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Relazione del Sindaco

Comune di Santhià

Provincia di Vercelli

Li, 12 Maggio 1945

Oggetto: Saccheggio di Santhià da parte delle truppe tedesche. Eccidio della Popolazione.

Alla R. Prefettura di Vercelli

Nel pomeriggio del giorno festivo 29 Aprile u.s. mentre la popolazione stava festeggiando le Forze Armate partigiane che avevano concorso alla sua liberazione, si sparse inaspettata la voce che truppe tedesche stavano per arrivare in Santhià, divise in due gruppi, uno proveniente dall’Autostrada, l’altro dalla Provinciale di Tronzano.

In seguito a tale notizia fu disposto che venissero tolte le bandiere da tutti gli edifici, e la popolazione si ritirasse nelle proprie abitazioni. Le forze partigiane per quanto consta si sono ritirate nella campagna.

Tutta la serata fu così passata in asiosa attesa, quando verso le ore 23.30 i primi militari tedeschi raggiunsero l’abitato e presero d’assalto il palazzo delle Scuole Elementari, provvisoriamente trasformato in infermeria per il ricovero di numerosi feriti tedeschi, trasbordati da un treno ospedale che non aveva potuto proseguire.

Quivi pochi militari della SAP che prestavano servizio d’ordine nell’infermeria, e che cercarono scampo colla fuga all’ultimo momento, vennero trucidati sul luogo. Al mattino vennero infatti ritirati dalle località n. 7 salme di partigiani uccisi.

A questo punto i militari tedeschi divisi in squadre si sono dati al saccheggio delle abitazioni civili, ed all’uccisione di quanti si opponevano ai loro disegni.

Tutta la notte rintronarono i tristi colpi per la rottura delle porte e delle serrande delle case e dei negozi. Un centinaio di denuncie presentate a quest’ufficio confermano l’avidità di saccheggio delle truppe tedesche che non fecero distinzione tra le qualità di merci da asportare.

Una delle squadre saccheggiatrici penetrata, non a caso si ritiene, nell’abitazione del sig. Tricerri Domenico, membro del Comitato di Liberazione, l’uccise.

Altra squadra penetrata nell’abitazione di Destefanis Ferdinando di Giuseppe, operaio, in Via Circonvallazione 24, lo uccisero, e con lui uccisero la moglie Novero Susanna, il figlio Destefanis Franco, diciottenne, ed un vecchio zio, Mino Franco di Maurizio, ultraottantenne.

Sempre nell’abitato e nella stessa notte vennero pure uccisi, l’operaio Bigatti Pietro di Battista, padre di quattro bambini, e n. 6 partigiani.

Caso particolarmente pietoso è quello riguardante l’operaio Moriano Giovanni Vincenzo fu Giovanni, d’anni 32, di Santhià, il quale richiesto dai tedeschi il giorno 1° Maggio u.s. per alcuni lavori di verniciatura di autoambulanze, dopo aver lavorato tutto il giorno con loro, segnalato da uno dei feriti tedeschi quale addetto al servizio di sorveglianza dei feriti tedeschi, nell’infermeria delle scuole, nonostante l’intervento in suo favoredi altri feriti tedeschi che testimoniarono della regolarità del servizio prestato,improntato alla maggior benevolenza verso i feriti, venne fucilato seduta stante.

Mentre nell’abitato si svolgevano tali scene di saccheggio, e di uccisioni di civili e partigiani, altre squadre di militari tedeschi si diedero all’inseguimento delle forze partigiane ritiratesi nella campagna, compiendo misfatti di ancora maggior gravità, in ciò sicuramente coadiuvati da indicatori, pratici della zona, e da ricercarsi con tutta probabilità tra gli elementi della “Muti” o degli Arditi Alpini che per lungo tempo soggiornarono a Santhià.

