Tra storia e leggenda

               
ORATORIO DI SAN PROTASO AL LORENTEGGIO
                La più piccola chiesa di Milano
                          di Paola Barsocchi

Grazie ad una meticolosa ricerca ed al reperimento di importanti documenti, l’autrice è stata in grad
o di arricchire con nuove
informazioni la storia, finora conosciuta, dell’Oratorio di San Protaso
al Lorenteggio e della cascina/monastero omonima cui faceva
da cappella.


Si tratta del “primo” libro che racconta l’intera storia millenaria di questa chiesetta, sopravvissuta nei secoli a vai tentativi di abbattimento, anche molto recenti.

Il volume è impreziosito da oltre settanta fotografie a colori e da numerosi scatti in bianco e nero che la ritraggono nei primi decenni del ‘900.

     Il volume è acquistabile presso l'Oratorio di San Protaso, in occasione di aperture
                        per eventi, o presso alcune Cartolibrerie del quartiere.
             Per riceverlo direttamente al vs. domicilio contattare il n. 3313875299

                            o   inviare richiesta a gesadilusert@gmail.com

Dalla Lega Lombarda alla Carboneria

Sono così remote le origini dell’Oratorio  di  San Protaso  al  Lorenteggio e così numerosi gli eventi storici, più o meno  importanti, cui la  nostra chiesetta potrebbe aver assistito nel corso della sua vita millenaria, che è difficile discernere tra "storia o leggenda".

E allora perché non credere che il  Barbarossa abbia pregato veramente qui, a San Protaso al Lorenteggio, che fosse frequentata dai Visconti proprietari del circostante territorio di caccia, o che i Carbonari si radunassero al suo interno a cospirare?

 

Non è stato facile reperire documentazione che potesse aiutarci  ad ufficializzare certi eventi, in qualche caso però siamo riusciti a trovare una data o un nome che mancavano ad un  avvenimento, una precisazione importante o una vecchia fotografia in bianco e nero che ci ha svelato cose che non sapevamo, e di questo ringraziamo chi ci ha aiutati.

In altri casi invece si sono incrinate alcune certezze che credevamo di avere e siamo stati costretti a cercare ancora o ad aggiungere un “si dice”.

 

Abbiamo voluto questo sito per smentire, correggere ed integrare le molte notizie andate “in rete” o pubblicate, in questi ultimi anni, in tutta buona fede, ma con grossolani errori, e che, come sappiamo, attraverso  internet si diffondono purtroppo con estrema velocità.


Abbiamo affiancatoarte e storia,  perché proprio attraverso la sua architettura e i suoi affreschi abbiamo potuto ipotizzare le sue origini o risalire a chi l’ha voluta e mantenuta nei secoli.



Anche la storia più recente  dell’Oratorio di San  Protaso  al Lorenteggio, quella dei primi decenni del  secolo  scorso, è ricca di eventi ed aneddoti curiosi che gli stessi  protagonisti o testimoni  hanno voluto regalarci, e che tra qualche anno potrebbero tranquillamente essere raccontati come leggende.
Dobbiamo quindi essere grati a chi si è battuto affinché non fosse demolita, anche se anni di degrado l’avevano ridotta a un rudere.
Vogliamo ringraziare chi ce l’ha restituita "rimessa a nuovo" dopo attenti restauri, chi ha contribuito alle spese per i lavori necessari, ed infine chi, in questi ultimi decenni, s'è prodigato per valorizzarla e mantenerla pulita ed in ordine "per noi",  fino ad oggi.



Alle origini

pubblicato 25 feb 2013, 04:19 da San Protaso   [ aggiornato in data 18 set 2015, 08:09 ]

 

 

Alle origini dell'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio

Non esistono, purtroppo, documenti ufficiali che possano certificare la data di costruzione dell'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio o attribuire con certezza all’uno o all’altro autore l’esecuzione degli affreschi che impreziosiscono le sue pareti.

Abbiamo però di recene reperito notizie circa l’uso che ne fu fatto nei secoli e chi ne siano stati nei alcuni proprietari.

I cenni storici di cui siamo in possesso, si fondono sovente con leggende o racconti tramandatici oralmente fino ad oggi.

La vicina Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio Grande, che ha molto in comune con il nostro Oratorio, ci è stata utile per ricostruire una parte di storia della nostra chiesina, ma siamo certi che altro resta ancora sconosciuto.

Le nostre ricerche presso fonti ufficiali hanno dato qualche buon risultato, ma continuano; lo scopo del nostro sito è essenzialmente quello di mettere un po' d'ordine tra le tante notizie divulgate e di trasformare in certezza alcuni passaggi della sua storia, che sono ancora accompagnati dal dubbio.

Nulla comunque che dovessimo ancora scoprire sull'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio potrebbe stupirci.


 Il “si dice”, il “pare che” o ilsi narra” sono però ancora d'obbligo quando raccontiamo fatti che vedono protagonista questo antico edificio.   

San Protaso Vescovo



Affresco raffigurante San Protaso Vescovo presente 

nella cripta di San Vittore al Corpo, dove è sepolto

Edificato dai Monaci Benedettini di San Vittore al Corpo, intorno all’anno 1000, il piccolo Oratorio di San Protaso al Lorenteggio fu dedicato a San Protaso, ottavo Vescovo di Milano.

Il suo episcopato durò dal 328 fino alla sua morte, avvenuta il 24 novembre 344, giorno in cui la Chiesa Cattolica lo ricorda.

Alla sua morte la sua salma venne traslata nella basilica di San Vittore al Corpo a Milano, dove sono raccolte le spoglie di altri illustri artiri




 

 


 

 


Ne confermano la sepoltura nella Basilica un affresco che lo raffigura, nell’intradosso dell’arco absidale della cripta della Basilica, nonché il fregio con il  suo nome, presente nelle volte a crociera del soffitto, dove sono menzionati tutti i santi martiri ivi sepolti.

                                                                                  Fregio presente nel soffitto della

    cripta di San Vittore al Corpo





Oratorio di San Protaso al Lorenteggio lato ovest

                             

 Il  piccolo “Oratorio di San Protaso al Lorenteggio ” resiste stoicamente nello spartitraffico della via Lorenteggio, mentre auto, scooter ed bus di linea le sfrecciano accanto in entrambe le direzioni, sembra quasi un miracolo: nella sua millenaria vita ha però rischiato più volte e per diverse motivazioni, di essere demolito. Anche in epoca recente.
La costruzione non è in linea con la via Lorenteggio ma forse lo era con la strada che, dalle
mura medievali di Milano, usciva dalla Pusterla di Sant'Ambrogio e muoveva verso ovest, costeggiando il canale dell'Olona.

