Home page of Segusino



Valle dei Mulini a Segusino   http://justpaste.it/segusino
       
An image of the beautiful valley of the mills Segusino.
I took this picture in 2010, in the month of February a cold and clean, and adore spending a morning in the nature of a country that welcomed me when I was born in 1947.
Do not know why my soul brings with it the energy that animates her enthusiasm to live with such inspiration pictures of this enchanted corner of the earth.
I live this love easily.
I adore the gods of this land. I hear their voices and images that suit me.
I also watch the people who inhabit the places that caught my attention since, as a child wandering through the paths and roads that sawed the hills and villages of a little paradise.
Susa is a little paradise still quite healthy and strong tradition of his rough and pagan. The steeples and churches scattered hills before anyone else does not have canceled his ancestral force. Its ancient Nature gives us a timeless heritage.


Una immagine della stupenda valle dei mulini a Segusino.
Ho scattato questa foto nel 2010, nel mese di un febbraio gelido e pulito, in una mattinata spesa ad adorare la natura di un paese che mi ha accolto alla mia nascita nel lontano 1947.
Non so perché la mia anima porti con sé l'energia che anima il suo entusiasmo di vivere con tale afflato le immagini di questo angolo di terra incantato.
Io vivo questo innamoramento con semplicità.
Adoro gli Dei di questa terra. Ascolto le loro voci e le immagini che mi donano.
Guardo anche la gente che abita i luoghi che hanno rapito la mia attenzione sin da quando, da bambino vagavo tra i sentieri e le strade che segavano i colli e le borgate di un piccolo paradiso.
Segusino è un piccolo paradiso ancora abbastanza integro e forte della sua tradizione di natura aspra e pagana. I campanili e le chiesette sparse trai colli non hanno cancellato la sua forza ancestrale che la sua natura antica porta come una eredità senza tempo.

Una imagen del hermoso valle de la Segusino molinos.
Esta foto la tomé en 2010, en el mes de febrero, una, el frío y limpio y adoro pasar una mañana en la naturaleza de un país que me acogió cuando yo nací en 1947.
No sé por qué mi alma trae consigo la energía que anima a su entusiasmo a vivir con imágenes tal inspiración de este rincón encantado de la tierra.
Yo vivo este amor fácilmente.
Adoro a los dioses de esta tierra. Oigo sus voces e imágenes que me conviene.
También ver a las personas que habitan en los lugares que me llamó la atención ya que, como un niño vagando por los caminos y carreteras que las aserradas montañas y pueblos de un pequeño paraíso.
Susa es un pequeño paraíso aún bastante sano y fuerte tradición de su áspera y pagano. Los campanarios e iglesias dispersas colinas antes que nadie no se han cancelado su fuerza ancestral. Su antigua naturaleza nos da una herencia eterna.

Uma imagem do belo vale do Segusino usinas.
Tirei esta foto em 2010, no mês de fevereiro, um frio e limpo e adoro passar uma manhã na natureza de um país que me acolheu quando eu nasci em 1947.
Não sei por que minha alma traz consigo a energia que anima o seu entusiasmo para viver com tal inspiração imagens deste canto encantado da terra.
Eu vivo esse amor facilmente.
Eu adoro os deuses desta terra. Eu ouço as suas vozes e imagens que se adequam a mim.
Eu também assistir as pessoas que habitam os lugares que me chamou a atenção uma vez que, quando criança percorrendo os caminhos e estradas que serradas os montes e aldeias de um pequeno paraíso.
Susa é um pequeno paraíso ainda é bastante saudável e forte tradição de sua rude e pagão. As torres e igrejas espalhadas colinas antes que alguém não ter cancelado a sua força ancestral. Sua Natureza antigo dá-nos uma herança eterna.


