1944: 1 settembre - 31 dicembre

Inizio settembre: inizia l'attacco alleato al versante adriatico della Linea Gotica. Nei primi giorni del mese è liberata la provincia di Pesaro.


1 settembre: Parma, fucilati per rappresaglia in piazza Garibaldi sette partigiani, dopo l'uccisione da parte dei Gap di due militi della Brigata Nera


2 settembre: gli alleati liberano Bruxelles e Anversa.

Firenze, si concludono i combattimenti con la definitiva ritirata delle forze armate germaniche e l’eliminazione dei franchi tiratori fascisti.

 

2 – 4 settembre: Camaiore (Lucca), in località Pioppeti i nazifascisti falciano a colpi di mitra e poi li impiccano con filo spinato 35 prigionieri.

 

2 – 10 settembre: Farneta (Lucca), alla Certosa dello Spirito Santo i nazisti fucilano 35 persone, tra cui molti monaci.

 

3 settembre: Castelmaggiore (BO), contadini, braccianti, giovani e donne attaccano in frazione Bondanello – protetti da formazioni di partigiani – i locali adibiti temporaneamente a municipio bruciando i registri di leva e delle tasse. Un tentativo d’intervento di reparti tedeschi viene impedito dal fuoco dei partigiani. Muoiono otto tedeschi. In seguito a questi fatti nazisti e fascisti razziano bestiame e foraggio, bruciano  l'abitazione dei mezzadri Guernellime fucilano Ercole Guarnelli con i figli Adelmo e Giuseppe insieme a tre sfollati: Riccardo Cavedagna e i fratelli Antonio e Olindo Cavedagna

 

4 settembre: Roma, un editoriale dell’Unione proletaria auspica la formazione di un go­verno forte, diretto da Badoglio o da Vittorio Emanuele Orlando e composto da “tecnici e indipendenti dai partiti”. Qualche giorno dopo, contemporaneamente al linciaggio del direttore di Regina Coeli, Carretta, lo stesso giornale invita perento­riamente il Luogotenente a liquidare Bonomi perché “la misura è colma”.

Fiesso Umbertiano (Ro), i partigiani giustiziano sette componenti della squadra annonaria alle dipendenze della locale amministrazione comunale

 

5 settembre: l’URSS dichiara guerra alla Bulgaria.

Liberata Lucca

 

8 settembre: Londra, sulla capitale inglese cade il primo razzo V2.

Bologna, il CLN dell’Emilia Romagna lancia un proclama con il quale si impegna a continuare la lotta comune fino alla completa vittoria sul nazifascismo ed a salvaguardare l’unità delle forze antifasciste per il rinnovamento democratico del Paese.

 

9 settembre: Bologna, i lavoratori della Buini&Grandi ottengono il pagamento anticipato di 3.000 lire per gli adulti e di 1500 per donne e operai inferiori ai 18 anni. Il giorno successivo anche all’OMA la direzione concede un anticipo di 1000 lire più altro denaro per l’acquisto di grano. Anticipi vengono concessi anche, nei giorni seguenti, alla OARE (officina automobilistica dell’esercito), alla Calzoni, alla Weber, al Pirotecnico, all’azienda della nettezza urbana. I vigili del fuoco ottengono 3 mensilità di anticipo per gli effettivi e una per i volontari. Anche alla SABIEM, alla Scipioni (SASIB), Castellini e Fervet gli operai ottengono piccoli anticipi. Il pastificio Pardini di Corticella sciopera per tre giorni contro il rischio di deportazioni in Germania. Per lo stesso motivo scioperano le operaie della Giordani di Casalecchio di Reno. Sciopero anche alla Saponerie Italiana contro il tentativo di trasferire al nord gli impianti. Le lavoratrici ottengono anche il pagamento anticipato di 1.500 lire e dell’intera liquidazione.

 

9 – 10 settembre: si riunisce a Roma il consiglio nazionale della Democrazia cristiana che ribadisce “la inderogabilità di un armonico ordine sociale” e “come basilari il principio di proprietà e quello di iniziativa privata”.

 

10 settembre: nasce la repubblica partigiana della Val d’Ossola. Resisterà fino al 21 ottobre.

Gisella Floreanini è ministro nella Repubblica dell’Ossola

Napoli, si svolge la prima riunione degli anarchici dell’Italia meridionale per iniziativa di Giovanna Berneri, Cesare Zaccaria e Pio Turroni. Costituita l’Alleanza dei gruppi libertari.

Torino, si svolge uno sciopero dei ferrovieri. Il Clnai lo appoggia e rivolge un appello, su proposta dei delegati del Pci, perché i ferrovieri abbandono il posto di lavoro e raggiungano le formazioni partigiane.

Medicina (Bo), un gruppo di partigiani assalta la caserma della Gnr costringendo alla fuga i militi, mentre altre squadre si appostano lungo le vie di accesso al paese. Contemporaneamente numerose persone – organizzate dal Fronte della Gioventù e dai Gruppi di difesa della donna – si radunano davanti al municipio. Altre squadre di gappisti e sappiti si pongono a difesa della manifestazione. Un partigiano, Spero Ghedini, parlando alla folla, esalta la lotta delle mondine, incita all’unità di tutto il popolo e all’insurrezione nazionale. Sono bruciati i registri di leva e quelli delle tasse. La manifestazione dura almeno tre ore. Solo nel pomeriggio si fanno vivi i fascisti che uccidono a tradimento due persone.

Una manifestazione analoga si svolge a Marano di Castenaso (BO), dove è provvisoriamente sistemato il Comune, e prende spunto dall’uccisione di un patriota da parte dei fascisti. Anche qui vengono bruciati i registri di leva e i ruoli delle tasse. Anche qui brevi comizi di Luciano Romagnoli e Bruno Tosarelli, mentre 35 sappisti proteggono l'azione. Tosarelli sarà assassinato dai fascisti il 5 ottobre a Bologna.

Castelamggiore (Bo), entrano in agitazione i lavoratori delle officine Barbieri per ottenere "mesi d'anticipo paga, 2 coperture" per bicicletta in previsione della liberazione e altri miglioramenti salariali e alimentari

Bologna, Giuseppe Dozza, già membro del CLN Alta Italia in rappresentanza del PCI, rientra a Bologna dove è designato per la carica di sindaco all’indomani della Liberazione. Entra a far parte del CLN regionale.

Poppi (Arezzo), in località Moggiona i nazifascisti uccidono a sangue freddo 19 civili, tra cui donne e bambini.

 

12 settembre: armistizio tra URSS e Romania. Cedute ai sovietici la Bessarabia e la Bucovina settentrionale. Qualche giorno dopo tocca alla Bulgaria arrendersi e le truppe sovietiche occuperanno il paese.

Milano, il Clnai, scrive ai Comitati regionali e provinciali di proteggere gli ammassi dalle eventuali razzie tedesche e fasciste, nonché dal saccheggio da parte di altri.

Friggeri è eletto presidente della Confindustria.

Bolzano, i nazisti prelevano 23 prigionieri dal campo di concentramento e li uccidono, senza motivo apparente, nelle scuderie della caserma Mignone di Oltrisarco.

Castelmaggiore (Bo), in località Biscia, i nazisti fucilano per rappresaglia sette persone

 

13 settembre: Imola, il CLN riconosce i Comitati Riuniti di Difesa sorti in varie categorie di lavoratori. Sono il primo embrione attorno al quale si ricostruirà la Camera del Lavoro imolese.

I tedeschi arrestano il questore di Fiume Giovanni Palatucci per aver salvato quasi cinquemila ebrei falsificandone i documenti

Laverogne (Aosta), fucilati dai nazifascisti 12 civili.

Sesto Imolese (Bo), dichiarato lo sciopero generale. Almeno 2000 persone – provenienti anche da Sasso Morelli, Mordano, Bubano, Balia, Osteriola – manifestano in piazza contro la guerra. Le squadre di gappisti e sappiti che proteggono i manifestanti, respingono un tentativo d’intervento di truppe tedesche.

Galliera (BO), gruppi di donne, giovani, contadini, lavoratori ascoltano un comizio tenuto da un partigiano all’interno della tenuta dello squadrista Enea Venturi. Il raduno è protetto dalle SAP


14 settembre: Anzola Emilia (Bo), 250 persone, protette da squadre di partigiani, si radunano lungo le rive del torrente Ghironda un chilometro fuori il paese, per ascoltare un comizio dei comandanti partigiani Nerio Nannetti e Raffaele Buldini.

 

15 settembre: Emilia Romagna, le organizzazioni regionali comunista e socialista elaborano un documento comune  sul lavoro sindacale e sulle organizzazioni di massa in previsione della liberazione. Sul sindacato si legge, tra l’altro: “sulla base dell’unità sindacale realizzata a Roma dalla Direzione della Confederazione Generale del Lavoro, prendere accordo tra socialisti, comunisti e democristiani per la costituzione di un comitato provvisorio della Camera del Lavoro in ogni località, allo scopo di procedere, appena possibile, alla presa in possesso di tutti i locali, suppellettili e valori dei sindacati fascisti e di procedere alla creazione e organizzazione di un sindacato unico. Questi Comitati provvisori della Camera del Lavoro, devono avere un Esecutivo in cui siano rappresentati pariteticamente i tre partiti in quanto rappresentanti le tre correnti sindacali tradizionali italiane, più un organismo (più largo) deliberativo nel quale devono trovare posto tutte le correnti che hanno un’effettiva influenza sindacale”.

