Munnezza e Inceneritori
Situazione inceneritori nel Lodigiano - Alternative agli inceneritori - Interviste a esperti di settore

Vi segnalo qualche articolo molto interessante sullo scandalo del momento (anche per quanto riguarda alcune vicende del nostro territorio) - i rifiuti - e sul pericolo di nuovi inceneritori nella nostra regione: se non mi sbaglio poco tempo fa è stata depositata la domanda per un impianto a Vidardo (sempre se non ricordo male la Provincia di Lodi si è dichiarata impotente di fronte alle legittime richieste della società proponente, mentre il comune di Sant'Angelo ha tirato in piedi un 48...), e anche il Comune di Milano ha intenzione di farne uno a sud della metropoli, non lontano da San Giuliano Milanese.
A Brescia, dove da 10 anni funziona uno degli inceneritori più grandi d'Europa, in alcuni settori del territorio comunale hanno livelli di diossina nel suolo superiori a quelli di Seveso - a questo ha concorso anche la Caffaro, che per decenni ha sparso illegalmente i suoi veleni industriali - mentre nell'inceneritore di Marghera si è scoperto che hanno bruciato anche materiale radioattivo.
In una Regione che già adesso è al top per quanto riguarda l'inquinamento (ufficialmente sono stati censiti 426 siti da bonificare, 19 nella nostra provincia, senza contare quelli che non si conoscono...) e l'incidenza di tumori siamo sicuri che gli inceneritori siano il migliore dei modi per smaltire i rifiuti? E poi non si potrebbe incominciare ad adottare politiche che ne riducano a monte la loro formazione?
Ciao
 

E’ difficile spiegare quello che sta avvenendo in Campania. Quando le responsabilità sono allo stesso tempo della politica, degli imprenditori, della criminalità organizzata e di parte dei cittadini da dove si deve iniziare? Il pesce puzza sempre dalla testa. Bassolino, diessino-diossino, è stato sindaco di Napoli nel 1993, rieletto nel 1997. Nel 2000 diventa presidente della Regione Campania, rieletto nel 2006. Rosa Russo Jervolino, eletta sindaco di Napoli nel 2001, riconfermata nel 2006.

Bassolino-Jervolino sembra la marca di un tandem, quando uno scende dal Comune, l’altra lo avvicenda, e il primo sale in Regione. Cari campani, fermate il tandem, forse qualcosa cambierà.

Ho il sospetto che la spazzatura campana sia un pretesto per rilanciare gli inceneritori. Quelli che Bersanetor e D’Alema chiamano soavemente termovalorizzatori e che nessuno costruisce più in Europa. Ho scritto i motivi del no e le alternative. Scaricate il pdff
http://www.beppegrillo.it/immagini/immagini/Le_alternative_agli_inceneritori.pdf)
e diffondetelo.

 

Inceneritori, perché no.

1 - L’incenerimento dei rifiuti li trasforma in nanoparticelle tossiche e diossine

2 - L’incenerimento necessita di sostanze come acqua, calce, bicarbonato che aumentano la massa iniziale dei rifiuti

3 - Da una tonnellata di rifiuti vengono prodotti fumi e 300 kg di ceneri solide e altre sostanze

- le ceneri solide vanno smaltite per legge in una discarica per rifiuti tossici nocivi, rifiuti estremamente più pericolosi delle vecchie discariche

- i fumi contengono 30 kg di ceneri volanti cancerogene, 25 kg di gesso

- l’incenerimento produce 650 kg di acque inquinate da depurare

4 - Le micro polveri (pm 2 fino a pm 0,1) derivanti dall’incenerimento se inalate dai polmoni giungono al sangue in 60 secondi e in ogni altro organo in 60 minuti

5 - Le patologie derivanti dall’inalazione sono: cancro, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto e ictus. Lo comprovano migliaia di lavori scientifici

6 - Gli inceneritori, detti anche termovalorizzatori, sono stati finanziati con il 7% della bolletta dell’Enel associandoli alle energie rinnovabili insieme ai rifiuti delle raffinerie di petrolio al carbone. Senza tale tassa sarebbero diseconomici. Nell’ultima Finanziaria è stato accordato il finanziamento, ma solo agli inceneritori già costruiti

7 - In Italia ci sono 51 inceneritori, sarebbe opportuno disporre di centraline che analizzino la concentrazione di micro polveri per ognuno di essi, insieme all’aumento delle malattie derivate sul territorio nel lungo periodo

8 - I petrolieri, i costruttori di inceneritori e i partiti finanziati alla luce del sole da queste realtà economiche sono gli unici beneficiari dell’incenerimento dei rifiuti

 

Cosa fare con i rifiuti.