"Wasere, cuore di drago" il romanzo di Gian Berra pubblicato nel 2009.
Il romanzo è dedicato all'anima antica di Segusino ed è ambientato a Segusino nel lontano 1906 alla vigilia della grande guerra.
Nel 1906 Segusino è uni dei tanti borghi veneti abbandonati, ma sfruttati dal potere lontano e rapace della burocrazia del nuovo regno d'Italia e prima ancora dal disinteresse della moribonda Venezia. Segusino è arretrato e impoverito, senza cultura o istruzione. I migliori se ne sono andati all'estero per disperazione. lavorano bene gli sfruttatori dell'emigrazione, i banchieri d'assalto che preparano la grande guerra come un affare per industrializzare l'italia a loro vantaggio.
I sevizi segreti italiani e autrici tramano loschi interessi con odio reciproco. Una piccola borghesia alleata al clero tiene i poveracci legati come servi fedeli attraverso l'ignoranza e una religiosità beghina e ottusa.
Ma c'è una speranza: un drago si risveglia dalla rocce delle Wasere e il suo intervento salverà un protagonista del romanzo. E' un drago che viene da un tempo pagano e lontanissimo. Il drago salvatore userà a suo favore il potere di morte del male che opprime la gente del Veneto e vincerà la sua lotta per liberare la coscienza al suo protetto e ridargli una nuova prospettiva di vita inattesa.

Puoi trovare il romanzo su: 
http://stores.lulu.com/baroque

 
Pederobba, ecco il libro di Gian Berra. Scaricalo gratis da internet: http://www.scribd.com/baroque2/d/28802052-Pederobba-Osteria-Da-Rafael-Gian-Berra-2010  http://justpaste.it/pederobba 
Pederobba, osteria da Rafael. Storia di una radice strappata. Gian berra 2012 

 
http://www.scribd.com/doc/83920149/Caos-Barocco-Segusino-La-Valle-Dei-Mulini-Gian-Berra   http://justpaste.it/segusinoCAOS BAROCCO di Gian Berra. Viaggio poetico composto da foto originali, poesie, pensieri e due racconti brevi dell'autore.
Un viaggio poetico ispirato da una passeggiata nei ricordi dentro una valle infernale e pagana a Segusino. La valle dei mulini.
Alla ricerca delle intime radici di un popolo che ha paura di liberarsi una volta per sempre dal ruolo di servo.

CAOS BAROCCO, Viaggio poetico di Gian Berra alla valle dei mulini a Segusino. 2012 

Vedi anche il blog: http://venetoservo.blogspot.com/


 
Il primo capitolo del romanzo di Gian Berra "Wasere, cuore di drago", puoi scaricarlo gratis da internet al sito:

http://www.scribd.com/doc/42179010/WASERE-Di-Gian-Berra-Romanzo



 
tanto freddo nelle anime di Segusino alla valle dei mulini, sotto Riva grassa.    http://justpaste.it/segusino http://www.scribd.com/doc/79076954/Segusino-e-La-Valle-Dei-Mulini-Gian-Berra-Gianberra-Milies-Stramare 

Segusino, the valley of the mills ... a timeless charm.Segusino people do not like the valley of hell. In this enchanted place the hard work of centurieshas gathered the force of the stream between therocks dug Ariù. The mills have been working and our fathers have waited every morning the suncame in with its warmth of life greet the new day.Pan recalled every moment, the force that formed the pride and protected them from their role asservants. No use to pray to be saved. for our ancestors were born free and strong. But whoremembers their pride? Pan only keep for our children that message. 

Segusino, la valle dei mulini...un incanto senza tempo. la gente di Segusino non ama la valle dell'inferno. In questo luogo incantato il lavoro duro dei secoli ha raccolto la forza del torrente Ariù tra le rocce scavate. I mulini hanno lavorato e i nostri padri hanno aspettato ogni mattina che il sole entrasse con il suo calore di vita salutare la nuova giornata. Pan richiamava ogni attimo la forza che formava il loro orgoglio e li proteggeva dal loro ruolo di servi. Non serviva pregare per essere salvati. per nascita i nostri avi erano liberi e forti. Ma chi si ricorda del loro orgoglio? Solo Pan conserva per i nostri figli quel messaggio.




  https://sites.google.com/site/segusinosite/riva-grassa-segusino 

Segusino, Riva grassa.....