Roma, si costituisce l’Unione donne italiane (UDI).

Roma, si svolge un convegno della CGIL preparatorio al congresso nazionale (https://sites.google.com/site/sentileranechecantano/schede/cgil/1944-convegno-di-roma-il-sindacato-dell-anno-zero). Nella sua relazione, Giuseppe Di Vittorio sollecita “l’attuazione concreta del principio dell’indipendenza da tutti i partiti, con la rinuncia ai simboli e ad ogni forma di settarismo che possa dare colore al sindacato, che non ne deve invece avere alcuno”.

Il Pci diffonde le “Direttive per l’insurrezione nazionale”: “E’ necessario  - si legge - sollecitare i Comandi militari unificati a ultimare il piano insurrezionale. Noi dobbiamo continuare ad insistere e ad operare affinché il Cln prenda la testa dell’insurrezione, affinché tutti i partiti e movimenti antifascisti mobilitino le loro forze per l’insurrezione nazionale. Ma mentre noi dobbiamo continuare ad intensificare l’azione unitaria, la nostra massima preoccupazione deve essere quella di preparare noi concretamente l’insurrezione popolare. Sarebbe un errore imperdonabile se noi restassimo tranquillamente in attesa che il Cln e i comandi militari unificati abbiano messo a punto i piani (…) Noi dobbiamo metterci in condizione di potere scatenare e dirigere noi l’insurrezione popolare, anche se all’ultimo momento gli altri non dovessero marciare”.

Milano, il Corriere della Sera annuncia che una commissione di ferrovieri è stata ricevuta dal commissario federale con il quale ha esaminato i problemi della categoria. L’articolo conclude affermando che su, intervento di Mussolini, è concesso ai ferrovieri di Milano il pagamento delle ferie non usufruite per ragioni di servizio e di una speciale indennità giornaliera.

Salsomaggiore Terme (Parma), pesante bombardamento alleato: 22 vittime

 

16 settembre: Massa Carrara, in località Bergiola Foscalina, il battaglione SS (16° Panzergrenadier SS Reichsfuhrer) al comando del maggiore Walter Reder distrugge il paese, uccide 72 persone, perlopiù donne, anziani e bambini. 

Alle ore 14 del 16 settembre 1944 un colpo di fucile uccide un militare tedesco in località Foce, subito fuori Carrara. Il colpo sembra essere partito dal paese sovrastante, Bergiola Foscalina.
Due ore dopo si scatena la rappresaglia.

Alle quattro del pomeriggio entra in Bergiola il battaglione di SS comandato dal maggiore Walter Reder con al seguito alcuni uomini di reparti repubblichini. In paese trovano solo vecchi, donne e bambini. Gli uomini avevano abbandonato le loro case, alcuni già pochi giorni prima a seguito di reiterate minacce, gli altri nonappena videro salire al paese gli autoblindo dei nazisti.

Il maresciallo della Guardia di Finanza Vincenzo Giudice viene a sapere di quello che sta per succedere e si offre per salvare la vita agli ostaggi civili, fra cui vi erano anche la moglie e la figlia. L'ufficiale nazista rifiuta il cambio in quanto le leggi di guerra impediscono di accettare una tale proposta proveniente da un militare. Vincenzo Giudice si spoglia della casacca della divisa e insiste presentandosi come civile, viene allora ucciso senza che questo fermi l'imminente massacro.

I nazifascisti radunano nella scuola elementare del paese una trentina di persone, li chiudono dentro e appiccano il fuoco aiutandosi con benzina, catrame e l'uso dei lanciafiamme. Altre persone vengono ferite ma non uccise, poi chiuse nelle loro case e date ugualmente alle fiamme.
Nel frattempo i partigiani della zona vengono avvertiti e immediatamente si mettono in marcia verso il paese. Quando arrivano a Bergiola i nazifascisti si sono allontanati da meno di un'ora e quello che possono fare è arrestare gli incendi e soccorrere i feriti.

La conta dei morti di fermerà a 71 vittime, in maggioranza bambini, quasi tutti arsi nel rogo della loro scuola.
Per il gesto eroico la memoria di Vincenzo Giudice viene decorata con una medaglia d'oro (http://resistenzatoscana.it).

Lo stesso giorno in località Fosse del Frigido sono fucilati senza motivo 150 prigionieri prelevati dal carcere di Massa.

Il Castello Malaspina che sovrasta Massa era usato come carcere giudiziario. Nel 1944 il carcere penale che si trovava presso la stazione ferroviaria venne sgombrato a seguito dei continui attacchi dei partigiani e per il timore che i bombardamenti alleati alla ferrovia potessero favorire la fuga dei prigionieri. Il castello si trovò insomma ad essere l'unico carcere cittadino. Da una parte i carcerati che provenivano dal vecchio carcere penale erano essenzialmente vecchi e malati, ovvero tutti quelli che non erano riusciti ad approfittare degli assalti partigiani per prendere l'iniziativa e scappare. Dall'altra i cosiddetti "politici", ovvero antifascisti di varia estrazione. La situazione era ovviamente terribile: niente acqua corrente né tantomeno potabile, cibo del tutto insufficienti, sporcizia ovunque. E il sovraffollamento era insopportabile.

L'avvicinarsi del fronte fece cambiare le cose, con le SS che a breve avrebbero dovuto lasciare il posto alle truppe regolari. Il 14 e il 15 agosto vennero improvvisamente liberate 65 persone fra i carcerati "politici". La notizia sembrava sottintendere che si fosse deciso di rilasciare parte dei prigionieri e organizzare un trasferimento per gli altri. In realtà si stava facendo posto ad altri detenuti provenienti dal sud.
Nei primi otto giorni di settembre arrivarono 80 prigionieri: personalità in vista dell'antifascismo livornese, pisano e lucchese e molti religiosi provenienti soprattutto dalla Certosa di Lucca. Alcuni dei prigionieri erano stranieri, patrioti greci, albanesi e arabi.

Il motivo di questo movimento fu chiaro pochi giorni dopo: i tedeschi avevano deciso che i prigionieri erano un peso per la propria ritirata e che nessuno doveva sopravvivere.
Domenica 10 settembre 74 detenuti politici vennero prelevati a scaglioni uno dopo l'altro e portati in luoghi non lontani per essere fucilati e sepolti in fosse comuni improvvisate.

Il 16 di settembre fecero salire i restanti prigionieri su dei camion lasciando credere che si trattasse di un trasferimento del carcere in Italia settentrionale. In realtà vennero portati a poca distanza: sulle rive del torrente Frigido.
L'uso dei camion si giustifica con l'intenzione di rendere credibile la menzogna del trasferimento e per la necessità di spostare molti prigionieri che erano costretti su delle barelle o che non potevano camminare senza l'ausilio di stampelle.

Sui bordi di tre crateri scavati da un bombardamento alleato vennero allineate 159 persone, falciate poi dai mitragliatori.
Solo tre si salvarono, erano gli inservienti del maresciallo delle SS: l'infermiere, il cameriere e l'autista. Vennero risparmiati in virtù dei loro buoni servigi (http://resistenzatoscana.it).

Villalba (Caltanissetta), ferito a colpi di pistola Girolamo Li Causi, segretario regionale del Pci, mentre teneva un comizio nonostante il divieto impostogli dalla mafia. Ferito anche Michele Pantaleone.

Milano, i delegati dei Partito socialista nel CLNAI propongono l’istituzione di una commissione economica della quale dovranno far parte rappresentanti di partito e dei sindacati. La commissione dovrebbe predisporre “misure immediate” da sottoporre all’esame del Clnai “onde evitare pericolose soluzioni di continuità nella vita economica prima che la regolamentazione sia assunta dagli occupanti (...).

 

17 settembre: Anzola Emilia (BO), un centinaio di persone, la maggior parte contadini, da vita a una manifestazione contro la guerra, protetta da squadre di partigiani.

San Pietro in Casale (BO), un centinaio di persone assaltano gli uffici comunali bruciando registri di leva e delle tasse. Solo nel pomeriggio intervengono tedeschi e fascisti che sono costretti a combattere contro i partigiani nella zona della Valle delle Tombe, nei pressi di Maccaretolo.

 

19 settembre: Finlandia, cade il governo collaborazionista. Firmato l’armistizio con l’Urss.

Le truppe statunitensi sbarcano nelle Filippine.

Gli alleati espugnano il Passo del Giogo. Il 22 entrano a Rimini. Liberata Fontanelice, nell’Appennino imolese. Superato il Passo della Futa e quello della Raticosa, arrivano ad una trentina di chilometri da Bologna che è pronta a insorgere.

 

21 settembre: Milano, forte mobilitazione operaia, con scioperi e fermate spontanee. Sono oltre 100.000 gli operai che scioperano.

 

22 settembre: Roma, Giulio Pastore  è nominato segretario delle Acli.

 

23 settembre: Roma, in previsione  dell’imminente crisi di governo, iniziano gli incontri dei gruppi che fanno parte del Congresso Democratico. Si delineano due schiera­menti: il primo ca­peggiato da Salvarezza che punta su una soluzione di forza per riportare Badoglio al go­verno; l’altro, che unisce Umberto Bianchi e Domenico Maiocco, che invece indica la solu­zione in un secondo governo Bonomi che escluda però i partiti di sinistra.

