1943: 1 agosto - 30 settembre


Agosto: Milano, il cardinale di Milano Ildefonso Schuster  pubblica Il Catechismo sul co­munismo, nel quale si indicano gli atteggiamenti e i comportamenti che i cattolici debbono te­nere nei confronti del marxismo.

 




1° agosto: Vigo di Fassa (Trento), nel corso di una manifestazione, la polizia apre il fuoco uccidendo un dimostrante e ferendone un secondo.

Nonostante il rientro nelle fabbriche, i lavoratori danno vita ad agitazioni e scendono in sciopero per rivendicazioni economiche e per modificare il regime interno di lavoro reclamando il riconoscimento delle Commissioni di fabbrica.

 

2 agosto: Milano, il Comitato delle opposizioni approva e diffonde un documento di sfiducia nei confronti del governo Badoglio.

In un documento segreto alleato, si rileva che in Sicilia vi è stato un incremento di “incontri politici nel corso dei quali si discutevano teorie politiche (non fasciste). Le due tendenze principali erano orientate verso un partito o movimento separatista che, in alcune località, veniva denominato Movimento per la Sicilia libera. Si stavano sviluppando due correnti ideologiche: l’una era favorevole alla separazione della Sicilia dall’Italia (…) l’altra era caratterizzata dall’idea di un sistema di governo unico per l’Italia nel quale la Sicilia si sarebbe inserita come uno Stato (federato)”.

Imola, sciopero per la pace alle Officine Orsa. Effettuati numerosi fermi ed arresti, due lavoratori sono condannati a 11 anni di carcere.

Bologna, liberati alcuni detenuti politici tra cui Cesare Gnudi, Massenzio Masia, Paolo Fabbri, Edoardo Volterra, Carlo Ludovico Raggianti, Mario Finzi, Giulio Vespignani.

 

3 agosto: inizialmente l’atteggiamento degli americani nei confronti della polizia ita­liana è di estrema diffidenza. In un rapporto del Cic sulle operazioni in Sicilia del 3 agosto (National Archives Washington RG 226, E174, box 14, folder 113) viene definita come un’organizzazione fascista che rappresentava un grave rischio per la sicu­rezza. Badoglio si prodigò per fornire il massimo di rassicurazioni e nelle sue pero­razioni incluse anche la Pai e l’Ovra. Quest’ultima, secondo il governo italiano, anche se costituita in funzione antifascista, con­centrava la propria opera contro e per la repressione del comunismo e per la difesa delle istituzioni statali e della mo­narchia (nota italiana del 16 agosto 1943, NAW RG331, 1000/143/1470). La nota del go­verno italiano ha un’importanza determinante per il riordino della polizia nel do­po­guerra, stabilendo che esistevano solo responsabilità individuali e singole devia­zioni all’interno di una struttura rimasta estranea al fascismo, negando al contempo ogni re­sponsabilità organizzativa, anche parziale, per i misfatti avvenuti durante il ventennio.

Washington, un documento del Foreign Nationalities Branch dell’Oss ricostruisce le colloca­zioni politiche all’interno della comunità italiana negli Stati Uniti. Vengono considerati di destra l’American for italian democracy, presieduto dal giudice Fer­dinando Pecora e al quale aderiscono i Sons of Italy, la potente organizzazione conservatrice, fondata nel 1904, forte di 500.000 iscritti e presieduta dal giudice Felix Forte di Boston. Tra gli iscritti troviamo alcuni nomi che poi diventeranno noti per il loro

lavoro in Italia: il reverendo Frank B. Gigliotti; Generoso Pope (proprieta­rio del quotidiano Progresso Italoamericano ndr), fascista, ma in­toccabile per i voti che porta al partito di Roosevelt nel distretto di New York; John C. Mon­tana di Buffalo; il giudice Felix Benvenga della Corte suprema di New York; Anthony Sava­rese; Charles Fama, massone e presidente del Consiglio medico della città di New York;  Ame­deo P. Giannini e il colonnello Charles Poletti.

Per quanto riguarda le sinistre, si legge nel documento: “i comunisti stanno isti­tuendo un blocco chiamato United Americans of Italian Origin for Uni­ted Nations Victory, per il quale cercarono l’appoggio di elementi di centro e persino di destra”. Il blocco è presieduto dal deputato Marcantonio, ma ha scarso seguito nella comu­nità. Al centro dello schieramento è collocata la Società Mazzini. La maggior parte degli iscritti aderiscono a Giustizia e Li­bertà e al PSI. Il Dipartimento di Stato vi re­cluta numerosi collaboratori. La Società Mazzini si presenta come “organizzazione di italiani contro il fascismo”, è presieduta dal liberale Max Ascoli (poi collaboratore di Rockfeller e del Dipartimento di Stato ndr), ma ispirata dall’ex ministro Carlo Sforza. Vice presidente è Alberto Cianca e segretario risulta il futuro amba­sciatore negli Usa, Alberto Tarchiani (nella foto insieme a Lussu). La Società non accetta l’iscrizione di comunisti. Ne fa parte anche Giuseppe Lupis, cognato di Serafino Romualdi. Quest’ultimo è un altro per­sonaggio che avrà un peso notevole nelle future questioni italiane. Socialista peru­gino, Romualdi emigra a New York all’indomani della Marcia su Roma. Diventa atti­vista dell’ILGWU, il sindacato dell’abbigliamento femminile. Lo troviamo poi tra gli organizzatori dell’Oss in Italia, poi rappresentante speciale in America latina dell’AFL (American federa­tion of labour), poi presidente dello IALC (Italian ameri­can labour council) e infine stretto collaboratore di Rockfeller e della CIA.

Roma, una delegazione del Comitato nazionale delle opposizioni, formata da Amendola, Bonomi, De Gasperi, Salvatorelli e Ruini, presenta a Badoglio un documento in cui si chiede l’immediata cessazione della guerra. Il giorno13 presenterà una nuova dichiarazione in cui si esprime preoccupazione per l’ingresso in Italia di truppe tedesche, e per il mancato ripristino di condizioni di libertà.

Roma, l’ambasciatore tedesco in Vaticano invia al ministero degli Esteri a Berlino il resoconto dei due discorsi tenuti, rispettivamente, da Pio XII e dal cardinale di Milano Idelfonso Schuster, il 13 giugno e nel marzo precedenti, ai fedeli. Il Papa aveva invitato i lavoratori a non prestare fede ai “falsi profeti [della] rivoluzione sociale”, condannando implicitamente gli scioperi del marzo 1943 quando gli operai avevano presentato “clamorosamente e con moti inconsulti le loro rivendicazioni”. Più esplicito, il cardinale di Milano aveva affermato: “Diciamo ai nostri diletti figli di stare bene in guardia e di non lasciarsi ingannare dagli emissari dell’ateismo, ricordando ancor troppo bene ciò che il bolscevismo ha fatto in Russia, in Ungheria, in Ispagna e dovunque è riuscito, anche per breve tempo, ad impadronirsi del potere. Questo dal punto di vista religioso. Ma anche politicamente l’Italia non ha bisogno di togliere a imprestito da altri popoli e da altre civiltà la sua fede ed il suo assetto sociale”.

Mascalucia (Catania), la popolazione si ribella al tentativo delle truppe tedesche in ritirata di razziare bestiame. I violenti scontri provocano morti e feriti da entrambe le parti.

Napoli, durante una manifestazione, la polizia spara uccidendo un dimostrante e ferendone altri due

 



4 agosto: si intensificano i bombardamenti alleati sulle città italiane.

 







5 agosto: gli alleati occupano Catania.

 





Churchill scrive al presidente degli Stati Uniti Roosevelt: “Il fascismo in Italia è morto, ogni traccia ne è stata spazzata via. L’Italia è diventata rossa da un giorno all’altro. A Torino e a Milano dimostrazioni comuniste hanno dovuto essere soffocate dalle forze di polizia. Vent’anni di fascismo hanno cancellato la classe media. Non è rimasto nulla tra il Re e i patrioti che si sono schierati intorno a lui e che hanno il completo controllo della situazione, e il bolscevismo rampante”.

Palermo, il colonnello Charles Poletti invia una lettera ad Andrea Finocchiaro Aprile nella quale scrive: “Le vostre vedute sull’indipendenza della Sicilia sono state sottoposte al generale Alexander per come avete suggerito. Comunque vi faccio ricordare ciò che dissi a voi ed ai membri del vostro Comitato il primo giorno dell’occupazione di Palermo delle Forze alleate, cioè il Governo alleato militare non appoggia alcuna attività politica”.

Roma, il rabbino Isaak Herzog chiede che il Vaticano si interessi a favorire l’emigrazione di “numerose famiglie israelite” rimaste in Polonia “mentre il loro capo è riuscito a trasferirsi in Palestina”.

Bologna, alla Ducati i lavoratori eleggono la Commissione Interna. Per ottenerne il riconoscimento e per avere alcuni miglioramenti salariali sono proclamati due brevi scioperi per i giorni 7 e 8 agosto, ottenendo quanto richiesto.

