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Cingolani Giuseppe

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Mario Cingolani nasce a Roma il 2 agosto 1883 da Pollione e da Giuseppa Deserti. Dopo il conseguimento della laurea in chimica inizia l'attività professionale come insegnante prima, poi come fondatore e direttore del Laboratorio per il restauro dei documenti presso l'Archivio di Stato di Roma, divenuto successivamente Istituto per la Patologia del libro. Fin da giovanissimo entra a far parte della Gioventù Cattolica e della F.U.C.I. Nel 1903 riunisce nel Circolo degli studenti medi "Dante e Leonardo" i due preesistenti circoli "Dante Alighieri" e "Leonardo", che affiliavano rispettivamente studenti degli istituti superiori classici e scientifici. Nello stesso anno, quale rappresentante del gruppo democratico cristiano romano, partecipa al congresso di Bologna dell'Opera dei Congressi.. Nel 1904 diviene segretario della Lega Cattolica del Lavoro., un gruppo che raccoglieva lavoratori del settore tipografico e si dedica all'organizzazione di leghe di lavoratori sia nel Lazio, dove diventa consigliere della Federazione Laziale delle Casse rurali, che in Umbria e nelle Marche, dove organizza la Lega dei contadini di Ancona. Molto intensa, in questi primi anni del secolo, la sua attività di pubblicista nelle testate romane "Cultura del popolo", "Il domani d'Italia", "Il corriere d'Italia" e, ad Ancona, ne "L'Italia nuova" . Nel 1908 diventa consigliere superiore della neonata federazione romana della Gioventù Cattolica Italiana e contemporaneamente si impegna in varie società e comitati di lavoro (Comitato nazionale per il lavoro e la cooperazione femminile, Società per le industrie estrattive dei prodotti agricoli ).
La sua ascesa nelle organizzazioni cattoliche ha inizio nel 1910, con l'elezione a consigliere nazionale della Gioventù Cattolica Italiana cui fa seguito nel 1914 quella a presidente della Giunta diocesana romana di Azione Cattolica.
In campo politico si aggrega con Sturzo al Consiglio direttivo dell'Unione popolare, divenendone vicepresidente nell'ottobre del 1914.
Nel corso della prima guerra mondiale parte come ufficiale al seguito del corpo chimico lasciando la direzione del Laboratorio di restauro. Nel 1916 fonda i primi reparti "scouts" cattolici a Roma.
Dopo la guerra partecipa con Sturzo a tutte le fasi della fondazione del Partito Popolare Italiano. Chiamato a fare parte del Consiglio Nazionale del Partito, dal 1920 è nominato primo vice segretario politico.
La candidatura politica che gli viene offerta nei collegi di Perugia e Ancona nel 1919 ottiene pieno successo e gli vale un seggio alla Camera. Alle successive elezioni politiche del 1921 e del 1924, è rieletto in Umbria, dove Cingolani era molto noto sia per il suo impegno che per antichi legami familiari in quella regione.
Nel 1922 è sottosegretario di Stato al Lavoro nei due Ministeri Facta.
Difronte all'avvento del fascismo Cingolani assume una posizione centrista per cercare di evitare la fuoriuscita dal P.P.I. degli elementi più conservatori, senza però riuscire nel suo intento. Dopo il delitto Matteotti, partecipa all'Aventino e da allora, decaduto dal mandato parlamentare, si dedica ad altre attività: diviene agente assicurativo e cura le sue proprietà terriere in Umbria, mantenendo sempre stretti contatti con gli ex-popolari e i dirigenti dell'Azione Cattolica. In questo periodo scrive su "L'eco dei ritiri operai", su "Il Popolo" ed anche sull' "Illustrazione" .
I suoi svariati interessi nel mondo cattolico lo portano ad affiliarsi ai Terziari Francescani, alla Fides Romana, al Circolo di S. Pietro, mentre, durante la seconda guerra mondiale, quale Cavaliere del Sovrano Ordine di Malta, svolge attività di assistenza negli ospedali romani e poi in Russia. Partecipa a missioni a favore di civili ed ecclesiastici polacchi che causano il suo deferimento al tribunale di guerra tedesco.
La partecipazione alle attività della Resistenza, gli valgono una medaglia d'argento e, dopo la liberazione di Roma, è uno dei maggiori esponenti del nuovo partito della Democrazia Cristiana.
E' eletto nel Consiglio Nazionale del partito nel 1944, riconfermato nel 1946; dal 1953 al 1956 è presidente del gruppo democristiano al Senato e dal 1948 al 1953 è rappresentante dei senatori democristiani. Da giugno 1944 al febbraio 1946 è chiamato a far parte dell'Alto Commissariato Aggiunto per l'avocazione dei profitti di regime, mentre nel 1945 è nominato nella Consulta quale vicepresidente e commissario della Democrazia Cristiana. Il suo contributo nella Costituente verte su varie questioni tra le quali i diritti delle minoranze etniche, il diritto allo sciopero, le funzioni degli enti locali. Collocato nell'area moderata degasperiana, ricopre due incarichi ministeriali come titolare del dicastero dell'Aeronautica, nel secondo governo De Gasperi (13.7.1946- 2.2.1947) e di quello della Difesa, nel quarto governo De Gasperi (31.5- 15.12.1947).
Tra gli incarichi internazionali nel dopoguerra si ricordano la partecipazione, quale delegato italiano ai lavori dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, l'elezione a primo delegato italiano alla Conferenza del Lavoro di San Francisco e la partecipazione al Consiglio d'Europa e all'Assemblea della C.E.C.A.
Dal 1952 dirige l'Ufficio relazioni internazionali del partito e nel 1953 diventa vice presidente delle Nouvelles équipes internationales
Senatore di diritto, poiché deputato per quattro legislature, è rieletto al Collegio senatoriale di Perugia nel 1953, nel 1958, nel 1963 e fa parte del Senato fino al 1968. Dal 1953 al 1958 è vicepresidente del Senato.
Il suo impegno politico si svolge anche al Comune di Roma, dove è consigliere dal 1946 al 1960 e dove presiede il gruppo democristiano. Contribuisce, in questa sede, anche alla costruzione di un nuovo impianto per la produzione termoelettrica.
Muore a Roma l'8 aprile 1971.

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