13 settembre 2010




Dire che il dissenso non è democratico, è come dire che

la democrazia non ammette dissenso











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Berlusconi a caccia di deputati.

Il lavoro sporco di Nucara, (Pri) sconfessato da La Malfa

Di Carlo Sandri

Fino al giorno 28 settembre dovremmo sorbirci il tormentone. Berlusconi dirà che non ci sono problemi, tutti allineati, tutti concordi con lui, pace con i finiani che voteranno tutto, anche se  chiedessero loro di suicidarsi, Fini è bello e sistemato ci hanno pensato le nostra gazzette. Per tre anni sarà il bengodi, faremo riforme ovunque e per chiunque, prima di tutto però si dovrà mettere in sicurezza Berlusconi, lui come noto non parla quasi mai in prima persona, per pudore si dice. Certo c’è Bossi, ma basta potarlo a cena, fallo giocare con il federalismo, con l’acqua del Po e anche lui al voto anticipato non ci pensa più. Anche stasera una cena ad\ Arcore. Non più un testa a testa, ma allargata.

E’ giusto che anche i cortigiani godano. La cena sarà allietata dalle notizie fornite da un dirigente di calibroesante, un tal Francesco Nucara, segretario inventato di un inesistente partito repubblicano. Lo dice lui stesso che ricopre questo ruolo grazie a Berlusconi. La Malfa lo considera una vera e propria vergogna, non lo riconosce e si indigna per il lavoro sporco  che sta svolgendo per il cavaliere: comprare deputati per arrivare a quota 316, non uno di più, non uno meno che renderebbe superflui i voti dei finiani.Con questo gruppo “ di responsabilità nazionale”, infatti il capo del governo otterrebbe la fiducia quando porrà la questione alla Camera, a prscidente dal voto del Fli.. Poi si vedrà. Altro che governicchio sarebbe il governo dei comprati e dei venduti. Nucara è certo che i “venti” ci sono.I nomi, certo che non li fa, ma le indiscrezioni circolano. Pare però che molti di questi, da cani sciolti, facciano già parte della maggioranza. L’acquisto berlusconiano sarebbe quello di unirli in un gruppo che bilancerebbe quello dei finiani. Per esempio proprio Nucara è uno de fedelissimi del Cavaliere Dice di non sapere” se nel gruppo ci saranno esponenti di Futuro e Libertà “e sostiene di non aver avuto alcuna promessa da parte del premier. "Che cosa mi ha promesso? Niente - afferma dopo  il colloquio con Berlusconi .Io  ho sempre votato la fiducia e credo, da buon calabrese, che la gratitudine sia un valore. Se non fosse stato per Berlusconi nel 2001, oggi non sarei segretario del Pri. Sono suo amico da 10 anni, non mi deve promettere nient'altro, perché gli devo già tutto". Sui nomi fatti circolare c’è già che fa presente che pur votando la fiducia manterrà la propria autonomia, non farà partte di alcun gruppo. Così dicono i cinque deputati del Mpa che fa capo al governatore della Sicilia. Lo stesso Berlusconi partecipa al mercato, esercita forti pressioni, avanza promesse di candidature. Fa sapere che la legge elettorale “porcata” non sarà cambiata e ciò consentirà candidature garantite, decise appunto da Berlusconi e non dal voto degli elettori.



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India, violenze contro i cristiani. Almeno 14 morti, bruciata scuola

Scoppiano le rivolte contro gli Usa e i minacciati roghi del Corano. Le forze dell'ordine sono intervenute contro la folla. Nessuna conferma ufficiale sulle morti. E' stata la giornata più sanguinosa dall'inizio del movimento di protesta contro il governo. Vaticano: "A violenza è seguita violenza"

India, violenze contro i cristiani Almeno 14 morti, bruciata scuola La protesta nel Kashmir

SRINAGAR - Almeno 14 persone sono morte e altre 75 sono rimaste ferite nel Kashmir indiano - regione a maggioranza musulmana - durante una violenta protesta contro il rogo del Corano 1 minacciato per l'11 settembre e poi annullato dal pastore americano Terry Jones. Le notizie sulla morte dei manifestanti e di un poliziotto non sono state confermate ufficialmente. Nella regione la tensione è al punto limite e da giugno si contano almeno 79 morti in proteste di stampo indipendentista, tanto che anche oggi Nuova Delhi è tornata a offrire la via del dialogo a chi rinuncerà alla violenza. Preoccupato anche il Vaticano, intervenuto sulle violenze nel Kashmir indiano e l'attacco ai cristiani attraverso il segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso: "Purtroppo a violenza è seguita violenza - ha detto mons. Celata -, una violenza contro ogni ragionevolezza, perché contro la vita di persone innocenti, creature di quel Dio che si vorrebbe onorare e servire".

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I manifestanti hanno assaltato e incendiato una scuola missionaria cristiana. La folla, scandendo slogan contro gli Stati Uniti e i dissacratori del libro sacro dell'Islam, ha appiccato il fuoco all'istituto scolastico privato che si trova a 45 chilometri dal capoluogo Srinagar e che appartiene a un gruppo missionario cristiano. Le forze dell'ordine sono intervenute uccidendo 14 persone e ferendone una ventina. La folla ha impedito ai vigili del fuoco di raggiungere l'edificio di legno, che è stato del tutto distrutto dal fuoco, poi ha preso d'assalto edifici governativi, veicoli, abitazioni e danneggiato altre proprietà governative.

In violente proteste scoppiate a Budgam, Bandipora e Saraf-e-Sharif sono morti altri dimostranti che hanno fatto salire il bilancio dei morti della giornata a un totale di 14 (12 secondo altre fonti come l'agenzia Pti, 18 per la Bbc, tra i quali anche uno studente di 12-13 anni). Fra le vittime accertate c'è un poliziotto, investito da un camion carico di dimostranti. Con le sei vittime nelle manifestazioni contro Nuova Delhi, oggi è stata la giornata più sanguinosa dall'inizio del movimento di protesta contro il governo centrale indiano tre mesi fa. Dimostranti anti-americani ieri avevano assaltato anche una chiesa nello Stato indiano del Punjab.

Dopo le proteste e l'allarme in tutto il mondo contro il rogo del Corano annunciato da Jones (era interventuo anche il presidente americano Barack Obama), il pastore aveva deciso all'ultimo momento di annullare il rogo 3, ma due predicatori evangelici hanno dato fuoco a due copie del Corano nel Tennessee e ci sarebbero stati anche emuli a New York 4. In un comunicato l'ambasciatore statunitense a New Delhi, Timothy Roemer, ha detto che gli Usa sono "costernati" per questi episodi. Il diplomatico ha condannato "l'abominevole" intenzione del pastore che non è "rappresentativa dei valori americani".

Il leader separatista Syed Ali Shah Geelani, agli arresti domiciliari da settimane, ha esortato "tutti i musulmani a proteggere i membri delle comunità delle minoranze e i loro luoghi religiosi". "Dobbiamo mantenere a ogni costo la secolare armonia e fratellanza tra comunità -ha detto- per cui il Kashmir è famoso nel mondo". "Condanniamo con forza coloro che hanno incendiato la scuola cristiana", ha detto. "Chiedo ai musulmani di proteggere le minoranze e i loro luoghi di culto", ha aggiunto.

Intanto oggi il governo si è riunito per decidere la revoca parziale dello stato d'emergenza decretato in quattro distretti del Kashmir vent'anni fa nel tentativo di smorzare la tensione e porre fine alle manifestazioni. Il Jammu-Kashmir è il solo stato dell'unione indiana dove la popolazione è a maggioranza musulmana. L'altra parte del Kashmir è controllata dal Pakistan. La parte indiana è teatro da vent'anni di una rivolta contro l'amministrazione di Nuova Delhi che ha provocato più di 47mila morti dal 1989. Le forze di sicurezza indiane da tre mesi sono impegnate a contenere le violenze innescate dalla morte di uno studente di 17 anni, ucciso dalla polizia l'11 giugno in una manifestazione anti-indiana.

In Kashmir la situazione è molto tesa da mesi. Da giugno sono oltre 79 i dimostranti, tra i quali molti giovani, uccisi per la maggior parte dei casi in scontri con la polizia. La popolazione accusa i paramilitari di essere responsabili delle morti. Per la prima volta da molti anni le autorità indiane hanno deciso di dispiegare nel Jammu e Kashmir migliaia di soldati, dopo aver accusato i militanti di Lashkar-e-Taiba, gruppo separatista con base in Pakistan, di aver fomentato le proteste.

Dal 1989, la battaglia dei separatisti del Kashmir è costata la vita a decine di migliaia di civili. Negli ultimi anni le violenze si erano ridotte perché la lotta armata ha lasciato il posto a proteste che spesso sfociano in sassaiole contro le forze di sicurezza. La nuova 'strategia' dei separatisti ha reso più complesso il lavoro delle truppe paramilitari e nelle proteste spesso muoiono dimostranti. La morte di questi ultimi provoca sempre ulteriori proteste e la rabbia della popolazione.

Profonda indignazione e "assoluta riprovazione", è stata espressa dal titolare della Farnesina, Franco Frattini, che ha commentato l'assalto alla scuola cristiana in Kashmir e alla chiesa nel Punjab, esprimendo il proprio "profondo cordoglio" per le vittime. "La comunità internazionale si faccia carico in maniera corale e senza esitazioni dell'obbligo di difendere, in ogni contesto, il principio della libertà di culto, che costituisce un diritto umano fondamentale", ha aggiunto il ministro degli Esteri.