 

6 agosto: Roma, L’Osservatore romano scrive che la tragedia che sta vivendo l’umanità è la conseguenza di “ciò che si è pensato, voluto e perpetrato contro Cristo e nonostante la Chiesa” da quando la borghesia, nella seconda metà del 18° secolo, ha scelto il razionalismo.

 

7 agosto: Roma, la nomina da parte del governo Badoglio di Bruno Buozzi, Giovanni Roveda, Gioacchino Quarello, Oreste Lizzadri, Guido De Ruggero e Achille Grandi (nella foto) a Commissari della confederazione dei lavoratori, suscita polemiche e discussioni. Il 13 agosto i neo commissari sottoscrivono una dichiarazione di accettazione dove esplicitamente affermano che la loro nomina “non implica nessuna corresponsabilità politica”.

 

Milano, Pci, Psi e Pd’a si pronunciano contro il governo, sostenendo la necessità di giungere al più presto ad una pace separata e ad organizzare una resistenza armata contro le forze nazifasciste.


8 agosto: Milano, primo dei tre grandi bombardamenti dell'agosto 1943: 101 morti e 267 feriti. Vengono colpiti: il Teatro Filodrammatici, il corso Garibaldi, l'ospedale Fatebenefratelli, le chiese di S. Marco e S. Francesco di Paola, Brera, il Circolo Filologico, il Castello, la Villa Reale, il Museo di Storia Naturale

 


Mussolini è trasferito da Ponza alla più sicura base navale della Maddalena. Badoglio e il suo governo, che hanno intenzione di consegnare Mussolini agli angloamericani, sono infatti consapevoli del fatto che i tedeschi tenteranno di prelevare con un colpo di mano "il prezioso prigioniero" dal suo confino.

 


9 agosto: ancora scioperi in Piemonte e Lombardia. I lavoratori chiedono la fine della guerra e la costituzione delle Commissioni interne. 

 


11 agosto: Roma, il presidente della Gioventù di Azione Cattolica Luigi Gedda (nella foto a dx), propone a Badoglio che quadri della stessa Azione Cattolica sostituiscano i fascisti alla guida delle organizzazioni gio­va­nili, educative, culturali, assistenziali, radiofoniche.

 


Berlino, Hitler informa i suoi generali che “gli italiani continuano i loro negoziati a tutta velocità (…) sono negoziati proditori, essi rimangono con noi solo per guadagnare tempo”.

Roma, il ministro della Guerra Sorice ripristina il divieto per gli appartenenti alle Forze Armate di iscriversi ai partiti politici e di partecipare a qualsiasi manifestazione o attività di carattere politico.


11 - 13 agosto: Castiglione di Sicilia (Me), soldati tedeschi della Divisione Herman Goering mettono a ferro e fuoco il paese per tre giorni e, dopo averlo saccheggiato, uccidono 16 civili. E' la prima strage nazista in Italia.

 

12 agosto: il generale Castellano e Franco Montanari, funzionario del ministero degli Esteri, partono per Lisbona per avviare trattative con gli alleati in vista di un possibile armistizio.

Roma, arrestato e tradotto a Forte Boccea, il maresciallo Ugo Cavallero.

Togliatti, parlando ai microfoni di Radio Milano libertà, afferma che ”Solo quando avremo cacciato Badoglio e fatta la pace potremo dire che incomincia veramente per l’Italia l’era della libertà”.

 



13 agosto: secondo bombardamento alleato di Roma. Tutte le principali città sono bombardate causando migliaia di vittime civile. Non vengono invece effettuate operazioni militari contro i convogli di truppe naziste che affluiscono in Italia.

 




Roma, i partiti antifascisti approvano un ordine del giorno che segna una presa di distanza dal governo.

Roma, si riuniscono, convocati da Bruno Buozzi, i sindacalisti antifascisti per valutare, alla luce della posizione espressa dai partiti antifascisti, la proposta del ministro del Lavoro Piccardi.

Palmiro Togliatti, durante una trasmissione di Radio Milano libertà, afferma: ”Nessuna collaborazione con Badoglio e col suo governo. Chi si mette su un’altra strada, chi accetta di collaborare con Badoglio e quindi accetta la sua politica di guerra mussoliniana fascista, rompe con il movimento popolare, si stacca dal popolo, si mette contro la volontà della nazione”.

Milano, la polizia spara su una manifestazione popolare, uccidendo due dimostranti e ferendone sette.

 

14 agosto: Roma è dichiarata città aperta. Ciò significa che non potrà essere sede di comandi operativi, di reparti militari e di altri obiettivi di carattere strategico. Ciò al fine di preservare la capitale dai bombardamenti.

 


Quebec (Canada), incontro Roosevelt – Churchill. La conferenza di Quebec sancisce l’accordo anglo – americano per la fabbricazione della bomba atomica.

 


Roma, dopo un incontro con il ministro Leopoldo Piccardi, i sindacalisti antifascisti s’incontrano con il maresciallo Pietro Badoglio e gli consegnano un documento “Considerando che la funzione a cui siamo chiamati ha uno stretto carattere sindacale che non implica nessuna corresponsabilità politica, dichiariamo di accettare le nomine nell’interesse del Paese e dei nostri organizzati, per procedere alla liquidazione del passato e alla sollecita ricostruzione dei sindacati italiani, che tenga conto delle tradizioni del vecchio movimento sindacale e ad avviare al più presto gli organizzati a nominare direttamente i propri dirigenti”.  Badoglio assume il solo impegno di far liberare i detenuti politici e accetta la dichiarazione di “non corresponsabilità politica” dei sindacalisti.

 

15 agosto: Bologna, si incontrano i vertici militari italiani e tedeschi. Roatta assicura i tedeschi sulla fedeltà dell’Italia.

Roma, costituito il Comitato interconfederale dei sindacati con presidente Bruno Buozzi e segretario Oreste Lizzadri.

sul giornale del Partito d’azione si legge che "(...) I compagni del Partito d’azione sono invitati a non accettare nessuna carica di carattere pubblico, sindacale o altro, che possa importare una qualsiasi collaborazione sia diretta che indiretta con l’attuale governo”.

Imola, in molte fabbriche si eleggono le Commissioni interne.

Ravenna, eletta la Commissione Interna allo iutificio Montecatini. Sostenuta dalla pressione delle maestranze ottiene immediatamente alcuni miglioramenti nelle condizioni di lavoro e l’allontanamento del direttore fascista.

In alcune città circola un volantino firmato Cola di Rienzo che invita a uno scio­pero generale di un quarto d’ora, per la pace. Si tratta di una iniziativa del Gran Maestro della massoneria romana, FeliceAnzalone, il quale fa parte della rete di agenti al servizio di Francesco Maria Barracu e Cola e il suo nome di copertura. Il capo della polizia Carmine Se­nise sospetta che l’iniziativa sia stata concordata con i tedeschi per creare un pre­testo per un intervento mi­litare.

 

16 agosto: Washington, il segretario di Stato Cordell Hull riceve Carlo Sforza e gli dice esplicitamente che presto sarebbe giunto il suo momento di rientrare in Italia, per occuparvi un posto di prestigio.

Roma, Vittorio Emanuele III scrive a Badoglio per indurlo a bloccare il processo di epurazione: “L’eliminazione, presa come massima, di tutti gli ex appartenenti al Partito fascista da ogni attività pubblica deve recisamente cessare (…) Ove il sistema perdurasse, si arriverebbe all’assurdo di implicitamente giudicare e condannare l’opera stessa del Re”.

Torino, in un rapporto sul Partito d’azione diretto alla Direzione del Partito, il comunista Remo Scappini scrive che i suoi dirigenti “si rendono conto che l’inquadramento sindacale degli operai e l’attività che il sindacato può svolgere in ultima istanza non può non indebolire la posizione di un partito come il loro”.

Spilamberto (Mo), scioperano i lavoratori della SIPE.

 

17 agosto: gli alleati conquistano Messina. Tutta la Sicilia è occupata, mentre i nazifascisti riescono a trasferire il grosso delle forze in Calabria.

 



Torino, l'esercito spara sugli operai che tentano di uscire dalla fabbrica della Fiat - Grandi motori, provocando 2 morti e 7 feriti. La città risponde con lo sciopero generale. All’ordine di sparare sui lavoratori, impartito dal gen. Adami Rossi, gli alpini rifiutano. Entrano in agitazione, ovunque repressi, i lavoratori di diverse fabbriche a Milano e Bologna e in altre città del nord per chiedere la fine della guerra, la liberazione dei detenuti politici e il riconoscimento delle commissioni interne.

 

18 agosto: Roma, Badoglio esonera dall'incarico il direttore del Sim, generale Cesare Amè. In sua sostituzione è nominato, con funzioni di commissario, il generale Giacomo Carboni.

