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Bonazzi Enrico



Luigi Arbizzani - Argentovivo - n.3 marzo 2002


La condanna a 20 anni non piegò il calzolaio

Il figlio di mezzadri si impegnò nel carcere fascista a studiare le tematiche della questione operaia. Dalla Resistenza alla testa dei lavoratori delle campagne, alla direzione politica, all'associazionismo contadino.

Cent'anni fa, il 12 gennaio del 1902, per iniziativa della Camera del lavoro di Bologna, si riunirono a congresso 37 Leghe di lavoratori della terra della provincia, che accolsero la proposta di costituire fra loro una Federazione, ne approva­rono lo statuto e decisero di riconvo­carsi entro poche settimane per defi­nirne l'ordinamento. Il 2 febbraio suc­cessivo, in un secondo congresso, i rappresentanti di 52 Leghe e di circa 11.000 iscritti discussero dei patti di lavoro da conquistarsi, elessero il comitato direttivo e dettero l'incarico di segretario ad Argentina Bonetti in Altobelli.
Evochiamo questo centenario, ricor­dando l'opera di dirigente di organiz­zazioni contadine svolta in alcuni periodi della sua vita di uomo politico da Enrico Bonazzi(nato il 24 settem­bre 1912 a Sala Bolognese, deceduto a Bologna il 30 gennaio scorso). Appartenente a famiglia di mezzadri, in cerca di un lavoro più libero e più remunerativo, come un altro fratello, fece il lavorante calzolaio a domicilio. A Granarolo Emilia - dove aveva preso residenza la famiglia - a 18 anni aderì al Partito comunista italiano e iniziò ad operare con compaesani in loco ed altrove.
Diede un rilevante contributo alla proporzione dei programmi e degli obiettivi per la riforma agraria e la riforma dei patti colonici, in principal modo della mezzadria. Testimoniano tale impegno gli atti confederali e spe­cifici suoi contributi, quali la relazione sul movimento dei Comitati della terra al 1° congresso provinciale, del marzo 1948 (raccolta in un'apposita pubblicazione) e diversi interventi pubblicati in atti congressuali, e ancora il suo stu­dio attorno alla Riforma del capitolato colonico (Mezzadria classica), edito dalla Federazione bolognese del Pci nel settembre 1948. Guidò le organiz­zazioni dei braccianti e dei salariati agricoli, introducendo e praticando scioperi differenziati per garantire l'u­nità delle forze lavoratrici agricole interessate a vincere le battaglie con­tro la grande proprietà terriera e le forze governative centriste.
Al sesto congresso nazionale del Pci del gennaio 1948, venne eletto mem­bro del Comitato centrale (anche per il ruolo svolto in qualità di dirigente e segretario della Confederterra). A pro­posito di questo periodo e delle lotte contadine negli anni della riforma agraria attuata dai governi diretti dalla Democrazia cristiana, nel 1982, scrisse il saggio Politica lotte agrarie, Bologna 1945-1955 (pubblicato dall'Editrice Sindacale italiana, pp. 186). Qui, Renato Zangheri, nella prefazione, afferma che egli è stato "uno dei maggiori protagonisti delle lotte politiche e sociali che si svolsero fra la resistenza e i primi anni del dopoguerra", poiché la sua direzione della Confederterra diede "ai lavoratori della terra bolognesi una rinnovata coscienza dei loro diritti e del loro ruolo nella produzione"; poiché le lotte "vennero dirette e quasi sempre condotte con la consapevolezza di dover correggere gli errori commessi nell'altro dopoguerra (nel primo dopo­guerra), allorché divisioni fra classi e categorie, fra organizzazioni e partiti, favorirono o non consentirono di con­trastare a fondo l'ascesa del fasci­smo".
Per l'attività antifascista svolta, fu arrestato il 19 dicembre 1934 e rinviato a giudizio con altri nove antifascisti (due toscani, sei bolognesi ed un modenese). Tutti avevano la colpa -come affermerà la sentenza di condan­na emessa dal Tribunale Speciale - di aver svolto una intensa attività propa­gandistica attraverso la diffusione di volantini di ogni tipo (“Il Premilitare rosso”, rivendicazioni salariali, appelli, ecc.)"riuscendo a penetrare nei sin­dacati, nei dopolavoro, nelle associa­zioni sportive e culturali ottengono adesioni tra i giovani inesperti".
Il 24 gennaio 1936 - mentre a tutto il gruppo dei dieci, colpevoli di "costi­tuzione del Pci, appartenenza allo stesso e propaganda", furono inflitti complessivamente 109 anni e 6 mesi di carcere - lui venne condannato a 20 anni di reclusione. Fu rinchiuso nel carcere di Civitavecchia, nel peniten­ziario di Pianosa (Livorno), nell'erga­stolario di Portolongone nell'isola d'Elba, nel penitenziario di Saluzzo (Cuneo) e venne liberato solo il 26 novembre 1944 mentre l'Italia da oltre un anno era dominata dai tedeschi e dai fascisti di Salò. Su tale decennio, nel 1981, scrisse Quelli di Pianosa, Le vicende di un gruppo di antifascisti, già condannati dal Tribunale speciale, dopo il 25 luglio 1943 (Bologna, Graficoop, pp. 32), dove, ricordando lo studio collettivo organizzato fra i dete­nuti politici ed elencando alcuni testi, annotò: «Particolarmente utile per me fu la lettura del libro di Kautsky sulla `Questione agraria'».
Nel dicembre 1944 fu nominato Commissario politico delle Squadre di azione patriottica e in seguito vice Commissario politico della Divisione Bologna. Per ciò fu riconosciuto parti­giano col grado di maggiore dall’ 1 dicembre 1944 alla Liberazione. Per la sua preparazione politica, e rifacendo­si alle sue ascendenze contadine, nel dicembre 1945 fu designato (e successivamen­te eletto) a dirige­ re la Federterra di Bologna, divenuta poi Confederterra.
Dopo aver svolto dal dicembre 1949 agli inizi del 1964 alte respon­sabilità nel Pci (da segretario
della Federazione bolognese a membro dell'uffi­cio nazionale), rientrato da Roma a Bologna divenne dirigente dell’organizzazione dei colti­vatori diretti denominata Alleanza con­tadina.
Venne eletto consigliere provinciale il 7-8 giugno 1970 e rieletto cinque anni dopo, il 15-16 giugno 1975. Nei dieci anni di quei due mandati ebbe l'incarico di assessore all'agricoltura. Promosse attraverso apposite confe­renze i piani agricoli di zona nei primi anni Settanta, creò la Consulta provin­ciale dell'agricoltura, animò i dibattiti consiliari sui problemi della campagna, pose in atto iniziative per la crescita di attività associate fra i contadini.
Anche a Bonazzi va il merito di aver assecondato il progresso agricolo nelle campagne bolognesi e il miglio­ramento delle condizioni di coloro che lavorano la terra!
Luigi Arbizzani




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