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Onu, Italia rifiuta di riconoscere il reato di tortura



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La Fp Cgil attacca: "Governo insensibile sul tema dei diritti umani"

"Nel corso della seduta del 9 giugno del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, l’Italia ha respinto la raccomandazione con la quale era stata invitata a introdurre il reato di tortura nel nostro codice penale. Una dimostrazione della scarsa sensibilità che il governo Berlusconi ha sul tema dei diritti umani, un colpo all'immagine del nostro Paese e della sua democrazia". Lo afferma oggi (11 giugno) in una nota Rosa Pavanelli, del Dipartimento internazionale della Fp Cgil.

"Le morti drammatiche di Stefano Cucchi e di Giuseppe Uva - ricorda -, che si aggiungono a casi eclatanti come quello della caserma di Bolzaneto, hanno di recente sollevato sdegno in tutta Italia evidenziando come la tortura rischi di essere una pratica che coinvolge anche il nostro sistema nelle situazioni di restrizione della libertà".

"In tempi nei quali il governo si esercita con furioso accanimento nel ridurre le libertà personali, ci sembra un pessimo segnale. Spiace constatare come i media non abbiano dato rilievo a un problema che meriterebbe una forte reazione di coloro che ancora vogliono difendere le libertà e la dignità delle persone, che reclamano il rispetto dei diritti umani come cardine per la difesa di una democrazia sostanziale".

"Nella stessa seduta il Consiglio per i diritti Umani delle Nazioni Unite ha espresso critiche e preoccupazioni su altre tre questioni: l’aumento di comportamenti razzisti e discriminatori contro gli immigrati e le popolazioni Rom e Sinti; il trattamento e il respingimento dei migranti irregolari e i richiedenti asilo; le crescenti restrizioni alla libertà di espressione e al diritto di informazione - conclude -. Critiche e preoccupazioni che non possiamo che condividere".
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