Palermo, il generale Lord Francis Rennell of Rodd, governatore alleato in Sicilia, in un suo rapporto scrive: “Come ho già riferito, una delle mie massime preoccupazioni è la recrudescenza della mafia. Notizie di varie fonti e del mio Scao (Senior Civil Affair Officer – ndr) mi inducono a pensare che essa sia stata provocata dal disarmo e dalla conseguente perdita di prestigio dei carabinieri. E’ stato uno sbaglio, vi stiamo rimediando. Ma la popolazione rurale ne ha tratto la conclusione che i carabinieri e il fascismo, i due grandi nemici della mafia, sarebbero scomparsi in fretta  e insieme…Nell’ansia di destituire i podestà e i funzionari comunali fascisti, i miei ufficiali talvolta nominano al loro posto boss mafiosi o persone manovrate dalla mafia (…) I parroci non ci avvertono quando scegliamo dei mafiosi, non ci segnalano i loro soprusi, né testimoniano a loro carico (…).

Roma, esce clandestinamente il primo numero di Rinascita, organo dell’Unione nazionale pace e libertà.

Reggio Emilia, scioperano 4.000 operai delle Reggiane chiedendo aumenti salariali, l’istituzione delle Commissioni interne e l’allontanamento degli squadristi dalla fabbrica. Il giorno successivo l’agitazione si estende alla Landini di Fabbrico. A Rio Saliceto i braccianti scioperano per la pace. Molti sono arrestati.


19 agosto: in varie città del nord viene proclamato uno sciopero generale. A Torino, l’adesione degli operai è totale.

 

20 agosto: Reggio Emilia, l’avvocato Giannino Degani è nominato commissario provinciale dei lavoratori dell’industria. Al suo fianco chiama a collaborare Sante Vincenzi, appena liberato dal confino.

Ravenna, Nullo Baldini – vecchio dirigente socialista e della cooperazione, già perseguitato dal fascismo – è nominato Commissario governativo della Federazione provinciale delle cooperative.

Cattolica, un’ottantina di operaie dello stabilimento Adriatica – che confeziona pesce in scatola – comunicano al direttore l’intenzione di scioperare se non è concesso un aumento di salario. Due lavoratrici sono arrestate.

 

21 agosto: Berlino, il generale Jodl invia un telegramma ai comandanti di gruppo d’Armata interessati alla situazione italiana: “Per ragioni politiche non si deve mettere per iscritto nessun riferimento alle prossime misure che si intendono prendere in Italia e nei Balcani relativamente all’azione nei confronti dell’atteggiamento italiano”.

Nel rapporto dell'Oss siglato B-87 e dedicato a “I comunisti e la crisi italiana”“, si legge: “La nuova linea seguita dai leader comun

isti italiani negli Stati uniti mostra l’opportunismo che ha caratterizzato sin dal 1935 le direttive di Mosca ai suoi seguaci negli altri paesi, in contrasto alla qualità categorica del programma rivoluzionario di 25 anni fa, quando una situazione come quella italiana avrebbe indotto all’installazione dei soviet e alla ricostruzione della società su basi marxiste. Adesso, nella nuova visione comunista, la struttura esistente della società deve essere mantenuta e la parola ‘democrazia ‘ viene usata di continuo (…) I comunisti italiani negli Stati Uniti hanno dimostrato ormai da tempo la propria prontezza a collaborare quasi ad ogni angolo ove possano trovare un minimo di disposizione a cooperare con loro. Una volta sono stati in contatto attivo con personaggi orientati in senso fascista come Generoso Pope (foto), l’editore de Il Progresso italo-americano. Lo scorso anno hanno abbracciato il leader del Partito repubblicano Randolfo Pacciardi; e la società Mazzini si è divisa proprio nel votare sull’accettazione da parte di Pacciardi della collaborazione con i comunisti. Un’altra volta uno dei  leader comunisti si è addirittura dichiarato pronto ad accettare il conte Sforza come capo di un Comitato italiano nazionale”.

Il giornale del Partito d’azione riporta  le rivendicazioni degli operai in sciopero: “1) immediata ed effettiva liberazione di tutti i detenuti politici; 2) scarcerazione di tutti gli operai arrestati in seguito ai recenti avvenimenti e abrogazione di ogni sanzione di qualsiasi tipo già adottata o in corso di adozione da parte dell’autorità militare o delle direzioni degli stabilimenti; 3) allontanamento delle truppe dalle fabbriche; 4) allontanamento dalle fabbriche degli squadristi e degli esponenti fascisti che ancora vi rimangono; 5) adozione immediata di misure per la costituzione delle commissioni interne di fabbrica”. Il giornale afferma, inoltre: “Poiché sinora nessun provvedimento pare dimostrare una seria e precisa volontà di attuare queste speranze (della pace e della libertà), gli operai hanno posto il governo dinanzi alle sue responsabilità”.

Firenze, l'azionista Ugo Mattei accetta la carica di commissario dell’Unione provinciale dei lavoratori dell’industria.

 

22 agosto: Roma, iniziano a circolare strane voci su una possibile cospirazione fascista.  Viene
arrestato il generale Ugo Cavallero (foto a sx) che poi morirà, in un misterioso suicidio dopo l’occupazione tedesca di Roma. Si parla anche di un coinvolgimento dell’ex segretario fascista Ettore Muti, il quale – comunque – resta muore in un conflitto a fuoco con i carabinieri che lo stavano arrestando nel suo villino di Ostia. La morte di Muti ha tutte le caratteristiche di una vera e propria esecuzione. (nella foto a destra, il luogo dell'uccisione)



Roma, il generale Puntoni annota nel suo diario: “Questa notte, in seguito a segnalazioni di contatti che avrebbero avuto con militari tedeschi, sono stati arrestati molti alti esponenti del fascismo”.

 

23 agosto: nasce il Psiup. Vi confluiscono Mup, Psi e Upi. Quest’ultima forma­zione era nata a Roma dall’incontro di un gruppo di socialisti che comprendeva, tra gli altri, Mario Zagari, Achille Corona, Giuliano Vassalli, Tullio Vecchietti e Vezio Crisafulli. Nella dire­zione del Psiup entrano Nenni, Pertini, Carlo Andreoni, Rodolfo Morandi, Oreste Lizzadri, Bruno Buozzi, Paolo Fabbri, Lelio Basso, Domenico Viotto, Lucio Luzzato, Giuseppe Ro­mita, Giuliano Vassalli, Mario Zagari, Achille Corona, Vezio Crisafulli e Tullio Vecchietti.

Milano, il Comitato di liberazione rivolge a quello romano un pressante invito per un appello al Paese nel quale si chieda l’immediata fine della guerra e la cacciata del governo Badoglio.


Girolamo Li Causi è l’ultimo confinato a lasciare l'isola di Ventotene. Il Pci lo incarica di trasferire tutto il materiale raccolto sull’isola.

 

24 agosto: Roma, il Comitato nazionale delle opposizioni chiede, con un ordine del giorno a Badoglio, una politica di riscossa nazionale” e che si rompano i rapporti con la Germania.

Togliatti, durante una trasmissione di Radio Milano libertà, afferma che ”Badoglio e il Re lavorano per la morte dell’Italia.

Roma, il Comitato nazionale delle opposizioni, dopo aver esaminato il documento milanese, firma un ordine del giorno con cui si afferma la necessità di una mobilitazione propagandistica per indurre il popolo a lottare contro i tedeschi, e la formazione di un governo democratico.

Roma, Mario Vinciguerra, esponente del Partito d’azione, è nominato commissario nazionale del Sindacato dei giornalisti.


27 agosto: Mussolini è trasferito dalla Maddalena a Campo Imperatore sul Gran Sasso e affidato alla sorveglianza dell’ispettore generale di Ps Giuseppe Gueli.

Palermo, si costituisce l’Unione per l’indipendenza siciliana (Upis) che riunisce elementi fedeli ad Andrea Finocchiaro Aprile e militanti di Sicilia e libertà di Vincenzo Purpura.

Roma, il cardinale Luigi Maglione nel corso di una conversazione confida all’ambasciatore tedesco Weizsacker: “Per quanto riguarda (…) il pericolo del comunismo osservo che la Santa Sede se ne è preoccupata sempre ed ora se ne preoccupa anche di più, perché lo vede più imminente, giacché in tutti i paesi le sofferenze inenarrabili causate dalla guerra preparano un terreno di cultura per le teorie comuniste: gli animi esasperati sono disposti a correre sempre più verso l’estremismo. Non nascondo all’ambasciatore che spesso parlo di questo pericolo anche con i diplomatici anglosassoni”.

 

28 agosto: Roma, il governo scioglie il Gran Consiglio del fascismo, la Camera delle Cor­porazioni, il Partito Nazionale Fascista e vieta la riorganizzazione dei partiti fino alla fine della guerra.

 

29 agosto: Roma, si costituisce la Direzione del partito comunista. Ne fanno parte Giorgio Amendola, Girolamo Li Causi, Luigi Longo, Umberto Massola, Celeste Negarville, Agostino Novella (nella foto), Antonio Roasio, Giovanni Roveda, Mauro Scoccimarro e Pietro Secchia.

