Ojeda, De la Cosa e Vespucci

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Gli impacci creati a Colombo, con il beneplacito delle cristianissime maestà, tra il 1498 e il 1500, servirono al Fonseca per avere piena libertà nella concessione di autorizzazioni per viaggi di esplorazione e di sfruttamento commerciale della scoperta di Colombo. Tra queste quelle concesse a Alonso de Ojeda, Vicente Yañez Pinzón, Diego de Lepe e Cristóbal Guerra.

 

 

 Alonso de Ojeda

 

 

 

 

 

Alonso de Ojeda (circa 1466-1515) aveva partecipato al secondo viaggio di Colombo, nel corso del quale aveva svolto alcune dure azioni militari contro gli indigeni ed aveva preso parte, con l’Ammiraglio all’esplorazione dell’interno di Hispaniola ed alla scoperta delle miniere d’oro della catena montuosa del Cibao; secondo alcuni era stato proprio il Fonseca a metterlo alle costole dell’Ammiraglio. L’Ojeda era comunque nelle grazie dell’arcivescovo, come dimostra il fatto che fu autorizzato ad un viaggio di esplorazione con lettera personale del Fonseca e non direttamente dalle cattoliche maestà, cosa che può anche significare che Ferdinando ed Isabella non volevano assumersi in prima persona la responsabilità d’infrangere le Capitolazioni di Santa Fé, ovvero gli accordi firmati con Colombo, prima della partenza per il primo viaggio di scoperta. Insieme alla lettera di autorizzazione del vescovo, Fonseca riceve una copia della relazione sulla scoperta del continente ed una copia della mappa di navigazione dello stesso Colombo .

 

 

 Juan de la Cosa, cartografo della spedizione

 

 

 

 

 


Ojeda partì da Cadice il 20 maggio 1499 con quattro caravelle, unitamente a Amerigo Vespucci e Juan de La Cosa: quest’ultimo aveva partecipato, come comandante della Santa Maria al primo viaggio di Colombo, mentre Vespucci aveva dapprima conosciuto Bartolomeo fratello di Colombo e poi lo stesso Cristoforo. I tre avevano probabilmente compiti differenti nel corso della spedizione con Ojeda che ne doveva essere il capo militare, De La Cosa il navigatore e Vespucci il geografo. La missione di questo viaggio era probabilmente quella di verificare le asserzioni di Colombo riguardo alle ricchezze in oro e perle di cui aveva parlato ed alle molte terre che si dovevano trovare ad oriente della penisola di Paria. Per il primo scopo Alonso de Ojeda, militare che aveva dimostrato di saper menare le mani e che con Colombo aveva partecipato alla scoperta delle miniere d’oro di Cibao ad Hispaniola, era quanto mai adatto, ma aveva bisogno accanto a sè di un esperto di navigazione come De La Cosa, visto che le sue conoscenze marinare erano modeste. Per navigare in esplorazione alle terre che, secondo la relazione di Colombo si dovevano trovare en “el austro”, ovvero  verso sud, era necessario un cosmografo in grado di determinare le coordinate geografiche, perché navigando verso Est si rischiava di oltrepassare il meridiano ad occidente del quale le terre che venivano scoperte sarebbero appartenute alla Spagna, mentre ad Oriente sarebbero appartenute al Portogallo. Vespucci aveva la preparazione necessaria, sia per determinare la longitudine, con il metodo delle eclissi lunari, usato con poco profitto da Colombo nel corso del secondo viaggio, sia con quello della congiunzione degli astri.

 

 

 

Astrolabio fiorentino XV secolo 

 

 

 


Così nella lettera si esprime Vespucci sulle coordinate geografiche:

“In conclusione dico che nostra navigazione fu tanto alla parte del meridion che ci allargammo pel camino della latitudine dalla città di Calis 60 gradi e 1/2, perché sopra la città di Calis alza il polo 35 gradi e 1/2, e noi ci trovammo passati della linea equinodale 6 gradi: questo basti quanto alla latitudine.

Avete di notare che questa navigazione fu del mese di luglio, agosto e settembre, che, come sapete, il sol regna più di continuo in questo nostro emisperio, e fa I'arco maggiore del dì  minore di quel della notte: mentre che stavamo nella linea equinoziale, o circa d'essa a 4 o 6 gradi, che fu del mese di luglio e d'agosto, la diferenza del dí sopra la notte non si sentiva, e quasi el di con la notte era equale, o molto poca era la differenza.

