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Accordo alla Sixty, sventati tutti i licenziamenti



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Aziende a sindacati firmano l'accordo che attiva i contratti di solidarietà. Salvi i posti di lavoro

Dopo un anno di ricorso alla cassa integrazione straordinaria, il gruppo tessile “Sixty”, con 1.200 dipendenti, ha concordato con i sindacati del settore (Filctem Cgil, Femca Cisl e Uilta Uil) il ricorso ai contratto di solidarietà per salvaguardare tutti i posti di lavoro. A causa della contrazione dei volumi globali (che ha portato a una razionalizzazione e riorganizzazione dei siti) e alla fusione delle unità produttive all’interno del gruppo, la “Sixty” aveva infatti dichiarato un esubero di circa 120 unità, soprattutto personale impiegatizio ma altamente qualificato. Circa 500 i lavoratori coinvolti nella riduzione dell’orario di lavoro. In questo periodo è previsto anche un programma di formazione per la riqualificazione professionale. L’intesa raggiunta inoltre attiva scelte industriali importanti per lo sviluppo territoriale.

“E’ un accordo importante – commenta Rosalba Cicero, della segreteria nazionale della Filctem Cgil - perché attraverso questa intesa si salvaguarda l’occupazione, soprattutto quella femminile, i giovani e le competenze professionali indispensabili per garantire il futuro dell’azienda. Difendendo l’occupazione – prosegue la dirigente sindacale - difendiamo anche la filiera e lo sviluppo del manifatturiero nel territorio, specialmente in zone come quelle del Mezzogiorno a forte rischio di desertificazione industriale. Per questo è stato importante – spiega Cicero - l'aver acquisito che nel piano di politica industriale presentato dall’azienda, vi fosse l’impegno alla creazione di un consorzio che rafforzasse e organizzasse il conto terzismo locale".

"La Sixty - prosegue il comunicato
, principale azienda committente, si relazionerà con il consorzio lavorando per affermare produzioni e relazioni eticamente sostenibili, contribuendo a qualificare la subfornitura locale e concordando con il sindacato azioni di contrasto al dumping economico e sociale. Sono queste le caratteristiche di fondo – conclude la sindacalista - per affermare buone pratiche di accordi difensivi per governare una fase di grandi cambiamenti, un altro modo di competere nella globalizzazione, una via di uscita dalla crisi”.
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