 


Firenze, riunione della direzione del Partito d’azione, alla quale partecipano rappresentanti di Toscana, Emilia, Veneto e Umbria per decidere la formazione della struttura del partito. I convenuti stabiliscono che vi sarà un comitato esecutivo centrale, comitati provinciali e regionali composti da cinque membri, e “centri sindacali” per consentire “l’affiatamento tra gli aderenti delle varie categorie sociali”. La direzione del partito emette la circolare n.1 indirizzata ai comitati regionali nella quale fra l’altro afferma, riferendosi ai comportamenti da assumere nei confronti del governo Badoglio: “Le cariche, se necessario, devono essere assunte solo a scopo di penetrazione e di lotta, in special modo presso quegli organismi in cui ci sia consentito di prendere immediato contato con masse da controllare, inquadrare – associazioni sindacali d’ogni natura – in particolare cercando di avere nostri rappresentanti in tutte le commissioni di fabbrica, associazioni sportive, culturali, dei combattenti e mutilati (...)”.

 

30 agosto: Berlino, il generale Wilhelm von Keitel (nella foto) dispone che, nimmediatamente dopo la firma dell'armistizio da parte dell’Italia, le truppe germaniche procedano “al disarmo il più possibile rapido dell’esercito italiano” mentre “la pacificazione dell’Italia del nord sarà attuata utilizzando le organizzazioni fasciste”.

 

Roma, arriva in città in sostituzione di Mackensen, l’incaricato d’affari germanico Rudolf Rahn, che s’incontra subito con il ministro degli Esteri, Raffaele Guariglia.

Roma, l’ambasciatore tedesco presso il Vaticano Ernst von Weizsacker sottolinea in un suo rapporto i timori della Curia romana per il pericolo rappresentato dalla “bolscevizzazione dell’Europa”.

Varsavia, il cardinale Adolf Bertram riceve una lettera estremente dettagliata da un ebreo di Cracovia. Contiene una denuncia dello sterminio in corso dei suoi correligionari e pesantissime accuse contro la Chiesa tedesca.

Giustizia e libertà, scrive: “Bisogna creare ai tedeschi una vita insopportabile (…) Bisogna impedire in tutti i modi la loro attività, facendo tutto il danno possibile ai loro treni, alle loro macchine. Se scoppiano degli incidenti, bisogna non lasciarli chiudere, ma proseguirli e allargarli con tutti i mezzi”.

 

31 agosto: Roma, l’appello allo sciopero lanciato dal massone Felice Anzalone è definito “irresponsabile e provocatorio” dai partiti antifa­scisti che poi daranno vita al Cln. Le organizzazioni sindacali, in via di rior­ganizzazione, invitano i lavoratori a “non lasciarsi trascinare da mestatori crimi­nali”.

Mussolini, in una lettera alla moglie rachele, scrive tra l'altro: (…) In una delle cartelle che tenevo vicino al lume sul mio tavolo a Palazzo Venezia, c’è di mio pugno un testamento – maggio 1943 –  che dice: Nato cattolico, apostolico romano, tale intendo morire. Non voglio funerali e onori funebri di nessuna specie”.

Roma, al termine di in una riunione tra i comunisti Scoccimarro, Longo e Amendola; i socialisti Nenni e Saragat e gli azionisti Lussu e La Malfa, viene siglato un accordo che prevede, tra altro, la sostituzione del governo Badoglio con uno composto dai partiti. Viene decisa anche la composizione della giunta militare. E ne fanno parte Longo, Pertini e Bauer (in piedi,nella foto). I partiti antifascisti si schierano inoltre contro l’iniziativa assunta da Felice Anzalone (v.15 agosto) definendo la proclamazione di uno sciopero generale un atto “irresponsabile e provocatorio”, mentre le organizzazioni sindacali antifasciste invitano i lavoratori a non lasciarsi trascinare da “mestatori criminali”.

 


Roma, la Direzione provvisoria del Pci presenta al governo e al Comitato nazionale delle opposizioni un promemoria, redatto direttamente da Luigi Longo. Si chiede di organizzare la collaborazione armata dell’esercito e della popolazione procedendo “alla formazione e all’armamento di unità popolari che, ripetendo le gloriose tradizioni garibaldine del Risorgimento /diano/ alla guerra un chiaro e preciso carattere di liberazione nazionale (…)”.

Roma, il Il Giornale d’Italia pubblica un articolo allarmato sulle attività sindacali.

 

31 agosto: Bologna, rientra in città - dal confino di Volta Mantovano - Francesco Zanardi, già sindaco dal 1914 al 1919.

 




1° settembre: truppe britanniche sbarcano a Reggio Calabria.

 






Milano, si riuniscono rappresentanti sindacali piemontesi, liguri e lombardi che concordano, in polemica con il governo Badoglio, sulla necessità di “una rapida ed effettiva democratizzazione dei sindacati a vantaggio di tutti i lavoratori”.

 

2 settembre: Roma, lo Stato maggiore dell’Esercito invia a tutti i reparti la Memoria 44/OP contenente indicazioni, peraltro lacunose e frammentarie, sul comportamento da tenere in caso di attacco tedesco.

Roma, il Comitato nazionale delle opposizioni chiede al comando militare la distribuzione di armi alla popolazione.

Palermo, in un rapporto confidenziale trasmesso al Foreign Office, lord Rennell of Rodd rileva l’imponenza del fenomeno separatista derivata dal fatto che i siciliani hanno visto nell’invasione alleata un gesto liberatorio che avrebbe comportato la “separazione della Sicilia dall’Italia”.

San Giuseppe Jato (PA), comincia la carriera criminale di Salvatore Giuliano, un contadino dedito alla borsa nera che, in località Quarto Mulino, uccide il carabiniere Antonio Mancino il quale aveva scoperto i suoi traffici.

Roma, firmato l’accordo che permette la ricostituzione delle Commissioni interne, abolite dal regime il 2 ottobre 1925. L'accordo è firmato da Giuseppe Mazzini per l'organizzazione degli industriali e da Bruno Buozzi per il Comitato interconfederale sindacale

Washington, il sottosegretario di Stato Adolph Berle convoca Carlo Sforza e gli comunica che verrà trasferito nell’Africa del nord. Nel resoconto scritto dell’incontro, Berle, annota o: “Vogliamo aiutare un italiano eminente a recarsi in un luogo da cui, nel momento appropriato, possa tornare in Italia ed esporre le proprie opinioni al suo popolo. Il conte Sforza è quasi esploso dalla gratitudine e con le lacrime agli occhi ha fatto un lungo discorso sull’utilità che egli potrebbe avere per noi in Italia, specialmente se il regime di Badoglio dovesse disintegrarsi e così via”.


3 settembre: Cassibile, alla periferia di Siracusa: il generale Giuseppe Castellano firma l’armistizio con le forze alleate (foto a sx). L’Italia si impegna a cessare le ostilità con gli alleati e a porre fine all’alleanza con i tedeschi. L’Italia dovrà inoltre consentire agli alleati il libero uso del proprio territorio per le esigenze belliche. Saranno restituiti i prigionieri di guerra. La flotta italiana dovrà raggiungere Malta, mentre i velivoli dell’aeronautica dovranno essere consegnati agli alleati. Il governo italiano accetta inoltre di sottoscrivere le clausole di natura politica, economica e finanziaria che gli saranno sottoposte in seguito.

Il 29 settembre, a Malta, sarà firmato il cosiddetto Armistizio lungo, che era stato messo a punto durante la conferenza di Quebec. Si tratta di 44 articoli nei quali è, di fatto, sintetizzato il completo controllo politico e militare alleato sull’Italia e sul suo governo.

Forlì, in una relazione del Prefetto al ministro dell’Interno, si legge: “Negli stabilimenti della provincia si continua a lavorare con ritmo normale, ne si sono verificati incidenti, ad eccezione del licenziamento di alcuni operai squadristi, imposto dalle commissioni di fabbrica sorte tra gli operai degli stabilimenti stessi”. E ancora: “Alcuni elementi in vista del partito repubblicano e socialista si sono fatti contagiatori delle masse, specie agrarie, cercando di orientarle verso le nuove tendenze antifasciste, tendenze che si dimostrano finora favorevoli all’ordine pubblico e aliene dalla violenza. Pur tuttavia si ha la sensazione che da parte degli elementi estremisti, specie comunisti, si faccia propaganda fra gli operai al fine di costituire un fronte unico a carattere nettamente sovversivo”.

 

4 settembre: Roma, telegramma del ministro dell’Interno ai prefetti sulla nascita di commissioni operaie nelle fabbriche: “Avvertesi che costituzione e funzionamento tali organi est legittimo e disciplinato da organismi superiori sindacali accordi ministro industria. Qualora non siano già stati denunciati pregasi pertanto liberare arrestati. Est necessario seguire riservatamente attività tali elementi”.