Era probabilmente in linea con il solstizio d'estate, come in uso anticamente, infatti "pare che" l'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, come del resto molte altre chiese cristiane, (la stessa chiesa primitiva di San Cristoforo sul Naviglio Grande) sia stato edificato sui resti di un tempietto pagano.           
Importanti ritrovamenti archeologici, riferibili ad una necropoli di una certa rilevanza, fatti a seguito di scavi nel territorio agricolo limitrofo, confermerebbero che la zona era già abitata in epoca preromana

 

     Oratorio  di San Protaso al Lorenteggio negli anni '40  

L'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio sorse circa mille anni fa, tra campi e marcite, in un territorio che all'epoca apparteneva al Comune dei Corpi Santi, fuori Porta Vercellina; passò poi al Comune di Laurentiglio, antico nome del Comune di Lorenteggio che nel corso dei secoli ha visto espandersi e contrarsi il proprio territorio, fino a sparire completamente, nei primi decenni del secolo scorso, inglobato nel Comune di Milano.

 

Il cippo di confine del Comune

Il cippo  di  confine, risalente al 1800, divideva il Comune dei Corpi Santi, zona appena fuori le mura medievali della città, dal Comune di Lorenteggio, che nei secoli ha più volte cambiato i propri confini: comune autonomo comprendente varie cascine, ridotto  a latifondo ed accorpato ad altri comuni, dipendente dall’una o dall’altra pieve, fino ad essere  inglobato nel Comune di Milano.

 Il cippo in pietra è stato ritrovato in zona Inganni, quasi completamente interrato, durante dei lavori di scavo, per la costruzione di nuovi palazzi e posto  il 30/11/2008 sul sagrato dell’Oratorio  di  San Protaso al Lorenteggio, unico testimone della storia del nostro antico borgo.

L’ Oratorio di  San  Protaso al Lorenteggio dava la possibilità di avere un luogo di preghiera e di culto ai contadini della zona, più precisamente dell'omonima cascina/ che sorgeva nelle immediate vicinanze.

Frammento di cartina risalente al 1924 che riporta già il tracciato della
             via Lorenteggio e mostra l’esatta ubicazione della cascina San Protaso   


La cascina San Protaso

Alcune vecchie fotografie in bianco e nero ci mostrano la Cascina San Protaso come era negli anni 50, ma sicuramente l'edificio che possiamo ammirare non è il primitivo insediamento attiguo al medievale Oratorio di San Protaso al Lorenteggio che fungeva da cappella ai contadini presenti in zona, e da cui la cascina prese il nome.
Questa costruzione infatti risale solo a qualche secolo fa, sorta sui resti di altro edificio più antico e coevo all'Oratorio, utilizzato pare come "casa di caccia" dai Visconti, ricostruito completamente o semplicemente ampliato e ristrutturato, e che potrebbe essere stato in   anche un monastero benedettino.
Fu verosimilmente, riconvertito in cascina nel XVII secolo quando ne furono proprietari prima i "Corio" poi  i " Durini", nobili milanesi, o nel secolo successivo a seguito dell'abolizione degli ordini religiosi in epoca napoleonica.
I palazzoni che sono stati costruiti, sull'area occupata un tempo dalla cascina, purtroppo hanno inghiottito tutta la sua storia, e la mancanza di documentazione ufficiale non ci permetterà più di ricostruirne la sua evoluzione, a meno di poter godere della testimonianza di qualche abitante di questo complesso rurale che sia a conoscenza della sua storia pregressa.
ll cascinale di San Protaso, di proprietà nel secolo scorso della famiglia Ronchi (Ronchi Trasporti),  fu acquistato, e purtroppo demolito negli anni ‘60, dal Comune di Milano che espropriò anche i terreni limitrofi.
Dove c’erano campi e risaie sono state edificate le scuole materna, elementare e media di Via Zuara, e lo spazio verde conosciuto nel  quartiere  come "i giardini  della rotonda” che separano le scuole dalla via Lorenteggio.

 Cascina San Protaso
Una parte dei  terreni  espropriati è stata anche lottizzata dal Comune per la costruzione di abitazioni private.

Dove sorgeva l’antica Cascina San Protaso è stato edificato il complesso residenziale della Reale Mutua all’angolo tra via Lorenteggio e via Tolstoj, strade che nei primi anni ‘20 erano già state tracciate.

Gli orti che si trovavano nei pressi dell'oratorio sono stati sacrificati per la costruzione della via Lorenteggio.

                        Cascina San Protaso demolita negli anni '60

Arte e storia

pubblicato 25 feb 2013, 04:18 da San Protaso   [ aggiornato in data 18 set 2015, 08:21 ]


Arte e storia dell'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio

L'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio  ha una struttura molto semplice, in
stile 
romanico-lombardo:  pianta rettangolare, abside semicircolare, tetto a capanna  e soffitto in legno a cassettoni.
Ha una piccola porta d'ingresso ad architrave, sormontata da una finestra tonda, chiusa da una grata.
Sul colmo degli spioventi del tetto una piccola croce
ci ricorda che è stata un luogo sacro, un luogo di preghiera.
Le due finestre presenti in origine sui lati, verso la zona absidale, sono state chiuse.

Sul lato sinistro, nella parete esterna resta traccia del voltino della finestra originale, mentre una vecchia foto di metà '900 mostrava sul lato destro l’esistenza di una finestra.
Al loro posto  sono state aperte delle feritoie ogivali: due sul lato destro, una sul lato sinistro,    trai due affreschi. 


       Oratorio di San Protaso al Lorenteggio lato sinistro
    
Oratorio San Protaso al Lorenteggio
       soffitto in legno a cassettoni



Semplice ed essenziale anche al suo interno, l'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio ha pareti imbiancate a calce, impreziosite però da alcuni affreschi di varie epoche che scandiscono la sua lunga storia.
B
asta entrare e chiudersi alle spalle il suo portoncino per essere catapultati indietro nel tempo.                        
                                                                                             

Abside ed affreschi medievali

Interno dell'Oratorio
                  Interno dell’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio e abside
Non se ne conosce l’esatta datazione, ma l’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, voluto con ogni probabilità dai monaci Benedettini, fu costruito sicuramente in epoca medievale, come testimonia l'affresco più antico, presente nella parte bassa dell’abside, raffigurante un velario, un finto drappeggio con resti di scene di caccia o di un bestiario, si intravede sulla sinistra un leone e sulla destra un uomo, nel mezzo degli alberelli.

Coevo o di poco posteriore alla costruzione dell’oratorio, l'affresco è databile intorno al 1100 e simile a quelli rinvenuti in altre chiese di più certa collocazione storica.

Un affresco a velario molto simile è presente, ad esempio, nell'abside della  "Cappella Cittadini"   presso la Basilica di San Lorenzo alle Colonne.

In fase di restauro sono stati mantenuti i lacerti di affreschi realizzati successivamente, sempre comunque in epoca medievale.



Particolari dell'affresco a velario medievale
presente nella parte bassa dell'abside
dell'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio




Solitamente i cosiddetti “velari” stanno ad indicare la presenza di una zona retrostante o sottostante. Nel caso quindi dell'Oratorio di San Protaso, in cui è accertata la presenza di un cunicolo in zona absidale, di cui parleremo più avanti,  in epoca medievale potrebbe essere stata presente anche una piccola cripta, un reliquiario, o un luogo facente le veci di “sacrestia” mancando esternamente uno spazio da adibire a tale uso.


