Il quadro storico

Tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo                                                 ENGLISH

 

Alessandro VI, dettaglio del quadro del Pinturicchio (Vaticano, appartamenti Borgia, sala dei Misteri), dipinto tra il  1492 e il 1495

 

 


L’ anno 1492 per Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona era cominciato sotto i migliori auspici con la conquista, nel mese di gennaio, di Grenada, ultima roccaforte mussulmana in Spagna ed era continuato ancora meglio con le buone notizie che  arrivarono da Roma, dove lo spagnolo Rodrigo Borja l’11 agosto di quell’anno era stato eletto papa con il nome di Alessandro VI. I due fortunati eventi erano stati preparati da quasi mezzo secolo dalla diplomazia aragonese che aveva posto le basi della propria espansione nel 1455 con l’elezione a Pontefice di Alonso Borja, settantasettenne arcivescovo di Valencia e cardinale, da tempo a Roma a perorare la causa di Alfonso di Aragona che aspirava alla corona di Napoli. Asceso al Papato, con il nome di Callisto III, Alonso Borja provocò un massiccio arrivo di parenti ed amici spagnoli che andarono ad occupare i posti più importanti della Corte papale: in particolare il nipote Rodrigo Borja, il cui cognome venne presto italianizzato in Borgia, diveniva dapprima cardinale a soli venticinque anni e subito dopo vice-cancelliere. Nonostante la morte dello zio dopo soli tre anni di pontificato, Rodrigo sarebbe rimasto vice-cancelliere, ovvero  secondo soltanto al papa, anche sotto i successori Pio II, Paolo II, Sisto IV e Innocenzo VIII, sino a diventare papa egli stesso l’11 agosto 1492, con il nome di Alessandro VI, il Borgia per antonomasia. Nel corso dei trentasette anni di vice-cancellierato di amici se n’era fatti molti e soprattutto s’era mantenuto caro l’appoggio degli Aragona, caldeggiando presso il pontefice, nel 1478, l’istituzione dell’Inquisizione spagnola. I re “cattolicissimi” e “cristianissimi” nominarono nel 1483 Grande Inquisitore Tomás de Torquemada, priore del Monastero domenicano di Segovia, che, per conto dei pii sovrani, prese a processare ebrei e mori. Le infelici vittime, torturate per far loro confessare colpe ed empietà mai commesse, venivano condannate al carcere o al rogo e i loro beni venivano confiscati, andando a finanziare le imprese belliche dei sovrani.

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La Penisola Iberica e i suoi regni nel 1360, un secolo prima dell'avvento dei Re Cattolici Isabella e Ferdinando.

Il 1492 fu l’anno del decreto, promulgato dalla reale coppia, che imponeva a tutti gli ebrei che rifiutassero di abiurare, di abbandonare la Spagna. Circa 170.000 ebrei sefarditi abbandonarono il paese emigrando in Portogallo, in Francia e nei Paesi Bassi, stati assai più tolleranti e ben disposti ad accogliere uomini di cultura e di talento, utili al crescente sviluppo mercantile. In Spagna ne rimasero circa 10.000 che avevano abiurato ricevendo il battesimo e che vennero chiamati “nuovi cristiani”.

Quale fosse il clima generale nella Spagna del 1492, é splendidamente illustrato dal quadro di Anonimo della fine del XV secolo conservato al museo del Prado, che mostra la corte dei Re Cattolici intorno ad una Vergine con Bambino: alla destra della Vergine San Tommaso, il Re Ferdinando che ha dietro di se Tomás de Torquemada e accanto il figlio Juan, alla sinistra San Domenico de Guzmán, la Regina Isabella, la figlia e Pietro Martire di Angera.

Il quadro, probabilmente voluto e supervisionato dagli stessi Re Cattolici, rappresenta un’allegoria delle politiche reali: lo stretto legame con la Chiesa cattolica, rappresentata nel quadro dalla Madonna, l’importanza attribuita ai valori dottrinari dei domenicani che si richiamano a S. Tommaso, e trovano attuazione in San Domenico, fondatore dell’Inquisizione ed ispiratore del massacro degli eretici Albigesi, lo stretto legame tra il Re e l’Inquisizione, rappresentata da Torquemada. Allo stesso tempo, la presenza accanto alla Regina del raffinato umanista Pietro Martire d’Angera (1455 - 1526),  potrebbe stare ad indicare l’interesse di Isabella di Castiglia per la cultura rinascimentale che stava fiorendo in Italia.

Pietro Martire era nato nel 1455 ad Arona,  cittadina sulla riva del braccio meridionale del lago Maggiore, ma diceva di essere nato ad Angera cittadina situata sulla riva opposta che all’epoca era feudo dei Borromeo [1], forse allo scopo di sottolineare questo legame presso il suo primo protettore, Giovanni Borromeo, influente membro della potente famiglia lombarda. In seguito, dopo essere passato al servizio di Ascanio Sforza (1445-1505), fratello di Ludovico il Moro, Signore di Milano, amerà dirsi milanese. Ascanio, nominato cardinale a soli 29 anni, arruolò il colto aronese nel suo seguito e se lo portò alla corte pontificia a Roma.

Le sue qualità di raffinato umanista dovettero brillare anche nella corte papale, visto che l’ambasciatore dei Re Cattolici presso la Curia, Iñigo Lopez de Mendoza, Conte di Tendilla, poi Viceré di Grenada, lo volle con se al suo ritorno in Spagna nel 1487: qui,  come uomo d’armi aveva partecipato alla presa di Granata, si era in seguito fatto sacerdote divenendo cappellano della Regina Isabella.

 

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Mappe antiche

I Re Cattolici (Wikipedia, in spagnolo)

Cristoforo Colombo - Wikipedia

Papa Alessandro VI(Wikipedia)

Pietro Martire d'Angera  (Wikipedia)

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