 

5 settembre: Firenze, primo convegno nazionale del Partito d’azione che. Al termine viene approvato un Ordine del giorno nel quale si afferma che “L’organizzazione centrale del partito deve rispondere all’esigenza del momento attuale, che è un momento di crisi rivoluzionaria, non un momento pre elettorale (…) Gli individui che faranno parte del comitato esecutivo dovranno avere qualità fisiche e spirituali rispondenti alle gravissime difficoltà dell’ora: essere in grado di sopportare ogni disagio ed avere mentalità rivoluzionaria, non mentalità elettoralistica. Dovranno essere messi in condizione di potersi dedicare completamente  all’attività politica senza essere distratti da preoccupazioni economiche, familiari, professionali”. Dell’esecutivo fanno parte: La Malfa, Bauer, Fancello, Rossi Doria, Oronzo Reale; alla direzione di Italia libera, Fancello, Ginzburg, Muscetta; Parri e Bauer vengono nominati responsabili militari, rispettivamente, per il nord Italia ed il centro sud.

 

6 settembre: Lugano, Filippo Caracciolo, esponente del Partito d’azione, incontra con i rappresentanti dei servizi segreti americani e britannici, Dulles e McCaffery.

 






7 settembre: Berlino, l’Alto comando tedesco invia le direttive per il disarmo delle forze armate italiane

(nella foto la dislocazione delle Divisioni tedesche della firma dell'armistizio)

 











Frascati, l’ammiraglio Raffaele De Courten incontra il feldmaresciallo Albert Kesselring e riafferma la lealtà italiana. Nel pomeriggio, De Courten dispone il trasferimento della flotta italiana da La Spezia e La Maddalena, senza però spiegarne le ragioni.

Roma, il capo della polizia Carmine Senise allerta i comandi subalterni contro i “tentativi comunisti” di distribuire armi alla popolazione in funzione anti-germanica.

L’Unità, in un articolo rivolto a soldati ed ufficiali, scrive: “Bisogna che sin da oggi gli elementi più coscienti tra voi preparino moralmente e materialmente l’esercito al compito che forse ben presto dovrà assolvere. In che cosa consiste questa preparazione? Consiste nell’individuare in ogni reparto, in ogni organismo dell’esercito quegli elementi fascisti che potrebbero domani sabotare la lotta di liberazione…Consiste nella continua opera di propaganda che ciascuno di voi deve fare presso tutti i compagni affinché nessuno possa più dubitare sulla via da tenere (...)

 

7 – 8 settembre: Reggio Emilia, dopo vent’anni si torna a votare alle Reggiane per le nomina della Commissione interna. Le schede saranno poi nascoste per impedire che i tedeschi conoscano i nomi degli eletti.

 

8 settembre: Roma ore 12, il Re riceve l’ambasciatore tedesco Rudolf  Rahn al quale riafferma la lealtà italiano sostenendo che il maresciallo Pietro Badoglio è “un vecchio onorato soldato alle cui assicurazioni bisogna prestare fede”. Poi, conclude: “Dica al Fuhrer che l’Italia non capitolerà mai. E’ legata alla Germania per la vita e per la morte”.

ore 16,30 il generale Eisenhower annuncia che l’Italia ha firmato l’armistizio.

 

19,42 Badoglio legge alla radio questo proclama: “Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in campo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza". La notizia della firma dell’armistizio provoca il caos in tutto il paese. I tedeschi si impadroniscono delle zone chiave della penisola e si assicurano il controllo delle industrie e delle vie di comunicazione (nella foto in alto soldati italiani rastrellati)

Roma, il capo della polizia Carmine Senise invia una circolare ai prefetti ed ai questori invitandoli a prendere contatto con le autorità tedesche per proteggere le installazioni militari germaniche e di evitare disordini.

Milano, il generale Ruggiero accetta la proposta dei partiti antifascisti di armare una Guardia nazionale in funzione antitedesca.

Torino, il generale Adami Rossi rifiuta la proposta dei partiti antifascisti e dei sindacati di distribuire armi alla popolazione per resistere ai tedeschi.

Roma, durante la notte il generale Giacomo Carboni consegna a Longo e Trombadori 3 autocarri carichi di armi.

 

Zagabria, Ante Pavelic dichiara guerra all’Italia ed annuncia che Hitler ha riconosciuto “allo Stato indipendente della Croazia non solo la Dalmazia ma anche le città di Fiume e Zara”.

 




9 settembre: gli alleati sbarcano a Salerno incontrando una violenta resistenza da parte dei tedeschi.

 



Roma, un dispaccio radio, trasmesso alle ore 1,35 dallo Stato maggiore, ordina di “reagire immediatamente ed energicamente et senza speciali ordini at violenza armata germanica”, ma sottolinea anche che non deve “essere presa iniziativa atti ostili contro germanici”. Alle 0,20 un altro dispaccio ordina ai comandi subalterni di “dare preavviso dei movimenti ai Comandanti tedeschi” e di non compiere atti ostili contro le truppe

Roma, il capo di Stato maggiore Roatta ordina al generale Carboni di ripiegare con tutte le suetruppe su Tivoli, abbandonando Roma. Alle ore 18, Carboni comunica ai tedeschi che può esaminare la loro richiesta di cessare i combattimenti. Gli alti ufficiali rimasti in città creano il Comando militare della città aperta di Roma, che continuerà a collaborerà con le forze armate tedesche, operando sulla base di vecchie direttive.

Le Divisioni Granatieri Piave e Ariete contrastano l’avanzata dei reparti tedeschi verso Roma.

Alle 5,10 il re Badoglio, accompagnati dalle più alte cariche militari e civili, abbandonano Roma diretti a Pescara, dove un’unità della Marina li porterà a Brindisi sotto la protezione degli alleati. Nasce il governo del Sud.

 

 

Roma, si combatte a porta San Paolo e in altri quartieri della capitale. L'esercito con il sostegno della popolazione si oppone all’avanzata tedesca guidata dal Maresciallo Kesserling.




ll Comitato nazionale delle opposizioni comunica la nascita del Comitato di Liberazione Nazionale (Cln). In ottobre cominceranno a nascere i Cln regionali e locali. Il primo Cln è composto da Giorgio Amendola (Pci), Mauro Scoccimarro (Pci), Meuccio Ruini (Democrazia del lavoro), Alcide De Gasperi (Dc), Pietro Nenni (Psiup), Giuseppe Romita (Psiup), Ugo La Malfa (Pd’a), Sergio Fenoaltea (Pd’a) e Alessandro Casati (Pli).

I

l generale Gastone Gambara arriva a Fiume ma, invece di organizzare la resistenza contro i tedeschi, si schiera al loro fianco. Aderirà, successivamente, alla Rsi.

Roma, il generale Ruggiero rifiuta di consegnare le armi necessarie per armare la popolazione, come proposto dai partiti antifascisti, venendo meno agli impegni assunti il giorno precedente.

 

L’Amg richiede per la Sicilia 30.600 tonnellate di generi alimentari da consegnarsi, al massimo, entro il 15 ottobre.

 

Londra, Churchill scrive a Roosevelt: “La gente deve essere gradualmente portata a rendersi conto di ciò che noi e il nostro Stato maggiore abbiamo così chiaramente in testa, e cioè la conversione dell’Italia in un partner attivo nei confronti della Germania. Benché non possiamo riconoscere l’Italia come alleato nel pieno senso della parola, ci siamo trovati d’accordo nel fatto che le si debba permettere di guadagnarsi il passaggio e che un appoggio utile contro il nemico non solo sarà aiutato, ma anche ricompensato”.

Un gruppo di 40 operai del cantiere San Rocco di Muggia (Ts), equipaggiato con viveri e munizioni, al comando del comunista Luigi Frausin, si attesta sulle colline sopra Dolina e da vita al Battaglione Trieste.

Anghiari (Arezzo), riescono a fuggire dal campo di internamento gran parte dei confinati anarchici.

 

All’indomani dell’annuncio dell’armistizio si svolgono numerose manifestazioni. A Bologna, dove già la sera del 8 si è svolta un’imponente manifestazione, in Piazza Maggiore parla Amerigo Clocchiatti (nella foto) che pronuncia forti parole di incitamento alla lotta unitaria per la pace e la libertà, per la cacciata dei tedeschi. La federazione bolognese del Partito comunista proclama lo sciopero generale.


Anzola Emilia (Bo), la popolazione assalta l’ammasso: intervengono i tedeschi che sparano. Due donne uccise.

 

10 – 15 settembre: Bologna, gli ammassi granari di numerosi centri della provincia sono assaliti dalla popolazione che impongono la distribuzione delle eccedenze.

 

10 – 11 settembre: Scandiano (Re), numerosi cittadini assaltano l’ammasso del grano che è poi distribuito alla popolazione. Qualche giorno dopo è assaltato l’ammasso di Viano.

 

10 settembre: Forlì, il GeneralKommando del II SS Panzer Korps comunica al prefetto che “tutti gli stabilimenti di produzione di generi alimentari (incluse fabbriche tabacchi e distillerie) situati nella Vostra provincia sono da considerarsi sequestrati dalle Forze Armate Germaniche”.

Roma, le truppe che difendono la città sono si arrendono. L’ambasciatore tedesco Rudolph Rahn è nominato - insieme al comandante delle SS, generale Karl Wolff - plenipotenziario del Reich in Italia.

