IL RACCONTO GIALLO

IL RACCONTO GIALLO

 

CHE COS’É ?  È UN TESTO NARRATIVO CHE RACCONTA DI FURTI E CRIMINI IN GENERE, RIFERENDO DI INDAGINI, INVESTIGAZIONI ATTE A RISOLVERE IL CASO

 

CHI SONO I PERSONAGGI? DI SOLITO IL PROTAGONISTA È UN INVESTIGATORE, UN AGENTE, UN POLIZIOTTO, A VOLTE ANCHE UN SEMPLICE PERSONAGGIO CON DOTI DI ANALISI

 

CONTENUTO : SONO I MISTERI DA RISOLVERE: FURTI, OMICIDI, SEQUESTRI…

 

SCOPO: SUSCITARE NEL LETTORE  INTERESSE OFFRENDO ALCUNI INDIZI PER LA RISOLUZIONE DEI CASI

                   

 
ECCO ALCUNI RACCONTI SCRITTI DAI MIEI ALUNNI

 

OMICIDIO A SCUOLA

 

Nella scuola di Camino, venerdì 18 c.m. c'è stato un assassinio. Tutto è successo durante l' ora di matematica quando io e i miei compagni di classe stavamo scendendo dalle scale e, arrivati in classe, non abbiamo trovato la maestra Luciana, forse era in ritardo, qualcuno di noi ha pensato.

-Meno male, così non facciamo le noiosissime lezioni di matematica- mormorò Enrico.

Però, dopo aver aspettato cinque minuti ci siamo preoccupati e siamo andati dalla bidella Liana a chiedere informazioni sulla maestra per il momento scomparsa, ma lei non sapeva niente. Così abbiamo setacciato tutta la scuola, senza trovarla.

Io, Simone ed Enrico abbiamo interrogato tutte le maestre, tranne la scomparsa, ovviamente.

Le abbiamo interrogate, come avevamo visto fare nei film ai veri detective, con la lampada puntata al volto. Nessuna delle maestre sapeva darci informazioni, forse avevano rapito la maestra o perfino uccisa. Chissà cosa le era successo.

Ad un tratto entra un uomo alto, brutto e grasso, almeno dal mio punto di vista. Le sue scarpe da montagna  camminando sporcano il pavimento. Lia, la bidella, è infuriata ma deve trattenersi perché l'uomo è un addetto alla sicurezza molto importante ed irascibile. Incomincia ad indagare, a fare domande a noi ragazzi, i minuti diventano ore poi  si mostra preoccupato, ci dà dei consigli poi se ne va via sbattendo la porta, ma  dalla tasca gli de una lettera.

-Ciccione ma simpatico-penso.

Seguiamo i suoi consigli per un po', ma poi cominciamo a cercare e dopo alcune ricerche effettuate nei dintorni della scuola, troviamo il corpo sanguinante della maestra: è morta,il camice è rosso dal sangue e ha un coltello infilzato nella schiena.

Ora manca da trovare il colpevole.

Apro la lettera caduta all'investigatore e la leggo.Sono in via Ippolito Nievo 21/B e ho ucciso la maestra perché mi stava antipatica e mi dava fastidio. L'ho uccisa non solo per quello  ma anche perché aveva tradito, anni fa, mio nonno. Vi aspetto  a malincuore.”

Io allora mi avvio assieme ai miei compagni verso l'indirizzo indicato.

Nel parcheggio della scuola, c'è una moto, non una motocicletta qualunque ma una HARLEY DAVINSON che lascia un rumore celestiale purtroppo io ,essendo un bambino, non posso guidarla. Ci incamminiamo di buon passo e ben presto arriviamo davanti alla piccola casa con il prato all'inglese.

Suono il campanello.

Nessuno risponde, sfondo la serratura con l'aiuto dei miei compagni.

Nella casa non c'è nessuno e mi sembra un ambiente familiare . Ma sì è la casa di Alessio,il mio compagno di classe che è rimasto a casa quel giorno  per strani motivi. Alessio possiede una bici color Ferrari Testarossa e quindi il suo piano è quello di fuggire con essa penso tra me.

Allora gli taglio le gomme per rendere la bici inutilizzabile. Alessio se ne accorge e si arrende.

Dopo averlo messo in gattabuia l'addetto alla sicurezza mi assegna una medaglia d'oro e un attestato di gratitudine che conserverò per tutta la vita.                            

  Alessandro

      Giallo a scuola

 

Verso le dodici e cinquanta di mercoledì scorso, mentre tutti i bambini stavano mangiando, si sentì un urlo straziante.