Secondo alcune ricerche effettuate presso la Civica Raccolta del Castello, l'antico sobborgo di San Protaso sarebbe stato il cardine di una battaglia culminata nel famoso assedio operato da Federico III di Svevia, detto il Barbarossa,  nel corso della seconda Campagna italica.

Lo stanziamento delle truppe del Barbarossa nella nostra zona potrebbe essere giustificato anche dalla presenza di abbondante acqua, necessaria al suo esercito, per dissetare i soldati, per l’abbeveramento dei cavalli, il lavaggio delle ferite.

Proprio dietro la cascina San Protaso vi era infatti un fontanile che potrebbe essere  stato meta di soldati e dello stesso Barbarossa.

Di qui nasce forse la leggenda che narra volesse distruggere la chiesetta, per rappresaglia alla resistenza dei cittadini, ma che poi vi si raccolse in preghiera per chiedere la vittoria sui Milanesi, che ottenne nel 1162, e per riconoscenza la risparmiò.   Il piccolo oratorio è conosciuto anche come la "chiesetta del Barbarossa"


Foto scattata a maggio 2014 © Andrea Rui

Nei secoli successivi dimorarono presso san Protaso anche monaci eremiti, come un certo frate Pietro De Franzonis da Tavernasco, cappellano presso la vicina chiesa di San Cristoforo sul Naviglio Grande, che all’epoca (1364) non disponeva di canonica ed era piuttosto isolata.

Il frate venne quindi ad abitare presso San Protaso al Lorenteggio, e qui maturò l’idea di progettare un ospizio per i molti pellegrini che viaggiavano appunto lungo il Naviglio Grande e che non avevano alcun rifugio od ospitalità.

Fra Pietro vi rimase  fino al termine della costruzione dell'ostello da lui voluto, che sorse di fronte alla chiesa San Cristoforo (utilizzato come Lazzaretto durante la peste del secolo successivo, e infine come canonica).

Affascinante e misterioso, come solo il Medioevo può essere, questo periodo è ancora  rivisitabile attraverso i resti che, a Milano e non solo, parlano delle nostre origini: questo grazie a chi si occupa di riscoprire e mantenere vivo l'interesse su questi antichi monumenti, che testimoniano il nostro passato, e magari, come la nostra chiesina, sopravvivono a dispetto dell'avanzare dell'urbanizzazione.

Non importa se questi monumenti parlano di un umile monaco, come Fra Pietro o di un grande condottiero come il Barbarossa, di semplici mezzadri o di nobili feudatari che hanno abitato il nostro borgo, di grandi martiri o di santi poco conosciuti.

E' bello poter riscoprire le nostre radici prima di organizzare il nostro futuro. "Italia Medievale" ci aiuta in questo: http://www.italiamedievale.org/

 Affresco di Santa Caterina da Siena

 LOratorio di San Protaso al Lorenteggio nel corso dei secoli è stato arricchito con altri affreschi, anche di pregio, che sono però giunti a noi alquanto  danneggiati dal tempo e dall'incuria, ma anche da residui di una mano di calce data sugli affreschi, quando si pensò di usarla come abitazione. 
Questa anonima e minuscola chiesetta, che un tempo si trovava in aperta campagna, fiancheggiata da due piccoli rivoli d’acqua e che ora resiste, stretta in uno spartitraffico, fiancheggiata dalle due carreggiate di Via Lorenteggio, non finisce mai di stupirci.

L’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, infatti, "potrebbe" vantare di custodire uno dei più antichi affreschi di Santa Caterina da Siena (1347-1380) il più antico in Lombardia e “probabilmente” secondo in Italia solo a quello del senese Andrea Vanni (1332 - 1414 ) che risalirebbe a fine '300 o alla prima decade del ‘400.


L’affresco del Vanni mostra Santa Caterina da Siena, ancora senza aureola, con una devota inginocchiata davanti a lei.
Si ritiene che il pittore, contemporaneo e  concittadino della Santa, l'abbia ritratta con i suoi reali lineamenti.

L'affresco si trova nella Basilica di San Domenico a Siena, sulla parete destra della cappella dedicata alla santa, dov'è conservata la reliquia con la sua testa.

Caterina morì per malattia, in odore di santità, nel 1380,   a soli 33 anni; si adoperò per il ritorno del Papa a Roma, (da Avignone) si prodigò nell’assistenza a poveri ed ammalati e lasciò  molteplici scritti, alcuni olografi altri dettati ai suoi discepoli.

L’affresco presente nell' Oratorio di San Protaso al  Lorenteggio ritrae la Santa nell’abito bianco col manto nero tipico delle monache Domenicane.

Regge un  Crocefisso, simbolo delle stigmate ricevute, forse  un libro,  simbolo del lascito epistolare, o di fedeltà al Vangelo, e dei gigli, simbolo di purezza: in quella zona l'affresco non è particolarmente nitido, e non abbiamo trovato altre immagini raffiguranti l'affresco che possano confermare questa ipotesi.



L'affresco più antico raffigurante S. Caterina da Siena 

dipinto da  Andrea Vanni  fine '300 primi '400

e conservato nella Basilica di San Domenico a Siena


             Affresco del 1428 raffigurante Santa Caterina da Siena

                presente
nell'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio




Sulla spalla sinistra è visibile una colomba: tipico attributo in pittura per identificare i santi portatori di pace.
Nel caso di Caterina potrebbe invece ricordare la colomba che, come “
si narra” il padre vide volarle intorno al capo mentre era assorta in preghiera.
A seguito di questo evento il padre accondiscese a lasciarla andare in convento, cosa che da anni lei chiedeva, ma che fino ad allora le aveva negato
.
L’affresco di Santa Caterina, presente nella parete sinistra del nostro Oratorio, risalirebbe al  1428, quindi ad una data addirittura antecedente la proclamazione ufficiale di  santità da parte della Chiesa Cattolica, avvenuta nel 1461.
Caterina Benincasa”, il cui processo di canonizzazione ebbe inizio nel 1411, era di fatto già considerata Santa e pertanto già ritratta con l’aureola.               
In basso a destra dell’affresco è ancora leggibile la scritta che ne indica autore:
                
Santa Caterina da Sena die 14 de luio - Frà de Porta Vercellina pinsit      e più sotto a piè del quadro
opus fecit fieri Michael D (e).Zeni.Grand(o) - 1428                           
Santa Caterina da Siena 14 luglio - dipinto dal Frate di Porta Vercellina
commissionò l'opera Michele D(e). Zeni.Grand (o) – 1428.

Ormai interamente cancellata invece la citazione del committente; leggibile solo in parte la data, di cui unica testimonianza resta  questa  foto, pubblicata nel 1956 sulla rivista "La Martinella di Milano" in un articolo di Ugo Weiss.