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Protesta di Libertà e Giustizia: "Facebook sta censurando"

Gli amministratori che stanno raccogliendo le firme contro l'attuale legge elettorale non possono più intervenire. Bloccata anche "Valigia Blu"

di CARMINE SAVIANO

 Protesta Libertà e Giustizia "Facebook sta censurando"  Roberto Calderoli, ideatore della legge elettorale in vigore


ROMA -
Facebook "censura la democrazia" e non "spiega il perché". Parole dure quelle usate dall'associazione Libertà e Giustizia 1 e dal Gruppo Valigia Blu. 2 Che accusano il "comportamento censorio" del popolare social network. All'origine della querelle "Ridateci la nostra democrazia", la pagina aperta su Facebook 3 per raccogliere adesioni contro l'attuale legge elettorale, il Porcellum. Una pagina ancora esistente ma sulla quale gli amministratori non possono intervenire in alcun modo. LeG e Valigia Blu dichiarano di voler denunciare questa situazione con ogni mezzo. E, tra le iniziative, annunciano l'apertura su Facebook della pagina "Ridateci ridateci la nostra Democrazia".

FIRMA per una nuova legge 4/Sito LeG 5/Facebook 6/ Valigia Blu 7

Le firme contro il Porcellum. La raccolta di firme contro l'attuale legge elettorale è partita lo scorso 6 settembre. A oggi, sono state raccolte 100mila adesioni. Il problema riguarda la pagina Facebook dedicata all'iniziativa. LeG e Valigia Blu dichiarano che "risulta ancora esistente e che continua a raccogliere iscrizioni e messaggi da parte degli iscritti, che sono al momento più di 21.500", ma gli amministratori "non possono intervenire in alcun modo per pubblicare aggiornamenti o moderare eventuali contenuti non opportuni scritti dagli altri partecipanti".

Le accuse a Facebook. La pagina "Ridateci la nostra democrazia" è inaccessibile dalla mattina dell'8 settembre. Da subito, LeG e Valigia Blu cercano di ottenere spiegazioni, attraverso ogni possibile canale. "Ma Facebook finora non ha ritenuto di dover dare risposte, nemmeno se si tratta di un malfunzionamento o di un'azione deliberata, legata a una improbabile violazione del regolamento o, peggio ancora, alla segnalazione non giustificata da parte di chi non gradisce l'iniziativa". E oggi, dopo cinque giorni di attesa, "hanno deciso di denunciare il comportamento censorio di Facebook con ogni mezzo finché non otterranno risposte convincenti e il pieno ripristino delle funzionalità".

La risposta di Facebook. E proprio quando parte la denuncia di LeG e Valigia Blu, arriva una parziale risposta dalla direzione del social network, che in una mail fa sapere che starebbe "valutando la situazione". Intanto, già sono state attivate delle pagine parallele. 8 Su Facebook è attiva "Ridateci ridateci la nostra democrazia". E su Twitter la mobilitazione è all'indirizzo twitter. com/noporcellum.


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Libia: la motovedetta dell’amico Gheddafi mitraglia peschereccio italiano

Di Mariafrancesca Ricciardulli

LAMPEDUSA - Lo scorso giugno tre navi da pesca della flotta mazarese erano state sequestrate dalla marina libica per aver violato le acque territoriali del Paese nordafricano. A pochi giorni dalla discussa visita del leader libico Gheddafi nel nostro Paese, un altro peschereccio di Mazara del Vallo, l'Ariete, con dieci uomini di equipaggio, è stato bersaglio ieri sera di alcuni colpi di mitra. Secondo una prima ricostruzione, a spararli sarebbe stata proprio una motovedetta libica, dopo aver intimato lo stop all'imbarcazione e sulla barca libica sembra vi fosse un ufficiale della guardia di finanza italiana.

L'equipaggio, che non è stato ferito, è riuscito a sfuggire e a proseguire la navigazione verso Lampedusa, dove è giunto stamani. I colpi hanno forato la fiancata del motopesca d'altura di 32 metri e un gommone utilizzato come tender. La Guardia costiera ha avviato un’inchiesta per verificare l’accaduto e accertare fatti e responsabilità. Durissima è subito arrivata la protesta della Cgil

Secondo quanto dichiarato dalla Capitaneria di Porto i libici avrebbero sparato con il dichiarato intento di colpire, come riferito dal comandante della Guardia costiera Vittorio Alessandro: “i proiettili sono ben distribuiti lungo tutta la fiancata, dal pelo dell'acqua fino alle sovrastrutture, cioè le parti abitate dall'equipaggio”.

In base alle informazioni fornite dal comandante del peschereccio Gaspare Marrone, l’assalto è avvenuto a circa 30 miglia dalle coste libiche, al confine con la Tunisia, all’interno del Golfo della Sirte. Una zona che le autorità di Tripoli, nonostante le norme del diritto marittimo internazionale, continuano a considerare di propria esclusiva competenza.
 
LE TESTIMONIANZE - Intanto emergono le prime testimonianze dell’equipaggio. ”Siamo vivi per miracolo, hanno sparato all’impazzata sfiorandoci – ha raccontato Alessandro Novara, un membro dell’equipaggio –. Solo per un caso non hanno provocato l’esplosione di alcune bombole di gas”.
In particolare uno dei sette italiani a bordo del motopesca ha riferito che "la motovedetta battente bandiera libica era del tutto simile ai mezzi usati dalla Guardia di Finanza italiana". Potrebbe dunque trattarsi di una delle sei motovedette che l’Italia ha dato alla Libia per il pattugliamento della costa nell’ambito dei controlli anti immigrazione.
 
IL SINDACO DI MALZARA DEL VALLO - “Mi rivolgerò al ministro degli Esteri Frattini perché si faccia portavoce della nostra richiesta di un chiarimento al comandante della motovedetta libica che ha aggredito il peschereccio Ariete. Non credo che l’ordine di sparare sia arrivato dal governo libico, penso piuttosto che sia stata una scelta istintiva del comandante”.  A dirlo è Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara del Vallo. “Il governo di Gheddafi – spiega Cristaldi – da qualche tempo ha dimostrato nei confronti dell’Italia un atteggiamento di amicizia e collaborazione. Per questo motivo la notizia dell’attacco mi ha sorpreso non poco. L’uso delle armi non è mai giustificato e sarebbe stato più legittimo formalizzare una protesta al nostro governo per la fuga del peschereccio. Se è vero – conclude -, così come appare dalla prime ricostruzioni, che l’imbarcazione si trovava in acque internazionali non è esagerato parlare di una vera e propria aggressione, che rischia di compromettere i buoni rapporti esistenti tra i due Paesi”.
 
LE REAZIONI - L'Italia dei valori ha chiesto in una nota che il ministro degli Esteri Franco Frattini riferisca “immediatamente in Aula su questo gravissimo incidente”. “L'Italia ha accolto il dittatore Gheddafi come non avrebbe dovuto, gli ha concesso di tutto e di più, con il risultato che i nostri pescherecci vengono mitragliati dalle vedette libiche. Il governo ha il dovere di informare il Parlamento sulla dinamica dello scontro, avvenuto in acque internazionali, e sulle implicazioni per la nostra politica estera”, dice nella nota il capogruppo dell'Idv alla Camera Massimo Donadi.

L’ARIETE - Il capitano Marrone, comandante del motopesca “Ariete”, insieme con il suo equipaggio ha salvato decine e decine di vite umane nel Canale di Sicilia. Il peschereccio mazarese è stato infatti protagonista in passato di numerosi interventi di soccorso a barconi di migranti in difficoltà, tanto da ricevere anche il premio “Per mare”, istituito dall’Alto commissariato,Onu per i rifugiati “ al coraggio di chi salva vite umane”
 
 LA PROTESTA DELLA CGIL-“Contro il comportamento illegale della Libia la Cgil invita il governo italiano a rivedere l’accordo stipulato con uno stato che non offre nessuna garanzia di tenere un comportamento rispettoso delle leggi internazionali e di coerenza con i diritti dell’uomo sanciti dalle Nazioni Unite”. Lo afferma il responsabile del dipartimento internazionale dell’organizzazione sindacale, Roberto Treu.
 
“La copertura politica e l’accredito internazionale che il Governo italiano offre alla Libia - aggiunge - espongono il nostro paese ad una grave responsabilità di complicità con le azioni illegali di quel paese, in particolare per quanto riguarda il rispetto dei diritti dei migranti ricacciati dall’Itali ed internati nei campi della Libia”.
 
“La Cgil - continua - già nei mesi scorsi ha protestato contro la chiusura degli uffici dell’UNHCR da parte del Governo libico, il che ha reso impossibile un controllo imparziale sulla drammatica situazione dei profughi e la tutela dei loro diritti. La Cgil invita il Governo italiano a prendere un’immediata e ferma posizione che renda chiara - conclude Treu - la volontà dell’Italia di contribuire al rispetto della legalità delle regole internazionali”.

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Sei militari italiani erano a bordo della motovedetta libica

13 settembre, 22:19

(ANSA) - ROMA, 13 SET - Erano in tutto sei i militari a bordo della motovedetta libica che ha sparato contro un motopesca italiano di Mazara del Vallo. Lo fanno sapere fonti della Guardia di Finanza, specificando che tra loro, contrariamente a quanto si era appreso in un primo momento, non vi erano ufficiali. Dei sei militari due sono osservatori e quattro consulenti tecnici.



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«Pochi docenti e 40 alunni in una sola classe».