Roma, il giornale sindacale Il lavoro italiano, stampato mentre sono ancora in corso i combattimenti a Porta San Paolo e diretto dal comunista Mario Alicata, dal democristiano Alberto Canaletti Gaudenti e dal socialista Olindo Vernocchi, esce con il titolo a tutta pagina: “Tutta la nazione combatte per la sua pace”.

Milano, il generale Vittorio Ruggero stipula un accordo con i comandi tedeschi in base al quale i militari italiani rimangono provvisoriamente in armi. E lancia un “proclama ai milanesi” nel quale afferma: “Chiunque userà le armi contro chiunque sia, sarà senz’altro passato per le armi sul posto. Da questo momento sono proibite nel modo più assoluto le riunioni anche in locali chiusi, salvo quelle del culto nelle chiese. All’aperto non potranno aver luogo riunioni di più di 3 persone. Contro gruppi di numero superiore sarà senza intimazione aperto il fuoco dalla forza pubblica”.

Milano, i tedeschi nominano Carlo Riva prefetto.

Torino, dopo tre giorni di agitazioni e comizi, la folla comincia a defluire. Nel pomeriggio, il generale Adami Rossi fa entrare i tedeschi in città.

Fiume, il generale Gastone Gambara, rientrato da Roma, emette un’ordinanza che vieta la ricostituzione dei partiti politici perché “nel grave momento che l’Italia attraversa, c’è un solo partito per tutti, nessuno escluso: quello della concordia, dell’onore, dell’ordine.  Nessuna iniziativa da qualunque parte venga sarà da me tollerata”. La sera, la polizia apre il fuoco sulla folla che chiede la liberazione dei detenuti politici.  

Parma, a Villa Braga (si riunisce il gruppo dirigente comunista clandestino per organizzare la resistenza armata


11 settembre: Nola (Na), soldati tedeschi della divisione corazzata Herman Goering fucilano 14 persone (10 ufficiali, un soldato e 3 civili)

 

12 settembre: un gruppo di SS, guidate da Otto Skorzeny libera Mussolini dalla prigio­nia sul Gran Sasso. E' il primo atto che permetterà di arrivare alla nascita della Rsi. Mentre al sud si forma il Regno di Brindisi, al nord (il parallelo  di divisione è dato da quello mobile stabilito dal fronte), dopo la liberazione, il Duce stesso nomina i ministri del nuovo governo fascista repubbli­cano (23 settembre). L’Italia si trova così nelle mani di un Re aspramente criticato da tutti i Partiti e che finirà i suoi giorni in esi­lio e di un capo dello Stato, ricono­sciuto solo da pochi fedelissimi, che finirà ucciso per volontà dei partiti stessi. L’Italia diventa così un grande campo di battaglia dove si fronteg­giano i tedeschi contro gli alleati e italiani contro italiani. Il sud diventa terra di conquista degli alleati, il nord dei tedeschi. Si trattò di un’autentica occupazione: “Non si saprebbe come altro chiamare un regime armistiziale - scrive Silvio Bertoldi - in cui la controparte è privata di ogni diritto giuridico, di ogni funzione amministrativa, in cui ogni atto go­vernativo avviene su licenza e sotto controllo, in cui esiste la censura e circola d’imperio la moneta d’occupazione, in cui si pagano le spese di guerra all’occupante, dove nessuna sovranità è riconosciuta, dove viene fatta passare per armistizio una resa incondizionata e dove questo stesso armistizio è imposto con clausole nascoste al vinto al momento della firma” (Silvio Bertoldi, Salò, Rizzoli).

Il giorno 14 Mussolini, dopo una breve sosta alla Rocca delle Caminate, raggiunge in volo Monaco di Baviera dove lo attendono alcuni fedelissimi che lo hanno preceduto (Pavolini, Ricci, Preziosi, ecc.), poi si incontra con Hitler nel quartier generale del Fuhrer. Lancia un messaggio radiofonico agli italiani: di fatto nasce la Rsi sotto la direzione del Partito Fascista Repubblicano (Pfr).

Roma, il Cln approva un ordine del giorno: “Il Comitato di liberazione nazionale constata dolorosamente che l’abbandono del loro posto da parte del sovrano e del capo del governo ha intaccato e distrutto la possibilità di resistenza e di lotta da parte dell’esercito e del popolo, e decide per la riscossa e per l’onore italiano”.

Cuneo, un gruppo di giovani guidato dagli azionisti Duccio Galimberti e Dante Livio Bianco (foto), si rifugia, armato, sulle montagne circostanti la città. Inizia la guerra partigiana. Sempre in Piemonte, a Cavour, si costituisce una banda partigiana, forte di circa 80 uomini, al comando del tenente Pompeo Colajanni, che si attesta sul monte Bracco.

Roma, il responsabile della polizia tedesca telegrafa a Berlino per comunicare che sono stati liberati tutti gli esponenti fascisti e per sapere se “è desiderabile che si costituisca un comitato fascista d’azione”.

Barletta (Ba), per rappresaglia per l'armistizio, soldati della divisione corazzata Herman Goering e di un reparto di SS fucilano 13 persone (11 vigili urbani e due netturbini). Dodici morirono sotto il fuoco tedesco, il tredicesimo riuscì miracolosamente a salvarsi.


13 settembre: Cina, Chan Kai-shek è nominato presidente della repubblica cinese, con capitale a Nanchino.

Berlino, Hitler firma le direttive che affidano al controllo di Albert Speer le industrie italiane.

Milano, si insedia il colonnello Walter Rauff che diventerà l’agente di collegamento fra il generale Wolff e la Curia milanese. Scriverà poi, Rauff: “Al 13 settembre quando sono giunto a Milano la Questura era del tutto paralizzata, l’ufficio politico non esisteva più e quello criminale dava ben pochi segni di vita. Mi sono subito fatta la convinzione che era necessario cambiare tutto il personale (….)”.


Rauff passerà alla storia come l'inventore delle camere a gas mobili.

 

Roma, Vittorio Emanuele III invia un messaggio alla nazione per affermare che la sua fuga è derivata dall’intento di evitare “più gravi offese a Roma capitale intangibile della Patria (…)” e per annunciare che “tornerà a splendere la luce eterna di Roma e d’Italia (…) essendo il vostro Re ieri come oggi sempre con voi indissolubilmente legato al destino della nostra Patria immortale”.

Il generale Angelo Cerica, comandante dell’Arma dei carabinieri, abbandona il suo posto e fugge dalla capitale nascondendosi in Abruzzo con l’aiuto del maresciallo Rodolfo Graziani.

Bologna, sui muri della città compare il primo bando tedesco (Bekanntmachung) che ammonisce perentoriamente i negozianti a far funzionare regolarmente i loro esercizi, obbliga tutti a recarsi al lavoro e annuncia che ogni tentativo sovversivo era passibile di pena di morte.



14 settembre: Cefalonia, la Divisione Acqui, forte di 10.000 uomini, rifiuta di arrendersi ai tedeschi. La battaglia terminerà con la fucilazione dei soldati italiani sopravvissuti. I pochi superstiti si affiancheranno ai partigiani greci e continueranno a combattere contro i nazisti.

 



Milano, si riunisce la direzione del Pci rimasta al nord (Novella, Roasio, Negarville, Massola) con Pietro Secchia, appositamente giunto da Roma.

 

Quartiere generale tedesco, incontro Mussolini - Hitler. Secondo il resoconto che farà Mussolini a Carlo Silvestri il 9 dicembre 1943, Hitler, dopo aver descritto in quali condizioni avrebbe dovuto ridurre l’Italia dopo il tradimento, gli dice esplicitamente:(…) se voi mi deludete, io devo dare l’ordine che il piano punitivo venga eseguito…L’Italia settentrionale dovrà invidiare la sorte della Polonia se voi non accettate di ridare valore all’alleanza fra la Germania e l’Italia mettendovi a capo dello Stato e del nuovo governo. In tal caso, il conte Ciano non vi sarà naturalmente consegnato: egli sarà impiccato qui, in Germania”.

 

15 settembre: Mussolini fonda il Partito fascista repubblicano. Detta, anche, le prime disposizioni: “n.1) Ai

fedeli camerati di tutta Italia. Da oggi 15 settembre 1943, assumo nuovamente la suprema direzione del fascismo in Italia. n.2) Nomino Alessandro Pavolini alla carica provvisoria di segretario del Pnf che da oggi si chiamerà Partito repubblicano fascista. n.3) Ordino che tutte le autorità militari, politiche, amministrative e scolastiche, nonché tutte quelle che vennero esonerate dalle loro funzioni da parte del governo della capitolazione, riprendano immediatamente i loro posti e i loro uffici. n.4) Ordino l’immediato ripristino di tutte le istituzioni del partito con i seguenti compiti: a) di appoggiate efficacemente e cameratescamente l’esercito germanico che si batte sul territorio italiano contro il comune nemico; b) di dare al popolo immediata, effettiva assistenza morale e materiale; c) di riesaminare la posizione dei membri del Partito in rapporto al loro contegno di fronte al colpo di stato della capitolazione e del disonore, punendo esemplarmente i vili e i traditori; n.5) Ordino la ricostituzione di tutti i reparti e le formazioni speciali della Milizia volontaria per la sicurezza dello Stato”.

