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Breve storia geologica

Il territorio del comune di Santhià si stende al limitare della vasta pianura alluvionale vercellese, solitamente suddivisa in alta e bassa pianura dalla fascia dei fontanili.

Le caratteristiche geomorfologiche variano, invece, in prossimità dei margini settentrionale ed occidentale dell’area, ovvero lungo il bordo perialpino e nell’area di raccordo tra la pianura ed i depositi glaciali dell’anfiteatro morenico di Ivrea. L'anfiteatro morenico di Ivrea è stato edificato dal ghiacciaio Balteo nel corso dell’ultimo milione di anni, durante il Quaternario, il periodo più recente della lunghissima storia geologica del nostro pianeta. Il gigantesco ghiacciaio Balteo, caratterizzato da una larghezza di 5 Km e uno spessore di circa 600 m, sboccando dalla valle alpina dopo un percorso di quasi 100 km, avanzò sulla pianura antistante per oltre 25 km e si allargò per oltre 20 km, trasportando e abbandonando quanto preso in carico lungo il percorso. I depositi variamente organizzati costituiscono quel caratteristico paesaggio che i geologi definiscono anfiteatro morenico.
 
 
Ricostruzione della fronte del ghiacciaio balteo durante la massima espansione, circa 150.000 anni (immagine a) e la morfologia attuale dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea (immagine b). In primo piano i laghi di Candia e Viverone. (Disegno inedito G. Susella da AA. VV. 1991: La montagna di ghiaccio. Walser Kulturzentrum Gressoney e Issime, Valle d’Aosta, Comitato Glaciologico Italiano - Torino).
 
I depositi più avanzati, che sono quindi anche i più antichi, arrivano fin oltre Cavaglià, quasi al limitare del confine con il comune di Santhià, e nella parte settentrionale del nostro territorio, delimitato dalla collina di Carisio. Questa è costituita da un deposito glaciale e fluvio-glaciale risalente alla glaciazione di Mindel. La pianura si raccorda alle colline moreniche appartenenti all’anfiteatro morenico di Ivrea, che formano una serie di cerchie concentriche caratterizzate da un profilo largo e depresso nelle cerchie periferiche e via via più stretto ed elevato in quelle interne. Le cerchie moreniche sono collegate alla pianura mediante una rete di vallecole, talvolta non ben definite, che rappresentano gli scaricatori glaciali.
 
La vasta pianura alluvionale è caratterizzata da una serie di terrazzi fluviali, delimitati da deboli scarpate rispetto ai fondovalle, disposti all’incirca con direzione est-ovest e debolmente digradanti verso sud.
La morfologia attuale della pianura è il risultato dell’alternarsi di fenomeni di accumulo e di erosione che si sono verificati durante il Quaternario, in relazione alle fasi di espansione e di ritiro del ghiacciaio balteo della Valle d’Aosta. Durante le fasi di ritiro glaciale, i corsi d’acqua, con le loro alte portate, erano in grado di trasportare verso valle grandi quantità di depositi detritici provenienti dagli accumuli morenici; tale processo diede origine ad estese conoidi che, accrescendosi, si saldarono formando una unica piana alluvionale.
Durante gli interglaciali, con il sussistere di climi più aridi di tipo subtropicale, l’azione di trasporto da parte dei fiumi diminuì notevolmente, aumentando di conseguenza la loro capacità erosiva sui terreni precedentemente deposti.
 
L’erosione fluviale determinò la formazione di altipiani separati da larghi fondovalle, in seguito riempiti dalle alluvioni delle glaciazioni successive. Attualmente, quindi, le aree più elevate della pianura sono costituite dai depositi alluvionali più antichi, di età mindeliana, testimoni della più antica glaciazione riconosciuta in Piemonte, ai quali seguono, in ordine cronologico ed altimetrico, i terrazzi rissiani e quelli wurmiani.
I fenomeni di deposito ed incisione succitati, associati agli ultimi contraccolpi della orogenesi alpina, si manifestarono più intensamente nel settore pedemontano della pianura, con la formazione di estesi terrazzi, separati da valli larghe e piatte. Per quel che riguarda la bassa pianura, gli effetti furono i medesimi, anche se meno accentuati. I depositi legati alle varie fasi alluvionali sono in genere separati da basse scarpate e formano nel complesso un unico terrazzo piatto ed esteso. In questo contesto geomorfologico pressoché uniforme, l’unica eccezione è costituita dal Rilievo Isolato di Trino Vercellese (R.I.T.).
 
Nel settore occidentale prossimo ai depositi glaciali, la potenza dei depositi ghiaiosi e sabbiosi quaternari è
notevole: nei primi 50 m di profondità dal piano campagna si incontrano quasi esclusivamente depositi ghiaiosi o ghiaie e sabbie intercalate da qualche rara lente di materiale fine. Questi depositi ospitano la falda superficiale,
la quale risulta avere un basso grado di protezione, sia per l’elevata permeabilità dei depositi, sia per la completa assenza di terreni di alterazione superficiale poco permeabili. Dall’area comunale di Santhià, spostandosi verso est, lo spessore dei depositi superficiali si riduce a potenze comprese tra 20-30 m; al di sotto di questi fanno la comparsa le successioni di depositi permeabili ghiaioso-sabbiosi e limoso-argillosi, che caratterizzano
le alternanze Villafranchiane. I depositi Villafranchiani ospitano un acquifero profondo multifalda, molto produttivo, che garantisce l’approvvigionamento idrico per i pozzi privati e acquedottistici della zona. Il grado di protezione dell’acquifero profondo aumenta con la profondità, a causa del crescente grado di protezione che offrono le successioni impermeabili soprastanti; tuttavia è probabile che i livelli permeabili posti a differenti profondità
siano spesso intercomunicanti.
 
