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1973

Nel corso dell'anno dovranno essere recepite nella legislazione nazionale le tre direttive del MEC del marzo 1972 in materia agricola. Il Parlamento dovrà definire una volta per tutte la legge sulle affittanze dei fondi rustici e sarà chiamato ad affrontare la questione del superamento della mezzadria e della colonia in affitto; la politica agraria nazionale dovrà essere complessivamente ridefinita sulla base dei poteri che spettano alle Regioni. I braccianti dovranno, invece, rinnovare oltre 30 contratti provinciali in regioni di grande importanza, come la Puglia, la Campania, la Toscana, l'Emilia ed il Veneto. Queste scadenze non hanno un carattere tecnico e cadono inoltre in un momento in cui la crisi della agricoltura italiana ha raggiunto livelli molto elevati


Torino Carlo Ilotte lascia il suo ruolo da Amministratore delegato della ditta Remmert per riprendere le orme del padre nella produzione di cerniere lampo, nasce così la 2A Zipper spa. In quegli anni però il mercato nazionale delle chiusure lampo era in mano per il 50% ai giapponesi, questo fattore minava allo sviluppo dell’azienda. A quel punto era necessaria un’idea che potesse permettere alla 2A di tornare a essere competitiva. Questo avvenne con l’incontro fra l'ingegnere Franco Duprè e Carlo Ilotte, il risultato fu, che dopo due anni di studio, nacque una nuova macchina per produrre le cerniere lampo con una resa produttiva 20 volte superiore rispetto alla tecnologia tradizionale. La 2a cominciò a esportare le macchine in tutto il mondo: Cina, Turchia, India, Ungheria. E' stata una delle prime imprese ad avere rapporti con la Cina ancora negli anni in cui Mao Tse Tung era al governo


Gennaio: le Br diffondono il loro secondo documento teorico.

 

1° gennaio: Danimarca, Gran Bretagna e Irlanda entrano a far parte della Comunità economica europea. Nasce l’Europa dei nove.

 

9 gennaio: Torino, convegno del CIDAS (Centro Italiano Documentazione Azione e Studi). Presenti, tra gli altri, Thierry Moulnier, Eugene Ionesco, Jean Dutourd, Vintila Horia, Ugo Spirito, Armando Plebe, Ugo Papi, Sergio Ricossa

 

12 gennaio: sciopero generale, indetto da Cgil, Cisl e Uil, per i contratti e le riforme

Trieste, un gruppo di neofascisti è arrestato dopo aver sparato con una pistola lanciarazzi contro un corteo sindacale organizzato in occasione dello sciopero generale. Nove minorenni denunciati a piede libero. Trovate quattro pistole scacciacani modificate per lanciare razzi.

Antonino Allegra nominato dirigente del Centro Internazionale di Polizia di Chiasso

 

15 gennaio: Milano, le Br compiono un’irruzione nella sede dell’UCID (Unione  Cristiana Imprenditori Dirigenti)

L'estremista di destra padovano Marco Pozzan è sottratto all'autorità giudiziaria di Milano, titolare dell'inchiesta sulla strage di Piazza Fontana, e fatto espatriare clandestinamente in Spagna. L'operazione è organizzata dal Sid. Prima di partire, Pozzan è stato interrogato per due giorni in una sede "coperta" del Sid. 

 

16 gennaio: si dimettono i membri della commissione antimafia del PCI, PSI, PRI e gli indipendenti di sinistra – qualche giorno dopo li seguiranno anche i democristiani – in seguito alle evidenti collusioni emerse tra elementi mafiosi e il commissario democristiano Giovanni Matta.

Non nascondendo la sua appartenenza al Sid e dichiarando il suo appoggio alle iniziative insurrezionali del Fronte Nazionale, con la supervisione del tenente colonnello Sandro Romagnoli e del generale Gianadelio Maletti, il capitano Antonio Labruna prende contatto a Roma con Remo Orlandini, imputato per il tentato golpe Borghese, iniziando una lunga serie di colloqui registrati che si protrarrà per quasi un anno e mezzo, fino al giungo 1974. Orlandini rivelerà il nome e i progetti di un cospiquo numero di eversori, anche di grande rilevanza.

 

17 gennaio: Milano, aggredito l’avvocato Adamo Degli Occhi, uno dei leader della maggioranza silenziosa.

 

22 gennaio: San Antonio (Usa), muore a 64 anni l’ex presidente degli Stati UnitLindon B. Jonhson.

 

23 gennaio: Milano, durante uno scontro con gli studenti davanti all'università Bocconi, la polizia spara e uccide lo studente Roberto Franceschi, gravemente ferito l'operaio Roberto Piacentini. Il questore Ferruccio Allitto Bonanno affermerà che i colpi sono stati sparati da un agente colpito da "raptus". Il processo inizierà sei anni dopo e non individuerà nessun colpevole.


27 gennaio: accordo di pace per il Vietnam: le truppe statunitensi si ritireranno, il paese sarà riunificato e verrà riconosciuto il governo rivoluzionario provvisorio


30 - 31 gennaio: Roma, si riunisce II Comitato direttivo della CGIL per individuare i temi sui quali organizzare il dibattito e le scelte congressuali.

 

Febbraio: Roma, i problemi dell'informazione e della Rai, sono stati discussi in un incontro promosso dalla Segreteria della Federazione CGIL-CISLUIL con la partecipazione delle Federazioni dei lavoratori dello spettacolo, dei sindacati Rai e di organizzazioni territoriali di categoria. Le relazioni, svolte dai capi degli uffici stampa della Cgil Bignami e della Cisl Borgomeo, hanno illustrato l'ipotesi della piattaforma sindacale sulla radio-televisione, ribadendo l'esigenza di mantenere il monopolio, opporsi a qualsiasi tentativo di privatizzazione, democratizzare l'Ente attraverso la partecipazione del Parlamento e delle Regioni, del sindacato, delle forze sociali e culturali nella formazione dei programmi. E' stata ribadita anche la necessità di decentrare la produzione, sperimentando le unità di produzione. Si è riaffermata l'esigenza di aumentare i programmi informativi e culturali sul mondo del lavoro. E' stato affrontato anche il tema dell'informazione sindacale attraverso la stampa e si è proposto di organizzare un convegno nazionale sui problemi dell'informazione e della Rai

Roma, per iniziativa della Federazione Cgil, Cisl, Uil si è costituito un Comitato nazionale per la  libertà sindacale in Spagna che, anche con la partecipazione di eminenti giuristi e rappresentanti della stampa, promuoverà una serie di concrete azioni di solidarietà con i lavoratori spagnoli e le loro organizzazioni sindacali, Commissione Obreras, Union General de Trabajadores e Union Sindacai Obrera, in lotta contro il regime fascista spagnolo. Come prima importante iniziativa, il Comitato intende mobilitare l'opinione pubblica ed i lavoratori italiani in rapporto all'imminente processo contro dieci sindacalisti spagnoli: Marcelino Camacho Abad, Nicols Sartorius Alvarez de las Asturias, Eruardo Saborido Galan, Francisco Garcia Slave, Fernando Soto Marin, Francisco Acosta Jorge, Pedro Santiesteban Hurtado, Juan Muniz Zapico, Luis Fernandez Costilla, Miguel Angel Zamora Anton, in carcere sin dal giugno del 1972 per attività sindacali e per i quali la pubblica accusa franchista ha già chiesto condanne per un totale di 162 anni di carcere

Isabelita Peron e Lopez Rega sono in visita in Italia per favorire il ritorno di Pe­ron in Argentina . Si incontrano con Giancarlo Elia Valori e Licio Gelli. Impegnati nel sostegno a Peron è anche l’estrema destra, in particolare l’ex segretario del Pnf, Carlo Scorza. 

Torino, le Br sequestrano Bruno Labate, responsabile della Cisnal alla Fiat. Sarà rilasciato il giorno dopo incatenato ad un lampione davanti a Mirafìori poi a viso scoperto i suoi sequestratori (Curcio, Ferrari, Margherita Cagol e Bonavita) distribuiscono volantini inneggianti alle Br agli operai in uscita dal turno

 

1 febbraio: Mantova, conferenza dell'avvocato Degli Occhi nel Circolo Curtatone e Montanara diretto da Roberto Vassalle, che è anche segretario cittadino dell'Unione Monarchica Italiana. Dopo la conferenza si riuniscono in un gruppo ristretto in trattoria e lì Degli Occhi dice ai suoi ospiti che "lo stato era crollato, che i comunisti erano pronti per andare al potere e che quindi bisognava reagire organizzandosi".

 

3 Febbraio: nuove nomine ai vertici delle forze dell'ordine: Efisio Zanda Loy è il nuovo capo della polizia e Enrico Mino è il nuovo comandante dei carabi­nieri.

 

4 febbraio: Brescia, un attentato semidistrugge la federazione del PSI. Poche ore dopo l'attentato sono arrestati i fratelli Danilo e Adalberto Fadini, Roberto Agnellini, Kim Borromeo, Franco Frutti e Alessandro D'Intino, tutti appartenenti ad Avanguardia Nazionale. I sei imputati saranno condannati a tre anni per il reato di danneggiamento aggravato e rimessi in libertà provvisoria il 19 dicembre 1973..

Milano, arrestati i leader del Movimento studentesco Mario Capanna, Giuseppe Liverani e Fabio Guzzini. Sono accusati di aver aggredito nel suo ufficio il rettore Mario Schiavinato

 

8 febbraio: Roma e Milano, esplode lo scandalo delle intercettazioni telefoniche. Il sette marzo verrà arrestato Walter Beneforti e il 23 Tom Ponzi. Tra i telefoni sotto controllo quello del presidente del consiglio Andreotti e del segretario del PCI Berlinguer.

 

9 febbraio: Roma, duecentomila metalmeccanici manifestano per le strade della capitale per il rinnovo del contratto. E’ la più grande manifestazione sindacale dal dopoguerra.

 

10 febbraio: seconda svalutazione del dollaro in dieci mesi. In crisi il sistema monetario mondiale.

 

12 febbraio: il Ministro del Tesoro, mentre l’inflazione è al 10,4%, decide di far fluttuare liberamente la lira; con la svalutazione la lira esce dal “serpente monetario" costituito dalle più forti valute europee 

Torino, le Brigate Rosse sequestrano Bruno Labate, segretario provinciale della CISNAL. Percosso, caricato su un furgone, fotografato con i capelli tagliati a zero, viene interrogato per alcune ore. Poi sarà abbandonato legato ad un palo all'ingresso della Fiat Mirafiori con un cartello al collo in cui compare la scritta Brigate Rosse.

 

13 febbraio: Torino, presi i sequestratori dell'industriale Tony Carrello dopo il pagamento di un riscatto di 100 milioni. Sono Luciano Dorigo 22 anni e Giorgio Piantamore di 21. Si tenta di farli passare per due militanti di Lotta Continua.

 

17 febbraio: segnalato in Italia Costantino Plevris, uomo dei servizi segreti greci. E’ visto a Napoli, Roma e Perugia. Si incontra, oltre che con studenti greci organizzati dall’ESESI, con esponenti del MSI e del FUAN

 

21 febbraio: manifestazioni di protesta contro l’approvazione del testo di legge che istituisce di fatto il fermo di polizia. Scontri a Napoli e Roma, il giovane Vincenzo Caporale è ferito da un candelotto lacrimogeno. Morirà il giorno successivo

Gli israeliani abbattono un jet di linea libico entrato nel loro spazio aereo.


FebbraioE' in atto l'impegno del movimento sindacale in queste ultime settimane per la preparazione e lo sviluppo delle iniziative per il congresso confederale. D'altro canto numerose categorie: braccianti, postelegrafonici, settore dei trasporti, edili, portuali, ecc. hanno in corso o sono vicine ai congressi di categoria che s'innestano nel quadro delle azioni sindacali in atto per i rinnovi contrattuali e per obiettivi di riforma sociale. In questo contesto gli elementi più importanti di queste ultime due settimane sono senza dubbio rappresentati dal grande sciopero del 27 scorso di cui si parla ampiamente in altra parte della rivista e dei rinnovi contrattuali dei grafici e dell'accordo raggiunto dagli statali. I metalmeccanici rimangono al centro dell'impegno e dell'azione di tutto il movimento sindacale mentre la categoria prosegue compatta gli scioperi articolati in attuazione del programma fissato dai sindacati fino al 10 marzo. Dall'apertura della vertenza i metalmeccanici hanno effettuato già a dicembre dello scorso anno 70 ore pro-capite di sciopero. Successivamente l'articolazione della lotta unitaria, senza considerare gli scioperi programmati dalle Confederazioni per le riforme (12 gennaio) ha comportato come si è detto ulteriori 70 ore di scioperi pro capite fino al 10 marzo. La posizione della controparte sui punti qualificanti della piattaforma rivendicativa unitaria, di cui abbiamo già parlato, rimane al momento rigida per cui sono da prevedere una estensione delle manifestazioni e dell'azione della categoria se nei prossimi giorni non interverranno elementi nuovi nella posizione della controparte pubblica e privata. Anche la vertenza contrattuale dei 130 mila lavoratori elettrici è entrata in una fase acuta e delicata soprattutto in conseguenza delle ingiustificate sospensioni dell'energia elettrica che l'ENEL effettua con il duplice obiettivo di isolare la categoria ed incidere negativamente sulle lotte contrattuali che portano avanti le altre categorie dei lavoratori. Gli elettrici hanno effettuato a  tutto febbraio per il rinnovo del contratto scaduto a dicembre dell'anno scorso complessivamente 20 ore pro-capite di sciopero. Le trattative, che sono state avocate dal Ministero del Lavoro, al momento non registrano novità sostanziali sui punti qualificanti sui quali già in sede sindacale l'ENEL ha mostrato un atteggiamento negativo (abolizione degli appalti, lavoro straordinario, ambiente di lavoro e sui temi dell'organizzazione del lavoro). Per gli autoferrotranvieri e i lavoratori delle autolinee (150 mila) la vertenza per i rinnovi contrattuali può dirsi ancora in una fase esplorativa. Le controparti hanno assunto finora un atteggiamento negativo sulle richieste unitarie dei sindacati incentrate su elementi economici e normativi e su obiettivi di riforma del pubblico servizio. All'azione sindacale unitaria: lo sciopero nazionale di 3 ore e successivamente di 10 ore articolate nel periodo che è andato fino a fine febbraio, hanno partecipato compatti i lavoratori con segni positivi di comprensione e di partecipazione dei lavoratori delle altre categorie e dei cittadini. Sul piano politico l'intervento del Ministero del Lavoro non ha dato finora risultati fruttuosi per la ripresa concreta delle trattative e per un incontro con i Ministeri interessati richiesto dalle tre Confederazioni. Per i 150 mila lavoratori dei pubblici esercizi l'azione per il rinnovo del contratto, scaduto a dicembre dello scorso anno, prosegue attraverso scioperi articolati programmati unitariamente fino al 6 marzo. La controparte non ha ancora aderito all'invito rivolto dal Ministero del Lavoro alle parti per un inizio concreto delle trattative per il quale i sindacati hanno dimostrato disponibilità. Siamo anche qui in presenza di una resistenza politica della controparte che persegue l'obiettivo anche di formali avallo facilitazioni governative per l'aumento dei prezzi.Come accennato, tra i risultati di maggior rilievo, si colloca il rinnovo contrattuale degli 80 mila lavoratori grafici i quali hanno conquistato dopo circa 100 ore di sciopero pro-capite il rinnovo contrattuale che prevede un aumento tabellare di 19 mila lire mensili per tutte le categorie, la revisione e una nuova sistemazione delle qualifiche, la parificazione normativa del trattamento di malattia degli operai con quello degli impiegati, il miglioramento del minimo feriale ed in particolare norme positive in tema di controllo ed abolizione del lavoro straordinario a carattere continuativo, degli appalti, ecc. L'accordo raggiunto per i 300 mila statali dopo tre mesi di trattative tra governo e sindacati e 9 giorni pro-capite di sciopero prevede: un assegno perequativo di entità variabile a secondo della qualifica per anzianità e la soppressione di tutti i trattamenti accessori diversi dal compenso del lavoro straordinario, ecc. L'accordo prevede una contrattazione triennale del trattamento economico dei dipendenti statali e l'impegno del governo ad assicurare la presenza dei rappresentanti sindacali in tutte le sedi in cui vengono adottati provvedimenti di ristrutturazione. Punto rilevante dell'accordo è rappresentato dalla parità normativa fra impiegati ed operai in particolare per quanto riguarda la mensilizzazione, i congedi, le aspettative, i compensi per il lavoro straordinario, ecc. Ai dipendenti statali sarà applicato lo Statuto dei lavoratori. Anche per i 20 mila pellettieri dopo circa 30 ore di sciopero è stato raggiunto un positivo rinnovo contrattuale. Nelle fabbriche tessili e dell'abbigliamento sono in corso diverse azioni contro le ristrutturazioni e la difesa dell'occupazione. I lavoratori sviluppano il dibattito sulle scelte contrattuali da elaborare per il rinnovo contrattuale che scade il prossimo giugno (cfr Rassegna Sindacale n. 257 marzo 1973)