 


Ischia, i tedeschi uccidono Gino Lucetti, l’anarchico autore dell’attentato a Benito Mussolini l’11 ottobre 1926. Era stato appena scarcerato dal penitenziario di Santo Stefano.

 

Gino Lucetti



Pistoia, al seguito delle truppe tedesche rientra in città Licio Gelli.

 

16 settembre: Benito Mussolini dispone: “Completando gli ordini dei giorni precedenti ho incaricato il Luogotenente generale Renato Ricci del comando in capo della Mvsn”.

Bologna, nasce, sulla base di un accordo tra comunisti, socialisti e azionisti, il Cln (Comitato di liberazione nazionale) regionale (Clner). La riunione costitutiva si tiene in un appartamento al n. 2 di via Oberdan. Sono presenti: Armando Quadri per il Partito d’Azione, Francesco Colombo per i repubblicani, il comunista Paolo Betti e Verenin Grazia per il Psiup.

Lo stesso giorno, per esigenze di prudenza cospirativa, Arturo Colombi lascia Bologna. La direzione della federazione comunista bolognese sarà così assunta da Giuseppe Alberganti (Cristallo).

 

                                                                                   Giuseppe Alberganti insieme a Pietro Secchia



Canfanaro (Istria), i nazisti trucidano 26 civili.

 

16 – 18 settembre: Crotone, i contadini occupano i fondi di Spartizzi e Acquadolce di proprietà del barone Berlingeri.

 

17 settembre: Lugano, s’incontrano per la prima volta i rappresentanti dei servizi segreti alleati, John Mc Caffery e Allen Dulles con i rappresentanti del CLN, Alberto Damiani, Adolfo Tino, Ernesto Rossi e Rodolfo Morandi. Non è mai stato reso noto il contenuto dei colloqui.

 


Adolfo Tino (a sx) con Ugo La Malfa



Udine, il colonnello Ermacora Zuliani costituisce, radunando militari appartenenti ai vari corpi delle forze armate, il gruppo CC.nn. Tagliamento.

Modena, le operaie della Manifattura tabacchi scioperano chiedendo – e ottenendo – l’allontanamento di un ex fiduciario e di una capo officina fascisti.

 

18 settembre: Monaco di Baviera, con un radiomessaggio, Mussolini informa i “camerati fedeli di tutta Italia” che ha ripreso la direzione del fascismo, ripetendo gli ordini dettati il 15 settembre. Mussolini dispone inoltre: “Il Pfr libera gli ufficiali delle forze armate dal giuramento prestato al re, il quale, capitolando alle condizioni ben note e abbandonando il suo posto, ha consegnato la nazione al nemico e l’ha trascinata nella vergogna e nella miseria”.

Reggio Emilia, oltre 4.000 lavoratori delle Reggiane scioperano dalle 10 alle 10,30 “in segno di giubilo per la notizia che il Fabbriguerra aveva convalidato il licenziamento di 48 operai squadristi”. La manifestazione ha anche chiari significati pacifisti così come quella del giorno successivo che coinvolgerà 2.500 operai. La stessa richiesta di pace arriva dai lavoratori della Landini di Fabbrico che nel pomeriggio effettuano uno sciopero bianco.

 

19 settembre: Boves (CN), iniziano i massacri nei confronti della popolazione civile. I tedeschi fucilano 23 persone, tra cui il parroco e il commissario prefettizio che vengono bruciati vivi, per rappresaglia contro l’uccisione di un soldato tedesco.

 



Boves in fiamme



Modena, gli operai dello stabilimento Giusti incrociano le braccia per mezz’ora chiedendo la fine della guerra. Quattro componenti della Commissione Interna sono arrestati e condannati dal tribunale militare di Bologna a un anno e sei mesi di carcere.

Sono ufficiosamente riconosciute come indipendenti dall’Allied Military Governement (Amg) le province di Brindisi, Bari, Lecce e Taranto.

Curtatone (Mn), i tedeschi fucilano dieci soldati italiani prelevati dal campo di concentramento del Gradaro. Nei giorni precedenti erano stati fucilati il capitano Renato Marabini con altri soldati catturati. Seguirono poi l'uccisione di Giuseppina Rippa l'11 settembre e la fucilazione di dondon Eugenio Leoni il giorno 12.


20 settembre: Roma, le SS si impadroniscono delle 118 tonnellate di oro che costitui­scono il te­soro della Banca d’Italia.

 

21 settembre: Matera, la popolazione insorta obbliga i tedeschi a ritirarsi, dopo che sono stati uccisi  per rappresaglia 16 civili e sei militari.

Dopo l'armistizio i fascisti abbandonarono il Palazzo della Milizia che fu temporaneamente occupato dai soldati tedeschi mentre la popolazione, esasperata dai saccheggi e dai soprusi compiuti dagli invasori che si preparavano alla ritirata, si organizzava e si armava con l'appoggio dell'esercito italiano.

Nei giorni seguenti la situazione si fece sempre più drammatica e a partire dalla metà del mese cominciarono gli arresti di civili e militari rinchiusi dai tedeschi nel Palazzo della Milizia, tra cui Natale Farina e Pietrantonio Tataranni, due soldati materani di ritorno dal fronte arrestati nel primo pomeriggio del 21 settembre.

La scintilla che fece precipitare una situazione di già grave tensione avvenne subito dopo, quando ci fu un conflitto a fuoco tra due militari italiani e due soldati tedeschi che stavano rapinando una gioielleria, in cui ebbero la peggio questi ultimi due. I cittadini materani testimoni dell'episodio, pur sapendo di andare incontro a una dura rappresaglia, cercarono di nascondere i due cadaveri ma non servì perché i nazisti insospettiti da strani movimenti si accorsero di quanto accaduto. Subito dopo un militare tedesco che si trovava in una sala da barba fu accoltellato da un altro cittadino materano, Emanuele Manicone, che appena compiuto il gesto corse per le strade per chiamare a raccolta i suoi concittadini affinché corressero alle armi.

Seguirono circa tre ore di violenta guerriglia; il Sottotenente Nitti per proteggere la cittadinanza decise di armare sia i militari che i civili dislocandoli in varie zone strategiche della città, tra cui la Prefettura che i tedeschi cercavano di assaltare; ne seguirono diversi conflitti a fuoco in cui persero la vita i civili Eustachio Guida, Francesco Paolo Loperfido, Antonio Lamacchia ed Eustachio Paradiso, oltre a numerosi soldati tedeschi. Dal campanile della chiesetta della Mater Domini un cittadino materano, Nicola Di Cuia, con fucili e bombe a mano fece fuoco sui nemici impedendo loro di avvicinarsi alla Prefettura, e numerosi furono i casi di cittadini intervenuti spontaneamente contro il nemico. Nei pressi della caserma della Guardia di Finanza vi furono altri lunghi momenti di guerriglia, con i finanzieri accorsi in aiuto dei cittadini materani; rimasero uccisi il finanziere Vincenzo Rutigliano, il civile Emanuele Manicone, che nel frattempo era stato incaricato dai finanzieri di guardia al magazzino centrale di chiamare i rinforzi presso il Comando, ed il dottor Raffaele Beneventi, farmacista, che aveva preso parte alla guerriglia sparando dalla finestra della sua abitazione posta nei pressi della caserma della Guardia di Finanza e che fu colpito dalle raffiche di mitragliatrice dei tedeschi.

Gli invasori assediarono anche il palazzo dell'elettricità per lasciare la città al buio e nelle operazioni di occupazione uccisero i civili Raoul Papini, Pasquale Zigarelli, Michele e Salvatore Frangione e ferirono Mirko Cairola. Tuttavia il peggio doveva ancora accadere, immediatamente prima di abbandonare la città i nazisti fecero saltare in aria il Palazzo della Milizia, ormai divenuto una prigione, con al suo interno undici persone tra civili e militari, tra i quali Francesco Farina, intervenuto per chiedere la liberazione del figlio Natale e che invece fu imprigionato insieme al figlio. Secondo alcune testimonianze c'era all'interno del palazzo una dodicesima persona, il cui nome è sconosciuto, forse un bersagliere.

L'insurrezione del popolo materano impedì così ai tedeschi in ritirata di radere al suolo molti palazzi della città, ed evitò inoltre il bombardamento sulla città da parte degli alleati, che giunsero a Matera provenienti da sud immediatamente dopo quella tragica giornata.(Wikipedia)

 

22 – 25 settembre: Cefalonia, il comandante delle truppe tedesche generale Lienz, in violazione dei patti di resa, esegue l'ordine di massacrare i circa 450 ufficiali e 5000 sottufficiali e soldati superstiti della Divisione Acqui, arresisi dopo la proclamazione dell’armistizio.