Bologna: i nazifascisti arrestano, torturano e fucilano tutto il gruppo dirigente bolognese del Partito d’Azione.

 

25 settembre: Bologna, il quotidiano cattolico L’Avvenire d’Italia sospende volontariamente le pubblicazioni per non pubblicare la notizia della condanna a morte, pronunciata dal tribunale speciale, contro il gruppo dirigente bolognese del Partito d’Azione.

Imola, proclamato lo sciopero generale in previsione dell’insurrezione. L’agitazione – che riesce completamente – si estende anche a Castel San Pietro. Ogni attività lavorativa resta sospesa per sei giorni. Solo dopo una settimana gli organismi clandestini autorizzano i contadini a svolgere i lavori più urgenti come l’aratura e la vendemmia.

Monteveglio, Sasso Marconi, Baricella, Galliera, Malalbergo, Molinella e San Pietro in Casale: vengono completamente disattesi i bandi tedeschi che impongono, sotto pena di morte, a tutti gli uomini dai 16 ai 60 anni di lavorare allo scavo di fortificazioni.

Berra Ferrarese: una forte mobilitazione popolare impedisce la deportazione in Germania di 40 uomini.

Alessandria d’Egitto, si riuniscono i delegati di 7 paesi arabi per fondare la Lega araba, con il patrocinio della Gran Bretagna. Ai lavori, che si concludono il 7 ottobre, partecipa in veste di delegato Musa al-Alami, palestinese di Gerico.

 

26 settembre: nasce la repubblica partigiana della Carnia. Tra i primi provvedimenti l’istituzione di una tassazione progressiva sui patrimoni. Resisterà fino ai primi di dicembre.

Bassano del Grappa: dopo un massiccio rastrellamento i nazifascisti impiccano 31 partigiani.

 

28 settembre: Ravenna, raccogliendo l’appello regionale, viene elaborata una direttiva locale per la riorganizzazione del movimento sindacale. Si costituisce la Camera del Lavoro Confederale di Ravenna e provincia “con giurisdizione su tutte le organizzazioni dei lavoratori che nella provincia dichiarino di aderire alla Confederazione Generale del Lavoro, già costituitasi nell’Italia liberata”. In attesa di poter effettuare vere elezioni, viene costituita una segreteria composta da un rappresentante comunista, socialista, democristiano e repubblicano. La segreteria viene affiancata da una Commissione esecutiva composta, oltre che dal segretario, da due rappresentanti di ciascuna componente, coadiuvati da “un rappresentante per ognuna delle altre componenti che localmente hanno una qualche influenza”. E’ prevista inoltre un’articolazione della CCdL in provincia attraverso la costituzione di “succursali della Camera del Lavoro”, a partire da dove già esistevano in passato.

Alfonsine (Ra), circa 300 donne impongono la liberazione di un giovane arrestato perché sprovvisto di carta d’identità.

Gli alleati lberano Castiglion dei Pepoli, nell'Appennino bolognese. Sindaco della liberazione sarà il dottor Giuseppe Girotti

 

29 settembre: Gaggio Montano (Bo), i tedeschi in ritirata dalla Linea Gotica trucidano, in località Ronchidos,  66 civili in gran parte donne e bambini: i cadaveri restano insepolti per oltre un mese, fino al giorno della Liberazione.

 

29 settembre – 5 ottobre: Marzabotto (BO), i nazifascisti rastrellano il territorio tra il Reno e il Setta, da Vergato a Grizzana, da MarzabottoVado di Monzuno, consumando uno dei più grandi eccidi di popolazione civile della seconda guerra. Quasi un migliaio i trucidati, quasi tutti donne, vecchi e bambini.

La sensazione generalizzata è di essere alla vigilia della liberazione. I tedeschi infieriscono contro partigiani e popolazioni per tenere sgombro il retrofronte e permettere un ritirata ordinata. In questo clima matura il terribile massacro di Marzabotto. Tedeschi e fascisti tentano di razziare ogni cosa nel tentativo di fare terra bruciata e cercano ancora di deportare in Germania il maggior numero possibile di uomini. L’attività partigiana trova un forte appoggio nel susseguirsi di manifestazioni di massa in cui si unisce la necessità di contrastare il nemico e contemporaneamente avanzare richieste in grado di alleviare le dure condizioni di vita. Addirittura vengono messe in campo iniziative tendenti alla riapertura dei contratti agricoli di mezzadria e di compartecipazione andando verso alla costituzione di organismi sindacali clandestini unitari. Contemporaneamente viene intensificata in tutta l’Emilia Romagna, da parte delle formazioni partigiane, la lotta contro le razzie di bestiame, beni vari, attrezzature e impianti industriali.

 

Fine settembre: Modena, riprendono, in coincidenza con l’inizio della mietitura del riso, le agitazioni delle mondine. A Novi di Modena, solo il massiccio intervento fascista riesce a bloccare l’agitazione.

Bologna, scioperano per tre giorni i lavoratori del pastificio Pardini di Corticella e, per una giornata, gli operai dello stabilimento Giordani di Bologna.

 

Settembre: Parma, arrestato l’avvocato Mario Jacchia. Esponente di punta del Partito d’Azione, era stato costretto, per motivi cospirativi, a lasciare Bologna ed aveva assunto la responsabilità della lotta di liberazione a Parma. Trucidato dai tedeschi.

Reggio Emilia, costituito un comitato provvisorio della Camera del Lavoro. Analoghi comitati si costituiscono nelle settimane successive anche a Parma e Piacenza.

Alfonsine (RA), il locale CNL elabora un documento, poi fatto proprio dal CLN provinciale, teso alla soluzione dei problemi della produzione bieticola – il cui raccolto è stato fortemente ritardato a causa della guerra e, soprattutto dagli allagamenti provocati dai tedeschi – all’approntamento dei terreni per la semina del grano, ai problemi legati alle razzie tedesche del patrimonio zootecnico, alle precarie condizioni di sopravvivenza dei lavoratori a seguito della chiusura di numerose imprese e alle esigenze del riscaldamento invernale.

Reggio Emilia, una circolare clandestina diffusa dai cattolici invita alla collaborazione e all’”accordo nel piano sindacale del nostro movimento con i partiti socialista e comunista”.

Parma, si forma un Comitato clandestino – composto da rappresentanti delle principali categorie di lavoratori – che si dovrà occupare, affiancando il Comitato d’agitazione clandestino, della ricostruzione della Camera del Lavoro e dell’immediata ripresa del lavoro sindacale all’indomani della liberazione.

 

Settembre - ottobre: Trieste, i comunisti triestini si dichiarano favorevoli all’adesione di Trie­ste alla fe­derazione jugoslava. Precipitano i rapporti con la Brigata Osoppo, all’interno della quale comin­ciano a giungere diversi fascisti che abbandonano la Rsi.

Londra, per volere del primo ministro Winston Churchill viene costituita una brigata combattente ebraica, con propria bandiera bianco- azzurra, che sarà impiegata negli ultimi mesi del conflitto sul territorio italiano.

 

Ottobre: un gruppo di industriali ed agrari monarchici, sotto l’egida della massone­ria, co­stituisce un organizzazione segreta per (..) eliminare dal mondo politico tutti i filo­comuni­sti; finanziare squadre di uccisori reclutandoli tra ex fascisti e gangster di professio­ne, uti­lizzandoli per attentati ad alte personalità di governo e stragi ai danni della popola­zione ci­vile, sotto false insegne che indichino come responsabili i comunisti.

Nello stesso mese un documento dell’OSS (n°99355) elenca i soci di un’organizzazione “reazionaria e monarchica” attiva prevalentemente a Roma. Sono: Guido Cristini (procuratore con ufficio in piazza Lucina), Domenico Mario Leva (ex consigliere nazionale fasci­sta), Teresa Dottori, Roberto Fasola, Cristina Balli, Claudio Longo, Luigi Salo­mone, Enea Ramazzotti, Mario Francesco Odasso (amministratore delegato della SNIA Viscosa), Franco Marinotti (massone, presidente della SNIA Viscosa, collabo­razionista), Luigi Barzini jr., Giannalisa Feltrinelli, Leonardo Albertini, Pietro Rollino, Filippo Sandoz. Si tratta della stessa organizzazione composta in gran parte da ex fascisti e controllata dagli americani.

 

1° ottobre: gli alleati raggiungono Loiano, nell’Appennino bolognese. Il giorno 3 saranno liberati Monghidoro e San Benedetto Val di Sembro.


2 ottobre: in località Molinaccio, i nazisti fucilano per rappresaglia 17 persone rastrallate nei territori tra Porretta e Gaggio Montano

 

3 ottobre: i tedeschi soffocano nel sangue la rivolta di Varsavia. Le truppe sovietiche, ormai a pochi chilometri dalla città, non intervengono.

Gli alleati liberano Castel di Casio, nell'Appennino bolognese

 

4 ottobre: Forlì, una squadra del Fronte della gioventù libera, con un’azione a sorpresa, 36 detenuti politici.

 

5 ottobre: San Bernardino di Selva (Ra), circa 200 donne tentano inutilmente di imporre ai tedeschi la liberazione di Giuseppe Pelloni, un partigiano arrestato. I nazisti lo uccidono mentre fuggono verso Lugo.

 

6 ottobre: Novi di Modena, centocinquanta donne manifestano contro alcuni arresti effettuati per rappresaglia dopo un’azione partigiana. Prendono in ostaggio il Podestà e il reggente del fascio. I fascisti decidono di lasciare liberi numerosi arrestati, mentre i renitenti alla leva sono inquadrati nella Todt.