Segusino. Riva Grassa: a village that is a treasure but little loved by its inhabitants. Why do people hateSegusino Riva Grassa?
Here is the hidden soul of this country, and hecaptured her heart. It made me fall in love with Rivafat. I was born here, and I spent the days of curious child between the rocks and the nature of a story that tells the story of a courageous people miserable and desperate. They were peopleforced to live in misery and ignorance of a servant.Yet our old never gave up. They gave life to piqueand pride.
Why not worship Riva Grassa?

Segusino. Riva Grassa: un borgo che è un tesoro ma poco amato dai suoi abitanti. Perché la gente di Segusino odia Riva grassa?
Qui è nascosta l'anima di questo paese che mi ha rapito il cuore e innamorato l'anima. Io sono nato qui, e ho passato i giorni di bambino curioso tra i sassi e la natura che racconta una storia la storia coraggiosa di un popolo di miserabili e disperati. Era gente costretta alla miseria e dall'ignoranza a vivere da serva. Eppure i nostri vecchi non hanno mai mollato. Ci hanno dato la vita per puntiglio e orgoglio.
Perché non adorare Riva Grassa?

  

 
 

Segusino, Milies e i racconti di Nanni della Marianna...




 
 

Segusino, la dolcissima Stramare


Un racconto di Gian Berra del 2012. Inno a Pan e alle radici vive in tutti noi... testimone il morer, l'albero delle more.

Fenola e il morer.

