Pedro Álvares Cabral

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 Pedro Álvares Cabral 

 (1467?-1520)

 

 

Il racconto di Vasco da Gama dovette rendere immediatamente chiaro a Dom Manuel che, se voleva commerciare con gli indiani, doveva eliminare la concorrenza degli arabi ed a questo scopo allestì una poderosa spedizione, il cui comando venne affidato a Pedro Álvares Cabral, gentiluomo di corte ed uomo d’armi che godeva della fiducia del re, ma del quale non sappiamo quali conoscenze marinare avesse: il suo ruolo era probabilmente un comando politico e militare; per le questioni nautiche era accompagnato da navigatori esperti come Nicolau Coelho che aveva partecipato al viaggio di Vasco de Gama in India e Bartolomeu Dias, il primo navigatore a doppiare il Capo di Buona Speranza nel 1497.

Il  9 marzo 1500 Cabral partì da Lisbona con una  flotta di tredici navi e con il compito di seguire la rotta di Vasco de Gama per raggiungere l’India e dare una dimostrazione della potenza marittima portoghese così indebolendo la posizione di privilegio dei commercianti mussulmani. La flotta si diresse alle isole di Capo Verde, dove arrivò dopo tredici giorni, incappando in uma tempesta, durante la quale una delle navi perde di vista il resto della flotta e ritorna a Lisbona. Finita la tempesta le dodici navi superstiti si dirigono ad Est

por fugir da terra de Guiné, onde as calmarías lhe podiam impedir seu caminho, empegou-se muito ao mar, por lhe ficar seguro poder dobrar o Cabo de Boa Esperança. E, havendo já um mês, que ía naquela gran volta, quando veio á segunda oitava de pascoa que eram vinte e quatro de Abril, foi dar a outra costa de terra firme a qual, segundo a estimação dos pilotos lhe pareceu que podia distar para aloeste da costa de Guiné quatrocentos e cinquenta léguas e em altura do polo  antártico da párte do sul, dez graus.” [17].

 TRADUZIONE

"Per sfuggire alla terra di Guinea, dove le bonacce avrebbero potuto ostacolare il suo cammino, si addentrò molto nel mare, per essere sicuro di poter doppiare facilmente il Capo di Buona Speranza. Essendo già da un mese impegnato in quella grande deviazione, nella seconda ottava di Pasqua che era il 24 aprile, si venne a trovare in un’altra costa di terraferma la quale, secondo la stima dei piloti gli sembrò che potesse distare quattrocentocinquanta leghe dalla costa di Guinea e che l’altezza del polo antartico a sud fosse di dieci gradi [=latitudine 10oS]" [17].

 

Nel brano riportato, scritto mezzo secolo dopo l’approdo di Cabral, ci sono due citazioni indicative delle fonti: la data e la posizione geografica.

La data indicata da João de Barros è del tutto sbagliata, poichè la seconda ottava di Pasqua del 1500 cadeva il 22 aprile e non il 24, ma lo stesso errore è presente in uno dei tre documenti di testimoni oculari [18] che ci sono rimasti e cioè nella relazione del Pilota Anonimo, nella quale non si forniscono riferimenti geografici.

La posizione geografica dell’approdo di Cabral viene data nella lettera di Mastro João Faras che, sceso a terra il 27 aprile insieme a due piloti, effettuava una misurazione dell’altezza del sole con un astrolabio di cui era orgoglioso proprietario e trova una latitudine di 17o a Sud dell’equatore.

Nella più famose delle testimonianze oculari e cioè la lettera di Pero Vaz de Caminha, non si trova alcun riferimento alla latitudine, ma, per quanto riguarda la longitudine se ne fornisce una stima in base alle leghe percorse che secondo il Caminha, erano state 660 o 670 dall’isola di S. Nicola, una delle isole dell’Arcipelago di Capo Verde.

Ritornando ai dati di Barros, appare evidente che egli non conosceva la lettera del Caminha, che la latitudine da lui indicata è minore di 7o di quella indicata da mastro João e che le leghe di distanza, indicate a partire dalla Costa della Guinea e non dalle isole di Capoverde come in Caminha, sono molte di meno: si può quindi conludere che Barros, uomo di corte a stretto contatto con il Re del Portogallo, ebbe la possibilità di accedere ad un documento che non ci è pervenuto nel quale venivano date come coordinate geografiche 450 leghe ad ovest della costa della Guinea e 10o a Sud dell’equatore. È possibile che si trattasse di un documento stilato  dai piloti, con l’approvazione del comandante in capo Cabral che, unitamente alla lettera di Caminha ed a quella di João Faras, vennero spedite al Re con una nave, forse comandata da Gaspar de Lemos e forse da altri.

Dom Manuel deve aver avuto qualche preoccupazione leggendo le lettere dei suoi uomini, non solo per le 670 leghe indicate da Caminha, ma anche per le 450 indicate nelle altre comunicazioni: anche in questo caso era possibile che la squadra di Cabral fosse approdata ed avesse preso possesso di un territorio che, a seguito del Trattato di Tordesillas, sarebbe dovuto appartenere alla Spagna.

