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G8 Genova 2001, un anno e quattro mesi per De Gennaro


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Condanna in Appello: istigò alla falsa testimonianza l'ex questore di Genova sull'irruzione alla Diaz

Dopo quattro ore di camera di consiglio i giudici della Corte d'Appello del Tribunale di Genova hanno condannato l'ex capo della Polizia per aver indotto alla falsa testimonianza il vecchio questore del capoluogo ligure nel processo sulla sanguinosa irruzione alla scuola Diaz, durante il G8 del 2001. Un anno e due mesi anche per Spartaco Mortola, ex capo della Digos genovese. In primo grado entrambi erano stati assolti per insufficienza di prove. I legali annunciano ricorso in Cassazione, soddisfazione per gli avvocati di parte civile: «Giustizia è fatta, dimostrato che c’erano persone della polizia che manovravano perché nel processo non si accertasse la verità». Nel video le immagini del blitz.

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La Corte d'Appello del Tribunale di Genova ha condannato il prefetto Gianni De Gennaro a un anno e quattro mesi di reclusione per istigazione alla falsa testimonianza del questore di Genova in merito alla violenta e sanguinaria irruzione della polizia alla scuola Diaz, in occasione del vertice G8 del 2001. Secondo quanto stabilito dal giudice De Gennaro, all'epoca dei fatti capo della Polizia, ha indotto il vecchio questore del capoluogo ligure, Francesco Colucci, a ritoccare la sua versione dei fatti nella testimonianza resa al processo per il blitz il 21 luglio 2001 alla scuola. La Diaz ospitava il mediacenter di Indymedia, alcune radio indipendenti e almeno 93 manifestanti che furono pesantemente pestati e arrestati illegalmente. Insieme all'attuale capo del Dis (Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza) è stato condannato a un anno e due mesi anche Spartaco Mortola, allora capo della Digos di Genova e attuale vice questore vicario di Torino. Disposto inoltre il risarcimento delle tre parti civili costituite nel processo. A entrambi sono stati concessi i benefici di legge.


Ribaltata la sentenza: le reazioni dei legali
Ribaltata quindi la sentenza di primo grado dell'ottobre 2009, quando il giudice Silvia Carpanini aveva assolto i due imputati per insufficienza di prove. Questa volta il giudice Maria Rosaria D'Angelo ha invece confermato le accuse con una sentenza uscita dopo quattro ore di camera di consiglio. Secco il commento dell'avvocato Carlo Biondi, difensore di De Gennaro, che ha parlato di «sentenza sorprendente» annunciando il ricorso in Cassazione. Mortola si è detto «senza parole», più loquace il suo legale: «È un fardello in più che ci porteremo in Cassazione, sono sentenze che pesano. Questo è un problema personale e di carriera. Spartaco Mortola fa un lavoro che richiede una certa serenità d'animo. Ora leggeremo le motivazioni della sentenza e faremo ricorso in Cassazione». Grande soddisfazione invece dagli avvocati di parte civile: «Siamo soddisfatti per la sentenza, giustizia è stata fatta. Questo dimostra che c’erano persone della polizia che manovravano perché nel processo non si accertasse la verità», ha affermato l’avv. Laura Tartarini, che nel processo assiste due parti offese.


I fatti della Diaz
Vetri rotti, computer divelti, indumenti strappati e sparsi dappertutto, tracce di sangue ancora fresco su pavimenti e pareti. A poche ore dal blitz condotto da agenti del settimo nucleo del Reparto Mobile di Roma e altri di altri reparti la notte del 21 luglio 2001, nel complesso scolastico Armando Diaz e Giovanni Pascoli di Genova, il bilancio della cruenta irruzione fu di 66 feriti e 96 fermati. L'operazione, venne spiegato allora dalle forze dell'ordine, era mossa dalla ricerca di armi e di persone, tra cui i cosiddetti black bloc, che avevano partecipato agli scontri nei quali, poche ore prima, era morto Carlo Giuliani. Nell'edificio di via Cesare Battisti erano ospitati il "press center" di Indymedia e gli studi di Radio Gap (network di radio locali ed emittente ufficiale del contro G8) oltre a diversi ragazzi e ragazze che avevano preparato giacigli improvvisati stendendo i sacchi a pelo nelle sale e nei corridoi. Anche l'edificio di fronte, la scuola Pascoli, dove aveva sede il centro stampa del Genoa social forum, fu perquisito dalle forze dell'ordine. Vennero sequestrati e distrutti computer e telefoni. Alla Diaz, l'ampio salone al piano terra che era stato trasformato dai giovani in dormitorio, fu completamente devastato. In una saletta adiacente all'androne (l'area adibita dai giovani a "quartier generale dell'informazione anti G8") diversi computer distrutti e gettati a terra. A dimostrazione della necessità del blitz la polizia esibì subito dopo due molotov, spranghe, coltelli e tute nere che, venne detto, erano state trovate nella scuola durante la perquisizione. I poliziotti furono accusati di falsificazione delle prove. Secondo l'accusa, gli oggetti incriminati sarebbero stati rispettivamente trovati nelle aiuole di corso Italia e in un cantiere aperto nel complesso scolastico. Secondo gli avvocati difensori, però, le presunte falsificazioni sarebbero state causate dalla fretta e dal disordine di quei momenti.


 

(ami)

2010-06-17 18:34:05

Fonte foto: (ami)

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