Vicenda realmente accaduta nelle grave del Piave, tra Ciano e Covolo di Pederobba.... Là dove il Piave fa una grande ansa e gira deciso verso est, proprio di fianco a Crocetta e Ciano, le sue rive si allargano senza limite. E' possibile camminare per ore tra le lande sassose e non incontrare nessuno. Per questo ci vado spesso e tra erbe selvatiche e macchie rade di alberi fieri posso allargare lo sguardo sin dove può arrivare. Non ci sono limiti e così mi è facile lasciare che i ricordi prendano il colore dell'aria. Senza schemi la fantasia immagina e vive ogni realtà possibile. Sogna e ricorda, appunto. Se guardo verso sud lo sguardo è riempito dalla presenza del Montello, lunga e bassa collina che mi fa compagnia e incornicia come un abbraccio la riva di Ciano. E' facile fare tanta strada che poi, stanco, vorrei andare a ristorarmi un po'. Così quando arrivo alla croda granda, giro sicuro, e l'osteria di Fenola e proprio la vicino. Di mattina o di pomeriggio non c'è mai nessuno e Fenola è felice di poter parlare. Io del resto in tasca ho sempre di che pagarmi l'ombra di rosso. Qualche volta incontro anche Menico, sempre distratto e con lo sguardo scocciato. Quando lo vedo il cuore riprende a battere perché vorrei ascoltarlo ancora raccontare la sua storia, ma devo aspettare che Fenola sia di buon umore. Lui non vuole ascoltarla per niente. Lui è l'oste e va rispettato. Oggi è un pomeriggio di quelli. Svogliato e senza idee sto aiutandomi con un uovo sodo a finire il vino aspro di Fenola e guardo fuori i pioppi che sfumano verso le rive. Una volta , poco più in giù c'era una grande pozza d'acqua, quasi un lago, e la strada ci girava attorno. Sul lato accostato alla collina, la strada era solo un sentiero che girava per agli alberi. Questi formavano un bosco che si confondeva con la palude. Un grande morer solitario, imponente sulla riva , era il capo di tutti quegli alberi. Cresciuto senza padroni formava lui solo una macchia imponente. Pochi ci passavano accanto tranquilli o indifferenti. Lui chiedeva rispetto e l'otteneva senza fatica. L'ombra del morer era un regno a sé. Ed è in questo mondo sempre buio che… Forse non era stata una buona idea , ma Menico a volte non pensava. Si lasciava condurre così dai pensieri vaganti finché la strada non esisteva più. Si era avviato verso le grave anche se la sera ormai diventava quasi notte. Il fresco di settembre era appena accennato e l'aria calda ancora invitava a pensieri inquieti. Cosa cercare ancora tra quei sassi? Inquieto e svagato Menico aveva già dimenticato la giornata di lavoro e il buio lo chiamava senza ragione. Si accorse di essere lontano dal sentiero quando il fitto del bosco aveva già coperto la luce della sera. Il buio improvviso lo svegliò dal sognare e lasciò che un brivido freddo lo segnasse rapido come un lampo. Rallentò il passo, e cosciente del suo ritmo, con cautela proseguì verso l'acqua. Intuì il sospiro come se realmente potesse udirlo... ma appena tendeva l'orecchio il silenzio lo lasciava solo e deluso. Cos'era quel sussurro che non riusciva ad ascoltare? Furioso per ciò che gli sfuggiva, si sedette sulla sabbia, tra due grosse quercie, e guardando verso l'acqua vicina lasciò vagare l'attenzione come quando sognava. Lui sognava con la mente e i pensieri erano liberi, ma con gli occhi osservava il mondo da lontano. Così, ingannando la sua rabbia, lasciò entrare in sé ciò che non vedeva ne sentiva. Con la coda dell'occhio notò un movimento nel buio alla sua sinistra. Sapeva di non poter girare la testa, sentiva che se lo avesse fatto ogni cosa sarebbe svanita. Lo sapeva e basta. Si lasciò condurre dall'istinto e fingendo di guardare la palude, girò con prudenza il viso quanto bastava per osservare. E poi con infinita lentezza, cercando di nascondere la sua tensione, spostò lo sguardo con finta indifferenza. Sotto il gran morer un grumo scuro si muoveva. Non cercò subito di capire, ma lasciò che si rivelasse a lui la scena: Una figura grossa e ingobbita, piegata e tesa, era sopra un'altra figura seduta, appoggiata all'enorme tronco. Soffi e sbuffi e modi agitati rendevano tesa l'aria e Menico si sentì risvegliare il sangue. Il suo corpo non poteva ignorare il desiderio e già rispondeva al sogno nascosto. Il suo manico premeva nei calzoni e pretendeva attenzione: Quei due spandevano furia di vita con urla soffocate. Quello che stava sopra era fin troppo curvo sulla femmina, ma era instancabile e la faceva gemere quasi come un pianto sussurrato. Lei lo accoglieva abbracciandolo e tirandolo verso di sé muovendosi a ondate lente e ritmate.Poi poco alla volta il silenzio riprese a dominare gli attimi. I due rimasero ancora abbracciati in un'unica forma scura e Menico per paura di essere visto smise anche direspirare. Onde di odore muschiato solcavano come bassi sentieri l’aria tra i tronchi. Sembrava che anche gli alberi aspettassero l’apice che chiedeva sfogo e liberazione. Ma il temposembrava non passare mai e tutto era in attesa, in tensione; Menico viveva ciò come parte di ciò che accadeva. Menico già perdeva l’attenzione, un vago sonno ipnotico lo intorpidiva e lo rendeva pesante, lento… Per poco non si strozzò quando Lui si alzò: Un essere imponente, con legambe storte e la gobba, le spalle smisurate e la testa piccola, cercò di mettersi in equilibrio. Ma a Menico vennero i brividi quando vide e non volle credere. Quella creatura aveva i corni: eranopiccoli e curvati all'indietro come le capre. Menico si bloccò come fosse di ghiaccio. Lo sguardo si spostò allora su di Lei e la vide rilassata, appoggiata al grande morer, con le gambe aperte e le braccia abbandonate sui fianchi.Era bianca come la luna; liscia e quasi trasparente. Un corpo acerbo ma voglioso di vita. Il suo viso era delicato, piccolo e rotondo e risplendeva di riflessi azzurri. Capelli lisci e chiari le ricadevano sulle spalle. Un ciuffo d’argento filato spiccava superbo tra le cosce che accoglievano lo sguardo. Lei guardava il gigante con naturale interesse, lo squadrava e assorbiva la sua immagine… e vide Menico. Lei non mosse gli occhi, ma lo vide. Menico sentì in sé sciogliesi ogni volontà. Il mare infinito lo stava avvolgendo e sembrava annullare ogni pensiero. Tentò di ribellarsi mentre una parte di sé, ferita, gridava di non farlo. Il cuore sembrava scoppiargli nel petto e le mani artigliavano la sabbia. Con uno scatto doloroso staccò gli occhi da Lei e fu subito catturato dallo sguardo di Lui. Pupille di fuoco lo guardavano assenti e lo giudicavano. Poi divennero odio. Ora si era girato verso di lui. Le sue cosce pelose incorniciavano un pene appuntito ed esagerato. Nero nel nero. I piedi erano piccoli, quasi degli zoccoli, e vide anche un accenno di coda. Già il gigante stava per scattare quando Lei gli prese il polso peloso e lo trattenne.Menico si trovò bloccato a fissarli entrambi e tremando, finalmente ascoltò la sua paura. Scattò senza guardare e corse verso la strada senza neanche più pensare. Superò d’un balzo le rive solitarie e buie. Non vide i campi dove il granturco si seccava , ne sentì gli squittii impauriti delle pantegane disturbate. Corse e corse finché si ritrovò vicino alla casa dei signori Matiol. Poi si sedette e dietro un mucchio di fieno si lasciò andare ad un pianto senza vergogna.La luna da sopra lo consolava, ma era inutile. Menico si era bagnato i calzoni, e ora portava in sé il sogno più sogno di tutti. Non poteva tornare a casa così. No lui aveva visto Lei, e la sua immagine era fusa al suo cuore.Menico aveva visto Lui, e nessuno, oltre Lui sarebbe stato più terribile.Decise di rimanere con la luna, almeno per quella notte.

