CUPRA MARITTIMA (CUPRA MARITIMA)


In alto, Cupra Marittima, dettaglio della Tabula Peutingeriana

E' una città nota, in particolare, per i ritrovamenti delle ricche necropoli picene. Gli studiosi incontrano molte difficoltà nel tentare di ricostruire l'antica facies romana, poiché fonti letterarie e storiche che facciano luce sui tempi con i quali si attuò la romanizzazione del territorio cuprense scarseggiano: infatti, in passato, si è molto discusso riguardo ad una sua precisa ubicazione, identificata ora con i ruderi in Contrada Civita, ora con Grottammare, ora con Ripatransone.

Giovanni Colonna mette in rilievo l'importanza di Cupra, in quanto unico santuario ad essere menzionato dal geografo Strabone (Strab. 5, 4. 2) per la fascia medio e alto-adriatica, così come il santuario di Pyrgi lo è per il versante tirrenico e ligure. I due santuari sarebbero accomunati, oltre che dall'ubicazione che farebbe sospettare una funzione spiccatamente emporica, anche dal fatto di essere stati fondati, secondo Strabone, da genti allogene: Pyrgi dai Pelasgi e Cupra dai “Tirreni”, in un territorio abitato da Picenti. Secondo il Colonna, l'origine esotica del santuario sarebbe un tratto nobilitante, che contribuisce a fondarne il prestigio.

Il territorio cuprense fu incorporato nell'ager publicus romano dopo la conquista definitiva del Picenum, avvenuta nel 268 a. C. Come afferma De Sanctis infatti, i Picenti furono soggiogati con due campagne nel 269 e 268: una parte del paese fu incorporata nel territorio romano, dando agli abitanti il diritto di cittadinanza senza il suffragio, l'altra fu confiscata, deportandone la popolazione in quella regione compresa tra Campania e Lucania, che ebbe nome di agro picentino (cfr. Strab. 5, 4.13). Non sarebbe un fatto nuovo nella storia romana, e quindi è molto difficile asserire, a detta di De Sanctis, che possa trattarsi di un mito etimologico, secondo il quale i Picentini sarebbero una tribù sannitica stabilita sul golfo di Salerno, omonima alla tribù sabellica, stabilita nel Piceno.

Cupra Maritima venne inclusa con Firmum e Falerii nella tribù Velina, istituita nel 241 a. C.1

Ai coloni vennero assegnate terre in insediamenti sparsi privi di impianto urbano, organizzati in praefectures, anche se l'arrivo dei Romani non dovette cambiare molto lo stile di vita delle popolazioni picene, che erano già stanziate in piccoli nuclei (pagi) ed avevano un tipo di economia basata sulla pastorizia e sull'agricoltura.

Nel periodo della guerra sociale, Cupra Maritima divenne municipium, in età sillana venne trasformata in colonia2.

Dopo la battaglia di Filippi (44 a. C.), tutto il Picenum fu interessato da un profondo sconvolgimento dovuto alle assegnazioni di terre ai veterani triumvirali3, e successivamente con Augusto4 la stessa Cupra Marittima fu interessata da una rifondazione coloniale.

Alla fine del XII sec. d.C., con l'istituzione della Diocesi Italica5, Cupra rientrò nella Flaminia et Picenum. Questa provincia dipendeva dal vicarius urbis Romae ed era amministrata da un corrector clarissimus vir, con residenza a Ravenna.

Sul finire del IV sec. d. C. e agli inizi del V, l'Italia fu nuovamente organizzata in diciassette province, e la Flaminia et Picenum fu divisa in due parti. La parte settentrionale, fino al fiume Aesis, fu annessa col nome di Flaminia et Picenum Annonarium al Vicariato d'Italia: era governata da un consularis ed aveva sede a Ravenna.

La parte meridionale, dipendente dal Vicariato di Roma, diede vita alla provincia Valeria, ad occidente, e alla provincia Picenum Suburbicarium, ad oriente. Alla prima era preposto un praeses che risiedeva a Reate, alla seconda un consularis che risiedeva ad Asculum. Cupra Maritima faceva parte di questa provincia accanto ai centri di Potentia, Firmum, Truentum, Pinna ed Hadria.

Durante il Cristianesimo, la città non fu mai sede vescovile, ma fu inclusa nella Diocesi Firmana.