Nessuna notizia del committente: la ricerca del nome,  abbreviato come nella scritta dell'affresco, non ha dato alcun esito, ma esisterebbe un documento di epoca medievale (giuramento di fedeltà ai Gonzaga) che riporta  il nome "Zeni  de  Grandesolis".
Il committente potrebbe quindi essere un nobile mantovano, proprietario del feudo di San Protaso ai tempi, o l'ordinante dell’affresco in omaggio ai proprietari del borgo all'epoca.

Scritta sottostante l'affresco di Santa Caterina da Siena
che ne certificherebbe il committente e la data di esecuzione

documento risalente agli anni '50

La scritta con la data, di cui ora restano solo pochi tratti, può essere interpretata in due differenti maniere:   1498, come cita il testo di Ugo Weiss, attribuendo l'opera alla scuola del Foppa (1427 - 1515 circa), ma anche in altro modo.

In effetti la penultima cifra potrebbe essere  letta come un 2 di cui il tratto _ si sia scolorito, o come un 9 cui sia rimasto aperto l'occhiello superiore.

Studiosi di arte cui abbiamo rivolto la domanda tenderebbero a confermare la datazione del 1498, per come è strutturata l'immagine, quindi più di inizio Rinascimento che non di fine Medioevo.

Stiamo svolgendo ulteriori ricerche allo scopo di appurare, se sarà possibile, quale tra le due date indicate sia quella più attendibile.

Solo indagini chimiche cui sottoporre l'affresco potrebbero togliere ogni dubbio, ma con costi elevati.

E' ancora comunque da appurare il perché vi sia la raffigurazione di questa monaca, ritratta forse quando ancora non era canonizzata, e per di più appartenente all'ordine religioso delle Domenicane (come sappiamo il borgo era all'epoca nella giurisdizione dei Corpi Santi, di cui i Monaci Benedettini prima e gli Olivetani poi, erano proprietari della maggior parte dei terreni).
La cosa ci intriga ... Le ricerche continuano...
Pare comunque che non solo i
Domenicani, del cui ordine Santa Caterina da Siena faceva parte, facessero grande riferimento a lei, ma che anche altri ordini monastici    l'avessero "adottato" questa santa così carismatica in assenza di modelli altrettanto forti nelle proprie congregazioni; non a caso infatti l'affresco risulta dipinto proprio da un frate di Porta Vercellina.
Da documenti redatti in occasione dell'ultimo restauro effettuato nel 1986 si precisa che l'affresco risulta già "strappato" e posizionato su tavola di legno; quindi plausibile che sia stato asportato da altro luogo e portato all'interno di San Protaso.

 Affresco quattrocentesco - scuola Zavattari

Nella parete di sinistra dell'Oratorio  di  San  Protaso  al  Lorenteggio, è presente anche un altro affresco, risalente alla seconda metà del XV secolo, di cui sono ancora visibili, purtroppo, soltanto pochi resti.

Sulla destra s'intravede una “crocefissione” e una figura a lato col volto sfigurato, probabile sia l'apostolo San Giovanni evangelista, il discepolo prediletto da Gesù che accompagnò Maria fino ai piedi della Croce.

CrocefissioneResti di affresco del XV secolo raffigurante una Chiesa di architettura gotico-lombarda e una Crocefissione attribuito
alla scuola degli Zavattari


Non se ne conosce l’autore, ma è attribuito alla scuola degli Zavattari; "pare" infatti che i "fratelli" fossero in zona, per affrescare la vicina Chiesa di  San  Cristoforo sul Naviglio Grande dove è visibile una Crocefissione a loro attribuita, nell'abside della Cappella Ducale.
Confermerebbe questa ipotesi la presenza,
sempre in San Cristoforo, ma nella controfacciata della Cappella stessa, di un altro affresco con una Crocefissione e una Madonna in trono attorniata da santi, dipinta nel 1405, simile a quello presente nell'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, cui l'autore del nostro affresco, già attivo appunto in San Cristoforo, potrebbe essersi ispirato.


LOratorio di  San Protaso al Lorenteggio sarà utilizzato per alcuni anni, come cappella, dalle monache dell’ordine delle Angeliche di San Paolo, fondato dalla contessa Ludovica Torelli di Guastalla, intorno al 1530, dopo essere rimasta vedova per la seconda volta ed unica erede del suo contado, che vendette ai Gonzaga nel 1539. Utilizzò poi il ricavato per opere di beneficenza.
L'Ordine era costituito da donne che lasciavano le famiglie (spesso nobili) per raccogliersi, non in isolati monasteri, ma in case di periferia, fuori porta, o nelle zone malfamate della città, per svolgere opere di apostolato dov'era più necessaria la loro presenza: un gruppo di queste monache
Angeliche dimorò presso la cascina San Protaso, da lei acquistata, all'epoca era già un convento.
L’ordine fu di fatto sciolto qualche decennio dopo, quando alle Angeliche fu imposta la vita monastica contemplativa.
Alcune di loro rifiutarono la clausura: la stessa Contessa Torelli, lasciò il monastero e fondò un secondo ospizio per giovani in difficoltà, il primo era stato aperto nel 1533.
Assistita in punto di morte da San Carlo Borromeo fu sepolta a Milano in San Fedele.
Abbiamo modo di pensare che durante il periodo di soggiorno delle monache presso la cascina si sia proceduto ad un restauro dell'oratorio: la relazione di una visita pastorale del 1567 affermava infatti che la chiesetta si trovava in buono stato, grazie ad un recente restauro.


Affresco della Madonna del Divino Aiuto

Di minor valore  artistico ma non di minor  effetto  l'affresco in "stile barocco" presente nella parte alta dell'abside dell'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, che risale alla fine del ‘600.
Non si conosce l’autore, ma i Santi in esso ritratti e la presenza, nell’angolo in basso a destra, del simbolo degli Olivetani (monaci provenienti dall'Abbazia Superiore del Monte Oliveto a Siena ed insediatici in San Vittore al Corpo intorno alla metà del 1500)
non lasciano dubbi su chi siano stati i committenti.
Il simbolo dei Monaci Olivetani è costituito da tre colli sormontati dalla croce del Calvario e da due rametti d'ulivo.
Gli Olivetani sarebbero entrati in possesso della cascina, dell'oratorio e dei terreni limitrofi, ceduti appuno dalla congregazione delle Angeliche, come indicato in un'altra relazione di visita pastorale del 1683.
L'oratorio era sotto la giurisdizione della chiesa di San Pietro in Sala.
La relazione, oltre a confermarne la proprietà dei monaci, descrive l'oratorio in cattive condizioni con crepe e fessure. Probabilmente proprio dopo questa visita si procederà a un restauro e con l'occasione si procederà a dipingere la parete absidale.

L’affresco raffigura una dolcissima Vergine Maria con il Bambin Gesù in grembo, assisa su di  un trono di nuvole  ed attorniata da angeli e santi.

E' conosciuta  come la "Madonna del Divino Aiuto".


Sulla sinistra San Vittore, soldato romano originario della Mauritania, detto "il Moro", martirizzato a Milano nel 303 e sepolto nell'omonima Basilica.