 

Marzo: riunificate le due osservanze massoniche italiane, quella di Palazzo Giu­stiniani e quella di Piazza del Gesù che erano separate da 65 anni.

Scoppia lo scandalo delle intercettazioni telefoniche illegali: 500 apparecchi telefonici di personalità politiche, sindacali, del mondo imprenditoriale erano sotto controllo a Roma e Milano. Nell’ambito dell’inchiesta  viene arrestato il commissario Walter Beneforti. Nello stesso periodo un altro protagonista della “polizia di Tambroni”, il commissario Angelo Mangano, sarà ferito in un agguato mafioso.

 

1 marzo: Verona, in un appartamento di proprietà di Marcello Soffiati, il veneziano Gianfranco Bertoli viene addestrato per compiere un attentato da Francesco Neami, con il contributo dello stesso Soffiati, di Carlo Digilio, di Giorgio Boffelli e di Carlo Maria Maggi, tutti appartenenti al Movimento Politico Ordine Nuovo. L'attentato per il quale viene addestrato è contro il ministro dell'interno Mariano Rumor. Bertoli è stato segnalato per l'impresa dall'ex mercenario Boffelli, che lo ha notato durante un addestramento paramilitare clandestino nel Bergamasco svoltosi con l'intervento anche di istruttori israeliani, interessati ad assoldare mercenari da impiegare in Medio Oriente. In via Stella, dirà Digilio, Neami spiegava a Bertoli "cosa avrebbe dovuto dire alla polizia in caso di arresto, e cioè che era un anarchico individualista e che si era procurato da solo, in Israele, la bomba per l'attentato".

 

2 marzo: un commando di Settembre Nero fa irruzione nell’ambasciata saudita di Khartoum (Sudan), dove è in corso un ricevimento, e sequestra cinque diplomatici. Restano uccisi l’ambasciatore americano e l’incaricato d’affari belga. Chiedono la liberazione di Abu Daud condannato a morte in Giordania. Si arrendono dopo tre giorni.

 

3 marzo: il villaggio di Wounded Knee, negli Stati Uniti, è occupato dai pellerossa. Due mesi più tardi le truppe federali sgomberano l’area.

Delegati rappresentanti di organismi di Autonomia Operaia di tutta Italia si riuniscono a Bologna per discutere della centralizzazione dell'organizzazione, ossia di come organizzare "una risposta del movimento all'attacco della borghesia e contro la sua componente riformista (sindacati e partiti dell'arco costituzionale)". Organizzatori dell'incontro i vertici di Potere Operaio.

 

4 marzo: John Volpe è il nuovo ambasciatore americano in Italia, sostituisce Graham Martin.

Sinistre al governo in Cile: Unità popolare, il partito guidato dal socialista Salvador Allende, vince le elezioni politiche.

 

6 marzo: Ferrara, arrestati Claudio Orsi e Francesco Donini, ricercato invece Aldo Gaiba. Distribuivano un volantino firmato Movimento dei Comunisti Italiani (m-l) contro la fascistizzazione dello Stato. La sede del movimento (che rappresenta uno dei tanti tentativi di infiltrazione fascista a sinistra ndr) è presso la casella postale 131 Ferrara. Sono scarcerati dopo due giorni.

Alcuni terroristi compiono una rapina in una banca di Vedano Olona, poco fuori Varese. Poi, per sottrarsi alla polizia, lanceranno una bomba a mano. Sono arrestati Domenico Zinga e il pregiudicato Antonio Scattolin. Zinga appartiene al gruppo a Potere Operaio. La rapina aveva lo scopo di finanziare il movimento.


7 marzo: Roma, le popolazioni colpite dall'alluvione manifestano in occasione dell'inizio del dibattito del Senato sui provvedimenti governativi. il Governo ha dovuto rivedere le sue posizioni ed accogliere in buona parte le richieste della CGIL-CISL-UIL circa le misure di primo intervento.Ciò è stato possibile grazie una vasta unità raggiunta fra popolazione, sindacati, Comune e Regione. 

 

9 marzo: l'attrice Franca Rame è aggredita in una via di Milano, fatta salire con la forza su un furgone e sottoposta a violenze e sevizie da parte di un gruppo di neofascisti. L'estremista di destra Biagio Pitarresi confesserà poi che l'azione era stata proposta a lui, ma si era rifiutato ed era subentrato Angelo Angeli. Dirà anche che essa è stata ispirata da ambienti della divisione carabinieri di Milano, per i quali sia Pitarresi che Angeli svolgono attività informativa e di provocazione. Pitarresi e Angeli frequentano anche gli ambienti delle Sam.

Varese, arrestati perché trovati in possesso di 60 candelotti di dinamite e altro materiale, Antonio Valmaggia di 19 anni e Luigi Paga, operaio edile, 20 anni. Valmaggia è figlio di un attivista missino, ex gerarca. Nella sua abitazione vengono trovate altre armi e oggetti contundenti.

Durante un tentativo di rapina in una gioielleria di Vicenza i rapinatori vengono bloccati all’interno. Prendono due donne in ostaggio e fuggono a bordo di un’Alfa 1600. Si dirigono verso Verona, ma l’auto, sul filo dei 200, sbanda ed esce di strada schiantandosi contro un platano. Muoiono: Guido Parolini, 22 anni, Oreste Melatini, 21 anni, Michele Cretì di 24. Sono tutti milanesi. Muoiono anche i due ostaggi: Maria Luisa Vettore di 18 anni e Edda Fantini di 35. Parolini era stato coinvolto, insieme al proprietario del bar Denny, in un pestaggio davanti alla Bocconi durante la veglia per la morte di Franceschi. E’ amico di Adriano Petroni, fascista, arrestato qualche giorno prima perché, in seguito ad un incidente in moto, aveva perso una pistola. E’ amico anche di Rodolfo Crovace, detto Mammarosa, sanbabilino, arrestato in quei giorni per il pestaggio del professor Luigi Brutti Liberati. Nei giorni successivi sono arrestati i complici dei rapinatori: Narciso Fraccaro, Vittorio Cretì (cugino di Michele), Giancarlo Parolini (fratello di Guido) e Dino Marracini. Quest’ultimo, insieme a Michele Cretì, fa parte della banda Barbaro.

 

11 marzo: Buenos Aires, il peronista Hector Campora è eletto presidente dell’Argentina.

 

12 marzo: Peron, dopo la vittoria del suo partito alle elezioni rientra dall'esilio. I militari vengono convinti della necessità dell'operazione da Carlos Suarez Mason, iscritto alla log­gia P2 di Licio Gelli, capo del I corpo di armata e co­mandante del distretto militare di Bue­nos Aires .

Palermo, assalto fascista durante un’assemblea alla facoltà di ingegneria. E’ aggredito anche il rettore La Grutta. Riconosciuti: Pierluigi Concutelli, Guido Verzì, i fratelli Dovi. Erano tutti partecipanti al campo paramilitare di Melfi


15 - 18 marzoRiminioltre mille delegati dei lavoratori tessili, dell'abbigliamento e calzaturieri in rappresentanza di circa 900.000 lavoratori si sono riuniti per tirare le conclusioni di una consultazione iniziata in gennaio, sulla proposta di piattaforma rivendicativa per il rinnovo dei contratti nazionali di categoria. Una consultazione ampia ed approfondita ha consolidato una tradizione recente, che vuole  tutti i lavoratori protagonisti nella costruzione della piattaforma, coscienti del suo significato complessivo e della strategia nella quale si inserisce e quindi più disposti a sostenerla con la lotta e maggiormente in grado di valutare i risultati raggiunti. Migliaia di assemblee e decine di convegni di zona, in preparazione dei Convegni provinciali, sono già un risultato da guardare con interesse per una categoria molto composita, fatta di poche grandi aziende di livello europeo sia come salari, che come condizioni di lavoro e quindi come presenza organizzata del sindacato; fatta di molte medie aziende, ma soprattutto di innumerevoli piccole e piccolissime aziende con condizioni spesso di sottosalario. Per la prima volta poi sia nelle fabbriche tessili, che in quelle delle confezioni in serie, che in quelle delle maglie e calze si fa uno stesso discorso politico e contrattuale per superare i tre contratti e giungere ad un contratto unico, che segni, a partire dalla normativa, la tendenza ad arrivare nel tempo breve ad uno stesso trattamento salariale e normativo: è uno sforzo sensibile di unificazione politica della categoria. In terzo luogo, la categoria non ha mai cessato di scontrarsi con il padronato: dal 1967 ad oggi è sempre andata avanti, pagando anche dei prezzi, recentemente, ma nel complesso rafforzandosi. Infatti si presenta al nuovo ciclo contrattuale con un  retroterra di lotte aziendali notevoli per quantità e qualità: un migliaio di accordi anche con contenuti diretti a modificare l'organizzazione del lavoro (superamento dei cottimi, controllo sui ritmi, ambiente di lavoro), a garantire gli investimenti, l'occupazione ed il salario. Queste lotte hanno esteso e rafforzato i Consigli di fabbrica unitari, che ora sono forti di circa 12.000 delegati di gruppo operaio omogeneo. Questo  retroterra ha sostanzialmente impedito al padronato tessile di raggiungere l'obiettivo di riassorbire le conquiste normative e salariali spezzando il controllo operaio sull'uso della forza lavoro, come premessa ad una ristrutturazione fondata sulla intensificazione dei ritmi e sulla sconfitta delle  strutture di base. 

 

16 marzo: Ferrara, sugli sviluppi dell’inchiesta Freda - Ventura, vengono arrestati Claudio Orsi, Giuliano Borghi (33 anni, federale missino di Ferrara, insegnante di educazione fisica), Antonio Baio, segretario della CISNAL Bancari di Ferrara; Aldo trinco, 29 anni di Padova; Paolo Callegari 22 anni di Padova. Fanno parte dei Comitati pro Freda su cui indaga il giudice Aldo Fais. Ma il mandato di cattura è firmato da Gerardo D’Ambrosio ed è emesso per associazione per delinquere, minacce aggravate e incendio. Orsi era stato coinvolto nella primavera del 1971 in un traffico di armi tra Finale Emilia e Bondeno. Nel Motel Nord Ovest, lungo la strada per Rovigo e di proprietà di Borghi, si tengono numerosi incontri in cui è segnalata anche la presenza di Pino Romualdi


17 marzo: Roma, Pasquale Di Pietro, ex titolare insieme al fratello di un negozio di mobili alla Magliana, mentre parla con due fornitori veronesi a cui deve una forte somma, è preso di mira a colpi di arma da fuoco sparati da un giovane a bordo di una Mini Morris. I due veronesi restano feriti. Di Pietro era già stato coinvolto in una sparatoria per questioni di soldi il 9 febbraio del 1972 e il suo nome venne fatto in relazione alla scoperta di armi in un appartamento. Sia sulla sparatoria che sul traffico di armi non si indagò mai a fondo nonostante il coinvolgimento di alcuni neofascisti.

Nella sede del Centro studi Europa di Genova inizia un ciclo di conferenze che si protrarrà per tre giorni ( tra i conferenzieri Piero Vassallo e Paolo Signorelli). Il Centro gravita tra il Msi e l'estrema destra terroristica. Appartengono al Msi i sostenitori dell'iniziativa onorevole Cesco Giulio Baghino, Francesco Torriglia e l'avvocato Giancarlo de Marchi. Quest'ultimo fa però capo contemporaneamente al Fronte Nazionale e alla Rosa dei Venti, come del resto il dirigente industriale Attilio Lercari. Altri partecipanti all'attività del Centro e al ciclo di conferenze sono Pietro Benvenuto e Mauro Meli del Movimento Politico Ordine Nuovo e i milanesi del gruppo La Fenice: Giancarlo Rognoni e la moglie Anna Cavagnoli, Nico Azzi, Francesco De Min, Mauro Marzorati, Pietro Battiston, Francesco Zaffoni e Cinzia De Lorenzo. 


