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RICORDARE SUMGAIT PERCHE' ...

In occasione del 25° anniversario del pogrom antiarmeno di Sumgait (Azerbaigian) è doveroso non dimenticare l’orrore consumatosi nel febbraio 1988 allorché orde di criminali, aizzati dal regime, scatenarono una vera e propria caccia all’armeno nei quartieri  della città.

Il bilancio (ufficioso) di alcune decine di morti riesce ad essere persino secondario rispetto al significato di quella violenza che fece ripiombare la comunità armena al clima del genocidio turco del 1915.

Il pogrom di Sumgait rappresentò un punto di svolta, di non ritorno, nei rapporti tra armeni ed azeri. Sancì l’impossibilità di una convivenza comune e  rappresentò il prologo dell’aggressione azera al Nagorno Karabakh che pochi anni dopo, attraverso un difficile ma legittimo e democratico percorso riuscirà ad acquisire il diritto all’autodeterminazione.

La propaganda violenta ed antiarmena che ancora oggi  anima purtroppo la retorica dell’Azerbaigian, i ripetuti proclami di guerra, il pericolo di una nuova sanguinosa e devastante guerra nel Caucaso meridionale, dovrebbero spingere l’Europa e l’Italia a non dimenticare .

Sumgait non è stato purtroppo un caso isolato; altre stragi contro gli armeni  che vivevano in Azerbaigian si sono consumate: a Kirovabad, Baku e poi ancora durante il conflitto del 1992-94. Altre violenze, altre vendette.

Ricordare l’orrore di Sumgait significa non  dimenticare i principi di tolleranza e rispetto che sono alla base del consesso europeo di cui anche l’Italia orgogliosamente fa parte. Significa capire che non vi potrà mai essere altra soluzione per la repubblica del Nagorno Karabakh se non un futuro libero ed indipendente lontano dal sangue e dall’odio dell’inverno 1988 in Azerbaigian.