1 - Riduzione dei rifiuti (Berlino, per fare un esempio, ha ridotto in sei mesi i rifiuti del 50%)

2 - Raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale

3 - Riciclo di quanto raccolto in modo differenziato

4 - Quanto rimane di rifiuti dopo l’attuazione dei primi tre punti va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla con in impianti di bioessicazione

5 - In termini economici non conviene bruciare in presenza di una raccolta differenziata perchè:

- il legno può essere venduto alle aziende per farne truciolato

- il riciclaggio della carta rende più dell’energia che se ne può ricavare

- il riciclaggio della plastica è conveniente. Occorrono 2/3 kg di petrolio per fare un kg di plastica

6 - La raccolta differenziata può arrivare al 70% dei rifiuti, il 30% rimanente può ridursi al 15-20% dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione ed impatti ambientali sanitari

 

Se nel settore dei rifiuti non ci fossero le attuali realtà, per legge, di monopoli privati a totalità di capitale pubblico, ma una reale liberalizzazione del mercato, la concorrenza tra le aziende avverrebbe sulla capacità di recupero e l’incenerimento sarebbe superato.

 

Professor de’ Medici parliamo della discarica di Pianura. «Per carità, è un scelta folle». Giovan Battista de’ Medici, geologo applicato e idreogeologo, professore alla Federico II di Napoli per due mesi ha collaborato con il Commissariato straordinario all’emergenza rifiuti ai tempi di Bertolaso. Il suo compito era quello di individuare siti per lo stoccaggio dei rifiuti, cosa che ha puntualmente fatto. Le sue proposte evidentemente non erano gradite e, come si dice, qualcuno ha deciso di fare a meno della sua collaborazione.

    Professore, perché giudica la discarica di Pianura una scelta folle?

«Innanzitutto siamo in una zona protetta, un parco naturale. E non è possibile che lo Stato costruisca discariche proprio qui. Lo vietano la normativa e il buon senso. Ma il problema più grave è che siamo in una zona vulcanica attiva, dove il rischio di bradisismo è fortissimo. C’è poi un pericolo concreto di inquinamento delle falde acquifere, e stiamo parlando di falde idrotermali, anche se nessuno lo dice».

    Che fine hanno fatto i siti alternativi che lei proponeva?

«Non lo so, ho presentato una relazione dettagliata corredata da un dvd con tutte le proposte».

    Lo hanno cestinato?

«È un mistero. I siti che proponevo rispondevano ad una serie di requisiti: lontananza dai centri abitati, raggiungibilità, terreni che non fossero di grande pregio paesaggistico o economico e che fossero soprattutto impermeabili».

    Dov’erano questi siti?

«In provincia di Avellino, Alta Irpinia e Baronia, si tratta di luoghi che sono stati sempre valutati idonei per attività di questo tipo ma che nessuno ha mai voluto utilizzare».

    Perché, secondo lei?

«Guardi che dietro i terreni da impiegare come discariche ci sono fortissimi interessi economici. Dissi a Bertolaso di intervenire, gli ricordai che come commissario aveva poteri decisionali straordinari. Non lo fece».

    l 27 luglio scorso lei è stato ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Cosa ha         detto?

«Ho portato anche lì la mia proposta».

    La sua audizione è stata secretata, perché?

«Questa è una novità che apprendo adesso».

    Torniamo a Pianura.

«Che è l’ultimo esempio di scelte sbagliate. Pensi che tra le località indicate come siti per stoccare i rifiuti ce n’era uno a Carinola, in provincia di Caserta. Si tratta di un’area ad altissima produttività agro-alimentare, questa è la zona della mozzarella di bufala, un’attività che dà lavoro a 20mila persone. Una follia. Non so quali interessi ci siano dietro proposte di questo genere».

    Professore, qualcuno propone l’utilizzo delle cave sottratte alla camorra.

«Sono contrario. Primo perché si tratta di terreni di natura calcarea e per impermeabilizzarli occorrono investimenti fortissimi. Secondo perché così lo Stato di fatto condona i proprietari che non hanno provveduto, come per legge, a bonificare le cave».

    Dopo 14 anni di gestione commissariale siamo ancora in emergenza, qual è il suo giudizio?

«Sono indignato e allarmato. Allarmato perché per risanare i siti di stoccaggio delle ecoballe ci vorranno anni. I terreni sono inquinati dal percolato che rilascia nel terreno sostanze altamente tossiche. Indignato perché sono stati sprecati miliardi e ci siamo ridotti a questo punto. Se tutto andrà bene ci vorranno almeno cinque anni per tornare alla normalità».

