7 - Curiosità

 
Tra le varie curiosità, conservate nel tempo, che abbiamo valorizzato molto di piu' negli ultimi anni, sono sicuramente le " masserie".
In qualsiasi provincia Voi andiate, è impossibile non notarne una: tutte con la sua particolarità e con un fascino a volte orientale ( molto spesso oggi sedi di ristoranti e alberghi eleganti).
La masseria è una costruzione fortificata molto diffusa in Puglia e in Sicilia.
 
 
Essa è l'espressione di un'organizzazione geo-economica legata al Latifondo, la grande proprietà terriera che alimentava le rendite delle classi aristocratiche e della borghesia. Le masserie erano quindi delle grandi aziende agricole abitate, a volte, anche dai proprietari terrieri; ma la grande costruzione rurale comprendeva pure gli alloggi dei contadini, in certe zone anche solo stagionali, le stalle, i depositi per foraggi e i raccolti.
La nascita della masseria fu spesso un prodotto della colonizzazione baronale di vaste aree interne abbandonate ed incolte, negli anni tra il Cinquecento e il Settecento, quando la Spagna per approvvigionarsi dei cereali, concedeva la licenza di ripopolamento ai nobili del Regno delle due Sicilie i quali arrivavano a fondare perfino dei veri e propri villaggi nei dintorni della costruzione originaria.
 
Peculiarità della zona martinese, è l'asino di Martina Franca.
 
 
L'asino di Martina Franca viene allevato in Puglia nella zona detta "Murgia dei Trulli" che comprende i paesi di: Martina Franca, Crispiano, Locorotondo Alberobello e Noci.La tradizione popolare vuole che la razza di Martina Franca discenda da asini autoctoni e da asini catalani importati in Puglia durante la dominazione spagnola.
Alcune fonti riferiscono che l'importazione degli asini catalani venne effettuata direttamente per volere di una regina spagnola; altre fonti invece attribuiscono l'importazione di 15 soggetti asinini catalani ad uno dei Caracciolo, duchi di Martina, o ad uno degli Acquaviva, conti di Conversano. Quest'ultima è l'ipotesi più accreditata
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A proposito di Ostuni (Br)... comune di Ostuni dal 1800 circa, ha indotto un'ordinanza per la quale gli abitanti del centro storico devono, ogni anno, imbiancare le loro abitazioni di calce. Questo è legato alla sua storia, nonchè una sorta di "difesa". Il nemico, arrivando da lontano veniva accecato dalla luce che il centro rifletteva..oggi è inoltre legato ad un fattore igienico, la calce è un potente disinfettante.
 
La cavalcata in onore di Sant' Oronzo
La cavalcata si può dire accompagni la devozione per Sant’Oronzo sin dal suo sorgere. Essa era una manifestazione di riconoscenza dei vaticali, i carrettieri che trasportavano le merci da un paese all’altro, al patrono che ne proteggeva i traffici. Il 26 agosto 1803, il notaio Felice Giovine insieme a 43 concittadini ufficializzò l’accompagnamento a cavallo della processione del Santo. Per i festeggiamenti in suo onore furono raccolti sette ducati a testa. L’evento fu determinato dall’arrivo in città del simulacro d’argento del Santo realizzato nel 1794 dal cesellatore napoletano Luca Baccaro, per conto del possidente Pietro Sansone. In quell’anno la statua d’argento del santo giunse ad Ostuni scortata dai vaticali.
 
 
Di fatto fu la prima Cavalcata in onore di Sant’Oronzo. Oggi, la lunga processione si snoda per le vie cittadina richiamando l’attenzione dei turisti, curiosi di ammirare un evento storico, e degli ostunesi che rinnovano la loro devozione nei confronti di Sant’Oronzo. La singolare sfilata è annunciata da un motivetto cadenzato, suonato da un trio di grancassa, tamburo e piffero. Le linee delle divise dei cavalieri, rimandano al periodo napoleonico: casacca rossa, pantaloni bianchi, cappello cilindrico con pennacchio bianco-rosso, mantiglia rossa trinata di bianco.
Una lunga tradizione hanno anche i fuochi pirotecnici che costituiscono il momento conclusivo della Festa Patronale. Nel tempo i fuochi pirotecnici si sono effettuati alle ore più disparate: alle 2-3 di notte, per poi caricare le masserizie e trasferirsi in campagna per la villeggiatura. Per quanto riguarda la durata, il record si è registrato nel 1951 quando i fuochi cominciarono alle 4 del mattino protraendosi per oltre un’ora. La Cavalcata, organizzata dall’associazione culturale Cavalcata di Sant’Oronzo insieme al Comune di Ostuni, gode anche quest’anno del patrocinio della Presidenza della Repubblica e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, oltre che della Regione Puglia.
 
Trullo Siamese, le sue mura raccontano una storia
Ad Alberobello il trullo legato ad una vicenda amorosa;
E' composto di due coni uniti fra loro. Ad esso e a giustificazione della sua conformazione è legata la vicenda di due fratelli che vi abitavano in comune.  Innamoratisi, all'insaputa l'uno dall'altro, di una stessa fanciulla che pur avendo promesso fedeltà al maggiore se ne involò col minore, la convivenza divenne insostenibile.
Il fratello maggiore, avvalendosi del diritto di primo genitura, scacciò i due amanti. L'altro reclamò la sua parte di trullo che fu così diviso fra i due. Il coniugato, geloso, fece aprire un'altra porta per la sua abitazione sul di dietro del trullo stesso e affacciantesi su un'altra strada.
Tipica testimonianza di trapasso dall'amore all'odio.
 
