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Casali Leonida

Tratto da BRIGUGLIO Gianluigi, CAROLI Nicola, DEL PRETE Simeone, FEDELE Greta, «L’avvocato Leonida Casali e la difesa dei partigiani emiliani», Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, N. 20, 4|2014    www.studistorici.com


(...) Leonida Casali nasce a Bologna l’8 febbraio 1898 dall’avvocato Enrico Mariano Casali e da Romana Lodi, primo di otto figli. Consegue la maturità classica al Liceo Minghetti. Nel 1916 si iscrive all’Università di Bologna alla facoltà di Giurisprudenza corso Procuratori, ma lo scoppio del primo conflitto mondiale interferisce con il normale svolgimento della sua vita universitaria. Non sappiamo se il giovane Casali prende parte alla Prima guerra mondiale, ma risale al dicembre del 1917 una sua giustificazione circa l’impossibilità di adempiere al pagamento delle tasse universitarie per il secondo semestre del primo anno «per ragioni di obbligo militare e altre che spiegherà a voce, se richiesto, frequentare regolarmente le lezioni e pagare la seconda rata del I anno (1916-17) e la prima rata del II anno ora in corso»22. Nel 1916 inizia la sua attività politica militando nel Partito Socialista. La scissione gramsciana consumata durante il Congresso di Livorno nel gennaio del 1921, avvicina Casali alle istanze del comunismo italiano e difatti risulta essere uno dei fondatori della sezione bolognese del Partito Comunista d’Italia. Anche se stava muovendo i primi passi della sua attività politica gli vengono comunque affidati ruoli di responsabilità nella cellula bolognese del PCd’I; diviene ad esempio segretario dell’Unione Inquilini. Il 3 giugno del 1921 si iscrive all’Albo dei Procuratori e quindi può finalmente fare il suo ingresso nel mondo dell’avvocatura nelle vesti di Procuratore. Da quando Mussolini prende il potere la sua militanza comunista diviene un problema e Casali diventa una delle tante vittime della violenza del nascente fascismo. Essendo uno dei membri più importanti del Partito Comunista emiliano e da subito oggetto di vessazioni, viene più volte aggredito, bastonato, aggiunto all’elenco degli schedati politici e sottoposto a continua vigilanza. Le violenze subite hanno naturalmente ripercussioni nella sua carriera universitaria che, d'altronde, non risultava neanche troppo brillante. Tra il 1929 e il 1930 «approfittando del R.D. 21 marzo 1929 n. 841 che prorogava il termine concesso ai procuratori legali per conseguire la laurea in giurisprudenza allo scopo di ottenere l'iscrizione all’albo degli avvocati, tenta di dare gli esami che ancora doveva superare», ma anche questo tentativo risulta fallimentare poiché «elementi fascisti gli imposero di non metter più piede nell'università pena la vita. [...] sospese [quindi] gli studi e solo dopo la liberazione fece ricorso al ministero dell’istruzione per essere autorizzato a sostenere gli esami».Il più efferato di questi pestaggi (avvenuto nel 1925) lo riduce tra la vita e la morte e gli fa perdere quasi completamente la vista da un occhio compromettendo una già cagionevole salute; infatti durante la sua vita saranno lunghe e frequenti le sue permanenze presso istituti ospedalieri che non faranno altro che interferire pesantemente con la sua carriera. Benché Casali sia stato una personalità molto importante nel mondo comunista bolognese, le notizie sulla sua vita risultano ancora molto poche soprattutto per quanto riguarda gli anni Trenta. Il clima politico incandescente che caratterizza quell’epoca e le persecuzioni a cui era sovente sottoposto, portano Casali a vivere gli anni del fascismo nell’ombra ma rimanendo sempre collegato alla struttura decisionale del PCd’I. La sua situazione economica durante questi anni non è affatto rosea, risulta anzi essere contraddistinta da un’elevata instabilità e nel corso degli anni è costretto a contrarre sempre maggiori debiti. