La spia di Napoleone
 

Penso spesso che ci sono alcune persone che meritano davvero di essere almeno conosciute, e che in comune hanno la maniera notevole e rara in cui hanno guardato a qualcosa che prima non esisteva, come fosse uno sguardo molto più elevato sopra le colline, tanto da vedere l’alba successiva, sul paese al di là di esse.


Il primo che mi viene ora in mente, inaugurando questo piccolo florilegio di umanità, è Karl Schulmeister. Professione: spia.


Un veloce passaggio recentemente letto nel saggio di Eric Frattini, L’Entità, ovvero la storia dei servizi segreti del Vaticano, mi ha fatto accorgere di quanto risulti ancora molto poco nota la sua storia, che avevo letto qualche anno fa su Gnosis, la rivista di Intelligence del SISDe.


È noto che Napoleone fu il primo personaggio nella storia militare a considerare lo spionaggio un’Arma, anzi la principale arma di ogni sua impresa, e che per questo lo rese definitivamente scientifico, tecnico, matematico.


La sua leggendaria rapidità di manovra, nonché quella che sembrava una infallibile intuizione sui luoghi e sui tempi in cui attaccare, infatti, non erano doti divinatorie, come all’epoca qualcuno pure dovette pensare, ma era piuttosto la sua capacità di avere gli occhi al di là delle linee nemiche, grazie ai quali conosceva sempre in anticipo la disposizione del nemico, il suo morale e le sue dotazioni: se Napoleone si muoveva, significava che aveva già vinto almeno la metà di ogni battaglia. Come quando in Italia, cinque soli uomini, cinque spie, fecero il necessario per preparargli la discesa in un modo in cui altri centomila uomini non avrebbero potuto fare, portandogli le risposte a sole cinque domande:

quanti chilometri di strada potevano percorrere le truppe austriache in un'ora, con determinate divise e buffetterie, in condizioni normali di terreno; quanti sul terreno fangoso, campestre o collinoso;


quali erano i difetti e i pregi dell'armamento leggero austriaco; quali erano gli impedimenti, causati dal loro equipaggiamento, che i soldati avversari trovavano nei loro movimenti;


dove erano ubicati i campi di foraggio della cavalleria, come erano difesi e come vi si accedeva;


quale era il tono morale e la volontà combattiva dei reparti austriaci, quali i reggimenti più sicuri e quali i meno;


qual era la formazione dello Stato Maggiore avversario, quali le invidie e le gelosie tra gli ufficiali che lo componevano e quali le capacità dei più elevati in grado e le loro ambizioni.(da Gnosis, Per Aspera ad Veritatem n. 12, settembre-dicembre 1998)


Il resto, dall’attacco del 12 aprile 1796 a Cairo Montenotte, è la storia.


Ma questo serve solo a dire quanto il momento fosse adatto a far emergere un personaggio come Karl Schulmeister, che nel suo stesso tempo non fu conosciuto come la spia di Napoleone, quanto piuttosto come il Napoleone delle spie.


Nato come contrabbandiere, attività in cui investì tutti i suoi risparmi, fu notato da un "talent scout" del Bonaparte, il generale Savary, per conto del quale cominciò a farsi notare in missioni audaci e pericolose, fra le quali la cattura di un potente capo nemico qual era il Duca D'Enghien. Già in questa occasione, Schulmeister si rivelò abile nella preparazione dell’impresa e nella gestione delle informazioni, sfruttando soprattutto il suo debole per una ragazza alsaziana al fine di far scattare una trappola molto elaborata che condusse il Duca nelle prigioni francesi prima, ed alla fucilazione poi.


Fu in questa occasione che Schulmeister fu presentato a Napoleone: «Ecco un uomo, Sire, tutto cervello e senza cuore ai Vostri ordini».


Vengo alla parte geniale, quella che credo meriti una considerazione a parte: fra tutte le imprese della spia, ve ne è una che va al di là di ogni altra, senza dubbio la più grande che fosse mai stata compiuta fino a quel momento nello spionaggio internazionale, non solo per la difficoltà incredibile quanto per il fatto stesso che qualcuno l’abbia anche solo concepita: diventare il capo del Servizio di Informazione militare del nemico!


