Colombo e il continente

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Fig. 3: I quattro viaggi di Colombo

Probabilmente a causa di questa notizia ricevuta dalle donne, nel 1498, nel corso del suo terzo viaggio, segue una rotta più meridionale, s’imbatte nelle violente correnti della foce dell’Orinoco scopre l’isola di Trinidad, entra nel golfo di Paria,  verifica l’esistenza di banchi di ostriche perlifere ed approda nella terra ferma: è il 5 di agosto del 1498. La ferma convinzione di Colombo di essere sbarcato in un continente poggia sulla enorme massa d’acqua dolce che incontra nello stretto tra l’isola di Trinidad e la foce dell’Orinoco, stretto ch’egli chiamerà Boca de la Serpe.

Nella relazione di questo terzo viaggio inviata ai Re Cattolici, Colombo scrive [6]:

 

Creo que esta tierra, que agora mandaron descobrir Vuestras Altezas, sea grandissima, y aya ótras muchas en el austro, de que jamás se ovo noticias”

Credo che questa terra, che ora le Vostre Altezze hanno comandato di scoprire, sia grandissima e che ve ne siano molte altre a Sud, delle quali mai si ebbe notizie

Da secoli gli studiosi si accapigliano per stabilire se Colombo si sia o meno reso conto di essersi imbattuto in un continente, personalmente credo che la testimonianza di Pietro Martire d’Angera [7], nella lettera al Cardinale Ludovico d’Aragona nella quale riporta una conversazione con Colombo, sia decisiva:

Ma che Paria sia o non sia  continente, l’Ammiraglio non lo asserisce tassativamente; lui stesso crede sia un continente; afferma poi che è a 882 miglia più a sud di Hispaniola

L’allusione poi a terre di cui “mai si ebbe notizia” lascia anche intravedere la possibilità che Colombo ormai sospettasse che quelle terre non appartenevano al continente asiatico. Tuttavia in uno schizzo (fig. 4) del fratello Bartolomeo, datato al 1503, il Mondo Nuovo viene rappresentato in continuità con il Continente Asiatico.

 

La notizia della scoperta della terraferma venne spedita il 18 ottobre 1498 da Santo Domingo accompagnata da una mappa  [8]: il risultato della spedizione rinfocola le aspettative di ricchezza della corona, l’avidità di cortigiani e i timori che Colombo possa diventare troppo potente rivendicando le concessioni fatte nelle Capitolazioni di Santa Fé che, per effetto della scoperta della terraferma, sarebbero state estese ad un intero continente. Un fedelissimo del Re Ferdinando, Juan Rodriguez de Fonseca (1451-1524), vescovo di Badajoz, di Cordoba, di Palencia e di Burgos era l’incaricato del sovrano per le questioni delle Indie: in questa veste aveva avuto seri contrasti con l’Ammiraglio proprio nel corso della preparazione del viaggio che portò alla scoperta della terraferma. Colombo accusava il Fonseca di lentezza e di tirchieria per avergli fatto ritardare la partenza della terza spedizione che sarebbe avvenuta soltanto nel maggio del 1498 a distanza di due anni dal ritorno dalla seconda; l’ansia di Colombo di partire molto probabilmente era dovuta al desiderio di verificare le notizie che della terraferma gli avevano dato i Caniba ed al timore di essere preceduto da altri.

Il ritorno in Spagna di Colombo venne ritardato dalla necessità di sedare una rivolta ad Hispaniola, capeggiata da  un certo Roldán e forse fomentata dallo stesso Fonseca, come  potrebbe dimostrare il fatto che Alonso de Ojeda, un fedelissimo del prelato di Burgos, tornato nel settembre del 1499 dal viaggio alla terraferma che più oltre tratteremo, partecipò attivamente alla rivolta, arrivando a tendere un’imboscata a Colombo: la rivolta diede alla Corte spagnola il pretesto per inviare nell’isola Francisco de Bobadilla, uomo della cerchia del Fonseca, con documenti che lo autorizzavano ad inquisire i rivoltosi e ad assumere il governo dell’isola. La malafede del Bobadilla divenne subito evidente quando, invece d’inquisire i rivoltosi, li usa come testimoni di supposte malefatte di Colombo e così raccoglie una serie di fantasiose ed infamanti accuse con le quali giustifica la destituzione dell’Ammiraglio del Mare Oceano dalle sue cariche di Viceré e Governatore Perpetuo delle Indie. Colombo viene arrestato, messo in catene ed affidato al capitano della caravella La Gorda André Martin affinché

“così prigion dovesse consegnarlo al vescovo Don Giovanni Fonseca, col cui favore e consiglio si tenea per certo che egli facesse quel che faceva”[9] (F. Colombo, Historie, II, 172)

La caravella La Gorda partì da Hispaniola ai primi di ottobre del 1500 ed arrivò tra il 20 ed il 25 novembre del 1500 a Cadice dove Colombo e i suoi fratelli vennero affidati al corregidor che li tenne in custodia in attesa di ordini reali, ordini che arrivarono soltanto venti giorni dopo. Colombo, liberato dalla prigionia, si reca per ordine reale a Granada, dove i Re Cattolicissimi, bruciatori di mori ed ebrei, ipocritamente lo ricevono

con allegro volto e con dolci parole, e dettagli la sua prigionia non essere proceduta da loro volontà e comandamento: anzi, che n’era loro dispiaciuto assai; e che vi avrebbero provveduto di modo che sarebbero stati castigati i colpevoli, ed egli interamente soddisfatto.” [10]

 Colombo non venne mai reintegrato nelle sue cariche di Vicerè e di Governatore delle Indie e i colpevoli non solo non vennero puniti, ma ebbero anche, con l’appoggio dei Cattolicissimi, la soddisfazione di non fargli più mettere piede a Santo Domingo.

 

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