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale la fede comunista di Casali lo porta ad avvicinarsi agli ambienti della Resistenza arrivando a ricoprire ruoli di rilievo. Gli viene affidata la guida della 63esima Brigata Garibaldi Bolero, protagonista di numerose azioni di guerriglia e sabotaggio nel basso Appennino Bolognese e nelle zone dei comuni di Zola Predosa, Casalecchio di Reno, San Giovanni in Persiceto, Sasso Marconi e Crevalcore; tale attivismo gli varrà il riconoscimento del grado di Maggiore Partigiano, conferitogli nel 1943 e l’elezione nel Collegio dei Probiviri dell’ANPI provinciale di Bologna. Anche in questo caso le notizie riguardanti la sua militanza nei ranghi della resistenza sono assai parziali e sconnesse fra loro; nonostante ciò, sappiamo che nel 1943 diviene Segretario della cellula bolognese del CLN, diventando membro del comitato legislativo clandestino, e membro del Comando Unico Militare dell’Emilia Romagna. Finita la guerra, ritorna all’Università per terminare i propri studi interrotti negli anni Venti e consegue la laurea in Giurisprudenza nel dicembre 1947 con una tesi dal titolo Sull’obbligazione alimentare ex lege con relatore il Professor Antonio Cicu. La sua attività di avvocato si aggiunge alla sua carriera politica nel Consiglio Comunale di Bologna. Subito dopo il termine del conflitto il Governo Militare Alleato nomina sindaco il comunista Giuseppe Dozza e Casali viene nominato consigliere comunale, incarico che verrà poi riconfermato dalle elezioni amministrative del 24 Marzo 1946. Dopo vent’anni di fascismo l’intera cittadinanza bolognese, in questo caso per la prima volta anche le donne, torna a poter scegliere liberamente e democraticamente i suoi rappresentanti, e Leonida Casali risulta eletto tra le fila del Partito Comunista. Il PCI ottiene 71.369 voti, può in questo modo conquistare 24 seggi nel Consiglio, distanziando di gran lunga il PSIUP e la DC. Casali diventa assessore effettivo con delega all’ufficio legale, incarico che mantiene anche dopo le elezioni del 1951; la sua lunga attività politica a Bologna si conclude nel 1964.
In concomitanza con gli impegni in Consiglio Comunale Casali, fin dai primi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, è impegnato nella difesa di "compagni" comunisti ed ex-partigiani accusati di violenze e atti delittuosi che sono da inserire all’interno di quel clima sempre più incandescente che caratterizza il secondo dopoguerra. Il 2 agosto 1948 viene fondato il Comitato di Solidarietà Democratica grazie all’impegno di personalità del PCI e del Partito Socialista desiderosi di fornire assistenza legale gratuita ai tanti uomini vicini alle sinistre che vengono tratti in arresto; difatti una grande pioggia di arresti comincia dopo l’attentato a Palmiro Togliatti. Casali, grazie alle sue competenze legali, diventa uno degli avvocati più rappresentativi del foro di Bologna e molto impegnato nella difesa di militanti accusati dei più svariati delitti. «Si trovò in prima fila dalla parte di coloro che venivano colpiti dall’offensiva scatenata dai governi e dalle classi che diressero il paese, negli anni seguenti quella rottura [dell’unità antifascista], contro le masse popolari, contro i lavoratori, contro i singoli dirigenti dei lavoratori, contro i partigiani».
L’attività di Casali, quindi, non si ferma solo ad una semplice difesa processuale ma, insieme al Comitato di Solidarietà Democratica, si impegna a smontare gli attacchi politici sferrati contro le sinistre alla luce del mutato quadro internazionale, entrato nel vortice della Guerra Fredda e, nel caso italiano, in una contesa sempre più accesa tra partiti di governo e la minoranza di sinistra.
La stagione dei processi politici si conclude durante gli anni Cinquanta e Casali può così tornare ad una normale attività forense, anche se sempre molto alto sarà il suo impegno civico. Antonioni ricorda l’azione di Casali in occasione dei processi nati dal cosiddetto «Dossier Due Torri»32, uno studio sulla realtà del neo-fascismo bolognese redatto dallo stesso Pci e poi trasmesso alla Procura di Bologna. Nella seduta comune del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati del 28 Novembre 1962 viene nominato Giudice aggiunto della Corte Costituzionale. Nel corso degli anni Sessanta e Settanta però la sua salute comincia a peggiorare, la vista diventa sempre più debole e con il passare degli anni la perderà quasi del tutto.
L’impossibilità di lavorare e di continuare la sua attività di avvocato lo inducono a togliersi la vita nel corso del 1977.



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