 

8 ottobre: Mirandola (Mo), i partigiani prelevano da tre caseifici 2 quintali di burro e li distribuiscono alla popolazione.

 

9 ottobre: Piero Calamandrei scrive a Gaetano Salvemini: “Vi è prima di tutto la questione economica (…) Nessuno può immaginare com’è ridotta l’Italia liberata (e quella da liberare sarà ridotta anche peggio): le strade, le comunicazioni, i mulini, i campi, le scuole, gli ospedali, tutto distrutto o quasi. Gran parte della popolazione combatte ogni giorno colla fame e col freddo: il problema politico più urgente per ogni cittadino italiano è quello di trovare ogni giorno un po’ di rape e di zucche per sfamarsi (…).

 

10 ottobre: i partigiani liberano la città di Alba (Cn). Nasce una repubblica che resisterà fino al 2 novembre. Tra i primi provvedimenti presi dal governo partigiano vi è la ricostruzione dei sindacati.

Bologna, costituita una commissione provvisoria che ha il compito di ricostruire la Camera del Lavoro. E’ composta dai comunisti Paolo Betti, Agostino Ottani e Giorgio Volpi; dai socialisti Giuseppe Bentivogli, Ottorino Guidi e Giuseppe Gotellini; dal democristiano Angelo Salizzoni (a cui si aggiungeranno altri due rappresentanti della DC); dal repubblicano Umberto Pagani, da un azionista e da Clodoveo Bonazzi, già segretario della vecchia Camera del Lavoro. Viene deciso il testo di un comunicato che annuncia la ricostituzione della Camera del Lavoro, la riorganizzazione immediata di una serie di federazioni di mestiere e di comitati di categoria e la composizione unitaria dei comitati esecutivi provvisori.

Rimini, la Camera del Lavoro apre una sede provvisoria nei locali dell’Hotel Cavour. E’ costituito un ufficio che ha il compito di raccogliere le iscrizioni e di redigere gli elenchi, che saranno poi utilizzati dall’Autorità militare di governo per la precettazione e il reclutamento degli operai, da impiegare in opere civili e militari.

Argelato (Bo), i fascisti seviziano e uccidono quattro giovani - uno di 15 anni - accusati di essere partigiani

 

11 – 18 ottobre: a Reggio Emilia, Parma e Piacenza le organizzazioni patriottiche organizzano la Settimana del Partigiano. Vengono raccolti, grazie al sostegno e alla solidarietà della popolazione, denaro, indumenti e generi alimentari.

11 ottobre: Emilia Romagna, il triumvirato insurrezionale del Pci invia ai comunisti forlivesi una lettera con la quale si sollecita la creazione di organismi sindacali e nella quale sono contenute alcune importanti considerazioni sul lavoro in corso e sul dibattito riguardante la pariteticità delle diverse correnti e dei rapporti organizzativi tra operai e contadini.

 

13 ottobre: Alfonsine (Ra), una decisa manifestazione di donne costringe i tedeschi a rilasciare tre arrestati. il giorno successivo un’analoga mobilitazione avviene a Fusignano. I giovani fermati sono rilasciati, ma nove donne sono arrestate dai fascisti e rilasciate alcuni giorni dopo. Altre restano ferite dai colpi d’arma da fuoco sparati da militi fascisti.

Roma, Di Vittorio, Grandi e Lizzadri firmano un accordo con la Confindustria per l’erogazione di una indennità straordinaria di contingenza ai lavoratori dell’industria.

Negli stessi giorni giunge in visita nell'Italia liberata una delegazione dei sindacati sovietici.

Milano, fucilati quattro militi della Brigata nera Aldo Resega, colpevoli di "reati comuni contro il patrimonio, compiuti ripetutamente e abusando delle funzioni di comando di cui erano investiti"


14 ottobreCalestano (Parma), un bombardamento aereo colpisce un rifugio: 11 vittime

 

15 ottobre: Ortucchio (L'Aquila), una manifestazione di contadini che occupano terre incolte (fra le quali  un appezzamento del principe Torlonia), è stroncata da carabinieri e guardie campestri che aprono il fuoco, provocando 2 morti (fra i quali Domenico Spera, militante del Pci), 4 feriti gravi e molti altri più lievemente.

Budrio (BO), i partigiani assaltano il municipio bruciando i registri di leva e le liste dell’anagrafe. Fallisce invece la manifestazione popolare che doveva avere luogo in coincidenza con l’azione nella sede comunale.

Villamarzano (Rovigo), militi della Rsi, comandati da ufficiali tedeschi, uccidono per rappresaglia 44 tra civili e partigiani. L'eccidio è compiuto da reparti della 19° Brigata Nera e da truppe tedesche

 

17 ottobre: in provincia di Reggio Emilia il comitato provinciale di difesa dei contadini e quello d’agitazione sindacale mobilitano i lavoratori della terra in coincidenza con i lavori di vendemmia e di produzione del vino. In particolare vengono chieste “£. 7 l’ora per uomini e donne per i lavori di vendemmia; L. 10 all’ora per i lavori di cantina”.

 

18 ottobre: i Comitati di agitazione contadina di Medicina e Castelguelfo, in provincia di Bologna, elaborano un capitolato colonico, contenente nuove norme e riparti per il contratto di mezzadria. Il patto colonico dei contadini di Medicina e Castelguelfo diventa la base rivendicativa e d’azione dei mezzadri in tutti i comuni della pianura bolognese. Anche nell’imolese è elaborato e rivendicato un nuovo capitolato colonico.

"(...) Il nuovo patto mezzadrile - ispirato alle conquiste pattuite nell'ottobre del 1920, al termine della lunga vertenza agraria di quell'anno e teso al risarcimento per la sottrazione di forza lavoro alla famiglia mezzadra, causato dai richiami dei figli per servizio militare o dalla partecipazione volontaria alla lotta partigiana - rivendicava fondamentalmente un più elevato riparto del prodotto a favore della famiglia lavoratrice: dal 50 al 60-65% a seconda dei prodotti granari e industriali. Il nuovo contratto per i compartecipanti esigeva sostanzialmente l'aumento del compenso, generalmente in natura, a favore del lavoratore, dal 33 al 35-50% a seconda dei prodotti coltivati. Tali innovative piattaforme sindacali vennero denominate, la prima Patto colonico dei contadini di Medicina e Castelguelfo e, la seconda, Patto compartecipanti. A Castelguelfo e Medicina attorno alle due nuove proposte contrattuali si realizzò una buona mobilitazione di mezzadri e di compartecipanti che conseguirono numerosi riconoscimenti da parte di proprietari concedenti terreni a mezzadria ed a compartecipazione dell'agro. I due patti, da contratti locali, dopo esser stati fatti propri dai Cln dei due comuni, dai partiti comunista e socialista cland4estini e poi dalla risorta Federazione provinciale dei lavoratori della terra, divennero la base di un'azione più generale. Furono largamente diffusi tra i contadini e proposti ai proprietari in vari altri comuni del bolognese ed anche in altre province. In molti casi vennero già applicati prima dell'aprile 1945 (e furono la premessa di rivendicazione dell'immediato dopoguerra) (...)" (Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di liberazione nel bolognese - Anpi Bologna 1998)


19 ottobre: Palermo, l'esercito spara sulla folla che protesta per la scarsità dei rifornimenti alimentari. Il bilancio è di 24 morti e 150 feriti.

Roma, il governo, su proposta del ministro comunista dell’Agricoltura Fausto Gullo, emana nuove norme per la definizione delle quote di riparto dei contratti a mezzadria e la concessione a gruppi di contadini associati in cooperativa di terre incolte o mal coltivate o sequestrate ai fascisti. Questi provvedimenti, noti come decreti Gullo, costituiranno un punto di riferimento per i successivi dibattiti sulla riforma agraria.


20 ottobre: le truppe sovietiche entrano in Belgrado.

Cesena è liberata.

Gli alleati liberano Gaggio Montano, nell'Appennino bolognese

Milano, durante un bombardamento viene colpita la scuola elementare Francesco Crispi di Gorla: muoiono 200 bambini, 14 insegnanti e 2 bidelli.

 

22 ottobre: Milano, i servizi segreti della RSI varano un piano che prevede l’infiltrazione, do­po la prevedibile sconfitta, nei partiti e nelle organizzazioni antifa­sciste.

Reggio Emilia, una squadra di sappisti entra negli uffici della sezione provinciale della zootecnia, distruggendo tutto il carteggio relativo all’organizzazione del conferimento del bestiame.

 

25 ottobre: Milano, il comandante delle SS in Italia, generale Karl Wolff, compie un tentativo presso il cardinale di Torino, Maurilio Fossati per stabilire un contatto con i comandi parti­giani allo scopo di avviare trattative in vista del ritiro delle truppe tedesche dall'Italia.

Lo stesso giorno Alfredo Pizzoni e Leo Valiani compiono una missione in Svizzera dove incontrano rappresentanti dei servizi segreti alleati per preparare una successiva missione del CLNAI a Roma.

 

26 ottobre: Leyte (Filippine), si conclude, dopo tre giorni di combattimenti, la più grande battaglia navale della storia. La flotta americana affonda il 60% di quella giapponese.