Con la conquista longobarda, che si concluse tra il 575 ed il 580, Cupra Maritima fu inclusa nel Ducato di Spoleto per rimanervi fino alla fine dell'VIII secolo, quando entra a far parte del nuovo Ducato di Fermo.


Il santuario della dea Cupra


Il santuario della dea Cupra accoglieva popoli di varia origine, quali Greci, Dauni, Piceni, Etruschi, Umbri. Come sopra accennato il santuario, oltre alle solite funzioni assolte dai luoghi di culto (cultuali, culturali, politiche), adempieva alla funzione socio-economica, in quanto punto d'incontro e luogo di scambio in zone di frontiera, al confine tra territori in cui erano stanziati popoli diversi.

Strabone, nella sua opera, afferma che il santuario di Cupra venne innalzato da coloni tirreni6: come sottolinea Alessandro Naso, alla fine del VI secolo a. C. l'Adriatico si aprì alle navi e ai commerci, e quindi la presenza dei Greci si aggiunse a quella dei Piceni, degli Etruschi e delle genti italiche provenienti dal mare (Dauni) e dall'entroterra (Umbri).

Sempre nella testimonianza di Strabone si trova un riferimento alla dea Era, che secondo lo scrittore sarebbe la corrispondente greca di Cupra, alla quale invece altri studiosi associano la divinità latina Bona7.

In base a testimonianze epigrafiche provenienti dall'Umbria, Cupra si contraddistingue come mater, per la posizione di preminenza da lei rivestita nel pantheon locale, parallelamente a Giove invocato come pater. Dalla teogonia etrusca, invece, la dea Cupra è annoverata fra le dodici divinità dette “Consenti”, cioè consigliere della suprema potestà delle cose nel concilio degli dèi.

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Riferimenti bibliografici


G. Colonna, Il santuario di Cupra fra Etruschi, Greci, Umbri e Picenti, in Cupra Marittima e il suo territorio in età antica a cura di Gianfranco Paci, Tivoli 1992.

G. Colucci, Cupra Marittima antica città Picena illustrata da Giuseppe Colucci, Macerata 1779.

G. De Sanctis, Storia dei Romani, vol. II, Firenze 1907.

P. Fortini, Cupra Maritima: origini, storia, urbanistica, Ascoli Piceno 1981.

A. Naso, I Piceni. Storia e archeologia delle Marche in epoca preromana, in «Biblioteca di archeologia», vol. 29, Milano 2000.

G. Speranza, Il Piceno dalle origini alla fine d'ogni sua autonomia sotto Augusto, vol. I, Ascoli Piceno 1934.

L. R. Taylor, The voting districts of the Roman Republic, Roma 1960.

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1 Per una lista dei senatori e delle tribù è interessante consultare il testo di Lily Ross Taylor riportato in bibliografia.

2 Lo si deduce anche dal passo d Plinio che si sta prendendo in considerazione, dove Cupra Maritima è definita oppidum, termine che in Plinio starebbe a designare le colonie di deduzione sillana.

3 In questo periodo divennero colonie antoniane Pisaurum e Ancona; colonie triumvirali Asculum, Firmum e Fanum Fortunae; assegnazioni viritarie si ebbero nell'agro di Urbs Salvia, Tolentinus, Senogalliensis et Potentinus, Ricinensis et Pausolensis, Cingulanus, di Septempeda, Treensis e di Firmum.

4 Oltre a nuove deduzioni nelle colonie di Ancona et Pisaurum, fu fondata la colonia di Falerio; l'ager Cuprensis, unitamente a quello Castranus, Aternensis e Truentinus fu interessato da assegnazioni viritarie.

5 La Diocesi comprendeva le seguenti province: Latium et Campania, Apulia et Calabria, Lucania et Brutii, Samnium, Picenum, Umbria et ager Gallicus, Etruria, Emilia, Liguria, Venetia et Histria, Transpadana più le province di Sicilia e Sardinia et Corsica.

6 Cfr. Strab. Geog. 5, 4. 2.

7 Bona dea è una delle più antiche divinità del Lazio, a cui era stato dedicato un tempio sotto il rilievo roccioso dal quale Remo aveva osservato il volo degli uccelli. Dal sito in cui il tempio era stato eretto derivò il soprannome di Bona dea subsaxana (Ver. Aen. VIII, 314). Era la più importante dea della fecondità. Le donne, se sterili, la pregavano per avere figli, se avevano appena partorito, la ringraziavano per il dono ricevuto.

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