Notizie della terraferma

Informazioni dagli indigeni

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Le informazioni forniteci da Colombo, daí compagni di viaggio e da suo figlio, indicano la presenza nelle Antille di due popolazioni, una delle quali, i Taino, prevaleva nelle Grandi Antille , mentre l’altra i Caribi occupavano le piccole Antille.

Le lingue parlate da questi due gruppi umani sono oggetto di contesa tra i linguisti, alcuni dei quali sostengono che parlassero lingue affini appartenenti ambedue al raggruppamento linguistico Arawak, ampiamente rappresentato nel continente Sudamericano (Ruhlen 1991). Le due lingue erano affini, ma non identiche : nella lingua parlata daí Caribi erano numerose le parole appartenenti al gruppo linguistico dei Caribe del continente sudamericano. L’analisi del patrimonio genetico su ossa di epoca anteriore alla conquista, ha dimostrato che i Taino sono geneticamente affini alle popolazioni che in epoca precolombiana abitavano la valle dell’Orinoco; l’analisi dei manufatti in ceramica dei Taino delle isole mostra inoltre che la loro tradizione culturale era simile a quella  delle popolazioni del continente, con il quale continuavano a mantebere contatti, come dimostrano i numerosi incontri in alto mare di canoe di navigatori indigeni da parte dei primi navigatori.

I mezzi e le capacità nautiche degli isolani vennero subito notate  dall’Ammiraglio che nel suo Diario di bordo scrive il 13  ottobre 1492:

“Vennero alla mia nave sopra barche, fatte di un sol pezzo con un tronco d’albero ed egregiamente lavorate per questo paese, alcune tanto grandi da contenere fino a 40 o 45 uomini e altre assai piccole che non ospitavano che un uomo solo. Remavano con remi simili a pale da forno e con essi spingevano le barche cosí rapidamente che era una meraviglia; e se qualche barca si capovolge, tutti si gettano a nuoto e la rimettono a galla e con zucche che portano con se le vuotano dell’acqua che vi é entrata”

Per quanto riguarda i Caribi, Colombo ne parla nella lettera ai Re Cattolici del 4 marzo del 1493:

“Hanno molte canoe quasi tanto grandi come galee a remi, con le quali percorrono tutte le Indie e sono tanto temuti che a uno non si oppongono nemmeno in cento”

Appare quindi evidente che tanto i caribe che i Taino erano abili navigatori che, per ragioni commerciali, erano in grado di andare di isola in isola e dalle isole al continente, cosa che gli abitanti delle isole facevano correntemente da centinaia di anni.

In considerazione di ció, appare evidente che l’aver raggiunto il continente sudamericano non fu una scoperta come. quella dell’isola Guanahani, ma fu una esplorazione effettuata in base alle indicazioni e probabilmente con la guida di elementi indigeni che davano il nome di Zuania al continente.

Vediamo come il figlio Fernando descrive l’episodio cruciale nel quale l’Ammiraglio apprende l’esistenza del continente, il 5 novembre del 1493, nel corso del secondo viaggio, dopo aessere approdato all’isola di Guadalupe:

“Il giorno seguente, martedì 5 novembre, l’Ammiraglio invió due barche a terra per vedere se potevano prendere qualche persona che potesse dare notizie del paese e lo informasse della distanza e direzione di Hispaniola. Ciascuna delle barche ritornò con un giovane e ambedue furono concordi nel dire che non erano di quell’isola, ma di un’altra chiamata Boriquen, ora detta S. Juan; che gli abitanti di Guadalupe erano Caribi e che li avevano fatti prigionieri nella loro stessa isola. Dopo poco le barche tornarono a terra per raccogliere alcuni cristiani che vi erano rimasti e trovarono insieme con loro sei donne che erano venute da loro fuggendo daí Caribi e di loro volontà volevano andare alle navi. Ma l’Ammiraglio, per tranquillizare la gente dell’isola, non volle trattenerle sulle navi e dopo aver loro dato alcune collanine di vetro e alcuni sonagli, le fece riportare a terra contro la loro volontà. Questo non fu fatto con poca leggerezza, perché appena scesero, i caribi, di fronte ai cristiani, tolsero loro tutto quello che l’Ammiraglio aveva donato. Per cui, per il loro odio verso i caribi, per la paura che avevano di costoro, dopo poco, quando le barche ritornarono per far provvista di acqua e legna, queste donne entrarono nelle barche, chiedendo ai marinai che le portassero alle navi, dicendo a cenni che la gente di quell’isola si mangiava gli uomini e che loro erano tenute come schiave, per cui non volevano più rimanere; in tal modo, i marinai, commossi dalle loro preghiere le portarono alla nave insieme a due ragazzi e un giovane ch’era sfuggito ai caribi, trovando piú sicuro consegnarsi a gente sconosciuta e tanto differente dalla propria che rimanere con quegli indios, manifestamente crudeli che si erano mangiati i loro figli e mariti; si dice che le donne non le uccidano, ma che le tengano come schiave. Da una di loro si seppe che a Sud vi erano molte isole, alcune popolate e altre deserte; le quali tanto quella ragazza come le altre, interrogate separatamente, chiamavano Yaramaqui, Cairoaco, Huino, Buriari, Arubeira e Sixibei. Ma la terraferma che dicevano essere molto grande, tanto lei che quelli di Hispaniola, la chiamavano Zuania. Perché in altri tempi erano venute canoe da quella terra per commerciare con molti pezzi d’oro, che pare si potessero trovare in due parti di un’isoletta non molto lontana. Dicevano anche che il re di quella terra da dove erano fuggite era partito con dieci grandi canoe e con 300 uomini per attaccare le isole vicine e prendere la gente per mangiarsela.

(Ferdinando Colombo Historie Cap XLVII)

 

 

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