- LE NOTIZIE DEL GIORNO‎ > ‎2010‎ > ‎5 - Maggio 2010‎ > ‎8 maggio 2010‎ > ‎

Si chiude il congresso della Cgil


www.rassegna.it

Il Direttivo conferma Guglielmo Epifani alla segreteria generale. Su 156 aventi diritto e 148 votanti, 120 sono stati i sì, 17 i no, tre le schede bianche e otto gli astenuti. Conclusione senza unità: il documento politico non votato dalla minoranza


di M.G., G.R.

RIMINI - Con la conferma del segretario generale Guglielmo Epifani e l'elezione del Comitato direttivo, si è concluso il sedicesimo congresso nazionale della Cgil. Il Congresso della Cgil ha anche approvato lo Statuto: votanti 1.013, sì 834, no 121, astenuti 58.

Epifani è stato eletto con voto segreto dal nuovo Comitato direttivo riunito subito dopo la conclusione del congresso. Su 156 aventi diritto e 148 votanti, 120 sono stati i sì, 17 i no, tre le schede bianche e otto gli astenuti.

Questo il risultato dell'elezione del Comitato direttivo: Su 1.039 aventi diritto e 1.026 votanti, i sì sono stati 940, 61 i no, 21 gli astenuti, tre schede bianche e una nulla.

L'assemblea si è conclusa senza una ricomposizione unitaria. Il documento politico conclusivo del congresso è stato approvato con 738 voti a favore, 162 contrari e 2 astenuti.

Unitario, invece, il voto sul programma fondamentale della Cgil. Il testo, che Bruno Trentin volle in occasione dell’assise del ’91, oggi ovviamente rivisto alla luce dei cambiamenti vissuti in questi anni, approvato all’unanimità dalla Commissione politica, ha avuto il via libera dell’assemblea con un solo voto contrario.

Speciale congresso: notizie, interventi, video

L’ampio documento conclusivo, presentato da Susanna Camusso, innanzitutto “approva” la relazione di Epifani e richiama i punti di fondo delle scelte politiche che il congresso affida al gruppo dirigente della Cgil, a partire dal contrasto all’attacco diretto ai diritti dei lavoratori proprio nei quarant’anni di vita dello Statuto. Preoccupata per i tentativi del centro destra di scardinare le regole democratiche anche sul piano istituzionale, la Cgil annuncia una grande campagna per la democrazia, che comprende anche il tema della democrazia sindacale. L’analisi della crisi internazionale, aggravata dalla vicenda greca, richiede, secondo il documento, un ruolo più incisivo dell’Unione europea per allontanare il pericolo di ritorno dei nazionalismi e del protezionismo. Sul governo italiano il giudizio è netto: le misure assunte dimostrano l’incapacità di affrontare la crisi che si aggrava e rimane senza risposte.

La Cgil ha avanzato proposte per uno sviluppo sostenibile e per la valorizzazione del lavoro e il documento rilancia il piano straordinario per il lavoro e l’occupazione anticipato nella relazione di Epifani, del quale vengono richiamati i punti centrali. Sull’unità sindacale il documento esplicita la divisione senza precedenti a cui è arrivato il rapporto con Cisl e Uil; divisioni che riguardano il ruolo del sindacato, la sua autonomia e la democrazia. La Cgil però intende assumersi la responsabilità di porre un freno a queste divisioni e impegna il gruppo dirigente a utilizzare ogni occasione per riprendere il cammino unitario (dalle Rsu della scuola alla piattaforma dei pensionati) e arrivare a una battaglia comune innanzitutto sul fisco.

L’accordo separato sul modello contrattuale viene definito di eccezionale gravità, ma la Cgil non è rimasta sulla difensiva, come dimostrano i 40 contratti sottoscritti (con risultati positivi e alcuni punti critici), approvati in gran parte con il voto dei lavoratori. Il documento ribadisce la necessità di conquistare un nuovo modello contrattuale condiviso, flessibile, che unifichi settori pubblici e privati. E questo richiede nuove regole sulla democrazia sindacale che devono essere oggetto di confronto con Cisl e Uil a partire dal testo già raggiunto nel 2008. Il valore e il significato della confederalità, della contrattazione nei luoghi di lavoro e della contrattazione sociale territoriale, sempre più diffusa, il rafforzamento del sistema dei servizi della Cgil, sono altri aspetti richiamati nel documento, che dedica la parte finale alla campagna congressuale. Il congresso, definito “non facile”, è stata una grande prova di democrazia e di partecipazione, il cui esito chiaro disegna la linea politica della Cgil e va pienamente rispettato. Al gruppo dirigente, ricorda infine il documento, il compito di valorizzare l’unità, i pluralismi, le differenze e di procedere con il rinnovamento. “Unità e pluralismo sono la forza della Cgil”. Il documento è stato approvato con 738 voti favorevoli, 162 contrari e 2 astenuti.

Ordini del giorno: Tav e sciopero generale, la discussione
Trentasei gli ordini del giorno arrivati alla fine dei lavori congressuali. Su trentadue di questi (riguardanti gli argomenti più diversi, dal no al Ponte sullo Stretto al problema della ricostruzione dell’Aquila ai diritti umani, passando per le dichiarazioni di sostegno a una serie di vertenze aziendali), visto il sì unanime della Commissione politica, ovviamente non era il caso di tornare a discutere. Sono stati illustrati invece alla platea congressuale, e messi in votazione, i due odg – contrapposti – sulla Tav, e quello, respinto a maggioranza, sullo sciopero generale. I due ordini del giorno sulla Tav erano nati dal diverso giudizio maturato nella confederazione intorno all’alta velocità. Sull’odg approvato a maggioranza, che ricalcava sostanzialmente il documento votato al Congresso della Fillea, tre sono i punti da sottolineare: l’inutilità della contrapposizione Tav-no Tav; l’importanza dell’opera per lo sviluppo industriale del Piemonte oltre che per migliori collegamenti tra Italia e Francia; la necessità che intanto si producano vantaggi occupazionali e benefici fiscali per residenti e territori. Il secondo ordine del giorno, respinto, dava invece dell’opera un giudizio, non solo sotto il profilo economico ma anche ambientale, del tutto negativo. L’altro odg votato, ricordavamo sopra, è quello in cui si chiedeva un mandato esplicito del Congresso alla decisione dello sciopero generale contro il governo. La politica dell’esecutivo, recitava il documento proposto, dopo l’articolo 18 punta a destrutturare l’intero Statuto dei lavoratori, a ledere in maniera forte, con i diritti dei lavoratori, ruolo e funzione del sindacato. Ma – questa l’obiezione venuta dalla maggioranza – la Cgil ha già detto, proprio nel congresso, che s’impegnerà in tutte le forme contro la politica del governo. “In tutte le forme” significa anche, se necessario, ricorso allo sciopero generale. Che però non è opportuno decidere oggi. 

Comments