Metaxy e Platone


      SAGGI di FILOSOFIA

                                                    


Concetto di Metaxy in Platone

di Luigi De Blasi


Per Platone, l’essere nello stato di privazione è il presupposto per poter aspirare all’eccedenza (che non è pienezza), un poter esser altro: un sentire latente ed impellente per ogni uomo.  C’è un rapporto di coappartenenza tra sentimento di mancanza e di eccedenza, in quanto il sussulto a voler esser di più sottende la miseria per non essere ancora. In questo essere in mezzo (“insieme con”) tra due realtà, senza tuttavia posizionarsi nella quiete estatica ed esaustiva, si esplica il concetto platonico di metaxy: una propensione verso l’altro, una parte in noi che si muove costantemente tra due poli. L’essere della verità non consiste nel trattenersi in uno dei due estremi, ma nel protendere dell’anima nella direzione del rapporto ontico-ontologico, che implica il muoversi verso l’altro o accasarsi tra gli enti. Metaxy quindi è un vacillare, un essere in mezzo tra una realtà caratterizzata dall’assenza, per un prendersi cura di una quotidianità mondana e un’altra realtà ideale, più specificamente metafisica, giammai assimilabile, quantunque continuamente desiderabile. Il problema dell’essere in Platone non coincide quindi con un’identità, posta dentro o fuori l’uomo, ma nell’essere-in-sé unitamente ad un fuori-di-sé. Metaxy non comporta unicamente un dialogo degli uomini con gli dei, ma un voler porsi in quello spazio privilegiato per sentirsi né dei,né umani troppo umani. In modo più articolato, il concetto di metaxy è individuabile nel Simposio in cui traspare la disposizione dell’uomo all’amore - Eros, essendo figlio di due divinità Pòros e Penìa (la privazione), rivive nella sua natura sia la miseria in casa (nell’anima), sia il sentimento di completezza. 

«Dunque, come figlio di Pòros e di Penìa, ad Amore è capitato questo destino: innanzitutto è sempre povero, ed è molto lontano dall’essere delicato e bello, come pensano in molti, ma anzi è duro, squallido, scalzo, peregrino, uso a dormire nudo [...]; perché conforme alla natura della madre, ha sempre la miseria in casa. Ma da parte del padre è insidiatore dei belli e dei nobili, coraggioso,audace e risoluto [...] intento tutta la vita a filosofare, e terribile ciurmatore, stregone e sofista. E sortì una natura né immortale né mortale, ma a volte, se gli va dritta, fiorisce e vive nello stesso giorno, a volte invece muore e poi risuscita, grazie alla natura del padre [...] così che Amore non è mai né povero né ricco. Anche fra sapienza ed ignoranza si trova a mezza strada»  (PLATONE, Simposio, in Opere complete, Bari, Laterza, 1971, pp. 190-192). 

Stare in mezzo nella reciprocità pone eros in una dimensione intermediaria: un qualcosa di intermedio fra due realtà. Riaffiora anche nelle opere della maturità il concetto di essere che, coincidendo con il desiderio di bellezza e soprattutto del bene in sé, comprende due diverse realtà: la bellezza e l’amore dei corpi (non certo disprezzati) e la contemplazione di quel “vasto mare della bellezza” spirituale. Il concetto di metaxy, pur rintracciabile nella dialogistica platonica, viene utilizzato, sotto altre forme, in alcune teorie pre-platoniche, soprattutto da Empedocle che rappresenta il ciclo cosmico dominato da due forze (amore ed odio), la cui assoluta esplicazione coincide, da una parte con la totale pienezza, dall’altra con il caos o con il dissolvimento, tuttavia la vita si pone per essere a metà percorso, nella fase intermedia tra amore-odio e odio-amore.  


Pagine secondarie (1): Filosofia - maestra del sospetto
Comments