Corremmo a vedere cosa era successo e dai primi arrivati si sentì un :

-Oh, Ooooh!

Corsi subito anch'io verso il luogo da cui si sentivano provenire rumori di vari generi e grande fu la mia sorpresa nel vedere la bidella a terra in un lago di sangue.

Le maestre, che si trovavano già sul posto, mi dissero:    

- Vattene subito da qui e avverti il primo adulto che trovi che Lia è stata uccisa!

Io mi misi a piangere e appena entrato in mensa, non avevo il coraggio di dare la notizia, poi dissi alla bidella Stefania:

-Devi chiamare il 118 perché la bidella  è morta!

Stefania subito si diede da fare, intanto una maestra aveva già chiamato l’ambulanza, la polizia e i carabinieri.

L’ambulanza portò via il cadavere ora dovevano esaminarla.

La polizia, appena iniziati i lavori di indagine, trovò delle orme  e un coltello della mensa, forse l'arma del delitto.

In quel momento arrivò il marito della bidella , per nulla agitato, come ci eravamo aspettati di vederlo, che disse:

- Ho saputo che è morta!

Non sembrava tanto dispiaciuto.

Gli investigatori non trovarono nuove impronte né indizi.

Dall'esame del corpo si scoprì che  c'era stata una sola coltellata profonda 7,2 cm.

Quanta forza doveva avere avuto l'assassino per andare così in profondità.

Intanto nella scuola continuavano le analisi, si esaminava la mensa e i locali adiacenti.

Ad un certo punto trovarono delle impronte nei bagni: le scarpe erano quelle della bidella e lì accanto una grande macchia di sangue e l'arma , un bel coltello da cucina, attrezzo preferito dalla defunta.

Dopo gli accertamenti dei carabinieri e della polizia scientifica si scoprì che era stato un suicidio.

Il marito disse:

- Lia negli ultimi giorni era molto stressata, ma non pensavo che arrivasse a questo!

E finalmente scoppiò in lacrime.

La scuola, in segno di lutto, fu chiusa per due giorni .

 

Alessio

Una gita finita male

Finalmente la quinta va in gita a Lignano, alla partenza la maestra chiama tutti e mette i cartellini d’identità al collo di ciascuno dei diciotto bambini . Fuori ci aspetta una corriera a due piani e quando saliamo non possiamo dire altro che:

 -Che lusso !

Il viaggio dura poco meno di un'ora e ognuno di noi è in coppia con un compagno o una compagna. Siamo già pronti, indossiamo il costume da bagno e una maglietta , perché fa un caldo da morire .Quando arriviamo subito scendiamo di corsa e via sulla spiaggia accompagnati dalla Teacher . In due secondi siamo in acqua, com’è fresca, come si sta bene. Giochiamo, le ragazzine spingono la Teacher nell ‘acqua e ci divertiamo insieme. Dopo di ché , prima di andare via , ci fermiamo ad un bar a mangiare un gelato , la Teacher ce l ' ha offerto. Oltre ai gelati ci sono caramelle , cioccolata e altri dolci gustosissimi, ma noi non possiamo toccarli. Dopo un'ora dobbiamo andare via e dopo mezz'ora siamo in corriera , a me sembra che manchi qualcuno, strano . Al nostro rientro a scuola la maestra fa l 'appello e si accorge che manca Letizia. Panico attorno a noi,

-Dov’è la nostra compagna?

Come mai nessuno si è accorto della sua assenza?

E la maestra dov’ era?

Ormai la corriera è andata via e noi siamo già a scuola . Letizia manca , probabilmente è rimasta al bar- dice qualcuno.

-Che sia in acqua?- azzarda una compagna.

È rimasta da qualche parte, dove? tutti si chiedono. TERRORE !!! L ' investigatore Capello Corto, chiamato dalla maestra, si offre di investigare e torniamo a Lignano . - Un indiziato ! –grida l ' investigatore e indica un giovane che ha riconosciuto perché aveva ucciso un bambino nel passato . Noi urliamo :

- Letizia , Letizia dove sei?- Ma nessuna risposta. Ritorniamo al bar , dove avevamo mangiato il gelato . Forse Letizia era rimasta lì . Chiediamo al barista se sapeva qualcosa e lui ci risponde male, non ha tempo da perdere , ha del lavoro da fare . L' investigatore cerca nel bar e… sorpresa !

Trova gocce di sangue e subito dopo il corpo di Letizia coperto di sangue , è stata uccisa con due colpi di coltello, ma no, ad un attento esame si scopre che è solo gelato alla fragola.

