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Rigola Rinaldo





Rinaldo Rigola nasce il 2 febbraio 1868 a Biella. A 13 anni, dopo aver terminato le scuole, inizia a lavorare come apprendista falegname.
Diciassettenne, nel 1885 è vittima di un infortunio che lo porterà nel 1903 a perdere la vista. Operaio dell'industria, lavorante a domicilio e piccolo artigiano, fiero di essere indipendente e convinto che "il mestiere è un capitale, e non c'è banca che te ne possa privare", nel 1886 aderisce al POI ed in seguito al gruppo comunista anarchico (1889-1892).
Non partecipa al congresso costitutivo del partito dei lavoratori ma vi aderisce dal 1893, attestandosi fin dall'inizio su posizioni riformiste.
Nel luglio 1895 diviene consigliere comunale di Biella. Dal 1896 al 1906 è direttore del "Il Corriere biellese". Viene querelato dall'industriale Garbacci e, per sottrarsi ad un periodo di carcerazione, fugge a Lugano e poi a Lione, risiedendovi tre anni e fondando una sezione del PSI ed una scuola di
lingua italiana.
Nel giugno 1900, eletto deputato nel Collegio di Biella, può ritornare in Italia coperto da immunità parlamentare.
Nel 1901 promuove la costituzione della Camera del lavoro di Biella. Nei primi anni del Novecento si schiera a favore di una linea riformista contro il sindacalismo rivoluzionario e lo sciopero generale; nel 1902 assume con Cabrini la direzione del segretariato di resistenza del partito, sostenendo il predominio delle federazioni di mestiere sulle camere del lavoro, di orientamento più sindacalista rivoluzionario.
Nel 1904 viene rieletto in Parlamento nel collegio di Biella.
Il 1906, nonostante la sconfitta alle elezioni politiche generali nel collegio di Biella, vede Rigola molto attivo dal punto di vista giornalistico (tiene una rubrica fissa settimanale su l'"Avanti!" sulle questioni sindacali e dirige "Vita operaia") e sindacale. 
E' nominato segretario della Confederazione generale del lavoro e direttore del periodico "La Confederazione del lavoro".
Al Congresso di Roma del 1906 si schiera con gli integralisti del PSI ; nel 1907 si batte per riconoscere al sindacato la più ampia autonomia rispetto al PSI (vincolati in virtù del patto di Firenze del 1907), rivendicando all'organizzazione sindacale una funzione egemonica nella battaglia socialista in virtù di un maggiore realismo e dei legami diretti con i lavoratori (affiancato in quest'analisi da Bissolati, Bonomi, Cabrini, Graziadeum Pagliari,Reina).
Con l'avvicinamento dei riformisti di destra Bonomi e Bissolati a posizioni di sostegno ad una guerra italiana in Libia, largamente osteggiata dal proletariato italiano, Rigola si allontana dalle posizioni riformiste di destra, appoggiando al Congresso di Modena del 1911 l'ordine del giorno di
Turati di condanna dell'impresa libica ma votando invece contro la proposta d'espulsione.
Nel 1910 si spende a favore della nascita di Confindustria con l'intento di giungere ad una forma di Stato "nel quale fossero rappresentati gruppi di interesse omogenei".
Nel 1913 , dopo aver sconfessato lo sciopero generale politico di Milano, è attaccato duramente da Mussolini, a capo della sinistra del PSI, ma le sue dimissioni sono rifiutate dal Comitato nazionale della CGdL per la terza volta (come nel 1909 e nel 1911).
Contrario all'intervento in guerra, affida alla direzione del PSI il compito di guidare l'azione contro il conflitto, scivolando poi verso una posizione di "neutralismo nazionale" e poi verso la giustificazione di una guerra di difesa per l'indipendenza nazionale.
Nel 1918 sostiene l'ingresso dei rappresentanti sindacali nelle commissioni governative per lo studio dei problemi del dopoguerra, ma tale posizione, sconfessata, procura le sue dimissioni.
Dal 1918 al 1921 dirige la seconda serie della rivista "I Problemi del lavoro" e continua a partecipare al dibattito sindacale (anche con collaborazioni con l'"Avanti!" e "Battaglie sindacali").
Sempre su posizioni moderate nell'immediato primo dopoguerra è contrario alla costituzione dei consigli di fabbrica (ritenuti "un pericoloso fattore di disgregazione del sindacato") e condanna lo "sciopero delle lancette" e l'occupazione delle fabbriche.
In questo periodo si colloca la sua collaborazione al Tempo di Roma e al Resto del Carlino di Bologna, oltre che la tessitura di una serie di rapporti con figure governative di secondo piano e con elementi della grande borghesia commerciale ed industriale. Rilevante fu la sua collaborazione con la Società Umanitaria e la Scuola di applicazione per la cooperazione, la previdenza e la legislazione sociale.
Nel 1921-1922 si assesta su posizioni di tipo gildista e l'introduzione di un Parlamento professionale, sostiene le ragioni a favore della rottura del patto di alleanza tra CGdL e PSI (promuovendo l'idea di una "costituente sindacale" rigorosamente apatica ed ispirata ai principi della Carta del Carnaro), collabora alla "Giustizia" e nel dicembre 1922 viene eletto consigliere al Comune di Milano.
Nel 1924 fonda (e dirige fino alla soppressione nel 1925) a Biella il settimanale Il lavoro . Nel 1926 collabora con L'Operaio italiano e Quarto Stato e, dopo lo scioglimento della CGdL, fonda a Milano l'ANS-Associazione nazionalestudi Problemi del lavoro (che pubblica la rivista I Problemi del lavoro" dal 1927 al 1940) insieme ad un gruppo di ex dirigenti confederali. L'ANS passa da posizioni di studio e di possibilismo sul corporativismo ad un fermo sostegno di questo, perdendo, all'inizio degli anni Trenta, ogni autonomia.
Oltre al saggio autobiografico sul Biellese uscito nel 1930 (e sulle conquiste ottenute dalla classe operaia), e alla storia del movimento operaio italiano pubblicata nel 1947, nello stesso anno Rigola dà alle stampe il Manualetto di tecnica sindacale (Firenze, Edizioni U), che raccoglie le lezioni
tenute nel 1920-21 presso la Scuola di previdenza e di legislazione sociale della Società umanitaria di Milano, fondata da Osvaldo Gnocchi-Viani, il "padre delle Camere del lavoro".
Dopo il 1940 Rigola non esercita più alcuna attività politica, pur mantenendo qualche contatto con alcuni socialisti ed approvando la scissione di Palazzo Barberini; continua l'attività di pubblicista ma l'ombra della sua attività nel periodo fascista lo tiene ai margini dell'attività sindacale.
Nel 1953, a parziale riabilitazione, viene visitato da una delegazione di CGIL, CISL e UIL. Muore a Milano il 10 gennaio 1954.






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