Milano, nella sede clandestina della Dc in corso di porta Vercellina, durante una riunione vengono arrestati Enrico Mattei, Pier Maria Annoni, Giorgio Balladore Pallieri, Mario Ferrari Aggradi, Piero Mentasti

Massalombarda (Ra), formazioni sappiste, sostenute dalla popolazione, assaltano la Casa del Fascio, asportando tutto il trasportabile senza che vi sia alcuna reazione fascista.

 

27 ottobre: Pieve di Cento (Bo), dopo che il Cln ha invitato i macellai a vendere la carne a 30 lire al chilo, la vendita, con l’appoggio dei fascisti, viene sospesa in tutte le macellerie. Le organizzazioni clandestine preparano un’immediata manifestazione di protesta. Centocinquanta donne bloccano all’ingresso del paese i conferenti e prelevano il latte per distribuirlo alla popolazione. I tedeschi intervengono a sostegno dei fascisti, ma non riescono a impedire la manifestazione e il soccorso che le donne danno a un centinaio di rastrellati affamati.

Bologna, in tutto il bolognese, dove le operazioni di mietitura del riso sono in ritardo a causa delle agitazioni di fine estate e degli allagamenti e delle rotture degli argini operate dai tedeschi per opporre un ulteriore ostacolo alla presumibile avanzata alleata, si sviluppa una forte agitazione dei lavoratori delle risaie. Miglioramenti salariali sono ottenuti da mondine e portantini a Bentivoglio, Minerbio, San Pietro in Casale, Baricella, Malalbergo, Galliera.

Emilia Romagna, continuano in tutta la regione le azioni combinate di partigiani e contadini contro le razzie di bestiame e per la salvaguardia dei prodotti agricoli necessari alla popolazione. Numerosi contadini associati del modenese e del reggiano decidono di non consegnare, come abitudine, le forme di grana per la stagionatura ad un unico magazzino, ma di trattenerle. In altri casi le forme già ammassate nei caseifici sono decentrate nei singoli produttori di latte.

Piacenza, il gruppo RDB, proprietario di diverse fornaci, inizia licenziamenti in massa dei lavoratori con l’intenzione di arrivare alla chiusura degli stabilimenti così come già ha fatto a Cortemaggiore (200 addetti). I lavoratori organizzano dei Comitati d’agitazione che – sostenuti dal CLN piacentino – riescono a impedire la chiusura e a ottenere migliori condizioni salariali.


31 ottobre: Roma, da una costola della Democrazia Cristiana, nasce la Confederazione nazionale dei coltivatori diretti, come organizzazione sindacale staccata dal sindacato unitario CGdL. Segretario è nominato Paolo Bonomi.


Ottobre:Imola, Amedeo Darchini viene incaricato dal CLN locale di ricostruire la Camera del Lavoro.

Imola, braccianti e compartecipanti di Sesto Imolese, Spezzate, Sassatelli e Osteriola assumono in proprio la conduzione della terra – precedentemente lavorata in terzieria – di alcuni poderi e tenute dando vita ad una forma cooperativa. In autunno e primavera questa esperienza si estenderà anche ad Alfonsine, Massalombarda, Conselice e Lavezzola.

Licata (Agrigento), nel corso di una manifestazione di contadini, i carabinieri aprono il fuoco uccidendone 2, ferendone 19 e ne denunciano altri 80.

 

Novembre: l’aviazione statunitense, forte dei nuovi bombardieri B29, bombarda a tappeto i centri industriali del Giappone.

Roma, si forma il Gruppo Onore, collegato alla RSI. Ne fanno parte Anto­nio Tony Gonizzi, Florido Adami, Elda Norchi, l’ex federale di Roma Ratti, Ales­sandro Chiavolini già membro della segreteria di Mussolini, l’ex federale di Viterbo Amicucci fratello dell’ex di­rettore del Corriere della Sera, Ermanno. Gli appartenenti all’organizzazione agi­vano infiltrandosi in movimenti legali o dietro sintomatiche sigle come il Grac (Gioventù romana anticomunista) particolarmente attiva nel quartiere Prati. Il gruppo si occupava an­che, con la complicità di alcuni uf­ficiali alleati, di traffico di armi e al commercio di autovet­ture rubate. Dell’inchiesta, che porta alla scoperta del gruppo, si occupa l’allora tenente dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Baricella (Bo), prima di iniziare il lavoro, le mondine e i portantini, grazie all'intervento del loro Comitato di difesa e agitazione, ottengono migliori condizioni salariali

Pesaro, comincia a uscire La Falce, Foglio dei contadini marchigiani. Il giornale riprende l'esperienza clandestina di Bandiera rossa, giornale del Pci e lancia un forte appello ai contadini per uscire dall'isolamento e dalla paura di rivendicare i loro diritti, riunendosi in leghe. Sui primi quattro numeri sono messe a fuoco le rivendicazioni contadine per il rinnovo del contratto colonico: spartizione dei prodotti al 60 e 40% (66 e 34 nei poderi sopra i 200 m. di altitudine); abolizione delle regalie, "avanzo di usanze feudali"; divisione del bestiame (qualora l'investimento sia avvenuto a metà) a 2/3 per il colono e 1/3 per il concedente; idem per l'allevamento del maiale; il proprietario deve provvedere a sue spese al rifornimento della legna per il fabbisogno della famiglia colonica qualora il fondo non ne fornisca il quantitativo sufficiente; attrezzi e macchine agricole a carico del concedente; concimi e anticrittogamici per 2/3 a carico del proprietario; tutelare il mezzadro contro le disdette in tronco.

Pesaro, si costituiscono l'Alleanza cooperative di consumo pesarese, la Cooperativa di consumo Babucce, la Cooperativa di consumo Ginestreto, la Cooperativa calzolai-affini Pesaro, la Cooperativa di consumo di Fano

 

3 novembre: Soliera (Mo), nel pomeriggio, sotto la protezione di squadre di partigiani, un folto gruppo di persone invade il municipio distruggendo i registri di leva e delle tasse.  La stessa cosa avviene nella Casa del Fascio. Manifestazioni avvengono anche nel bolognese a Marmorta di Molinella, San Giovanni in Persiceto e Sala Bolognese. Nei giorni successivi, in provincia di Modena, le organizzazioni clandestine organizzano manifestazioni a San Prospero, Montese e Campogalliano.

 

6 novembre: Il Cairo (Egitto), militanti ebraici della banda Stern uccidono lord Moyne, ministro britannico residente in Medio Oriente. Winston Churchill, di cui Moyne era intimo amico, commenta: “Se il sionismo che sognavamo svanirà insieme al fumo di pistole assassine, e i nostri sforzi per assicurargli un futuro produrranno solo un nuovo assortimento di banditi degni della Germania nazista, molti saranno indotti come me a riesaminare un atteggiamento mantenuto finora con grande coerenza”.

 

7 novembre: Washington, Franklin Delano Roosevelt è eletto per la quarta volta presidente degli Stati Uniti.

Bologna, nei pressi di Porta Lame si combatte la più grande battaglia cittadina della guerra di liberazione. Formazioni partigiane, già concentrate in città in previsione del presunto imminente attacco alleato, sono attaccate dai nazifascisti. Asserragliati nei locali del Macello, i partigiani combattono per l’intera giornata contro le soverchianti forze nemiche, riuscendo poi a sottrarsi all’accerchiamento.

 

8 novembre: Bologna, l’Unione agricoltori annuncia, nel tentativo di arginare le agitazioni nelle campagne, la proroga del patto colonico in corso anche per l’anno agrario 1944-45. La Federazione provinciale dei lavoratori della terra chiede un adeguamento del Patto alle drammatiche condizioni di vita imposte dalla guerra e su questa piattaforma i comitati clandestini dei braccianti e dei contadini sviluppano l’agitazione di consistenti gruppi di mezzadri, coloni, compartecipanti e salariati fissi.

Rimini, lettera della Camera del Lavoro al sindaco: “Riunendo la rappresentanza dei ferrovieri si è discusso circa un argomento della massima importanza: la ricostruzione delle Officine Ferroviarie. E’ inutile che s’illustri l’importanza grandissima (…) che può avere per la vita economica della città; infatti il numero delle famiglie che trovano sostentamento in essa si aggira attorno alle 800. Il Comitato sindacale ha ravvisato l’opportunità che questa amministrazione comunale si adoperi (…) per intraprendere i lavori di restauro (…).

Parma, incursione aerea alleata sulla periferia nord: 26 vittime

 

9 novembre: Forlì è liberata. La situazione nella provincia è estremamente grave. Nel settore agricolo manca tutto: la semina era stata parziale per la mancanza di sementi né trattori, gli animali da tiro erano stati razziati, manca la nafta ed è difficile garantire l’alimentazione. Il CLN deve fronteggiare il grave problema del mercato nero, della mancanza di cereali, legumi, zucchero, sali, grassi e medicinali.  Complesse anche le difficoltà di riavviare la produzione industriale. Non è possibile riaprire l’Eridania, mentre la Mangelli riapre parzialmente – occupando 600 persone – dopo il recupero dei macchinari nascosti nelle campagne. Riattivata la centrale elettrica: “la Direzione della Società, appoggiata dal CLN aziendale e dalla Commissione interna è riuscita a superare difficoltà che sembravano insormontabili”.