Subito il barista confessa :

-Quando l’ho vista in un angolo mentre mi mangiava tutti i dolci, non ho capito più nulla e senza pensarci, in mano avevo il cucchiaione con cui stavo mescolando il gelato alla fragola e gliel’ho tirato addosso e lei è scivolata a terra .

Ora siamo tutti attorno a lei, addolorati, ma la nostra amica, una compagna buona e gentile quasisubito dopo rinviene, si alza, si scusa con il gelataio e con tutti noi.

Finalmente possiamo ritornare a scuola, tutto è finito per il meglio.

Denisa

IL MISTERO DEI BAMBINI ADDORMENTATI

Era mercoledì quando i trasportatori della Camst , la ditta che forniva i pasti alla mensa di Camino, portarono il cibo a scuola.

Suonò la campanella e i bambini andarono in mensa per mangiare.         Verso l’ una avevano già mangiato il gelato e subito dopo, si lamentavano perché avevano  mal di pancia.

Le maestre, non erano per nulla preoccupate, dicevano che i bambini avevano mangiato troppo, ma, per sicurezza chiamarono il dottore e quando quest' ultimo arrivò, disse che i bambini non avevano mangiato troppo, ma, che nei gelati, c’era un sonnifero. Infatti dopo qualche minuto, tutti si addormentarono, tranne le maestre, perché loro non avevano mangiato il gelato. Le maestre, allora,  preoccupate, chiesero al dottore quando si potevano risvegliare e se dovevano informare i genitori.

Lui disse che non sapeva dare una risposta.

Così le maestre  chiesero alle bidelle se loro sapevano qualcosa.

Lia rispose che lei aveva solo messo in tavola i gelati, anche le cuoche risposero ugualmente. La maestra Maria Pia, sospettosa, era sicura che le cuoche o la bidella mentivano perché non era possibile che tutte e due mettendo le scatoline non si fossero accorte di nulla, però alla maestra Maria Pia, sorse un dubbio: l’ ora.

Così, la maestra andò da Lia e dalle cuoche e chiese loro a che ora avessero distribuito i gelati, Lia disse alle ore 12.20, le cuoche alle 12,40. La maestra si mise a ridere e disse che lei nessuna la imbroglia e poco dopo trovò nel cestino dei rifiuti la boccetta del sonnifero. Lia, ribadì che lei non mentiva affatto!! La maestra affermò, che infatti non era stata Lia ma le due cuoche. Le cuoche dissero che stava dicendo cose assurde!

- Non dite bugie, abbiamo analizzato le impronte nella boccetta del sonnifero e guardate un po’, le impronte sono proprio le vostre - spiegò la maestra.

Dopo varie discussioni, le cuoche confessarono, che avevano messo loro il sonnifero perché i bambini stavano antipatici ad entrambe. La maestra Maria Pia rispose che se delle persone ti stanno antipatiche, tu non devi per questo far loro del male. Così il mistero dei bambini addormentati fu risolto, infatti dopo un paio di ore tutti gli alunni cantavano e ridevano.
(Federica)
 
 

Giallo a scuola


E' venerdì 15 Aprile e stiamo facendo una verifica quando ad un certo punto si sente un urlo: è Lia, ha urlato perchè le hanno rubato la fede del suo matrimonio e un anello con diamante, che era l'anello di fidanzamento.

Allora io, Erica e Ilaria ci siamo messe all'opera e le maestre ci hanno dato l'incarico delle Super Investigatrici.

Noi abbiamo accettato e abbiamo cominciato l'opera, ci siamo divise per erlustrare la scuola, io sono andata in giardino, quando ho avvistato in lontananza tre signori e una signora; si trovavano fuori della recinzione, erano tutti eleganti, e in quel gruppo c'era il marito della Lia che cercava di scavalcare il cancello per aprirlo al suo gruppo.

Allora ho chiamato Ilaria e Enrica, che di corsa sono venute ad aiutarmi, li abbiamo fermati e poi condotti nell'aula insegnanti per gli interrogatori.

Mentre interrogavamo il marito di Lia, Enrica e Ilaria hanno notato la borsa della signora e dopo un'attento esame della borsa abbiamo trovato la fede e l'anello con il diamante. Allora abbiamo preso le impronte dei piedi di ognuno e, rilevate dalle impronte a scuola si capiva che erano in quattro.

Il giorno dopo il caso era sul giornale e grazie alle prove, alle impronte ecc. abbiamo trovato i colpevoli; erano il marito di Lia, i due uomini e la donna, ma le impronte maggiori erano quelle del marito di Lia, che aveva rubato gli anelli perchè voleva il divorzio da lei ma voleva anche gli anelli che lei non gli avrebbe mai restituito.

