Il legno rosso
L'albero che diede il nome ad un paese 

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 Particolare della mappa del Cantino (1502)

I primi navigatori che videro le coste del Brasile rimasero colpiti dalla ricchezza della vegetazione tropicale, dalla varietà degli uccelli e dai loro vividi colori.
Vespucci nel 1502 descriveva la costa brasiliana come ricca di colline, vallate e grandi fiumi, ricoperta di boschi densi e ricchi di ogni specie d’animali.
“Se dovessi ricordare tutto ció che lí esiste – scrive il navigatore fiorentino – e descrivere tutte le specie d’animali, non terminerei mai. Sono certo che il nostro Plinio non ha descritto neppure la millesima parte delle specie di pappagalli ed altri uccelli ed animali di quelle terre, cosí variati nelle forme e nei colori, che neppure un grande artista come Policleto sarebbe stato in grado di dipingerli” e piú oltre “Ritengo che, se il Paradiso terrestre fosse in qualche parte di questo mondo, non dovrebbe essere lontano da queste regioni.”.

Questa immensa foresta, dalla straordinaria biodiversità, per la sua vicinanza alla costa fu il primo ecosistema ad esere aggredito  dagli europei e la prima vittima della predazione fu il bell’albero noto col nome scientifico Caesalpinia echinata Lam.Vespucci vide i tupinambá, la tribú con la quale era venuto a contatto, dipingersi di rosso il corpo con una tintura ottenuta dalla bollitura del legno di quest’albero che loro chiamavano “Ibirapitanga Tupinambá” ovvero “l’albero rosso dei Tupinambá” (FONTANA 1996). Il navigatore fiorentino si avvide probabilmente della somiglianza con una sostanza colorante che i tintori di lana della sua Firenze usavano per tingere di rosso i tessuti, ricavandola da una pianta che veniva dall’Oriente, il sappan o albero del brasile Il sappan é attualmente classificato come Caesalpinia sappan, una pianta cioé che appartiene allo stesso genere Caesalpinia, ma ad una specie differente.
L’importazione dall’Oriente del sappan, o verzino o brasile o bersil datava almeno dall’XI secolo: nel 1085 infatti l’arrivo di una “kerka de bersil” (carico di brasile) veniva registrato nella dogana di Saint Omer in Francia e carichi analoghi si trovano annotati nei registri delle dogane italiane nei secoli successivi (BUENO 1998). Nel 1453 la presa di Coistantinopoli da parte dei turchi rendeva piú difficoltoso il commercio del “brasile” e di conseguenza la tinta rossa divenne carissima. Prima di Vespucci il sostituto americano del sappan o brasile, in portoghese pau-brasil, era stato individuato da Colombo che nel 1498, nel suo primo sbarco sul continente americano avvenuto nella penisola di Paria, aveva tagliato e caricato sulla sua nave poco piú di una tonnellata di tronchi; anche lo spagnolo Pinzon il primo a sbarcare nel territorio attualmente occupato dalla Repubblica federativa del Brasile ne aveva fatto un carico da far esaminare in Europa. I campioni portati da Colombo, Vespucci e Pinzon, esaminati dai tintori di Francia ed Italia non suscitarono lo stesso entusiasmo del prodotto orientale che dava toni di rosso piú brillanti, ma bisognava accontentarsi e la predazione del pau-brasil ebbe inizio. Navigatori spagnoli, portoghesi e francesi affrontavano l’Atlantico per giungere alle coste di quello che ormai veniva chiamato Brasile a causa del prezioso legno rosso. Gli indios che sino ad allora avevano faticosamente abbattuto pochi alberi con le rudimentali asce di pietra per farne le loro pitture corporali e gli archi duri e flessibili, venivano arruolati dagli avventurieri europei che li fornivano di asce e seghe d’acciaio in modo da riempire piú rapidamente le stive. Il lavoro degli indios veniva retribuito oltre che con gli strumenti da boscaiolo con specchietti,  perline di vetro, ami da pesca; in cambio gli indios, oltre ad abbattere gli alberi, dovevano ripulire i tronchi e dividerli in segmenti di 1,5 m o toras e trasportarli alle navi a spalla. Ancora oggi, a distanza di cinque secoli, é possibile vedere presso alcune tribú la corsa delle toras, una gara a staffetta tra squadre di guerrieri che a turno si caricano sulle spalle questi pezzi di tronco del peso di circa 30 kg ciascuno, coprendo chilometri in poco tempo.
A distanza di quarantanni dalla scoperta del Brasile la Caesalpinia echinata che prima cresceva sin quasi la battigia, con esemplari di dimensioni eccezionali svettanti oltre i venti metri e con circonferenze che tre uomini riuscivano appena ad abbracciare, poteva essere trovata soltanto ad oltre venti chilometri dalla costa. Nel primo secolo dalla scoperta del Brasile si calcola che due milioni di alberi di pau-brasil siano stati abbattuti e trasportati in Europa ad una media di 8000 t l’anno di legno rosso che veniva ridotto in polvere per ricavarne l’ormai prezioso colorante.
La nuova terra ormai conosciuta come Terra brasilis, la terra del legno rosso, l’unica cosa di valore che i primi navigatori avevano scoperto in quel lontano angolo di mondo. I re iberici, carichi di debiti contratti con banchieri toscani, genovesi e portoghesi bramavano tutte le possibili fonti di guadagno. Il re del Portogallo intratteneva stretti rapporti di affari con i “nuovi cristiani” ovvero con i banchieri israeliti che vivevano liberi di esercitare i propri commerci e professare la loro fede nei regni moreschi della penisola iberica e che invece nei regni dei “re cristianissimi” avevano dovuto convertirsi per continuare a sopravvivere. Uno di questi, Fernando di Noronha, nel 1502 strinse con Don Manuel, re del Portogallo, un vantaggioso  contratto in base al quale, pagando 4000 ducati l’anno per dieci anni ed assicurando l’esplorazione del nuovo territorio, riceveva in concessione lo sfruttamento del pau-brasil. Le navi armate dal banchiere presero a far la spola tra la nuova terra e il Portogallo, trasportando ogni anno circa 20.000 “quintali” (1 quintale dell’epoca era pari a 60 kg attuali) di pau-brasil che venivano venduti a Lisbona o nelle Fiandre o in Italia al prezzo di 2,5 ducati al quintale, con un ricavo totale di 50.000 ducati, dalla quale andavano sottratti 10.000 ducati per spese d’armamento delle navi e 4.000 ducati per le casse reali: il guadagno annuale di Fernando de Noronha era quindi di 36.000 ducati, pari a circa 126 kg d’oro, somma con la quale si potevano acquistare 36 navi o pagare il salario di 36.000 lavoratori per un anno o acquistare 300 schiavi africani o 900 schiavi del nuovo mondo. Fu proprio la schiavitú degli africani e degli indios a dare il carattere fondamentale alla colonizzazione portoghese e ad influire in modo decisivo sul futuro del Brasile, definendo il rapporto tra colonizzatori e colonizzati e ad alterare il rapporto tra uomo ed ambiente.
 

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Pau brasil (Wikipedia-  Italiano)

Caesalpinia echinata (Wikipedia - Inglese)