E' inginocchiato ed ha in mano la palma, simbolo del martirio; un angelo sopra  di  lui  regge la sua lancia, usata come soldato romano prima della conversione al Cristianesimo: a terra il suo scudo.
Un tenero Gesù Bambino gli si rivolge sorridente.

Divino Aiuto
          Affresco barocco del XVII secolo raffigurante la
           Madonna del Divino Aiuto con i santi  San Vittore
          San Bernardo Tolomei, Santa Francesca Romana

La particolare devozione degli abitanti della zona per la Madonna Del Divino Aiuto (ritenuta miracolosa) salvò nei secoli, e in più occasioni, il piccolo Oratorio di San Protaso al Lorenteggio dalla demolizione.

Ancora oggi questa effige della Vergine Maria è
venerata dai cittadini del quartiere che si rivolgono a Lei per chiedere ogni tipo di grazia: non è raro trovare lumini o mazzi di fiori sulla soglia della chiesetta.










Particolare della scritta ancora visibile in basso a destra


Nulla si conosce del frate autore dell'affresco, forse un benedettino della vicina San Vittore al Corpo, da cui la chiesetta dipendeva in quel periodo, o uno dei monaci di passaggio  che veniva a dir  Messa alla domenica nel borg
o.

  

      Particolare della data come                 era visibile negli anni ‘50

            ( 1428  o  1498 )


    Particolare con la data come            è  attualmente visibile










































































 


























Sulla sinistra sono ancora visibili i resti della facciata di una “chiesa di architettura gotico-lombarda”, che potrebbe ricordare quella antica del Duomo di Milano, e che faceva verosimilmente da schienale a un trono su cui era assisa la Vergine Maria con Gesù in grembo: erano dette Madonne in trono o Madonne in Maestà.


           Particolare dell'affresco del
           
XV sec. di scuola Zavattari









Contessa L. Torelli

















    Particolare dell'affresco con
    il
simbolo degli Olivetani
























Sulla destra San Bernardo Tolomei (1271-1348) canonizzato solo nel 2009, fondatore dei Monaci Olivetani, ordine religioso della famiglia Benedettina, presenti in San Vittore al Corpo.
Maria, con sguardo benevolo, poggia la mano sulla sua spalla e il Santo, a sua volta, la posa su quella di Santa Francesca Romana, (1384-1440) fondatrice delle Oblate Benedettine; prodigatasi per i poveri, viene spesso ritratta, come nel nostro affresco, mentre porge un pezzo di pane; ai suoi piedi l’angelo con un libro, altro classico attributo che distingue le raffigurazioni  della santa.

 
 

Sulla parete destra è visibile una sinopia dell'affresco della Madonna del Divino Aiuto, già presente nell'Oratorio di San Protaso prima dell'inizio dei restauri, come ci mostra una foto dell'epoca.

E anche di questa sono dubbie le origini.

 

    Sinopia dell'affresco della
    "Madonna del Divino Aiuto"


Degrado

pubblicato 15 ott 2009, 13:21 da Andrea Caragliu   [ aggiornato il 5 lug 2015, 14:22 da San Protaso ]

Degrado dell'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio

A fine  ‘700 arriva a Milano Napoleone Bonaparte e, come "si narra", l’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio venne utilizzato come deposito di armi dalle sue truppe (giunte in città dopo la battaglia
di Lodi il 21 maggio del 1796) che, requisita la vicina Cascina di San Protaso vi si stabilirono.
Dopo quest’uso improprio si smise di utilizzare l’Oratorio come luogo di culto e fu abbandonato al più completo degrado.
In seguito fu usato come fienile e rimessa degli attrezzi dai contadini della vicina cascina, divenne rifugio di senza dimora e "pare"  fosse utilizzato, come covo di cospirazione, dal  Conte  Federico Confalonieri e altri “Carbonari” che si radunavano in questo luogo fuori porta" per organizzare i moti insurrezionali del 1820 contro gli Asburgo.
"Si dice” per la presenza nella cappella dell’effige di Santa  Caterina  da  Siena, cui i nobili erano particolarmente devoti, ma il motivo probabilmente era solo di ordine logistico.
La chiesetta era infatti raggiungibile da un cunicolo segreto che, dall'interno delle mura spagnole, sbucava nel piccolo oratorio attraverso una botola nella zona absidale.

         
Oratorio di San Protaso al Lorenteggio prima dei restauri
avvenuti nel 1986                                        


Non sappiamo con certezza da quale punto della città partisse quel passaggio segreto: dalla
Pusterla di Sant'Ambrogio, dalla Basilica  di San Vittore al Corpo o addirittura dal Castello Sforzesco?

Certamente evitava ai cospiratori di essere visti e di dover percorrere nottetempo pericolose stradine buie in mezzo ai campi.
Il passaggio sarà chiuso a metà del secolo successivo, custodendo lungo il suo percorso chissà quali altri segreti.
 

"Si narra" anche che alcuni contadini, volendo usare la chiesetta come abitazione, avessero dato una mano di calce alle pareti per ripulirle, nascondendo anche gli affreschi danneggiati dall'uso che era stato fatto della chiesina nell'ultimo secolo.

L'affresco della Madonna del Divino Aiuto però era più nitido e luminoso di prima, e questo avvenne per ben tre volte.
Abbandonata quindi l’idea di adibire l’oratorio ad  abitazione, si  riprese  ad utilizzarlo come luogo di culto e di preghiera; questo evento, giudicato prodigioso dai contadini, lo salvò dall’abbattimento previsto nel 1877 per il progetto della strada verso Abbiategrasso.

L'Oratorio viene nuovamente adibito alla professione del culto, per qualche tempo sotto San Pietro in Sala, cui dipendeva territorialmente a quell'epoca, dopo che con la secolarizzazione dei monasteri gli Olivetani avevano lasciato le zone dei Corpi Santi. La chiesa di San Pietro viene annessa con i propri territori alla nuova chiesa di Santa Maria del Rosario, eretta nel 1909, così pure l'Oratorio di San Protaso. Si riprende così a celebrare la messa e saranno  proprio gli abitanti della vicina Cascina San Protaso ad andare col calesse a prendere il sacerdote in parrocchia e riaccompagnarlo dopo la funzione, purché la chiesetta rimanga ancora simbolo della loro religiosità.

Siamo ai primi decenni del ‘900: l’urbanizzazione di Milano non risparmia la zona del Lorenteggio, non più comune autonomo, ma frazione del Comune di Corsico, da cui viene staccato, dal governo fascista, per essere inglobato nel Comune di Milano nel luglio 1923, riesumando il provvedimento napoleonico. Nel 1808 infatti era già stato inserito nel territorio del Comune di Milano, per ragioni di dazio.

Quando quasi tutti i cascinali, anche di notevole pregio architettonico, come la Cascina Arzaga, vengono abbattuti per lasciar spazio ai grandi e moderni palazzi che cominciano a sorgere nel quartiere, il Comune decide di abbattere anche l'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, la piccola e  cadente  chiesetta, soppiantata nella devozione dei fedeli della zona dalla nuova chiesa parrocchiale sorta alla fine degli anni '30 al Giambellino e dedicata a San Vito.

