle proteste contro i roghi del corano. In verità in molti casi si tratta di azioni speculative di gruppi radicali islamici che da anni combattono per il separatismo in nome dell’Islam. I Talebani in Afghanistan e India, e gli al Shabaab in Somalia. Folle inferocite per le minacce del pastore americano da giorni sfidando le autorità dei loro Paesi e stanno mettendo a soqquadro intere città.  
 
Centinaia di persone sono scese stamani in piazza a Kabul, Mogadiscio e nel Kashimir indiano. Nella capitale afghana i manifestanti hanno messo in atto una sassaiola contro i poliziotti in assetto antisommossa che hanno risposto ricorrendo all’uso degli idranti ed anche delle armi, ma solo per sparare colpi di avvertimento in aria. I manifestanti hanno scandito slogan contro l'America e hanno dato fuoco ad alcuni copertoni per bloccare una strada.
 
Nel fine settimane in Afghanistan in altre manifestazioni anti USA c'erano stati due morti. A tre giorni dalle elezioni legislative nel Paese, che si svolgeranno sabato prossimo, i manifestanti  mostravano anche alcuni cartelli in cui chiedevano l'annullamento delle elezioni legislative e la chiusura dell'ambasciata americana a Kabul. Sono stati bruciati anche i manifesti di molti candidati alle elezioni. Nel corteo vi erano anche gruppi di persone che sventolavano bandiere con i simboli del movimento talebano. Gli stessi che hanno annunciato che chiunque si recherà alle urne sarà un obiettivo.
 
Sono numerose le proteste contro l'iniziativa del reverendo Jones che si stanno registrando da giorni in tutto il mondo islamico. In centinaia sono scesi in piazza a protestare anche a Mogadiscio capitale somala.
Una manifestazione organizzata dagli al Shabaab, il gruppo islamico filo al Qaeda che controlla gran parte di Mogadiscio e del resto del Paese. Gli slogan e gli striscioni erano tutti dai contenuti antiamericani. Manifestazioni analoghe si sono registrate anche in altre città della Somalia controllate dagli integralisti islamici. Altre manifestazioni contro la minaccia di bruciare copie del Corano, si sono verificate sempre oggi anche nel Kashmir indiano dove è salito a tre il numero di morti degli scontri avvenuti stamane.
 
La polizia ha aperto il fuoco su un corteo di protesta a Mendhar, un villaggio a maggioranza indù della regione dello Jammu, a sud della vallata himalayana dove da alcuni giorni è in vigore un rigoroso coprifuoco. E’ la prima volta che in questa parte del Paese si registrano disordini il che porta a pensare che la rivolta separatista iniziata lo scorso giugno si stia allargando sospinta dai venti soffiati dagli islamisti sulla questione roghi corano.
Finora, dall'inizio delle manifestazioni separatiste anti-governative, i morti sono stati 90.

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Il Papa in Scozia: “Uno choc per me le rivelazioni sugli abusi dei preti”

 
di Alessandro Bongarzone
 
EDIMBURGO - Benedetto XVI è arrivato, questa mattina, attorno a mezzogiorno, nella capitale scozzese da dove inizierà il suo viaggio nel Regno Unito, il 17° dall’inizio del suo pontificato. 
Un viaggio, che durerà quattro giorni, diverso dal solito, in cui la visita pastorale - “per confermare i fratelli nella fede” come recita il solito comunicato della sala stampa vaticana - è separata da quella ufficiale da un confine sottilissimo tant’è che, contrariamente dai precedenti viaggi, ad attenderlo sotto alla scaletta dell’aereo, partito da Ciampino poco dopo le 8 e 30, c’era - anche questo fatto insolito - il principe consorte della regina Elisabetta, Filippo di Mountbatten, duca di Edimburgo.

L’incontro con Elisabetta II
Appena toccato il suolo britannico, dunque, il pontefice romano è stato scortato in una delle tante residenze estive della casa reale inglese, il castello di “Holyroodhouse” (Santa Croce”, dove lo attendeva la regina Elisabetta. Qui, ricevuto con gli onori militari e l’esecuzione degli inni nazionali dei due stati “sovrani”, si è svolta la cerimonia ufficiale con cui la sovrana ha accreditato presso il papa le numerose personalità intervenute: dal vice primo ministro, il liberal democratico Nick Clegg, al “first minister” di Scozia, il capo del Partito Nazionale Scozzese, Alex Salmond.

Al termine della cerimonia di benvenuto, Benedetto XVI ha avuto un colloquio privato con la regina e il principe consorte, al termine del quale si sono tenuti i discorsi ufficiali davanti alle autorità.

La regina: "maggiore fiducia tra le fedi" 
L’84 enne regina, nel suo messaggio di benvenuto ha ricordato i suoi incontri con i precedenti pontefici soffermandosi, in particola modo, sui numerosi cambiamenti dai tempi della visita di papa Woitjla, nel 1982. 
Quindi Elisabetta II ha reso omaggio al ruolo della Chiesa cattolica nel sostegno alle fasce povere della popolazione e soprattutto per il suo impegno nel settore dell'istruzione e nella lotta alla povertà. 