Il caso fu risolto e per consolare Lia noi tre Super Investigatrici le abbiamo regalato un viaggio alle Maldive.


   

GIALLO A SCUOLA

Nella scuola di Camino al Tagliamento tutto è calmo: la bidella fa le fotocopie, le maestre insegnano e i bambini studiano. Nella classe 5^ un bambino di nome Enrico va in bagno e dopo dieci minuti non torna,la maestra si preoccupa e va a cercarlo. Allora chiese alla bidella se l' ha visto ma lei nega dicendo “ NO “. La maestra le chiede:- Chi è entrato quando ho sentito suonare? Lei le risponde dicendo che era un maschio, però non l'aveva visto uscire. La maestra chiama i carabinieri che arrivano immediatamente con 'ispettore Donovan .La maestra gli fa vedere una foto di Enrico, l'ispettore cerca indizi e li trova, trova un pezzo di laccio di scarpe da ginnastica molto costose. Per l'ispettore è già un buon indizio per scoprire il colpevole. Dopo giorni e giorni di ricerche l'ispettore trova il grembiule di Enrico, poi per strada vede una carta dove c'è scritto:”Se vuoi trovare Enrico basta che mi porti:diecimila euro. Vai avanti.....” L'ispettore segue le istruzioni e va avanti e trova un altro foglio che dice che lo può trovare nella vecchia scuola di Glaunicco. L'ispettore corre senza mai fermarsi, si ferma solo quando è davanti alla scuola. Lì davanti c'è una macchina nera, una Volvo con targa svizzera. Entra nella scuola, trova Enrico e lo slega; mentre lo sta slegando il ladro esce dalla porta e confessa senza che l'ispettore dica nulla. L'ispettore lo arresta per sequestro di persona!! Enrico è salvo ha solo qualche graffio e scottatura.

( Nicolas)
 
 
 


     GIALLO  A SCUOLA DI  CAMINO

 

 

 É venerdì,  la classe terza e la classe quarta sono  in palestra per uno spettacolo.

Al ritorno in classe la maestra di classe terza, la maestra Martina, si accorge che mancano due bambini ma anche in classe quarta ne mancano due.

Panico tra le maestre, incominciano le ricerche, sono coinvolte nella ricerca anche le bidelle e perfino gli autisti, ma degli alunni neanche l'ombra.

Allora le maestre, chiamano gli investigatori, ne vengono mandati due  da Udine.

Dopo mezz’ora arrivano gli investigatori: una donna e due uomini che incominciano subito le ricerche.

I sospetti s'incentrano subito sui frequentatori della palestra.

Si crede che siano state le signore della ginnastica, che vengono ogni giorno, perchè lì sono stati visti per l'ultima volta i bambini, ma poi vedono le impronte dei quattro bambini scomparsi.

Gli ispettori allora fanno subito mettere i nastri per non inquinare le prove.

Poi vedono che manca una maestra, la maestra Lucia Pozzo, ma non è abbastanza. Dov'è finita la maestra?sarà forse un altro mistero?

C'è qualcuno nella palestra, forse lui ha visto qualcosa, è un uomo, un albanese che sta chiudendo la porta.

Viene chiamato e poi interrogato, lui raccontò che Lia gli aveva detto:

-Per favore, chiudi tu la porta.

Si radunarono tutti per fargli delle domande.

Quando i bambini si alzarono fecero un bel po' di rumore, qualcuno lo urtò, molti si spintonarono e a Luca, alunno di classe terza cadde la chiave, ma lui disse che gliel’aveva data Samuel.

Quest'ultimo si mise a piangere e disse che aveva chiuso la porta degli spogliatoi a chiave prima che i bambini potessero uscire,  i quattro bambini gli stavano davvero antipatici.

I quattro furono liberati e tra pianti e abbracci poterono ritornare a casa.

Alla fine  delle lezioni Samuel invece di andare a casa restò li con Lia a fare le pulizie e così ogni altro giorno per un mese.

Per fortuna il caso fu risolto senza grossi disagi per le persone coinvolte.

 

         Ilaria         

 

 


 
L'INDAGINE DI WILSON                                  

 

Era mercoledì 27/04/2011,  giorno della verifica di matematica per gli alunni di classe quinta.

La maestra di matematica si chiamava Mica e appena entrata ci disse:

-Ciao ragazzi fate i bravi per cinque minuti che vado a prendervi le verifiche.