I fontanili
I Fontanili, anche noti come risorgive, rappresentano dei particolari fenomeni di emergenza delle acque sotterranee in area di pianura. In particolare, andrebbero distinti il termine di “fontanile” da quello di “risorgiva” (Desio
A., 1967); infatti mentre la risorgiva è un fenomeno naturale, il fontanile rappresenta, in alcuni territori, il prodotto dell’intervento umano che ha modificato una risorgiva con un’operazione di scavo.
La loro controversa origine viene in genere interpretata come un fenomeno legato all’innalzamento naturale della falda freatica; laddove questa sia in grado di intersecare il sovrastante piano campagna si viene a formare una zona paludosa (la risorgiva) che opportunamente bonificata, a mezzo di uno scavo, acquisisce la morfologia tipica di un fontanile. Se si può presumere, quindi, che anticamente le risorgive di acqua freatica potessero avvenire spontaneamente entro modesti avvallamenti del terreno, grazie ad un diverso assetto delle falde idriche ancora pressoché indisturbate, bisogna tuttavia ammettere che il fontanile, come lo si considera oggi, è un apparato artificiale ed artificialmente mantenuto.
 
L'acqua di risorgiva arriva anche da molto lontano: da percolature nella fascia pedemontana e di media montagna, magari alimentate anche da nevai stagionali e da infiltrazioni perenni. Oppure provengono dal subalveo dei torrenti a regime nivo-pluviale o nivo-glaciale, che perdono molta acqua nel sottosuolo. Questi rivoli d'acqua di subalveo seguono spesso l'andamento del conoide formato dalle deposizioni alluvionali o fluvioglaciali del loro stesso fiume. Ma anche in ragione del rilevato del conoide possono cambiare direzione con l'approssimarsi delle confluenze nel Po e generalmente piegare verso sud-est. In entrambi in casi (origine montana o fluviale) l'acqua penetra negli strati inferiori del terreno fino ad incontrare uno strato di materiale finissimo, argilloso ed impermeabile. Sempre sfruttando le pendenze della pianura, che nel vercellese digrada verso sud-est, questi torrentelli sotterranei scorrono anche a pochi metri dalla superficie per affiorare (risorgere) con polluzioni favorite dalla pressione sotterranea, non appena la quota altimetrica e lo spessore dello strato sovrastante lo permettono.
Le risorgive vere e proprie sono tipiche della bassa pianura. Risorgono lungo una linea quasi precisa, che segue, più o meno, la quota dei 170 metri (la quota di Santhià al municipio è di 183 m), passando da Crescentino a Bianzé, da Tronzano a Quinto vercellese. Di solito, nel vercellese, l'origine risorgiva di un corso d'acqua si distingue da quella di derivazione fluviale con il nome di "roggia". E le rogge nel vercellese sono veramente tante. Segnano tutto il territorio risicolo. I punti di polluzione si trovano specialmente nei comuni di Crescentino, Bianzé, Ronsecco, Tronzano, Crova, Lignana, San Germano. Di solito le risorgive o rogge, si distinguono dai canali espressamente artificiali per i loro tracciati meno rettilinei e più sinusoidali.
 
Ma la cosa che le distingue dal punto di vista ambientale è la qualità delle acque. L'acqua di risorgiva esce a temperatura più costante nell'arco dell'anno di quella derivata dai fiumi. È più calda d'inverno e più fresca in estate. Non ha quasi mai grandi sbalzi di portata e intorbidimenti. Per questo è un habitat ideale per numerose piante acquatiche, alcune anche rare, che spesso conferiscono alla roggia risorgiva il caratteristico ambiente verde lussureggiante. Questo è un ambiente ideale per la riproduzione di quasi tutti i pesci di pianura che risalgono spesso per chilometri le risorgive provenienti dal Po e dal Sesia. risorgive. Lucci, persici reali, carpe, tinche, ma spesso anche cavedani e barbi cercano questi ambienti tranquilli perché garantiscono un migliore successo riproduttivo. I pesci sanno che nella risorgiva le uova non andranno perse con la piena stagionale e le piogge di maggio e giugno e che gli avannotti avranno tanta vegetazione a disposizione per sfuggire ai predatori. L'andamento calmo e costante delle acque favorisce anche lo sviluppo della vegetazione di ripa, che, a sua volta, è molto spesso l'unico rifugio per molti animali e luogo di nidificazione per gli uccelli, che trovano nel territorio circostante, banalizzato dalle risaie, ben poche aree di rifugio e di nidificazione. I punti di polluzione delle risorgive, allargati da scavi, detti "teste di fontanile", sono riconoscibili nel paesaggio risicolo perché, intorno al laghetto pullulante di soffioni sabbiosi provocati dalla fuoriuscita dell'acqua, c'è una folta vegetazione, soprattutto arborea. Questi boschetti minuscoli di ontano nero e salice sono osservabili anche da grande distanza.
Le risorgive danno origine a corsi d'acqua importanti per l'equilibrio ambientale vercellese, prime tra tutte la Marcova, la roggia Bona e la roggia Stura. Purtroppo le risorgive sono state nella storia le prime acque sfruttate per la risicoltura e per le marcite prative. Oggi sono utilizzate come componenti della rete irrigua delle risaie. Nella rete irrigua la loro acqua pura è mescolata con acqua dei canali della Dora Baltea e del Cavour. In più, quando attraversano centri abitati, sono tradizionalmente considerate le fogne del paese, dove ricevono scarichi domestici, agricoli e rifiuti solidi.