17 - 18 marzo: Firenze, si riunisce l'assemblea nazionale dei delegati  dei lavoratori metalmeccanici. L'Assemblea condivide il giudizio positivo, espresso dalla segreteria nazionale della FLM, sull'intesa contrattuale realizzata con l'Intersind-Asap, che rappresenta un primo, importante successo di una lotta dura e difficile aperta ormai da oltre 5 mesi. Certamente, non tutte le rivendicazioni hanno avuto una risposta ed occorre «acquisire ulteriori risultati sulle questioni ancora pendenti» (mensilizzazione, apprendistato e studenti lavoratori, trasporti, conservazione del posto, trasferimenti, ecc); l'assemblea tuttavia ha saputo cogliere interamente il significato politico, dell'intesa, in questa fase della lotta e sulla base dei risultati acquisiti sui punti qualificanti del rinnovo contrattuale. Proprio a questo significato politico si è richiamato Bruno Trentin, nel suo intervento, ricordando che l'intesa Intersind, giunta in un momento in cui la categoria esprime ancora una forte capacità di lotta, dimostra come la linea di Genova non fosse solo giusta, ma anche realizzabile. L'inquadramento unico, gli intrecci categoriali e i criteri di assorbimento previsti, i nuovi livelli retributivi, la parificazione del valore punto di contingenza, la normativa per la mobilità e il diritto allo studio colgono nella sostanza le esigenze di fondo di questa battaglia contrattuale, l'introduzione di una diversa classificazione basata sulla valorizzazione della capacità professionale, il «diritto alla carriera» collegato al mutamento dell'organizzazione del lavoro, una maggiore eguaglianza tra i lavoratori (basti pensare che circa il 95 per cento dei metalmeccanici è collocato in quattro delle sette categorie conquistate), un più ampio controllo sindacale del salario. Una linea rivendicativa che fino a pochi anni orsono era soltanto materia dei corsi di formazione sindacale, diventa oggi una normativa di un  contratto nazionale che non ha precedenti, non solo in Italia, ma in  tutta l'Europa. Il muro delle 40 ore settimanali viene abbattuto, per l'intero settore della siderurgia, insieme ad una consistente e generale riduzione del lavoro straordinario. A ciò si aggiunge la conquista, in due tappe, delle qua t t ro settimane come periodo minimo di ferie per tutti i lavoratori, l'introduzione di un quinto scatto d'anzianità, e l'ulteriore avvicinamento agli impiegati della indennità di  quiescenza, l'abolizione delle differenze salariali per i minori di età, la normativa dell'ambiente e degli appalti. Sono questi i punti sui quali si è incentrato lo scontro: l'utilizzazione degli impianti o meglio l'utilizzazione della manodopera, la repressione del cosiddetto assenteismo, la limitazione della contrattazione articolata, la sconfitta dei Consigli di fabbrica. Senza dubbio il padronato, pur all'interno di una stessa strategia, ha usato tattiche diverse. La Federmeccanica ha posto delle vere e proprie pregiudiziali mentre l'Intersind ha giocato la sua partita con una resistenza ingiustificata, tentando di mettere fino all'ultimo minuto in discussione l'intesa, e con la accentuazione della repressione in fabbrica. E su questi punti, che fino a pochi giorni orsono venivano indicati come tante sciagure per l'industria italiana, siamo passati conservando intatta la nostra forza, il nostro potere in fabbrica che ancor più si fonda sui nuovi strumenti di democrazia e sulla loro possibilità di intervento sull'organizzazione del lavoro. Capire il valore politico della intesa Intersind, non significa — come ha sottolineato l'assemblea — indulgere in un inutile trionfalismo. Tutta la categoria è impegnata a realizzare un contratto equivalente con la Federmeccanica e la Confapi, le cui posizioni sono ancora totalmente inaccettabili. Ma questo primo risultato ci rende oggettivamente più forti, anche nei confronti dei padroni e delle loro organizzazioni. Anche per loro infatti c'è un dato sicuro e concreto con cui misurarsi, un'alternativa alla intensificazione della lotta nelle forme decise a Firenze. Il dibattito ha inoltre puntualizzato i ritardi della linea complessiva tracciata a Genova, in particolar modo per quanto riguarda le lotte sociali e lo sviluppo del Mezzogiorno. In questo quadro l'assemblea ha deciso che la conclusione della vertenza contrattuale dovrà coincidere «con l'acquisizione di prime e concrete garanzie in ordine ai livelli di occupazione nelle aziende a partecipazione statale, in particolare delle zone di Napoli, Bari, Taranto, Reggio Calabria e Palermo»Occorrerà quindi, fin dai prossimi giorni, stabilire un rapporto di lotta tra gli incontri con gli enti di gestione e il governo e la mobilitazione dei lavoratori, per consolidare, in questo modo, anche con il ricorso agli scioperi, la vertenza con le Partecipazioni statali per lo sviluppo del Mezzogiorno, aperta contestualmente con la battaglia contrattuale. Un  altro, aspetto qualificante delle decisioni di Firenze si ritrova nella determinazione di proseguire l'azione nei confronti dell'Intersind fino a quando non saranno ritirati i licenziamenti e le denunce nei confronti dei dirigenti e dei militanti sindacali. I metalmeccanici non possono infatti tollerare che il padronato ricerchi, con la repressione, quella sconfitta del sindacato che non ha potuto realizzare al tavolo delle trattative. Questa presa di posizione si inserisce in una organica risposta al disegno repressivo del padronato e del governo, che i metalmeccanici vogliono mettere a punto insieme a  tutte le forze democratiche, ai magistrati democratici, agli studenti. Questo tema, con le conseguenti iniziative, è stato dibattuto, nel quadro della assemblea, durante un incontro-dibattito a cui hanno partecipato delegati, dirigenti sindacali, giuristi e magistrati. A Firenze si è dunque ribadita la linea complessiva dei metalmeccanici, anche sul problema dell'unità ribadendo l'esigenza di consolidare ed estendere le caratteristiche di democrazia dei Consigli di fabbrica, di vincere la battaglia con la costruzione dei Consigli di zona; ma  soprattutto l'assemblea ha riconfermato l'esigenza di impegnare i metalmeccanici su di una comune linea unitaria nel dibattito aperto nei Congressi confederali. L'intesa Intersind, il complesso della vertenza contrattuale, sono anche una vittoria dell'unità. Estremamente significativo è stato il ruolo che le Confederazioni, in rappresentanza di  tutto il movimento, hanno avuto in questa battaglia contrattuale, con lo sciopero del 27 febbraio prima, con la presenza al tavolo delle trattative dei segretari generali. Il padronato ha dovuto misurarsi con l'unità politica di tutto il movimento sindacale intorno ai contenuti del contratto dei metalmeccanici; e questa grande forza, destinata ad ampliarsi con l'entrata in campo dei tessili, è già riuscita a piegare la sua resistenza, nel settore delle aziende a partecipazione statale. Il discorso che Storti ha pronunciato, a nome della Federazione CGIL, CISL, UIL è stato accolto da una vera e propria ovazione. A torto o a ragione, non è un fatto di tutti i giorni che un  discorso «confederale» venga accolto con  t anta approvazione in una assemblea di metalmeccanici. Ciò sta a dimostrare che ci sono tutte le condizioni per dare sviluppi fecondi a questa più forte unità politica, di classe, realizzata, per vincere insieme alle battaglie contrattuali e per le riforme, anche la battaglia dell'unità, per fare del Patto federativo un momento di transizione, capace di aprire lo sbocco verso il sindacato unitario. Per realizzare questo obiettivo occorre saldare — come ha ribadito la risoluzione finale — le  strutture della Federazione alla realtà più viva delle  strutture di base, occorre andare avanti con coraggio sul piano del rinnovamento, della democrazia e della partecipazione. Occorre, in una parola, saper valorizzare quella capacità di lotta, quel coraggio, quella intelligenza politica che i lavoratori hanno saputo avere in questa difficile battaglia (cfr Rassegna Sindacale nn. 258-259 dell'1 aprile 1973)


20 marzo: su ordine dell'autorità giudiziaria di Milano è perquisita a Trento l'abitazione di Cristiano De Eccher, di Avanguardia Nazionale, in rapporti col gruppo padovano di Freda e Ventura, nonché custode dei "timers" rimasti dopo la strage di piazza Fontana a Milano. Il giorno successivo il responsabile del Centro di controspionaggio di Verona del Sid (Servizio informazioni Difesa) colonnello Angelo Pignatelli avverte il generale Gianadelio Maletti tramite il segretario colonnello Antonio Viezzer, che scrive un appunto: "Da Pignatelli. Ieri i carabinieri hanno effettuato una perquisizione nell'abitazione di Cristiano De Eccher - quadro pista nera - rinvenendo 40 pile elettriche. De Eccher ha detto che è un "hobby", sua madre invece: per far giocare i figli del tenente colonnello Santoro". De Eccher è infatti in contatto con Santoro. Maletti e Viezzer sono affiliati alla P2.


21 - 25 marzo: Rimini, VI° congresso nazionale della Uil. Così Aris Accornero vede il congresso sulle pagine di Rassegna Sindacale: "La UIL, che tenne per ultima il proprio Congresso nel 1969, è stata la prima a tenerlo nel 1973; e  tut to sommato non si può dire che quest'annata di assise confederali sia cominciata male. La UIL uscita da Chianciano era ancora una tipica organizzazione socialdemocratica; quello venuto fuori adesso da Rimini rimane un sindacato terzaforzista (detto senza offesa), ma almeno su un asse strategico non dissonante dalle scelte unitarie già compiute in questi anni e ribadite negli ultimi mesi dalla Federazione CGILCISL-UIL. Tra l'altro il Congresso è arrivato un po' più in là di dov'era partito; su due filoni fondamentali quali il ruolo e gli strumenti del sindacato oggi — da un lato, nuovo quadro politico e nuovo meccanismo economico, dall'altro Consigli di fabbrica e di zona — la mozione finale è più avanzata dei Temi congressuali. Quasi che questi, esangui ma votati all'unanimità, avessero avuto bisogno di un travaglio acceso e sofferto come quello di Rimini, per metter su carne e farsi più mobilitativi. Sembrerebbe diversa, la UIL, anche da un altro punto di vista. In tutti gli anni '50 e '60, essa era stata gestita da Viglianesi in modo alquanto personale. Poi c'era stato un interregno di gestione trinitaria Vanni-Ravenna-Ravecca: una maniera al tempo stesso burocratica ed acrobatica di tenere insieme le correnti repubblicana, socialista e socialdemocratica, dopo la decomposizione del PSU. Infine è venuta, ed è stata adesso nettamente confermata, la soluzione Vanni come sostituzione di leadership e anche di stile; ma non nel senso che il nuovo segretario generale sia «più mediatore», com'è stato scritto: proprio un anno fa non fu certo mediatore nel dichiarare impossibile l'unità sindacale. Nel senso, invece, che un tipo di guida trasferita dalla corrente più forte alla corrente più piccola richiede maggiori doti di equilibrio, se non di equilibrismo. Vanni ha presentato al Congresso una UIL nella quale era stato da poco mutato, e non pacificamente, l'equilibrio interno del 1972. Un «ribaltamento» delle alleanze, ha lamentato qualcuno. E questa è l'altra novità del Congresso UIL, per rafforzare la quale si è dovuto ricorrere a un apposito articolo dello Statuto: si trattava di garantire alla componente socialista, cioè a circa metà dell'organizzazione, che non potrà venir messa spalle al muro dalle altre due se si coalizzassero in quanto tali. Un altro articolo, d'altronde, conferisce a tutt'e tre le componenti una specie di diritto a far mancare il numero legale al Comitato centrale, sperabilmente in casi estremi; quest'ultima innovazione è il costo che s'è dovuto pagare a una serie di impennate socialdemocratiche volte a contrastare importanti scelte in fatto di autonomia (incompatibilità statutarie) e di unità (dinamicità della Federazione CGIL-CISL-UIL). La caratterizzazione per «correnti» è forse l'aspetto dove la UIL risulta relativamente immutata: relativamente, sia perché il quadro generale è evoluto in senso positivo, sia perché l'assetto interno, viceversa, ha sanzionato addirittura statutariamente tale caratterizzazione. Vista sotto il profilo dei condizionamenti, questa consisteva ad esempio nella presenza al Congresso del segretario generale del PSDI, e non già nella sala dove stavano gli altri osservatori dei partiti (nessuno dei quali aveva peraltro mandato il segretario generale), bensì dietro le quinte a tenere assemblee «di componente», a guidare la resistenza contro i contenuti più avanzati dello Statuto e della mozione finale. C'è da augurarsi che il secondo tempo della gestione Vanni, placate le burrascose acque del Congresso, riesca almeno a mantenere l'equilibrio nuovo, se non ad amalgamare forze diverse quali sono, anche nella UIL, quelle socialiste e quelle socialdemocratiche. Bisogna a questo proposito notare che, a parte lo sforzo di mediazione compiuto da Vanni, notevole è stata la duttilità dei leaders socialisti, a cominciare da Benvenuto;  tutta la carica e il livello di classe espressi dai metalmeccanici sono stati ad esempio filtrati dal segretario generale dell'UILM in una apertura comprensiva verso i problemi dell'unità interna e non senza accorte disponibilità, che hanno premiato l'epilogo dell'assise di Rimini. Sull'altro versante stava la componente socialdemocratica, sgretolata sia per l'assenza di quelli della UIL-MD — questo ectoplasma giallo —, sia per i dissensi fra chi preferiva costoro alla UIL e chi nonostante  tut to preferisce la UIL a costoro: come Ravecca, che sta appunto nel sindacato a rappresentare quei lavoratori (qualcuno c'è) che non vogliono fare l'unità sindacale coi rossi e coi bianchi. In fondo era giusto il motto un po' ricattatorio di questo Congresso, a cui si sono richiamati Rossi e Ravenna, Rufino e Dalla Croce, Bonino e Torda, così come Ravenna e Benvenuto, e naturalmente Vanni, e perfino Manfron che pure, fra i «confederali», ha fatto il discorso più classista: l'unità della UIL per l'unità di tutti i lavoratori. Fatta ora l'unità della UIL pur con la renitenza socialdemocratica all'unità dei lavoratori, il giudizio da darsi sugli orientamenti politici emersi dal Congresso sulle rivendicazioni e sulle riforme è sostanzialmente positivo; e non soltanto perché contro il governo Andreotti e la linea confindustriale siano state sparate bordate unanimi: il Congresso, infatti, ha recepito e riconfermato la strategia contrattuale che parte dalla modifica dell'organizzazione del  lavoro così come il disegno di riforme che punta alla modifica del meccanismo di sviluppo. Il dibattito non è stato ad altissimo livello, anche perché fuorviato da questioni interne via via insorgenti (il problema riguardava anche la configurazione degli organi dirigenti), ma non è risultato neppure scadente o rinunciatario, specie se si pensa a Chianciano. Meno favorevole è il giudizio da darsi sulle concezioni di ruolo espresse dalla UIL in merito al rapporto fra azione sindacale e pubblico potere. Fin dalla relazione introduttiva del segretario generale ha cominciato ad aleggiare la prospettiva di una programmazione nella quale sembravano inversamente proporzionali l'autonomia del sindacato e le disponibilità del governo, «interlocutore privilegiato». E tuttavia la politica dei redditi cara a La Malfa veniva fatta camminare a testa in giù e diventava quasi una politica per una diversa produzione del reddito, e poi per una diversa sua distribuzione. La leadership repubblicana di Vanni porta avanti, in tal modo, una visione di «sindacato nuovo» che si riallaccia alla mozione di corrente, elaborata appunto con quello slogan, alla fine del 1967, quando questo gruppo si batteva nella UIL per aprire al processo unitario. In subordine, allora come oggi, rimane pertanto il rapporto antagonistico col padronato, affrontato come «specifico contrattuale» oppure come braccio privato da piegare al «sociale» attraverso la mano pubblica. Un aspetto sul quale c'è da riflettere è la questione dei Consigli di fabbrica e di zona, così come vien posta dalla UIL in rapporto alle garanzie di rappresentatività da dare alle minoranze storiche in azienda ed alle  strutture tradizionali nel territorio. In linea di principio, ciò è chiaramente inaccettabile; in via pratica, è una questione posta nel Patto federativo, affrontata in diverse sedi, e già risolta in parecchie situazioni. Ma bisogna ricordare alla UIL — proprio per la positiva scelta fatta sulle nuove  s t rut ture — che nessuno può mettere in conflitto, l'una contro l'altra armata, l'esigenza di democrazia e l'esigenza di unità,  tanto più se si accetta una visione dinamica della Federazione CGIL-CISL-UIL. Difficile, dire adesso, se la UIL si presenterà come l'ago della bilancia degli ulteriori sviluppi dell'unità sindacale come essa fu per prima, al negativo, nel 1972. Sarebbe invece importante che l'unità UIL riequilibrata a Rimini consolidasse l'opera di sintesi politica e di direzione unitaria esercitata dalla Federazione almeno da  tre mesi a questa parte (prima era come in naftalina, e non per colpa della CGIL). Se il primo Congresso del 1972 avrà consentito di liberare da taluni impacci il movimento di lotta guidato dalla Federazione CGIL-CISL-UIL, per mettere alle corde questo governo di centrodestra e il padronato privato metallurgico e tessile, gli stessi sviluppi unitari dell'annata (a cominciare dall'assise CISL), non potranno che essere positivi. E per cambiare  tutto quel che i lavoratori vogliono cambiare in questo Paese, l'unità organica (robustamente evocata da Lama, nel suo saluto) rimane un passaggio obbligato, non può essere comunque un arnese facoltativo"  (cfr Rassegna Sindacale nn. 258 - 259 dell'1 aprile 1973).