Dopo alcuni minuti udimmo qualcuno urlare.

L' urlo proveniva dall'aula-computer, noi andammo a vedere che cosa era successo e con stupore scoprimmo che la maestra Mica  era stesa a terra morta. Qualcuno l'aveva uccisa. Chi poteva esser stato?

Il giorno seguente arrivò a scuola l' agente Wilson che, appena entrato a scuola,  fece radunare maestre, bidelle, cuoche e bambini nell'atrio in modo che nessuno potesse scappare.

Poi Wilson  iniziò la sua indagine, fu trovata a terra la penna della maestra di italiano Mariapia e così Wilson la fece chiamare e le domandò:

-Questa penna è sua?

-Si certo, è mia, la uso sempre per correggere gli errori dei miei alunni- rispose la maestra

-Allora è lei che ha compiuto l'omicidio?

- No, non ne sarei mai stata capace! Mi creda io e Mica eravamo buone amiche e perchè proprio io avrei dovuto ucciderla?-rispose  Maria Pia in lacrime.

Wilson a quel punto andò in atrio e urlò :

-Tutti gli adulti si accomodino in aula compute, i bambini possono rimanere seduti  sull'atrio.

Appena tutti gli adulti furono giunti nel luogo indicato l'agente cominciò gli interrogatori.

Dopo che ebbe interrogato tutti notò che sulla scarpa della bidella c'erano due piccole macchioline di sangue. Così la obbligò a dargli la scarpa.

Quella messa alle strette gli diede la scarpa e poi confessò l'omicidio.

-Ho ucciso Mica, ho usato un coltello, l'ho pugnalata alla schiena perchè lei detestava il fatto che io sgridassi gli alunni quando sporcavano e tempo fa andò perfino dalla dirigente ad accusarmi, ad informarla sul mio comportamento; lei mi disse anche che  avrei avuto ancora pochi giorni di lavoro e poi mi avrebbero licenziata.

Così ho pensato di eliminarla.

Allora Wilson ammanettò la colpevole e la portò in carcere e in questo modo il caso fu risolto.

Tutti coloro che lavoravano nella scuola rimasero sconfortati per la perdita della Grande Maestra Mica.

Alice

 

          

            ASSASSINO A SCUOLA

 

Era venerdì 13 novembre 2010,  un giorno che non dimenticherò mai.

Stavamo per andare in mensa quando si  sentì un urlo provenire dalla classe quinta.

Tutti insieme entrammo in classe e trovammo tantissime tracce di sangue , ma senza alcuna vittima.

Sembrava che qualcuno l’avesse  trascinata fuori dalla porta prima che noi entrassimo, infatti c’erano impronte di sangue dappertutto, alcune  arrivavano fino al cortile e poi raggiungevano l’ erba vicino alla discarica.

Così  chiamammo la polizia che ci mandò un investigatore.            

L' investigatore era alto, bruno di capelli e sinceramente un po’ vecchio, avrà avuto 50 anni, ma era molto bravo. Si chiamava Mario La Russa.

Nei giorni seguenti fu bruttissimo a scuola perchè misero  in isolamento tutta la scuola e allertato il paese: fra noi poteva esserci un assassino.

Tornati in classe, di nascosto, ci accorgemmo che c’erano delle impronte di scarpa, precisamente tacchi bassi sempre con qualche goccia di sangue: le orme partivano da scuola e proseguivano all'aperto.

Le seguimmo ma, ad un certo punto più nulla, sparite, quando probabilmente, l’ assassino era salito sull’erba.

Stranamente sull’erba  trovammo un paio di forbici appuntite con del sangue : forse l’arma del delitto ?

L’ispettore fece analizzare le forbici, ma non  trovò nulla poteva essere che l’assassino/a indossasse dei guanti.

Oh! Scusate, mi sono dimenticata di dirvi che non sappiamo ancora  chi è la vittima.

L’ispettore poi, ci consentì di fare le indagini con lui.

Rientrammo  ed io, l’investigatore e altre mie amiche,  iniziammo ad esaminare ogni angolo della scuola e  scovammo due bidelle che si pulivano il polso che aveva un po’ di sangue. Subito avvertimmo l'investigatore che, dopo aver fatto gli interrogatori alle due bidelle scoprì che erano andate a pulire e per sbaglio avevano cancellato qualche traccia.

Successivamente  andammo nella discarica e indovinate?

Finalmente trovammo la vittima: era la maestra Amelia e per fortuna ci accorgemmo che la nostra bidella scappava e la fermammo.