Ecco le storie del primo giorno di scuola

«Pochi docenti e 40 alunniin una sola classe»Ecco le storie del primo giorno di scuola


Scuola al via tra le proteste di precari e studenti. Ma per il ministro Gelmini tutto "è regolare". Tante le voci arrabbiate, sconfortate di insegnanti e genitori che a centinaia ci hanno scritto per denunciare un'istruzione in ginocchio.   FOTOGALLERY | RACCONTA QUI IL TUO PRIMO GIORNO | Ieri in 7mila allo Stretto di Messina | VIDEO: PROTESTA - APPELLO A NAPOLITANO






di Giuseppe Rizzotutti 

Le campanelle che sono suonate per riportare in classe decine di migliaia di ragazzi hanno risvegliato molti dal torpore indotto dall’ennesima favola berlusconiana, quella di una scuola perfetta, un luogo che il premier, per mano del suo ministro Gelmini, avrebbe reso paradisiaco, pieno di ultimi ritrovati tecnologici e percorsi didattici all’avanguardia.

Ma già fin dalla prima ora di lezioni è stato evidente che quando il ministro parlava di “selezioni meritocratiche degli insegnanti” intendeva mandare a casa i precari e ridurre la didattica, quando prometteva risorse in verità nascondeva tagli. E sembra di sentirle le voci spezzate, arrabbiate, sconfortate di insegnanti e genitori che a centinaia ci hanno scritto per denunciare una scuola in ginocchio.

Milena Guadagno, da Salerno, fa due più due e crede di aver capito cosa la Gelmini intenda per “meritocrazia”: «Trentotto alunni più disabile nella stessa aula: la scuola della meritocrazia». Sempre dalla Campania fa sentire la sua anche Marina Palumbo: «Io denuncio una situazione ancora più terrificante, i tagli ai docenti di sostegno, in una scuola con 40 alunni diversamente abili dovremmo coprire i posti con solo 14 docenti, il governo taglia i diritti di istruzione e formazione anche a chi ne avrebbe più bisogno».

Situazione simile in provincia di Agrigento: «A Licata – scrive Emma Giannì – ce ne sono 2, di prime superiori, con 40 alunni, e 2 con 35, come gestirli?». Davanti i cancelli delle elementari i problemi, se possibile, si moltiplicano. «Ho visto bambini – scrive sulla nostra pagina Facebook Roberto Zannini – con carta igenica, scatole di gessetti, cancellini per la lavagna e risme di carta da portare a scuola, e dopo? Ma dove stiamo andando? Ogni regime ha voluto un popolo ignorante colpendo sempre le scuole, ogni regime taglia l'istruzione, perchè l'istruzione fa paura al regime!».

E se è vero, come è vero, che in quegli anni lì si formano personalità e visioni della vita, chissà cosa si è impresso negli occhi delle due bambine di Francesca: « Primo giorno di scuola delle mie figlie: quinta elementare e prima elementare. Emozione, attesa e... tanta tristezza. Tristezza per il prato incolto, tristezza per la classe che ospiterà la prima senza tende, con i vetri sporchi, senza gesso né cancellino, con la sala computer senza computer, e soprattutto senza maestre. Abbiamo una maestra di ruolo che farà italiano e inglese (sempre sperando che lo sappia!), una maestra non ancora assegnata che farà matematica, una maestra "di supporto" e una maestra che farà geografia. Dal maestro unico siamo passati allo spezzatino di maestre».

Dall’altro lato della cattedra, la situazione non è meno problematica. Maria Luisa Militello scrive: «Precaria da anni, oggi sono passata vicino alla scuola elementare di Padova dove mi è capitato di insegnare l’anno scorso. Un nodo mi si è formato in gola, a vedere i miei ragazzi, le mie bambine, le tante ore passate con loro a fornirgli le conoscenze base su cui formeranno la loro futura cultura. Finora, per me, nessuna chiamata. Sono siciliana, ho deciso comunque di trasferirmi in Veneto, lontana dai miei affetti, per provare la sorte anche quest’anno, anche se le prospettive sono nerissime».

Le fa eco Francesca, supplente Ata, che a 51 anni si ritrova ancora precaria: «Per molti ragazzi è stato il primo giorno di scuola, e lo è stato anche per me, che ho 51 anni e sono una supplente ATA, costretta quindi a cambiare scuola ogni anno e a svolgere un lavoro completamene diverso ogni anno. Tutto ciò a discapito di chi vive la scuola. Quelle che il Ministro racconta sono le sue verità, perchè l'assorbimento dei precari è previsto nella misura di una parte dei pensionamenti e non delle necessità delle scuole, che nel tempo si sono viste triplicare il lavoro e dimezzare il personale».

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Scuola: Vendola, colpirla è un attentato alla democrazia

"La scuola pubblica è la più importante fabbrica di futuro che abbiamo, colpirla è un attentato alla democrazia. Tremonti e Gelmini chiamano quello che stanno facendo da due anni a questa parte una 'riforma epocale' ma di epocale c'è solo il drammatico depauperamento del sistema formativo nazionale". E' quanto afferma oggi (13 settembre) Nichi Vendola, governatore della Puglia e portavoce nazionale di Sinistra Ecologia Libertà.
"I ministri di questo governo - prosegue - negano l'evidenza dei dati, rifiutano il confronto con i lavoratori della scuola che da settimane denunciano la situazione in cui versa la scuola italiana. Qui stanno le ragioni per cui siamo vicini ai precari che lottano per il diritto al lavoro, e siamo vicini alle famiglie e ai loro figli che lottano giustamente per il diritto ad un'istruzione di qualità".

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Nucleare, la Puglia non ci sta e impugna la legge: «Scellerata»

Da Bari stop al nucleare deciso dal governo senza l'intesa con le amministrazioni regionali. La Regione Puglia ha oggi avviato l'iter per impugnare la legge n.129 del 2010 sul nucleare. Lo fa sapere una nota dell'ente regionale.

«Il ricorso - viene spiegato - riguarda la parte in cui prevede un meccanismo di intesa con le Regioni interessate dagli insediamenti nucleari che appare eludere non solo il diritto degli enti territoriali all'autodeterminazione nelle scelte strategiche per il proprio territorio, ma finanche il giudicato della Corte Costituzionale che, in una recente sentenza, ha ribadito “la necessità di una piena condivisione con i territori interessati all'individuazione di eventuali siti”».

«Le Regioni - prosegue la nota - chiedevano un'intesa forte mentre il Governo, con un colpo di spugna, ha previsto un meccanismo per avocare a sé la decisione di installare nuove centrali nucleari. Orbene, il Governo centrale ha impiegato sette lunghi anni per definire le linee guida sull'installazione degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili; è pertanto sorprendente la solerzia con la quale ha proceduto, invece, nella “scellerata” scelta di impiantare nuove centrali nucleari ricorrendo a provvedimenti legislativi approvati nel pieno caldo ferragostano».



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Stracqua( Pdl) alle donne:usate il vostro corpo, se bello,farete carriera

Il corsivo di Puck

“La calunnia è un venticello”, celeberrima “aria dal Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini  Ci viene a mente questa “aria,” diventata motto popolare, leggendo le dichiarazioni di  Giorgio Stracquadanio, deputato  del Pdl, molto legato a Berlusconi e considerato una testa d’uovo, tradotto uno che  sa leggere e scrivere visto il carattere della “ cultura” ai tempi dei berluscones. La testa d’uovo riprende la  risposta di una deputata del Pdl, area finiana, Angela Napoli che ad una domanda di Klaus Davi aveva risposto di non escludere che c i fossero delle colleghe che si erano prostituite in cambio di nomine politiche.

