Giovanni Vespucci: il planisfero del 1523


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Il Planisfero o Geocarta Universale (1120 x 2623mm), attribuito a Giovanni Vespucci e datato al 1523, è custodito nel caveau della Biblioteca Reale di Torino.

Giovanni Vespucci, il più giovane dei cinque figli di Antonio, fratello di Amerigo; di Amerigo, raggiunse lo zio a Siviglia in epoca imprecisata (Harrisse 1892). Giovanni ebbe con lo zio un forte rapporto affettivo, come testimonia lo stesso Amerigo nel testamento. Per questa ragione gli lasciò in eredità i suoi oggetti personali e ciò che aveva di più caro: i suoi libri e i suoi scritti. [Luzzana Caraci doc. 136]. Grazie alle conoscenze acquisite con lo zio e ai documenti che ha ereditato, dopo la morte di Amerigo, Giovanni fu nominato dal re Ferdinando II di Aragona, pilota della casa de Contratación di Siviglia  [Luzzana Caraci doc. 139].

Come pilota comanda nel 1514 la nave capitana della spedizione di Pedro Arias diretta al Darien, come ci dice Pietro Martire d’Angera [De Orbe Novo, II Decade, Capitolo VII):

“Il pilota della nave ammiraglia nominato dal Re era Giovanni Vespucci, un fiorentino, nipote di Amerigo Vespucci, che aveva ereditato da suo zio grande abilità nell’arte della navigazione e nella determinazione della posizione”

Di questa esperienza diretta Giovanni certamente si avvalse per quanto riguarda alcuni dettagli della regione caraibica rappresentati nel Planisfero di Torino, mentre per la rappresentazione del resto si dovette giovare tanto del Padrón Real, cioè la mappa periodicamente aggiornata dai piloti della casa de la Contratación tra i quali Juan de La Cosa, Andrés Morales, Vicente Yañes Pinzón, Juan de Solís. Su quali fossero le carte nautiche disponibili, ci illumina ancora Pietro Martire d’Angera (De Orbe Novo, II Decade, Capitolo X):

 

“Mi rivolsi al vescovo di Burgos [Juan Rodriguez  de Fonseca. Nota dello scrivente] che ho già menzionato e al quale tutti i navigatori devono fare rapporto. Rinchiusi in una stanza esaminammo numerosi rapporti di quelle spedizioni e abbiamo anche studiato il globo terrestre sul quale vengono segnate le scoperte, così come molte pergamene, chiamate dagli esploratori carte nautiche. Una di queste mappe era stata disegnata dai portoghesi e si dice che Amerigo Vespucci fiorentino abbia preso parte alla sua elaborazione. Egli era assai esperto in quest’arte ed egli stesso era andato molti gradi oltre la linea equinoziale, navigando al servizio e al soldo dei Portoghesi”

 

 Il viaggio  di Amerigo al quale allude Pietro Martire è quello del 1501-1502 e la mappa alla cui elaborazione avrebbe partecipato il Vespucci potrebbe essere l’elaborazione definitiva sulla base del prototipo e cioè della mappa King Hamy (1502?) attribuita da Magnaghi (1929) e da Caraci (1932) alla mano dello stesso Vespucci. È possibile e verosimile che Amerigo avesse tenuto di questa mappa una copia personale e che Giovanni l’avesse ereditata insieme con i relativi appunti dello zio. Prova di ciò potrebbe essere la testimonianza resa da Giovanni nel 1515 per stabilire se 11 portoghesi catturati dagli spagnoli si trovassero, in base al trattato di Tordesillas, in territorio appartenente alla Spagna o al Portogallo. In questa occasione [Luzzana Caraci doc. 145]. Giovanni afferma:

 

“Quanto al mio parere, dico che il Capo di Sant’Agostino si trova a 8 gradi dall’equatore verso sud e che il polo sud è a otto gradi sul suo orizzonte; questo lo dico per l’affermazione di Amerigo Vespucci, che sia in gloria, il quale è stato piloto mayor di Sua Altezza e è andato a quel capo in due viaggi e ne ha misurato la latitudine molte volte; e di questo conservo una testimonianza scritta da lui stesso ogni giorno, con la rotta che seguiva e le leghe che percorreva; e dice che si trova allineato nord-nordest sud-sudovest con l'isola di Santiago e dista 450 leghe."

