15 dicembre 2010


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Governo, ai mercati la fiducia non basta

La borsa non festeggia il voto a favore di Berlusconi e chiude a meno 1,44%. Domani vertice Ue sulla crisi, con Germania e Francia contrapposte ai grandi debitori come il nostro paese e la Spagna

Piazza Affari accoglie con freddezza la fiducia all'esecutivo. Sarà che gli operatori non si convincono facilmente come fossero dei Polidori o dei Siliquini qualsiasi, sarà che i trader non mostrano particolare sensibilità di fronte alle rassicurazioni del premier, fatto sta che i segnali lanciati dai listini nell'atteso day after appaiono poco incoraggianti. Oggi la Borsa di Milano ha chiuso a meno 1,44, peggio di noi solo Madrid (-1,5%). Di fronte a un debito pubblico da record - la cui stabilizzazione a quota 120% del Pil dovrebbe realizzarsi solo nei prossimi due anni - la pazienza degli operatori è messa a dura prova. Futuri contraccolpi di mercato sarebbero una logica conseguenza della combinazione tra la paralisi politica e l'aggravarsi della crisi continentale. Nelle ultime ore è infatti tornata a crescere la paura per i debiti sovrani, con Spagna e Portogallo sempre più a rischio contagio. I titoli pubblici dei due Paesi sono in picchiata e gli spread (la differenza di rendimento col bund decennale tedesco) nuovamente a livelli record. Preoccupa anche il Belgio, dove l'instabilità politica rischia di mettere il Paese nel mirino della speculazione finanziaria. Ma l'Europa si divide sulle soluzioni (leggi l'articolo). Francia e soprattutto Germania non vogliono accollarsi il peso del dissesto, mentre l'Italia, che rischia di essere travolta dalla stessa onda, insiste affinché la Ue si faccia carico dei titoli di Stato soggetti oggi alla speculazione. Ma Angela Merkel non ne vuole sapere  di Matteo Cavallito



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B: "Posti liberi nel governo". Lega: non si arriva a Pasqua

Il premier chiama i "deputati delusi", insiste con l'Udc ed è certo della "collaborazione" di molti finiani. Mentre Fli si spacca, scoppia la lite a distanza tra Fini e Bondi sulla sfiducia al ministro della  Cultura. A meno di 24 ore dalla fiducia alla Camera (leggi l'articolo) Berlusconi invita esplicitamente l'Udc a entrare nell'esecutivo: "Ci sono le condizioni per ricongiungere tutte le forze che già militano insieme nel Ppe". Poi dice che i deputati finiani disposti a collaborare sono già molti più dei tre che ieri non lo hanno sfiduciato. Ma per Bossi a marzo si andrà alle urne. Nel tardo pomeriggio di ieri l'incontro con il presidente Napolitano. Per tutto il pomeriggio fuori dal palazzo è andata in scena la guerriglia nella Capitale (leggi l'articolo) tra manifestanti e forze di polizia. Cortei e manifestazioni degli studenti in tutte le grandi città italiane (leggi l'articolo e guarda il video). Ma la casta, tenuta distante dalla città assediata dalle proteste, si concentra solo sul voto di fiducia ignorando quello che accade nelle vie intorno a Montecitorio (guarda il video)



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DOMANI BERLUSCONI VA A BRUXELLES

PER VENDERE L'ITALIA AI BANCHIERI TEDESCHI

Ammaccato, ma in piedi quanto basta per firmare la svendita del nostro paese ai banchieri tedeschi, Silvio Berlusconi sarà domani a Bruxelles a firmare le modifiche del patto di stabilità. L'Italia si presenta malconcia e sotto ricatto, e sarà costretta a subire l'onta di vedere che il debito pubblico sarà il parametro principale su cui si misurerà il meccanismo di stabilità. Con l’obbligo per gli Stati, il cui debito supera il 60% del PIL, di adottare misure per ridurlo ad un ritmo soddisfacente - nella misura di almeno 1/20 della differenza rispetto alla soglia del 60% - per il nostro paese ci saranno solo lacrime e sangue. Questo elemento assieme all'entrata in vigore del semestre europeo (in cui cediamo una bella fetta della nostra sovranità economica al governo economico dell'unione) avrà effetti diretti sulle finanziarie del nostro paese, imponendo scelte durissime in maniera automatica, qualsiasi sia il colore del governo. Questo processo che domani parte definitivamente non è altro che un golpe monetario attuato dalle classi dominanti europee contro i lavoratori per costruire un'architettura istituzionale in grado di gestire la crisi senza misurarsi con la democrazia ed i parlamenti. In questo quadro drammatico, oggi Frattini ha creato una messa in scena comunicativa al limite del patetico minacciando - udite udite - che l'Italia non firmerà il trattato se non sarà inserita la questione del debito privato come fattore mitigante. Sia chiaro, non si discute più del fatto che non ci debbano essere lacrime e sangue ma di quanto mitigarle con un meccanismo che tra l'altro è già inserito nel testo. Ma perchè Frattini ha fatto allora queste affermazioni? Forse domani c'è qualcosa in più che dovrà essere comunicato che ha fatto drizzare le antenne al nostro governo? Ci pare di si, oggi Josè Manuel Barroso ha smentito indirettamente quanto affermato da Tremonti la scorsa settimana rispetto ai conti del paese, non ha fatto nomi e cognomi ma ha detto che «In molti Paesi la situazione delle finanze pubbliche richiede manovre correttive». Berlusconi tutto si può permettere in questa fase, anche di svendere l'Italia per il prossimo decennio alla logica delle banche tedesche, ma non di tornare da Bruxelles dicendo al paese che ci sarà bisogno di un'altra manovra a gennaio.

Qui di seguito alcuni punti significativi del testo che verrà approvato domani, così come riportato dalla camera dei deputati dopo la discussione in commissione della settimana scorsa. 

Patto di stabilità e crescita

Il 10 dicembre 2010 le Commissioni Bilancio e Politiche dell'UE della Camera hanno concluso, con l'approvazione di un documento finale, l'esame congiunto di 6 proposte legislative (5 di regolamento ed 1 di direttiva) presentate dalla Commissione europea il 29 settembre, volte a dare attuazione alle linee di rafforzamento della governance economica già concordate nello scorso giugno dal Consiglio europeo.
informazioni aggiornate a venerdì, 10 dicembre 2010
Le proposte concernono due dei tre ambiti di intervento indicati dal Consiglio europeo: l’applicazione più rigorosa del Patto di stabilità e crescita (PSC) e la creazione di una più forte sorveglianza macroeconomica su squilibri di competitività e crescita. Con riferimento al terzo ambito di intervento – l’introduzione di un meccanismo per il coordinamento ex ante delle politiche economiche nazionali - il Consiglio ha già deciso il 7 settembre 2010 l’avvio dal 2011 del c.d. “semestre europeo”.

Un primo nucleo di misure proposte dalla Commissione mira a rafforzare ed integrare la disciplina vigente del PSC, prevedendo, in particolare:

l’obbligo per gli Stati di convergere verso l'obiettivo a medio termine del pareggio di bilancio con un miglioramento annuale dei saldi pari ad almeno lo 0,5%;

l’obbligo per gli Stati il cui debito supera il 60% del PIL di adottare misure per ridurlo ad un ritmo soddisfacente, nella misura di almeno 1/20 della differenza rispetto alla soglia del 60%, calcolata nel corso degli ultimi tre anni; (l'italia ha un debito pubblico del 120% ndr)

nuove sanzioni finanziarie progressive a carico degli Stati dell’eurozona che non rispettino la parte preventiva o correttiva del PSC. Con riguardo alla parte preventiva, deviazioni significative dal percorso di convergenza verso l'obiettivo del pareggio di bilancio comporterebbero per lo Stato interessato l'obbligo di costituire un deposito fruttifero pari allo 0,2% del PIL. Per quanto riguarda la parte correttiva, ai Paesi che registrano un disavanzo eccessivo si applicherebbe un deposito non fruttifero pari allo 0,2% del PIL, convertito in un'ammenda in caso di non osservanza della raccomandazione di correggere il disavanzo eccessivo;
l’adozione delle sanzioni su proposta della Commissione, che si considera approvata dal Consiglio a meno che esso non la respinga con voto a maggioranza qualificata ("maggioranza inversa") degli Stati membri dell'area euro (non si tiene conto del voto dello Stato interessato).
Una seconda serie di proposte mira a stabilire requisiti comuni per i quadri di bilancio nazionali, imponendo agli Stati membri di:
- assicurare la corrispondenza tra i sistemi contabili nazionali ed il sistema ESA95 (sistema europeo dei conti nazionali e regionali);
- introdurre regole di bilancio e parametri numerici che recepiscano i valori di riferimento previsti a livello europeo nonché una pianificazione pluriennale (almeno triennale) del bilancio nazionale;
- comprendere nel quadro di bilancio nazionale l’intero sistema di finanza pubblica, assegnando chiaramente le responsabilità di bilancio tra i diversi livelli di governo e stabilendo adeguate procedure di controllo.

Una terza serie di misure introduce meccanismi per la prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici.

La Commissione procederebbe periodicamente, sulla base di un quadro di riferimento composto da indicatori economici (scoreboard), ad una valutazione dei rischi derivanti dagli squilibri macroeconomici in ciascuno Stato e avvierebbe un riesame approfondito per gli Stati a rischio. Per gli Stati che presentano gravi squilibri, tali da mettere a rischio il funzionamento dell'Unione economica e monetaria, il Consiglio adotterebbe raccomandazioni e avvierebbe una procedura per gli squilibri eccessivi.

Lo Stato membro nei confronti del quale sia stata avviata una procedura di questo genere dovrebbe presentare un piano di azione correttivo che verrebbe esaminato dal Consiglio, il quale fisserebbe un termine per l'adozione di misure correttive.

Lo Stato dell'eurozona che ometta ripetutamente di dare seguito alle raccomandazioni del Consiglio formulate nel quadro della procedura per gli squilibri eccessivi dovrebbe pagare un'ammenda annua pari allo 0,1% del suo PIL. La decisione di comminare un’ammenda è proposta dalla Commissione e approvata secondo la stessa regola della maggioranza inversa sopra richiamata.

Il Consiglio europeo del 28-29 ottobre 2010 ha approvato la relazione finale della task force sulla governance economica presieduta da Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo. La relazione riprende, con talune modifiche, le proposte della Commissione europea.




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Battesimo per il "terzo polo". Berlusconi: "Non ha prospettive"

Udc, Fli, Api, Mpa, Libdem, repubblicani e liberali danno vita al coordinamento parlamentare del nuovo raggruppamento. Dovrebbe chiamarsi : Polo della Nazione. Il Cavaliere apre "la caccia" ai singoli parlamentari: "C'è la possibilità di lavorare con noi anche in ruoli di governo"

Battesimo per il "terzo polo"  Berlusconi: "Non ha prospettive"

ROMA - Eccolo il terzo polo. Che si interroga sul nome (Polo della Nazione? Polo per l'Italia?), 100 parlamentari e la convinzione di essere pronto a fare "un'opposizione responsabile". Il battesimo arriva il giorno dopo la fiducia 1ottenuta dal governo e le avances berlusconiane ai parlamentari moderati perché passino dalla parte della maggioranza. E così, mentre la "caccia" parte, Udc, Fli, Api, Mpa, Libdem, repubblicani e liberali danno vita al coordinamento del nuovo raggruppamento centrista. "Saremo una forza di opposizione seria e responsabile - fanno sapere - pronta a confrontarsi su eventuali provvedimenti che vadano incontro agli interessi generali degli italiani, a partire da quelli economico-sociali e dalle grandi riforme che servono al paese. Per noi deve finire il tempo delle risse e oggi è necessario operare per il bene dell'Italia e per un'autentica coesione nazionale".

"Ci confronteremo con il governo -ribadisce Pier Ferdinando Casini - per tutte le iniziative da assumere e per contrastare quelle che con condividiamo. E' un'iniziativa che è nella direzione della chiarezza, del coraggio e dell'unità: che più di 100 parlamentari aderiscano a questo coordinamento è un elemento molto positivo. Per gli italiani che possono fare le vacanze di Natale questo sarà un elemento di serenità, perchè c'è bisogno di abbassare il tasso
di litigiosità, di pacificare l'Italia e riunificare il Paese".

Nel frattempo Berlusconi ostenta ottimismo. E apre la giornata con una lunga intervista televisiva. Dando la sua versione dei fatti: "E' stata sconfitta la congiura di Fini e della sinistra". Bocciando il terzo polo: "Non ha più prospettive". E puntando sui singoli parlamentari: "Ieri sera già diversi altri parlamentari hanno offerto la loro collaborazione". Conclusione: a chi viene verrà offerta "la possibilità di lavorare con noi anche in ruoli di governo". E Pdl in queste ore sta tentando di limitare il raggio d'azione del terzo polo con la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare, un 'Polo dei moderati' attraverso i quattro ex finiani (Polidori, Siliquini, Moffa e Catone), esponenti in 'prestito' del partito di via dell'Umiltà e altri parlamentari che potrebbero arrivare proprio da Fli e dall'Udc.

Nelle file dell'opposizione, Antonio Di Pietro chiede che si passi a costruire da subito l'alternativa attraverso il passaggio elettorale. Sottolinea Pier Lugi Bersani: dopo ieri il governo ha "accelerato verso le elezioni". E D'Alema a Repubblica: "Chi vuole cambiare idea sulla necessità di un governo di transizione è un mentecatto". Irritata la reazione dei prodiani: piuttosto che insultarsi sarebbe opportuno un confronto franco e costruttivo. E la direzione del Pd viene convocata per il 23 dicembre.




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Berlusconi vuole far rinascere la Dc

Scajola incaricato di creare il nuovo partito

Nell'area moderata si consuma lo scontro politico in vista delle elezioni. Il premier apre la pesca dei deputati collocati al centro. Buttiglione, dando vita al Polo della Nazione, fotografa la realtà: "O stiamo tutti insieme o ci impiccano uno per uno"

Un grande centro che ricomponga l’area moderata e si richiami al Partito popolare europeo. Un ritorno alla Democrazia Cristiana in stile Forza Italia. Questo è l’obiettivo di Silvio Berlusconi che ha già affidato all’ex ministro Claudio Scajola il compito di strutturare il nuovo partito, valorizzando e ripartendo proprio dagli ex scudocrociati, trovargli un nome e un simbolo che si rifacciano allo spirito della Balena Bianca. Deve essere tutto pronto entro metà gennaio per pianificare la campagna elettorale nei minimi dettagli e, soprattutto, abbandonare il Pdl così da non rischiare eventuali problemi per l’uso del simbolo di cui Gianfranco Fini ha già rivendicato diritti di paternità. E Scajola sta già lavorando in vista delle elezioni che, con ogni probabilità, si terranno entro primavera.