Si era aperto il finimondo, sdegno contro l’infame con in testa  Mussolini, Santanchè,Saltamartini, tutte candide verginelle, magari in tacchi a spillo e mini che neppure si addice molto alla loro non più tenera età, a chiedere alla loro collega di cospargersi il capo di cenere e inviare a tutte le donne del Pdl scuse ,sincere o meno non conta Oppure fare i nomi. Lo stesso Fini aveva rimbrottato la sua seguace. Non sono cose da dirsi, aveva detto e lei,poveretta, aveva chiesto scusa. Chiaro che di fare nomi non si poteva neppure parlare, ammesso che sapesse qualche cosetta, visto che in quel corridoio dei passi perduti  di Montecitorio, molti sono i sussurri, se non grida. In fondo non era una invenzione che nelle liste  del Pdl alle elezioni comunali e provinciali venivano incluse alcune gentili signorine. Una , se non andiamo errati, si chiama d’Addario, che il cavaliere  di Arcore e di Villa Certosa ben conosce. Non era stata proprio la signora Veronica Lario a scoperchiare il pentolone delle candidature europee dove  erano in ebollizione veline e cose simili? O no? E allora, forse la Angela Napoli, voleva proprio riferirsi a questo andazzo, denunciato con maggior forza proprio dalla ex consorte di “papi” che aveva preferito chiamarsi fuori  e separarsi dal marito. Stracqua entra in argomento, a piede teso, spinto da un languido venticello, prende per buona la “ calunnia”.Forse con la sua dichiarazione in cui giustifica che per ottenere un incarico una donna può usare il proprio corpo, intende mandare qualche messaggio. Del resto, proprio in vista di elezioni anticipate che ora sembrano evaporate, di messaggi di natura sessual politica negli ambienti berlusconiani ne girano molti. Dice Stracqua,(abbreviamo in via confidenziale ndr):”E’ assolutamente legittimo che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quel che ha, l'intelligenza o la bellezza che siano. E' invece sbagliato pensare che chi è dotato di un bel corpo sia necessariamente un cretino. Oggi la politica ha anche una dimensione pubblica. Ci si presenta anche fisicamente agli elettori. Dire il contrario è stupido moralismo".. "Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza - conclude  - non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato".  Il ragionamento della testa d’uovo non fa una grinza ( notate la finezza dello Stracqua che parla al maschile quando si riferisce al femminile ndr). E’ vero che chi ha un bel corpo non deve essere ritenuta per forza cretina. E’ anche vero, però, che chi ha un bel corpo può essere una cretina e che usando  quel suo bel corpo possa diventare una parlamentare. Cretina era e cretina resta. Questo vale anche per un uomo,ovvamente. Quello che la testa d’uovo non è capace di intendere è che ognuno deve trovare la sua collocazione non in base al fatto che sia l’amante di questo o quel potente. Si da anche il caso di cui si sussurra che ci sono donne potenti che  con  il loro corpo fanno fare carriera ai loro  mariti. Magia delle pari opportunità! Ovviamente le reazioni sono arrivate subito anche dall’interno del Pdl. C’è chi ha definisce le dichiarazione di Stracqua, se vere “ degne di un 'pappone' non di un politico",chi parla di “provocazioni   futili e diseducative “ Si  indigna ovviamente Angela Napoli fatta a pezzi perché non aveva escluso che qualche bel corpo si  fosse  accaparrato lo scranno. La senatrice dell’Idv, Bugnano, si chiede se Stracqua “ parla così perché nel suo partito le cose vanno in questo modo”.Ingenua la signora . Ma i più efficaci sono i finiani di Generazione Italia che  ci scherzano sopra. “Ci verrebbe da riprendere il grande Corrado Guzzanti- dicono  e il suo famoso sketch, quello che 'siamo nella Casa della Liberta' e facciamo un po' come c... ci pare. Ma visto che potrebbero accusarci di flirtare con il 'compagno' Guzzanti e visto che siamo in una fase di difficoltà economiche, ci limitiamo al liberalissimo 'basta che paghino le tasse'". Per la gioia di Tremonti.
Ma ci domandiamo, anche noi ingenuamente: non è il Pdl il partito dell’amore, come dice il capo, Se lo è e non vogliamo certo mettere in discussione il verbo del Capo,nelle vesti di Silvio Cesare o di Papi,in fondo da cosa


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Addio Chabrol, miniaturista di atmosfere alla Maigret

Nello stesso catalogo dal quale abbiamo tratto il «Questionario di Proust» riportato qui accanto, sono pubblicati scritti di Claude Chabrol sui suoi gusti letterari. Ve ne proponiamo un passo. «Nel 1832 Balzac passa dalla scrittura di romanzi alla stesura di un’opera, e quando si manifesta l’idea di una rappresentazione d’insieme, la forma cambia. Da questo momento in poi ogni libro può essere più o meno riuscito. L’importante è che la sua architettura particolare trovi posto nell’architettura globale. Siamo disposti a considerare la guglia di una cattedrale astraendola dal monumento? Essa è l’elemento significante di un tutto, da cui non può essere dissociata. La difficoltà sta nel fatto che ignoriamo in quale ordine dobbiamo leggere la Comédie humaine…».

Chabrol parla di Balzac ma sta parlando di se stesso. Può farlo. Con il grande scrittore ha condiviso la produzione sterminata, la voracità vitale e l’incredibile virtù di comporre, con ogni film, la tessera di un mosaico più vasto. Ha diretto oltre 60 film in carriera. Considerato che ha esordito nel 1956, significa più di un film all’anno. In Europa, crediamo, lo batte solo Fassbinder, che però pagò l’iperattività con una morte prematura. Claude Chabrol è morto ieri a Parigi a 80 anni: sempre a Parigi era nato, il 24 giugno del 1930. Vogliamo sperare si sia spento serenamente, accanto alla moglie, la brava attrice Aurore Clement della quale diceva: «Facendo due conti, ho passato più tempo sul set che a casa mia, e forse è il motivo per cui il matrimonio ha funzionato».
Chabrol era uno dei cinque grandi della Nouvelle Vague. Gli altri erano e sono François Truffaut, Eric Rohmer, Jacques Rivette e Jean-Luc Godard. Come gli altri, si era avvicinato al cinema come critico (la militanza giovanile nei Cahiers du Cinéma) e come addetto stampa (lavorò nell’ufficio parigino della 20th Century Fox). Verso la metà degli anni ’50, i «giovani turchi» dei Cahiers decisero che era arrivato il momento di prendere il potere. Fin da ragazzini, la loro cinefilìa aveva uno scopo: fare il cinema, non limitarsi a scriverne.

Non è un caso che, pur avendo 10 anni meno di Rohmer e 2 meno di Rivette, sia il primo a esordire nel lungometraggio a soggetto: Le beau Serge, del 1956, è di fatto il film che dà il via alla Nouvelle Vague, anche se saranno I 400 colpi di Truffaut e Fino all’ultimo respiro di Godard a farla esplodere. Dei cinque, Chabrol è il più pratico, il più intraprendente. Non a caso, sempre nell’ultimo scorcio degli anni ’50, produce l’esordio di Rohmer (Il segno del Leone) e figura come «consulente tecnico» in quello di Godard (il suddetto Fino all’ultimo respiro). Su quest’ultimo incarico, è divertente (e illuminante) sentire la sua versione: «Io e François abbiamo cominciato a scrivere il film ispirandoci a un fatto di cronaca, la storia di uno chiamato Poiccard che aveva ucciso un poliziotto. Ma poi non ci siamo intesi sulla maniera in cui lui ritrovava la ragazza a Parigi. Io dicevo: “Si ritrovano per caso”. E François: “Ci vuole una giustificazione”. Ed è Jean-Luc che ha avuto l’idea geniale, il New York Herald Tribune. Comunque a un certo punto io e François abbiamo lasciato perdere. E Jean-Luc ha chiesto: ma quella vostra idea, c’è ancora? Gliel’abbiamo passata, lui è andato da Beauregard (il produttore, ndr) che ha accettato dicendo: però ormai Chabrol e Truffaut sono un po’ conosciuti, mettiamo i loro nomi. Ed è così che François è indicato come sceneggiatore e vi posso giurare che non è più autore della sceneggiatura di quando io ne sia il consulente tecnico».

CON 60 FILM IL CAPOLAVORO ERA LUI
Non vi sembri bizzarro dedicare un lungo capitolo del necrologio di Chabrol ad un film di Godard. La Nouvelle Vague era così, almeno all’inizio: un gruppo di giovani cinefili d’assalto. E poi il paradosso nasconde una verità: se dici Godard pensi a Fino all’ultimo respiro, se dici Truffaut pensi a Jules e Jim… se dici Chabrol, pensi alle atmosfere. È impossibile dire quale sia il capolavoro di Chabrol. Nessun suo film è un capolavoro, ma per certi versi lo sono tutti. Il capolavoro è lui, Chabrol. Che quando venne al Torino Film Festival, per la retrospettiva a cui si riferisce il catalogo di cui sopra, mise tutti ko. Incontrarlo era una festa, chiacchierarci una gioia. Fra i cinque della Nouvelle Vague, era il più simpatico. Come uomo, usciva dalle pagine di Rabelais: grassottello, godereccio, impareggiabile gourmet. Come cineasta, trasudava Simenon da tutti i pori. Pur non avendo mai fatto film sull’ispettore Maigret, le atmosfere torbide e provinciali dei suoi film venivano dalle pagine più dense e misconosciute di Simenon, quelle dove Maigret non c’è. Di lui diceva: «Condivido il suo gusto per la patologia». Chabrol è stato il più acuto analista della borghesia francese, dei suoi molti vizi e delle sue poche virtù. Nei gialli, e nei tanti film che gialli non sono ma che inquietano e stuzzicano la fantasia meglio di un giallo.

Alla fine del suddetto brano su Balzac, Chabrol scrive: «Quando si è più dotati per la miniatura che per le pennellate a getto, per comporre un’opera bisogna comporre un mosaico… Modestamente, questa è la mia procedura. Ho orrore delle grandi macchine e delle grandi masse. Non sono un Cecil B. De Mille. Cerco di rendere significativo il piccolo, l’infimo. Non è indispensabile che ogni mio film sia considerato perfetto. Cerco di fare in modo che l’insieme delle mie regie dia un’idea precisa di una visione delle cose». Missione compiuta, monsieur Chabrol.





ECONOMIA E LAVORO


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CGIL - DdL lavoro: discussione in Aula e presidio a Piazza Navona


Nonostante la crisi della maggioranza, di cui sono pieni i giornali, non si ferma la marcia del governo verso la compressione dei diritti: prova ne sia la calendarizzazione per l’aula del Senato del “collegato lavoro”, contenente le norme, ormai note, sull’arbitrato e la certificazione, rimandate alle Camere dal Presidente della Repubblica nel marzo scorso.

Sono ancora incerte le date precise del percorso parlamentare, che sarà oggetto di una riunione dei capigruppo nella giornata del 14 settembre, tuttavia molto probabilmente la discussione in aula del DDL avverrà il prossimo 21 settembre. In questa occasione la CGIL invita a partecipare al presidio che organizzerà a Piazza Navona
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Napolitano? Chi se ne frega. Torna al Senato il “Collegato Lavoro” che non recepisce i contenuti del messaggio del Presidente della Repubblica. Mercoledì presidio della Federazione della Sinistra.