Quanto alla longitudine, dico che in saperla trovai tanta dificultà che ebbi grandissimo travaglio in conoscer certo il camino che io avevo fatto per la via della longitudine; e tanto

travagliai che alfine non trovai miglior cosa che era ' aguardar e velar' di notte le oposizion dell'un pianeta con lo altro, e maxime la luna con li altri pianeti, perché il pianeta della luna è piú leggier di corso che nessuno altro; e riscontravolo con 1'Almanacb di Giovan da Monte Regio, che fu composto a1 meridiano della città di Ferrara, acordandolo con le calculazioni delle Tavole del re don Alfonso. E dipoi di molte notte che ebbi fatto sperienza, una notte infra l'altre, essendo a' 23 di d'agosto del 1499, che fu una coniunzione della luna con Marte, la qual, secondo I'Almanach, aveva a essere a mezzanotte o mezza ora prima, trovai che quando la luna salì all'orizzonte nostro, che fu una ora 1/2 dipoi diposto il sole, avea passato il pianeta alla parte dell’ oriente: dico che la luna stava più orientale che Marte circa d'un grado alcun minuto più; e a mezzanotte stava più all'oriente 5 gradi e 1/2, poco più o meno. Di modo che, fatta la proporzione: se 24 ore mi vagliono 360 gradi, che mi varranno 5 ore 1/2? Truovo che mi varranno 82 gradi e 1/2. E tanto mi trovavo di longitudine del meridiano della città di Calis: che, dando a ogni grado 16 leghe e 2/3, mi trovavo più all'occidente che la città di CaIis 1366 leghe e 2/3, che sono 5466 miglia e 2/3. E la ragion perché io do 16 leghe e 2/3 per ogni grado, i. perché secondo Tolomeo et Alfagrano la terra volge 24000 miglia, che vagliono 6000 leghe: che, ripartendole per 360 gradi, viene a ciascun grado 16 leghe e 2/3; e questa ragione la certificai molte volte con il punto de' piloti, e la trovai vera e buona.”

Il valore indicato della latitudine a 60o 30’ a sud di Cadice é palesemente inesatto, ma se sommiamo i 6o di latitudine a sud dell’equatore alla quale Vespucci dice di essere giunto ai 35o 30’ di latitudine N di Cadice il risultato è di 41o e 30’ e, visto che non possiamo sospettare Vespucci di essere incapace di effettuare un calcolo cosí semplice dobbiamo pensare o ad una alterazione introdotta volontariamente da Vespucci per evitare di palesare un dato riservato agli indiscreti occhi di chi avesse intercettato la lettera o una indebita correzione del copista. Propendo per la seconda ipotesi, ritenendo che il copista o il suo committente possano essere stati ingannati dalla frase “sopra la città di Calis alza il polo 35 gradi e 1/2” interpretrandola non nel senso che intendeva dare il Vespucci (dallo zenith di Cadice allo zenith dell’equatore la distanza è di 35o 30’) ma come se volesse significare che la città di Cadice è a 35o e ½ dal polo, che significherebbe 54o e 30’ dall’equatore ai quali aggiungendo i 6 gradi a sud menzionati da Vespucci si avrebbero 60o e 30’ .

Ancor più evidenti, a mio parere, sono le alterazioni introdotte a proposito della determinazione di longitudine. Infatti in questa lettera[11] Vespucci afferma di aver con sè l’Almanacco di Giovanni da Monteregio[1] che prevedeva la congiunzione della Luna con Marte per la mezzanotte del 23 agosto nella città di Ferrara. Sulla base di questo dato il 23 agosto Vespucci osservò che nel punto in cui si trovava, la luna quando apparve all’orizzonte, un’ora e mezza dopo il tramonto Marte era spostato di 1o e qualche primo ad oriente della Luna mentre a mezzanotte stava alla distanza  di 5o 30’ e quindi , se la terra ruota di 360o intorno al proprio asse in 24 ore, in un’ora ruota di 15o e in cinque ore e mezza ruota di 82o30’. Appare quindi evidente che questo è il valore della longitudine del punto dove Vespucci effettua la determinazione dalla città di Ferrara.