 

23 settembre: Mussolini rientra in Italia, nasce la Repubblica Sociale Italiana. L’ambasciatore tedesco R

udolf Rahn telegrafa al ministro degli Esteri Joachim von Ribbentrop: “L’operazione è avvenuta secondo i piani. La costituzione del governo è terminata a mezzogiorno…Solo io sono stato capace di persuadere Graziani ad entrare nel governo un minuto prima della pubblicazione del comunicato”. Rahn informa il ministro che per la sua residenza “il Duce preferirebbe come nuova sede del governo Merano o Bolzano”.


 

Meina (Novara), 16 cittadini di religione israelita sono uccisi dai tedeschi, forse per ordine del capitano The Saewecke, distaccato al comando dell’hotel Regina di Milano e che, nel dopoguerra, diverrà un alto dirigente della polizia della Germania occidentale e dell'Interpol. E' la prima strage di ebrei in Italia.



23 settembre: l'Aquila, nove giovani tutti non ancora ventenni fuggono per sottrarsi al lavoro obbligatorio. Catturati dai nazisti, sono fucilati.

Torre di Palidoro (Roma), i tedeschi fucilano il vice Brigadiere dei carabinieri Salvo D'Aquisto. Si era autoaccusato di un attentato per salvare dalla rappresaglia dei tedeschi 22 civili


24 settembre

: annunciata la formazione del governo della Repubblica sociale italiana: Benito Mussolini, presidente del Consiglio e ad interim ministro degli Esteri; Guido Buffarini Guidi, agli Interni; Antonino Tringali Casanova, alla Giustizia; Domenico Giampietro Pellegrini, alle Finanze; Rodolfo Graziani, alla Difesa; Silvio Gaj, all’Economia corporativa; Edoardo Moroni, all’Agricoltura; Carlo Alberto Biggini, all’Educazione nazionale; Gaetano Polverelli, alle Comunicazioni; Fernando Mezzasoma, alla Cultura.

 



Berlino, il barone von Steengrachtn segretario di stato al ministero degli Esteri, dopo un incontro con il cardinale Cesare Orsenigo, appunta in una nota: “Il nunzio mi ha detto spontaneamente che secondo la sua opinione solo la Germania e il Vaticano, la prima in ambito materiale, la seconda in quello spirituale, sono nella condizione di contrapporsi al pericolo comunista”.

 

26 settembre: Roma, il colonnello delle Ss Herbert Kappler ordina ai dirigenti della comunità ebraica di consegnare 200 ostaggi o 50 chilogrammi di oro.

L’ammiraglio Emilio Ferreri, che aveva aderito alla Rsi, fugge e si rifugia al sud. Diverrà capo di Stato maggiore della marina militare dal 1948 al 1955.

 

27 settembre: iniziano le Quattro giornate di Napoli. L’insurrezione popolare libererà la città prima dell’arrivo delle forze alleate, il 1° ottobre. Il 29 a Ponticelli 40 abitanti sono uccisi durante un rastrellamento contro i renitenti al bando di lavoro coatto imposto dai tedeschi.

 

                                                                                                                               Gli scuginizzi furono protagonisti della rivolta napoletana



28 settembre: Roma, patto d’azione tra PCI e PSIUP. Obiettivo dell’accordo è la realizzazione dell’unità politica della classe operaia.

Roma, i dirigenti della comunità ebraica consegnano a Kappler i 50 chili d’oro, pretesi in cambio della liberazione di 200 ostaggi.

Reggio Emilia: nella canonica di San Francesco si costituisce il Cln provinciale. Ne fanno parte Psi, Pci, Dc e Pd’A. Viene formato anche il Comitato sindacale clandestino.

 

29 settembre: Milano, Luigi Longo scrive: “Una posizione che respingesse ogni possibilità di collaborazione con le forze badogliane (…) ci precluderebbe ogni possibilità di lavoro su molte formazioni militari, che starebbero lontane da noi e cadrebbero sotto l’esclusiva influenza degli industriali che ne farebbero la propria guardia del corpo (…)”.

 

Roma, si svolge un riunione di esponenti socialisti e comunisti che concordano sulla necessità di creare un sindacato unitario e di parlarne ufficialmente con i rappresentanti della Democrazia cristiana.

 

30 settembre: il capo di Stato maggiore Mario Roatta, nel tracciare le disposizioni relative alla costituzione di grandi unità da impiegare al fianco degli alleati, riferendosi alle caratteristiche del personale da utilizzare, scrive: “Meglio che non gli sbandati di Puglia o di Balcania, meglio che non gli sbandati siciliani, sarebbe conveniente costituirle con prigionieri dell’Africa settentrionale (…) Fra essi troveremo ottimi ufficiali in s.p.e. ed anche ottimi soldati che non hanno subito il collasso morale degli ultimi avvenimenti. Se tali grandi unità fossero costituite sul postoin Africa settentrionale – lontano dall’influsso deleterio della politica (…) potremmo sicuramente creare grandi unità salde”.

 

Settembre: Junio Valerio Borghese si incontra con il capitano di vascello Berlin­ghaus, co­mandante della marina tedesca in Italia. Scrive Borghese: “la Decima non poteva accet­tare la capitolazione e il cambiamento di fronte, ma nemmeno cedere armi e impianti ai te­deschi. L’unica soluzione poteva essere (…) un trattato di al­leanza che (…) offrisse alla flottiglia la possibilità di continuare a combattere, man­tenendo la bandiera e la divisa, con­tro il comune nemico angloamericano (…)”. Berlinghaus (che era giunto a La Spezia il 12 settembre, per cui l’incontro è collo­cabile qualche giorno dopo ndr) si consulta con i suoi supe­riori e in particolare con l’Ammiraglio Donitz. Viene accolta la proposta di Borghese e sti­pulato un regolare trattato che prevede cinque punti:

1.      La Decima appartiene alla Marina italiana, dipende dalla Marina italiana, veste uniforme italiana. I suoi uomini, se dovessero presentarsene le circostanze, saranno giudicati da tribunali militari italiani.

2.      La Decima  batte bandiera italiana.

3.      Tutte le unità navali già in possesso della Decima  all’8 settembre 1943 tornano in possesso dell’unità

4.      La Decima è alleata del  Reich germanico e dipende operativamente dal comando germa­nico.

5.      Junio Valerio Borghese è riconosciuto comandante della Decima.

Scrive Borghese: “La nostra posizione di alleati del Grande Reich modificò subitola nostra situazione, per cui non fummo più una testuggine rinserrata e pronta a spa­rare contro tutti, ma un organismo militare i cui componenti potevano presentarsi ovunque, prendere inizia­tive, agire, insomma, con grande libertà di movimento”.

 


Junio Valerio Borghese


Piemonte, nasce l’organizzazione monarchica Unione Camillo Ca­vour. E’ fondata dal giornalista Gianni Puppo. Vi aderiranno anche il marchese Maurizio Fracassi (poi partigiano della Martini-Mauri e uffi­ciale di collegamento con gli alleati  ndr), il conte Vittorio Prunas Tola (cugino del segretario generale del ministero degli Esteri, Renato Prunas), Gian Luigi Colli, capo di gabinetto della Corte d’Appello.

Washington, il cardinale di New York Francis Spellman incontra privatamente il presidente Roosevelt, stilando poi un resoconto della conversazione: “La Cina avrà l’Estremo Oriente – dice il presidente americano – gli Stati uniti il Pacifico, l’Inghilterra e la Russia l’Europa e l’Africa. Gli Stati uniti avranno poca influenza sul continente [europeo] (…) La Russia predominerà in Europa trasformando l’Austria, l’Ungheria e la Croazia in protettorati. Gli Stati europei dovranno sottomettersi a grandi cambiamenti per adattarsi alla Russia, ma in dieci o vent’anni spera che l’influenza europea renderà i russi meno barbari”.

 


Montenegro, contingenti di 5 divisioni italiane, guidati da ufficiali inferiori e da qualche ufficiale superiore, resistono ai tedeschi e poi si affiancano alle milizie di Tito dando vita alla Divisione partigiana Garibaldi.

 

Bari, soldati, carabinieri e portuali ingaggiano coi tedeschi una battaglia per la riconquista del porto; a Bitetto si è verificata un’altra sollevazione spontanea contro i paracadutisti germanici. Come in Abruzzo, anche in questi casi si tratta di ribellioni spontanee, non organizzate dai partiti.

Bombardamento sul porto di Bari


Dopo l’armistizio e l’occupazione nazista, il rinato Partito fascista tenta di recuperare spazio tra i lavoratori lanciando il programma della socializzazione. A Modena si lasciano coinvolgere alcuni ex socialisti e sindacalisti raccolti attorno al giornale Giustizia Sociale, poi chiuso d’autorità dagli stessi fascisti. Arresti avvengono a Carpi e a Reggio Emilia.

Cesena, eletta la Commissione Interna alla Arrigoni. La stessa cosa avviene in alcuni stabilimenti del ferrarese nonostante il tentativo d’opposizione delle autorità militari. Alla Magneti Marelli di Carpi la Commissione è eletta per acclamazione. A Modena si insediano le Commissioni nelle principali aziende cittadine.

 

 

1943: 1 ottobre - 31 dicembre

 


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