 

23 marzo: Milano, nell’ambito dell’inchiesta sulle intercettazioni telefoniche, è arrestato l’investigatore privato (e dichiaratamente legato al MSI) Tom Ponzi

 

24 marzo: durante lo svolgimento della "gran loggia ordinaria" del Grande Oriente d'Italia, il grande oratore Ermenegildo Benedetti tenendo la sua "relazione morale" attacca duramente Licio Gelli. Dice: "Alla guida dell'organismo più delicato della comunione, la P2 , è stato posto un fratello che non solo ha un triste passato fascista, ma che ancora vive nelle concezioni di un funesto regime, fino al punto da invitare i fratelli che appartengono ad alte gerarchie della vita nazionale ad adoperarsi perché l'Italia abbia una forma di governo dittatoriale". Un certo numero di appartenenti "ad alte gerarchie della vita nazionale" Gelli li riunisce infatti a Villa Wanda, suo domicilio ad Arezzo. Tra gli altri sono presenti il generale Giovan Battista Palumbo, comandante la divisione carabinieri di Milano; il suo aiutante colonnello Enzo Calabrese; il generale Franco Picchiotti, comandante la divisione carabinieri di Roma; il generale Luigi Bittoni, comandante la brigata carabinieri di Firenze; il colonnello dei carabinieri Pietro Musumeci; Carmelo Spagnuolo, procuratore generale presso la corte d'appello di Roma, Gelli invita gli ufficiali ad allertare i rispettivi subalterni sottolineando la necessità di appoggiare un governo di centro.

 

27 marzo: Roma, Roberto Terzigli è sorpreso su un furgoncino camuffato da furgone postale. A bordo vengono trovate due divise da postino, 15 litri di benzina, una bottiglia di etere, fiammiferi antivento. Terzigli, 23 anni, militante di Avanguardia Nazionale e frequentatore della palestra di vie Eleniana, era stato coinvolto nel golpe Borghese

 

28 marzo: l’ex presidente della Corte Costituzionale Giuseppe Branca, rivela che “anche la Corte era sotto sorveglianza telefonica”.

 

29 marzo: le ultime truppe americane lasciano il Vietnam.

 

30 marzo: Palermo: Leonardo Vitale si presenta alla squadra mobile e rac­conta quindici anni di mafia a Palermo. E l’unico vero pentito in tutta la storia di Cosa Nostra e sarà preso per pazzo dagli inquirenti.

 

MarzoNapoli, al vasto programma di iniziative e di lotte delle categorie impegnate nel rinnovo dei contratti si accompagna un analogo impegno in direzione della più generale «vertenza regionale». I metalmeccanici incalzano con scioperi, confronti e dibattiti con le forze politiche e gli enti locali, le Partecipazioni Statali, rivendicando nuovi investimenti e lo sviluppo dell'apparato produttivo, partendo dal potenziamento delle preesistenze, nel contesto di una diversa politica delle aziende pubbliche nella regione e in tutto il Mezzogiorno. Gli autoferrotranvieri e le altre categorie dei trasporti (ferrovieri, ecc.) hanno tenuto una prima manifestazione di lotta regionale, per una diversa politica nel settore e un ruolo nuovo e preminente delle aziende di pubblico trasporto nell'ambito regionale. Su ciò sviluppano il confronto con la Regione e gli Enti Locali, mentre vanno intensificando l'azione di propaganda, di volantinaggio e di discussione con i cittadini nei quartieri. Gli edili, dopo la conclusione del contratto, sono impegnati nella costruzione di iniziative a livello di comune e di zona, per lo sviluppo del settore e dell'occupazione, per l'applicazione della legge per la casa, per la spesa dei residui passivi. I chimici e i marittimi contrastano i programmi di ristrutturazione dei rispettivi settori che prevedono massicci attacchi ai livelli di occupazione nella provincia. Alla decisione della Montedison di chiudere lo stabilimento della Rhodiatoce (2.200 occupati) si prospetta l'ipotetica promessa di attività sostitutive. Un primo incontro con le forze politiche accompagnato da scioperi e assemblee nell'azienda ha gettato le basi per future iniziative di mobilitazione delle popolazioni della zona; mentre i marittimi assieme ai metalmeccanici e ai portuali vanno alla preparazione di un momento significativo di lotta sui problemi di ristrutturazione della flotta Pin. Parallelamente, a livello di territorio, vi sono stati momenti importanti di lotta nella zona Flegrea in difesa dell'occupazione e per lo sviluppo dell'apparato produttivo della zona  legato alle rivendicazioni di un nuovo ruolo delle Partecipazioni statali. e per investimenti; ad Ercolano una giornata di lotta dei metalmeccanici, degli edili e dei poligrafici, ha avuto al centro i problemi della occupazione, dello sblocco della legge 167 e per la realizzazione dei programmi di case già finanziati; a Castellammare uno sciopero cittadino si è avuto sugli stessi problemi 

Palermo, fallito attentato di Leggio, Zaza e Mazzarella ai danni del questore Mangano

Primavera: Brzezinsky direttore della Trilateral

 

1 aprile: presso la sede del Fronte Monarchico di Padova si tiene una riunione in cui si discute dell'attività del Comitato di solidarietà con Freda e della "disintegrazione del sistema borghese". Sono presenti Massimiliano Fachini, Aldo Trinco, Arrigo Merlo, Roberto Tucci, Serafino Di Luia, Puccio Spezzaferro, Angelo Leone, Lucio Miele, Gabriele Piredda e Fabio Arzieri. Al Comitato aderiscono inoltre i toscani Lamberto Lamberti e Mauro Tomei. Alcuni appartangono all'Organizzazione Lotta di Popolo, altri al Movimento Politico Ordine Nuovo. Da mesi il Comitato diffonde ciclostilati in cui denuncia "la vergognosa campagna diffamatoria in atto contro il dottor Freda". Trascorse alcune settimane il procuratore della repubblica di Padova disporrà l'arresto di quattro presunti appartenenti al Comitato: Aldo Trinco, Paolo Callegari, Antonio Baio e Giuliano Borghi, dirigente del Msi  di Ferrara che si darà alla latitanza. Successivamente l'inchiesta giudiziaria padovana si arresterà e tutti gli imputati saranno prosciolti.

Una lunga esercitazione di guerriglia viene compiuta in Valtellina da un gruppo di aderenti al Movimento di Azione Rivoluzionaria (Mar). Guidati da Carlo Fumagalli e armati, compiono marce notturne, esercitazioni sull'uso delle bombe a mano e sul munizionamento e partecipano alle lezioni teoriche impartite da Fumagalli. Il quale spiega che lo scopo politico dell'organizzazione è la "repubblica presidenziale con le forze armate", che è necessario "autofinanziarsi con i prelievi in banca da restituire dopo che era stata instaurata la repubblica presidenziale", che è necessario "creare l'innesco atto a provocare l'intervento armato". L'autorità giudiziaria di Brescia individuerà tra i partecipanti Marcello Bergamaschi, Angelo Falsaci, Giancarlo Nervi, Giorgio Spedini e Roberto Toffali, e tra gli organizzatori indicherà, oltre a Fumagalli, Giuseppe Picone Chiodo, Alfonso D'Amato e Ezio Tartaglia. Quest'ultimo, in particolare, sarà accusato di avere procurato le armi e l'equipaggiamento per la spedizione, tenendo poi i contatti con il vicequestore Mario Purificato della questura di Brescia.


3 aprile: raggiunta l'intesa tra la Flm e la Federmeccanica sull'ipotesi di accordo contrattuale per i metalmeccanici

 

4 aprile: Roma, due cittadini iraniani, Akbar Mirzaqa Ghoulam e Riza Shirazi Bahrami, sono arrestati all'aeroporto di Fiumicino perché trovati in possesso di due pistole e sei bombe a mano. Saranno processati per direttissima e condannati a quattro anni e mezzo di reclusioine. L'Fplp (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) ne chiederà la remissione in libertà e il 9 agosto i due, dopo il pagamento di una cauzione, saranno scarcerati.


5 aprile: raggiunto l'accordo per il contratto aziendale del gruppo Montefibre

 

7 Aprile: Nico Azzi, iscritto al MSI, rimane ferito per l’esplosione di un deto­natore mentre sta innescando una bomba ad alto potenziale in una toilette del treno Torino – Roma. L'incidente avviene nella toilette di un vagone poco dopo la partenza del convoglio da Genova. Prima di mettersi al lavoro il terrorista ha attraversato diversi vagoni mostrando ostentatamente il giornale Lotta Continua. Il progetto terroristico intende infatti attribuire all'estrema sinistra l'attentato, previsto in concomitanza con altri analoghi. In particolare avrebbe dovuto essere colpito anche il treno Brennero-Roma in partenza da Monaco di Baviera: un ordigno collocato nella toilette di un vagone a Verona doveva esplodere all'altezza di Bologna. Ma dopo il fallimento di Genova l'intero programma viene annullato. Per il Torino-Roma ad agire sono i neofascisti del gruppo La Fenice di Milano, guidato da Giancarlo Rognoni e del quale fanno parte anche Nico Azzi (il terrorista ferito e subito arrestato), Francesco De Min e Mauro Marzorati. Il progetto degli attentati ai treni prevede lo sfruttamento politico dell'ondata terroristica e una manifestazione pubblica è già stata programmata dal Msi per il 12 aprile a Milano. 

 

9 aprile: il collaboratore del Sid Guido Giannettini, coinvolto nelle indagini per la strage di piazza Fontana, viene sottratto all'autorità giudiziaria inquirente di Milano e fatto fuggire in Francia. L'operazione, decisa dal generale del Sid Gianadelio Maletti e attuata dal capitano Antonio Labruna, ha lo stesso svolgimento di quella già attuata nel gennaio 1973 a beneficio di Marco Pozzan, anch'egli coinvolto nelle indagini di Milano. Giannettini è stato brevemente ospitato nella sede di copertura del Sid a Roma in via Sicilia mascherata con la targa della società "Turris Cinematografica", quindi accompagnato all'aeroporto di Fiumicino dal maresciallo Mario Esposito. Il latitante si stabilisce a Parigi dove continuerà ad avere contatti con Labruna, che gli recapiterà anche somme di denaro. Maletti e Labruna sono associati alla P2.


11 - 14 aprile: Genova, nasce la Federazione Cgil dei trasporti. Al convegno costitutivo partecipano 600 delegati, di cui metà delle  strutture orizzontali e metà delle attuali sei Federazioni (ferrovieri, tranvieri, marittimi, portuali, gente dell'aria, facchini-autotrasportatori) i cui iscritti ammontano ad oltre 250 mila, il che darà alla nuova  struttura della CGIL un peso di rilievo.

 

