I. Sino al 1261

I. Limiti del Frignano – La via d’Annibale – I Liguri Friniati e i Romani – Vestigia della dominazione romana – Il Frignano e le invasioni barbariche – Il Castello Feroniano – I Corvoli e i Gualandelli – I Frignanesi e i Modenesi – Il Frignano sotto il Comune di Bologna – Il Frignano riassoggettato al comune di Modena – I Modenesi e la badia di Frassinoro


Limiti del Frignano

Colla parola Frignano presa in senso rigoroso suolsi indicare quel tratto di montagna modenese i cui abitanti, sino al cadere del secolo passato, dipendevano dati tre governi di Sestola, di Montecuccolo e di Montese e fruivano di speciali privilegi imperiali e ducali; ma colla stessa parola adoperata in senso più largo, come l’adoperarono fra gli altri il Barberi1, il Panini2, il Bosellini3, il Sigonio4, il Vedriani5, il Ghirardacci6 ed il Marini7 si vuole più spesso significare tutta la montagna detta di Modena, compresa fra il Bolognese e il Reggiano, la cresta dell’Appennino e la pianura modenese, e nella quale erano, oltre ai tre sopra accennati, i governi di Montefiorino, di Brandola, di Polinago, di Montefestino, di Guiglia, di Montetortore e di Savignano8.

Integrazione:


La via d’Annibale


Il Cini, il Tiraboschi, il Vannucci e il Barsocchini, per tacer d’altri, scrissero che durante la seconda guerra punica, quando il Frignano era ancora incolto e disabitato, Annibale, il fiero capitano cartaginese, nel passare dalla Gallia Cisalpina all’Etruria attraverso l’Appennino, transitò col numeroso suo esercito la nostra montagna. Ma l’esame dei più autorevoli narratori della spedizione annibalica in Italia e delle condizioni orografiche della montagna modenese dispone a credere col Vettori e col Cavedoni, che quel memorabile passaggio avvenisse per il colle della Cisa e non pel Frignano9. Nè a sostegno della opinione del Tiraboschi vale addurre, come fa il Carandini, l’esistenza in quel di Fiumalbo di un avanzo di strada a larghi ciottoli, che si rileva ancora
benissimo nel versante modenese tra i monti Rondinaia, Tre Potenze, Serra Fariola, massi di Faidello, e che dagli abitanti dei luoghi circonvicini è appellata Via d’Annibale; imperocchè in questi ultimi tempi è stato addimostrato con documenti inoppugnabili che quella via denominata anche dei remi fu fatta costrurre dal governo toscano nel 1625 allo scopo di condurre remi da galea dai boschi di Cutigliano per Coreglia alla foce del Serchio; e che l’appellativo di Via d’Annibale non risale oltre la fine del secolo decimottavo10.

Per approfondire: Venceslao Santi, Considerazioni sul passaggio di Annibale attraverso l'Appennino, 1884


I Liguri Friniati e i Romani

Il Frignano molto probabilmente deve il suo nome a quei Liguri Friniati i quali, vinti dal console romano C. Flaminio l’anno di Roma 565, dalla Liguria, loro antica stanza, furono costretti a passare al di qua dell’Appennino e a stabilirsi nella montagna di Modena11. Quivi protetti dalla natura e dalla condizione speciale dei luoghi, resistettero alcun tempo alle forze romane, ma finalmente alcuni di essi, sopraffatti dal numero e dall’arte dei nemici, dovettero arrendersi e consegnare ai vincitori tutte le armi. Due anni appresso, vale a dire nel 567, l’altro console M. Emilio Lepido, dopo aver battuti i Liguri al di là dell’Appennino, venne contro gli altri Friniati di qua che Flaminio non aveva potuto debellare intieramente, e vintili e disarmatili ne trasse molti dai monti ad abitare nei campi12.
Questi Liguri, di cui i frignanesi moderni, secondo gli studi antropologici del Livi e del Sergi, portano ancora impressi i caratteri craniologici ed etnici, furono sinora considerati come i primi abitatori di questa nostra regione. Ma oggidì il Lombroso, avendo constatato in molti individui del Frignano altissima statura, dolicocefalia, grandi capacità craniche, leggero prognatismo e capelli neri, caratteri, secondo lui, propri degli antichi etruschi, ha messa innanzi l’opinione che le genti della montagna modenese derivino dagli etruschi antichi. Ed, a mio avviso, ambedue queste opinioni possono avere nella realtà molta parte di vero, a condizione che i loro derivati non si spingano tant’oltre da pretendere che l’una debba in modo assoluto escludere l’altra e purchè si ammetta possibile, come è di fatto, l’esistenza di vari gruppi etnici di origine etrusca sopra un fondo di derivazione ligure.