“La Santa Sede continua ad avere un ruolo importante nei temi del diritto internazionale in appoggio alla pace e nella soluzione di problemi come la povertà e il cambiamento climatico” ha, quindi, concluso la regina, augurando a Benedetto XVI “a nome del popolo della Gran Bretagna la visita più fruttuosa e memorabile” nel Regno Unito ed auspicando “una maggiore fiducia reciproca tra le fedi”. 

Il discorso del papa
Benedetto XVI, nella sua replica, è voluto partire dalla lotta eroica degli inglesi contro il nazismo che - secondo il papa - deve fare da modello per quella che, anche oggi, si deve ingaggiare contro il tentativo di rimpicciolire l'uomo privandolo della dignità che gli deriva dall'essere figlio di Dio. “La Gran Bretagna e i suoi capi - ha detto papa Benedetto -si opposero a una tirannia nazista che aveva in animo di sradicare Dio dalla società e negava a molti la nostra comune umanità, specialmente gli ebrei, che venivano considerati non degni di vivere”. 

Lo stesso atteggiamento il regime hitleriano lo assunse, ha ricordato Ratzinger, “verso pastori cristiani e verso religiosi che proclamarono la verità nell'amore; si opposero ai nazisti e pagarono con la propria vita la loro opposizione. Oggi il Regno Unito - ha proseguito il papa - si sforza di essere una società moderna e multiculturale. In questo compito stimolante - si è augurato - possa mantenere sempre il rispetto per quei valori tradizionali e per quelle espressioni culturali che forme più aggressive di secolarismo non stimano più, né tollerano più”.

Con i giornalisti sull’aereo
Non una parola, né alcun riferimento, ha pronunciato il papa sulla spinosa questione della pedofilia che, invece, aveva affrontato coni giornalisti accreditati, sull’aereo che lo portava in Scozia.

Uno choc le rivelazioni sugli abusi dei preti
“Innanzitutto devo dire - ha affermato Benedetto XVI - che queste rivelazioni sono state per me uno choc, sono una grande tristezza. E' difficile capire come questa perversione del ministero sacerdotale sia possibile. Il sacerdote - ha aggiunto - nel momento dell’ordinazione, preparato per anni a questo momento, dice sì a Cristo, accetta di farsi la sua voce, la sua bocca, la sua mano e servire con tutta l’esistenza perché il Buon pastore che ama, aiuta e guida alla verità sia presente nel mondo”. 

“Come un uomo che ha fatto e detto questo - ha osservato Ratzinger - possa poi cadere in questa perversione è difficile capire, è una grande tristezza, una grande tristezza anche che l’autorità della Chiesa non fosse sufficientemente vigilante e non sufficientemente veloce, decisa nel prendere le misure necessarie”.

Prima di tutto le vittime
Il papa ha, poi, spiegato ai giornalisti che “Per tutto questo siamo in un momento di penitenza, di umiltà, di rinnovata sincerità come ho scritto ai vescovi irlandesi. Mi sembra che adesso dobbiamo realizzare proprio un tempo di penitenza, un tempo di umiltà e rinnovare, reimparare l’assoluta sincerità”.

Rispetto alle vittime, il papa ha affermato che esse rappresentano “il primo interesse rispetto a “come possiamo riparare, che cosa possiamo fare per aiutare queste persone a superare questo trauma, a ritrovare la vita, a ritrovare anche la fiducia nel messaggio di Cristo. L'impegno per le vittime - ha concluso il papa - è la prima priorità con aiuti materiali, psicologici e spirituali”.

In viaggio verso Londra
Al termine degli incontri di Stato, Benedetto XVI si è intrattenuto a pranzo con il primate di Scozia, il cardinale Keith O’Brien, nella residenza arcivescovile. 

Nel pomeriggio, quindi, papa Ratzinger si trasferirà a Glasgow per presiedere la prima messa del viaggio - nel “Bellahouston Park” - al termine della quale, dall’aeroporto internazionale di Glasgow, partirà alla volta di Londra dove giungerà in serata.

Una visita contestata
Nella Capitale inglese, il clima per il pontefice sarà sicuramente più ostile di quello trovato nella ovattata Edimburgo, stante i fronti di polemica aperti con la Chiesa cattolica e l’aperta diffidenza, quando non aperta ostilità che, sia i media che i cittadini inglesi, hanno mostrato ancora in questi giorni per la visita del Papa. 

In primo piano - ovviamente - c’è lo scandalo pedofilia rispetto al quale, è probabile, che le parole di oggi non siano bastate.

Molte sono, poi, le contestazioni per i costi altissimi dell’apparato di sicurezza del Papa, in un momento di crisi come quello attuale mentre, si confermano le critiche all’intera politica del Vaticano in tema di: preservativi, aborto, diritti gay, sacerdozio femminile.
Tutti aspetti, questi ultimi, evidenziati in una lettera pubblicata dal quotidiano inglese “The Guardian” e sottoscritta da 50 intellettuali.



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