***

Bluette teneva stretto a sé Bronza. Lui furioso già stringeva nel sogno il collo dell’umano. La rabbia antica e la disperazione senza fine stava già cancellando il piacere che lei gli aveva dato. Ma Bluette non avrebbe permesso a Bronza furioso, di distruggere ciò che stava nascendo. Lo tirò a sé decisa e guidò con la mano il suo membro fiero dentro di lei. Lo strinse e lo abbracciò di nuovo con slancio e calore. Bronza avvertiva il fuoco e la rovina, ma il calore e l’umido profondo di Bluette cancellava e diluiva la tensione. Si lasciò cadere nel fondo di lei ancora una volta. Permisealle sue reni di seminare ancora vita. La sua.E Bluette ancora lo accolse in sé. Ancora e ancora... Viveva del suo slancio e gustava il suo fare.Poi pian piano la tensione svanì negli attimi. Ogni pensiero si placò, e Bronza si lasciò cadere nel letto di foglie accanto a Lei. Sognava ad occhi socchiusi ed assenti il piacere del nulla. Ora, appagato e quasi felice, lasciava che il filo rosso dell’ira rimanesse oltre l’attenzione e i ricordi. Lasciò lontani i pensieri di vendetta e di sangue e si addormentò.Lei invece incrociò le braccia sui seni nudi, immaginando un brivido di freddo. L’umano aveva visto lei e Bronza. Ciò la stupiva. In tutta la sua vita di ninfa umida mai aveva notato umani che potessero vedere il popolo della vita.Quelle scimmie arroganti erano cieche al grande mondo.Ma l’umano era un giovane maschio e lei aveva catturato la sua attenzione. Aveva ancora in sé il piacere dell’abbandono a Bronza. Ma il brivido sottile della conquista dell’umano era dolce come il miele. E in autunno il miele era finito. O no?