Verso l’anno 575 i Friniati, dianzi sconfitti ma non abbattuti, discesi dalla montagna modenese nella pianura, si accamparono sulle rive dello Scoltenna minacciando la colonia romana di Modena. Il console C. Claudio Pulcro dall’Istria corse loro incontro con le sue legioni e con tale impeto li assalì, che 15.000 Friniati furono morti e presi oltre a 700, parte nella pugna e parte negli accampamenti espugnati, e vennero tolti loro cinquanta e uno segni militari. I Liguri avanzati alla strage si rifugiarono dispersi nei monti ed al console che andò guastando i campi della pianura non incontrò vedere armi di sorta13. Ma appena le legioni romane si furono allontanate, mentre il vincitore dei Friniati riportava in Roma il solenne onor del trionfo, i vinti si sollevarono nuovamente e messo assieme un nuovo esercito discesero dai monti sulle campagne e, dopo aver saccheggiato l’agro modenese, con improvviso assalimento s’impadronirono della stessa città di Modena.
Udita la nuova ribellione dei Friniati C. Claudio, divenuto proconsole, l’anno seguente mosse contro di loro un poderoso esercito ed, assediata Modena, in men di tre giorno la recuperò colla strage di ottomila Liguri e vi rimise i coloni romani che ne erano stati cacciati. Poscia raccolte nuove truppe invase il territorio dei Friniati i quali, memori della precedente sconfitta, avvisarono doversi difendere più facilmente col presidio dei luoghi che colla forza delle armi. Pertanto occupati i monti Balista e Leto, collegati fra loro da un giogo continuato, cinsero l’uno di mura sperando di potervisi sostenere efficacemente; ma circa 1500 di loro, sorpresi mentre indugiavano a ritirarsi dai campi, perirono; gli altri inferociti alla vista dell’imminente pericolo incrudelirono sopra la preda già fatta a Modena, uccidendo con disumano strazio finanche i captivi.
Mentre queste cose accadevano, il proconsole fu invitato a trasferirsi colle sue forze nella Gallia; sicchè la continuazione della guerra contro ai Friniati venne commessa al console Q. Petilio il quale arrivato col suo esercito contro i monti Balista e Leto14 li fece contemporaneamente assalire da due parti con sì grande impeto che i Romani poterono avanzarsi felicemente da una. Se non che quelli ai quali era affidato l’assalto dell’altra parte, essendo stati respinti, erano in procinto di cedere e ritirarsi, quando, arrivato in loro aiuto lo stesso Petilio, riuscì a ricondurli all’assalto e a compiere così l’espugnazione dei due monti con la morte di 5000 Liguri. Questa vittoria costò la vita al valoroso console, attesochè, mentre egli cercava coll’esempio e colla parola di infondere coraggio agli altri, cadde trafitto da un dardo nemico e morì; laonde l’altro console Valerio il quale erasi ad altre parti indirizzato dovette retrocedere, e riunite le sue truppe a quelle dell’ucciso collega, riassalì i nemici, li sconfisse e li assoggettò intieramente15.

Vestigia della dominazione romana
Quali fossero le peculiari condizioni, quali le vicende del Frignano durante la dominazione romana non si può in modo alcuno affermare, per l’assoluta mancanza di documenti in proposito. Di essa rimangono soltanto alcune poco significanti vestigia nelle medaglie consolari e imperatorie, nelle armi e in altri oggetti romani rinvenuti a Ponte Ercole presso Brandola, al Cimone e nelle vicinanze di Pavullo; nella qualifica di romanesca attribuita fino a pochi secoli sono ad una selva che si stendeva dalla valle superiore del Dragone, affluente destro del Secchia, a quella della Perticara o Aquarella affluente sinistra dello Scoltenna; non che nell’appellativo di romana dato fin verso il 1613 ad una strada che dal versante modenese per il passo dell’Abetone metteva nella Toscana.

Per approfondire:

Il Frignano e le invasioni barbariche - Il Castello Feroniano

Scarse pure ed incerte sono le notizie relative alla montagna modenese al tempo delle prime invasioni barbariche in Italia. Il Sigonio crede che questa parte dell’Appennino più delle altre ne andasse immune e che i suoi abitanti non cadessero sotto i barbari che negli ultimi tempi di loro dominio in Italia. Certo è solo, per testimonianza di Paolo Diacono e
di Anastasio Bibliotecario, che fino dai tempi almeno dei Longobardi esisteva in queste parti un castello detto Feroniano il quale nel 728 fu invaso, non altrimenti che quello di Monteveglio, dal re Liutprando16. Di questo castello, o terra che dir si voglia, di cui è fatta menzione anche in carte nonantolane degli anni 752 ed 826 e che ridotto alla condizione di pago è ricordato in un documento del 996 conservato nell’archivio capitolare di Modena, è stata vivamente disputata l’ubicazione. Il Magnani17, il Biolchini18, ed il Parenti19 lo collocarono nei pressi del moderno Pavullo e precisamente là dove si stendono i laghi che da questo paese prendono il nome; il Tiraboschi20, Crispo Ciriaco e il Crespellani invece comprovarono, con argomenti irrefutabili, che il castello Feroniano sorgeva nelle vicinanze di Marano. Nei secoli decimoprimo e decimosecondo il nome di questo antico castello, già distrutto, servì ad indicare un vasto territorio coll’appellativo di contado, dando con questa alterazione di significato motivo plausibile per sospettare che da esso il Frignano potesse aver tratto il suo nome.
Sebbene prima del secolo XII nei documenti pervenuti fino a noi non sia fatto altro ricordo, relativo alla montagna modenese, che del castello feroniano e di Sestola e Fanano nominati in un diploma di Astolfo re de’ Longobardi, rilasciato nel 753 a favore della badia di Nonantola, tuttavia è a credere che di altri luoghi e castelli fosse popolato il Frignano, massime dopo che le irruzioni degli Ungheri ebbero costretto molti degli abitanti del piano a ritirarsi sui monti e a fortificarsi entro rocche quasi inaccessibili21.

Per approfondire:
Paolo Diacono, Historia Langobardorum, lib. II.18 e IV.49
Ludovico Antonio Muratori, Antiquitates Italicae, diss. XXI


  
Il Castrum Feronianum

Il dibattito sulla localizzazione del Castrum Feronianum si accese allorquando, con la pubblicazione postuma del Dizionario Topografico-Storico degli Stati Estensi di Girolamo Tiraboschi, apparve la nota apposta da Luigi Serafino Parenti all'articolo Feronianum (vol. I, pp. 282-283). Per il contributo dato dal Parenti al lavoro del Tiraboschi, può essere utile consultare la Corrispondenza tra Girolamo Tiraboschi, L. S. Parenti a A. P. Ansaloni, a cura di Venceslao Santi (Modena, 1894). Qui di seguito sono riportati i più significativi interventi sulla questione.
 
di Crispo Ciriaco (Domenico Crespellani), 1825
Albano Sorbelli, 1934
Albano Sorbelli, 1934
Rocco Moretta, 1957

Altri contributi:
Bartolomeo Puccini Biolchini, in Il Pellegrino Sestolese, 1781
Serafino Calindri, articolo Castel Ferrone, nel Dizionario Corografico..., 1781
Pellegrino Giacobazzi, in Compendio..., ca. 1830
Arsenio Crespellani, Strada Claudia..., 1869
Alessandro Plessi, in Istorie Vignolesi..., 1885
Giovanni Berti, in Prignano, 1952
Gino Soci, Scoperto nel Frignano il Castro Feroniano, 1974



I Corvoli e i Gualandelli
Fino al sec. XII la pieve di Fanano coi luoghi ad essa soggetti, dipendeva, anche quanto alla giurisdizione temporale, da quella badia fondata nel 751 da S. Anselmo; un’altra parte del Frignano era similmente soggetta alla badia di Frassinoro fondata verso il 1071 dalla contessa Beatrice, madre della contessa Matilde la quale, come prima di lei i suoi antenati, dominò su molta parte di questa provincia trovando nei castelli del Frignano fortissimi baluardi contro gli assalti del tedesco Arrigo IV22; tutto il rimanente pare che, pur ammettendo una lontana soggezione all’impero o ai suoi vicari, godesse una larga libertà e si governasse con leggi proprie. In questa condizione di cose peraltro sorsero ben presto alcuni i quali col nome di Capitani riuscirono ad acquistare sugli altri autorità e giurisdizione, e sono ricordati in particolar modo dagli storici i Corvoli e i Gualandelli che, sostenuti dai propri consanguinei ed aderenti, lottarono lungamente fra loro mantenendo la montagna modenese in continuo travaglio ed in continua agitazione. I primi, fors’anche spinti dal fatto che alcun tempo innanzi alcuni frignanesi della parte dei Gualandelli avean presa la cittadinanza di Bologna, ai 12 marzo del 1156 fecero col comune di Modena un trattato col quale giurarono di prendere la cittadinanza di Modena, di difendere la città e i cittadini, di combattere per essi in tempo di guerra, di abitare in città senza le lor mogli per un mese in tempo di pace e per due in tempo di guerra, di tener libera a’ modenesi e sicura la strada pel loro territorio, di obbligare tutti i dipendenti a fare il medesimo giuramento ed a pagare ogni anno al comune di Modena sei denari lucchesi per ogni paio di buoi, eccettuato i castellani che abitavano continuamente ne’ loro castelli, e per ultimo di dare in proprietà ai modenesi Sassomassiccio e Gaiato23. I modenesi alla lor volta promisero di aiutare e difendere i Corvoli contro i loro nemici e singolarmente contro i Gualandelli, coi quali aveano qualche controversia, e contro i Gomolesi, di dar loro in feudo i due predetti castelli che da essi ricever doveano in proprietà, e di impiegare il denaro che per sei anni ricavassero dall’indicato tributo, con altrettanto che il comune di Modena vi avrebbe aggiunto del suo, nella compera di un tratto di terreno presso Modena da assegnarsi ai Corvoli medesimi24.
Questa alleanza determinò altri frignanesi, e particolarmente quelli di Monteveglio, ad assoggettarsi al comune di Bologna, come fecero con atto dell’anno 1157, e contribuì ad accendere maggiormente le discordie civili, le quali, nonostante che nell’ottobre di quest’anno Arrigo vescovo di Modena si portasse nel Frignano pro pace et concordia facienda inter Corvolos et Gualandellos, continuarono per più anni con larga partecipazione del comune di questa città.