Partendo dalla fiducia di ieri “dobbiamo costruire un partito che passi dalla provvisorietà alla organicità; dobbiamo riorganizzare le cose, lavorare per il rinnovamento realizzando una grande area di centro”, ha detto l’ex ministro. L’invito l’ha ufficializzato lo stesso premier negli ultimi giorni, rivolgendosi a tutte “le forze moderate che oggi ritroviamo oltre che nel Pdl, nella Lega, nel Fli e nell’Udc” e ai “democristiani di sinistra che ora sono nel Pd”. L’intento, ha detto Berlusconi, è condividere “un patto di legislatura per garantire coerenza e continuità con il programma elettorale e con le scelte condivise”. La maggioranza risicata alla Camera ha bisogno di appoggi esterni, in vista dei passaggi decisivi come la mozione di sfiducia ai ministri Sandro Bondi e Roberto Calderoli. Così, ai Moffa e Siliquini, usciti da Fli e passati al gruppo Misto, se ne aggiungeranno altri. E tutti entreranno poi nel nuovo partito, la Dc berlusconiana.

Scajola, oltre a cercare delusi in Fli, sta lavorando ai fianchi i moderati del Partito Democratico persuadendoli dell’inevitabile svolta del Pd verso posizioni vicine a Nichi Vendola. Il compito di “pescare” nell’Udc è stato affidato ai democratici cristiani del Pdl capitanati da Gianfranco Rotondi e Carlo Giovanardi. I due hanno formulato oggi un invito aperto ai centristi di Casini. “L’Udc non può non stare nell’area moderata, assieme a tutti coloro che militano nel Ppe, che è naturalmente alternativo alla sinistra. D’altra parte anche nuove forme di futurismo laicista proprie di una piccola ‘destra di sinistra’, sono altrettanto distante anni luce dalla cultura politica comune all’Udc, e l’entrata di personalità laiciste come Boselli nell’Api, accentuano ancora di più tale deriva in un eventuale terzo polo”, hanno scritto i democratici cristiani.

L’intoppo del progetto berlusconiano di resuscitare la Balena bianca andreottiana, è rappresentato dal nascente terzo polo: Api, Udc, Fli, Mpa (Leggi l’articolo). Oggi si sono riuniti a Roma Gianfranco Fini, con Italo Bocchino e Adolfo Urso; Pier Ferdinando Casini, con Lorenzo Cesa, Rocco Buttiglione e Savino Pezzotta; Francesco Rutelli, con Bruno Tabacci; Giorgio La Malfa, Italo Tanoni (dei liberaldemocratici), Giovanni Pistorio, in rappresentanza del Movimento per le autonomie. Presente anche Paolo Guzzanti. “Da oggi – ha sintetizzato Urso a margine dell’incontro – queste forze si uniscono in un unico polo e da domani opereranno insieme in Parlamento e nel Paese. Ci comporteremo in modo responsabile ed esamineremo in Parlamento ogni proposta senza pregiudizi”. Un terzo polo battezzato dalle sue anime in modo diverso. Per Buttiglione è “moderato, centrista e democratico”, mentre l’area di Fli festeggia la nascita della “destra deberlusconizzata”. Tante anime, dunque, in cui Scajola e Rotondi facilmente pescheranno nelle prossime settimane per portarli se non nella maggioranza attuale, nel nascente nuovo partito. Buttiglione sa che il rischio è reale e cita una frase pronunciata da Benjamin Franklin: “O stiamo tutti insieme o ci impiccano uno per uno”. Il reclutamento per il nuovo partito troverà molte forze anche nel limbo del gruppo Misto. Ci sono 41 deputati, un’enormità, di cui più della metà provenienti dal Pdl e pronti a tornare nelle grazie di Berlusconi.

A sondare gli animi è stato incaricato anche Mario Mantovani. Il sottosegretario di Stato alle infrastrutture, che lasciò il seggio di europarlamentare a Iva Zanicchi, dal prossimo gennaio prenderà le redini del Pdl in Lombardia al posto di Guido Podestà. L’incarico è già deciso e previsto da tempo ma la riorganizzazione del partito è stata rimandata a dopo il voto di fiducia. Mantovani, ex democristiano, è un fedelissimo di Berlusconi. Su incarico del premier diede vita all’esercito dei 120 mila “difensori del voto” che nel 2008 presidiarono i seggi. Mantovani è profondamente legato al premier. Quando la madre del Cavaliere morì, l’ormai sottosegretario realizzò un monumento dedicato a mamma Rosa ad Arconate, paese del milanese dove era stato sindaco. Così il premier si è rivolto a lui per riallacciare le fila con il mondo cattolico che in Lombardia si sta allontanando dal Pdl. L’ex ministro scudocrociato Maria Filippo Pandolfi, ad esempio, oggi è nel Partito Democratico. Lo stesso Pandolfi che Berlusconi, in un’intervista rilasciata nel 1977 a Mario Pirani, indicava come un modello politico. “La vera alternativa è nella Dc”, diceva allora. Onorevoli come Mario Segni e Pandolfi “sono politici che si sanno presentare in modo chiaro e immediato, facendosi capire dalla gente, e non come Moro, che ogni volta che apre bocca ci vuole un esercito di esegeti per interpretarlo. Questi capi storici hanno il culo per terra ma ingombrano la porta”. Ecco, Berlusconi vuole liberare quella porta creando un nuovo partito moderato: la vecchia Dc.



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 Il video: un giorno di violenze

Il video: un giorno di violenze

Fermato il giovane con la pala foto - video
La giornata degli studenti / Il giorno dopo

L'assalto alle forze dell'ordine, le cariche: un servizio speciale di Rep tv sugli incidenti di Roma. Il Pd: "Ci sono stati infiltrati". Il Comune parte civile, la procura chiede la convalida per 26 fermati. Maroni: "Rispondo in Parlamento". Gli studenti: "No alle strumentalizzazioni" 
di V. D'ANGELO, M. DAVIA, G. FERRANTE,
C. SAVIANO

CARLO BONINI: "Sono tutti giovani e incensurati"
VIDEOCONFRONTO Battaglia negli stessi luoghi del '77
Finanziere aggredito impugna la pistola
I luoghi: via del Corso / P.za del Popolo / Palazzo Grazioli / Palazzo Madama TUTTI I VIDEO TUTTE LE FOTO




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Abu Omar, i giudici: “Pollari e Mancini non giudicabili”

Il segreto di Stato rende non giudicabile Nicolò Pollari e Marco Mancini. La terza sezione della Corte d’Appello di Milano conferma per entrambi gli ex agenti del Sismi, accusati di concorso nel sequestro di Abu Omar, il non luogo a procedere e modifica, solo in parte, la sentenza di primo grado emessa il 4 novembre 2009. I giudici dell’appello non hanno riconosciuto, invece, le attenuanti generiche ai 23 agenti della Cia coinvolti nel sequestro dell’imam egiziano e hanno attenuato le condanne per Pio Pompa e Luciano Seno, ex funzionari del Sismi.

Condannati in primo grado per favoreggiamento a tre anni, per entrambi oggi la pena è stata ridotta a due anni e otto mesi. Per loro è stata cancellata anche la condanna al pagamento di una provvisionale nei confronti della vittima. A pagare per quel rapimento, in sostanza, restano solo gli americani, i 23 agenti Cia che hanno visto lievitare le condanne fino a nove anni così come per l’ex capo della Cia a Milano, Robert Seldon Lady, in primo grado condannato a otto anni. I giudici nell’aumentare la pena non hanno riconosciuto le attenuanti generiche. A carico degli agenti americani c’è inoltre il risarcimento di 1,5 milioni di euro per l’ex Imam Abu Omar e per sua moglie. In particolare, i giudici hanno confermato il risarcimento di 1 milione di euro per Abu Omar, assistito dall’avvocato Carmelo Scambia, e di 500 mila euro per sua moglie, assistita dall’avvocato Luca Bauccio

Soddisfazione è stata espressa dagli avvocati di Pollari e Mancini. “Non si doveva neanche celebrare l’appello alla luce della condanna di primo grado legata a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale”, ha spiegato il legale di Mancino, Luigi Panella. Anche il secondo grado di giudizio tiene conto, infatti, di quanto deciso dalla Corte di Cassazione che aveva riconosciuto il segreto di Stato opposto dal governo Prodi come da quello Berlusconi.



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Trattativa Stato-mafia, i pm interrogheranno Gianni De Gennaro

Gianni De Gennaro, attuale capo degli 007 italiani ed ex capo della Polizia

PALERMO – Una conversazione tra due funzionari della Dia sul progetto di ‘’dissociazione’’ captata nel ’92 dalle orecchie attente di Gaspare Mutolo e riferita pochi mesi fa ai pm nisseni. I misteri dell’estate dei veleni dell’89, con il ritorno di Contorno in Sicilia e le misteriose lettere del Corvo che alimentarono polemiche violentissime sul fronte antimafia. E persino i buchi neri del fallito attentato dell’Addaura, che Falcone attribui’ a ‘’menti raffinatissime’’.

L’indagine sulla strage di via D’Amelio, oltre al livello militare mafioso,  ha imboccato con decisione la pista del contesto politico-istituzionale con gli interrogatori dei vertici dello Stato, investigativi e de servizi segreti dell’epoca. E ora la procura di Caltanissetta ha deciso di mettere in calendario l’audiziome, nelle vesti di testimone, del capo degli 007 italiani Gianni De Gennaro.

Non sarà il signor Franco, e neppure il suo diretto superiore, come insinua Massimo Ciancimino. Ma l’ex capo della polizia, ex collaboratore e amico di Giovanni Falcone, e oggi al vertice del Dis, il dipartimento informazioni per la sicurezza, è l’asso dell’antimafia che, secondo i pm nisseni, meglio di chiunque altro può raccontare tutte le strategie di contrasto adottate in Italia contro Cosa nostra dal pentimento di Masino Buscetta in poi, cercando di illuminare i numerosi punti oscuri. E per questo motivo i pm di Caltanissetta che indagano sulla strage di via D’Amelio sentiranno proprio lui, De Gennaro, l’amico dell’Fbi, il bureau americano che dopo le accuse di Ciancimino jr – per bocca del direttore Robert S. Mueller – non ha perso tempo a intessere pubblicamente i suoi elogi. ‘’Per quasi trent’anni De Gennaro è stato un amico fidato e un partner dell’ Fbi e delle forze dell’ordine Usa – ha detto Mueller – . E’ un leader che ha dato un contributo significativo alla lotta contro il crimine organizzato e il terrorismo’’.

L’obiettivo dei magistrati nisseni Sergio Lari, Nico Gozzo, Nicolo’ Marino e Amedeo Bertone, che hanno appena indagato per calunnia il figlio di don Vito, è quello di farsi raccontare per filo e per segno dal capo del Dis la storia della lotta al crimine organizzato nel nostro paese e le sue alterne vicende, fatte di luci e ombre, prima e dopo la caduta del muro di Berlino. E se i pm hanno chiaramente mostrato di non credere alle parole di Massimo Ciancimino che – tra fughe in avanti e retromarce – ha avvicinato De Gennaro al misterioso signor Franco, lo 007 che avrebbe monitorato, passo dopo passo, il negoziato tra Stato e mafia, i magistrati sono curiosi di sapere se il capo del Dis, in quel periodo a cavallo tra le stragi di Capaci e via D’Amelio, ha avuto rapporti con don Vito Ciancimino, con i carabinieri del Ros di Mario Mori, ma anche – e soprattutto – se e cosa sapeva della trattativa in corso in quei mesi.

Una domanda legata ad una circostanza, appresa solo recentemente: il pentito Gaspare Mutolo, infatti, ha raccontato due mesi fa ai pm di Caltanissetta di aver saputo – in quell’estate del ’92 – di manovre in corso per la dissociazione, ascoltando casualmente una conversazione tra due esponenti della Dia, e ne ha indicato i nomi. Uno dei due, oggi in pensione, sentito dagli inquirenti, ha confermato tutto: all’interno della struttura investigativa antimafia, in quel periodo di confusione istituzionale, nel pieno dell’allarme stragista, si discuteva già della dissociazione dei boss detenuti come di una possibile soluzione all’emergenza mafiosa. Anche De Gennaro sapeva? E’ quello che i pm gli chiederanno, nell’interrogatorio che dovrebbe essere calendarizzato prima dell’anno nuovo.

E non solo. A De Gennaro, che era il diretto superiore di Arnaldo La Barbera, il capo della squadra Mobile di Palermo che fece arrestare Vincenzo Scarantino, trasformatosi poi nel falso pentito che per diciotto anni ha consegnato alla giustizia e all’opinione pubblica una falsa verita’ su via D’Amelio, i pm chiederanno di ricostruire la storia della lotta a Cosa nostra fin dall’annus horribilis dell’antimafia: il 1989. In quella primavera di veleni, La Barbera che proprio in quei mesi era a libro paga del Sisde con il nome in codice di ‘’Rutilius’’, arrestò il 26 maggio in una villetta di San Nicola l’Arena, località balneare vicino Palermo, il pentito Totuccio Contorno, ex fedelissimo di Stefano Bontade (il capofila dei clan avversi ai corleonesi) ufficialmente superprotetto negli Usa, ma in realtà sbarcato in Sicilia e ospite dei cugini Grado. In quei mesi 17 mafiosi alleati di Totò Riina restarono sull’asfalto, crivellati di colpi. Il Corvo attribuì quella mattanza nel “triangolo della morte’’ (Bagheria, Altavilla, Casteldaccia), alla caccia spietata di Contorno, e la responsabilità di aver fatto rientrare il pentito in Sicilia ‘’con licenza di uccidere’’ proprio a De Gennaro, accusato di avere ideato con Falcone ‘’l’utilizzazione dinamica del collaboratore sul territorio’’. Accuse poi dissolte nel nulla; in quell’occasione il superpoliziotto si difese con grande fair play ed efficacia, e uscì incolume da quei veleni, ma la Commissione Antimafia dovette secretare centinaia di pagine di intercettazioni telefoniche che documentavano anche i contatti tra il De Gennaro e il pentito, presunto giustiziere, poi prosciolto da ogni accusa.