12 Aprile: si svolge in tutt'Italia la giornata di lotta contro la repressione e i licenziamenti indetta dai sindacati dei metalmeccanici. Scioperi, manifestazioni ed assemblee si sono svolti in tutta la penisola. Due ore di sciopero con assemblee in fabbrica sono state effettuate a Varese, Aosta, Trieste, Massa Carrara, Ancona, Reggio Emilia, Arezzo e Pordenone. Quattro ore di sciopero e assemblee si sono svolte a Brescia, Napoli e Roma; assemblee aperte ai partiti politici a Pistoia, a Potenza, alla Ponteggi Dalmine, dove hanno partecipato anche rappresentanti dei comuni colpiti dalle alluvioni, a Bologna alla Ducati Meccanica e alla Cogne di Imola. Manifestazioni di tutti i lavoratori delle aziende pubbliche a Monfalcone, Venezia, presso il cantiere Breda, oltre che a Napoli dove hanno scioperato anche i metalmeccanici delle aziende private e a Milano, una presso la Siemens con i lavoratori dell'Alfa, dell'Asgen e delle due Siemens, e una a Sesto S. Giovanni con i lavoratori delle due Breda, dell'Italcrafo e delle altre fabbriche pubbliche della zona. Iniziative di lotta sono state organizzate dai metalmeccanici con i magistrati democratici: contemporaneamente, infatti, iniziava a La Spezia il processo contro gli esponenti di Magistratura democratica (Ramat, De Marco, Barone e Petrella) imputati di vilipendio alla Magistratura per aver espresso in pubblici dibattiti le loro opinioni su avvenimenti che avevano turbato la coscienza civile del paese. Nei confronti dei magistrati colpiti la segreteria nazionale della FLM aveva espresso la propria solidarietà, individuando nel processo e nella loro incriminazione un momento della politica di repressione portata avanti dalla classe dominante nei confronti del movimento operaio e delle forze democratiche. «Le rappresaglie nelle fabbriche — rileva l'Esecutivo unitario dei metalmeccanici — rientrano oggettivamente in un contesto involutivo nel quale si colloca anche la repressione nelle scuole, dove colpisce studenti e insegnanti, e nella stessa magistratura». « E' bene che tutti i lavoratori sappiano — ha dichiarato alla FLM il giudice De Marco — che il processo a Magistratura democratica è il processo alla democrazia e che esso non è rivolto contro i malcapitati quattro magistrati ma è rivolto contro la classe operaia e contro il movimento di emancipazione di tutte le classi subalterne». Marco Ramat, giudicando la decisione dei metalmeccanici come un «importantissimo momento di crescita politica dell'intero fronte democratico » considera come tale decisione, fino a qualche anno fa non immaginabile per la separazione « totale » del mondo della giustizia rispetto al mondo politico e del lavoro, oggi « da tangibile ed effettiva testimonianza che è stata superata la vecchia concezione di estraneità passiva mentre è evidente una volontà operaia che assume in proprio la lotta per profonde riforme democratico-costituzionali nel campo della giustizia, da tempo indicate da Magistratura democratica a tutta la sinistra politico-sindacale come un momento essenziale della loro lotta». La grave situazione di tensione nelle fabbriche metalmeccaniche è stata oggetto di alcune mozioni parlamentari presentate alla Camera, anche se poi non discusse, da parte della DC (Donat Cattin, Bodrato, Fracanzani, Vittorino Colombo, Foschi e Sinesio) del sPSI e del PCI. A queste sono seguite le interpellanze comunista (Di Giulio), socialista (Magnani Noya) e democristiana (Donat Cattin) che hanno denunciato l'atteggiamento delle aziende sia pubbliche che private, le denunce di lavoratori sindacalisti e delegati sia penali che civili, le richieste di risarcimento dei danni per l'attuazione di scioperi articolati giudicati dalla azienda illegali, i provvedimenti disciplinari verso i delegati, le decurtazioni di salario, le decisioni aziendali unilaterali ed arbitrarie di non pagare le mezze ore di lavoro effettuato in correlazione alla sospensione da parte degli operai di sole mezze ore lavorative (considerando dunque l'ora di sciopero!), le serrate, la chiusura dei forni in siderurgia, la sospensione dell'erogazione di elettricità impedendo l'effettuazione del lavoro, la messa in cassa integrazione di lavoratori di interi reparti. Questo disegno repressivo ed antisindacale delle aziende pubbliche e private è stato documentato dai metalmeccanici torinesi in un libro bianco sulla repressione nella FIAT,  «dove — secondo il giudizio pubblicamente espresso dallo stesso Donat Cattin alla Camera dei deputati — opera all'interno dell'azienda una specie di magistratura punitiva esercitata dalle direzioni», nonché da una pubblicazione ampia e dettagliata della FLM nazionale. Attualmente, nelle aziende a Partecipazione Statale sono 7 i licenziati, centinaia le sospensioni ed oltre 368 le denunce relative a momenti di picchettaggio, cortei interni e riunioni negli uffici degli impiegati e rapportate ad incriminazioni per violenza privata, spesso aggravata, occupazione di suoli ed edifici, ecc, nelle provincie di Milano, Napoli, L'Aquila, Casetta, Taranto e Bari. Nelle aziende private (a Padova, Varese, Savona, Asti, Lecco, Treviso, Bologna, Salerno, Sassari, Frosinone, Pordenone, Vicenza e Trento) sono 27 i licenziati. Nella sola Milano si sono avuti 11 licenziamenti, a Torino in totale 43 di cui solo alla FIAT 30. Questo comportamento, denunciato dalla FLM come irresponsabile e  provocatorio, nonché il rifiuto dello Intersind ad una sanatoria rivelano «una volontà punitiva e fa oggettivamente da copertura agli atteggiamenti più oltranzisti del padronato privato ed è in consonanza con un evidente disegno delle forze politiche di destra per alimentare uno stato di tensione e di provocazione»La responsabilità di una situazione di tensione e di lotta che perdura ed incide nella definizione della vertenza contrattuale dei metalmeccanici ricade dunque integralmente e totalmente sul padronato pubblico e privato contro il quale l'opposizione è ferma e netta e le alleanze sempre più ampie con vasti strati sociali, organizzazioni e forze politiche democratiche

Milano, la prevista manifestazione indetta dal  Movimento Sociale Italiano, che prevede un comizio del senatore calabrese Ciccio Franco, viene vietata dalla questura. Ma i dirigenti del Msi guidano ugualmente un corteo verso la prefettura. In testa sono il senatore Franco, i deputati Franco Maria Servello, Massimo Anderson e Francesco Petronio, missini venuti anche da altre parti d'Italia come Pietro De Andreis, Nestore Crocesi, Paolo Chiarenza, Giovanni Rubeca e Angelo Penati. Gruppi di partecipanti al corteo aggrediscono la polizia che presidia i luoghi vietati alla manifestazione e nascono violenti disordini. Alcuni neofascisti scagliano bombe a mano e uccidono l'agente Antonio Marino. A lanciare le bombe sono Maurizio Murelli e Vittorio Loi. Il secondo verrà accompagnato presso gli inquirenti dal tenente colonnello dei carabinieri Michele Santoro, amico del padre. Le bombe a mano costituiscono una dotazione del gruppo La Fenice e sono state procurate da Nico Azzi. Dopo gli incidenti, le restanti saranno portate a Roma e affidate anche a Sergio Calore.

Appena appresa la notizia dell'uccisione del giovane agente di polizia, la Federazione CGILCISL-UIL, esprime il proprio sdegno ed una dura condanna, approvando la decisione di  sciopero generale a Milano e chiamando i lavoratori a sviluppare l'azione per isolare i fascisti, battere e spezzare, con ogni mezzo democratico, la violenza e la trama nera che si vuoi tessere nel nostro paese. «A pochi giorni dall'anniversario della Resistenza — conclude la nota della Segreteria delle Federazione CGIL-CISL-UIL — la vile aggressione fascista e la morte di un agente di P.S. nella Milano democratica ed antifascista, rappresenta per i lavoratori, per le loro organizzazione e per tutte le forze democratiche l'occasiona per ribadire la loro avversione ad ogni tipo di violenza e la decisa e ferma volontà di contrastare il fascismo con ogni mezzo democratico»

In tutto il Paese si svolgono imponenti manifestazioni e scioperi la protesta contro la violenza fascista e contro il perdurare delle provocazioni. A Firenze 50.000 operai, donne, studenti, giovani rispondendo all'appello lanciato dalle tre organizzazioni sindacali hanno dato vita ad una grande manifestazione contro le criminali violenze fasciste di Milano, per spezzare il disegno reazionario e il tentativo di fare arretrare le conquiste dei lavoratori per lo sviluppo della democrazia e una nuova politica economica e sociale. Imponente la riuscita dello sciopero di un'ora indetto dalla CGIL-CISL-UIL a Pistoia e nella provincia, astensioni e assemblee sono state tenute in tutte le aziende di Montecatini, di Monsummano, Lamporecchio e Maresca. A Prato lo sciopero è durato 2 ore. I tessili e i lavoratori delle altre categorie hanno aderito unitariamente registrando una altissima partecipazione. Ad Empoli l'astensione per un'ora è stata totale, migliaia di cittadini si sono riversati in piazza del Popolo. A Pontedera, ad Arezzo, a S. Giovanni Valdarno gli scioperi hanno dato vita a manifestazioni antifasciste unitarie. In provincia di Venezia oltre allo sciopero nelle fabbriche della durata di un'ora diverse scuole hanno aderito alle manifestazioni dei lavoratori. A Bologna una grandiosa manifestazione in piazza Maggiore ha visto riuniti migliaia e migliaia di cittadini e lavoratori che hanno espresso lo sdegno e la protesta per le continue provocazioni fasciste. A Torino uno sciopero di mezz'ora è stato indetto unitariamente dai sindacati e vi hanno aderito in massa i lavoratori delle più importanti fabbriche della plastica, della chimica, del vetro dell'abbigliamento e decine di aziende metalmeccaniche


12 - 14 aprile: Roma, si svolge la Conferenza nazionale per l'attuazione della legge sulla casa e il rilancio sociale dell'industria edilizia, organizzate dalla Federazione unitaria lavoratori delle costruzioni. Sono in discussione i progetti controriformatori del governo Andreotti e la necessità di individuare un terreno di iniziativa immediato per le forze operaie e democratiche. Da un lato, c'è la difesa della legge 865 sulla casa, nell'autunno '69, esso s'era impegnato ad aprire il fronte delle lotte sociali accanto a quelle contrattuali. Dall'altro lato c'è un programma immediato di rilancio dell'edilizia, che ribadisce principi cardine come quello dell'esproprio ma che offre spazi di movimento l'industria delle costruzioni ed ai settori collegati. Di questo, approfonditamente, ha discusso la Conferenza con l'apporto fondamentale delle Regioni e delle Cooperative, e con l'appoggio delle forze politiche di sinistra e di movimenti come quello aclista o come le organizzazioni delle case popolari e degli architetti. La Conferenza si è conclusa con un'imponente manifestazione che ha portato in piazza San Giovanni oltre 200.000 edili provenienti da tutt'Italia. Con la Conferenza e la manifestazione, il movimento sindacale ha indicato, in piena unità, come esista un nerbo di volontà che può aggregare larghissime forze e strati, a difesa della legge ed a superamento delle renitenze ad essa. E' stato inoltre deciso che il movimento per la casa e in altre parole per lavoro e occupazione, riprenderà in modo articolato; infatti su questo terreno occorreva smuovere quel tanto di pigrizia, derivante mesi fa da pur legittimo auto-compiacimento per il successo ottenuto, e più recentemente da una subentrata sfiducia verso l'attuabilità, in Italia, di un provvedimento di ampia riforma che tocchi il più vasto coacervo d'interessi finora affrontato dal movimento sindacale. Per imporre l'attuazione della 865 — è stato detto alla Conferenza, gridato nei cortei e ripetuto nel comizio finale — bisogna cambiare questo governo, andato su proprio per restaurare facciate e poteri che la lotta operaia aveva per la prima volta intaccato seriamente: questo governo, che sta in piedi con l'appoggio di forze economiche talmente conservatrici da essere — loro sì — eversive della democrazia


14 aprile: Vittorio Loi, nel corso di un interrogatorio confessa l’esistenza di un piano preor­dinato per creare disordini e fa i nomi degli organizzatori, suc­cessivamente però ritratterà tutto.

 

15 aprile: il presidente del consiglio Giulio Andreotti parte per un lungo viaggio negli Stati Uniti e in Giappone. A Washington incontra il presidente Nixon. 

Durante la notte un incendio doloso distrugge, nel quartiere romano di Primavalle, l'abitazione di Mario Mattei, segretario della locale sezione del Movimento Sociale Italiano. Muoiono i suoi due figli Virgilio e Stefano. Ne conseguirà un'inchiesta al termine della quale saranno rinviati a giudizio Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo, di Potere Operaio, quali esecutori dell'attentato; Aldo Speranza, ambiguo repubblicano amico sia degli imputati che dei fascisti , per concorso in fabbricazione di esplosivi, e Angelo Lampis, iscritto alla sezione del Msi di cui è segretario Mattei, per falsa testimonianza. Al processo di primo grado saranno tutti assolti, seguirà l'appello che dichiarerà nullo il procedimento.

Appreso del tragico attentato, la Federazione CGIL-CISL-UIL emette un comunicato con cui "riafferma il proprio sdegno e la dura condanna per le violenze fasciste, che hanno causato la morte di un giovane agente di Pubblica Sicurezza. La Federazione CGIL - CISL - UIL esprime la ribellione della coscienza politica e civile di tutti i lavoratori italiani per l'atto criminoso di questa notte a Roma che ha causato l'atroce morte di un bambino e di un giovane ventenne. L'opinione pubblica esige che, anche su questo ennesimo episodio di violenza, I pubblici poteri accertino ogni responsabilità, risalendo con fermezza e rapidamente ai mandanti e a quanti intendono con gli attentati e le provocazioni sminuire la credibilità delle istituzioni nate dalla Resistenza, inquinare la dialettica democratica e rendere precaria la convivenza civile"

 

16 aprile: un Appunto inviato da Verona al Sigsi (Servizio Informazioni Generali e Sicurezza Interna) del ministero dell'Interno segnala: "Carlo Maria Maggi, medico-chirurgo a Mestre (Venezia) si è incontrato con Elio Massagrande di Verona e con il 32enne Francesco Barbarani, assistente universitario, pure residente a Verona, tutti attivisti del Movimento Politico Ordine Nuovo, per organizzare rappresaglie contro la sinistra a seguito dei noti fatti di Primavalle. Successivamente si è messo in contatto con il commesso 29enne Giorgio Ruspini, esponente veronese del Fronte della Gioventù, offrendogli la collaborazione del Movimento per l'effettuazione di eventuali attentati. Ruspini, nel respingere l'offerta, ha invitato Maggi ad allontanarsi da Verona, avvertendolo che in caso di attentati lo avrebbe denunziato agli organi di polizia. Ruspini ha anche informato dell'accaduto i responsabili del Msi-Dn".

 

19 aprile: il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, in visita negli Stati Uniti, partecipa all'hotel Waldorf-Astoria di New York ad un banchetto offerto dalla comunità italo-americana. Tra i presenti sono il sindaco John Lindsay, l'ambasciatore americano a Roma John Volpe e Michele Sindona, che Andreotti qualifica "salvatore della lira".

 

21 aprile: il dipendente della compagnia aerea israeliana El Al Vittorio Olivares, cittadino italiano, è ucciso a Roma dallo studente siriano Moulhan Saif-Din Al Mamoun. Motivo dell'omicidio, secondo l'attentatore, l'implicazione della vittima nell'assassinio a Roma del rappresentante di Al Fatah Abdel Wael Zwaiter.

 

24 aprile: Phnom Penh, l’aviazione americana bombarda la capitale cambogiana. Il presidente Lon Nohl rifiuta di trattare con il principe Sihanuk e scioglie il Parlamento.

 

25 aprile: il maggiore d'artiglieria Amos Spiazzi, in servizio presso la caserma di Montorio Veronese, riceve una telefonata in codice che gli ordina di intervenire per procurare finanziamenti a un gruppo eversivo padovano che fa capo a Eugenio Rizzato, a suo tempo condannato come fascista criminale di guerra. Autore della telefonata, secondo la ricostruzione dell'autorità giudiziaria di Padova, è da Conegliano Veneto il capitano dei carabinieri Mauro Venturi appartenente al Sid. Venturi è stretto collaboratore del colonnello Federico Marzollo. A Spiazzi è ordinato di mettersi in contatto con il veneto Dario Zagolin, collegato ad ambienti militari e confidente dei carabinieri, che è il tramite con Rizzato e il suo gruppo. I finanziatori sono invece liguri, e tra di essi figura l'avvocato genovese Giancarlo De Marchi, iscritto al Msi e dirigente del Fronte Nazionale.  Spiazzi manda a Genova Roberto Cavallaro, uno dei suoi uomini di fiducia. Del gruppo eversivo padovano diretto da Rizzato (gruppo detto della Rosa dei Venti, definizione che finirà per qualificare la ben più vasta organizzazione eversiva in cui il gruppo è inserito) fanno parte tra gli altri Sandro Rampazzo, Bruno Zoia, Virgilio Camillo, Sandro Sedona, Giuseppe Menocchio e Cipriano Zannoni. Il capitano Venturi e il colonnello Marzollo saranno poi accusati di fare parte di una struttura supersegreta del Sid, chiamato sommariamente "Sid parallelo"

 

26 aprile: muore il generale De Lorenzo .