L'oratorio, ormai in disuso, è frequentato solo dalle lucertole che trovavano riparo tra le sue pietre e per questo soprannominata la “Gesetta di lusert”, ma pur sempre cara ai borghigiani del Lorenteggio, che ancora una volta si oppongono alla decisione di abbattimento, da parte del Comune, dell’ultimo resto di storia del loro quartiere: quel quartiere che ha ormai perso completamente la sua identità contadina.


Arrivano gli anni '50: è necessario tracciare nuovi  percorsi stradali, previsti  dal  piano regolatore, ed allargare la via Lorenteggio, a quei tempi ad una sola carreggiata, a doppia corsia, alla destra della chiesina. Il Comune di Milano, che ha espropriato i terreni sui quali sorge l'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, intende abbattere la chiesetta per permettere l'allargamento della strada, ma gli addetti del Comune nonché i progettisti si scontrano con gli abitanti del quartiere che ancora una volta si oppongono tenacemente alla sua demolizione.

La sorte dell'Oratorio sembra ormai segnata, ma fortunatamente la piccola costruzione viene risparmiata, ancora una volta grazie alla protesta popolare ed al particolare interessamento dell'Ing. Ugo Weiss che sensibilizza Comune e Sovrintendenza ai Beni Culturali segnalandone il particolare valore, se non architettonico - la sua struttura è infatti molto semplice -, quantomeno quello storico legato al territorio e non solo, e la presenza al suo interno di interessanti affreschi.
Il progetto viene dunque rivisto: lasceranno al suo posto la chiesina, costruiranno uno spartitraffico tra i due sensi di marcia e restringeranno un po’, in quel punto, la sede stradale. 



L'oratorio di San Protaso al Lorenteggio nella seconda metà degli anni '60

La "chiesetta delle lucertole" è salva, ma del tutto abbandonata e fatiscente, aperta notte e giorno per chi vuole dire una preghiera, accendere un cero, chiedere una grazia o appendere un "ex voto", ma anche per chi la utilizza come proprio rifugio notturno, lasciando ogni sorta   di rifiuti:   “nott e dì gh’è semper ‘vert a la gesa di lusert”,  come cantava Piero Mazzarella che volle dedicarle una canzone:   “La gesa di lusert”

La gesa di lusert
(testo di P. Mazzarella, musica di B. Mojetta)

L’è ona gesa che gh’è in su la strada che pòrta a Biegràss,
la gh’ha minga el sagraa e l’è fada de sass;
l’è frèggia d’inverna, coi mur che se lassen andà,

ma la cros del Signor la te manda calor.

Quand l’è primavera e in de l’aria l’è teved el sô,
caccen dent el crapin e stan lì a curiosà,
la famiglia luserta: i fiolìn con la mamma e ’l papà
lì de sòtt de la cros preghen fòrsi anca lor.


Nòtt e dì gh’è semper 'vert a la gesa di lusert,
lì ghe prega la pòvera gent, senza cà, senza nient.
Fàmm la grazia anca a mì, che son pòver come tì,
  tì t'el see che son senza pretes,
scusom tant se hoo pregaa in milanes.

                 Ascolta

 

Restauri

pubblicato 15 ott 2009, 13:20 da Andrea Caragliu   [ aggiornato il 5 ott 2015, 15:11 da San Protaso ]

I restauri dell'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio




L
'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio ancora una volta è sopravvissuto, ma versa
in uno stato di totale abbandono: l'intonaco è scrostato in più parti,
il tetto sta per cedere
e
la natura sembra avere il sopravvento sulla piccola costruzione: erbacce e lucertole.
Gli affreschi sono anneriti dalla polvere, dallo smog delle auto che le transitano accanto e
dai fumi dei riscaldamenti delle case che la circondano e ancora dalle muffe per mancanza
di circolazione d’aria e dal fumo dei ceri accesi per avere una grazia.
Urge un radicale intervento di restauro.


 
La"gesetta di' lusert" negli anni '80 prima del restauro
foto tratta da un articolo di R.Perelli sulla rivista
Cà de sass del 1987

Si provvederà ad eseguire solo pochi lavori, di cui peraltro non è chiara la necessità, come la chiusura delle finestre e l'apertura al loro posto di piccole monofore.
Grazie anche alla testimonianza di
anziane persone del quartiere abbiamo potuto ricostruire una parte della storia "moderna" in mancanza di fotografie o documenti scritti.
Sappiamo quindi che venne rifatta la pavimentazione
(quella originale era sempre di cotto,  
ma con mattonelle più grandi e più "rustiche") e sollevata di circa mezzo metro, eliminando i due gradini interni e portandola così al livello dello scalino d'ingresso. 
Venne rimosso l'altare in pietra dietro cui era posizionata la botola,
anch'essa rimossa,
che dava accesso al tanto nominato passaggio segreto, che viene definitivamente 
chiuso.
Viene anche riposizionato un altro piccolo altare con piedestallo centrale in metalloPer altri decenni è però abbandonata e necessita di ulteriori lavori, passeranno ancora 30 anni, prima che una cordata di finanziatori renda possibile gli attenti restauri della nostra "gesetta di lusert”.
Ascoloren (Associazione Commercianti del Lorenteggio), diventata nel farattempo assegnataria "in comodato d'uso gratuito" della chiesetta, promuove una raccolta fondi
che vede in
testa alla cordata il Lions Club Milano Host, che finanzia gran parte delle
spese, ed il cui socio l’arch. Luigi Maria Guffanti,
ne fa gratuitamente il progetto, poi ancora la Fondazione Cariplo ed altri Istituti Bancari.

Anche molti semplici cittadini, abitanti della zona, hanno voluto partecipare con il loro contributo a questa sottoscrizione, per ristabilizzarne la struttura e  recuperare i suoi antichi affreschi.

Il restauro conservativo, che ha interessato sia l'esterno che l'interno della costruzione, è avvenuto nel 1986, è stato seguito dall'arch. Luigi Guffanti e
condotto in collaborazione e con il benestare della Saprintendenza ai Beni Architettonici e Culturali, che all'epoca non ha però posto ancora alcun vincolo conservativo sull'edificio.
Il restauro h
a comportato, per l'intervento esterno il rifacimento dell'intonaco: è stato realizzato utilizzando malta di calce e sabbia in percentuali atte ad ottenere i colori originali, mantenendo in vista i blocchi di serizzo agli angoli della facciata, che sono gli unici inserti in pietra nella struttura in laterizio.


Dopo la scrostatura dei muri esterni è stato messo in evidenza il voltino in mattoni  presente sulla parete di sinistra: la finestra era stata chiusa in occasione di precedente restauro. 

Anche sul lato destro della chiesetta era presente una finestra, poi chiusa, ora sono presenti due monofore.

Il tetto è stato rimosso per permettere l’inserimento di guaine impermeabilizzanti, riposizionando poi, in identica maniera, i coppi originali rimossi.

