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I tagli che prenotano altri tagli


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di Alfiero Grandi,   04 giugno 2010, 19:21

I tagli che prenotano altri tagli Manovra     Dopo essere sparito dal video per alcuni giorni il decreto legge con la manovra finanziaria è ricomparso con vistose variazioni, come la scomparsa dell'abolizione delle piccole Province, su cui la Lega ha messo il veto, e la revisione del numero degli Enti da abolire. Tuttavia la linea di fondo del decreto del Governo non è cambiata



Resta una manovra socialmente iniqua perché carica tutti i costi su alcuni settori: scuola e pubblico impiego che hanno le retribuzioni surgelate per 3 anni, precari della P.A. che rimarranno senza lavoro, età di pensionamento che verrà allungata di fatto anche per chi ha 40 anni contributi o 65 di età, requisiti per l'invalidità vengono alzati, Regioni ed Enti locali avranno tagli pesantissimi ai trasferimenti di risorse e questo comporterà o dei tagli pesanti ai servizi o nuovi costi a carico dei cittadini.

Ai redditi più alti non è richiesto proprio nulla, se non qualcosa ai dirigenti pubblici e un aggravio ridicolo ai supermanager del privato. Pura copertura del resto della manovra. Il Governo, dopo tante chiacchiere, contribuisce ad una manovra di 25 miliardi con 72.000 euro in tutto. La sanatoria edilizia diventerà probabilmente un vero e proprio condono in parlamento. Le misure contro l'evasione sono il recupero di misure del centro sinistra cancellate dallo stesso Tremonti nel 2008. Due anni persi. Comunque sono misure meno forti di quelle precedenti e non garantiscono i 9 miliardi di entrate previste dal decreto del Governo.

La manovra è inaccettabile perché è distribuita in modo iniquo, grava tutta su una parte e perché non fa nulla a sostegno della ripresa dell'economia. La manovra poteva essere più consistente, arrivando a 30/32 miliardi, proprio per dare sostegno alla ripresa economica e all'occupazione, a partire da sgravi a favore dei redditi da lavoro per ridare fiato alla domanda interna. Di più. Le scarse risorse finanziarie dovrebbero essere l'occasione per fare scelte di qualità, ad esempio per puntare sul risparmio energetico che può abbattere in poco tempo i costi delle aziende e la bolletta energetica del nostro paese. Mentre risulta che perfino i 10 milioni di euro già stanziati qualche mese fa per il risparmio energetico non verranno spesi perché la norma è inapplicabile.

E' una manovra senza futuro. Sono tagli che prenotano altri tagli tra non molto tempo. Senza ripresa economica non si va lontano e l'unica possibile è basata su una qualificazione dei consumi, della produzione. Non tutti i consumi sono uguali. Non tutti i prodotti sono uguali. Alcuni contribuiscono a esaurire risorse preziose e finite, favoriscono sprechi, finiscono con il peggiorare il già compromesso equilibrio dell'ambiente in cui viviamo.

Per favorire una ripresa di qualità però il Governo non dovrebbe trincerarsi dietro lo slogan che non si debbono mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ci sono tasche e tasche. Lo scudo fiscale per chi ha esportato illegalmente capitali all'estero è stato letteralmente un regalo di decine di miliardi di euro a chi non ne aveva certo bisogno, ma questo patto scellerato era per il rientro dei quattrini. Oggi, in una situazione nuova e difficile, potrebbe essere richiesto un contributo a questi signori come viene chiesto ad altri di andare in pensione più tardi o di non avere il rinnovo dei contratti..
In realtà il Governo mette le mani nelle tasche degli insegnanti e dei lavoratori pubblici e costringerà soprattutto Regioni ed Enti locali a metterle in quelle dei cittadini per compensare, almeno in parte, i tagli.
Mentre con misure di prelievo sui redditi alti, sui grandi patrimoni, sulle rendite sarebbe possibile spostare risorse sulla ripresa, puntando su qualità e ricerca, con interventi a sostegno dei redditi bassi, senza i quali i consumi non riprenderanno e la ripresa non ci sarà.

E' una manovra finanziaria senza qualità perché iniqua e perché colpisce senza costruire, non dà una prospettiva al patrimonio umano della nazione e in particolare ai giovani malgrado la disoccupazione colpisca in modo feroce (oltre il 30 %) in questa fascia di età.
Tremonti parla a vanvera di conti italiani in ordine nel momento stesso in cui vara la manovra di aggiustamento. Se i conti sono in ordine perché la manovra ? Del resto è da dicembre che sa di doverla fare e arriva ad affermare che è il resto d'Europa che ha problemi. Gli altri paesi europei fanno manovre sul debito pubblico ma insieme prendono misure che guardano al futuro, di cui in Italia non c'è traccia, anzi c'è il rischio che dopo questa manovra la ripresa si allontani ancora di più.

Per di più c'è un grande assente. Gli interventi a sostegno delle banche hanno svenato le casse degli Stati e ora il maggior debito diventa, paradossalmente, il punto di attacco della speculazione. In altri paesi e in Europa se ne discute. Poco, tardi, forse insufficiente, ma se ne discute. In Germania stanno per approvare norme sui mercati finanziari con divieti che hanno sollevato proteste e reazioni. In Italia nulla. Tremonti ignora l'argomento. Al massimo dice che sarebbe giusto fare qualcosa ma non da soli. Anche il Governatore non è stato un fulmine di guerra. Alla fin fine ha insistito sulla giusta esigenza di rafforzare la capitalizzazione delle banche. Giusto, ma un pò pochino. Invece l'amministratore delegato di Intesa-S. Paolo ricordando che la crisi trae origine dall'instabilità dei mercati finanziari ha riassunto in 4 punti gli interventi necessari. La politica tergiversa, dice. Ha ragione, dopo aver trovato i soldi con misure eccezionali a carico delle collettività per salvare le banche, i Governi perdono tempo lasciando che le origini della malattia continuino ad agire, al punto da aggredire gli Stati stessi, a cui pure debbono la salvezza.

La ricetta dell'A.D. è semplice: mettere un freno alla leva, cioè al rapporto tra credito e capitale proprio, abolire i debiti fuori bilancio delle banche, mettere i derivati nei mercati regolamentati, fissare paletti patrimoniali uguali per tutti gli istituti.
Non basta ancora, ma sarebbero senza dubbio primi interventi importanti.
Si potrebbe aggiungere che ci sono prodotti finanziari (armi finanziarie di distruzione di massa secondo Buffet) che andrebbero semplicemente vietati, che le banche generaliste dovrebbero essere ripensate e ridivise in commerciali e di investimento, che le incompatibilità dovrebbero essere severe visto che 75 persone collegano il 76 % delle società quotate e che l'80% dei gruppi finanziari ha negli organismi aziendali persone che siedono in quelli concorrenti, che occorrono controlli sui movimenti di capitali e la Tobin tax potrebbe essere un primo passo utile,
Non ci si può limitare ad affrontare le conseguenze della crisi, occorre andare alla radice e questa è anzitutto in mercati finanziari senza regole.


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