 

L'inceneritore è una macchina due volte tossica. In primo luogo è tossica perché rilascia scorie pericolose che vanno sotterrate in discariche ad hoc, mentre il resto (quattro quinti) se ne va in fumo. Non sparisce, ma si disperde nell'aria e poi ricade sui nostri polmoni, sulle cose che mangiamo, sul terreno dove passeggiamo o giochiamo. È vero che un inceneritore ben gestito produce meno inquinanti di uno svincolo autostradale o di un ingorgo automobilistico. Ma i rifiuti sono un materiale poco omogeneo, con grandi variazioni di potere calorifico: basta uno sbalzo di temperatura e l'abbattimento degli inquinanti va in tilt. Sempre nella speranza che nel materiale conferito non siano state nascoste sostanze tossiche, cosa ormai verificata per le «ecoballe» della Campania.

Affidereste voi il funzionamento di una macchina così pericolosa a chi ha gestito i rifiuti campani negli ultimi decenni? Ma l'inceneritore è tossico soprattutto perché inquina il cervello di molti amministratori locali e governanti nazionali, che aspettano da quella macchina, e non dalla riorganizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini - cioè di coloro che i rifiuti li producono - una miracolosa soluzione del problema. Dal Presidente della Repubblica a quello della Giunta regionale, dai nove commissari straordinari che si sono succeduti in quattordici anni al posto di comando dei rifiuti campani agli opinionisti di tutti gli organi di informazione, fino ai politici che intasano i tg, è tutto un sol coro: il problema si risolverà quando entrerà in funzione il cosiddetto «termovalorizzatore», cioè l'inceneritore. Come si fa nei paesi «moderni». Per il momento beccatevi la munnezza e guai a chi, dimostrando incompetenza e mancanza di spirito civico, protesta. 

E' quindici anni che il commissario straordinario da una parte dilapida i soldi (due miliardi di euro!) e dall'altra cerca buchi, o spiazzi, o cave, possibilmente controllate dalla camorra, per sistemare i rifiuti che continuano a venir prodotti. Aspettando Godot: cioè l'inceneritore. Anzi, gli inceneritori. Nel primo piano regionale di gestione dei rifiuti campani del 1994, gli inceneritori dovevano essere tredici; poi sono stati ridotti a tre; poi a due, poi a uno, quello di Acerra, ancora in costruzione nel territorio più inquinato di tutta l'Europa. Un altro ne dovrebbe sorgere, tanto per non sbagliarsi, a quindici chilometri di distanza. I siti dove costruirli, come quelli dove collocare i cosiddetti Cdr e dove stoccare le ecoballe sono stati scelti - lo prevedeva il capitolato di gara indetta dalla giunta di Rastelli - dalla ditta vincitrice della gara: la Fibe (leggi Impregilo; cioè famiglia Romiti: nel periodo in cui costui dettava ancora legge alla Fiat) che ha comprato i terreni agricoli più degradati e per questo poco costosi, e poi ha messo a carico del Commissario i fitti mostruosi dei terreni dove si accumulano le ecoballe; terreni preventivamente acquistati a prezzi stracciati dalla camorra. 

La Fibe aveva presentato il progetto tecnico peggiore, ma si era aggiudicata l'appalto - in pratica la gestione di tutti i rifiuti campani - garantendo di realizzare l'inceneritore in meno di un anno: una cosa che anche uno studente della terza geometri sa che è tecnicamente impossibile. Ma il commissario aveva fretta di avere l'inceneritore per risolvere finalmente il problema. Ed ecco il risultato. Un mese dopo l'aggiudicazione aveva già concesso la prima proroga. Oggi la Fibe, dopo 10 anni, è stata esautorata dal suo incarico - una cosa che Bassolino avrebbe dovuto fare otto anni fa - e le è stato vietato di occuparsi dei rifiuti per i prossimi anni. Ma la prima gara per sostituirla è andata deserta. Così, a completare l'opera è sempre la Fibe, e la seconda gara verrà verosimilmente vinta dall'Asm di Brescia: quella che ha costruito il più grande inceneritore d'Europa (dopo quello di Acerra) in violazione della normativa europea sulla valutazione d'impatto ambientale (Via).

E' questa la modernità che tutti aspettano? Nel frattempo era cominciata la farsa della raccolta differenziata (Rd): una manna per creare clientele con finti lavori. La Rd dei rifiuti urbani non è una cosa che si aggiunge alla raccolta ordinaria; così come un commissario straordinario per la gestione dei rifiuti non può aggiungersi ai molti organismi che già se ne occupano. O li sostituisce esautorandoli, e coinvolgendo invece la popolazione servita, così come la Rd investe tutta la produzione di rifiuti e richiede il coinvolgimento di tutti; oppure non serve a niente; fa solo danno e si risolve in puro spreco. Invece, a «disputarsi» la raccolta dei rifiuti in Campania per molti anni ci sono state alcune migliaia di lavoratori socialmente utili (Lsu) in carico alla Regione (molti erano gli eredi dei comitati dei disoccupati organizzati degli anni '70, gente costretta a fare il disoccupato organizzato di mestiere per una vita intera): alcuni ingaggiati dalla giunta di destra; altri da quella di centrosinistra; eri un Lsu di Rastelli oppure un Lsu di Bassolino; poi c'erano gli Lsu dei consorzi (istituiti dal Piano regionale del '94) che non hanno mai funzionato; poi c'erano gli Lsu in carico ai comuni, i quali, però, spesso avevano alle proprie dipendenze anche dei netturbini e/o avevano appaltato la raccolta a ditte esterne. Si era così arrivati ad avere fino a 20mila addetti in aggiunta a quelli ordinari. 