Il restauro interno ha previsto il ripristino delle parti del soffitto, in legno a cassettoni, ammalorato a causa di importanti infiltrazioni dal tetto, rispettando lo schema di quello primitivo e le dimensione dei singoli riquadri.
Si è provveduto alla tinteggiatura delle pareti, al restauro degli affreschi.










L'oratorio è stato dotato di impianto elettrico ed è stato creato un sagrato di ciottoli di fiume, coerente con l'età della chiesetta, delimitato  da una ringhiera, cui si accede da una piccola scalinata e da una rampa per carrozzine.















Oratorio di San Protaso al Lorenteggio
dopo i
lavori di restauro, nel giorno
dell'inaugur
azione 19 settembre 1987


Illustrazione con annullamento postale


Il timore però che, lasciato incustodito,
il piccolo oratorio possa essere nuovamente profanato costringe le autorità Comunali a disporne l’apertura solo in poche occasioni, come le feste di quartiere che si  svolgono due volte all’anno.


L'interno dell'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio si è mantenuto discretamente, dopo il restauro del 1986.
L'esterno necessita di vari interventi: l'intonaco ammalorato da umidità in tutto il suo perimetro, annerito da smog e vandalizzato con tag sulle sue pareti deve essere ripristinato.
Anche il tetto necessità di pulitura a causa della crescita di erba che rischia di danneggiare i coppi della copertura.
Lavori in corso per i restauri del 1986 presso
l'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio



         Blocco di serizzo all'angolo
                 destro della facciata







Voltino della finestra chiusa
sul lato ovest dell'Oratorio





E'
stato rimosso il piccolo altare, posizionato qualche decennio prima, che poco però si intonava con il resto della costruzione. 
ll pavimento in cotto è stato ripulito con acido e mordente.


Interno Oratorio di San Protaso al Lorenteggio negli
anni '30, con altare, celebrante ed ex voto




                  Inaugurazione


Il 19 settembre del 1987, con una grande festa di inaugurazione viene finalmente riaperta  al pubblico la “gesetta di’ lusert”, ovvero l’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, tornato al suo antico splendore, ultimo baluardo della storia del quartiere.
Per l'occasione furono anche emessi dei francobolli  commemorativi.


francobolli commemorativi

San Protaso oggi

pubblicato 15 ott 2009, 13:20 da Andrea Caragliu   [ aggiornato il 24 lug 2015, 05:36 da San Protaso ]

  L'Oratorio di  San Protaso al Lorenteggio ai giorni nostri

L'Oratorio  di  San  Protaso  al  Lorenteggio è diventato di proprietà del Comune di Milano da quando, con l'esproprio, il Comune ha rilevato i terreni su cui sorgeva la chiesetta, per la quale in un primo tempo era previsto l'abbattimento, probabolmente già a partire dal 1955.

L'oratorio fu "destinato ad uso sacro" al momento della sua costruzione, voluta dai monaci della Basilica di San Vittore al Corpo, ed annesso alla vicina cascina che ne prenderà poi il nome e sarà abbattuta negli anni '60.  L'oratorio era  utilizzato dagli abitanti di tutto il borgo per le proprie devozioni e celebrazioni religiose.

Usato per circa un secolo in modo improprio, è tornato ad essere utilizzato come "luogo di culto" tra la fine del 1800 e i primi decenni del 1900, riprendendo con regolarità la celebrazione della messa, nei giorni di precetto.

L'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, per la Curia di Milano, è da considerare come chiesa  "ridotta  ad  uso  profano".

Questo termine si usa per definire una chiesa, già utilizzata per la professione del culto,  quando viene "dismessa" ed adibita ad altre funzioni; sono quindi impropri i termini "consacrata" o "sconsacrata" che spesso si usano in questi casi.

Non tutte le chiese infatti sono "consacrate" ufficialmente (ossia con la visita del Vescovo), anche se adibite abitualmente ad "uso sacro", mentre la  "sconsacrazione" di una chiesa avviene "esclusivamente" quando al suo interno si è consumato un delitto; viene riconsacrata con un particolare cerimoniale dal Vescovo della Diocesi cui appartiene, per cancellare la grave profanazione subita e per poter essere nuovamente considerata luogo sacro.

Risulta uno scritto inviato all'Arcivescovado, il 15 settembre del 1987, firmato da Don Adriano Cucco della Parrocchia di San Vito al Giambellino, dove si dichiara che, presso l'Oratorio di San Protaso  al Lorenteggio, " non risultano accaduti fatti di sangue che possano richiederne la sconsacrazione".

Nonostante l'Oratorio di San Protaso  al  Lorenteggio sia stato privato ufficialmente della sua funzione religiosa, la sua sagoma è diventata il "logo simbolo" del  "Decanato Giambellino" ed in occasione dell'apertura della chiesina durante le feste di quartiere viene celebrata la Santa Messa.

Auspicabile anche l'apertura in altre occasioni, non solo quindi a scopo culturale, ma anche a fini devozionali.

Questo perché l’Oratorio  di  San  Protaso  al  Lorenteggio, pur essendo formalmente "ridotto ad uso profano", non è stato snaturato da quella che fu la sua primitiva destinazione, e cioè luogo di culto, e sorge quindi spontaneo a chi entra nella chiesetta segnarsi con la croce ed inginocchiarsi per recitare una preghiera.

Sorte peggiore è toccata invece a molte altre chiese, anche di notevole pregio storico ed architettonico, trasformate in uffici postali, filiali di banche, ristoranti, teatri, autoriparazioni, atelier di scultori o pittori (come San Sisto in via Torino a Milano, ora Museo-studio dello scultore Salvatore Messina); alcune chiese cattoliche poi sono state cedute ad altre confessioni religiose.

L'Oratorio di San Protaso  al Lorenteggio ha quindi mantenuto la sua caratteristica di luogo di preghiera e di raccoglimento, e gli viene tributato il rispetto che merita, per il suo valore artistico, storico e religioso, conquistato nella sua lunga e miracolosa vita.

La devozione dei fedeli per questa chiesetta, ed in particolare per la Madonna del Divin Aiuto, non si è mai interrotta, neanche quando l'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio era ridotto a un rudere da abbattere, abbandonato al degrado e sempre aperto: lo dimostravano i numerosi ex voto, presenti al suo interno, rimossi prima del restauro e dei quali si è persa traccia, i lumini lasciati davanti all'ingresso insieme a mazzi di fiori infilati nella fessura della porta, quando la chiesina per motivi di sicurezza fu chiusa, ma non dimenticata dagli abitanti del quartiere.





                     


Segni di devozione a San Protaso al Lorenteggio
negli anni del degrado



Gli anni sono passati e l'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio è stato restaurato e ben curato,
ma purtroppo troppo spesso chiuso: ancora una volta sono i lumini e fiori freschi lasciati al suo ingresso, che testimoniano la devozione della gente del quartiere che ancor oggi si reca presso la gesetta di' lusert per chiedere una particolare intercessione alla Madonna o rendere omaggio per una grazia ricevuta.