 

30 aprile: nella falsa veste di tenente della giustizia militare e col falso nome di Roberto Rossi, il veronese Roberto Cavallaro, uomo di fiducia del maggiore Amos Spiazzi nell'ambito del progetto eversivo Rosa dei Venti, è introdotto dallo stesso Spiazzi nella caserma di Montorio Veronese per tenere una conferenza sulla giustizia militare. Dirà poi al giudice istruttore di Padova: "Tenni la conferenza davanti ad una quarantina di ufficiali. Il comandante, colonnello Biagio Rizzo, mi disse che era stata una delle più riuscite".


Aprile: Romaquesti ultimi mesi sono stati caratterizzati dallo sviluppo di un movimento di lotta che nella provincia di Roma ha visto impegnate tutte le categorie di lavoratori, ogni settore produttivo, larghi strati di cittadini sulle rivendicazioni contrattuali e su grandi lotte sociali. L'azione sindacale delle categorie, delle strutture di fabbrica e di zona si è sviluppata, infatti, attraverso una serie di iniziative che hanno avuto, di volta in volta, al centro i temi dello scontro contrattuale e la proposta di piattaforme rivendicative di comprensorio, di zona, di circoscrizione, di mandamento sui grandi problemi sociali quali la casa, la scuola, i trasporti, la sanità. Questa linea ha permesso di costruire dal basso, cioè dalle fabbriche, dai quartieri e dalle zone una nuova strategia di lotta attorno ai problemi di riforma. Le grandi manifestazioni di sciopero realizzate in varie zone delle città e della provincia — Casilina, Tuscolana, Tiburtina, Fiumino, Magliana, Pomezia, Tivoli etc. — che hanno visto la partecipazione attiva e l'adesione di migliaia di lavoratori e di cittadini, di studenti, di commercianti, di artigiani su piattaforme locali, che hanno trovato successivamente un momento di sintesi nella piattaforma rivendicativa dello sciopero del 12 gennaio che a Roma ha avuto una durata di 24 ore, ha posto in evidenza le possibilità che offre l'articolazione degli obiettivi, delle controparti e quindi delle lotte, quando riesce come è avvenuto a Roma ad essere fortemente legata alle esigenze non solo dei lavoratori ma di un arco più ampio di forze sociali e politiche e si muove in un contesto rivendicativo organico. Si è riusciti, infatti, ad ottenere importanti e positivi pronunciamenti politici del Consiglio Comunale e del Consiglio Regionale sull'assieme della piattaforma della Federazione Sindacale Romana sui grandi problemi — occupazione, casa, trasporti, scuola, sanità — che tuttavia ancora non si e riusciti a trasformare in atti politici concreti; si è riusciti a risolvere in termini positivi le vertenze delle fabbriche occupate dai lavoratori (Veguastampa, Metalfer, Coca-Cola, Cagli, Pozzo, Lord Brummel, etc.) ed a far assumere precisi impegni al Comune di Roma in direzione dell'attuazione della legge sulla casa; a costringere il Ministro dei Trasporti a ritirare il suo progetto di legge per la costruzione della nuova aerostazione dell'aeroporto di Fiumicino che significava una ulteriore privatizzazione della gestione dello scalo aeroportuale romano; ad imporre alla Regione la convocazione della Conferenza per le partecipazioni statali nel Lazio ed a pubblicizzare la quasi totalità dei trasporti pubblici della Regione creando le premesse, con la approvazione di tre leggi regionali, alla realizzazione di una nuova politica dei trasporti regionali.

I braccianti, dopo la firma dell'accordo nazionale, sono, con le altre categorie, al centro della costruzione delle vertenze territoriali per l'occupazione e lo sviluppo e a questi obiettivi salderanno le prossime lotte per il rinnovo dei contratti provinciali in Puglia e in Campania, come nelle altre regioni del paese. I risultati conquistati con l'accordo nazionale, hanno favorito e permesso la ripresa della lotta per l'occupazione e lo sviluppo. Centinaia di migliaia di giornate lavorative sono state strappate nel settore forestale in Calabria, Sicilia e Lucania. Esperienze importanti di contrattazione della occupazione nelle aziende sono state fatte in Puglia ed in Campania e si vanno generalizzando in tutto il Mezzogiorno. L'iniziativa per la gestione della terra e per lo sviluppo è in netta ripresa in Calabria e in tutte le regioni meridionali.

Per quanto riguarda i metalmeccanici, a lotta contro la ristrutturazione alla Zanussi e la vertenza nei confronti degli Enti di gestione per gli investimenti nel Mezzogiorno hanno costituito durante la lotta contrattuale il momento più importante di verifica della decisione di Genova di assumere contemporaneamente alla lotta contrattuale le ristrutturazioni e lo sviluppo del Mezzogiorno come terreno qualificante di azione. La Zanussi nell'ottobre del 1972 aveva presentato un piano di ristrutturazione che prevedeva la chiusura degli stabilimenti Castor di Rivoli e IMEL di Chiusa S. Michele di Torino, il trasferimento di alcune produzioni da uno stabilimento all'altro, l'incorporazione della Zoppas nella Zanussi. Il piano di ristrutturazione che doveva entrare in vigore a partire dal 5 febbraio 1973 comportava il licenziamento di 2000 lavoratori. Il 10 gennaio il Consiglio generale di Ariccia ribadiva che il problema della Zanussi veniva assunto dall'intera categoria come terreno di confronto sia in ordine alla salvaguardia dell'occupazione sia per la concretizzazione di nuove prospettive di sviluppo e dava mandato per assumere le iniziative necessarie di lotta. Nei mesi successivi i reiterati tentativi dell'impresa di dare inizio alla operazione di ristrutturazione sono stati bloccati (mediante iniziative in fabbrica, incontri con le Regioni interessate, incontri a livello governativo). La vertenza nei confronti delle Partecipazioni Statali per investimenti al Sud nei settori metalmeccanici in grado di mettere in moto un meccanismo di sviluppo diffusivo nelle aree meridionali in quelle produzioni da cui dipende la possibilità di effettuare un'organica politica delle riforme (edilizia, agricoltura, ecc), che dopo il rifiuto degli Enti di gestione a trattare- direttamente con la Federazione dei lavoratori metalmeccanici si è trasferita al tavolo del CIPE, è stata sostenuta durante il rinnovo contrattuale da momenti di lotta nelle aziende a Partecipazione Statale che hanno visto impegnata rimerà categoria. Nell'ultimo incontro, preceduto da una richiesta di risposte puntuali in ordine agli investimenti che la categoria considera prioritari (a Reggio Calabria, Taranto, Napoli, SiciliaSardegna) il Governo ha assunto impegni per quanto attiene lo sviluppo delle attività e della occupazione nell'O.ME.CA. di Reggio Calabrial'accelerazione dei programmi di realizzazione del quinto centro siderurgico, le modalità di riassorbimento anche con nuove iniziative industriali dei lavoratori impegnati a Taranto nel raddoppio del quarto centro, che dovranno essere meglio specificati nel prossimo incontro. Il punto successivo di discussione riguarderà la situazione di Napoli.

Tessili - Nel corso dell'ultimo anno non c'è stata zona del Mezzogiorno in cui non si sia lottato contro l'attacco alla occupazione (già così esigua in tali regioni) dei settori tessili e abbigliamento. E tali lotte si sono svolte contemporaneamente a quelle contro il sottosalario e per la contrattazione integrativa. Ecco quelle di maggior rilievo: Gruppo MONTI - (Pescara-Teramo): proposto il licenziamento di 1.300 lavoratori nel novembre 1971 — concluso un accordo il 4 gennaio 1972: nessun licenziamento e garanzia di 4.000 posti di lavoro. La lotta è ancora in corso per fare rispettare l'accordo. FAINI di Cetraro (420 lavoratori), respinta la chiusura dell'azienda e ottenuta la costituzione di una nuova società (GEPI e privati), con la ripresa delle attività e la garanzia dei livelli occupazionali. VAN RAULTE - Napoli (250 lavoratori), stesso risultato della FAINI. MANIFATTURIERE COTONIERE DI NAPOLI (circa 800 lavoratori) — l'azienda è stata chiusa. Ottenuta la garanzia di occupazione, respingendo tentativi di discriminazione fatti dalla Direzione, dei lavoratori nello stabilimento di Salerno, all'Alfa Sud, e, in prospettiva, alla SELENIA. Intanto i lavoratori sospesi sono in Cassa Integrazione. MANIFATTURE COTONIERE MERIDIONALI di Salerno,  la Direzione ha proposto la ristrutturazione dell'azienda. Si punta ad un incremento della occupazione. MARVIN GERBER di CHIETI - Dopo la lotta per l'applicazione del contratto, lotta contro la smobilitazione. Ottenuto l'intervento della GEPI e la garanzia dell'incremento dell'occupazione da 1.400 a 1.700 lavoratori. Attualmente sono 1.500 e i lavoratori esercitano pressione per completa applicazione dell'accordo. Ma oltre a queste vi sono state le lotte della Lanerossi di Foggia, quelle del calzaturificio Leone e di varie altre aziende a Palermo, quelle delle lavoratrici di Putignano (Bari) e di Martinafranca (Taranto). Di rilievo ancora la lotta del gruppo Harris Moda (Lecce) per la occupazione e l'applicazione del Contratto, mentre alla Hettermans di Bari alla Mancone e Tedeschi di Caserta si sviluppano lotte vittoriose sui problemi dell'ambiente e le 1.400 lavoratrici delle aziende Lebole di Matelica (Macerata), Maratea (Cosenza), Gagliano (Enna), partecipano alla dura lotta integrativa del gruppo e conquistano una nuova regolamentazione del cottimo attuando come forma di lotta l'autoregolamentazione dei tempi e dei ritmi di lavoro

 

Maggio: Palermo, quasi tutti i 75 imputati rinviati a giudizio in seguito all’omicidio di Scaglione - la lista ori­ginale comprendeva 114 nomi - se la cavano con pene minime per la sola associazione a delinquere.

Dopo otto mesi di lotte, è firmato il contratto nazionale dei postelegrafonici


1 maggio: in Italia il 1° maggio unitario ha segnato un ulteriore impegno militante dei lavoratori contro il fascismo. Manifestazioni imponenti si sono svolte a Napoli, RomaBologna, Torino, MilanoPoche parole di celebrazione e molte indicazioni di lotta: questo il significato delle centinaia di cortei e di comizi che si sono svolti in tutto il paese. Le indicazioni principali sono soprattutto tre: lotta al fascismo e al governo che gli lascia spazio, lotta per le riforme intese come tappe verso un nuovo meccanismo di sviluppo, lotta per ampliare e consolidare l'unità sindacale.

«Come a Chicago, si muore davanti alle fabbriche e per le vie di Spagna. Si muore per respingere le 56 ore settimanali e i contratti firmati in bianco». Le Commissioni operaie hanno lanciato un appello di solidarietà con Marcelino Comacho e altri nove dirigenti operai in carcere per aver difeso i diritti dei lavoratori. Ad Hanoi primo maggio dopo la vittoria; la festa del lavoro vede uniti nel grande corteo, operai e contadini, intellettuali e soldati. A Londra lo sciopero generale indetto dal Consiglio esecutivo dei sindacati britannici per protestare contro la politica governativa del blocco dei salari, ha reso festiva per la prima volta la giornata del 1° maggio. A migliaia i lavoratori inglesi hanno manifestato per le strade della capitale. In Francia grande manifestazione unitaria — per la prima volta dopo 26 anni — CGT e CFDT cui si è associata la Federazione dell'Educazione Nazionale (FEN), il PCF, il partito socialista e il movimento dei radicali. In Giappone, a Tokio lavoratori hanno manifestato nelle strade.

 

7 maggio: il senato americano inizia l’inchiesta sullo scandalo Watergate che porterà alle dimissioni del Presidente Richard Nixon.

 

8 maggio: il latitante veneziano Gianfranco Bertoli, collaboratore del Sid e protetto dal servizio segreto israeliano Mossad, si imbarca nel porto israeliano di Haifa per rientrare in Italia. La nave fa scalo a Genova il 12 maggio, ma egli preferisce sbarcare a Marsiglia il giorno successivo. Il 16 maggio giungerà a Milano in treno. La scelta di Marsiglia per lo sbarco sarà messa in relazione con l'esistenza in quella città di un punto di riferimento dei veneti aderenti al Movimento Politico Ordine Nuovo con il servizio segreto francese Sdece, rappresentato dal colonnello Marcel Bigeard, nome di copertura Jean Tramont. Inoltre, secondo dichiarazioni del terrorista di estrema destra Angelo Izzo, il romano Enzo Maria Dantini gli aveva chiesto alcuni milioni (parte del bottino di una rapina) da portare a Marsiglia a una persona incaricata di un attentato clamoroso a Milano. I nomi di Bertoli e Dantini compariranno negli elenchi dei reclutati per la "stay-behind" Gladio e l'adesione sarà ritenuta attendibile nonostante le loro smentite.


10 maggioin  tutto il Paese il 10 maggio operai, braccianti, contadini hanno dato vita ad un vasto movimento di lotta per l'occupazione, la riforma agraria, lo sviluppo del Mezzogiorno. Alla Fiat-Spa a Torino, alla Pirelli e in decine di fabbriche  milanesi, in Emilia, Toscana, in tut te le regioni meridionali si sono susseguiti scioperi, manifestazioni di piazza, assemblee d'azienda con la partecipazione dei lavoratori della terra. Il movimento ha in vario modo investito le. Assemblee comunali, le Giunte ed assemblee regionali, il governo centrale, intrecciando dialoghi, presentando piattaforme particolari, rivendicando misure di politica economica e di riforma. Un momento politico di grande rilievo, dunque, la cui importanza risiede fondamentalmente nel fatto che i problemi agricoli, lo sviluppo nel Mezzogiorno sono, grazie ad una iniziativa di massa (la prima dopo la grande manifestazione di Reggio Calabria), usciti dal ghetto settoriale per diventare punti centrali di una proposta di rilancio dello sviluppo economico, fondato sulle riforme. La giornata del 10 infatti è stata lanciata dalla Federazione CGIL-CISL-UIL con un appello ai lavoratori, ad essa hanno aderito le maggiori categorie dell'industria e dei servizi, assumendo come propri gli obiettivi delle Confederazioni.  In tre punti si concentravano le rivendicazioni dell'appello: 

1 - Rottura del protezionismo cerealicolo e del regime di sovvenzioni propri dell'attuale politica nazionale e comunitaria, per affermare una politica dei prezzi tesa a dare stabilità di reddito ai settori portanti della nostra agricoltura, nel cui ambito si adottino misure di integrazione di reddito differenziate per i contadini.  In questo quadro il rilancio di una politica di intervento pubblico concentrata sulle trasformazioni agrarie e fondiarie e su una nuova funzione delle Partecipazioni Statali per lo sviluppo dell'agricoltura.