Raggiunta la cascina “Governà” verso le prime ore del mattino trucidarono ivi 4 civili e n. 4 partigiani.i quattro civili trucidati per rappresaglia sono:

1.       Daniele Felicita in Comoglio – moglie del conduttore Comoglio Simone provvisoriamente assente dall’abitazione.

2.       Comoglio Pasquale di Simone – figlio.

3.       Borgo Giorgio di Battista – d’anni 39 – salariato agricolo.

4.       Bertoglio Davina di Ernesto – moglie.

Proceduti oltre, raggiungevano la cascina “Magra”, dove trucidarono n. 8 civili e n. 4 partigiani.

I civili trucidati sono:

1.       Molinaro Grato di Giovanni – d’anni 31 – figliod el conduttore della cascina.

2.       Giublena Pietro fu Savino – nipote – d’anni 30.

3.       Cafasso Alessandro di Giuseppe – d’anni 18 – salariato.

4.       Cisari Carlo fu Antonio d’anni 16 – salariato.

5.       Cisari Angelo fu Antonio d’anni 18 – salariato.

6.       Molinaro Giovanni fu Dante – d’anni 66 – conduttore della cascina.

7.       Fantone Pierino fu Giuseppe – d’anni 43 – salariato agricolo.

8.       Fantone Ervilio di Pietro – d’anni 19 – salariato – figlio.

Gli ultimi tre rimasti gravemente feriti, risultano deceduti il giorno successivo all’ospedale S. Salvatore di Santhià, dove vennero subito trasportati.

Proceduti ancora oltre e raggiunta la cascina “Goretta”, trucidarono i seguenti 3 civili:

1.       Zenoglio Gaudenzio fu Giuseppe – d’anni 50 – conduttore della cascina.

2.       Zenoglio Francesco di Gaudenzio – d’anni 17 – figlio.

3.       Gaia Pietro Mario fu Giovanni – d’anni 62 – salariato agriolo.

Contemporaneamente allo svolgimento degli eccidi di cui sopra, un’altra squadra di militari tedeschi diretti verso regione Pragilardo, prelevarono dalla cascina “Bianca” (Strada Ivo n. 2) n. 2 operai, e li fucilarono lungo la ferrovia Santhià – Vercelli, all’altezza del casello ferroviario di detta linea.

Essi sono:

1.       Canavese Antonio fu Pietro – d’anni 50 – contadino.

2.       Mino Lorenzo fu Francesco – d’anni 54 – contadino.

Il bilancio dei dolorosi eccidi si chiuse alla sera del 1° Maggio con numero 48 morti, di cui 27 appartenenti alla popolazione del Comune e n. 21 alle forze armate partigiane.

Questo Comune è spiacente di non poter elencare i nominativi dei patrioti rimasti uccisi, perché gli stessi non subito identificati, sono stati a cura dei loro Comandi trasportati a Biella per le onoranze funebri dovute.

Il terrorismo dei militari tedeschi in Santhià si prolungò ancora per tutto il giorno 2 Maggio successivo, senza peraltro la registrazione di nuovi eccidi.

In tale giorno furono fatte le maggiori devastazioni di carattere militare con il brillamento di tutti i ponti sul Canale Cavour, compresi quelli della ferrovia Santhià – Vercelli, e quelli della Provinciale Santhià – Vercelli, e della Statale Tornzano – Vercelli, privando così il Comune di ogni comunicazione con il Capoluogo di Proviancia.

In tale occasione furono pure fatte saltare due campate della passerella in cemento armato attraverso il torrente Elvo, che collega il territorio di questo Comune con la Provinciale di Vercelli.

I danni arrecati dal saccheggio e dall’opera devastatrice dei tedeschi sono incalcolabili. Per debito d’ufficio si allega la copia delle denuncie a tutt’oggi pervenute, oltre un centinaio, che pur non rappresentano ancora la totalità.

Nel pomeriggio del giorno 2 maggio u.s. fu ancora disposto dai tedeschi una verifica delle farine giacenti presso i fornai per la confezione forzata di q.li 30 di pane, che poi non prelevarono che parzialmente, perché nella notte dal 2 al 3 maggio, inaspettatamente tutte le truppe tedesche hanno abbandonato il Comune per raggiungere la zona di Viverone.

Il Sindaco

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