Questa mia ipotesi è confermata da quanto Vespucci scrive nel frammento Ridolfi:

"mi sono trovato con diversi meridiani, e il più discosto ch'i' mi sia trovato alIa parte dell'occidente è stato in diferente dal meridiano di questa città di Portogallo di ore 5 e 1/3, e dal meridiano di Ferrara circa di ore 8, intendete dell'ore equinoziale."

Per noi che usiamo come meridiano di riferimento il meridiano di Greenwich, vanno sottratti circa 11o37’ della longitudine Est di Ferrara e quindi il punto di Vespucci sarebbe pari a circa 71o ad Ovest di Greenwich, ovvero all’altezza del golfo del Venezuela, probabilmente in prossimità nella laguna di Maracaibo.

 

Le frasi da me sottolineate nel brano sopra citato ovvero del meridiano della città di Calis e la successiva che la città di CaIis potrebbero essere spurie ovvero introdotte dal copista ed eliminandole il periodo risulterebbe essere del tutto leggibile:

E tanto mi trovavo di longitudine che, dando a ogni grado 16 leghe e 2/3, mi trovavo più all'occidente 1366 leghe e 2/3, che sono 5466 miglia e 2/3.

 

 Vespucci calcola la circonferenza della terra in 24.000 miglia, per cui (24000/360= 66,66) un grado di spostamento corrisponde 66, 6 miglia e quindi 82o30’ corrispondono a 5466 miglia. Il miglio nautico spagnolo è pari a 1,413 km per cui, se Vespucci adottava questa unità, come sembra, si trovava a 7423 km,  come egli scrive a Lorenzo di Pierfrancesco de Medici, da Ferrara, città usata come riferimento da Giovanni di Monteregio.

In questo viaggio Vespucci afferma di aver navigato verso Sud,  sino ad oltrepassare di sei gradi e mezzo la linea dell’equatore e quindi avrebbe navigato lungo tutta la costa settentrionale del Brasile, arrivando alla latitudine di 6o30’ a Sud dell’Equatore  [24].

Merita di essere sottolineato, per l’importanza che a mio parere ha per la comprensione del significato di questo viaggio, un episodio menzionato in questa lettera, a proposito di uno scontro con i nativi:

“Mentre correvamo in ritirata e fuga, un marinaio dei nostri che era Portoghese, uomo di 55 anni di età, che era rimasto a guardia del battello, visto il pericolo in cui stavamo, saltò dal battello a terra e a gran voce ci disse “Ragazzi girate il viso verso i vostri nemici che Iddio ci darà la vittoria” e si gettò in ginocchio e fece delle preghiere; dopodiché lanciò un grande contrattacco e noi tutti avanzammo insieme a lui...”

L’atteggiamento del maturo marinaio portoghese è quello prescritto dalla Regola dei Templari, voluta da St. Bernard de Clairvaux al Concilio di Troyes del 1129, Regola adottata in gran parte dall’Ordine di Cristo fondato in Portogallo da Dom Dinís nel 1314. Il carisma che esercita sugli altri marinai e la probabile appartenenza ai Cavalieri dell’Ordine, lascia pensare che i Re cattolici nelle esplorazione delle terre meridionali abbiano consentito la presenza di osservatori portoghesi.

La presenza di due portoghesi, padre e figlio, nell’equipaggio della caravella capitanata da Ojeda, è documentata nella Pesquisa contra Ojeda, indagine indetta da Colombo per documentare le malefatte di Ojeda che si era ribellato (Luzzana Caraci 1999)

Alonso de Ojeda, di ritorno dal suo viaggio, approda a Hispaniola, come ci riferisce Ferdinando Colombo:

“...giunse all’isola un Alfonso de Ogieda, che venia con IIII navigli da scoprire. E perciocchè tali uomini navigano alla ventura, a’ V di Settembre M.CCCC.XCIX entrò nel porto che i cristiani nominano del brasile, e gli indiani chiamano Taquimo, con pensiero di torre agli indiani quel che potesse e caricar di verzino e di schiavi.” (Historie, II, 147-148).


Il passo sopra riportato nel quale si cita l’arrivo di Ojeda con quattro navi, ci introduce in uno dei principali problemi della spedizione di Ojeda, de la Cosa e Vespucci che è quello di determinare se i tre principali esponenti della spedizione sono stati sempre insieme durante tutto il viaggio o se si sono separati dopo aver raggiunto la costa dell’America del Sud o se si sono separati prima di approdare in differenti punti della costa per incontrarsi successivamente.