Particolari e suggestivi Riti della Settimana Santa a Taranto.
 
 
 I riti della Settimana Santa di Taranto rappresentano uno degli eventi più importanti che si svolgono nella città a partire dalla Domenica delle Palme.
Nel giorno in cui si ricorda l'entrata di
Gesù a Gerusalemme, le due principali Confraternite del Comune di Taranto, quella dell'Addolorata (appartenente alla chiesa di San Domenico Maggiore sita nel Borgo Antico) e quella del Carmine (appartenente alla chiesa del Carmine sita nel Borgo Nuovo), effettuano le gare per l'aggiudicazione delle statue e delle poste delle due processioni, quella dell'Addolorata e quella dei Misteri: in un'apposita assemblea, il segretario o uno degli assistenti del priore bandisce l'asta che prosegue fino a quando il simbolo (o statua) viene aggiudicata al confratello che ha fatto l'offerta più alta.
Il ricavato dell'asta viene devoluto nel corso dell'anno in favore di iniziative benefiche.La processione si snoda in tutte le principali vie della città.
I confratelli, che procedono a ritmo lentissimo accompagnati dalle marce funebri, sono vestiti con l'abito tradizionale che si compone di: un camice bianco stretto in vita e sui polsi; un rosario nero, con medaglie sacre ed un crocifisso, appeso in vita e pendente sulla destra del camice; una cinta di stoffa nera bordata di bianco con quattro fasce alle cui estremità sono applicate due nappe, e pendenti sulla sinistra del camice; una mozzetta nera bordata di bianco, abbottonata sul davanti e con una piastra di metallo raffigurante l'Addolorata; un cappello nero bordato di bianco, appoggiato sulle spalle e fissato in vita con un nastro che viene fatto passare attraverso un'asola che si trova nell'abbottonatura della mozzetta; un cappuccio bianco con due forellini all'altezza degli occhi; una corona di sterpi poggiata sul capo; calze e guanti bianchi; scarpe nere con lacci neri e coccarde di nastro bianco e bottoncini neri applicati su di esse. La processione è composta dalla Troccola, strumento che apre la processione, le Pesàre che rappresentano le pietre scagliate verso Gesù, la Croce dei Misteri, la Terza Croce, la Seconda Croce, La Prima Croce, il Trono, l'Addolorata. È accompagnata da due bande che suonano marce funebri.
 
Non Possono mancare i vini....
 
 
Durante il periodo delle spedizioni romane e delle Crociate, a Brindisi per chi partiva c’era la tradizione di fare un brindisi di buon augurio. Il Salento, viene definita la regione del Negro Amaro, il vitigno più diffuso e antico, dal quale si ricavano i migliori vini rossi e rosati d’Italia. Un altro importante vitigno salentino è l’Aleatico, dal quale si può ottenere un vino molto dolce e liquoroso. Altri vitigni salentini sono: La Malvasia Nera, la Malvasia Bianca e le uve da Primitivo. Il vino migliore del Salento è il Leverano D. O. C.
Durante il periodo delle spedizioni romane e delle Crociate, a Brindisi per chi partiva c’era la tradizione di fare un brindisi di buon augurio. Il Salento, viene definita la regione del Negro Amaro, il vitigno più diffuso e antico, dal quale si ricavano i migliori vini rossi e rosati d’Italia. Un altro importante vitigno salentino è l’Aleatico, dal quale si può ottenere un vino molto dolce e liquoroso. Altri vitigni salentini sono: La Malvasia Nera, la Malvasia Bianca e le uve da Primitivo. Il vino migliore del Salento è il Leverano D. O. C.
Inoltre gli autoctoni della zona Castel Del Monte : Marese, Pungirosa, Violante; cosi' come i classici : Rupicolo e Rosè delle Cantine Rivera, a pochi passi da Andria ( Fg ).

 

Origini della pianta d'olivo 

L'olivo (Olea europea) ha le sue origini nel Mediterraneo orientale e nel Medio Oriente. Essa è una pianta che fa parte della storia dell'uomo, simbolo di pace, albero di lunga vita, l'ulivo è uno degli elementi caratterizzanti

 

del paesaggio agrario salentino.Nella sua marcia di espansione - dall'originaria Attica verso l'Occidente - lungo le coste del Mediterraneo -l'europea e l'africana - questo mirabile e vigoroso albero ha trovato in Puglia l'habitat ideale per crescere e produrre. La sua comparsa nell'area pugliese risale già a diversi millenni fa; i rinvenimenti di noccioli di olive degli scavi di Torre Canne, inglobati nella roccia del neolitico, ci darebbero la testimonianza che le prime popolazioni ivi insediate si nutrivano di olive già 8-10 mila anni fa.

E' certo che furono i primi navigatori fenici e greci, e successivamente gli arabi ed i romani a diffonderne la coltivazione lungo le pianure e le assolate colline della penisola italica.

Oggi copre una superficie di circa 9 milioni di ettari, sui quali insistono 800 milioni di piante, mute testimoni dell'evolversi della nostra civiltà.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
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