Rimini, ricostituita ufficialmente la Camera del Lavoro, da cui dipendono tutte le Camere del circondario. Segretari camerali sono eletti il comunista Walter Ceccaroni, il democristiano Adriano Vandi, il repubblicano Gino Muccioli e il socialista Luigi del Prete. Tra i suoi primi compiti la riorganizzazione delle liste dei lavoratori, stante anche la necessità del comando militare alleato di assumere alle sue dipendenze manodopera da impiegare per lavori ad opere civili e militari nel territorio riminese. Alla fine del 1945 gli iscritti sono 44.900. alla fine del 1946 saranno 80.000.

 

10 novembre: Roma, in un intervista all’Avanti, Mauro Scoccimarro parla dei conflitti all’interno del governo sui provvedimenti di epurazione. Le parole dell’esponente comunista segnano l’inizio di un aspro conflitto che sfocerà nella crisi del governo Bonomi. La crisi arriverà il 25 novem­bre annunciata il giorno precedente da un violento scontro tra Togliatti e Bonomi durante una riunione del Consiglio dei ministri e dopo che l’ammiraglio De Courten aveva minac­ciato una sorta di ammutinamento della Ma­rina, in piena guerra, per protestare contro l’epurazione. Lo scontro non si attenua e Bonomi è costretto a presentare le proprie dimis­sioni. La crisi si risolverà il 7 di­cembre con la formazione di un nuovo gabinetto Bonomi. Dei partiti di sinistra solo il Pci ne farà parte.

Bologna, ricostituita, in clandestinità, la Camera del Lavoro sulla base del patto unitario di Roma con l’adesione delle correnti sindacali prefasciste. Parallelamente alla ricostituzione della Camera del lavoro si riorganizzano alcune Federazioni di mestiere (Metallurgici, Muratori, Fornaciai) e vari Comitati di categoria (Falegnami, Ferrovieri, Tranvieri, Ferrovieri secondari, Trasporti, Arte bianca, Lavoratori del libro e tipografi, Calzolai, Gasisti e Postelegrafonici). Nella stessa seduta è redatto il manifesto sul “Mal tolto”, in cui si chiede la restituzione del patrimonio delle organizzazioni sindacali e cooperative, espropriato con la forza dai fascisti (Case del Popolo, Cooperative di consumo, di produzione, agricole, affittanze collettive, aziende, macchine, cantine sociali).

Reggio Emilia, squadre di sappisti inducono 800 operai della TODT ad abbandonare il lavoro di scavo delle fosse anticarro. Di queste azioni ne verranno compiute molte altre.


12 – 19 novembre: a Parma e Modena è indetta la Settimana del partigiano. Raccolti tra la popolazione denaro, vestiario, cibo e viene intensificata l’opera di propaganda.


13 novembre: il comandante delle forze alleate in Italia, generale Alexander, con un radiomessaggio, invita le formazioni partigiane a cessare le operazioni organizzate su vasta scala e di porsi sulla difensiva in attesa della ripresa, in primavera, delle operazioni militari alleate. Il proclama di Alexander creerà notevole confusione e scoraggiamento tra le formazioni partigiane e solo l’intervento successivo del comando del Corpo volontari della Libertà scongiurerà lo smantellamento delle formazioni.

Radio Italia combatte diffonde il testo del proclama del generale Alexander con il quale si invita i partigiani a “cessare le operazioni organizzate su larga scala”. Si chiude così, dopo che gli alleati hanno liberato la quasi intera provincia di Forlì, la prospettiva di un’immediata liberazione dell’intera Emilia Romagna. La stabilizzazione del fronte apre la fase più dura della lotta di liberazione. In tutto l’Appennino e fino alla pianura forlivese e imolese, le distruzioni, i saccheggi e le violenze dei nazifastisti hanno creato una situazione drammatica. Le rappresaglie antipartigiane si intensificano così come i tentativi di incitare la popolazione alla delazione. E’ in questo clima che Giuseppe Dozza scrive uno dei più implacabili incitamenti alla ribellione contro i tedeschi: Risposta al comandante tedesco. Il proclama, traendo forza dalla ripetuta espressione di “odio mortale”, incita alla lotta all’ultimo sangue, senza compromessi e cedimenti.

Santerno (Ra), un sappista elimina un soldato tedesco sulle rive del Lamone. Immediatamente un reparto nazista preleva dieci ostaggi e inizia la loro impiccagione. La pronta reazione delle donne del luogo impedisce che le impiccagioni continuino dopo che tre ostaggi erano stati già eliminati.

Milano, è imposta la serrata di alcuni stabilimenti industriali, fra i quali la Marelli, la Caproni e la Falk. Gli operai rispondono con uno sciopero. 186 lavoratori della Pirelli vengono arrestati e deportati in Germania.

 

14 novembre: Roma, l’ammiraglio Raffaele De Courten presenta le proprie dimissioni da ministro della Marina per i contrasti che lo hanno ripetutamente contrapposto a Scoccimarro sui provvedimenti di epurazione da prendere nei confronti degli appa­rati statali. In precedenza aveva minacciato, dopo duri scontri in aula con Nenni, di “far scendere a terra tutti gli equipaggi della flotta se l’epurazione continua” (OSS 105952.11.44). Lo stesso Pio XII accusa il ministro Sforza di eccessiva severità nella conduzione dell’epurazione (OSS 86500/12345-L 49975, 9.12.44).

I partigiani irrompono nei cantieri per la costruzione di fortificazioni della Todt a Barchetta di Campogalliano (MO) e Santa Croce di Carpi, provocando l’abbandono del lavoro da parte degli operai. La stessa cosa avviene nei giorni successivi a Quartirolo e San Biagio.

 

15 novembre: Bologna, nuovo violento scontro, nella zona di piazza dell’Unità nel quartiere Bolognina, tra nazifascisti e partigiani.

Il triumvirato insurrezionale comunista dell’Emilia Romagna diffonde una nota sul proclama Alexander che, invitando a tralasciare le recriminazioni, traccia le linee di una reazione popolare e delle forme della continuazione – così come verrà poi fatto proprio dal CLN nazionale con la risposta ad Alexander scritta da Luigi Longo – della lotta partigiana. Particolare attenzione è rivolta al lavoro di agitazione e organizzazione che dovranno svolgere le organizzazioni clandestine di massa e alla definizione di piattaforme rivendicative da parte degli organismi e dei comitati sindacali.

Forlì, ricostituita la Camera del Lavoro. Il 5 dicembre il Governatore alleato delibera lo sciogliemmo della Camera del Lavoro che, comunque, continua ad operare. Il problema più urgente che deve affrontare riguarda il costo della vita. E’ così istituita una tariffa base per le varie categorie di lavoratori, che però non coincide con quella già stabilita dagli alleati. Ciò acuì ulteriormente la tensione. Su questa falsariga vengono impostati anche i rinnovi dei patti colonici.

Ponte Ronca di Zola Predosa (Bo), numerose donne manifestano chiedendo generi alimentari e per impedire che il grano immagazzinato sia portato altrove.

Parma, assaltati da un folto gruppo di donne e uomini alcuni carri ferroviari, fermi in stazione, carichi di viveri e carbone.

San Remo (Im), durante uno dei rastrellamenti più drammatici che la città dovette subire, nella frazione di San Romolo sono fucilati, dopo essere stati turturati, cinque partigiani. La violenza nazifascista si accanì anche contro cinque lavoratori della funivia, tra cui alcuni padri di famiglia, che furono presi prigionieri e portati via. I loro corpi martoriati dalle torture, dopo la fucilazione, vennero gettati in mare. Un'altro ostaggio sarà fucilato due giorni dopo a Santa Tecla

 

16 novembre: Roma, il Luogotenente del Regno, Umberto di Savoia, scioglie, per ordine degli alleati il SIM (Servizio Informazioni Militari). Nasce un nuovo servizio di controspionaggio italiano, gestito integralmente dall'OSS attraverso James Angleton, Carmel Offie, Henry Tasca, Earl Brennan, che continueranno ad esercitare un'influenza decisiva sulla politica italiana per decenni. Tali servizi opereranno in condizioni di subalternità totale anche dopo lo scioglimento dei servizi segreti strategici USA (l’OSS sarà sciolto il 20.9.1945 e sostituito dal SSU e dal CIG, Central Intelligence Group  ndr), ben oltre la firma di pace, e anche molto al di la della nascita della Cia (15.9.1947, ndr). L'Italia otterrà la possibilità di avere propri servizi segreti solo con la formazione del Sifar (Servizio Informazioni Forze Armate), il 1° settembre 1949, nel quadro della adesione italiana alla Nato

Guastalla (Re), gappisti uccidono 9 vaccine dirette al raduno di Guastalla e ne distribuiscono la carne alla popolazione. Con queste azioni vengono sventati molti raduni e contemporaneamente si assiste la popolazione affamata.

 

17 novembre: Coiro Canavese (Piemonte), passati per le armi dai nazifascisti 33 partigiani. A Legoreccio (Re) ne sono giustiziati 24.


18 novembre: Bologna, scioperano gli operai della Manifattura Tabacchi chiedendo aumenti salariali e migliori condizioni di vita. Agitazioni anche all’Azienda tranviaria.

 

19 novembre: Mezzano (PR), una sessantina di donne protesta contro la mancata distribuzione di grassi.

Anche dove la protesta femminile non prende forme organizzate, l’opposizione ai nazifascisti è comunque ferma e decisa e si manifesta in tanti modi. Ne fa testo il Bollettino della GNR di Piacenza che denuncia “l’elemento femminile è quello che si accanisce in una propaganda quanto mai deleteria. I lunghi periodi di coda e di attesa nei rifugi portano le donne a malignare su tutto e su tutti, a travisare la realtà dei fatti e a considerare le voci assurde raccolte come emanazione di verità indiscutibili”.