Contemporaneamente, nel giugno dell’89, una borsa con 58 candelotti di esplosivo veniva rinvenuta sulla scogliera dell’Addaura, a pochi metri dalla villa dove risiedeva Giovanni Falcone che, scampato alla morte per un soffio, attribuì quel fallito attentato a “menti raffinatissime’’. Anche stavolta, il capo del Dis ha reagito con la solita compostezza alle accuse di Ciancimino junior che lo vogliono ‘’vicino al signor Franco’’. E dopo aver incaricato i suoi legali di denunciare il teste per calunnia, si e’ limitato a dichiarare: “Le affermazioni del signor Ciancimino – ha detto – mi lasciano del tutto indifferente, tanto evidente e’ la loro falsita’. Non mi lascero’ intimidire da quest’ennesimo attacco mafioso, cosi’ come non mi hanno mai fermato e intimidito i ripetuti attentati alla mia vita’’.



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‘Ndrangheta, Ilda Boccassini denuncia l’omertà degli imprenditori milanesi

Domani la Dda di Milano invierà la richiesta di giudizio immediato per 174 persone arrestate nella maxi operazione 'Crimine' lo scorso luglio. Il pm: "Nel capoluogo lombardo pochi denunciano di essere vittime di estorsione e usura"

La Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano inoltrerà domani la richiesta di giudizio immediato per 174 persone arrestate lo scorso luglio nel corso della maxi operazione che ha decapitato i vertici della ‘ndrangheta in Lombardia. Lo ha annunciato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini in una breve conferenza stampa a Palazzo di Giustizia tenuta insieme al procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, quello di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, il procuratore aggiunto per Reggio Calabria Michele Prestitino e il capo della Dda calabrese, Nicola Gratteri. Tutti gli imputati sono stati arrestati nel maxi blitz condotto a luglio nell’ambito dell’operazione “Infinito” a Milano e “Crimine” a Reggio Calabria. L’inchiesta, è stato ricordato più volte oggi, è nata dalla stretta collaborazione tra i due capoluoghi. “La sinergia – ha sottolineato Pignatone – è del resto la carta vincente per sconfiggere un’organizzazione come la ‘ndrangheta che ha capacità espansiva in molti territori, nel Nord Italia, ma anche in Svizzera, in Germania, in Olanda, in Canada e Australia”. “Mai ci potrà essere contrasto – ha aggiunto Ilda Boccassini – tra le due procure che lavorano in piena sinergia con le forze dell’ordine”.

La richiesta di giudizio immediato, con cui si salta la fase dell’udienza preliminare, riguarda fra gli altri il presunto boss della ‘ndrangheta in Lombardia, Giuseppe ‘Pino’ Neri, e Pasquale Zappia, che avrebbero diretto la cupola lombarda dopo la morte del boss Carmelo Novella. Fra gli arrestati per cui è stato chiesto il rito immediato ci sono i numerosi boss delle 15 ‘locali’ sparse tra Milano, la Brianza, il Comasco e Pavia, che sono state individuate dagli inquirenti con l’operazione Infinito-Crimine. Tra gli imputati c’è anche l’ex direttore sanitario della Asl di Pavia, Carlo Chiriaco, ritenuto dagli investigatori una “figura emblematica” della infiltrazione delle cosche nel mondo istituzionale.

Invece, come ha spiegato Boccassini, le posizioni degli indagati per l’omicidio del boss Novella, avvenuto nel 2008, sono state stralciate e per loro si procederà con la chiusura delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio. Come ha spiegato il procuratore della Repubblica Pignatone, invece, la parte dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio verrà probabilmente chiusa a gennaio con il deposito degli atti e la richiesta di rinvio a giudizio. “Il ramo reggino è più indietro – ha spiegato Pignatone – anche per problemi di organizzazione delle risorse”.

In conferenza stampa Ilda Boccassini, che aveva coordinato l’operazione ‘Crimine’, ha lanciato un allarme sull’”omertà” degli imprenditori milanesi: “Nonostante il maxiblitz che nel luglio scorso ha portato a decine di arresti tra Milano e Reggio Calabria, nel capoluogo lombardo gli imprenditori non denunciano di essere vittime di episodi di estorsione e usura”. “A Milano – spiega Boccassini – non risultano denunce di imprenditori. Non possiamo immaginare che, dopo l’operazione ‘Crimine’, i fenomeni di estorsione e usura siano stati eliminati. Nonostante l’operazione di luglio e di interrogatori di persone che hanno ammesso i fatti – insiste il magistrato – non ci stanno pervenendo denunce. Questo è un dato sintomatico di cui dobbiamo prendere atto”. “Non abbiamo davanti alla porta – continua il pm- una serie di persone che chiedono di parlare con noi e denunciare usure, danneggiamenti, incendi, strane sparizioni nei cantieri che, pure, sappiamo esistono ancora, perché le stiamo monitorando”.

Neppure le associazioni di categoria sembrano essere di aiuto alla magistratura sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Diversamente da quanto avvenuto a Palermo, dove Confindustria ha fornito un apporto decisivo per far emergere il fenomeno del racket, “né a Milano, né a Reggio Calabria – afferma Boccassini – ci sono esperienze simili”. Oltretutto, il pm sottolinea che “in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, è molto più facile per la criminalità agganciare chi è in difficoltà”. “Dobbiamo cercare di capire perché nessun imprenditore denuncia”, conclude Boccassini.

L’attenzione dei mass media rispetto al fenomeno della ‘ndrangheta “è importantissima e quasi decisiva – ha affermato il procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone – perché peggio di tutto è il silenzio”. Il magistrato, in particolare, ha fatto riferimento al grande spazio che hanno avuto sui giornali le recenti inchieste delle Dda di Milano e Reggio Calabria a contrasto della mafia calabrese e delle sue infiltrazioni nel Nord Italia. “L’attenzione mediatica – ha ribadito Pignatone – è molto importante, perché in questo modo l’opinione pubblica può rendersi conto che esiste il problema, e serve anche a Reggio Calabria”.

Riguardo al presunto coinvolgimento di alcuni politici nella recente inchiesta ‘Infinto’ della Dda di Milano e alle polemiche su alcune affermazioni dei giorni scorsi, il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, ha spiegato oggi ai cronisti che “si chiacchiera molto, ma noi lavoriamo sui fatti”. Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini ha chiarito che con la ‘discovery’ degli atti dell’inchiesta che c’è stata, i giornalisti possono sapere “chi è stato sfiorato dall’inchiesta e chi si è incontrato con Tizio e con Caio”. Entrambi i magistrati hanno ribadito che la Procura lavora “sui fatti”.




ECONOMIA E LAVORO



www.ilfattoquotidiano.it

Ocse: in Italia la pressione fiscale  sale al 43,5 per cento del Pil

Il nostro Paese al terzo posto nella classifica delle tasse più alte. Diffusi anche i dati sulla disoccupazione giovanile: Italia penultima nell'area dell'Organizzazione con il 21,7 per cento di ragazzi senza lavoro

Sale la pressione del fisco in Italia:  dal 43,3 per cento del 2008 al 43,5 per cento del 2009 del prodotto interno lordo. E’ quanto riferisce l’Ocse nelle stime preliminari relative all’anno scorso contenute in “Revenue Statistics”. L’Italia supera così il Belgio (che nel 2009 ha visto il peso del fisco diminuire al 43,2 per cento dal 44,2 per cento del 2008) e sale al terzo posto nella classifica dei Paesi dove maggiore è il peso delle entrate. Prima dell’Italia nel 2009 si collocano solo la Danimarca (48,2 per cento del pil) e la Svezia (46,4 per cento).

Oltre a Danimarca, Svezia e Italia, i paesi Ocse che nel 2009 hanno registrato una pressione fiscale sopra il 40 per cento del pil sono Australia, Belgio, Finlandia, Francia e Norvegia. Il Messico con il 17,4 per cento e il Cile con il 18,2 per cento hanno registrato nel 2009 la più bassa pressione fiscale, seguiti da Stati Uniti (24 per cento) e Turchia (24,6 per cento). Mentre la maggior parte dei Paesi hanno visto una diminuzione della pressione tra 2008 e 2009, ce ne sono alcuni, come la stessa Italia, in cui il peso del fisco nell’anno è cresciuto. Gli incrementi più consistenti si registrano in Lussemburgo (dal 35,5 per cento del 2008 al 37,5 per cento del 2009) e in Svizzera (dal 29,1% al 30,3%).

Diffusi anche i dati sul tasso di disoccupazione, che nell’area Ocse sale all’8,6% a ottobre, lo 0,1% in più rispetto a settembre. A essere colpiti continuano a essere soprattutto i giovani, che hanno il doppio delle possibilità di trovarsi senza lavoro rispetto alle altre fasce d’età. E per l’Italia non ci sono buone notizie in quanto a occupazione giovanile: penultima tra i Paesi Ocse, con il 21,7% fa meglio solo dell’Ungheria, ferma al 18,1%, ed è ben al di sotto della media dei Paesi membri, 40,2%.

L’Ocse invita i governi ad occuparsi con urgenza del problema per scongiurare il rischio di “esclusione a lungo termine” per una larga parte delle nuove generazioni.  Dall’inizio della crisi, riporta lo studio, nell’area Ocse ci sono 3,5 milioni di giovani disoccupati in più, e almeno 16,7 milioni di ragazzi sono nel cosiddetto ‘gruppo Neet’, né educazione né lavoro. Ma la cosa più preoccupante, sottolinea l’organizzazione parigina, è che tra questi ultimi solo 6,7 milioni sono in cerca di un impiego, mentre gli altri 10 milioni hanno smesso di cercare, scoraggiati dalla situazione. In questo contesto, aggiunge lo studio, i governi devono impegnarsi al più presto a “lanciare programmi di intervento che forniscano un’efficace assistenza alla ricerca di lavoro per i diversi gruppi di giovani”, con particolare attenzione alle categorie più a rischio, come gli immigrati o i ragazzi privi di titolo di studio. Inoltre, l’Ocse consiglia di “rinforzare l’apprendistato e altre forme di training integrato per giovani con competenze di basso livello” e di “incoraggiare le aziende ad assumere i giovani, fornendo sussidi temporanei, in particolare per le piccole e medie imprese”.



www.repubblica.it

Antitrust, sanzioni per 81 milioni a 16 imprese del settore cosmetico

Secondo il garante, le aziende hanno costituito un cartello. Fondamentale per l'intesa il ruolo dell'associazione Centromarca, che replica. "Praticati sempre aumenti al di sotto dell'inflazione"
 

 Antitrust, sanzioni per 81 milioni a 16 imprese del settore cosmetico

ROMA - L'Antitrust ha comminato sanzioni per oltre 81 milioni di euro a 16 imprese e all'associazione Centromarca per avere coordinato, nel settore cosmetico, aumenti dei prezzi di listino su prodotti destinati alla grande distribuzione. Secondo il garante della concorrenza, le imprse multate e l'associazione che le rappresenta hanno costituito un cartello, durato almeno dal 2000 al 2007, che ha permesso di imporre aumenti dei prezzi di listino superiori al tasso di inflazione annuale.

Le imprese sanzionate sono Unilever Italia Holdings, Colgate-Palmolive, Procter&Gamble, Reckitt-Benckiser Holdings (Italia), Sara Lee Household & Body Care Italy, L'Oreal Italia, Società Italo Britannica L.Manetti-H.Roberts & Co, Beiersdorf, Johnson & Johnson, Mirato, Paglieri Profumi, Ludovico Martelli, Weruska&Joel, Glaxosmithkline Consumer Healthcare, Sunstar Suisse.

Nessuna multa, come previsto dalla legge, per Henkel, che si è autodenunciata facendo scoprire l'intesa, mentre Colgate-Palmolive e Procter&Gamble hanno avuto uno 'sconto', rispettivamente del 50% e del 40%, perché hanno aderito al programma di clemenza avviato da Henkel, fornendo ulteriori elementi a conferma del cartello.

La sanzione più pesante è toccata a L'Oreal Italia, per 26 milioni 977.500 euro, e a Unilever Italia-Holdings per 18 milioni 766.440 euro.

Il  ruolo dell'associazione Italiana dell'Industria di Marca - Centromarca, secondo l'Antitrust è stato quello di organizzare incontri e informative,
facilitando lo scambio di informazioni e il coordinamento delle politiche commerciali tra le aziende su elementi fondamentali quali gli aumenti dei prezzi di listino dei prodotti come detergenti, dentifrici, saponi, creme e profumi.

Centromarca contesta il provvedimento e ribadisce che nell'ambito della propria attività non ha mai condotto nè facilitato alcun comportamento restrittivo della concorrenza e annuncia di aver incaricato i suoi legali di presentare ricorso al Tar: "La ricostruzione e l'interpretazione dei fatti risultano irrealistiche per diverse ragioni". Innanzitutto "la variazione dei prezzi è sempre stata al di sotto dell'inflazione" e "per quanto riguarda le industrie oggetto dell'indagine è stata inferiore a quella media dell'intero settore cosmetico". L'andamento dei prezzi dei prodotti cosmetici inoltre "è sempre stato fortemente differenziato tra azienda e azienda".

Il contestato scambio di informazioni sugli aumenti medi di listino - aggiunge Centromarca - "non è in grado di determinare l'allineamento dei prezzi al consumo, perché la competizione tra produttori si gioca sul prezzo effettivo di cessione, che è molto diverso da quello di listino e straordinariamente divaricato tra azienda e azienda". Inoltre "tale scambio riguarda dati irrilevanti sul piano concorrenziale, in quanto storici, aggregati, pubblici o provenienti in forma anonima da un elevato numero di imprese".