Dopo aver analizzato le impronte digitali sul corpo della maestra defunta e anche quelle dell'impronta trovata del tacco, che erano entrambe precise a quelle lasciate dalla bidella, si scoprì, senza ombra di dubbio, che l'assassina era proprio lei.

Subito dopo fu arrestata e  confessò dicendo:

-         La maestra Amelia continuava a trattarmi male e io, stanca dei maltrattamenti e delle sue urla  l’ho uccisa .

-         Chissà se qualcuno me ne sarà grato?

-         Quelle furono le ultime parole della bidella che subito dopo fu portata via.

Letizia

        

 

ADDIO DESERT

E’ venerdì, il furgoncino ha portato come dessert ottantotto gelati. Quando è suonata la campanella, Lia, la bidella, ha incominciato ad urlare:- C’è un ladro forse due o tre e hanno rubato tutti i gelati.

All’urlo i bambini, le bidelle, le maestre, tutti insomma, si sono riuniti nell’atrio della scuola, però nessuno ha visto, nessuno sa qualcosa. Ad un certo punto, la maestra Emanuela, si accorge che i bambini di quinta non sono tra i presenti. Sono in classe perché si è ferita Ilaria, una loro compagna. La maestra Emanuela, entra in classe quinta, ci chiede che cos’ è successo e dopo un attimo di riflessione, Enrica che ha visto tutto, le spiega che un tipo, un nanetto, voleva portare via i gelati e Ilaria voleva fermarlo ma il tipino, con un coltello della mensa , l’ha ferita così lei si è fermata ; aggiunge inoltre che molti altri nanetti seguivano il primo ladro.                          

Enrico comincia ad ipotizzare che potevano essere stati i bambini di prima, essendo loro così piccoli da poter essere gli indiziati perfetti. Cominciano le ricerche, ci si guarda attentamente tutto intorno e si trovano delle impronte di sangue, forse qualcuno aveva calpestato il sangue lasciato da Ilaria. Allora noi di quinta, che da

tempo sognavamo di poter fare una

vera indagine, le abbiamo seguite

e …non potevamo credere ai nostri

 occhi : appoggiati al muro del cortile abbiamo visto tutti i

 bambini della classe prima che mangiavano beati il gelato.

La maestra Emanuela che era con noi si è messa a ridere, infatti a voler essere sinceri, la scena era divertente, ma la maestra Luigina, la loro insegnante d’italiano li ha messi tutti in punizione, per tre settimane dovevano rimanere dentro a ricreazione.

Così il caso dei gelati è stato risolto grazie alla mitica classe quinta. Però, per pranzo, il gelato ce lo siamo scordati, quel giorno, che peccato!

                                                                Chiara

 

        

LA CATTEDRA

 

Come ogni lunedì, noi alunni della scuola di Camino, mangiamo a scuola.

E come ogni lunedì,verso le undici, un furgoncino della Camst, porta il cibo a scuola e lo scarica verso la nostra uscita, quella che dà verso il cortile e ad aspettare l’addetto solitamente ci sono due persone che lo aiutano nello scarico dei contenitori dei pasti.

Oggi, noi alunni di quinta siamo in aula computer, dove stiamo facendo “EDUCAZIONE alla SICUREZZA” con il maestro Mauro, siamo tutti attenti alle sue spiegazioni sulla segnaletica stradale.

Intanto il signore che guida il furgone della Camst, ha depositato il cibo e se ne è andato via, come un fulmine.

Dopo alcuni minuti si è sentita, Lia, la bidella,  mandare un urlo che ti spaccava i timpani.

La maestra Mariapia, e noi tutti, siamo andati  a vedere cos’era successo: l’urlo proveniva dalla nostra classe, la quinta.

La bidella era proprio nella nostra classe.

La maestra Mariapia, subito ha chiesto alla Lia che cos’era successo e la bidella ha risposto:

-Sono andata in quinta per mettere sopra la cattedra, degli avvisi, ma la cattedra non c’era più. Allora  mi sono affacciata alla finestra e ho chiamato subito Giona e Mauro, che si trovavano nel magazzino comunale a lavorare.

I due hanno chiamato i carabinieri e la polizia che hanno fatto arrivare sul posto gli investigatori.

Gli investigatori si son messi subito al lavoro e hanno trovato tracce di fango sul pavimento, lasciate da scarpe femminili , queste   continuavano fino alla porta della palestra .

La bidella, in un primo momento pensa che siano stati i signori che portano il cibo, ma loro non sono entrati  nella classe, perché le cuoche erano lì presenti  e non hanno visto nessuno di loro  entrare

Altre persone presenti nello spazio della scuola  potevano essere le anziane che fanno ginnastica al mattino nella palestra della scuola.