Nessuno voleva cedere ad altri una fetta del proprio potere: cioè delle proprie clientele e per raccogliere i rifiuti ai lavoratori ingaggiati in via straordinaria non venivano dati, nonché camion e bidoni, nemmeno secchielli e palette. Per molti il lavoro era andare nelle scuole a spiegare agli studenti che cos'è la Rd che non si faceva. Così la Campania è rimasta per molti anni al 3 per cento di Rd e se oggi ha raggiunto il 15 (20 punti percentuali sotto l'obiettivo minimo previsto dalla legge, in attesa del 65 per cento prescritto per il 2012), il merito è solo dei sindaci di centocinquanta comuni campani che si sono rimboccati le maniche. C'è da stupirsi che in tutto questo bailamme, con camion che spariscono (non uno, ma una cinquantina) sotto gli occhi dei commissari, che sono stati anche dei Prefetti, cioè degli uomini d'ordine, senza che questi battessero ciglio; con remunerazioni per il governatore-commissario che, se abbiamo letto bene, hanno superato il milione di euro all'anno; con consulenze e finti lavori che hanno incistato l'ufficio del commissario nei gangli del potere locale al punto che oggi, per smantellarlo, si è ritenuta necessaria la nomina di un secondo commissario che si occupi solo della sua liquidazione; c'è da meravigliarsi se in tutto questo anche la camorra ha reclamato la sua parte? 

Non è la malavita organizzata che corrompe l'amministrazione, ma è la cattiva amministrazione che richiama la camorra come il miele le mosche. Perché ormai cambiare gli amministratori è quasi impossibile: il sistema è bloccato. Cacciare Bassolino per tornare a Rastelli o a qualche suo sostituto? Cacciare la Jervolino per avere Martusciello? O viceversa? «A che pro?», si chiede qualsiasi persona di buon senso. E i napoletani di buon senso ne hanno da vendere. 

Il problema che non entrerà mai nella testa dei governanti fino a quando non glielo faranno capire i cittadini, a cui però si fa di tutto per confondere le idee, è che i rifiuti sono un flusso: tante cose entrano nelle nostre case o nella nostra vita sotto forma di consumi; tante ne devono uscire, e in tempi sempre più brevi, sotto forma di rifiuti. Se mi si allaga la casa, prima di decidere dove strizzare i panni con cui cerco di asciugare il pavimento vado a chiudere i rubinetti. Lo stesso dovrebbe succedere con i rifiuti. Non è una cosa difficile da capire. L'inceneritore di Acerra (il più grande d'Europa) se mai entrerà in funzione nel 2009, e se mai i cittadini di Acerra o l'Unione europea gli permetteranno di bruciarle, ci metterà cinque-sette anni a smaltire i cinque milioni di ecoballe accumulati finora; nel frattempo se niente cambia se ne saranno accumulate altrettante che l'inceneritore di Santa Maria La Fossa, se mai sarà fatto, potrà cominciare a smaltire tra non meno di quattro anni; mentre il nuovo commissario, o chi per lui, continuerà a girare per la Campania alla ricerca di nuovi buchi dove sotterrare i rifiuti delle nuove emergenze. 

Si chiede l'intervento dell'esercito (quasi una guerra: contro i rifiuti. O contro gli abitanti della Campania?) e non si ha il coraggio, e nemmeno l'idea, di proibire, almeno temporaneamente, la distribuzione di prodotti usa e getta e di merci imballate in contenitori inutili, a partire dall'acqua cosiddetta minerale che molte volte è più inquinata di quella del rubinetto. Ci si chiede come una persona intelligente e osannata come Bassolino possa essersi fatto sopraffare da un problema che ingigantiva giorno per giorno in quel modo davanti al suo naso. Ma è nella natura del potere chiudere gli occhi di fronte all'evidenza. Un altro personaggio altrettanto potente e osannato sta rimettendo in piedi la produzione italiana di automobili senza voler vedere che il prezzo del petrolio e il suo esaurimento metterà in ginocchio tutto il settore proprio quando lui penserà di aver risolto i problemi della sua azienda.