Notizie da www.controlacrisi.org

ROMA 14 DICEMBRE: UNITI SIAMO TUTTO, DIVISI SIAM CANAGLIA

Ho ripreso questo slogan leggendo qualche anno fa un bel libro di Melossi sulla storia del controllo sociale, era uno slogan della Camera del lavoro di Reggio Emilia degli inizi del 900, che poi le brigate della solidarietà attiva hanno ripreso come motto.
Mi piace parlare di ieri partendo da questa frase. Perchè penso che in questa frase ci sia una verità assolutamente viva in questi giorni in cui si respira un vento nuovo.
Ieri per come ho potuto vedere le cose, ci siamo trovati di fronte ad una manifestazione imponente, segnata da una condizione sociale comune, quella della precarietà sociale come orizzonte di vita. E' questa una condizione generale europea, che segna le rivolte che una dopo l'altra segnano i passaggi politici del vecchio continente.
Atene, Londra, Madrid, Roma sono stati gli epicentri di tutto questo. Del resto la ristrutturazione capitalista che modifica la legge sul mercato del lavoro sedimenterà ancora di più questa condizione sociale. Le riforme del lavoro approvate recentemente in Spagna, Italia e Grecia sotto comando delle gerarchie europee favoriscono la destrutturazione dei diritti dei lavoratori ed ancora di più la flessibilità ed i ricatti, che si concentreranno per chi entrerà nel mercato del lavoro, cioè i giovani ma non solo loro. La rivolta precaria segnerà per questo la prossima decade di lotte, e la sinistra dovrà misurarsi con questo spazio in cui la rabbia sociale esploderà spesso. Uno spazio dove si riaccendono durissimi conflitti sociali in forma inedita, in cui le organizzazioni di classe sono oramai sempre più rarefatte e prive di legami e si muovono con difficoltà anche per una forma organizzativa e della militanza stessa inadeguata. Ieri il corteo è passato dalla depressione per il voto alla camera alla rivolta nel giro di un'ora, ed a scontrarsi in piazza del popolo non erano pochi ma una generazione che ha tentato di arrivare a portare la sua rabbia fin sotto il parlamento. Non è un caso che siano gli studenti universitari "l'avanguardia" di questo, loro meglio di tutti sanno infatti che per quanto sudore possono mettere nello studio saranno sedimentati nella precarietà a vita a meno che non appartengano ad una famiglia con conoscenze altolocate. Certo, mi si dirà che la dimensione della rivolta stile "racaille" presta il fianco agli avversari. E' vero. Non ho alcun dubbio su questo, ma non devono essere i media della borghesia social liberista e legalitaria che appoggia le bombe della Nato a dirci chi è buono o chi è cattivo o a riprodurre il dibattito difettoso sulla non violenza. Se discussione ci deve essere,. che questa avvenga internamente nello spazio pubblico che ha collegato le proteste, sapendo che anche volendo questo spazio non parla a tutti. C'era infatti un non detto ieri nella composizione di quella lunga fila a volto coperto che si confrontava in piazza del popolo con la polizia. C'erano gli sguardi di chi ha pianto per innocenti uccisi dalla violenza dello stato. Parlo di Cucchi, Aldrovandri, Sandri. Molti di quei ragazzi magari fanno parte di chi si ritrova ad essere canaglia per 4 canne in tasca mentre in parlamento a decidere del loro futuro c'è una classe politica mafiosa che si vende per 4 baiocchi. Il disciplinamento alla precarietà nel vecchio continente è coinciso con un dispositivo di controllo sociale che si è riversato sugli stili di vita giovanili delle classi subalterne.
Ma mentre per i subalterni si è usato il pugno di ferro della repressione penale, per la classi dominanti si è concessa la più ampia tolleranza utilizzando la legalità come clava. Questo fino al punto di paradosso supremo in cui il padrone dei padroni dispone addirittura di un parlamento per fare le leggi ad personam mentre le sue patrie galere esplodono di detenuti. Ieri a Piazza del Popolo una condizione sociale, generazionale, ha detto basta al disciplimamento alla precarietà e si è scontrata con il potere, inutile girarci intorno, misuriamoci su questo dato e capiamo come andare avanti insieme. Uniti siamo tutto, divisi sian canaglia. (Francesco Piobbichi per controlacrisi.org)

Permessi di lavoro per l’assistenza a familiari disabili: ecco cosa cambia

Fonte: www.redattoresociale.it

Due circolari della Funzione pubblica e dell’Inps chiariscono le disposizioni del Collegato lavoro, relative alla restrizione degli aventi diritto ai permessi, l’eliminazione del requisito della convivenza e la decadenza per insussistenza dei requisiti


ROMA – Tra le molte novità introdotte dalla legge 183/2010, il cosiddetto “Collegato lavoro alla manovra di finanza pubblica”, entrata in vigore il 24 novembre 2010, sono presenti varie modifiche alla disciplina dei permessi per l’assistenza alle persone con disabilità in situazione di gravità. È stata, infatti, parzialmente modificata la disciplina dettata dalla Legge 104 del ‘92 sull’assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone disabili e dal decreto legislativo n.151 del 2001: “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”.

Tra le principali novità introdotte dal Collegato lavoro, dunque, la restrizione dei soggetti legittimati a fruire dei permessi, l’eliminazione del requisito della convivenza, la previsione della decadenza nel caso di insussistenza dei requisiti per la fruizione delle agevolazioni e l’istituzione della banca dati presso il Dipartimento della Funzione pubblica. Chiarimenti sulle nuove norme arrivano da due circolari, emesse rispettivamente del dipartimento della Funzione pubblica (n. 13 del 6 dicembre 2010) e dell’Inps (n. 155 del 3 dicembre 2010).
Con la nuova norma la legittimazione alla fruizione dei permessi per assistere una persona in situazione di disabilità grave spetta al coniuge e ai parenti e affini entro il secondo grado. Rispetto al passato, dunque, la nuova disposizione menziona espressamente il coniuge tra i lavoratori titolari della prerogativa e prevede un passaggio dal terzo al secondo grado di parentela. La legge prevede però un’eccezione per i casi in cui i genitori o il coniuge della persona da assistere abbiano compiuto i 65 anni di età, siano anch’essi affetti da patologie invalidanti oppure siano deceduti o mancanti: in tali casi la legittimazione alla titolarità di permessi è estesa anche ai parenti e affini entro il terzo grado.

Le circolari chiariscono poi che l’espressione “mancanti” deve essere intesa non solo come situazione di assenza naturale e giuridica (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto), ma deve ricomprendere anche ogni altra condizione ad essa giuridicamente assimilabile, come divorzio, separazione legale o abbandono, risultanti da documentazione dell’autorità giudiziaria o di altra pubblica autorità. Chiarito anche il concetto di “patologia invalidante”, che consente l’estensione dal secondo al terzo grado di parentela o affinità. In base al decreto interministeriale 278 del 2000 si possono considerare invalidanti: le patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell'autonomia personale; le patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici; le patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario. Il diritto, previsto dalla legge 104 per i lavoratori dipendenti pubblici o privati, consiste nella possibilità di fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa, a condizione che la persona disabile non sia ricoverata a tempo pieno.

La ricchezza (vera) delle regioni

di Anna Villa (www.sbilanciamoci.info)

Nell'ottava edizione del Rapporto Quars, la classifica del benessere sostenibile. In testa il Trentino Alto Adige, scendono Lazio e Lombardia, restano i problemi del Sud. Il Rapporto sarà presentato il 16 dicembre a Roma alla Conferenza nazionale di Statistica

Sono passati vent’anni dalla prima edizione dell’Indice di Sviluppo Umano e otto dal primo rapporto Quars, anni in cui il paradigma della crescita è stato messo fortemente in discussione. Una diretta conseguenza della crisi del modello di sviluppo basato sulla crescita economica è stato l’insorgere di nuove questioni su parametri, modelli e indicatori per misurare il benessere, che ha dato vita negli anni a un dibattito molto vivace e a molti studi e ricerche, e si è assistito a un proliferare di indicatori alternativi al Prodotto interno lordo, sia nella forma di indicatori sintetici che in quella di vere estensioni del Pil. Il filo rosso che lega questi indicatori è quello di offrire una misura quantitativa che, al di là della crescita economica in senso stretto, tenga in considerazione gli aspetti sociali, ambientali e distributivi che rappresentano l’essenza del concetto della qualità dello sviluppo. Il Pil misura la ricchezza delle nazioni, è vero, ma non dà nessuna informazione sulla qualità sociale di un territorio, sulla sostenibilità ambientale, né sulla dimensione di equità e di ridistribuzione delle risorse. In questo contesto si inserisce il lavoro della campagna Sbilanciamoci! e la decisione di realizzare il Quars, un indicatore di benessere sostenibile. A differenza del Pil, il Quars tenta di coniugare diversi aspetti dello sviluppo al fine di ottenere una classifica delle regioni italiane che premi quelle in cui lo sviluppo economico è accompagnato a un elevato benessere, inteso come qualità ambientale e sociale.
Ambiente, Economia e Lavoro, Istruzione e Cultura, Diritti e Cittadinanza, Pari opportunità, Salute, Partecipazione: sono queste le dimensioni che definiscono il benessere sostenibile e misurano lo sviluppo di qualità secondo il Quars. Ed è dalla media semplice di questi sette macro indicatori che si ottiene la classifica finale delle regioni italiane, classifica che non favorisce una dimensione a scapito delle altre, ma attribuisce a tutte lo stesso valore e peso. È chiaro che questa scelta esplicita, ancora una volta, il modello che si vuole rappresentare, e attraverso di esso la traiettoria di sviluppo su cui i territori possono incamminarsi per incrementare il benessere in modo sostenibile.
Obiettivo del Quars, infatti, è non soltanto quello di offrire una fotografia del benessere che superi l’equazione ricchezza = benessere, ma anche monitorare e indirizzare lo sviluppo di un territorio in un quadro di sostenibilità del benessere, che includa aspetti di redistribuzione ed equità.
Le variabili che compongono il QUARS sono in tutto 41, raggruppate nelle 7 dimensioni:

  • Ambiente: valutazione dell’impatto ambientale che deriva dalle forme di produzione, distribuzione, consumo e buone prassi intraprese per mitigarne gli effetti negativi.
  • Economia e Lavoro: condizioni lavorative e di reddito garantite dal sistema economico e dalle politiche redistributive eventualmente messe in atto.
  • Diritti e Cittadinanza: servizi ed inclusione sociale di giovani, anziani, persone svantaggiate e migranti.
  • Pari opportunità: assenza di barriere basate sul genere alla partecipazione alla vita economica, politica e sociale.
  • Istruzione e Cultura: partecipazione al sistema scolastico, qualità del servizio, istruzione della popolazione, domanda e offerta culturale.
  • Salute: qualità ed efficienza dei servizi sanitari, prossimità, prevenzione
  • Partecipazione: partecipazione politica e sociale dei cittadini.

Nella classifica del Quars si distinguono nelle prime posizioni le regioni del Centro e del Nord (dove alcune regioni come il Veneto e la Lombardia evidenziano comunque difficoltà e lacune), mentre nella parte bassa seguono le regioni del Centro e del Mezzogiorno. Anche quest’anno la soglia dei valori positivi del Quars è al livello dell’undicesima posizione occupata dalla Liguria. Al di sotto di questa posizione si susseguono le regioni che ottengono risultati inferiori alla media. Questa soglia, ancora una volta, torna a marcare l’evidente divario tra le regioni settentrionali e quelle meridionali. Tuttavia si riscontra un ri-posizionamento delle regioni centrali: se Lazio e Abruzzo continuano nel loro ruolo di cuscinetto fra le due Italie, è evidente che l’Umbria, con un guadagno di ben 4 posizioni, ha compiuto un notevole progresso verso la qualità del benessere, avvicinandosi alle prime posizioni della classifica e attestandosi su un livello pari a quello di Marche e Veneto. Le piccole regioni, quindi, sembrano essere quelle in cui le diverse dimensioni del benessere stanno andando in una direzione di sostenibilità.
Anche quest’anno il Trentino Alto Adige si conferma alla prima posizione dell’indice grazie ai risultati eccellenti ottenuti in Ambiente, Economia e Lavoro, e Partecipazione, ed alle buone prestazioni nelle sezioni sui Diritti e Cittadinanza e sulle Pari Opportunità. Al secondo posto si posiziona l’Emilia Romagna, con risultati ben al di sopra della media per tutti i macro-indicatori, eccezion fatta per quello relativo all’Ambiente che si colloca leggermente al di sotto di essa. Recupera due posizioni rispetto allo scorso anno e si piazza al terzo posto la Toscana: una regione che eccelle nelle pari opportunità (sempre relativamente al contesto regionale), nella dimensione economica e nel livello d’istruzione, e raggiunge buoni risultati in termini di partecipazione e qualità ambientale. La Valle d’Aosta si colloca al quarto posto, perdendo di una posizione rispetto al 2009. Questa regione riconferma valori fra i più alti della penisola in Pari opportunità e Ambiente, e continua un percorso di miglioramento nei diversi macro-indicatori, avanzando soprattutto nella dimensione dei Diritti; al contrario si riscontra un andamento negativo nell’indice relativo alla Salute e, anche quest’anno, il peggiore risultato in Istruzione e cultura. Il Friuli Venezia Giulia perde una posizione collocandosi al quinto posto; la regione conferma ottimi risultati in Salute, Diritti e cittadinanza e Economia e lavoro, a fronte però di valori leggermente al di sotto della media in Ambiente e Pari opportunità. Umbria, Marche e Veneto seguono con praticamente lo stesso risultato in termini aggregati in cui si distinguono però situazioni differenziate: per l’Umbria, che ricordiamo ha fatto un salto di ben 4 posizioni nella classifica, sono punti di forza Salute, Istruzione e Pari opportunità, mentre sono leggermente critici i dati sulla qualità ambientale e sulla Partecipazione. Le Marche ottengono risultati particolarmente buoni in Pari opportunità e Diritti, mentre il macro-indicatore Ambiente è di pochissimo al di sotto della media; infine il Veneto si colloca molto bene negli indicatori relativi a Economia, Salute e Partecipazione ma a un livello al di sotto della media in Istruzione e Cultura. La Lombardia perde un posto nella classifica del Quars: dalla nona posizione in poi inizia quella zona grigia della classifica dove a risultati buoni o molto buoni, si alternano performance poco o molto inferiori alla media. Il caso del Piemonte è abbastanza particolare: questa regione ha perso tre posizioni nella classifica del Quars di quest’anno, tuttavia i risultati ottenuti sono positivi in tutte le dimensioni, a testimonianza di come pur restando una regione piuttosto equilibrata, il Piemonte abbia perso leggermente terreno rispetto alle altre regioni italiane. La Liguria chiude la tornata di regioni che ottengono un Quars positivo: anche in questa regione le performance negative devono essere attribuite alla componente ambientale, mentre Diritti e Salute sono le dimensioni in cui ottiene i migliori piazzamenti.
Apre la parte negativa della classifica l’Abruzzo con un risultato praticamente in media, dal momento che quattro dimensioni su sette si collocano al di sopra della media e il valore del Quars è prossimo allo zero. Il Lazio quest’anno perde una posizione: anche se si colloca ancora una volta al primo posto in Istruzione e cultura, si evidenzia il trend negativo riguardo a Salute, Diritti e cittadinanza, Ambiente e Pari opportunità, anche se quest’ultimo macro-indicatore è molto prossimo alla media. Sardegna, Molise e Basilicata seguono con valori pressoché analoghi: la performance di queste regioni è simile, con risultati in prevalenza negativi ma con qualche dato sopra la media. Nel caso della Sardegna e della Basilicata il macroindicatore Ambiente si colloca sopra la media complessiva, mentre per il Molise i dati positivi sono quelli relativi a Diritti e Cittadinanza e Istruzione e Cultura.
Il cluster di regioni che segue e chiude la classifica del Quars mette in luce per l’ennesima volta quanto sia necessario intervenire nei territori del mezzogiorno per migliorare il livello di benessere e sostenibilità. Le restanti regioni, Puglia, Calabria, Sicilia e Campania, presentano valori al di sotto della media in tutte le dimensioni del Quars, risultato che ormai si conferma da tempo, andando così ad occupare, nell’ordine, le ultime quattro posizioni dell’indice. Su 41 indicatori utilizzati per la costruzione del Quars 2010 sono pochissimi i casi in cui queste regioni mostrano delle performance positive nel panorama italiano.