A quel punto la maestra Mariapia, ha chiesto all’ insegnante di ginnastica se le anziane sono uscite dalla palestra, lei le ha risposto, in modo sicuro, che nessuno era uscito dalla palestra.

 

Ad un certo punto qualcuno ricorda che  Ketty,una delle signore anziane che facevano ginnastica, era uscita, e lei è sicuramente una persona molto forte, lavora in palestra con i pesi e si sa che le cattedre non sono più quelle di una volta.

-Ma dov’è ora ketty? -chiede la maestra

E’ andata a casa sua?-risponde l’insegnante di ginnastica

La maestra allora le domanda:

-Dove abita esattamente?

-Abita in via San Vidotto n°15- viene chiarito da qualcuno del gruppo.

Allora Giona e Mauro, autisti e operai tuttofare vanno subito a casa di Ketty e trovano  la cattedra nell'entrata di casa.

Alle loro domande lei risponde:

-Volevo fare un regalo a un insegnante di nome Eleonora,ormai in pensione come me, ma le cattedre costano molto, allora ho deciso di rubarla alla scuola, tanto lì ce n’erano molte.

Allora i carabinieri  intervengono e l’arrestano, ma poi visto che è anziana e che la scuola non ha sporto una denuncia vera e propria,  la lasciano libera !!!!!    

 


                                                                                          Enrica L.

 

 GIALLO A SCUOLA


Un mercoledì arrivò il furgoncino a scuola per portare il cibo, c'era pasta al ragù, verdura e dei bei gelatoni; quando l'addetto finì di scaricare la merce se ne andò salutando gli alunni di classe quinta, come faceva ogni volta.

Dieci minuti dopo si sentì Licia gridare:

-Vattene,aiuto, i miei gelati nooo, fermati!.

Tutti gli alunni con le maestre andarono a vedere in mensa cos' era successo e... i gelati non c'erano più.

Quindi la maestra Luciana, che voleva sembrare la signora Fletcher, si offrì per effettuare le indagini.

Venne a sapere che mentre si svolgeva il furto c'erano molte persone che si aggiravano per i corridoi, c'era Maurizio il bidello, Stefania e la sua collega, che servono in tavola, delle maestre e anche degli alunni di classe terza e quarta.

La maestra Luciana vide che c'era un gelato sulla finestra e lì per lì pensò che il ladro potesse averlo perso durante la fuga.

I sospetti si concentravano sulla collega di Stefania perchè quando era avvenuto il furto era fuori dagli spazi scolastici, ma poi la maestra riflettè che non poteva essere stata lei perchè è così piccola che non riesce a saltar giù dalla finestra.

La maestra Lucia domandò a Liana se aveva visto qualcuno e lei rispose che effettivamente aveva visto un tipo abbastanza basso, mascherato e quindi gli ultimi sospetti si concentrarono su Flavio e prima ancora sulla collega di Stefania.

Ad un certo punto suonò la campanella per andare a

mangiare, era un pranzo triste senza gelato, ma ad un tratto dalle tasche di Flavio uscì una maschera e dei gelati.

Ci fu subito chi sie ne accorse e la maestra Luciana disse:

-Non c'è trippa per gatti, confessa!

Flavio confessò, il furto si era svolto mentre andava in bagno, che si trova vicino alla mensa, li aveva visti, li aveva presi e li aveva gettati dalla finestra per poi a ricreazione poterli mangiare in santa pace.

Così l'ammiratrice della signora Fletcher, risolse

il caso in un battibaleno. ( ENRICO)

                                                                                                    

 

L’OROLOGIO D’ORO

 

Era un mercoledì come tanti altri quel 9 marzo 2011, quando alle ore 8 e 45 si sente urlare Lia, tutti corrono a vedere, le avevano rubato  l’orologio d’oro, del valore di 1.ooo euro.

A questo punto interviene Simone con i suoi due amici

Alessio ed Enrico, è da tanto che aspettano di fare una vera indagine, come quella che si legge nei libri gialli e sembra che ora sia proprio arrivato il momento che tanto aspettavano.

Subito i loro sospetti cadono su tre individui: Maurizio, Marica e

Leonardo.

Nel corso delle indagini Alessio ed Enrico trovano due tipi di

tracce: l’ impronta di una scarpa sporca di fango sul pavimento

e un’ impronta digitale sulla porta .