         
                                                                                        
                                                                                                                                              Segni di devozione ai giorni nostri

                                                                      
La
definizione ufficiale data invece all'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio dai Beni Culturali della Lombardia è: "adibito ad uso storico" e di storia da raccontare la nostra chiesetta ne ha da vendere ...

L'Oratorio di San  Protaso  al  Lorenteggio  non è coperto da alcun vincolo da parte  dei Beni Culturali della Lombardia, ma è stata presentata nel luglio 2013 la domanda da parte del Settore Demanio e Patrimonio del Comune di Milano affinché venga messo un vincolo di interesse storico, ora al vaglio della Direzione della Soprintendenza.



Forte è l'interesse al piccolo Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, anche da parte di fotografi, dilettanti o professionisti; questa foto ne è l'esempio:
"Immagini panoramiche di © Pietro Madaschi" www.360visio.com.
e volete visitare virtualmente la chiesetta, in attesa di una visita in loco, o se desiderate  rivedere dei particolari che vi hanno colpito, cliccate qui sotto, e in un attimo sarete trasportati al suo interno:
http://www.360visio.com/wp-content/uploads/panoramas/HOST/MI/sProtasoLorenteggio/output/index.html

L’Oratorio  di  San  Protaso  al  Lorenteggio,  diciamolo,  ha  un  aspetto  esteriore estremamente semplice e anonimo, tanto da  essere stato scambiato da diverse persone per  un vecchio "casello del dazio" o “pesa pubblica”, in una "cabina elettrica" ed altro ancora, anche per la sua posizione particolare.

Proprio per questo motivo è maggiore lo stupore di chi entra e si ritrova  catapultato indietro nel tempo e nella storia.

C'è chi resta affascinato dai suoi più antichi affreschi, quelli medievali, appena abbozzati, chi resta affascinato dal sorriso di quella Madonna di scarso valore artistico ma di grande effetto.

C’è anche chi, è rimasto affascinato proprio dalle sue modeste dimensioni, proprio dall'esiguo  spazio che occupa e che è riuscito a conquistarsi, oltre che per quegli affreschi e quella atmosfera particolare che si può respirare varcando la sua piccola porta.

E ... se chi varca quella piccola porta è una  “poetessa”, particolarmente  legata  alla nostra città e alle nostre tradizioni “linguistiche”, perché il milanese non è un dialetto ma una “lingua”, non può che scaturirne una splendida lirica come quella che Paola Cavanna ha voluto dedicarle, dopo una sua recente visita.

Tutte le analogie che sono state trovate, raccontando la sua storia e descrivendo la sua architettura, nulla sono di fronte al paragone che questa poetessa è riuscita a trovare per la nostra amata, piccola chiesa:


Linea Blu Metropolitana - asse San Cristoforo-Solari

Con Decreto del 16 febbraio 2015 l’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio è stato "finalmente" posto sotto il "vincolo" della Soprintendenza ai Beni Architettonici  e  Paesaggistici della Lombardia.

Questo garantisce che sarà tutelata per tutto il periodo in cui si svolgeranno i lavori della  Linea 4 della Metropolitana, che prevedono il passaggio della talpa lungo tutta        la via Lorenteggio, e quindi scavi (tra i 20 e i 30 metri) anche sotto la chiesina, nonché un cantiere di servizio a ridosso della costruzione, come indicato nella cartina sottostante.

Per "manufatto" si intende il cantiere/scavo previsto per uscite di sicurezza, prese d'aria,  etc. che  verrà fatto nella parte retrostante la chiesetta, e che, a  maggior tutela    dell'Oratorio è stato spostato, rispetto al porogetto iniziale, di circa 10 metri.



L'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio è ben conservato all’interno, ammalorato in alcune parti esterne, annerito dallo smog e bisognoso di qualche ulteriore restauro, ma non è abbandonato, ce ne occupiamo noi ...!

Siamo un gruppo di volontari, nel luglio del 2013 abbiamo costituito un'Associazione:

“ Amici  della Chiesetta di San  Protaso al Lorenteggio ” 

e ci prendiamo cura del nostro piccolo oratorio con diverse modalità:

  • alcuni  lo  tengono pulito e in ordine, lo mostrano ai visitatori, raccolgono notizie, curiosità e materiale storico per arricchire sempre più il suo già corposo "curriculum vitae", lo immortalano con il loro obiettivo fotografico;
  • c'è chi mantiene contatti con le istituzioni Comunali, Associazioni Culturali, etc. per organizzare visite guidate, concerti ed eventi culturali;
  • altri hanno creato il sito a lui dedicato per diffondere notizie ed immagini che ne ricostruiscano, per quanto  possibile, la sua storia; si occupano di aggiornarlo e di segnalare gli eventi che lo vedono protagonista;
  • altri ancora stanno promuovendo una raccolta  di adesioni  all'associazione  e contributi al fine di poter sostenere le spese per un ulteriore restauro che si rende necessario;
tutti comunque, con grande passione, cerchiamo di valorizzare questo “gioiellino”, carico di memorie del nostro quartiere, di cui siamo particolarmente orgogliosi.
Ed è bello che persone che per la prima volta si fermano per visitarla, catturati dal suo fascino, si rendano disponibili per occuparsi del suo verde, per dare disponibilità di qualche ora per presidiarla durante le giornate di apertura o intervenire con qualche lavoro di manutenzione.

Visto l'interesse che l'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio suscita per la sua unicità, logistica e storica, ci stiamo attivando per poterlo tenere aperto con maggior frequenza per  dare la possibilità di ammirarlo a sempre più persone, anche di altre zone.

Generalmente era aperto e visitabile soltanto in occasione delle Feste della via Lorenteggio, che si svolgono due volte l’anno, la prima domenica di maggio e l'ultima di novembre.

Proprio in queste occasioni, però, è fagocitato dai tendoni delle bancarelle posizionate lungo la via, a ridosso dello spartitraffico, tanto da nasconderlo a chi passeggia lungo la via Lorenteggio.

Negli ultimi anni invece è stato aperto per ospitare diversi eventi: per concerti strumentali e vocali, presentazione di libri della Edizioni Meravigli, legati come noto alla tradizione milanese, mostre fotografiche, mostre di quadri e momenti di preghiera devozionale alla Madonna, ma anche per semplici visite guidate.

In occasione  delle  aperture per i vari eventi è anche possibile aderire  all'Associazione "AMICI  DELLA CHIESETTA  DI SAN PROTASO AL LORENTEGGIO" per l'anno 2014, versando la quota  minima di € 20,00 o partecipare comunque alla raccolta fondi con il proprio libero contributo.

Vi segnaliamo il nostro codice IBAN per quanti intendessero versare il proprio contributo tramite bonifico:  IT18Z0558401705000000001184

Sarà anche gradita la vostra collaborazione pratica per l'organizzazione e la gestione degli eventi, la cura del verde o la ricerca di sponsor interessati a partecipare al restauro.

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