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Congresso Cgil, Rinaldini: nessun futuro senza democrazia sindacale

www.rassegna.it

di S.I.

Prima di tutto la democrazia sindacale. Non solo nei rapporti con Cisl e Uil, ma anche all’interno della stessa Cgil. Questo è stato il nucleo centrale dell’intervento di Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, che è stato anche fortemente critico rispetto alle votazioni di ieri sulle modifiche allo Statuto della Cgil. “Aver modificato lo Statuto, nel senso di non rendere possibile il pronunciamento delle categorie in caso di accordo sul sistema contrattuale non sta nella storia della Cgil”. “E’ vero – ha aggiunto – che noi non siamo un coordinamento di segreterie, ma non siamo neanche un sindacato nel quale le categorie non esistono ma esiste solo la confederazione”. Sempre rispetto alle votazioni di ieri, il leader della Fiom, ha anche espresso il suo forte dissenso per non aver “definito una clausola dello Statuto che dica che quando ci sono due mozioni diverse esse devono essere sempre presentate e discusse in tutte le assemblee e nei luoghi di lavoro”. Non possiamo, ha continuato, “chiedere a Cisl e Uil di votare quando c’è dissenso, come abbiamo fatto per l’accordo separato, e poi essere noi per primi a non farlo”. Quindi, per aprire un’unita d’azione con Cisl e Uil (“l’unità sindacale, che pure deve essere l’orizzonte di riferimento, non è al momento praticabile in questa fase del conflitto sociale”) bisogna necessariamente stabilire regole democratiche: “Qualsiasi trattativa che non abbia definito in precedenza cosa succede se a quel tavolo ci sono posizioni diverse tra le organizzazioni, è viziata in partenza, è falsa”. Invece, ha fatto notare il segretario generale della Fiom, Bonanni “ci ha detto chiaramente che i lavoratori si consultano solo quando c’è accordo tra le organizzazioni”.

Rinaldini ha poi mostrato apprezzamento per le aperture di Bonanni sulla scuola, ma in ogni caso “non si può parlare di unità sindacale in termini normali, quando si approva un collegato che cancella il diritto del lavoro come è stato costruito nel 900. Le distanze sono troppo strategiche”. Dure anche le prese di posizione contro governo e Confindustria, che, con l’assenso di Cisl e Uil, “stanno usando la crisi “per ridefinire l’assetto delle relazioni sociali del nostro paese, parte di un progetto autoritario che arriverà fino alla modica della Costituzione”. Un’offensiva che è partita con l’accordo separato sul sistema contrattuale e che poi si è sviluppata – ha aggiunto – “con un’opera sistematica di atti legislativi che cancellano le tutele e i diritti sul lavoro e allargano a tutti i livelli la precarizzazione del mercato del lavoro”. Cisl e Uil per Rinaldini hanno accettato, per concedere questo consenso, lo scambio con la bilateralità. E questo processo continuerà, nei prossimi giorni, “con lo smantellamento dello Statuto dei lavoratori e un’operazione sul federalismo che partirà dalle materie contrattuali”. Se questo è vero, per Rinaldini “si tratta di capire se anche oggi siamo in grado di costruire come Cgil una opposizione sociale che è fatta di mobilitazioni, lotte e proposte che sia in grado di diventare l’interlocutrice anche di cittadini, lavoratori e pensionati che vanno oltre la nostra organizzazione”. “Questo – ha concluso - è il bivio che abbiamo di fronte. Capire se la Cgil può svolgere quel ruolo che già svolse, da sola e con successo, nel corso del 2001 e del 2002”.

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