2 - Accettazione da parte del governo delle proposte relative alla riforma dei fitti agrari e al superamento della mezzadria e colonia. 

3 - Finanziamento dei piani regionali e zonali di sviluppo, con il pieno decentramento dei poteri di programmazione dello sviluppo alle Regioni e trasformazione dei FSA in organi operativi della Regione.

Una piattaforma, in sostanza, tesa a rispondere alla crisi in atto e, all'insostenibile spirale dell'aumento dei prezzi, ai problemi del reddito contadino e dell'occupazione, per far diventare l'agricoltura un valido comparto economico della società, in grado di produrre più ricchezza e nello stesso tempo di fornire prodotti a basso prezzo al mercato di consumo. Ma una piattaforma anche di unità di lotta tra operai, braccianti e contadini e di avanzata democratica delle masse popolari.

 

14 maggio: Padova, nella notta un ordigno esplode su una finestra dell'abitazione di Eugenio Rizzato, leader del gruppo padovano della Rosa dei Venti. L'attentato è un avvertimento dopo il suo rifiuto, scriveranno i carabinieri in un loro rapporto, di prestare la sua collaborazione al progetto di attentato a Rumor che è stato affidato a Gianfranco Bertoli. Rizzato si reca immediatamente a colloquio col maggiore Amos Spiazzi, impegnato in esercitazioni militari in Calabria.

 

15 maggio: i giornalisti fascisti Guido Giannettini e Guido Paglia ricevono un avviso di procedimento per la strage di piazza Fontana. Giannettini risulterà essere un agente del SID e Paglia un informatore dell’Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno.

Pietro Loredan, in rapporti col terrorista Giovanni Ventura, telefona a Ivo Della Costa, funzionario del Pci e gli dice: "A Milano tra 48 ore succederà un attentato contro un'alta personalità del governo e ne parlerà L'Italia intera". Della Costa trasmetterà la rivelazione all'interno del partito fino alla direzione nazionale e incontrerà a Milano l'onorevole Giancarlo Pajetta e l'onorevole Alberto Malagugini. Quest'ultimo si assumerà l'incarico di avvertire la Procura della repubblica di Milano.

Lorenzo Bozano, accusato dell’omicidio di Milena Sutter, è assolto per insufficienza di prove.

 

17 MaggioGianfranco Bertoli, sedicente anarchico, compie una strage davanti alla questura di Milano nell’anniversario dell’uccisione del commissario Calabresi, lanciando una bomba a mano sulla folla che esce da una cerimonia presieduta dal ministro dell’interno Rumor. Il bilancio è di 4 morti e numerosi feriti. Si saprà poi che il Bertoli è legato, al gruppo eversivo La Rosa dei Venti, ai Servizi Segreti dell'Esercito, nonché membro di Gladio, l’organizzazione paramilitare legata alla CIA. Per la strage saranno condannati, oltre a Bertoli, il capo dell’Ufficio D del SID generale Gianadelio Maletti, il colonnello Amos Spiazzi, il capo della cellula veneta di Ordine Nuovo Carlo Maria Maggi e i fascisti Giorgio Boffelli, Francesco Neami e Gilberto Cavallini. Negli ambienti del Sid correva da qualche tempo voce di un attentato a Rumor. Fatto sta che lo stesso giorno della strage il generale Gianadelio Maletti manda in Israele il capitano Vitaliano Di Carlo, appartenente al Centro di controspionaggio di Verona e suo uomo di fiducia, con il compito di fare indagini e riferire solo ed esclusivamente a lui. L'esito dell'indagine e la stessa notizia che Bertoli è da anni collaboratore del Sid, e prima del Sifar col nome di copertura Negro, non saranno mai trasmessi spontaneamente alla magistratura.

Michele Sindona tenta di aumentare il capitale della Finambro, ma l’operazione è bloccata dall'opposizione del ministro La Malfa e di molti finanzieri di area laica. E’ l’inizio della fine di Sindona .

 

20 maggio: Padova, il segretario del Msi Giorgio Almirante nel corso di una riunione degli iscritti, comunica la sua decisione di sciogliere la locale Federazione del partito, da tempo coinvolta nelle inchieste su fatti criminali e terroristici. Chi vorrà di nuovo iscriversi al partito dovrà presentare il certificato penale. Tra le "vittime" più note della decisione c'è Massimiliano Fachini, consigliere comunale del Msi a Padova.

 

21 maggio: Bergamo, sequestrato il piccolo Mirko Panettoni, figlio di un industriale simpatizzante del MSI. Dopo il rilascio (7 giugno) si scoprirà che i rapitori appartenevano all’estrema destra

 

22 maggio: Milano, rinvenuto in un appartamento il cadavere di Moshe Katz, studente israeliano, apparentemente deceduto per intossicazione da ossido di carbonio per un guasto allo scaldabagno. Nello stesso appartamento sono alloggiati altri due israeliani, Larry Smilovich e Mony Goldberg, che dopo la morte di Katz scompaiono senza lasciar tracce. Una donna, che non sarà mai identificata, telefonerà a un giornalista dicendo che Katz stava per recarsi dal magistrato per fare importanti dichiarazioni su Gianfranco Bertoli, cinque giorni prima autore della strage davanti alla Questura di Milano. La salma sarà trasferita in Israele con insolita celerità e resteranno senza risposta le richieste di accertamenti rivolte a quel paese dall'autorità giudiziaria. La quale, anni dopo, rinverrà presso il Sismi (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare) tre schede intestate a Katz, Smilovich e Goldberg, traendo la conclusione che si trattava con ogni probabilità di agenti del servizio segreto israeliano Mossad.

 

24 maggio: Roma, la Camera concede l’autorizzazione a procedere contro il segretario del MSI Giorgio Almirante, per ricostituzione del disciolto partito fascista

 

28 maggio: La Malfa annuncia il ritiro della fiducia al governo Andreotti dopo non aver ottenuto le dimissioni del ministro delle Poste, Giovanni Gioia, che aveva posto sotto sequestro Tele Bielle, la prima tv via cavo. Tele Bielle, si scoprirà poi, era legata ad Edgardo Sogno

 

30 maggio: l’Unità pubblica un lungo servizio: due mesi prima della strage di piazza Fontana, il MSI stava preparando “mezzi e misure corrispondenti” per una “mobilitazione generale” con cui “dare un alt al comunismo”. L’articolo riporta brani di una lettera autografa di Alberto Rossi, detto Er Bava, responsabile dei Volontari Nazionali del MSI. Nella lettera vengono fissati i criteri di ammissione alla struttura: “massima disponibilità egli aderenti, età minima 21 anni, un anno di appartenenza al MSI”. Il resto è affidato a incontri diretti per “definire i compiti che ci riguardano”. Una disposizione particolare sottolinea il carattere riservato dei collegamenti: “Da oggi rispondi al mio indirizzo privato” (lettera datata 5 agosto 1969)Il 29 ottobre Massimo Anderson, responsabile del Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori, spedisce dalla Direzione del MSI a tutti i Federali un “foglio di disposizioni straordinario”. Tra l’altro si legge: “la drammaticità della situazione che presenta chiari sintomi insurrezionali, impone la mobilitazione generale e costante per l’approntamento dei mezzi e delle misure corrispondenti”. I dirigenti federali debbono essere “a disposizione delle federazioni con continuità” e in “contatto costante con il centro del Partito”E’ interessante analizzare anche il contenuto di un’altra lettera – datata settembre 1969 – spedita dallo stesso Anderson: “Caro Gennaro (si tratta probabilmente del consigliere comunale napoletano Gennaro Ruggero ndr) (…) Gino R (nome illeggibile, ma riconducibile a Gino Ragno ndr) sarà da te a Napoli per avere i richiesti personali contatti con il console greco (…) Rimane lo scoglio degli italiani della NATO, per questo abbiamo buone speranze con l’Ammiraglio (Birindelli ndr). Poi avverte: “Ricordate che il pacco va inviato semplicemente per posta all’indirizzo privato di Alberto, qui a Roma”. “Ti ricordo infine che i ragazzi da segnalare devono aver già compiuto il servizio militare in reggimenti operativi e, soprattutto, devono essere puliti alle varie questure. Non è assolutamente il caso di Mormile. Mi raccomando”.

 

31 maggio: Rosolina, (Venezia), Potere Operaio tiene il suo ultimo congresso nazionale affrontando il tema della costruzione del partito armato. I più decisi sostenitori di questa tesi, che implica lo scioglimento di Potere Operaio, sono Franco Piperno e Oreste Scalzone. Il primo sostiene è venuto il momento di creare un'estesa organizzazione militare in grado di affrontare l'insurrezione armata contro lo Stato. Tonio Negri, con Emilio Vesce ed altri, non è d'accordo ma il dissenso riguarda soltanto la tattica e non la strategia. Secondo Negri il processo rivoluzionario non può ipotizzarsi a breve scadenza ma può svilupparsi solo in una prospettiva di lunga durata.


Maggionelle aziende dei settori alimentari l'impegno dei sindacati è rivolto allo sviluppo della contrattazione aziendale per una reale applicazione delle conquiste previste dai contratti nazionali in materia di organizzazione del lavoro, occupazione, orario, classificazione ecc. Sulla base di questa impostazione le lotte hanno permesso di realizzare importanti esperienze positive con gli accordi raggiunti per Motta, Alemagna, Barilla, Althea, Perugina, Parmalatte ecc. I punti di maggior rilievo previsti da questi accordi sono: l'applicazione rigida dell'orario contrattuale; l'assunzione a tempo indeterminato di circa 1.000 lavoratori che prima avevano un rapporto precario di stagionali e l'impegno della Motta e dell'Alemagna ad eliminare la stagionalità del lavoro entro il 1973. Sull'occupazione e sull'organizzazione del lavoro è incentrata la vertenza aperta alla Ferrero di Cuneo. Nelle fabbriche del settore conserve vegetali e delle acque si stanno mettendo a punto le piattaforme rivendicative.

Anche nelle aziende del settore chimico ed affini numerose le vertenze aperte per un'avanzata attuazione dei contratti nazionali specialmente in tema di appalti, organici, lavoro straordinario, occupazione. Nelle fabbriche petrolchimiche di Porto Marghera, Ferrara, Brindisi sono stati effettuati già scioperi articolati che vanno dalle 8 alle 16 ore pro capite per indurre le direzioni a svolgere una concreta e positiva trattativa. Anche nel gruppo Pirelli dove sono state effettuate 65 ore pro capite di sciopero e nel gruppo Michelin (con circa 100 ore) continua l'agitazione e l'azione dei lavoratori per modificare la posizione intransigente dei due grandi gruppi sui problemi dello sviluppo dell'occupazione e della produzione in particolare nel Mezzogiorno. Le trattative con il gruppo Pirelli proseguiranno nei prossimi giorni. Per il rinnovo contrattuale degli autoferrotranvieri dopo 50 ore di sciopero sono riprese le trattative ed è stato sospeso il programma di lotte 

Per il rinnovo contrattuale dei marittimi proseguono le trattative con l'Intersind e la Finmare. Sono state discusse le principali richieste normative: la maturazione della 13a e 14a mensilità e delle ferie nel periodo di riposo dei sottufficiali dei comuni, degli ufficiali, degli avventizi; l'ampliamento della copertura assistenziale; il riconoscimento del riposo compensativo al sabato, la garanzia di 8 ore giornaliere, la classificazione unica

Per il rinnovo contrattuale dei lavoratori del commercio, che interessa oltre 800.000 lavoratori, il 4 maggio si è svolto il primo incontro fra i sindacati e la controparte; le trattative proseguono nei giorni 16 e 17 per affrontare nel merito i punti fondamentali della piattaforma unitaria presentata dai sindacati che riguardano in particolare il salario unico nazionale, un aumento eguale per tutti di 20.000 lire; l'inquadramento unico sulla base di 7 livelli retributivi

Anche per il rinnovo del contratto nazionale dei portieri è stata proclamata da parte dei tre sindacati l'agitazione a seguito della rottura delle trattative con la Confedilizia. Le richieste principali avanzate dai sindacati riguardano: istituzione di un salario unico nazionale; eliminazione delle differenze di trattamento fra uomo e donna; riduzione di tre ore dell'orario di lavoro; introduzione delle ferie e del principio della 14a mensilità; corresponsione della retribuzione in caso di malattia od infortunio e obbligo all'assicurazione antinfortunistica, ecc. Si è conclusa positivamente la lunga vertenza dei postelegrafonici e di cui si parla in altra parte della rivista. Altre vertenze aperte per i rinnovi contrattuali riguardano i lavoratori occupati nel settore cartario per i quali il 17 maggio avranno inizio le trattative, gli 80.000 lavoratori del settore ceramica per i quali dopo il primo sciopero nazionale sono in corso le trattative e proseguono programmi di scioperi articolati decisi dai tre sindacati. Analoga la situazione per i 10 mila petrolieri del settore pubblico. 

 

Giugno: Luciano Leggio, che si è trasferito a Milano e ha lanciato la stagione dei sequestri al Nord (Torelli, Rossi di Monte­lera), uccide Damiano Caruso, il killer di fiducia di Peppe Di Cristina. Comincia la san­guinosa contrapposizione fra  i corleonesi e il boss nisseno.

 

6 giugno: Roma, congresso della Dc, accordo Moro - Fanfani, apertura ai socialisti, si torna al centrosinistra dopo la parentesi centrista di Andreotti. Fanfani segretario.

Si apre il processo al Movimento Politico Ordine Nuovo. Gli imputati sono 42.

 

9 giugno: Madrid, formato il governo guidato dal generale Carrero Blanco, considerato “più franchista di Franco”. Cambiano 10 dei 19 ministri. L’avvicendamento è pilotato dallo stesso Franco e colpisce, secondo l’AP, soprattutto i tecnocrati legati all’Opus Dei. Alla crisi del regime, Franco risponde proclamandone la continuità e affida il governo all’uomo che incarna questo concetto. L’Opus Dei ne rappresenta, in quel momento, il settore del capitalismo e delle oligarchie secondo i quali non è possibile inserire nel contesto europeo e nel Mercato comune una Spagna sotto l’etichetta del franchismo vecchia maniera.