 

Per l’elaborazione del suo Planisfero Giovanni si servì anche dei dati cartografici della spedizione di Magellano, di cui scrisse Il Pigafetta, ma solo in una data immediatamente posteriore (1524-1525) a quella (1523) del Planisfero. Se ne deve dedurre che Giovanni seguì nell’elaborazione della mappa i dati in possesso della Casa de la Contratación e probabilmente  quelli ereditati da Amerigo, menzionati anche nella sua lettera a Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici del 1502 e nel frammento Ridolfi. Una prova di ciò potrebbe essere il fatto che il Pigafetta menziona tre soste della spedizione di Magellano:

 

1. All’altezza dell’attuale Rio de Janeiro:

“Passato che avessimo la linea equinoziale, in verso el meridiano, perdessimo la tramontana, e cosí se navigò tra il mezzogiorno e il garbin fino in una terra, che si dice la terra del Verzin in 23 gradi 1/2 al polo antartico, che è terra del capo de Santo Agostino, che sta in 8 gradi al medesimo polo...”

2. Rio de La Plata:

“Seguendo poi il nostro cammino andassemo fino a 34 gradi e uno terzo al polo Antartico, dove trovassemo, in uno fiume de acqua dolce, uomini che se chiamano Canibali e mangiano la carne umana. Venne uno de la statura quasi come uno gigante nella nave capitania per assicurare li altri suoi. Aveva una voce simile a uno toro. Intanto che questo stette ne la nave, li altri portorono via le sue robe dal loco dove abitavano, dentro de la terra, per paura de noi. Vedendo questo, saltassimo in terra cento uomini per avere lingua e parlare seco, ovvero per forza pigliarne alcuno. Fuggitteno, e fuggendo facevano tanto gran passo che noi saltando non potevamo avanzare li sui passi. In questo fiume stanno sette isole. Ne la maggior de queste se trova pietre preziose, che si chiama Capo de Santa Maria.

 

Già se pensava che da qui se passasse al mare de Sur, cioè mezzodì, nè mai più oltre fu discoverto. Adesso non è capo, se non fiume e ha larga la bocca 17 leghe. Altre volte in questo fiume fu mangiato da questi Canibali, per troppo fidarse, uno capitano spagnolo, che se chiamava Iohan de Solís e sessanta uomini, che andavano a discoprire terra come noi.”

 

3.Bahia de San Julián:

“Partendo de qui arrivassemo fino a 49 gradi a l'Antartico. Essendo l'inverno le navi intrarono in uno bon porto per invernarse. Quivi stessemo dui mesi senza vedere persona alcuna.”

Analoghe soste della spedizione portoghese del 1501-02 cui partecipò Amerigo possono essere dedotte dalla lettera del 1502: (vedere in proposito questo sito web all’indirizzo http://sites.google.com/site/scopertasudamerica/vespucciinbrasile).

La rotta tenuta da Magellano è schematizzata nella figura seguente (nello schema sono rappresentate le soste di cui abbiamo parlato).

 

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La rotta seguita nel Pacifico è al largo della costa occidentale dell’America Meridionale per cui le coste del Cile nel Planisfero di Giovanni correttamente e ostentatamente non sono rappresentate, mentre le isole più orientali rappresentate sono le Filippine dove Magellano trovò la morte.

 

Bibliografia

 

Caraci, G. in Tabulae geographicae vetustiores in Italia adservatae (Firenze 1932) 3:62

Luzzana Caraci, Ilaria (1999) Amerigo Vespucci, in Nuova raccolta colombiana, v. 21: Documenti. Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Magnaghi A.  in Il planisfero del 1523 della Biblioteca del Re in Torino (Firenze 1929): 27 

Pietro Martire D’Angera  De Orbe Novo (in facsmile dell’edizionein latino del 1530)

 

Pigafetta (Lombardo) Antonio (1524-25?) Relazione del primo viaggio intorno al mondo

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