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Ustica 30 anni dopo, nuove speranze verità



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ROMA - Notizie sul traffico aereo militare nello spazio al largo di Ustica, la sera del 27 giugno 1980, quando un Dc9 dell'Itavia  con 81 persone a bordo si inabissò. E' quanto chiesto a Francia e Stati Uniti, alla vigilia del trentesimo anniversario dal disastro,  dalla procura di Roma, titolare dell'inchiesta giudiziaria, con apposite rogatorie internazionali. Dalla Francia è già arrivata una disponibilità alla collaborazione, con l'auspicio da parte di Daria Bonfietti, presidente dell'associazione dei parenti delle vittime della  strage, che Parigi si muova in un solco di chiarezza ei ampia collaborazione.

Le due rogatorie rappresentano l'ultimo passo degli inquirenti su quello rimane uno dei misteri dell'Italia contemporanea. I pm Maria  Monteleone ed Erminio Amelio, magistrati che indagano sulla vicenda, hanno sollecitato una serie di risposte per riscontrare  elementi testimoniali relativi al traffico aereo militare di quella sera nello spazio aereo attraversato dal velivolo partito da Bologna e  diretto a Palermo. E non mancano auspici positivi in procura. Non a caso, oggi la Francia ha fatto sapere  che è pronta a "cooperare pienamente" sul disastro aereo di Ustica non appena riceverà una richiesta ufficiale da parte dell'Italia,  ha detto a Parigi  il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero. "Noi - ha affermato Valero - non abbiamo informazioni  complementari. Per il momento, ci atteniamo a quella che è stata la fine del processo. Sappiamo tuttavia che la giustizia italiana ha  riaperto recentemente un'inchiesta. Non appena le autorità italiane ci invieranno una richiesta ufficiale, una rogatoria internazionale,  siamo pronti a cooperare pienamente con l'Italia, come abbiamo già fatto in passato, per fare piena luce su questa vicenda". "Spero  - ha detto Daria Bonfetti - che la Francia risponda ai giudici italiani con altrettanta chiarezza e volontà di cooperazione". Ed ha aggiunto: "Mi sembra una risposta dovuta",  ricordando che "le accuse nei confronti della Francia non vengono da me ma dal  presidente del Consiglio di allora Cossiga", che qualche anno fa rivelò che il missile che abbatté il Dc9 Itavia era francese".  "Speriamo ha concluso Bonfietti - che oggi possa iniziare una collaborazione tra la Francia e la magistratura italiana".  

A 30 anni dal disastro la cortina di omertà che ha scandito l'accertamento della verità potrebbe, dunque, gradualmente sgretolarsi.  Segnali positivi sono già arrivati dalla Nato, la quale, rispondendo ad analoghe rogatorie, qualche dato, per ora non sufficiente a  ricostruire la dinamica dei fatti, l'ha fornito. Non altrettanto ha fatto la Libia, secondo quanto si è appreso a piazzale Clodio, che  pure è stata interpellata dai magistrati romani.    

Per i pm Monteleone e Amelio un fatto è certo ed emerge dai dati radar acquisiti: ossia la presenza di aerei militari nelle vicinanze  del Dc9, così come indicato dalla corte di assise di Roma nella sentenza di assoluzione dei generali dell'Aeronautica finiti sotto  processo. Da qui l'avvio di una nuova indagine e l'audizione di nuovi testimoni. Come l'ex presidente della Repubblica Francesco  Cossiga, il quale ha detto di sapere che "c'era un aereo francese che si mise sotto il Dc 9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio" e  che i "i francesi sapevano che sarebbe passato l'aereo di Gheddafi; oppure come Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di  Palermo, che ha parlato di un ruolo di copertura della vicenda voluto dai servizi segreti. 

Nel 1999, dopo nove anni di istruttoria, il giudice Rosario Priore, all'epoca titolare degli accertamenti, concluse l'inchiesta  sostenendo che il Dc9 fu "vittima di un'azione militare di intercettamento messa in atto, verosimilmente, nei confronti dell'aereo che  era nascosto sotto di esso".


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