***

Menico non tornò a casa quella notte. Dormì nel fienile accanto alla fontana piccola. Poi si fece vedere affaccendato nell’orto di casa. Come si fosse alzato presto. Sua madre gli chiese qualcosa, ma poi non ci pensò più e lo lasciò stare.Menico invece non vedeva più le cose. Che ora era? Dove doveva andare? Ma oggi cosa c’era da fare? E i fianchi levigati di Lei erano li davanti a lui e chiedevano di essere accarezzati. La pelle di fanciulla, lucida e azzurrina era senza forma solida, ma prendeva quella del suo desiderio. Gli occhi di lei erano uno spicchio d’infinito e lo supplicavano di venire ad adorarla. La sua bocca da bambina era un frutto da gustare…La pancia di Menico era una tensione che voleva. Il sesso di Menico pretendeva. E la giornata non sapeva di nulla. Lui era solo. Ma stasera sarebbe tornato là. Certo che sì! Desiderava Lei come la vita. Le sere di settembre qui sul Piave di Ciano, sono lunghe e ancora calde e i profumi dell’estate indugiano nell’aria senza vento. Ma un vago senso di inquietudine, nascosto sotto la crosta delle cose che si vedono, rende inquieti i cuori. Specialmente quelli che si vogliono incontrare e hanno fretta di toccarsi e gustare il fatto di esistere. Così Menico si avvicinò quasi di corsa al bosco del morer, ma poi quando fu a pochi passi si nascose e rimase ad ascoltare. Nulla e nessuno era presente. Echi lontani sottolineavano un silenzio indifferente alla sua tensione. Si avvicinò al morer e la sabbia nulla diceva dei ricordi che lui si portava dentro.Sedette appoggiandosi al tronco e poco alla volta si lasciò avvolgere dalla penombra. La accettò come parte di sé e i pensieri si placarono. Bluette lo sentì quando era ancora nascosta sul lato fitto del bosco. Piano si avvicinò, studiando la sua attenzione. Ancora lui non l’aveva vista, ma sembrava sicuro di sé: lui nascondeva bene il suo desiderio. Lui la voleva: un umano!Si avvicinò ancora un poco e uscì con prudenza dall’ombra oscura di un’acacia, proprio di fronte la radura.E Menico che sognava ad occhi aperti non la vide finché una scintilla illuminò il punto nascosto del suo occhio destro e accese il suo desiderio. Il cuore ebbe un sussulto e si bloccò il respiro. La sua schiena si irrigidì e da solo il suo sguardo seppe dove guardare. La vide che usciva dal buio come se camminasse su una nuvola. Lei splendeva di luce propria e lo guardava sicura di sé. Le sue braccia cadevano naturali incorniciate dai lunghi capelli e il seno piccolo ma fiero si mostrava. Il ventre invitava al suo ciuffo di vita e le sue lunghe gambe si muovevano appena, lente e sicure. Lui venne catturato da qurgli occhi. Erano un mare su cui annegare.Quando Lei le fu vicina gli parve di entrare nella luce che la avvolgeva e il mondo di sempre non esisteva più.Non furono necessarie parole e lui non ricordò mai di averla toccata. Ma quando lui entrò in lei era come se si fosse annullato nel grande mare della vita e perse la sua identità sognando e gustando il suo abbraccio. Aveva provato il paradiso e non desiderava altro. Sentiva le sue forme e accarezzava il suo velluto e ogni carezza era quella più dolce. La voluttà di esistere e vivere era una realtà concreta. L’umido in cui si muoveva era l’invito ad una eternità di estasi senza fine…Poi gli occhi di lei che lo guardavano dentro, lo lasciarono giocare coi colori e l’infinito. Lui seppe quando questo finì. Quando poco alla volta il riposo lo riportò al mondo. Con lei vicino che lo guadava, lui sentì senza soffrire il distacco. Lei non permise al suo cuore di soffrire e gli rimase

vicina finché il sonno lo vinse.