Regione -                 QUARS 2010

Trentino-Alto Adige          0,70

Emilia-Romagna             0,51

Toscana                         0,47

Valle d'Aosta                  0,46

Friuli-Venezia Giulia        0,43

Umbria                          0,35

Marche                          0,33

Veneto                          0,33

Lombardia                      0,29

Piemonte                       0,25

Liguria                           0,20

Abruzzo                        - 0,01

Lazio                            - 0,13

Sardegna                      - 0,24

Molise                          - 0,31

Basilicata                     - 0,33

Puglia                          - 0,68

Calabria                       - 0,73

Sicilia                          - 0,93

Campania                    - 0,94

Come già ribadito, il Quars è un indicatore finalizzato a mettere in evidenza l’insufficienza del livello di reddito (specialmente se misurato in termini di PIL pro capite) come unica misura del benessere e come base per descrivere il livello e la qualità di sviluppo di un territorio. Per Sbilanciamoci! la qualità dello sviluppo va oltre e considera altri indicatori: la ridistribuzione del reddito, la sostenibilità ambientale, i diritti del lavoro, la dimensione delle pari opportunità, i diritti di cittadinanza, la partecipazione… Mettendo a confronto il Quars con il PIL pro capite a livello regionale si evidenzia una differenza di performance particolarmente evidente per alcuni territori, in particolare Lazio e Lombardia registrano un calo rispettivamente di ben 8 posizioni e 6 posizioni, mentre guadagnano svariate posizioni in senso positivo le regioni del Centro, Umbria, Toscana e Marche, con una risalita rispettivamente di 6, 5 e 4 posizioni.
Alla luce di queste considerazioni, dunque, diventa importante sapere come la ricchezza economica viene utilizzata e indirizzata, quali politiche vengono sostenute dalla spesa pubblica e quale peso ed efficacia hanno una serie di interventi e di scelte che di per sé non possono essere misurate in termini puramente economici. Uscire dalla dittatura del Pil non è facile, eppure Sbilanciamoci! in questi anni ha elaborato uno strumento utile alla società civile, in quanto strumento di pressione politica, e ai policy maker, in quanto strumento di indirizzo e monitoraggio delle politiche. Ed è proprio sulle politiche che si giocherà la partita. Sapranno promuovere uno sviluppo capace di futuro?
L'ottavo Rapporto Quars verrà presentato il prossimo 16 dicembre alle ore 15.00 alla X Conferenza Nazionale di Statistica che si terrà a Roma presso Palazzo dei Congressi all'Eur (Piazza Kennedy 1, sala G - 1° piano). Parteciperanno alla presentazione del Quars-2010: Giulio Marcon, Portavoce di Sbilanciamoci!; Pasquale De Muro, Professore di "Economia dello sviluppo umano" all'Università degli Studi "Roma Tre". Saranno presenti i rappresentanti delle organizzazioni aderenti alla campagna Sbilanciamoci!.

EUTELIA, PEDUZZI-NOBILE (FDS): «VITTORIA PER LAVORATORI»

(OMNIROMA) Roma, 15 dic - «Grande vittoria per i lavoratori Agile che con la sentenza di oggi possono tornare a lavorare nella loro azienda di provenienza, l'Eutelia». Lo affermano, in una nota congiunta, Ivano Peduzzi e Fabio Nobile, consiglieri regionali della Federazione della Sinistra, commentando la sentenza del Tribunale ordinario civile di Roma. «Oggi il Tribunale -continuano- ha confermato quanto sancito con la prima sentenza di febbraio: la procedura di cessione da parte di Eutelia del ramo It alla società Agile ha infranto l'articolo 28 e per questo è stata annullata». «Ora i lavoratori - proseguono i consiglieri- non solo dovranno tornare a lavorare in Eutelia, un'azienda che detiene una rete in fibra ottica tra le più estese d'Italia, circa 13.000 km, ma dovranno rientrare in possesso dei crediti vantati nei confronti della società». «Una bella vittoria per questi uomini e queste donne che -concludono Peduzzi e Nobile- hanno sempre lottato con tenacia e non si sono mai arresi di fronte alla prepotenza di imprenditori canaglia, di commissari sprovveduti e di fronte all'indifferenza del Governo».

London calling

di Ylenia Sina

«Il termine Black Bloc non individua una particolare e specifica associazione di soggetti». «Al di là del modus operandi l’unico elemento soggettivo che ne accomuna i fautori è l’uso di abbigliamento e di maschere neri». «Risulta evidente che non esiste una sorta di “tipo di autore” Black bloc, e come tale individuabile senza ombra di dubbio per il solo colore dell’abbigliamento usato». Queste frasi sono tratte da una descrizione della Corte di Appello di Genova nelle motivazioni della sentenza di secondo grado sui fatti della scuola Diaz durante il G8 del 2001. Eppure dalle dichiarazioni dei politici e dagli articoli di giornali sui fatti di ieri i “Black bloc” sono tornati. Basta guardare le immagini riportate dagli stessi mezzi di informazione per capire che ieri per le strade di Roma non c’erano i professionisti della guerriglia ma una generazione arrabbiata. Certamente è molto più facile rispolverare il fantasma cattivo dei Black Bloc che compare dal nulla, distrugge tutto quello che gli capita sotto mano, in particolare i “simboli del capitalismo”, sporcando con i propri atti una mobilitazione “pacifica e gioiosa”, piuttosto che raccontare i motivi di una piazza esasperata e stanca di questo Paese. Di un Paese ingessato e immobilizzato da una classe politica che ormai non rappresenta altro che sé stessa, attenta solo agli equilibri di palazzo, ai propri interessi imprenditoriali o “da cricca” e che non pensa nemmeno a prendere in considerazione chi chiede misure concrete per fronteggiare la crisi. Una crisi che non è un fantasma utile da tirare fuori all’occorrenza, come i Black Bloc, ma è concreta, precarizza il presente e distrugge il futuro. Da troppo tempo non c’è nessuna considerazione da parte di chi governa per precari, studenti, lavoratori, attivisti in difesa dei propri territori. Le politiche nazionali e locali vanno da tutt’altra parte creando una distanza incolmabile tra le necessità di chi della crisi è vittima e gli interessi di chi dalla crisi vuole guadagnare il più possibile: dal fattore economico a quello del controllo dei territori. Dalle macerie dell’Aquila alle mobilitazioni di Terzigno fino al tetto della Regione Lazio, dai lavoratori delle fabbriche alla grande mobilitazione del mondo della scuola e dell’università. Indifferenza e manganello sono le uniche risposte. Come è accaduto il 30 novembre scorso quando centinaia di studenti romani sono scesi in piazza contro il ddl Gelmini e arrivati davanti a Montecitorio si sono ritrovati davanti un muro sordo fatto dai blindati della polizia messi di traverso. Lo stesso blindato che ieri, in Piazza del Popolo, è bruciato senza pietà in uno spettacolo apocalittico di fumo nero e fiamme. Nell’autunno caldo appena trascorso ci sono stati i giorni delle grandi assemblee e quelli del confronto, i giorni delle azioni simboliche e dei flash mob, e quelli dei presidi e delle contestazioni, i giorni in cui sedersi a un tavolo e discutere per costruire alternative e autogoverno nelle università così come nei territori. Ieri è stato il giorno della rabbia.

Grande mobilitazione in Spagna contro le politiche del Governo

di Valeria Rey

La Spagna si mobilita oggi contro la politica economica del Governo per chiedere l’abrogazione della riforma del lavoro, approvata a settembre scorso, e contro lo slittamento dell’età pensionabile a 67 anni. La manifestazione coincide con la Giornata di mobilitazione europea contro le politiche di tagli e di interventi previsti dai governi, contro le imposizioni dei mercati e contro le imprese.
Grande è la mobilitazione in tutto il Paese, con l’appoggio di numerose organizzazioni della società civile, tra cui Plataforma 2015+, Ecologistas en Acción, SUP, FRAVM, ATTAC, Federación de Asociaciones de Defensa de la Sanidad Publica, AUGC, Asamblea de Cooperación por la Paz, Fundación Paz y Solidaridad-CCOO, ISCOD-UGT, per le quali “la sudditanza dei governi ai mercati finanziari, strutture dominate dagli speculatori, comporta un profondo deterioramento della democrazia”.
Le manifestazioni di oggi sono state organizzate in tutto il territorio spagnolo dai due maggiori sindacati, Unión General Trabajadores (UGT) e Confederación Sindical de Comisiones Obreras (CC.OO.), che in questi mesi, dopo una grande manifestazione nazionale tenuta a settembre, a due settimane dall’approvazione della riforma del lavoro voluta dal Governo, hanno tenuto alta l’attenzione dei lavoratori e della società civile sulla crisi del mercato del lavoro e del sistema economico, incapace di dare risposte concrete alla precarietà e alla disoccupazione.
Diminuzione delle tasse per le imprese, privatizzazione dei servizi pubblici, soppressione da febbraio di un aiuto di 426 euro previsto dal Programa Temporal de Protección e Inserción Profesional (PRODI) per i disoccupati senza più il susidio di disoccupazione sono alcuni degli strumenti di intervento previsti.
Lo slittamento dell’età pensionabile a 67 anni annunciato “inaspettatamente e in anticipo di due mesi rispetto al calendario”, scrive il CCOO nella Gaceta Sindical, comporta non solo il restringimento dei termini per il negoziato, ma induce anche a credere che l’obiettivo del Governo sia di mandare segnali tranquillizzanti ai mercati finanziari, “consegnando loro il nostro sistema di protezione sociale”.
Nell’ordinamento spagnolo esistono già norme sul “pensionamento flessibile”, strumento che permette di anticipare o ritardare l’età pensionabile in maniera volontaria con un sistema di incentivi e disincentivi che ne garantiscono la neutralità finanziaria. In termini di costi, vuol dire che questo strumento non comporta ulteriori aggravi economici alla Seguridad Social.
Tra l’altro questo meccanismo può continuare a svilupparsi nei prossimi anni confermando i già positivi risultati che ha raggiunto: negli ultimi dieci anni. l’età effettiva di pensionamento si è posticipata di un anno, passando da una media di 62 anni e 6 mesi a 63 anni e sette mesi, una delle più alte in Europa. I sindacati hanno sottolineato come il sistema di Seguridad Social abbia una tenuta finanziaria sufficiente per sostenere questo meccanismo e una grande legittimazione sociale in virtù di una serei di riforme fatte 15 anni fa, come frutto di un accordo politico e sociale che ha portato al cosiddetto Patto di Toledo, sulla base di una contrattazione basata sul dialogo.
Ed è questo uno dei nodi dello scontro: per CCOO e UGT, il dialogo sociale non può limitarsi alla semplice comunicazione e richiesta di opinioni su decisioni già prese, ma devono stabilirsi termini entro cui avvenga una reale negoziazione per raggiungere un livello di sviluppo economico sostenibile, frutto di una riflessione e di un compromesso collettivo. Così non è avvenuto per la presentazione del 29 novembre scorso al Ministero dell’Industria, del Commercio e del Turismo del Piano di Azione di Politica Industriale 2011-2015, che comprende le iniziative dell’Esecutivo all’interno del Piano Integrale di Politica Industriale 2020, bocciato dai sindacati perché “non risolve il problema del lavoro”. Un incontro svoltosi come “una formalità - si legge in una nota dell’UGT - e senza nessun effetto pratico, che stabilisce con chiarezza la volontà del Governo e del Ministero dell’Industria di conformarsi, seguendo strettamente il protocollo, al processo diretto esclusivamente ad affermare che questa iniziativa è stata frutto di consultazioni con le parti sociali”.
Gli ultimi dati pubblicati dal Servicio Público de Empleo indicano una ulteriore crescita del numero di disoccupati nel mese di novembre dello 0,6% rispetto ad ottobre, pari a 24.318 unità in più.
Se rapportata allo stesso mese del 2009, la disoccupazione è aumentata del 6,24%, per un totale di 241.348 lavoratori espulsi dal mercatomentre la cifra totale dei disoccupati nel mese di novembre di quest’anno ha raggiunto quota 4.110.294.
Analizzando per genere questi dati la disoccupazione femminile nel mese di novembre è cresciuta dello 0,64%, mentre quella maschile, leggermente inferiore, è aumentata dell 0,55%, attestandosi su base annuale rispettivamente al 7,99% e al 4,49%..
Continua a crescere nella stessa misura sia la disoccupazione giovanile, sia aldi sotto che aldis sopra dei 25 anni di età, raggiungendo l’11,2%. del totale dei disoccupati
Per i lavoratori stranieri il tasso di disoccupazione nell’ultimo mese è salito del 2,24%, e rispetto allo stesso mese dell’anno scorso è del 9,98%.
Il fenomeno investe tutti i settori economici, con prevalenza nei servizi e nell’agricoltura, che registrano un calo di occupazione rispettivamente dell0 0,66% e dell’1,86% ripetto ad ottobre. Nell’edilizia e nell’industria il calo degli occupati nello stesso periodo di riferimento è stato meno rilevante, pari allo 0,11% e all0 0,36%.
Aumenta del 2,43% anche il numero dei lavoratori senza impiego precedente che raggiunge il 24,09.
Sul fronte della contrattazione, nel mese di novembre i contratti scendono a 1.257.479 , segnando una diminuzione del 6,58% sul mese precedente. Il 91,40% sono contratti a termine, mente quelli a tempo indeterminato rappresentano l’8,69%. Dati alla mano, la crescita della disoccupazione è una costante e, tenuto conto che la copertura per sussidi alla disoccupazione si sono mantenute allo stesso livello del 2009 (75,3%), con un calo della spesa del 3,39% da ottobre 2009 allo stesso mese del 2010 si sta producendo “un effetto di travaso dalla prestazione contributiva a quella assistenziale”. La cancellazione del PRODI a febbraio 2011, annunciata dal Governo il primo dicembre, aggraverà ulteriormente la situazione dei disoccupati.
In questo quadro, i sindacati hanno registrato il 9 dicembre scorso una proposta di legge di iniziativa popolare per l’impiego stabile con la quale si modificano gli aspetti più lesivi della riforma del lavoro. L’iniziativa, ha detto in una nota il segretario generale dell’UGT Cándido Méndez, darà “alla rappresentanza democratica del nostro una seconda opportunità per correggere il grave errore al quale l’ha portata il Governo con le misure previste nella riforma del lavoro”. Si tratta, ha aggiunto, di una proposta di legge per il lavoro stabile che offre ai giovani la possibilità di poter scegliere “un lavoro dignitoso e alla popolazione spagnola quella di poter recuperare fiducia”.
Méndez avverte che con queste imposizioni “il Governo non riuscirà a riavere la fiducia dei mercati finanziari, perché questi, facendo il proprio interesse, speculano e cercano il maggior livello possibile di benefici e di redditività, in un paese, come questo, che è solvente, mentre allo stesso tempo l’Esecutivo sta mettendo in moto una dinamica molto preoccupante: la mancanza di fiducia dei cittadini spagnoli nel funzionamento delle istituzioni democratiche”.
Ignacio Fernández Toxo, segretario generale del CCOO, in un’assemblea dei delgati a Madrid ieri mattina ha assicurato che se il governo approverà lo slittamento dell’età pensionabile ai 67 anni, questo “sarà motivo sufficiente per un grande conflitto sociale, al quale ciascuno gli dia il nome che preferisca”.
I sindacati e la società civile si danno appuntamento fra tre giorni nelle maggiori piazze spagnole per protestare contro la riforma pensionistica e ribadire il rifiuto della politica economica di Zapatero.

