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Poesie, racconti e articoli di Satvat





L'ARTE CHE SUPERA LA MORTE


Attualmente l’essere umano è intensamente coinvolto in un processo dissolutivo di dimensioni epocali, il quale evidenzia le caratteristiche distorte e distruttive dell’Ombra collettiva. Se è vero che la vita si manifesta necessariamente nell’alternanza di solve e coagula, di disfacimento e ri-creazione, è però evidente che oggi l’umanità intera è costretta ad affrontare un allarmante processo di morte in modo quanto mai esposto e globale. La crisi mondiale è il dato visibile della necessità di una trasformazione improrogabile e senza precedenti, essendo il sintomo di una malattia grave e generalizzata che effettivamente investe ogni ambito, dall’individuale al sociale, rendendosi evidente sui mercati poiché è lì che mettiamo la totalità dell’attenzione. Questa malattia è indubbiamente il risultato della complessiva espropriazione del benessere collettivo a vantaggio degli interessi dei grandi trust economici, ma, se osservata con un’ottica esoterica, è anche una sfida necessaria affinché l’essere umano acquisisca una dimensione più reale e consapevole. L’Ombra sta tracimando rendendosi quanto mai evidente, e tutti facciamo i conti con questo venendo chiamati con forza ad un’assunzione di responsabilità e all’esercizio di una rinnovata creatività.

L’attuale dominazione materialistica e criminale non cessa di dissipare le facoltà emotive, spirituali e culturali dell’individuo, insieme al suo benessere materiale;  lo  stesso accade al livello globale con le risorse naturali del pianeta, ed è disastroso. Abbiamo passato il punto di non-ritorno, dato che nell’ultimo decennio si verifica che l’intero patrimonio delle risorse  annualmente disponibili si esaurisce poco dopo la metà dell’anno; questo significa che con il nostro erroneo stile di vita contraiamo debiti che non saremo in grado di pagare, imponendo una pesantissima ipoteca sul futuro. Siamo quindi al collasso generalizzato, e a questa morte preannunciata del Sistema mondiale, che irresponsabilmente si tende ad ignorare, si associa di riflesso la morte che oggi ogni essere umano si trova a fronteggiare individualmente nell’ambito del lavoro, nei rapporti umani, negli affetti, e in generale nel complesso che riguarda la percezione di sé in relazione con il mondo. Come mai prima d’ora, questa prova coinvolge il pubblico e il privato in modo totalizzante, causando una pesante vibrazione distruttiva che investe tutti i livelli. La disperazione del singolo, sottoposto a prove difficilmente affrontabili, si riscontra e si potenzia in un clima generalizzato di povertà a tutti i livelli, di impossibilità di sviluppo e di lutto che grava sull’anima collettiva e sulla società internazionale. Tale malessere, che è psichico prima che fisico – sebbene si pensi il contrario, contagia anche coloro che, per adesso, sono solo parzialmente toccati dalla crisi economica.

Socialmente, non siamo più capaci né abbiamo l’aspettativa di produrre benessere, sia sul profilo materiale che psicologico. Trascuriamo i nostri bisogni essenziali, rinnegando l’anima per una falsa identità egocentrica fondata sul desiderio del possesso e, come se non bastasse, abbiamo perso il senso dell’etica naturale e del bene comune. Affidandoci eccessivamente alla tecnologia, disertiamo la reale comunicazione e alieniamo i nostri talenti, trasformandoci noi stessi, senza accorgercene, in automi programmati, incapaci di sentire e di scelte autonome. Inoltre siamo svuotati di energie e cultura in un modo che non dà speranze, perché così impoveriti ci assoggettiamo alla tirannia imposta dallo status-quo iniquo e fallimentare, senza ribellarci ed elaborare liberamente idee e progetti innovativi. Tutto ciò segna il tramonto inesorabile del nostro ciclo, della società globalizzata e del nostro modo di vivere; niente potrà essere come prima, nonostante i politici e i poteri economici tentino di imbonirci con le loro evidenti menzogne, tendendo a conservare il dominio facendo leva sulla paura del cambiamento.

All’intera razza umana viene richiesto di crescere e di cambiare radicalmente rotta, maturando soggettivamente il percorso d’individuazione, e questo può avvenire solo attraversando consapevolmente l’iniziazione di una morte che non può essere evitata; ma non è una mannaia che cala procurando una fine definitiva, è piuttosto l’occasione spietata ed essenziale di una verifica che può rendere possibile il passaggio ad uno stato maggiormente evoluto. Infatti la morte è la pietra di paragone che mostra il vero valore delle cose e il bisogno dell’approfondimento spirituale; ci insegna ad affrontare le nostre paure alla radice e a rinunciare alle illusioni, insieme all’arrendevolezza che ci rende capaci di vivere il presente e di perdonare. Soprattutto ci insegna l’arte di vivere con consapevolezza, creatività e amore, le sole cose che possono ridere della morte poiché sono indissolubilmente connesse alla vita. Dovremmo capire che il dado è tratto e che solo se ci approfondiamo in questo avremo una vita da vivere totalmente rinnovati.

Per passare questa morte e darci una vita nuova, dobbiamo risolvere, sia al livello individuale che collettivo, il trauma della perdita causato dai nostri attaccamenti e risvegliare il potere creativo che ci rende vitali e ispirati. Il film The tree of life di Mallick mostra tutto ciò magnificamente. Ma, presi nella morsa di tutta questa morte, siamo tanto spaventati e disorientati, e facilmente si precipita nella depressione oppure ci si infuoca con rabbia reattiva; in entrambi i casi cediamo il nostro potere alla mortifera involuzione, alimentando la distruttività e il dolore. Invece dovremmo scoprire come rimanere connessi al flusso vitale, in modo che  la morte sia un passaggio che ci insegni a vivere con verità la vita. Credo che nella situazione attuale l’unico modo per riuscirci sia quello di riconnettersi alla Sorgente interiore; perciò risulta più significativa che mai una riscoperta maggiormente consapevole della creatività e dell’arte, le quali testimoniano il flusso inesauribile del Creativo. Passando, come l’Alice di Carrol, attraverso tale specchio magico possiamo rinfrancarci nel Paese delle meraviglie dove, sperimentando gli incantesimi della creazione, possiamo riconoscerci nella più brillante identità e guarirci, ritrovando l’esprit vitale. In questo senso, l’arteterapia evolutiva può mostrarci ed insegnarci la saggezza operativa ed alchimistica che dal solve e coagula, ossia coniugando la morte e la vita, sa trarre il frutto maturo dell’ispirazione, dell’uomo nuovo e della vita nuova.
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