La cronaca è ancora della rivista del SISDe, che riporto testuale:


“Trasferitosi a Vienna, egli si presentò come profugo ungherese, nemico di Napoleone e desideroso di agire contro i francesi. Si recò al Quartiere Generale alleato e offrì le sue informazioni al maresciallo Mack, capo supremo della coalizione. Erano notizie genuine quelle che offriva, facilmente controllabili e appena ritoccate, per cui ben presto tutte le porte gli si aprirono dinnanzi ed egli ottenne la più ampia fiducia, riuscendo anche abilmente ad accattivarsi la simpatia dei generali.


Dopo meno di un anno il “nobile ungherese” spia di Napoleone venne nominato capo del Servizio Segreto austriaco, caso assolutamente senza precedenti. Napoleone ebbe in tal modo occhi e orecchi attentissimi nel cuore stesso dello Stato Maggiore avversario.


Nessun particolare della diabolica messa in scena fu trascurato. Lettere di profughi, giornali clandestini francesi e messaggi di richieste di aiuto giungevano a Schulmeister da ogni parte, così da accreditarlo sempre di più. Messaggi, lettere e richieste che avevano anche un altro scopo, quello di dipingere agli Austriaci una situazione francese non corrispondente a verità, indicando un indebolimento dell'Imperatore, uno stato di malcontento, un probabile ammutinamento delle invitte Armate e una stanchezza generale.


Lo Stato Maggiore austriaco cadde nella trappola sottile e sconcertante. Quando Mack, fidando su quelle informazioni false, si diresse verso Occidente per attaccare le truppe francesi in ritirata, si trovò dinnanzi improvvisamente il miglior esercito francese avanzante verso Oriente. Tre armate lo circondarono nei pressi di Ulm e non vi fu neppure una vera battaglia grazie ancora a Schulmeister, che nella sua qualità di Capo del Servizio Segreto intervenne, consigliando al generale austriaco una ritirata “strategica”, che permise a Napoleone una facile e clamorosa vittoria.


La stessa luminosa vittoria di Austerlitz fu il risultato del lavorio di Schulmeister il quale, operando nei più alti comandi austriaci, fece sì che si adottassero i piani strategici fattigli pervenire dallo stesso Napoleone.


Ad Austerlitz fu annientata la Grande Alleanza e debellato Pitt. Mai nella storia militare fino a quel momento l'opera di una singola spia aveva così radicalmente alterato l'andamento degli eventi bellici. Solo nella guerra 1939-45 si trovano due consimili esempi: Cicero e Sorge.

La rapida avanzata francese su Vienna impedì la cattura e la condanna di Karl Schulmeister, che era stato scoperto. A titolo di ringraziamento Napoleone fece inviare una grossa somma all' “Imperatore delle Spie” e al Generale Savary, che chiedeva per Schulmeister la Legion d'Onore, rispondeva: « Oro, questo è il solo compenso per quel tipo di spie ».

Napoleone con questa frase intese chiarire e riaffermare il suo concetto sulla netta distinzione morale e materiale tra agenti segreti e spie prezzolate. I primi erano militari e di tale qualifica avevano tutti gli onori e gli oneri; le seconde, gente prezzolata, anche se abile, devota e sincera, erano solo individui per cui il danaro, sia pure in quantità notevole, doveva essere l'unica ricompensa.

Ben presto l'antico contrabbandiere alsaziano, divenuto ricco, assunse la carica di Capo della Polizia nell'Austria occupata e di Capo del Servizio Segreto politico francese.

Dopo alterne vicende, processi, condanne e anni di prigione inflittigli dagli Inglesi e dagli Austriaci vittoriosi, egli, sempre devoto a Napoleone - rarissima eccezione per un uomo del suo stampo e della sua attività - morì nel suo letto a 83 anni d'età. Per tutta ricompensa, dopo le sue disgrazie, alla fine delle guerre napoleoniche il Governo francese, come ai vecchi soldati, gli aveva concesso una rivendita di tabacchi a Strasburgo.”