EATON: DA OGGI OPERAI INIZIANO SCIOPERO DELLA FAME PRIMA NOTTE

AL FREDDO IN FABBRICA PER LAVORATORI LICENZIATI

(ANSA) - MASSA (MASSA CARRARA), 15 DIC - «È stata una notte freddissima all'interno della Eaton, non siamo riusciti a riscaldare la stanza in cui abbiamo dormito, dove c'era 1 grado. La fame per il momento ancora non la sentiamo, perchè lo sciopero è iniziato ufficialmente alle 24 di ieri, ma sarà dura». Sono le prime parole dei dieci operai ex Eaton (i più giovani e i più in salute) che stanno effettuando lo sciopero della fame nella fabbrica, in questa giornata che è anche la prima da licenziati, in totale sono 304. Hanno già ricevuto la visita di numerosi politici e giornalisti; alle 14 il sindaco di Massa Roberto Pucci effettuerà dal capannone un collegamento in diretta con il TGR della Rai, che seguirà tutte le fasi della protesta. Sempre intorno alle 14 inizierà anche l'assemblea per decidere come portare avanti la protesta. I lavoratori hanno organizzato un presidio fuori dalla fabbrica, dove è stato montato un gazebo e acceso il fuoco; sono state anche piantate delle croci di legno per provocare l'azienda, che considerano morta. «Adesso non abbiamo più nulla da perdere» dicono le Rsu e si prevedono manifestazioni anche oggi pomeriggio per le strade della città.

Grecia: violenze in centro Atene

| Fonte: ansa

(ANSA) - ATENE, 15 DIC - Scontri nel centro di Atene tra la polizia e i manifestanti scesi in piazza a migliaia contro le misure di austerita' del governo greco. Nei pressi del Parlamento le forze dell'ordine hanno fatto uso di gas lacrimogeni, mentre i dimostranti lanciavano sanpietrini. Testimoni riferiscono che alcune auto e alcuni motorini sono stati dati alle fiamme. Sei veicoli della polizia sono stati incendiati. L'ingresso della Banca centrale nella capitale e' stato imbrattato con vernice rossa.
I dimostranti hanno attaccato e ferito davanti al Parlamento l'ex ministro conservatore ai Trasporti, Kostis Hatzidakis. I manifestanti lo hanno assalito gridandogli 'Ladri! Vergognatevi!' tirando pietre e colpendolo con dei bastoni fino che il ministro non e' stato portato in salvo all'interno dell'edificio. .




Francia:Torre Eiffel chiusa a tempo indeterminato per sciopero

Fonte: kataweb

Parigi, 15 dic. - Brutta sorpresa per i turisti che hanno sfidato i rigori della mattinata invernale parigina pur di godere della vista della 'Ville Lumiere' dalla sommita' della Torre Eiffel: la struttura metallica, simbolo della Francia, era infatti chiusa per sciopero, e tale restera' a tempo indeterminato. Gli addetti hanno deciso di incrociare le braccia contro quello che i sindacati definiscono il comportamento prepotente dei superiori. .

Nuova Giornata di Azione Europea proclamata dalla CES

Una giornata di mobilitazione in occasione del Vertice sociale tripartito del Consiglio Europeo per contestare le misure di austerità adottate dai diversi governi di molti paesi membri della UE

Fonte: www.cgil.it


L’acuirsi della crisi finanziaria sta rendendo sempre più vulnerabili ed insicuri i 23 milioni di lavoratori presenti nei diversi paesi dell'Unione Europea. La CES (Confederazione Europea dei Sindacati), quindi, in occasione del Vertice sociale tripartito del Consiglio Europeo, ha deciso di organizzare una Giornata di Azione Europea comune, per rivendicare l’adozione di misure idonee a superare l’attuale grave crisi economico-finanziaria, invitando tutte le organizzazioni sindacali ad essa affiliate a prendervi parte.

L’azione di lotta della CES di oggi (15 dicembre) che segue quella già realizzata il 29 settembre 2010, contesta le misure di austerità adottate dai diversi governi di molti paesi membri della UE (Grecia, Spagna, Portogallo, Francia, Irlanda, Danimarca, Polonia, Italia). Ad avviso della CES le misure adottate rischiano di portare “l’economia europea e i cittadini appartenenti alla UE verso una crisi senza ritorno e verso una depressione sociale senza precedenti”.

L’iniziativa della CES è di sostegno alle manifestazioni organizzate a livello nazionale: la manifestazione organizzata dalla CGIL a Roma il 27 novembre 2010, lo sciopero generale proclamato in Grecia dalle organizzazioni sindacali GSEE e ADEDY per il giorno 15 dicembre 2010; le manifestazioni previste a Madrid per i giorni 15 dicembre e 18 dicembre 2010, organizzate dalle organizzazioni sindacali CC.OO. e UGT; la manifestazione prevista a Berna per il giorno 15 dicembre 2010, organizzata dal sindacato SGB – USS; la manifestazione prevista a Praga per il giorno 15 dicembre 2010, organizzata dalla organizzazione sindacale CMKOS; la manifestazione prevista in Lussemburgo per il giorno 15 dicembre 2010, organizzata dal sindacato FGTB.

Molte altre organizzazioni sindacali si sono mobilitate per aderire all’invito della CES e organizzare all’interno del proprio paese, scioperi, proteste e manifestazioni.

E POI SI CHIEDONO PERCHE' I GIOVANI ASSALTANO IL PARLAMENTO


l'Italia non è ultima, Sacconi dirà che ci sono paesi che stanno peggio di noi! L'ocse oggi dice che siamo penultimi tra i Paesi Ocse per l'occupazione giovanile. Siamo al 18,1% peggio di noi solo l'Ungheria, mentre la percentuale della media europea è del 40,2%. Tra gli occupati il 44,4% ha un impiego precario, e il 18,8% lavora solo part time. I disoccupati, oltre il 40% sono senza lavoro da lungo tempo, e il 15,9% non studia e non lavora.






USB, SILENZIO DELLA REGIONE ESPRIME IRRESPONSABILITÀ POLITICA

ED INSENSIBLITÀ UMANA

E’ giunta al decimo giorno la protesta dei sette esponenti dei Movimenti Uniti contro la Crisi, ancora al dodicesimo piano sulle impalcature della Giunta regionale del Lazio.

Ardua la condizione delle 5 donne e dei 2 uomini che, senza riparo ad oltre 25 metri di altezza, accusano il colpo di un’ennesima notte di freddo tagliente, con temperature anche a Roma scese sotto lo zero. Gli occupanti non sono tuttavia disposti a recedere dalla loro iniziale richiesta di un incontro con una rappresentanza significativa della Giunta sulle questioni poste dalla manifestazione regionale del 25 novembre scorso: precarietà, casa, reddito, disoccupazione.

Intanto prosegue il presidio ai piedi delle impalcature, dove tanti precari, senza casa, cassaintegrati, e lavoratori del Lazio si alternano a sostegno dell’iniziativa di protesta.

Manifestazioni di solidarietà si stanno inoltre svolgendo davanti alle Prefetture di tutti i capoluoghi del Lazio. Ieri a Latina, questa mattina a Viterbo, Rieti e Frosinone, dove sono previsti incontri con rappresentanti dei Prefetti. Identica la richiesta avanzata nei presidi: si dia ascolto alle istanze dei “magnifici 7”.
Grande disponibilità da parte del Vice Prefetto di Frosinone, Ernesto Grossi, che nell’incontro con la delegazione dell’Unione Sindacale di Base si è impegnato a contattare telefonicamente la Presidenza della Regione ed a svolgere una relazione scritta, che verrà inviata alla Presidente Polverini, al Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, nonché al Presidente del Consiglio Berlusconi ed ai Ministeri competenti, in cui verranno esposte le richieste avanzate dalla delegazione sindacale.

USB considera irresponsabile il protrarsi della chiusura da parte dell’Istituzione regionale, la cui assenza di risposte dimostra insensibilità anche umana nei confronti di una protesta che esprime un disagio concreto e diffuso in tutta la regione.




Notizie da www.rassegna.it

Incidenti lavoro: infortunio mortale in azienda Friuli

Un incidente sul lavoro ha causato la morte di un lavoratore oggi nell'azienda Dynamic Technologies Spa (Raco Srl), di Attimis (Udine), ditta specializzata nella progettazione e produzione di tubi e componenti in alluminio per il settore automotive. Lo riferisce l'Ansa, dopo averlo appreso dai Carabinieri della Compagnia di Cividale (Udine), intervenuti sul posto. Al momento non si conoscono altri dettagli sulla morte del lavoratore.

Governo: Marcegaglia, auspichiamo allargamento maggioranza

La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia è in sintonia con le speranze del premier Silvio Berlusconi: "Auspichiamo che nei prossimi giorni ci possa essere un allargamento della maggioranza", ha dichiarato a margine della firma di un accordo con Unicredit sulle Pmi. Per quanto riguarda l'ipotesi di un ritorno alle urne, "la nostra posizione è nota - dice la presidente di Confindustria - pensiamo che le elezioni debbano essere l'ultima ratio".
In questo momento, ha aggiunto Marcegaglia, "servono riforme, anche impopolari e serve che il governo sia nelle sue capacità di governare in pieno".

Processo Thyssen: Fiom, verdetto sia monito per imprese

"La Fiom prende atto delle richieste di condanna avanzate dal Pubblico Ministero, Guariniello, nel processo in corso a Torino; processo in cui i dirigenti della ThyssenKrupp sono imputati come responsabili della morte di sette lavoratori, avvenuta in seguito al tragico rogo sviluppatosi nello stabilimento piemontese del Gruppo nel dicembre 2007". E' quanto scrive in una nota Maurizio Marcelli, responsabile dell’Ufficio ambiente e sicurezza della Fiom-Cgil, commentando la richiesta di condanna a 16 anni e 6 mesi per l'amministratore delegato della Thyssen Harald Espenhahn.
"Tali richieste rispondono pienamente a ciò che abbiamo sempre affermato a tutela dei lavoratori, e cioè che le aziende sono responsabili, a partire dai loro massimi vertici esecutivi, di tutto ciò che attiene alla sicurezza e alla salute all’interno dei luoghi di lavoro", si legge ancora nella nota.
"Nei prossimi giorni - conclude Marcelli - continueremo a seguire con massima attenzione le udienze conclusive del dibattimento, in cui la Fiom si è costituita come parte civile, esprimendo fin da ora piena fiducia in un verdetto che, oltre ad essere giusto rispetto ai fatti accaduti a Torino, possa suonare da monito per tutte le imprese".

Sacconi, Statuto Lavori darà occupazione più stabile

Uno degli obiettivi dello Statuto dei Lavori, in questa fase di uscita dalla crisi, "è individuare una regolazione idonea a sostenere la propensione ad assumere e a tradurre la crescita dell'economia in posti di lavoro stabili e di qualità". Lo afferma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, durante il question time alla Camera accennando all'obiettivo 'di ridurre del 50 per cento le circa 15mila disposizioni in materia di lavoro e non del 50 per cento i diritti, come - ha aggiunto - qualcuno ha detto. Sono due cose diverse".