Vespucci afferma nella lettera di essere partito con due navi il 18 maggio del 1499, così come sappiamo di Ojeda, ambedue passano dalle isole Canarie da dove ripartono, ma mentre Vespucci dice di essere passato dall’isola de La Gomera, nelle Probanzas del Fiscal dei Pleitos Colombinos il testimone Andrés Morales (Luzzana Caraci 1999)  dice che Ojeda e de la Cosa sono partiti dall’isola di Hierro. Lo stesso testimone afferma che Ojeda e de la Cosa sono approdati a Paria (nello stesso punto dove Colombo era approdato la prima volta nel continente) e si erano diretti ad occidente, mentre Vespucci nella sua lettera dice che dopo essere approdati si erano diretti a sud. Il problema è: dov’è arrivato Vespucci navigando verso Sud?

Vespucci dice che nella prima parte del viaggio ha navigato per 400 leghe e nella seconda per 300; è verosimile che egli intenda le 400 leghe come 200 leghe di navigazione verso sud e 200 per ritornare al punto di primo approdo. Se così fosse egli avrebbe navigato non per 700, ma per 500 leghe (2900 km) di costa. Ponendo come punto più occidentale la determinazione di longitudine di 71o30’, forse il Golfo di Venezuela e tracciando una rotta lungo costa a partire da questo punto, si arriva quasi all’imboccatura del Rio delle Amazzoni. Ciò potrebbe spiegare il fatto che le navi non riuscirono ad avanzare verso sud, perchè come dice Vespucci:

“...incontrammo una corrente di mare che correva da scirocco a maestrale con tanta furia che ci mise un’enorme paura e corremmo per sua causa un grandissimo pericolo”

La violenza della “corrente” fa pensare che potesse trattarsi dell’onda di riflusso della gigantesca marea o pororoca del Rio delle Amazzoni. accettando questo come punto più meridionale raggiunto da Vespucci si arriverebbe alla conclusione che la spedizione, dopo essere penetrata con le scialuppe in un fiume (Oyapoque?), è arrivata in vista delle coste dell’Amapá, per poi  invertire la rotta a causa della corrente incontrata e ritornare al punto di primo approdo nel continente. Se consideriamo una distanza di 200 leghe dalla foce del Rio delle Amazzoni, il punto di primo approdo andrebbe situato in prossimità dell’Essequibo o del Coppename nella Guyana. Successivamente le due navi di questa spedizione si sarebbero riunite con quelle di Ojeda e de la Cosa, forse nel Golfo Triste, proseguendo insieme verso Occidente.

Secondo l'ipotesi che ho esposto, la spedizione di Vespucci (traccia rossa) sarebbe approdata in punto più a sud rispetto a quella di Ojeda e de la Cosa (traccia gialla)

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[1] Giovanni da Monteregio o Regiomontano, era in realtà Johannes Műller, n. a Koenigsberg nel 1436 e m. a Roma nel 1476, autore delle Ephemerides, l’Almanacco citato da Vespucci

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Venezuela               Italia

                                          

Gli orologi mostrano una differenza di 4 ore e 30 minuti tra il Venezuela e l’Italia, ma la differenza tra i rispettivi fusi orari era di 5 ore fino al 9 Dicembre 2007, quando Chaves, Presidente del Venezuela, fece portare indietro di mezzora l’orologio dei cittadini del suo Paese. Le cinque ore di differenza tra i fusi orari non rispecchia la differenza tra la longitudine di 71o30’W, determinata da Vespucci e quella di Ferrara (città di riferimanto delle tavole di Regiomontano) di 11o37’E: all’epoca del fiorentino non si consideravano i fusi orari che sarebbero stati istituiti soltanto alla fine del XIX secolo, ma l’ora solare apparente, in base alla quale, secondo Vespucci e a seguito delle considerazioni da me fatte precedentemente, quando nel Golfo di Venezuela era mezzanotte a Ferrara erano le 5:30 del mattino. Attraverso il sito The Order of Time potrete calcolare da soli il tempo solare immettendo la longitudine di 71o30’W e poi quella di 11o37’E: troverete una differenza di circa 5 ore e 36 minuti, cioè l’errore di Vespucci sarebbe stato soltanto di 6 minuti!

 

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