Il viaggio colombiano del 1498 fu un evento topico per l’atteggiamento della monarchia portoghese nei riguardi delle terre ad occidente: il sovrano, in attesa delle notizie sull’esito della spedizione di Vasco da Gama, aveva ostentato il massimo disinteresse per la scoperta di isole delle Antille, ma tutto ciò cambiava con la probabile esistenza di un continente, del quale Colombo aveva ricevuto notizie, come abbiamo visto, sin dal 1493. Al suo ritorno dal secondo viaggio nel 1496, Colombo doveva aver ampiamente parlato delle notizie raccolte tra gli Arawak e i Cannibali sulla esistenza della terraferma anche per sottolineare l’esigenza di organizzare quanto prima la spedizione. Colombo era partito dalla Spagna per il suo terzo viaggio il 30 maggio 1498, ma sin dall’aprile di quell’anno il re del Portogallo Dom Manuel, la consorte Dona Isabel, figlia dei Re Cattolici e gran parte della corte portoghese al seguito si erano recati in Spagna. Ferdinando e Isabella, dopo la morte del loro primogenito Don Miguel nel 1497, avevano invitato la figlia e il genero a raccogliere l’eredità del trono di Spagna: l’investitura ad eredi al trono avvenne in forma solenne il 28 aprile 1498. Dopo questa data la corte portoghese continuò la permanenza in Spagna, probabilmente perchè Dona Isabel era in avanzato stato di gravidanza. Soltanto alla fine dell’ottobre 1498 Dom Miguel sarebbe rientrato in Portogallo dopo la nascita del figlio Miguel da Paz e la morte della moglie Isabel pochi giorni dopo il parto. Dom Manuel a seguito della morte della moglie non era più erede al trono, ma in compenso era padre di quello che era automaticamente diventato Infante di Spagna.

Nei mesi di aprile e maggio del 1498 la corte portoghese ebbe quindi tutto il tempo di documentarsi sui preparativi del terzo viaggio di Colombo, probabilmente con la possibilità di ampio accesso alle informazioni disponibili, visto che i sovrani portoghesi erano anche eredi ufficiali al trono spagnolo; non è neppure da escludere la possibilità che negli equipaggi di questo terzo viaggio colombiano vi fossero informatori di Dom Manuel che si sarebbero potuti imbarcare sia con il consenso dei suoceri sia a loro insaputa, contando sulle difficoltà che Colombo aveva avuto nel reclutamento dei marinai.

Il periodo tra il 1498 e il 1500 costrinse il sovrano portoghese a mantenere una linea di assoluta moderazione e rispetto nei confronti dei suoceri ed è poco probabile che in questo periodo abbia voluto mettere in discussione i diritti dinastici del figlio con imprese di esito incerto in un’area che, oltre ad appartenere con il consentimento del papato alla corona di Spagna, non aveva prodotto i ricchi frutti che egli si attendeva dall’apertura della via marittima per il commercio con l’India.

L’intensificarsi delle esplorazioni spagnole nel nuovo mondo e l’arrivo della notizia della scoperta della terraferma da parte di Colombo accompagnata dalla relazione in cui si parlava di terre inesplorate “en el austro” e dalla mappa dell’ Ammiraglio, in un momento in cui Dom Manuel ancora doveva conoscere l’esito della spedizione di Vasco da Gama, può aver indotto il sovrano lusitano a chiedere sia in nome della possibile riunificazione dei due regni iberici sia in armonia con la clausule precedentemente riportata del trattato di Tordesillas che prevedeva una spedizione comune ispano-lusitana, la presenza di propri osservatori nella spedizione di Vespucci del 1499-1500. La presenza di almeno un portoghese con tutte le caratteristiche di un Cavaliere dell’Ordine di Cristo, ordine che presiedeva alle attività di esplorazione della corona portoghese, è documentata nella lettera del Vespucci da Siviglia. Non è inverosimile che questo osservatore, giunto probabilmente con Ojeda ad Haiti il 5 settembre 1499, possa aver trovato imbarco per un rapido rientro nella penisola iberica in una delle numerosi navi che facevano la spola con il vecchio continente, giungendo in tempo per informare il sovrano portoghese prima della partenza della spedizione cabralina alle Indie, avvenuta l’8 marzo 1500.

 

 Sigillo dell'Ordine di Cristo

 

 

 

 

 

 

Una indiretta conferma del ruolo svolto dal, o dai portoghesi presenti a bordo delle navi di Vespucci viene dall’ipotesi, già avanzata in passato da storici lusofoni e ripresa qualche anno orsono da [19]Couto (1998), di un viaggio portoghese sulle coste dell’America del Sud precedente il viaggio di Cabral. Lo storico lusitano ritiene che il navigatore, guerriero e letterato Duarte Pacheco Pereira nella sua opera Esmeraldo de situ orbis , scritta tra il 1505 e il 1508, accenni ad un viaggio condotto dall’autore sulle coste dell’America  del Sud precedente a quello di Cabral. È possibile che Duarte Pacheco riecheggi qualche notizia portata dall’anonimo portoghese a bordo della nave di Vespucci o che lui stesso fosse uno degli osservatori a bordo, anche perchè parla dell’esplorazione di un grande fiume che potrebbe essere lo stesso  descritto da Vespucci. Tuttavia l’opera del Pacheco è pressoché inattendibile, per essere stata scritta molti anni dopo e per essere conosciuta soltanto su due copie manoscritte del XVIII secolo [18]; non è neppure da escludere qualche alterazione dolosa tendente ad affermare una priorità portoghese, non estranea alla politica lusitana.

La priorità della scoperta per i sovrani lusitani significava automaticamente diritto al possesso e per scoperta s’intendeva non solo l’occupazione territoriale, ma anche uno sbarco o il semplice avvistamento o addirittura semplicemente l’averne sentito parlare. Infatti, dopo il viaggio di Vasco da Gama, il re  Dom Manuel si proclamò “Signore della conquista, navigazione e commercio di Etiopia, Arabia, Persia ed India” (Barros, I Decade, Libro IV, Cap. XI, pag. 90), anche se Vasco da Gama non aveva occupato nessuno di questi luoghi e se non era passato neppure in vista delle coste dell’Arabia e della Persia, paesi di cui aveva appena sentito notizie dai mercanti arabi.

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