Mentre il riflettori del circuito politico-mediatico sono accesi solo sulle quotidiane giravolte dei vari esponenti di una maggioranza in pezzi, rischia di essere approvata dal Senato l’ulteriore gravissima lesione alla democrazia di questo paese. Stiamo parlando del cosiddetto “collegato lavoro”, che il Presidente della Repubblica ha rinviato alle Camere per gli evidenti profili di incostituzionalità nel marzo scorso, e che torna ora al Senato per l’approvazione definitiva senza che quelle sollecitazioni siano state recepite.

Il collegato lavoro rappresenta un tassello decisivo dell’offensiva in atto contro i diritti del lavoro, ad opera di Berlusconi e Confindustria.

Con esso si vuole fare in modo che le lavoratrici e i lavoratori siano gli unici cittadini a cui è impedito, di fatto, di ricorrere alla magistratura per far valere i propri diritti, in esplicito contrasto con l’articolo 24 della nostra Costituzione. Si vuole infatti che sotto il ricatto del posto di lavoro (Pomigliano docet), lavoratrici e lavoratori rinuncino al tutela del giudice ed accettino che su ogni controversia del rapporto di lavoro, decidano arbitri privati, non tenuti al rispetto dei contratti e delle leggi.

Mentre, per quanti rifiuteranno di sottostare al ricatto, vengono comunque drasticamente limitate le prerogative del giudice del lavoro, anche in questo caso in contrasto con l’articolo 101 della Costituzione. Con l’aberrazione per cui il giudice dovrebbe tener conto di quanto stabilito in sede di certificazione, anche se peggiorativo della legge e dei contratti collettivi, persino per le nozioni di giusta causa e giustificato motivo nei casi di licenziamento.

Si vuole anche, sempre attraverso il rafforzamento dell’ istituto della certificazione introdotto dalla legge 30 e finora sostanzialmente non applicato, far proliferare i contratti individuali, per privare i lavoratori delle garanzie della contrattazione collettiva, frammentare e precarizzare ulteriormente il mondo del lavoro.

La drastica limitazione dei termini per l’impugnazione dei licenziamenti, dei contratti di collaborazione e dei contratti a termine, infine, mira a rendere sostanzialmente impossibile far valere i propri diritti soprattutto ai lavoratori precari, che alla cessazione del rapporto di lavoro sperano prima di tutto in una riconferma e fanno causa solo se questa non c’è.

Il collegato lavoro insieme all’attacco al contratto collettivo, e alla volontà esplicita del governo di far fuori lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori, vogliono ridurre il lavoro a pura merce usa e getta, senza diritti. Quella che è in atto è un’organica controriforma, eversiva della Costituzione. Se venisse sciaguratamente approvato, è chiaro che ogni strumento andrà messo in campo per farlo saltare. Intanto chiediamo alle forze dell’opposizione parlamentare di usare ogni strumento possibile in Aula e invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio che come Federazione della Sinistra promuoviamo a partire da Mercoledì 15.


Roberta Fantozzi

Segreteria nazionale PRC- Federazione della Sinistra



IL COMMISSARIO EUROPEO COMINCIA A DETTARCI LA LINEA:

ABBASSATE I SALARI.

 
In Italia «la crescita è più lenta» rispetto alle altre principali economie europee,
«sono essenziali le riforme strutturali per creare più competitività e più posti di lavoro» così il commissario Ue agli Affari Economici e Monetari Olli Rehn. In particolare «una maggiore moderazione salariale dovrebbe aiutare l'Italia a ridurre la perdita di competitività e ad aumentare la produttività, i tassi di occupazione e la crescita economica». L'Italia ha continuato il commissario europeo «ha preso delle decisioni per il consolidamento del proprio bilancio nel periodo 2011-2013, misure che aiuteranno il Paese a ridurre il deficit e l'elevato debito pubblico».
Nessuna politica industriale, nessun investimento sull'innovazione, nessuna politica redistributiva, austerity e tagli allo stato sociale  per riagganciare una ripresa che in realtà non esiste. Ecco le ricette che arrivano dall'Europa. Ecco quello che deciderà il governo dei governi con il semestre europeo, un'architettura istituzionale che sta trasferendo il potere economico degli stati all'Europa nel silenzio generale di un'opposizione complice delle politiche neoliberiste.


Fiat, inizia "Marcia per il lavoro" operai licenziati


Comincia oggi (13 settembre)
la "Marcia per il lavoro" che vedrà Giovanni Barozzino e Francesco Lamorte - i due delegati della Fiom Cgil della Sata licenziati dalla Fiat e reintegrati dal Tribunale di Melfi - impegnati nei prossimi giorni in una iniziativa itinerante che si concluderà giovedì 16 settembre a Roma. Lo rende noto un comunicato del sindacato. Barozzino e Lamorte sono oggi alla Iveco Sofim di Foggia. Domani parteciperanno all’assemblea che si terrà alle 12.00 di fronte allo stabilimento della Fiat Auto di Cassino (Roma). Mercoledì saranno presenti allo stabilimento di Pomigliano d’Arco (Napoli). Giovedì giungeranno nella Capitale.





UMBRIA: PRC -FDS PRESENTA LEGGE CONTRO LE DELOCALIZZAZIONI

I consiglieri regionali Damiano Stufara e Orfeo Goracci hanno presentato questa mattina, durante una conferenza stampa che si è svolta a Palazzo Cesaroni, la proposta di legge del gruppo Prc – Fed. Sin. pensata per fare fronte al problema della delocalizzazione industriale e della dismissione delle attività produttive.Per Stufara e Goracci “lo smantellamento delle misure di tutela della coesione sociale operato dal governo Berlusconi e i gravissimi attacchi fatti dalla Confindustria allo Statuto dei lavoratori ed al sistema dei contratti nazionali impongono alla politica di intervenire a tutela del sistema produttivo e dei livelli occupazionali”.

(Acs) Perugia, 14 settembre 2010 - “La Regione Umbria riconosce il diritto al lavoro di ogni donna e di ogni uomo e contribuisce alla promozione dell'occupazione ed alla sua qualità, alla salvaguardia dei livelli occupazionali sul territorio umbro ed alla tutela dai rischi di delocalizzazione industriale e di dismissione di attività produttive”. Sono queste le finalità della proposta di legge contro le delocalizzazioni, presentata questa mattina a Palazzo Cesaroni dai consiglieri regionali di Rifondazione comunista (Federazione della sinistra) Damiano Stufara e Orfeo Goracci, che propone tra l'altro l'introduzione di contratti di insediamento volti a vincolare la concessione di finanziamenti pubblici all'impegno delle imprese in favore dell'occupazione stabile e di qualità e a evitare la speculazione sulle aree industriali.
Il capogruppo Stufara ha spiegato che la proposta del Prc (che prevede uno stanziamento di 2 milioni di euro per il 2010) vuole prefigurare “una inversione di tendenza nelle politiche economiche, ripristinando il primato della politica sull'economia e riaffermando il primato del lavoro, su cui la nostra Costituzione si fonda. La delocalizzazione si basa su una competizione al ribasso tra lavoratori di diversi paesi, a discapito dei lavoratori degli stati dove le retribuzioni e le tutele sono minori: essa consiste fondamentalmente nell’apertura di nuove unità produttive, dello stesso soggetto imprenditore, in altri Paesi per mezzo della cessione di ramo d’azienda, oppure attraverso un processo di internazionalizzazione delle imprese attuato tramite joint ventures e accordi commerciali con altre imprese estere”. “La legge - è stato spiegato - ha lo scopo di disciplinare le procedure per il riconoscimento e la quantificazione dei contributi e finanziamenti pubblici alle imprese presenti sul territorio, definendo, oltre alla progressività degli stessi in conformità a criteri che tengano conto dell’agire sociale delle imprese stesse. Oltre alla difesa dell’occupazione e della continuità produttiva, la legge prevede la definizione di criteri qualitativi in merito alle forme di assunzione e di stabilizzazione dei lavoratori, con particolare riguardo per i soggetti svantaggiati, per le norme in materia di sicurezza e per il principio dell'ecosostenibilità delle produzioni”. La nuova normativa “trae origine dalla necessità di sostenere il mondo del lavoro dentro una fase recessiva che anche nella nostra Regione sta determinando processi di delocalizzazione produttiva, come dimostra la vicenda della Merloni e quella della Lyondell-Basell (che ha deciso di chiudere lo stabilimento di Terni nonostante abbia chiuso il 2009 con un attivo di 9 milioni di euro). Anche in altre Regioni sono stati presentati ed in alcuni casi approvati analoghi interventi legislativi, segno che è possibile contrastare le delocalizzazioni anche tramite appositi interventi legislativi su scala regionale. Tali iniziative non solo tendono a colmare un vuoto dannoso nella legislazione nazionale, ma costituiscono anche un passaggio fondamentale perché si possa ripristinare quel primato della politica sull’economia che solo può garantire efficacemente l’interesse collettivo, principio sancito anche dalla nostra Costituzione”. Stufara ha evidenziato la necessità di “stabilire vincoli e impegni precisi per le imprese che ricevono soldi pubblici, prevedendo un sistema sanzionatorio che imponga la restituzione dei finanziamenti ricevuti dalle aziende che delocalizzano. Per questo motivo viene prevista l'introduzione di uno strumento innovativo come i 'contratti di insediamento', affinché si produca occupazione stabile, si blocchino le speculazioni edilizie sulle aree industriali e si accompagni la crescita economica con il potenziamento dei diritti e dei livelli occupazionali. I contratti d’insediamento proposti dalla legge consistono nella definizione di accordi 'pubblico-privato' finalizzati a riconoscere incentivi economici a quelle realtà che, fermo restando il mantenimento dei livelli occupazionali, si impegnino a stabilizzare i rapporti di lavoro in un arco di tempo predeterminato ed a non delocalizzare per almeno 25 anni, dal momento dell’erogazione dei contributi, sanzionando la violazione del patto con la restituzione dei finanziamenti ricevuti. La nostra proposta di legge – ha concluso il capogruppo del Prc – che punta a riportare l'attenzione sul lavoro (sulla sua importanza e sulla sua tutela) ed a riaggregare la sinistra umbra intorno a un tema di estrema rilevanza politica, economica e sociale.
Il consigliere Orfeo Goracci ha parlato di “una proposta di legge schierata dalla parte del lavoro e dei lavoratori, in un mondo in cui servono tutele per consentire un nuovo modello di sviluppo che freni la rapacità del capitalismo. Per questo diventa fondamentale condizionare la concessione dei contributi pubblici al rispetto di alcune regole legate alla qualità e ai diritti del lavoro. La competizione sul piano puramente economico e la svendita dei diritti acquisiti dai lavoratori – ha sottolineato - non risolve ma aggrava i problemi dovuti alla crescente disoccupazione e risulta inefficace allo sviluppo economico della regione: si rende indispensabile un'azione che vada a colmare i vuoti istituzionali esistenti e che renda il pubblico capace di dare risposte tramite interventi concreti, riconsegnando agli enti locali la possibilità di incidere nelle scelte economiche. Attualmente le imprese italiane usufruiscono di fortissimi incentivi e finanziamenti pubblici, utilizzando un’ampia rete di strumenti regionali e nazionali come, ad esempio, la legge 488/92, i patti territoriali, gli accordi di programma senza però che a questi benefici corrisponda in modo conseguente un incremento dei livelli occupazionali ed economici. Pare dunque indispensabile normare le regole di erogazione dei contributi pubblici, rendendo gli stessi realmente utili allo sviluppo ed alla crescita economica, nonché produttiva, del territorio e rendendoli, inoltre, progressivi sulla base di parametri chiari che tengano conto di intenti sociali ed effettivi benefici, da monitorare, che ricadano sul territorio umbro”.Hanno partecipato alla conferenza stampa anche i segretari provinciali di Rifondazione comunista di Perugia e Terni, Enrico Flamini e Angelo Morbidoni.