I nostri due amici esaminano gli indizi e dopo ore ed ore  riescono a trovare qualcosa e le prove conducono a

un bambino, tutti pensano che sia stato Leonardo, ma

verso il fondo del corridoio si vede un’ombra  scappare, che sia colui o colei che ha rubato l’orologio?

Simone, il più veloce tra noi lo insegue e riesce ad acciuffarlo, è Enrico, l’aveva rubato lui l’orologio, per venderlo e diventare

ricco, proprio lui che aveva chiesto di poter collaborare alle indagini, che furbacchione.

Enrico, restituisce l’orologio e poi viene arrestato e messo in un collegio per un anno

 CON NOSTRO GRANDE DISPIACERE. SIMONE

 

 

Finto assassinio

 

Che bello per noi non fare lezione, in particolare durante una verifica, una verifica poi di scienze.

Dovete sapere che venerdì 15 aprile 2011, durante la verifica di scienze abbiamo sentito un rumore come di spari, e il rumore di un vetro rotto.                                                                                                                   

Il primo ad accorgersi dell’accaduto è stato Nicolas, perchè essendo vicino alla finestra, ha visto arrivare il furgone della Camst e subito dopo il vetro dell’aula è andato in frantumi .

Immediatamente siamo usciti, tutti tranne le femmine, come al solito paurose e Simone che sembrava essere andato in bagno.

Nel frattempo la signora Lia, prima ancora di capire cosa era successo ha chiamato la protezione civile e un investigatore molto famoso.

La protezione civile arrivò dieci minuti dopo e invece l’investigatore ne mise altri nove minuti.

Ma che cosa era successo?

Il cibo era sparito, lì fuori c’era Flavio, un alunno con la pancia piena, era un sospettato, ma l’investigatore disse che non poteva essere stato lui perché non aveva armi.

L’investigatore vide che nel fosso c’era una pistola dove era scritto il nome e l’indirizzo dell’assassino, o meglio del ladro, il nome nella pistola era: Simone Turolo.

Subito lo acchiapparono, ma visto che il cibo era nascosto a scuola e che lui lo mostrò all’investigatore, le cose si risolvettero in breve con una punizione: servizio in mensa.

 

             Leonardo

 

 

 Uno strano omicidio

Un bel giorno nella scuola di un piccolo paese si sentì un urlo, era una maestra che diceva: "No, non uccidermi ".Quando arrivammo ci fu un grande silenzio: la maestra era morta. Noi chiamammo Mario, l' ex autista del pulmino, ma prima di chiamarlo trovammo alcuni possibili indiziati: -Mario, la maestra Dimuela e la m aestra Cenerina. Il cadavere era in giardino. Quando noi di quinta stavamo uscendo per andare a vedere, vedemmo la maestra a terra, le avevano sparato. Allora noi cominciammo a investigare. Trovammo delle tracce di un uomo e altri trovarono l'arma: una calibro diciannove e sull' arma trovarono delle impronte, erano quelle di Mario, ma certo solo lui era fuori con lei a parlare. Andammo a parlare con Mario.

"Signor Mario venga con noi in commissariato dobbiamo farle alcune domande". Arrivati gli chiesero perchè aveva ucciso la maestra.            "Perchè mi ha tradito!" rispose Mario. "Be, allora credo che il caso sia risolto. No!! Io non credo, abbiamo trovato un altro cadavere, questo è della maestra Dimuela , l'hanno uccisa con una coltellata. Mario non può davvero averla uccisa perchè era insieme a noi. E' morta prima una poi l'altra, deve esserci stato un partner. Hai trovato l'arma?"                                        "No ma ho trovato un po' di sangue, ma non della vittima, deve essere dell'assassino. Vado, ma aspetta un momento c'è un coltello nel cestino, faccio esaminare sia il sangue sia il coltello." Gli investigati possono essere: Cenerina, la maestra di prima, o la Teacher" , l'insegnante di inglese.  "Bhe, vai ad esaminare ok?" dissi al mio compagno                                    "Sono qui, le impronte andiamo." "ma aspetta un momento, ho trovato anche delle impronte da donna, andiamo a casa sua delle indiziate" . Arrivati dalla prima indagata suonammo, lei ci aprì. "Signora Luigina venga, dobbiamo portarla in commissariato, perchè ha ucciso la maestra Dimuela? "       "Certo, faceva la corte a uno che mi piaceva, che si chiamava Filippo e io l'ho uccisa".                                          "Per questo motivo buttatela in carcere" disse Ronald, lìinvestigatore capo

Finalmente un pò di relax, e a casa per le vacanze, due omicidi insieme, forte, caso risolto.

(Michelle)

                                                                             

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