Cavazzoli di Reggio Emilia, cinque uomini, abitanti di Pieve Modolena, sono torturati a Villa Cucchi, sede della milizia fascista e luogo di interrogatori e torture. Quattro vengono uccisi, uno riesce a fuggire durante il trasporto dei corpi che sono lasciati in un fosso in località Cavazzoli. Il massacro è compiuto da un gruppo di torturatori fascisti noti come la Banda Ferri.

Collecchio (Parma),  bombardamento alleato: 14 vittime civili


19 - 26 novembre: Appennino parmense, vasta operazione di rastrellamento da parte di tedeschi e repubblichini. Setacciate le valli dell'Enza, del Parma e del Baganza. L'accerchiamento si chiude intorno al massiccio del Caio: cadono nei combattimenti un centinaio di partigiani

 

20 novembre: Caserta, i servizi statunitensi elaborano un documento di estremo interesse: si tratta di una lettera personale di De Gasperi (non si sa se scritta di­rettamente dal QG dell’OSS o destinata a terzi e intercettata ndr) che contiene un utile schema delle posizioni della DC. Ecco la sintesi elaborata dall’OSS:
“La DC è debole nel movimento sindacale. Per rafforzarla occorre ten­tare una Federa­zione di piccoli proprietari. La collaborazione inconfessabile con socialisti e comunisti danneggia l’immagine pro­pagandistica del partito.
Il vero motivo della crisi del gabinetto Bonomi è la questione istituzio­nale.
La maggioranza dei posti di governo è in mano alla sinistra.
Di 9 giornali romani solo uno è favorevole alla monarchia, 3 o 4 sono decisa­mente contrari.
La monarchia non ha guadagnato terreno né come istituzione né come forma di go­verno.
Nenni insiste che la DC tolga ogni speranza ai monarchici dichiaran­dosi repub­blicana.
La maggioranza del popolo italiano è per la repubblica.
Ci vorrà molto tempo prima che il PSI si liberi dalla tutela comunista.
I comunisti sono ben organizzati, hanno fondi, leader e 100-200 mila partigiani al nord.
Gli alleati temono un colpo di stato a Milano e Torino. E’ invece proba­bile che i comu­nisti pensino soprattutto ad accaparrarsi più posti pos­sibile per esercitare una seria ipoteca sul futuro governo.
I comunisti tentano di instaurare una dittatura sotto forme democratiche.
La leadership della DC dovrebbe tornare a don Sturzo”
(OSS L 48845).

 

21 novembre: Palermo, da un rapporto del console generale statunitense, Alfred T. Ne­ster al se­gretario di Stato: “Meeting of Maffia leader’s with general Giuseppe Ca­stellano and for­mation of group favoring autonomy - .Signore, ho l’onore di infor­marla che il 18 novembre il gene­rate Castellano, insieme ai capi della Maffia, presente Calogero Vizzini, si è incon­trato con Virgilio Nasi, capo della nota famiglia di Trapani, e gli ha offerto di assumere la direzione del Movimento per l'autonomia siciliana, appoggiato dalla Maffìa (…) Il generale Castellano (…) ha stretto contatti con i capi maffia e li ha incontrati in più occasioni. Come già riferito nel mio di­spaccio n. 65 dei 18.11.44, membri importanti della Maffia si sono incontrati a Palermo e uno dei risultati di questi incontri è stato di chiedere a Virgilio Nasi di Trapani di mettersi alta testa dei movimento, con l’obiettivo di diventare alto com­missario per la Sicilia (…) (citato in Relazione Commissione Stragi).

Galliera (BO), esce il primo numero clandestino di Battaglia, giornale di agitazione operaia.

Torino, scioperano i lavoratori della Fiat Lingotto e Mirafiori, seguiti nei giorni successivi (28 e 29 novembre) da altri stabilimenti cittadini: Fiat materiale Ferroviario, Fiat Spa, Fiat Ferriere, Fiat Grandi Motori, Aeritalia, Riv, Dubosch, Venchi Unica, Snia Viscosa, Capamianto, Tubi Metallici, Ambra, Fiat Accieierie, Cimat, Rasetti, Viberti, Lancia, Ceat, Nebiolo, Westinghouse.

 

22 novembre: Genova, organizzati una serie di scioperi che coinvolgono numerosi lavoratori.

 

23 novembre: proclamato uno sciopero generale a Torino e nel biellese. Le lotte per rivendicazioni economiche si accompagnano alla lotta contro le requisizioni tedesche.

 

24 novembre: Milano, partono scioperi in alcune aziende fra cui Falck e Caproni, dove il comando germanico attua la serrata.


25 novembre: Roma, si dimette il governo Bonomi.

Cornalba (Bg), giustiziati dai nazifascisti 15 partigiani.

 

27 novembre: Bologna, il CLN diffonde un appello agli industriali e agli agrari nel quale si legge, tra l’altro: “in qualità di organo di potere, legittimo rappresentante del governo democratico, invitiamo gli industriali, gli agricoltori e tutti i datori di lavoro perché, al di sopra di ogni egoismo di classe, diano prova concreta del loro patriottismo sopperendo con vivo senso di doverosa solidarietà ai bisogni delle masse operaie e contadine, fornendo loro un congruo anticipo di denaro, distribuendo viveri, combustibili ed indumenti di cui dispongono oltre il necessario (…) coloro che ancora una volta fossero sordi al nostro richiamo ed al loro dovere non sperino di sottrarsi alla giusta sanzione”.

Analoghe iniziative sono prese anche nella altre province, generando anche un movimento rivendicativo che si amplierà durante tutto il periodo nel quale continuerà l’occupazione nazifascista.

Ravenna, eccidio di Madonna dell’Albero. Sono 56 le vittime civili.

Blessaglia di Pramaggiore (Ve), i nazisti impiccano, dopo averli seviziati e torturati, cinque partigiani. Un sesto, caduto sotto le raffiche dei mitra al momento della cattura, è pure lui appeso ad un ramo

 

28 novembre: Bergamo, entrano in sciopero i lavoratori della Dalmine.


29 novembre: Berna, il segretario dell'arcivescovo Schuster, don Giuseppe Bicchierai, si incontracon il responsabile dell’Oss  in Europa, Allen Dulles, e gli consegna un piano per il ritiro da Milano dei tedeschi, senza che il loro ripiegamento venga ostacolato dai partigiani, ottenendo in cambio la mancata distruzione degli impianti industriali

 

30 novembre: Bologna, esce il primo numero di Compagna, giornale dei gruppi femminili aderenti al Psiup. A San Pietro in Casale escono La Fiaccola, giornale di agitazione operaia e Lavori forzati, giornale diretto ai lavoratori della Todt.Torino,

Biella e Vigevano entrano in sciopero i lavoratori dell’industria che reclamano viveri e carbone per il riscaldamento.

 

Novembre: Reggio Emilia, la Democrazia Cristiana da indicazione ai delegati sindacali di costituire le Unioni del Lavoro per portare nella CGIL l’espressione cristiana, il pensiero, gli studi, le spinte sociali, la giustizia e la concezione dei cristiani nell’unica organizzazione sindacale.

Roma, un decreto luogotenenziale concede finanziamenti per 24 miliardi a 222 imprese, con decorrenza dal gennaio 1945.

 

2 dicembre: muore di infarto a Bellagio (Co) Tommaso Marinetti. Negli ultimi mesi di vita scrive il saggio autobiografico La grande Milano tradizionale e futurista. Pochi giorni dopo si svolgono a Milano i funerali solenni con un grande concorso di cittadini che accompagnano il poeta fino al Cimitero Monumentale dove viene sepolto. Interpretando questo episodio come un omaggio al fascismo da parte della città, Mussolini decide di tenere il 16 dicembre al Teatro Lirico quello che sarà il suo ultimo comizio politico

Portofino (Ge), uccise 22 persone prelevate dal carcere genovese di Marassi. I loro corpi zavorrati con pietre sono legati col filo spinato e gettati in mare. Il massacro è compiuto da uomini delle SS, sotto il comando di Siegfried Engel


3 dicembre: Pesaro, si riunisce la Lega contadina di Cantiano. Deciso all'unanimità di non consegnare ai padroni le regalie per le feste natalizie, ma di venderle alla neo costituita Cooperativa del popolo. Si afferma la necessità di rivedere i patti colonici.

 

4 dicembre: Ravenna, la 28a brigata Garibaldi, guidata da Arrigo Boldrini (Bulow), libera la città


5 dicembre: Lama di Ravarano (Parma), attacco tedesco a sorpresa:  catturati sei componenti delle famiglie contadine Bernini e Rossi con quattro altri partigiani della 12.a Garibaldi. Saranno fucilati a Cassio due giorni dopo.

 

7 dicembre: Milano, una delegazione del ClnaI – composta da Pizzoni, Parri, Paietta e Sogno – firma un accordo con gli alleati. Quest’ultimi offrono alla Resistenza italiana un sostanzioso sostegno militare e finanziario in cambio dell’assicurazione del totale smantellamento delle formazioni a liberazione avvenuta e del pieno riconoscimento dell’autorità degli alleati e del governo da questi riconosciuto.