SCHEDA: Norme in materia di contrasto alla delocalizzazione delle imprese e alla dismissione delle attività produttive

La proposta di legge regionale si compone di 10 articoli che individuano: le finalità della legge (riconoscere il diritto al lavoro di ogni donna e di ogni uomo e contribuire alla promozione dell'occupazione ed alla sua qualità, alla salvaguardia dei livelli occupazionali sul territorio umbro ed alla tutela dai rischi di delocalizzazione industriale e di dismissione di attività produttive), il suo campo di applicazione (tutte le imprese italiane ed estere che, con stabilimenti insediati sul territorio regionale, beneficiano di somme erogate dalla Regione e/o dalle sue agenzie e dalle società controllate dalla stessa, a titolo di incentivo o di finanziamento a sostegno dell'occupazione o dell'imprenditorialità), la revoca degli incentivi (da restituire, con gli interessi legali, in caso di delocalizzazione degli impianti produttivi o di parte della produzione all'estero ma anche in caso di mancata applicazione delle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro), le modalità e i criteri per la definizione dei contratti di insediamento, i criteri per l’accesso ai contributi, la verifica in itinere dell’applicazione dei contratti di insediamento e i poteri della Regione per i relativi accertamenti, le modalità per la restituzione dei contributi, i criteri per il sostegno alle imprese in stato di crisi, i vincoli alla destinazione d’uso delle aree produttive/industriali e l'acquisizione delle aree dismesse.

http://www.consiglio.regione.umbria.it/sites/www.consiglio.regione.umbria.it/files/proposta_legge_contro_le_delocalizzazioni.pdf

A CERIGNOLA IL PAESE DI DI VITTORIO I BRACCIANTI MUOIONO DI FAME

Da tempo diciamo che nel nord barese la condizione dei braccianti rasenta la schiavitù, non c'è nemmeno più bisogno di bravi giornalisti come Gatti per ricordarcelo, basta prendere la macchina e farsi un giro come abbiamo fatto questa estate. Noi di controlacrisi abbiamo seguito l'esperienza di Nardò come esempio positivo d'intervento sul tema, un intervento fatto da associazioni come Finis Terrae e Brigate della solidarietà che con le istituzioni locali hanno dato un esempio d'intervento riproducibile per un'accoglienza solidale contro lavoro nero e sfruttamento. Pensavamo, sbagliando, che dopo quel buon esempio almeno qualcuno dei vertici istituzionali concentrasse la propria attenzione su una delle più grandi vergogne del nostro paese, che non può più essere tollerata, la riduzione in schiavitù dei lavoratori braccianti nel sud Italia. Fatica sprecata, l'immagine travolge la realtà. Il fatto che la notizia che leggerete di seguito arrivi da Cerignola, il paese di Di Vittorio e dei suoi braccianti, non ci fa che indignare ancora di più.
controlacrisi.org

SFRUTTAVANO IMMIGRATI NEL FOGGIANO, DUE ARRESTI LAVORATORI IN CONDIZIONI DISUMANE, PER GIORNI SENZA MANGIARE (ANSA) - CERIGNOLA (FOGGIA), 13 SET - I carabinieri del comando provinciale di Foggia hanno arrestato due romeni accusati di sfruttamento della manodopera clandestina straniera, estorsione e maltrattamenti. Le indagini dei militari, che hanno portato alla luce settimane di caporalato e di sfruttamento a Cerignola, sono iniziate dopo la richiesta di aiuto di un bracciante immigrato che non mangiava da giorni. Grazie alle testimonianze di altri sette stranieri che lavoravano nei campi per la raccolta del pomodoro e dell'uva, ora si sta cercando di fare luce sul reclutamento e lo sfruttamento della manodopera. Gli immigrati vivevano in condizioni disumane, costretti a stare in 20 su un soppalco ricavato all'interno di un piccolo locale al piano terra. Erano arrivati in Italia con la promessa di una paga di 40 euro giornaliere; invece, dopo essere stati privati dei documenti personali, erano stati costretti a lavorare nelle campagne almeno nove ore al giorno senza mangiare e con la promessa che sarebbero stati pagati solo alla fine della stagione. Gli immigrati che si ribellavano venivano minacciati di morte e spesso anche aggrediti fisicamente.


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Prof e studenti: "Non ci fermeremo"

"Un'altra scuola si può fare". Associazioni e sindacati in protesta davanti al Miur. "In classe manca tutto, dagli armadi alla carta igienica". Poi l'annuncio: 8 ottobre cortei e manifestazioni in tutta Italia

di Maurizio Minnucci

presidio al Miur, 13 settembre 2010 (immagini di Maurizio Minnucci)
Giuliana Lilli è docente precaria al nono giorno di sciopero della fame. E sul suo viso si vede. Ieri era alla manifestazione sullo Stretto di Messina, oggi (13 settembre) è tornata a Roma per partecipare al sit-in davanti al ministero dell'Istruzione contro i tagli della riforma Gelmini. "In Sicilia – racconta - eravamo tantissimi, è stato importante per il Sud. Per farci sentire abbiamo bloccato i traghetti e anche una parte dei binari. Purtroppo c'è stato qualche tafferuglio e 25 colleghi sono stati denunciati, io stessa ho visto che a molti sono state chieste le generalità. Perché continuo a protestare? Semplicemente lo ritengo doveroso, il mio sciopero della fame è un atto simbolico per chiedere più informazione su questo tema che certe volte sembra dimenticato".

Tante e diverse le bandiere e i simboli dei manifestanti, circa 500, che si sono radunati davanti al Miur il giorno in cui è suonata la prima campanella: Rete degli Studenti, Cobas, Unione degli studenti, Comitati dei precari, Flc Cgil, Rifondazione e Fgci. "Un'altra scuola si può fare", recita lo striscione più grande sulla scalinata del dicestero. "La scuola è pubblica e non si tocca, la difenderemo con la lotta", scandiscono i manifestanti. Alcuni di loro hanno anche bloccato per una decina di minuti la strada davanti al Miur, lungo viale Trastevere al centro di Roma, fermando la corsa del tram 8. Ma in generale la protesta si è svolta in modo pacifico senza alcun problema con le forze dell'ordine schierate davanti all'ingresso del ministero.

