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Manovra, scatta la protesta di medici e farmacisti


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I camici bianchi del servizio sanitario nazionale incroceranno le braccia il 12 e il 19 luglio. Assemblee negli ospedali, in piazza a Roma il 16 giugno. Anche Federfarma alza le barricate: “Tagli insostenibili, così ci costringono a chiudere”


 (immagini di Maurizio Minnucci)
Monta di giorno in giorno il malumore intorno alla manovra economica da 25 miliardi. Dopo le proteste della Cgil, che ha annunciato lo sciopero generale entro giugno, e dei magistrati, che parlano di “tagli ingiustificati”, è la volta degli operatori della sanità. I medici del servizio sanitario nazionale incroceranno le braccia il 12 e il 19 luglio: questa la decisione delle sigle di categoria contro la manovra economica.

I camici bianchi hanno anche deciso lo stato di agitazione, una manifestazione nazionale a Roma il 16 giugno e assemblee negli ospedali. Le organizzazioni che hanno lanciato la protesta esprimono “forte dissenso per la manovra che determina tagli inaccettabili per la sanità pubblica e gravi iniquità nei confronti dei medici e veterinario del Servizio sanitario nazionale”. Alla protesta non aderiscono Cisl e Uil Medici.

Anche per i farmacisti la manovra è “insostenibile”.
Così in una nota Federfarma, che conferma lo stato di agitazione e lunedì 7 giugno, all’Assemblea nazionale, deciderà altre iniziative “per sensibilizzare il governo a variare la manovra”. Il decreto anticrisi, denunciano i farmacisti, “è economicamente insostenibile per le farmacie e rischia di farne chiudere un numero elevato, proprio mentre le farmacie stanno impegnandosi per organizzare i nuovi servizi previsti per soddisfare le esigenze di salute della popolazione, in particolare delle fasce più deboli, anziani e cronici”.

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