 

8 dicembre: Stati Uniti, nel corso di una conferenza al Chicago Council on Foreign relations, il segretario agli Interni e capo della Petroleum Administration of war delinea la strategia futura per lo sfruttamento delle risorse petrolifere nei paesi stranieri a favore degli interessi nazionali americani, affermando che "l’accesso alle risorse petrolifere” deve essere realizzato attraverso “un sistema di libera impresa privata”.

Gli alleati entrano in Fontanelice, nell’Appennino imolese, poi il fronte si assesta a Borgo Tossignano.

 

9 dicembre: Riminilettera della Camera del Lavoro alla Giunta comunale: “Con l’approssimarsi dell’inverno si fa presente (…) la situazione gravissima nella quale la classe operaia del riminese si viene a trovare. Nelle liste dell’Ufficio di collocamento ai trovano a tutt’oggi oltre 850 operai (…) di ambo i sessi i quali sono tutti senza lavoro. Note le condizioni gravissime in cui versa la popolazione, i bisogni impellenti che si trova costretta a soddisfare, il rialzo dei prezzi, si prega (…) voler considerare questo, che è il problema più urgente, in tutta la sua gravità e di trovare una soluzione (…). Si ritorna sull’importanza di questo problema che, in caso non abbia la soluzione dovuta, può portare a conseguenze imprevedute quanto gravi”. Numerosi lavoratori saranno impiegati nello sgombero delle macerie, ma questa soluzione riguarderà solo i lavoratori della città, escludendo completamente quelli della terra. Uno dei primi atti della ricostituita Camera del Lavoro è l’intensificazione della lotta al mercato nero. A tale scopo la CdL ottiene dal Cln il controllo di rifornimenti alimentari, tramite un apposito ufficio retto da una commissione formata da delegati dei vari sindacati di categoria.

 

10 dicembre: Roma, la Cgil presenta al governo un promemoria con la richiesta della tredicesima mensilità anche per i lavoratori agricoli


11 dicembre: Pesaro riunita la Lega dei contadini di Villa Fastiggi. Si definisce una piattaforma di richieste: 1. il governo deve indire al più presto le elezioni amministrative. 2. Il padrone deve acquistare il bestiame nella quantità preesistente senza partecipazione di spesa del colono. 3. Ripartizione 2/5 al proprietario 3/5 al colono "considerata l'eccezionale situazione della vallata del Foglia". 4. "Dovendo i contadini andare in città per portare il latte, essendo privi di indumenti, scarpe, pneumatici per biciclette ecc., chiedono che il proprietario contribuisca alle spese che appunto questa necessità di andare ogni giorno in città comporta"

 

12 dicembre: Roma, nasce il nuovo governo Bonomi composto da democristiani, comunisti, liberali, democrazia del lavoro. Socialisti e azionisti si rifiutano di farne parte.

 

13 dicembre: primo convegno nazionale dei lavoratori agricoli delle regioni liberate.

 

14 – 23 dicembre: Bologna, un centinaio persone, prelevate nel carcere di San Giovanni in monte, sono fucilati per rappresaglia in località Sabbiuno, sui colli a sud della città.


15 dicembre: Parma, un'incursione aerea alleata provoca 5 morti e 15 feriti all’ingresso del cimitero della Villetta

Pesaroaccordo fra le federazioni di Pci e Psi per l'unità d'azione nella lotta di liberazione, per l'epurazione e per la lotta di classe

 

16 dicembre: Milano, adunata fascista al Teatro Lirico. Mussolini pronuncia il “discorso della riscossa”. Pone gli accenti sugli aspetti sociali della nuova repubblica fascista, annuncia la convocazione di un’assemblea costituente alla fine della guerra e il riconoscimento della libertà di espressione anche al di fuori del partito unico. E' questa l'ultima apparizione in pubblico del Duce.


17 dicembre: Milano, i fascisti arrestano Pietro Koch, per eccesso di torture praticate dalla sua banda nella "Villa Triste" di via Paolo Uccello, nella zona di San Siro. I componenti della banda erano stati arrestati già il 24 settembre

 

19 dicembre: Chiusa Pesio (Cuneo), uccisi per rappresaglia 14 civili, tra cui il magistrato Ferrero che aveva definito giuridicamente infondate le rappresaglie contro i renitenti di leva.

 

20 dicembre: Bologna, il coordinamento clandestino dei fittavoli afferma che i proprietari debbono, in conseguenza delle drammatiche condizioni di vita nelle campagne, abolire ogni onoranza a carico dei fittavoli e dei loro famigliari, rimborsare le rate percepite e non riscuotere i canoni d’affitto per l’annata 1943-44, rimborsare gli anticipi di garanzia e di vietare ai proprietari di ritenere scaduto il vincolo d’affitto fino a liberazione avvenuta. Le rivendicazioni vengono trasmesse all’esecutivo della Camera del Lavoro e fatte proprie e sostenute dalla federazione dei lavoratori della terra.

Pistoia, riprende ufficialmente l'attività della Camera del lavoro. L'iniziativa della ripresa del lavoro sindacale parte da Silvio Pedemonte, Silvio Bovani e Armando Valdesi, tutti dirigenti sindacali appartenenti al Partito Comunista Italiano; in seguito, ne fecero parte anche socialisti e democristiani. Sia i partiti che il Comitato di Liberazione Nazionale intendevano dare agli Alleati l'immagine di una provincia nella quale la riorganizzazione delle istituzioni statali e civili avvenisse sotto l'autorità dei rappresentanti del movimento di liberazione nazionale. Dall'organigramma risulta che l'attività della Camera del Lavoro era suddivisa nei tre grandi settori dell'industria, dell'agricoltura e del commercio. Già nel 1944 erano state costituite 12 sezioni sindacali e 6 sezioni camerali, con un totale di 2646 iscritti, di cui 420 impiegati. La provincia aveva subito gravissimi danni dalla guerra. Quasi tutte le aziende avevano registrato distruzioni per il 60% dei propri beni. Vi erano inoltre drammatici problemi di alimentazione, mercato nero, una disoccupazione che comprendeva alla fine del 1944 circa 8000 persone. La San Giorgio, la più grande concentrazione industriale pistoiese, aveva subito danni alle attrezzature per il 90%.  La ripresa vera e propria dell'attività sindacale avverrà all'inizio del 1945, con l'avvio delle lotte per gli adeguamenti salariali che portarono alla concessione da parte dell'ufficio provinciale del lavoro di un aumento di 18 lire giornaliere sulle paghe, retrodatato al 16.8.1944. I salari medi si aggiravano in quel periodo intorno alle 3.500 - 4.000 lire mensili

 

21 dicembre: Faenza, la città è libera da quattro giorni. Si ricostruisce la Camera del lavoro e il CLN designa a dirigerla il comunista Quinto Bartoli, il socialista Giuseppe Emiliani, il democristiano Fausto Dalpozzo, il repubblicano Armando Piraccini e l’azionista Zanasi. Segretario è nominato Quinto Bartoli. Tra i primi compiti da affrontare ci sono tutti i problemi legati alla ripresa della vita in una città semidistrutta, dove mancano completamente tutti i servizi, i viveri e il riscaldamento. In pochi mesi la Camera del Lavoro raggiunge gli 8.000 iscritti e in accordo con l’organizzazione provinciale vengono determinate le tariffe salariali e le prime normative che regolano i rapporti di lavoro.

 

23 dicembre: Bologna, escono La voce delle donne, organo dei Gruppi di difesa della donna e per l’assistenza ai combattenti della libertà. Vengono pubblicati anche Avanti-l’Unità e L’Unità-Avanti curati dalla giunta d’intesa del Pci e del Psiup regionali e La Punta, organo della gioventù democristiana.

 

26 dicembre: Roma, Bonomi firma un accordo con il ClnaI con il quale il governo riconosce lo stesso come “organo dei partiti antifascisti nel territorio occupato dal nemico” e al quale è affidato il compito di condurre la lotta contro fascisti e tedeschi.

 

27 dicembre: Roma, esce il primo numero dell’Uomo Qualunque fondato e diretto dal com­mediografo napoletano Guglielmo Giannini. Dal giornale prenderà il nome il movi­mento politico in cui confluiranno molti ex fascisti e antidemocratici uniti dall’avversione per la politica del CLN e la campagna di epurazione in corso.

Scandiano (Re), si formano in clandestinità i Gruppi di difesa della donna e i Comitati di difesa contadina.

Reggio Emilia, i mezzadri reggiani negano le tradizionali regalie natalizie ai proprietari, portandole invece alle proprie organizzazioni e alla Camera del lavoro. Ciò si ripeterà anche negli anni successivi.


Dicembre: Pesaroappello delle Leghe contadine per non portare le regalie natalizie ai padroni, ma di distribuirle alla popolazione. Gara di solidarietà dei contadini, particolarmente a Urbino, Schieti, Cantiano e Villa Fastiggi. Questa politica, voluta soprattutto dal Pci, mira  a sfatare il luogo comune cittadino dell'egoismo contadino (alimentato dalla guerra e dal ribaltamento della tradizionale gerarchia città/campagna), creando un fronte unico operai-contadini contro la proprietà.

Giuseppe Di Vittorio, e il Pci, conducono una battaglia per la soppressione degli Uffici del lavoro, costituiti per ragioni belliche, ma inutili e pericolosi in tempo di pace  e nelle zone liberate e liberamente amministrate. Di Vittorio rivendica la prerogativa del collocamento agli organismi sindacali.





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