Quando sulle gradinate prende la parola Andrea, giovanissimo rappresentante dell'Uds, la sua voce è un misto di emozione e fermezza: "Il nostro 'no' alla riforma – scandisce - è un 'no' sensato, vogliamo una scuola diversa, non come quella attuale che a volte siamo costretti a subire". La parola d'ordine è unire, unire i giovani, i precari, i professori di ruolo e il personale Ata "contro la divisione dall'alto, per una riforma che non sia dettata dal ministero dell'Economia". È proprio su questo tema, sulla necessità di una lotta che unisca tutte le parti in causa, che insistono tutti quelli giunti qui a protestare, genitori (pochi per la verità), alunni e insegnanti.
Emblematico il racconto del primo giorno di scuola di Francesca, nella doppia veste di insegnante precaria e madre di due figli che frequentano le elementari: "Abbiamo lasciato i nostri bambini in un'aula piccolissima, stipati in 25, ci entravano a malapena. I maestri ci hanno detto che manca tutto e ci hanno addirittura chiesto di fare una colletta per comprare almeno un armadio e la carta igienica. Ecco come sta la scuola pubblica". La prima campanella, per lei, è stata particolarmente dura: "Come se non bastasse, come docente per me il primo giorno di scuola non c'è stato proprio, perché dopo tanti anni d'insegnamento non sono rientrata nelle liste".
Paola Cola, altra precaria, racconta di una situazione al limite della decenza: "Che manchino i professori ormai è chiaro a tutti. Ma qui ci sono anche problemi di sicurezza: nel mio istituto, quando è venuto il responsabile che controlla l'agibilità, ci ha fatto capire chiaramente che mancano i soldi, e ci ha detto che sette scuole su dieci, in realtà, non avrebbero i requisiti per restare aperte. Per non parlare dei bidelli che mancano: il preside ci ha detto che se un bambino vuole andare in bagno dobbiamo aspettare che siano un po' a chiederlo, farli mettere in fila e portarli tutti insieme, altrimenti saremmo costretti ogni volta a bloccare la lezione".
La mobilitazione, dunque, non si ferma, Tra le prossime iniziative, il 26 settembre ci sarà l'assemblea nazionale unitaria di tutte le componenti della scuola, il primo ottobre una manifestazione regionale che riguarderà il Lazio, per arrivare alla data dell'8 ottobre scelta dalle organizzazioni per una serie di cortei che si svolgeranno in tutte le città d'Italia inaugurando l'autunno caldo degli studenti.
"Siamo pronti ad avanzare proposte e metteremo in campo iniziative di sciopero, con la prima ora di astensione il primo ottobre, e di mobilitazione affinché la scuola venga percepita come un grande investimento per il futuro di questo paese, cancellando la piaga della precarieà". Così ha detto in una nota il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo. "Altro che riforme epocali - sostiene -, epocali all'inizio di questo nuovo anno scolastico sono i tagli, il licenziamenti di massa dei precari, i diecimila insegnanti in sopranumero, le scuole sempre più insicure e fatiscenti".

Scuola: Terni, precari incatenati intorno fontana

La protesta in piazza Tacito organizzata dalla Flc Cgil e dal coordinamento precari

 (immagini di Fabrizio Ricci)
Tanti precari, ma anche docenti di ruolo e altri lavoratori della scuola, almeno un centinaio, hanno dato vita ad una forte protesta oggi a Terni. I lavoratori si sono incatenati simbolicamente intorno alla fontana di piazza Tacito in centro a Terni per protestare contro i tagli di insegnanti e del personale Ata, oltre che per la  diminuzione dei fondi per il funzionamento corrente delle scuole per l'anno scolastico appena iniziato e per la diminuzione delle ore di insegnamento. Erano un centinaio tra precari e docenti di ruolo provenienti dalle scuole della provincia.
La manifestazione, organizzata dalla Flc Cgil
e dal Coordinamento docenti precari, è stata solo la prima delle tante iniziative che verranno organizzate durante l'anno scolastico per tenere alta l'attenzione sul problema dei tagli al settore.
Il segretario provinciale Flc Cgil
, Tommaso Dionisi ha annunciato che verranno organizzati scioperi di un'ora ogni quindici giorni, non solo "per denunciare i tagli indiscriminati alla scuola, ma anche per non lasciare solo il popolo dei precari e cercare di coinvolgere i genitori in questa problematica. La scuola pubblica ha bisogno di essere rilanciata e per farlo servono delle azioni concrete e non lo smantellamento che sta mettendo in atto il Governo".

Scuola: Flc, nessuna riforma ma licenziamento di massa

"Altro che riforme epocali! Epocali all’inizio di questo nuovo anno scolastico sono i tagli, il licenziamenti di massa dei precari, i diecimila insegnanti in sopranumero, le scuole sempre più insicure e fatiscenti, le difficoltà a  garantire una qualità formativa all’altezza dei bisogni degli alunni e delle famiglie, l’impossibilità di assegnare  a tutti gli alunni disabili gli insegnanti di sostegno". Lo afferma oggi (13 settembre) il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo. "Le vere riforme che servirebbero alla scuola italiana - a suo avviso - non sono quelle della Ministra Gelmini che non sono altro che l’attuazione dei tagli decisi dal Ministro Tremonti e che accentuano  le disuguaglianze sociali e territoriali". 
"Nonostante le politiche devastanti del governo resiste tanta buona scuola che deve essere sempre valorizzata e sostenuta. Non permetteremo che venga distrutta la scuola pubblica per tornare  ai tempi nei quali veniva garantita la possibilità di studiare solo a coloro i quali avevano le risorse economiche. Non permetteremo che la scuola da avamposto dell’integrazione si trasformi in luogo delle discriminazioni delle tante diversità e per queste ragioni difenderemo con decisione la laicità".
"Non permetteremo che venga colpita la libertà d’insegnamento e la democrazia  per tornare all’autoritarismo e all’arbitrio. Non permetteremo che vengano cancellati gli scatti di anzianità con una operazione truffaldina ai danni dei lavoratori della scuola dopo avere bloccato per tre anni i contratti. Non  permetteremo che la scuola abbia la missione di bocciare e non viceversa quella di sostenere coloro che hanno difficoltà ad apprendere per portarli al successo formativo. Così si rischia di aumentare l’evasione scolastica".
"Non permetteremo che siano le nuove generazioni a pagare i costi della crisi e dei tagli. Non permetteremo che vengano cancellate le regole della rappresentanza nei settori pubblici e per questo chiediamo di votare le Rsu. Ma allo stesso tempo - conclude Pantaleo -siamo pronti ad avanzare proposte e metteremo in campo iniziative di sciopero, con la prima ora di astensione il primo ottobre, e di mobilitazione  affinché la scuola venga percepita come un grande investimento per il futuro di questo paese, cancellando la piaga della precarietà".

Campania in difficoltà, tagliati 14mila posti

"Il governo persegue una lucida strategia di ridimensionamento della scuola pubblica senza precedenti, che colpisce al cuore la formazione: sono tolte le risorse minime per un’offerta formativa che sia, allo stesso tempo, di qualità e di sostegno ai più deboli. Per le regioni del Mezzogiorno, alle quali sono sottratte risorse in quantità maggiore, è la definitiva messa in ginocchio del sistema dell’istruzione". E' quanto si legge in una nota diffusa da Cgil e Flc Campania. "I 10.000 posti di docenti e i 4.000 di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario, tagliati in Campania dal 1 settembre 2009 - sottolinea la Cgil - si fanno pesantemente sentire sul versante dell’occupazione, con migliaia di licenziamenti di precari docenti ed Ata e su quello della qualità dell’offerta formativa: riduzione del tempo scuola, maestro unico, laboratori chiusi, sicurezza non garantita per affollamento delle classi e per sottodimensionamento del personale ausiliario addetto, segreterie ingolfate".
"Le amministrazioni periferiche dello Stato, Regioni, Province, Comuni, devono svolgere - secondo la Cgil - un ruolo necessario per ridurre i danni al servizio e all’occupazione. I sindacati confederali, nella trattativa che hanno avuto con l’assessore all’istruzione della Regione Campania, hanno siglato un’intesa per 1.100 progetti, evitando misure puramente assistenzenziali, salvaguardando impegni precedenti, come la seconda annualità dei Percorsi alternativi sperimentali (Pas), il ruolo fondamentale delle istituzioni scolastiche nel decidere quale intervento aggiuntivo ritengono necessario, e la valorizzazione della professionalità del personale attraverso il riconoscimento giuridico ed economico del loro lavoro".
I punti "irrinunciabili" per la Cgil per siglare l’intesa sono: "Uniformità di trattamento dei lavoratori (tutti a contratto determinato con riferimento al contratto nazionale della scuola, docenti e Ata, di tutti gli ordini di scuola, di tutti i profili e classi di concorso, individuati nel rigoroso rispetto delle graduatorie provinciali, con certezza di riconoscimento del punteggio, impegno superiore a sei mesi); uniformità dei territori (con le risorse divise tra le province a monte, in modo da avere interventi equilibrati territorialmente; delle scuole, con la definizione di criteri che salvaguardino tutti i progetti e con una griglia regionale di riferimento).

Treviso, chiude lo stabilimento Gatorade

Lo stabilimento Gatorade di Silea (Treviso) chiuderà i battenti il prossimo 31 dicembre. La decisione è stata presa dalla società PepsiCo beverage Italia che produce nello stabilimento veneto la bevanda sportiva oltre al Lipton Ice tea. La notizia della decisione è stata confermata oggi, a Treviso, al termine di un incontro con il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, e con le organizzazioni sindacali, l'amministratore delegato di PepsiCo,Massimo Ambrosini.
L'azienda ha comunque ritirato il proposito di avviare la procedura di mobilità per i circa 130 dipendenti, data l'esistenza di trattative con imprenditori interessati a considerare l'ipotesi di rilevare l'attività di imbottigliamento o lo stabilimento. Secondo quanto si è appreso da fonte sindacale, vi sarebbero tre distinti nomi, due di tipo industriale ed uno commerciale, che avrebbero avanzato manifestazioni di interesse per il sito. Tra i possibili compratori, un'azienda del Triveneto produttrice di birra.

Roma, muore incastrata dall'ascensore

L'infortunio mortale in un condominio della zona Nomentana. La donna era dipendente di un'impresa di pulizie

È rimasta incastrata con la testa tra la ringhiera delle scale e l'ascensore, morendo per asfissia: questa la tragica fine di una dipendente di un'impresa di pulizie che stamani (13 settembre) stava pulendo le scale di un condominio a Roma, in zona Nomentana. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri fornita dall'Ansa, la donna, che era italiana e aveva 46 anni, stava pulendo la grata esterna dell'ascensore e si era arrampicata su una scala per pulire anche la parte interna, senza però accorgersi dell'arrivo dell'ascensore dai piani superiori. L'ascensore si è bloccato all'impatto col suo corpo ma questo non è bastato a salvarle la vita.