Volontariato, domani manifestazione contro tagli

Iniziativa nazionale del Forum Terzo settore con presidio al ministero dell'Economia

Il Terzo Settore non ci sta. Si terrà domani (giovedì 16 dicembre) a Roma, presso il ministero dell’Economia in via XX Settembre dalle ore 11,30 alle 13, la manifestazione nazionale contro i tagli al welfare e al 5 per mille promossa dal Forum del Terzo Settore.
"Saremo in tanti - annuncia il presidente dell'Auser, Michele Mangano - per far sentire forte il nostro no a scelte scellerate di politica economica e finanziaria che ridurranno drasticamente il welfare e faranno pagare pesantissime conseguenze ai cittadini più deboli, le persone non autosufficienti, gli anziani, i pensionati e i giovani disoccupati e precari che non hanno nessuna prospettiva di lavoro e di stabilizzazione".
"L’ultima provocazione che ha dovuto subire la drastica riduzione del finanziamento del 5 per mille - conclude la nota - è un vero e proprio attacco alle associazioni di volontariato che non potranno più garantire ai cittadini in difficoltà sostegno e aiuto".

Fiat, venerdì ultimo incontro su acquirenti Termini

Venerdì mattina concluderò l'ultimo incontro con l'ultimo dei sette soggetti interessati della short list, poi tireremo le somme". A dirlo è Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico, a proposito dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Romani spiega che "sono progetti industriali molto diversi tra loro, ma molto interessanti". Intanto, prosegue, "posso confermare che c'è da parte del governo e mio personale l'interesse a che il problema venga risolto". Comunque, aggiunge, "abbiamo ancora un po' di tempo, perché Fiat mollerà Termini Imerese il 31 dicembre 2011, ma molti imprenditori hanno espresso la volontà di subentrare prima"

Fiat: Fim, chiudere accordo Mirafiori entro Natale

"Noi lavoriamo per riaprire la trattative e chiudere un accordo entro Natale". È quanto afferma il segretario generale della Fim-Cisl a proposito della vertenza su Mirafiori. Farina riferisce che dovrebbe arrivare oggi al conferma della convocazione del tavolo con Federmeccanica dedicato al contratto dell'auto per lunedì e che in tempi stretti si dovrebbe anche riaprire la trattativa con il Lingotto sullo stabilimento torinese. "Il progetto su Mirafiori è fondamentale, bisogna chiudere prima possibile ed è possibile farlo in un paio di giorni entro Natale, i tempi sono stretti- prosegue- ci può essere uno slittamento a gennaio ma speriamo di no. Riguardo all'uscita di Marchionne da Confindustria i metalmeccanici della Cisl osservano che per "le newco di Pomigliano e Mirafiori abbiamo previsto una fase transitoria: un accordo fuori dal sistema contrattuale può essere solo temporaneo e questo deve essere chiaro nell'intesa".

Agile (ex Eutelia), condanna bis per l'azienda

"Il giudice del lavoro del tribunale di Roma ha rigettato oggi (15 dicembre, ndr) il ricorso presentato dai commissari di Eutelia e ha quindi confermato la sentenza di primo grado che giudicava antisindacale la cessione del ramo It (Information technology) di Eutelia ad Agile". Lo afferma Fabrizio Potetti, coordinatore nazionale Fiom Cgil del gruppo. “A questo punto - si legge nel comunicato - come Fiom chiediamo che il ministero dello Sviluppo economico convochi immediatamente un tavolo per dare seguito alle richieste delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori, richieste ormai supportate da ben due consecutive decisioni assunte dalla magistratura, di riportare il ramo It di Agile in Eutelia. Da qui occorre ripartire per sviluppare finalmente un intervento istituzionale che dia prospettive a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori delle società coinvolte".

Fincantieri, accordo su cassa integrazione a Genova

Firmato anche un "Patto di azione" con le istituzioni per rilanciare lo stabilimento

Questa mattina (15 dicembre) presso la sede genovese di Confindustria è stato firmato l’accordo per la riapertura della cassa integrazione per 165 dipendenti alla Fincantieri di Sestri Ponente. Ne dà notizia Bruno Manganaro, segretario della Fiom Cgil di Genova: "Dal 3 gennaio - osserva il sindacalista - riparte il vuoto di lavoro e la riduzione di stipendio; si comincia subito per 13 settimane con la cig ordinaria, ma quasi sicuramente si dovrà proseguire per tutto il 2011 con quella straordinaria e con numeri, ossia lavoratori coinvolti, che si prevede già ora tenderanno a raddoppiare per continuare a salire. A marzo 2012 finisce l’ultima attività con la consegna della seconda nave Oceania, dopo di che non vi è ad oggi nessun carico di lavoro".
Una cassa integrazione, prosegue la nota, "può essere un sacrificio necessario per ripartire nella produzione o l’annuncio della fine. Proprio per scongiurare questa ipotesi, ieri (14 dicembre) a Palazzo Tursi è stato concordato un 'Patto di azione' per dare un futuro e un senso a questo cantiere e a questo ulteriore sacrificio della cassa integrazione per tanti lavoratori: Comune, Provincia, Regione, Autorità Portuale, Municipio di Sestri, insieme a tutto il sindacato di categoria e confederale hanno ribadito la loro volontà di perseguire il ribaltamento a mare del cantiere di Sestri. Per questo hanno chiesto al governo - dopo un anno e mezzo dall’intesa - di andare urgentemente alla firma dell’accordo di programma e di finanziare le risorse necessarie al riempimento; nello stesso tempo hanno chiesto all’Eni di non rilanciare sulle proprie opere strutturali che avrebbero alla fine il senso di rendersi complice della fine delle attività della Fincantieri a Genova e della perdita di qualche migliaio di posti di lavoro".
Così conclude Manganaro: "Il Patto diventa, insieme alla urgente necessità di commesse pubbliche da parte del governo, il nostro obiettivo su cui, se necessario, rimetteremo in moto la protesta dei lavoratori e delle lavoratrici di Fincantieri. Una forza che di fronte alla messa in discussione del proprio futuro, del proprio posto di lavoro e del proprio salario si raddoppia e si triplica".

Sindacati europei contro austerità, ok E-Bond

Stringere una cintura intorno al palazzo della Commissione Ue sotto lo slogan "no all'austerità": questo l'obiettivo dell'azione organizzata oggi dalla Ces, la Confederazione dei sindacati europei, e dalle sigle sindacali belghe in occasione di una nuova giornata di protesta continentale alla vigilia del vertice europeo. "Il messaggio di oggi - ha spiegato all'Ansa John Monks, Segretario generale della Ces – è di dire stop al cammino dell'austerità e di attuare misure positive, come gli eurobond, che possono permetterci di rafforzare i debiti e frenare la speculazione".
"Ci attende - ha affermato ancora Monks guardando al 2011 - un anno miserabile: disoccupazione soprattutto giovanile, tagli ai salari ed alle pensioni, licenziamenti... non possiamo continuare così, è necessario attuare misure sociali". La manifestazione, organizzata alla vigilia del vertice Ue di domani e venerdì, cade in concomitanza con lo sciopero generale in Grecia e ad altre iniziative di protesta in corso in Portogallo, Spagna, Francia, Repubblica Ceca, Lussemburgo, Galles, Danimarca e Svizzera.

Vinyls: il ministro non convince, operai ancora su torre

Il ministro dell'industria Paolo Romani ha telefonato nuovamente stamane ai lavoratori della Vinyls che stanno occupando per protesta la ciminiera dell'impianto di Marghera, a 140 metri da terra. Secondo fonti sindacali, Romani si sarebbe detto disponibile a far avere gli stipendi che i lavoratori attendono, purché questi abbandonino la spettacolare protesta. Una proposta - dicono sempre fonti sindacali - che e' stata respinta, perché il ministro non avrebbe dato la propria disponibilità a convocare il tavolo tra Eni e Gita per la cessione degli stabilimenti e salvare così produzione e occupazione dell'impianto chimico.
"Il ministro è pronto a pagare gli stipendi purché gli operai scendano dalla torre - dice Riccardo Colletti, segretario dei chimici della Cgil veneziana - Ma si dice impotente per quanto riguarda il tavolo di confronto tra i due attori che potrebbero salvare la Vinyls". "Una proposta irricevibile - aggiunge Colletti - perché il ministro che si dimostra incapace di agire nei confronti dei lavoratori, dimostrando sia la sudditanza all'Eni, sia la volontà di far morire la chimica italiana". "La protesta - conclude Colletti - proseguirà ad oltranza, e siamo pronti a muovere ulteriori azioni" .

Trasporti: Cgil, governo assente su Tirrenia e Alitalia

"La crisi della Tirrenia arriva da lontano. Le responsabilità maggiori sono del governo, che non è intervenuto nella fase precedente il commissariamento e non ha proposto un piano industriale”. Lo ha dichiarato ai microfoni di RadioArticolo1 Fabrizio Solari, segretario confederale della Cgil, ospite della trasmissione Italiaparla.
"Ora nessuno sa quali siano le condizioni, i contenuti, i contorni della privatizzazione. A contendersela dovrebbero essere una decina di concorrenti, ma alla Cgil non è stato comunicato chi sono. Non comprendiamo l’alone di mistero attorno a questa vicenda e le condizioni che riducono fin d’ora la rete e la capacità di trasporto della compagnia. Noi continuiamo a sostenere che la cassa integrazione deve far parte di una visione d’insieme che finora manca".
"Un’altra grande vertenza è quella di Alitalia, che prevede 1.000 esuberi,
ha continuato Solari. Anche qui siamo in presenza di una visione di corto respiro, una prospettiva che nasce da un ragionamento puramente finanziario senza elementi di valutazione industriale. La nuova Alitalia ha superato sostanzialmente indenne la crisi. Ma l’unico effetto pratico è che il pareggio di bilancio, atteso per la fine del 2010, è stato spostato alla fine del prossimo anno".
"Se la sopravvivenza dell’azienda è dovuta a una serie di agevolazioni garantite dalla privatizzazione, è giusto che venga dichiarato il ruolo che si intende ricoprire nel futuro. Nel piano Alitalia, invece, non c’è una riduzione dell’organico in funzione di una riduzione del mercato: esternalizzano per tagliare i costi. Mi auguro che si possa raggiungere un’intesa con l’azienda".
"Sul trasporto pubblico locale, secondo Solari, con i tagli del governo, le regioni saranno costrette a ribaltarli sulle aziende e queste sul servizio. Ma la domanda di trasporto pubblico locale è aumentata con la crisi. Il mercato oggi chiede più trasporto, laddove le aziende ne offriranno meno e con meno qualità. Il risultato è un danno ai cittadini".

Barilla, lavoratori approvano intesa su professionalità

I lavoratori della rete vendita della Barilla hanno approvato con il 91% dei consensi l’accordo siglato alcuni giorni fa da Fai, Flai, Uila e l’azienda sullo sviluppo delle professionalità. E' quanto si apprende da una nota della Flai Cgil.
L’accordo coinvolge tutti i 155 venditori e prevede 24 mesi di formazione teorica e sui cambiamenti dei processi lavorativi che dovranno portare al conseguimento di due steps, ovvero ai riconoscimenti professionali ed economici intermedi previsti dal Contratto nazionale e da realizzarsi a livello aziendale. Il percorso formativo si svilupperà in tre fasi, una che comincia nel 2011 che interesserà 30 lavoratori, un’altra nel 2012 che interesserà altri 50 lavoratori e l’ultima nel 2013 per i restanti 50. Anche i giovani venditori che avranno raggiunto i tre anni di anzianità minima prevista (l’azienda aveva ipotizzato almeno cinque anni di anzianità) potranno accedere al percorso formativo.
Il valore del singolo step sarà di 95 euro mensili (quindi nei 24 mesi l’aumento sarà di 190 euro) per ciascun lavoratore ed avrà incidenza anche sugli altri istituti contrattuali come le ferie, il Rol, le festività e il Tfr.
"Quanto convenuto – ha dichiarato Giancarlo Pelucchi della Flai nazionale - permette di riconoscere in modo condiviso e innovativo le professionalità dei lavoratori della rete vendita Barilla attraverso un percorso di formazione specifica e di cambiamento organizzativo. I delegati avranno la possibilità di monitorare e verificare l’impatto di questo importante sforzo innovativo sull’Organizzazione del lavoro e sulle prestazioni dei singoli lavoratori e di verificare la correttezza delle valutazioni aziendali sulla base di una scheda di valutazione sulla crescita professionale concordata tra le parti”.
"Siamo quindi in presenza– ha continuato Pelucchi – di un accordo positivo che chiude una lunga e complicata vicenda sindacale e che ottiene un risultato economico