 

10 giugno: Piadena, (Cremona), si incontrano per una riunione operativa due delegazioni entrambi partecipanti del progetto eversivo Rosa dei Venti. Da Genova giunge la delegazione dei "finanziatori", guidata dall'avvocato Giancarlo De Marchi del Fronte Nazionale, di cui fanno parte i dirigenti d'industria Attilio Lercari (che si presenta come dottor Fichera) e Edgardo Massa, che rappresentano l'industriale Andrea Piaggio. Dal Veneto li raggiunge la delegazione dei "militari", composta dal maggiore Amos Spiazzi, dal generale in pensione Francesco Nardella, dal colonnello Rolando Dominioni e da Roberto Cavallaro. Durante la riunione "si enunciano i piani dell'organizzazione e si discute del relativo finanziamento, concordato nella somma di 200 milioni di lire", di cui 20 milioni da anticipare a breve termine. De Marchi, dopo avere annunciato "che la capacità economica che stava dietro i due plenipotenziari presenti era più che sufficiente", subordina la concessione dei finanziamenti a "risultati concreti".

 

12 giugno: si dimette il governo Andreotti

 

14 giugno: arrestati per la rapina di piazza Vittorio a Roma, Giovanni Giacomella, 22 anni di Firenze e Antonio Rodi, 20 anni, romano. La stessa accusa è mossa anche nei confronti di Luigi Bordoni, rapinatore detenuto a Rebibbia. Era stato arrestato con altri componenti la cosiddetta supergang a cui vengono attribuite una settantina di rapine in tutta Italia e in particolare a Roma. La rapina era avvenuta la mattina del 13 maggio 1972, aveva fruttato 200 milioni e provocato la morte dell’appuntato di PS Antonio Cardilli, freddato dai rapinatori con una raffica di mitra.

 

16 giugno: Firenze,  nei locali del quotidiano La Nazione, si svolge un convegno di studio promosso dal Comitato di Resistenza Democratica. Dichiara Sogno nella sua introduzione: "La Costituzione è fallita nella parte che regola il gioco democratico per la distribuzione e l'equilibrio del potere fra le forze politiche". L'indicazione conclusiva del convegno è l'istituzione di una repubblica presidenziale. In questa direzione si esprimono Vezio Crisafulli, Gian Galeazzo Stendardi, Domenico Fisichella, Gianni Di Benedetto, Manlio Mazziotti, Antonio La Pergola, Aldo Sandulli, Antonio Lombardo (già appartenente a Ordine Nuovo) e altri. Intervengono al convegno, tra gli altri, Valerio Zanone, Giuseppe Dell'Ongaro, Bruno Zincone, Antonio Patuelli, Augusto Premoli e i democristiani di Europa Settanta Pietro Giubilo, Celso De Stefanis e Maurizio Giraldi.

 

16 giugno: il generale Serravalle, responsabile di Gladio, in un appunto per il capo servizio del Sismi, fa presente che sarebbe stato «opportuno non dire al Servizio americano del ritiro dei Nasco». Dopo il ritrovamento, nel 1972, del Nasco di Aurisina, si era infatti deciso lo smantellamento dei depositi di Gladio.

 

17 giugno: Washington, il premier sovietico Breznev è in visita ufficiale negli Stati Uniti.

Roma, arrestati due arabi dopo un'esplosione avvenuta su un taxi a bordo del quale trasportavano un ordigno da loro stessi confezionato. Hamit Abdue Shilby, cittadino giordano, e Abdel Hadi Nakoa, cittadino siriano, saranno scarcerati nell'agosto successivo e faranno perdere le loro tracce: il giordano imbarcandosi su un aereo all'aeroporto di Milano-Linate, il siriano facendosi accompagnare a Napoli.

 

18 – 21 giugno: Roma, VII Congresso confederale della Cisl. Partecipano 799 delegati in rappresentanza di 2.184.279 iscritti. Sul tema “Una Cisl forte e unità per l’unità e lo sviluppo della società italiana” svolge la relazione Bruno Storti. Il dibattito congressuale fa emergere posizioni divergenti sui principali temi discussi: politica delle riforme, strategia delle lotte contrattuali, nuove rappresentanze sindacali all'interno delle aziende, unità sindacale, unità interna all'organizzazione. Le due mozioni finali, una della maggioranza, cui fa capo Storti, e una della minoranza, cui fa capo Scalia, ottengono rispettivamente: 1.121.500 voti la prima e 899.500 voti la seconda. La mozione congressuale vincitrice indica come obiettivi immediati del sindacato la lotta all'inflazione, la ripresa dell’occupazione, la perequazione dei redditi. Riforme, occupazione e Mezzogiorno devono essere i punti qualificanti della lotta dei lavoratori italiani. Si riconferma la volontà della Cisl di realizzare l’unità organica portando avanti le esperienze avviate, generalizzando le strutture di base, facendo della Federazione unitaria un momento di reale democratizzazione del processo unitario. La segreteria, eletta dal nuovo Consiglio generale uscito dal Congresso risulta così composta: Storti (segretario generale), Macario (segretario generale aggiunto), Baldini, Ciancaglini, Fantoni, Marcone, Marini, Reggio, Romei, Spandonaro, Tacconi (segretari confederali).

 

20 giugno: Nizza, misterioso episodio nei pressi di Cap Martin, non lontano dalla frontiera italiana. Sulla 500 di Marco Dadone, camionista quarantottenne di Bardonecchia, vengono trovati uno Sten, un fucile Thompson, 4 pistole e numerosi caricatori. Il ritrovamento è dovuto all’incendio casuale dell’autovettura. Dadone dichiara di aver ricevuto, dietro compenso di 50.000 lire, da uno sconosciuto l’incarico di trasportare il carico da Ventimiglia a Eze Village, nei pressi di Nizza. Insieme alle armi è trovato anche un volantino firmato da Ordre Noveau. In marzo la stessa organizzazione aveva promosso a Nizza un convegno a cui avevano partecipato anche fascisti italiani. Militanti di organizzazioni italiane e francesi partecipano abitualmente a campi paramilitari congiunti.

Juan Domingo Peron rientra definitivamente in Argentina.

 

22 giugno: accompagnato dai padovani Virginio Camillo, Eugenio Rizzato e Sandro Rampazzo, che restano in disparte, il veronese Roberto Cavallaro si presenta a Genova all'avvocato Giancarlo De Marchi del Fronte Nazionale e al dirigente industriale Attilio Lercari che gli consegnano l'anticipo di venti milioni concordato durante la riunione svoltasi a Piadena il 10 giugno per mettere a punto un finanziamento alla Rosa dei Venti. Prima di recarsi a Genova Cavallaro e gli altri tre si sono recati a Isola di Ortonovo, in provincia di La Spezia, per far visita al medico Gianpaolo Porta Casucci, dirigente italiano degli Stahlhelm (Elmi d'acciaio) che ama presentarsi anche come tenente della marina germanica Paolo Porta Von Korfino. 

 

24 giugno: Roma, il gran maestro del Grande Oriente d'Italia Lino Salvini e il gran maestro della massoneria di Piazza del Gesù Francesco Bellantonio, presente Francesco De Cordova del supremo consiglio di Piazza del Gesù, firmano il protocollo "relativo alla riunificazione delle forze massoniche di Piazza del Gesù al Grande Oriente d'Italia - palazzo Giustiniani", per ricostituire "l'unica grande famiglia massonica italiana". Gran maestro della massoneria riunificata Salvini, gran maestro onorario Bellantonio. La sede di Piazza del Gesù, sede del Rito scozzese antico e accettato, passa all'amministriazione del Goi. Dalla loggia "coperta" della massoneria di Piazza del Gesù, Loggia Giustizia e Libertà, numerosi aderenti transitano, o dovrebbero transitare, nella loggia "coperta" del Goi, che è la P2. Tra di essi figurano il segretario generale della presidenza della repubblica Nicola Picella, il procuratore generale del tribunale di Roma Carmelo Spagnuolo, il segretario generale della Camera dei deputati Francesco Cosentino, i generali Giuseppe Aloja e Giovanni De Lorenzo, il dirigente del Movimento Sociale Italiano Giulio Caradonna, il governatore della banca d'Italia Guido Carli, l'industriale Raffaele Ursini e il finanziere Michele Sindona.

 

28 giugno: le Br sequestrano a Milano il dirigente dell’Alfa Romeo Michele Monguzzi. Anche lui è rilasciato dopo poche ore.

 

Luglio: nasce ufficialmente la Trilateral.

 

3 luglio: si apre a Helsinki la conferenza sulla sicurezza europea.

 

4 luglio: Livorno, mentre distribuiscono volantini ai paracadutisti della Folgore, vengono fermati e identificati Gianpaolo Porta Casucci, dirigente italiano degli Sthalhelm (elmi d'acciaio) e sedicente tenente Paolo Porta Von Korfino, il padovano Sandro Rampazzo, il romano Franco Montani e il versiliese Alfredo Dacci. I volantini incitano a "impugnare le armi" e sono firmati "La Rosa dei Venti". 

 

8 luglio: varato un nuovo governo quadripartito di centrosinistra (DC, PSI, PRI, PSDI). Lo presiede il democristiano Mariano Rumor, al suo quarto gabinetto come presidente. Il socialdemocratico Tanassi resta alla Difesa, all’Interno torna il democristiano Taviani e agli Esteri Moro. Il PCI, pur votando contro annuncia “un’opposizione diversa”.

 

10 luglio: Roma, rapito Paul Getty III, nipote di uno degli uomini più ricchi del mondo.

 

11 luglio: scoperti 11 chili di dinamite su un binario ferroviario, nei pressi di Nuoro, poco prima del passaggio del treno pendolari Macomer - Olbia.

Alcuni appartenenti al Movimento Azione Rivoluzionaria rapinano una banca a Sondalo, in Valtellina, impossessandosi di quasi 15 milioni. Due, armati e mascherati, entrano nei locali e poi fuggono con l'auto dei complici che aspetta all'esterno. Della rapina saranno accusati Carlo Fumagalli, Francesco Pedercini e Giorgio Spedini.

 

12 luglio: il direttore del Sid generale Vito Miceli comunica al giudice istruttore di Milan,o titolare dell'inchiesta sulla strage di piazza Fontana, il quale ha chiesto "quali rapporti il servizio avesse avuto con il giornalista Guido Giannettini", che "la richiesta verte su notizie da considerarsi segreto militare che non possono essere rese note". Lo stesso Giannettini è stato fatto espatriare clandestinamente tre mesi prima dal Sid. La decisione di opporre il segreto è stata avvallata dal massimo organo militare, il capo di stato maggiore della difesa ammiraglio Eugenio Henke, e dal presidente del Consiglio (sulla figura del quale resterà incertezza essendo subentrato, proprio in quei giorni l'onorevole Mariano Rumor all'onorevole Giulio Andreotti), oltre che dal ministro della difesa Mario Tanassi. Miceli e Maletti appartengono alla P2.

 

14 luglio: Peschiera del Garda, assemblea dell'Ordine del Combattentismo Attivo di cui è presidente Giovanni Battista Bersano e segretario il bresciano Vittorio Castelli. Approfittando dell'occasione si incontrano persone che stanno lavorando a progetti eversivi, come il maggiore d'artiglieria Amos Spiazzi, il generale Francesco Nardella, Felice Costantini e Giancarlo De Marchi del Msi e i dirigenti industriali Edgardo Massa e Attilio Lercari coinvolti nell'organizzazione della struttura golpista Rosa dei Venti. Un altro gruppo è composto da aderenti e simpatizzanti del Mar e comprende Ezio Tartaglia, Walter Moretti, Alfonso D'Amato, Giuseppe Glissenti e Salvatore De Domenico.

 

17 – 18 luglio: lettera di Giancarlo Rognoni con la quale richiama seccamente Azzi a non coinvolgere Servello e lui stesso. Un’altra lettera è scritta da Pietro Battiston, considerato una specie di segretario particolare di Rognoni, che si scaglia violentemente contro Azzi. Lo accusa di aver parlato troppo e lo richiama allo slogan “il nostro onore si chiama fedeltà”. Da quel momento Azzi cambia atteggiamento e dichiara ai giudici: “non voglio coinvolgere altre persone”.

 

19 luglio: Roma, il giudice istruttore revoca il mandato di cattura per cospirazione politica emesso nel marzo 1971 contro Junio Valerio Borghese, da allora latitante in Spagna. Lo stesso provvedimento aveva colpito altri cinque dirigenti del Fronte Nazionale, accusati di partecipazione al tentato "golpe Borghese" della notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970, arrestati e successivamente scarcerati. Il magistrato ha preso la decisione di revoca per "evitare sperequazioni di trattamento fra coimputati".

 

20 luglio: Verona, un rapporto della Questura al Sigsi (Servizio Informazioni Generali e Sicurezza Interna) del ministero dell'Interno, fa il punto sulle strutture del Movimento Politico Ordine Nuovo nella città scaligera. 

 

24 luglio: il governo prende una serie di provvedimenti per frenare l’inflazione: blocco dei prezzi dei generi di largo consumo, disciplina dei prezzi dei beni prodotti dalle grandi aziende, blocco dei fitti.

 

28 luglio: Padova, seminario organizzato da Potere Operaio durante il quale gran parte dei partecipanti concorda per lo scioglimento della struttura del gruppo e per la sua confluenza in Autonomia Operaia. Ossia in quel complesso di organismi che i dirigenti di Potere Operaio intendono dirigere dall'interno per costruire il partito armato. Alcuni si avvicineranno alle Brigate Rosse, ma la maggioranza, tra i quali Toni Negri, Franco Piperno e Oreste Scalzone, entrerà in Autonomia Operaia. Nell'autunno, in coincidenza con lo scioglimento di Potere Operaio, uscirà a Milano il periodico Controinformazione.

 

29 luglio: Atene, dopo un referendum pilotato, Papadopulos si autoproclama presidente della Repubblica.

 

4 agosto: Cambogia, la capitale Phnom Penh è assediata dai Knmer rossi. Continuano le incursioni aeree americane sulla Cambogia.

 

6 agosto: l'onorevole Flaminio Piccoli, con una lettera indirizzata alla Banca Privata Finanziaria di Michele Sindona chiede un'apertura di credito "fino alla concorrenza di 20 milioni di lire" in nome e per conto dell'Irades (Istituto Ricerche Applicate Documentazione e Studi), di cui Piccoli è presidente e il vescovo Ettore Cunial vicepresidente. Piccoli precisa nella lettera che sul conto corrente avrebbero operato, oltre a lui, il dottor Vincenzo Cazzaniga e il dottor Emanuele Levi.

Bocca Trabaria (PG), trovato il cadavere carbonizzato di Bruno Silvagni, missino, di professione camionista. Inizialmente le indagini si orientano verso un collegamento con il rapimento di Italo e Rossella Rossini, la cui inchiesta è nelle mani del procuratore aretino Bruno Marsili. Silvagni era considerato dai suoi stessi camerati un confidente.  Da segnalare che sia Rimini che Bocca Trabaria si trovano a un’ora di strada dall’abitazione di Silvagni. Il 14 agosto il sostituto procuratore di Perugia, Alfredo Arioti, spicca un mandato di cattura per favoreggiamento nei confronti di Romano Venturi, gestore del night Seven Club. L’uomo è d