°°°

Bluette lentamente si staccò dall’umano. Leggera come una foglia gli permise di rimanere nel sogno che lo rapiva e gli regalava vera gioia. Lei aveva conquistato il suo cuore e lui oraera suo per sempre. Ora quella scimmia umana aveva sperimentato l’infinito e il suo sguardo vagava oltre la nebbia di sempre.Lei sentiva in sé la forza che lui le aveva dato col suo desiderio. Aveva un sapore diverso da quella che Bronza le regalava: quella di Menico non sapeva di arroganza. Era piuttosto simile a quella dei bambini che non hanno limiti e osano il gioco, ma vogliono anche essere rassicurati.Così grazie al legame che lei aveva creato, avrebbe mantenuto in sé quel nuovo sapore. Un colore nuovo la colmava dentro e Bluette sapeva di avere vinto.Poi l’aria fredda della notte svegliò Menico, che stupito di ritrovarsi lì, si rivestì svogliato. Non vide la luna, e il buio attorno a lui era come una coperta di velluto. Lei non c’era più. Ma era come se fosse ancora con lui. La sentiva dentro come una cosa conquistata. L’aveva fatta sua. Una parte di sé la voleva toccare, e guardare ancora negli occhi; ma sapeva che non sarebbe più venuta. Aveva toccato il cielo e le cose non sarebbero più state le stesse. Menico si avviò mesto verso Ciano. Ora gli occhi vedevano le ombre degli alberi quasi vive, e lontano sul Montello notò strani riflessi che saettavano sopra il bosco. Sentì la civetta chiamare, e per la prima volta non provò fastidio; anzi, avrebbe voluto rispondere al saluto. Bastò questo a donargli un poco di calore. Menico sentiva la vita scorrere attorno a sé, e questa sensazione lo riempiva e lo confortava… Menico non era più solo.

°°°°

Alcuni anni dopo, in un pomeriggio di settembre, Fenola era inquieto. Lo era sempre quando venivano alla sua osteria Menico e Gian. Quei due sembrava si mettessero d’accordo. E venivano sempre negli orari più strani. Oggi che giorno è? Già oggi è venerdì e domani cominciano ad arrivare i villeggianti da Treviso e i Veneziani. Sono loro che riempiono l’osteria ogni fine settimana. Se Fenola dovesse contare sugli abitanti di Ciano o di Covolo, lui avrebbe già chiuso l'osteria. Vede in lontananza quei due che si salutano: Menico torna verso Ciano e Gian si incammina giù per le grave, verso Covolo. Già, Tra Fenola e Menico c’è una vecchia ruggine... Fenola ricorda quella volta che suo padre, l’anno prima che morisse e che gli lasciasse l’osteria in eredità, volle tagliare il grande albero delle more per farne legna. Chiamò due suoi amici ad aiutarlo. Abbatterono il grande tronco con fatica e sudore, ma la legna durò parecchio. Ricorda che quando Menico venne a saperlo, corse all’osteria a urlare che avevano fatto una cosa schifosa. Era la prima volta che vedevano Menico infuriato, tutto rosso in faccia. Sembrava matto, e poi si era messo a piangere come un bambino! Prima sua madre e poi anche gli altri presenti lo avevano confortato offrendogli un’ombra di vino rosso e un panino con le sardelle. Poi Menico si calmò e non se ne parlò più. Menico non si era mai sposato e viveva da solosulle rive, ma almeno una volta alla settimana veniva all’osteria. Ma per i gusti di Fenola era troppo imbambolato. Ora comunque c’era da preparare l’osteria per il fine settimana…Già. So bene che vi faccio perdere tempo a rinvangare vecchie storie. Ma tengo a precisare che di certo qualcuno l’ha visto. Nessuno ne vuole parlare e se ne vergogna. Ma a me non importa. Voglio dirlo almeno una volta qui che nessuno mi conosce e anche se mi prende per matto non me ne frega niente.Si dice che un’ombra scura ogni tanto saetta là dove c’era una volta il grande albero delle more.L’ombra è nera e grande, sembra abbia anche le corna e la coda. Qualcuno ha visto gli occhi di quel mostro: sono rossi e pieni di furia e d’ira.

Chi ha visto quel diavolo, in quel posto non ci è più tornato.


©2012 Gian Berra     


Gian Berra hippie in 1972....

The photo withdraws Gian Berra in 1972-73. Gian was a youth that after a brief university experience had embraced with ardor the last fires of the epoch hippies But the Venetian province it was distant from the passions of liberty of the end of the sixties: Veneto is not the California and not even Paris. But Gian Berrà he doesn't make yet I count that lives in a reality had been putting to sleep for centuries and emptied by every enthusiasm. Who is the thief that has stolen the vitality to the people in which is found to live? Because people seem blind to the nature that every day feeds her life?