Assistere un malato raro può ridurre in povertà

Uno studio presentato dall'Isfol mostra come cambi radicalmente la vita delle famiglie all'insorgere di una malattia rara. Gli impegni di assistenza compromettono il lavoro ed erodono il reddito, soprattutto se ad ammalarsi è un bambino

di Gliitaliani.it

Assistere un malato raro può ridurre in povertà (immagini di Davide Orecchio)
Assistere un malato raro cambia radicalmente la vita delle famiglie e le espone al rischio di povertà. Lo dimostra uno Studio pilota, presentato oggi dall'Isfol nel corso del Convegno nazionale "Costi sociali e bisogni assistenziali nelle Malattie Rare", tenutosi presso il Centro Congressi Roma Eventi. Lo studio è condotto dall'Istituto per gli Affari Sociali (Ias), in collaborazione con la Federazione Italiana Malattie Rare Uniamo-Fimr Onlus, Orphanet-Italia e Farmindustria, per rilevare i bisogni assistenziali, i costi sociali ed economici di questi malati e delle loro famiglie per contribuire a specifiche misure di sostegno.
Dal Rapporto di ricerca, che analizza seicento questionari distribuiti ad undici Associazioni di Malattie Rare e alla Fondazione I.R.C.C.S. Istituto Neurologico "Carlo Besta", emerge che le famiglie che assistono un malato raro hanno bisogno di sostegno, poiché affrontano quotidianamente problematiche multifattoriali: alcune sono direttamente legate alla patologia, come la necessità di affrontare le cure; altre derivano dall'aggravamento delle condizioni professionali ed economiche.
Ad esempio, far fronte agli impegni di assistenza di un malato raro per la famiglia può comportare limitazioni nell'ambito lavorativo: l'evento della malattia incide nel 90% dei casi in modo negativo sull'attività del padre o della madre. Questo è soprattutto rilevante quando si tratta di pazienti pediatrici. Quelli considerati nello studio sono in totale 189: dai dati è emerso che in 74 famiglie di pazienti pediatrici (pari al 39% dei casi) entrambi i genitori sono costretti a limitare e/o interrompere la propria attività lavorativa per le necessità dettate dalla patologia del figlio. Ecco che per le famiglie è quindi necessario ricorrere al sostegno esterno: il 37% dichiara di aver bisogno di aiuti non finanziari.
L'aiuto si renderebbe necessario, ad esempio, per l'accesso ai centri clinici di riferimento: nell'83% dei casi, i pazienti devono raggiungerli effettuando spostamenti più o meno lunghi, poiché solo il 17% ha il centro clinico nella propria città di residenza (il 40% deve spostarsi in un'altra regione). Questo implica la necessità di affrontare spese di viaggio, talvolta di pernottamento, nonché investimenti in termini temporali. Senza contare poi, si legge nello studio, che, nonostante gli impegni portati avanti in questi anni a livello di Ssn nella costituzione di una rete di centri clinici specializzati, e nonostante l'importante azione di informazione ed orientamento da parte delle Associazioni, esiste ancora un 9% tra i rispondenti che non ha individuato un centro clinico di riferimento e un 20% che non ha alcun referente territoriale.
Però, tra coloro che si rivolgono al referente territoriale (medico di famiglia, psicologo, Associazione), il 92% dichiara un livello di soddisfazione sufficiente o più che sufficiente, in quanto questo soggetto offre al paziente un sostegno immediato e facilmente accessibile nelle difficoltà quotidiane. Il suo servizio, seppur legato a competenze meno specialistiche rispetto a quelle del centro clinico di riferimento, è particolarmente importante per il paziente e i suoi famigliari. Nonostante questo, le famiglie si trovano spesso da sole di fronte ad un carico assistenziale gravoso e costante, cui si sommano anche consistenti impegni economici.
Dall'indagine emerge che le famiglie sotto la soglia di povertà sono più numerose della media italiana stimata dall'Istat nel 2009; se a queste si aggiungono le famiglie che possono essere considerate a forte rischio di povertà, si arriva ad una percentuale del 35%. Dopo il 2001 – anno della normativa sull'esenzione per le Malattie Rare – la situazione è migliorata soprattutto per le spese che si rendono necessarie a pervenire alla diagnosi, mentre tale normativa non ha modificato in maniera così rilevante i costi relativi all'assistenza e alla cura. Una volta ottenuta la diagnosi, infatti, una famiglia su quattro delle rispondenti spende più di 500 euro mensili (in alcuni casi oltre 2.000) per la cura e l'assistenza richieste dalla patologia. In alcune situazioni il carico economico porta ad indebitarsi: almeno il 20% di queste famiglie ha avuto bisogno di un aiuto finanziario, che per più della metà dei rispondenti è stato offerto dai parenti. Le misure di sostegno si rivelano quindi di notevole importanza per queste famiglie.
"Questo studio ha evidenziato molte criticità attorno al tema delle Malattie Rare, in parte già documentate da altri studi effettuati in Europa, come quello promosso dalla Federazione delle associazioni dei malati rari (EURORDIS) un paio di anni fa", ha sottolineato Bruno Dallapiccola, coordinatore del progetto Orphanet-Italia e direttore scientifico dell'Ospedale "Bambino Gesu" di Roma. "Nello specifico questa indagine ha fotografato alcune delle più significative problematiche sociali che sono costretti ad affrontare i malati rari e le loro famiglie, ponendo l'accento su una serie di domande che ancora attendono di ricevere risposte puntuali. Ritengo lo studio promosso dall'IAS degno della massima attenzione, soprattutto in questo momento storico che vede i Paesi dell'Unione Europea proiettati all'appuntamento del 2013, scadenza entro la quale saranno chiamati a redigere i propri piani nazionali delle Malattie Rare. Lungo questo percorso, l'Italia non potrà non tenere conto delle indicazioni fornite da questo studio-inchiesta".
Le imprese del farmaco, afferma infine Massimo Boriero, presidente Gruppo Biotecnologie di Farmindustria, "collaborano da anni con associazioni e istituzioni per realizzare iniziative di sensibilizzazione e comunicazione sulle Malattie Rare. In quest'ottica Farmindustria contribuisce allo studio per la valutazione dei disagi che i pazienti rari e le loro famiglie vivono quotidianamente. I risultati dell'analisi sottolineano l'utilità della rete tra tutti gli stakeholder per creare sinergie e offrire risposte ai bisogni non ancora soddisfatti. L'industria, grazie alla ricerca e alle nuove tecnologie, contribuisce al miglioramento della qualità di vita dei pazienti con terapie innovative per un numero crescente di queste patologie. Dal 2000 ad oggi, sono 795 le designazioni di farmaco orfano rilasciate dall'Ema (l'Agenzia europea per i medicinali)".
Secondo i dati dell'Osservatorio nazionale sulla sperimentazione clinica dell'Aifa, conclude Boriero, "le sperimentazioni cliniche in Italia con almeno un farmaco orfano sono più che triplicate negli ultimi 5 anni, passando da 17 nel 2004 a 62 nel 2009. E da ottobre 2009 sono 7 le aziende italiane con prodotti che hanno ottenuto la designazione di farmaco orfano a livello europeo.
Un impegno confermato anche dalla prima posizione nel mondo che l'Italia occupa per l'indice di specializzazione di pubblicazioni – il 10,4% del totale nelle Scienze della Vita – su queste malattie".

In Italia sale la pressione fiscale

Nel 2009 è cresciuta al 43,5% del Pil dal 43,3% del 2008. L'Italia è terza per imposizione nell'area Ocse, dopo Danimarca e Svezia. Messico e Cile i Paesi con la pressione più bassa: non arriva al 20%

Le tasse in Italia (autore foto: Aldoaldoz) (immagini di autore foto: Aldoaldoz)
Sale la pressione fiscale in Italia: nel 2009 è cresciuta al 43,5% del Pil dal 43,3% del 2008. Lo riferisce oggi (15 dicembre) l'Ocse, nelle stime preliminari relative all'anno scorso contenute in 'Revenue Statistics'.
L'Italia supera il Belgio (che nel 2009 ha visto il peso del fisco diminuire al 43,2% dal 44,2% del 2008) e scala di un posto la classifica della pressione del fisco negli Stati. Prima dell'Italia nel 2009 si collocano solo la Danimarca (48,2%) e la Svezia (46,4%).
Altri Paesi che hanno registrato una pressione fiscale sopra il 40% sono Australia, Belgio, Finlandia, Francia e Norvegia.
Il Messico (17,4% di peso fiscale rispetto al Pil) e il Cile (18,2%) sono i Paesi con la pressione più bassa.
Un altro dato riguarda il tasso di disoccupazione nell'area Ocse, a ottobre che sale all'8,6% (+ 0,1% rispetto a Settembre). Negli Stati Uniti la disoccupazione è di circa il 9,8% (+0,2% rispetto al mese precedente). Nella zona Euro la media è del 10,1% e la disoccupazione è stabile in Germania (6,7%), in calo in Francia al 9,8% (-0,1%) e in aumento in Italia all'8,6% (+0,3% rispetto a settembre).

Alitalia, Matteoli differisce sciopero 17 dicembre

Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, ha differito ad altra data lo sciopero di 24 ore del personale navigante del Gruppo Alitalia Cai-Air One previsto per venerdì 17 dicembre 2010 e indetto da Filt Cgil, Avia e Ipa. E' quanto si legge in una nota del dicastero. "Il provvedimento - spiega - si è reso necessario ed urgente allo scopo di evitare un pregiudizio grave ed irreparabile al diritto di libera circolazione costituzionalmente garantito".

Il mercato dell'auto crolla in Europa, male la Fiat

A novembre le vendite scendono del 6,5% nella Ue-27. Un vero e proprio tonfo per il Lingotto, che cala del 23,7% su base annua. Pesa l'assenza di ecoincentivi. Positiva solo Alfa Romeo. Italia, il mese scorso immatricolazioni -21,1%. Ultima la Grecia

di rassegna.it

Il mercato dell'auto crolla in Europa
Nuovo tonfo per il mercato dell'auto in Europa. A novembre le vendite sono scese del 6,5%, la Fiat è crollata del 23,7%. E' quanto si apprende stamani (15 dicembre) da fonti di agenzia. Secondo i dati, la quota di Fiat Group Automobiles - che l'anno scorso aveva tratto un notevole vantaggio grazie alla gamma completa di veicoli a basso impatto ambientale - è calata al 7,6% nel rispetto all'8,6% del novembre 2009.
In controtendenza il risultato di Alfa Romeo. La casa automobilistica aumenta le vendite del 25,6%, soprattutto grazie a Giulietta. Panda e Cinquecento restano al vertice. In generale, tutta la Ue-27 registra una battuta d'arresto. Le immatricolazioni sono state quasi 1 milione 107mila, in calo del 6,5% su base annua.
E' negativo anche il saldo dei primi undici mesi dell'anno: le vendite sono state 12 milioni 736mila con una perdita del 5,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Per Fiat le immatricolazioni di novembre sono state 74mila, ovvero il 23,7% in meno rispetto al 2009, mentre la quota di mercato perde l'1,5% rispetto al 2009.
Analizzando la situazione dei singoli paesi, negli ultimi undici mesi il calo maggiore si registra in Grecia con il 34,6%. Al contrario, il primo incremento è della Lettonia che riporta un rialzo del 213,4%. A livello di singoli marchi, la Fiat ha segnato una contrazione in novembre del 27,3% per il brand Fiat, del 35,6% per la Lancia, ma un incremento del 25,6% per l'Alfa Romeo.
A novembre il calo maggiore si registra in Spagna con un -25,5%, seguita dall'Italia con -21,1%. Dopo viene la Gran Bretagna, dove il mercato dell'auto scende dell'11,5%.

Basell, oggi incontro al ministero dello Sviluppo

Il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha convocato per oggi (mercoledì 15 dicembre) la Lyondell Basell per avviare la fase conclusiva del negoziato, nel quale è stata presentata un'offerta di acquisizione dello stabilimento di Terni.










www.ilfattoquotidiano.it

Ecco “l’uomo con la pala”. Infiltrato? “Sono minorenne”. Ora è in stato di fermo

Il sito di Repubblica, in homepage chiede: "Chi è l'uomo con la pala?"

“Black bloc o agente?” All’indomani dei duri scontri tra polizia e manifestanti nel centro di Roma, infuria la polemica su ipotetici infiltrati “arruolati” dalle forze dell’ordine per far salire la tensione. Il Pd chiede spiegazioni e con Anna Finocchiaro attacca: “C’erano provocatori”. Repubblica.it e l’Espresso si concentrano su una delle scene emblematiche della guerriglia nel centro della Capitale: quella in cui un Finanziere, a terra, accerchiato e buttato a terra dai manifestanti, prende in mano la sua pistola. A pochi metri, un manifestante con giacca chiara, a volto coperto, ha in mano le manette e il manganello. Sulla mano destra un guanto bianco e rosso. Vestito da dimostrante, attrezzato come un provocatore.

Il ragazzo, dopo essere stato identificato dalla Digos, è stato fermato in serata dalla polizia. Secondo il questore, si tratta di un estremista di sinistra, con precedenti per rissa e resistenza a pubblico ufficiale.

Manette e manganello avevano fatto sorgere, sui giornali di oggi e sul sito di Repubblica, il dubbio: “Dimostrante o provocatore?” (che sul sito de L’Espresso è diventato “Black bloc o agente?”). L’ipotesi era che si trattasse di un infiltrato pronto a soccorrere il “collega” in difficoltà. La stessa persona, però, compare in altre immagini in cui ha una pala in mano o lancia un bidone contro la Guardia di Finanza, presumibilmente pochi istanti prima dell’assalto al finanziere. Immagini, queste ultime, che farebbero pensare a lui come a un manifestante violento, non certo a un agente infiltrato. Il fatto che il manifestante abbia in mano manette e manganello può essere spiegato da altre foto e da testimonianze che circolano in rete: nei momenti più concitati degli scontri, infatti, gruppi di manifestanti hanno assaltato mezzi delle forze dell’ordine impossessandosi delle attrezzature degli agenti. Sequenze che rendono poco chiaro il suo ruolo e fanno sorgere il dubbio.

Così oggi in homepage Repubblica ha lanciato l’interrogativo: “Chi è l’uomo con la pala?” Per avere (se non una certezza) almeno una risposta, in realtà, basta guardare le immagini girate ieri dalla troupe de ilfattoquotidiano.it che ha ripreso il ragazzo mentre viene bloccato dalla polizia.

Ecco la sequenza.

Video di YouTube


























C’è anche un’altro video che in qualche modo risponde al quesito di Repubblica. Si trova sul sito del quotidiano rivale. Anche in uno dei video caricati su Corriere.it, infatti, si vede il ragazzo, a volto scoperto, che si rivolge agli agenti dicendo “sono minorenne”. Poi cerca di divincolarsi, lancia uno sguardo alla telecamera che lo sta inquadrando, ed esce dal campo visivo. Sono le stesse immagini riprese dall’operatore del Fatto, viste da un’altra angolazione. Oltre a queste sequenze video c’è poi un’immagine inoltrata da un lettore a ilfattoquotidiano.it (CLICCA QUI per vedere la foto). Ecco la sequenza da Corriere.it

Video di YouTube


























Qua sotto un altro video, pubblicato dal sito di YouReporter, con la sequenza in cui il ragazzo con giubbotto beige viene fermato dagli agenti

Video di YouTube



Viste tutte queste sequenze ho però ancora il dubbio essere di fronte ad un sedicenne cresciutello.....



Anche questa è provocazione e violenza gratuita....

Video di YouTube



























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