Capua: si cercano i motivi della strage

L'inchiesta aperta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere scava tra le responsabilità del terribile incidente che ha causato tre morti. Troppe ombre sulla vicenda, la lista degli indagati è destinata a crescere ancora

Come sempre in questi casi, più si scava a fondo più si portano alla luce una serie di responsabilità condivise. Secondo quanto riportato oggi dalle agenzie di stampa, infatti, il numero delle persone che saranno iscritte nel registro degli indagati relativamente alla morte dei tre operai nello stabilimento della Dsm di Capua è destinato ad aumentare in maniera esponenziale.

Il pm Donato Ceglie, che guida l'inchiesta portata avanti dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, ha  disposto il sequestro di alcuni locali che all'interno dello stabilimento erano utilizzati dalla ditta Errichiello e dalla ditta Dsb. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire la dinamica che ha portato i tre operai di una ditta esterna di Afragola (la Errichiello) che avrebbero dovuto lavorare esclusivamente  allo smontaggio di un ponteggio servito per operazioni di manutenzione a un silo, a respirare gas uscito proprio dal contenitore. Il silo, tra l'altro, non era in uso da almeno un mese.
Il fatto che l'aziende esterne avessero veri e propri uffici all'interno dello stabilimento della multinazionale Dsb, per la Procura è un aspetto nient'affatto secondario, perché dimostra il legame strettissimo tra le due ditte. Sono stati per questo sequestrati tutti i permessi di lavoro rilasciati dalla Dsm ai dipendenti delle ditte esterne: permessi di cui erano in possesso anche le tre vittime.
Intanto, la conferma che il silo fosse una vera e propria camera a gas è oggi arrivata dal sopralluogo e dalle riprese video che i carabinieri e vigili del fuoco hanno effettuato all'interno della cisterna. Secondo questi ulteriori rilievi, nel silo c'era una percentuale altissima di azoto, pari all'80 per cento, e di elio per la restante parte. Secondo la Procura sarebbe stato effettuato un tentativo di bonifica della cisterna prima dell'ingresso degli operai, un tentativo considerato però maldestro, tanto da aver addirittura peggiorato la situazione. L'intervento, è infatti questa l'ipotesi della Procura, avrebbe comportato l'uscita dal silos solo dell'elio non invece dell'azoto che, invece, era nettamente presente.
In seguito a ulteriori accertamenti si è anche stabilito che i tre operai erano tutti e tre all'interno e che sono morti quasi subito e in contemporanea. All'inizio invece si pensava che in due (Antonio Di Matteo e Vincenzo Musso) fossero dentro il silos e il terzo (Giuseppe Cecere) fosse sceso per aiutarli. Domani mattina sarà disposta l'autopsia, che potrebbe svolgersi tra domani pomeriggio e mercoledì.
Intanto emergono sinistre analogie con un'altra strage sul lavoro. "Il drammatico incidente avvenuto a Capua sabato ha sconcertanti analogie con quello che si è verificato a Campello sul Clitunno nel novembre 2006: sembra che da certi drammi non si voglia trarre le doverose conseguenze, e condividiamo il giudizio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si è detto indignato per il ripetersi di incidenti provocati da gravi negligenze". E' quanto ha affermato l'assessore alla Sicurezza nei cantieri della Regione Umbria, Stefano Vinti. "I tre operai edili deceduti a Capua - prosegue Vinti - sono morti di solitudine e di insicurezza, perché lo Stato non c'è e il nostro èun Paese dove il ministro dell'Economia considera un 'lusso che non possiamo permetterci' la legge sulla sicurezza del lavoro, la 626".

Damiano (Pd), no a ribassi sulla sicurezza

Il costo del lavoro e i costi relativi agli investimenti per la sicurezza del lavoro vanno calcolati a parte, e non assoggettati alla logica del massimo ribasso propria dell'appalto: è il suggerimento del parlamentare del Pd, Cesare Damiano, al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.
“Il ministro Sacconi - spiega Damiano - vuole mettere mano alla normativa sugli appalti. Questo è un bene, ma dimentica di dire di averla peggiorata. Suggeriamo al ministro di ripristinare la responsabilità solidale del committente nella catena degli appalti, per quanto riguarda la trasparenza contributiva, altrimenti si strizza l'occhio al lavoro nero e questo, come si è visto, non aiuta a prevenire gli incidenti e gli infortuni mortali. In secondo luogo è giunto il momento di cambiare le regole degli appalti al massimo ribasso: il costo del lavoro, che deve essere calcolato sulle tabelle dei contratti nazionali, e il costo degli investimenti per la sicurezza del lavoro debbono essere conteggiati a parte e non assoggettati alla logica del ribasso. In caso contrario, pur di aggiudicarsi l'appalto, le aziende - conclude Damiano – sono costrette a pagare al nero ed eliminano i costi per la sicurezza”.

Fisco: Cgil a Cisl e Uil, incomprensibile la nostra esclusione

“Salutiamo con favore il fatto che finalmente anche Cisl e Uil avanzino e sostengano proposte di riforma del sistema fiscale: molte richieste sono condivisibili e fanno parte di piattaforme unitarie precedenti. Pertanto non si capisce perché, su questioni che riguardano i lavoratori e i pensionati e sulle quali sarebbe possibile trovare una sintesi comune, Cisl e Uil abbiano escluso un rapporto con la Cgil, che aveva dichiarato la sua disponibilità”. Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi.
“Speriamo almeno - aggiunge - che Cisl e Uil facciano sul serio e non si accontentino, magari, di misure di ulteriore defiscalizzazione del salario aziendale, che con la crisi riguarda pochissimi lavoratori, lasciando inalterata l’iniquità generale del fisco italiano. In ogni caso le questioni fiscali saranno al centro della piattaforma che la Cgil - conclude Barbi - varerà al Direttivo nazionale del 16 e 17 settembre”.

Thyssenkrupp, preoccupazione per indiscrezioni su sito Terni

“Convocare al più presto un incontro fra Provincia e Comune di Terni sulla situazione della Thyssen Krupp”. Lo chiedono i consiglieri della Provincia di Terni, Andrea Sacripanti (Pdl), Stefano Puliti (Pd), Zefferino Cerquaglia (Psi), il presidente del Consiglio Andrea Maurelli e Marco Rosati (Prc) che hanno presentato un ordine del giorno per chiedere chiarezza sulla vicenda che sta animando le Acciaierie di Terni.
“La crisi generale - dicono i consiglieri - non risparmia nemmeno il nostro territorio e da qualche giorno vengono fatte circolare notizie inquietanti sulla Tk-Ast. Che cosa c'è di vero? Chi e che cosa si nasconde dietro queste notizie? Tale fatto ci preoccupa perché non è il modo corretto per affrontare una vicenda così importante. Crediamo che a nessuno vada ricordata la strategicità del sito ternano - continuano - che ha già subito la chiusura del magnetico e il ridimensionamento della produzione di titanio. La chiusura o il ridimensionamento dell'area a caldo sarebbe devastante, sia per i posti di lavoro, sia per il futuro della permanenza del sito ternano che si avvierebbe verso un declino irreversibile”.

Metalmeccanici: Landini, disposti a intesa sulle regole

"A patto che si sospendano i negoziati sulla derogabilità"

"Si sospendano i negoziati sulla derogabilità e sulla Fiat e facciamo un accordo sulle regole". Lo afferma oggi (13 settembre) il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, concludendo il direttivo della Fiom Emilia Romagna e rivolgendosi al presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi.
'Fermino tutto -  aggiunge - per evitare accordi separati noi siamo pronti a fare una trattativa per un accordo, per fare un accordo in cui la regola che viene inserita è che le piattaforme, gli accordi, per essere validi devono essere approvati dalla maggioranza dei lavoratori. Noi - inoltre - questa trattativa siamo pronti a farla anche subito. Perchè è un po' singolare che da un lato si fanno accordi separati e, dall'altro, si dice che si è disponibili a discutere di regole".
Se Federmeccanica non è disponibile, prosegue Landini, "e pensano di procedere comunque, devono sapere che noi non consideriamo legittimi quegli accordi separati. Per noi il contratto che è in vigore è quello del 2008 e non abbiamo nessuna intenzione di accettare altre forzature. Metteremo in campo tutto ciò che è possibile sia sul piano contrattuale, sia sul piano giuridico, per difendere i diritti".

Vassallo, mercoledì manifestazione della Cgil a Pollica

La Cgil ha organizzato per mercoledì 15 settembre una manifestazione per ricordare Angelo Vassalo, il sindaco di Pollica assassinato domenica sera. "In quella data, a Pollica - precisa la Cgil Salerno, che ha promosso l'iniziativa con la Cgil Campania e la Cgil nazionale - si ritroveranno sindacalisti e rappresentanti del mondo politico, istituzionale e della cultura per ricordare Angelo Vassallo, mantenere vivo ed alto il livello di vigilanza democratica e contrastare le possibili infiltrazioni camorristiche in un’area particolarmente appetibile data la sua vocazione turistica in continua espansione per cui, peraltro,Vassallo aveva lavorato tanto alacremente". L’iniziativa sarà conclusa da Susanna Camusso, vicesegretaria generale del sindacato di Corso Italia. Ne dà notizia in una nota la Cgil della Campania.



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