They are naïve and terrible questions. They cannot have an answer for an artist that is about to discover to be him: Gian cannot do without I handed these questions it. Gian Berra already paints and devotes him to the sculpture, but a job doesn't consider him yet. For this it tries some escapes to the foreign countries. Before part with his cousin Renzo for Switzerland and it stops him for a po to Shaffausen and Tayngen. Then with the friend Giannetti goes to Germany and visit Braunsweig and Hanover. It starts to see other horizons and different people. When he returns an a little disappointed to house it realizes that also in Italy the times are changed. 68 is ended and reality has remained that of before. It seems that an occasion has especially been wasted by the young people. To Gian Berra its motorbike remains, only its jacket of the Ce Guevara and so many dreams so distant from that province without hopes.

Gian opens his first study of art to Valdobbiadene in 1973. This will be alone the first attempt to show with his paintings and to make the first exposures of pictures in the province of Treviso in the region in Venice. The reality of the art that he finds is depressing. The province has few other to which to think besides the kick and to the political discussions. In 1977 the turn happens: he/she leaves Valdobbiadene for Covolo of Piave. It is not a big jump, but at least it is out of a country that has decided to admire only itself same.

In the 1977 winter ago his first show to Treviso near the gallery “The casket of Val”, in Plaza of the wheat. It is a great success that gives the first concrete satisfactions to Gian Berra.Gian organizes in 1978 a show near the gallery Brotto to Cornuda. And a success.

He has been beginning for this year the most adventurous season of Gian Berra. It knows in the 1978 Vincent Martinazzo, a collector with the heart full of an authentic passion for the art. They call him/it all “Ciccio” and he welcomes Gian Berrà in his gallery of Montebelluna. In the following years Gian Berra organizes quite a lot shows among which I remember those in the room of “Ca ' de Ricchi” to Treviso in 1979 and in 1980. It is in that year that Gian puts on family and decides to make another great jump.

In 1981 he opens a study to Trento, in plaza Greater S. Maria. It won't be only a study, but also a place whether to meet himself with artists friends. Gian Berra will invite the friend painter Donadel Bruno of Parish of Soligo (TV) in the autumn of 1981.

But the family of Gian grows and he returns home in 1982. A few years of break pass and in 1990 he founds the cultural association “the Criola.” This is another attempt “from artist” to shake the drowsy and depressing environment of a Venetian landscape without hopes. Gian Berra picks up with endless patience around itself every artist of the outskirtses. Gian organizes shows, meetings, demonstrations and suppers of poets with the meetings of "New Poetry Age." Then in 1993 it inaugurates the “raced practical of painting.” This is perhaps the initiative that will have more success: it will almost uninterruptedly last until 2005, with two courses a year. They participate you more than 800 students, many of which will become painters.In the years 80 Gians Berra organizes exposures of his works in the most greater Italian cities and in Germany to Düsseldorf, Monk, Wurzburg.

In 1998 it specializes him in therapeutic Psicosintesi and it begins the intimate investigation on the power of the symbols and the images. He investigates the power hidden of the images and their hidden effect on the collective unconscious. The images have one power of theirs that can be managed by an aware conscience.

He organizes some lectures on the theme of the "Fear" explained as ghost-image.

In 2001 he exposes for the first time in a show of his works, five totems that he has built with his hands. “Totem without taboo” it is the title of that exposure and Gian it begins to write the famous ones “wild Stories” what time possible to find in intenet is. He calls it Shamanistic Psychology . In 2002 he writes the book " Shamanistic Psychology ", a harvest of writings devoted to such theme.

In 2006 he goes out in press his first novel “Wasere, heart of dragon” devoted to the wounded soul of Segusino, his/her country of birth and the book of poetries and stories “Baroque Chaos.” They are available on Lulu.com.

In 2008 Gian Berra begins the search on him "Shamanism of the room of aspect" as necessary function in one historical period as ours in which him "absolute" traditional tramontano drowned in the globalization. Has a healthy Chaos finally returned? Gian Berrà frequents the outskirtses of every city or small country and discovers vital perspectives that you/they have been sleeping for centuries.

That the time has come to call her back?