 
Elementi per un codice diplomatico frignanese
 
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Documenti di storia frignanese estratti in regesto dai memoriali dell'archivio notarile di Modena
a cura di E. P. Vicini, pubblicati in cinque diversi fascicoli de Lo Scoltenna. Atti e Memorie, 1907-1926


I Frignanesi e i Modenesi
La guerra cessò verso il 1171 con grande vantaggio dei modenesi, essendo che finirono per prestar giuramento di fedeltà al comune di Modena anche Pietro di Monteveglio (1171), Guido e Rainuccio da Gombola (1173), Gherardino da Montecuccolo, l’abate di Frassinoro, i consoli e il comune di Sassuolo (1178), gli uomini di Pompeano, di Montalto, di Miceno e parecchi altri potenti frignanesi.
Ma le lotte intestine, a quanto pare, si protrassero ancora per qualche anno, quantunque nel 1188, avendo i frignanesi rimessa la decisione delle loro controversie ai consoli di Modena, questi il 14 dicembre, in pubblico generale consiglio, pronunciassero un laudo, giurato poi solennemente il giorno appresso dai principali dei due partiti, in forza del quale, oltre ad altre prescrizioni di minore importanza, si ordinava la restituzione delle cose tolte a il vicendevol perdono delle ricevute ingiurie.
E invero in un atto di enfiteusi del 4 maggio 1192, conservato nell’archivio nonantolano, è scritto: “Actum in loco, in quo pax Fregnanensium facta fuit, et eodem die”; segno evidente, come osserva il Tiraboschi, che le guerre civili de’ frignanesi continuarono o presto si riaccesero. Inoltre nel 1197 quasi tutte le comunità della montagna modenese ed alcuni capitani del Frignano promisero con nuovo giuramento ai consoli di Modena di difenderne i cittadini e di custodire le loro rocche ed i loro castelli a nome del comune stesso. Nonostante queste ripetute promesse di fedeltà nel 1204, senza che se ne sappia il vero motivo, i modenesi condussero un forte esercito a Pavullo, incendiarono la villa di Cadiano, e tutti i frignanesi dell’uno e dell’altro partito, sebbene venissero aiutati dai parmigiani, passarono intieramente in soggezione del comune di Modena25. Perocchè il Salinguerra podestà di questa città, eletto arbitro delle controversie che vertevano fra gli uni e l’altro, il 5 dicembre del 1205 sentenziò che il comune di Modena dovesse avere piena giurisdizione in tutto il Frignano e ne esercitasse ogni atto, lasciando solo ai capitani il diritto, quando l’avesser goduto da 20 o 30 anni addietro, di riscuotere qualche imposta; che tutti i frignanesi, eccettuati i militi e i servi, dovessero pagare ogni anno al comune sedici denari imperiali per ogni paio di buoi e che a spese loro dovessero armarsi e far la guerra quando piacesse ai modenesi. Ma perchè ai frignanesi gravavano troppo le umiliazioni dei modenesi, non tardarono a manifestare
le aspirazioni loro alla indipendenza, e l’abate di Frassinoro per il primo dichiarò di non volere più sottostare a condizioni tanto gravose. Se non che, avendo i modenesi mandato nel 1210 buon nerbo di forze ad assediare la sua rocca di Medola, sprovvista di difesa, convenne all’abate rimettersi alla primiera obbedienza. Due anni appresso i capitani della stessa abbazia ritentarono la prova; ma i modenesi “prima che la rivolta si dilatasse per la provincia, mandarono una seconda volta numerose truppe all’espugnazione della medesima rocca ed essendosene finalmente impadroniti, quasi trionfanti di tutto il Frignano volevano angustiar maggiormente le precedenti capitolazioni con aggravio molto maggiore”. Allora Guidinello I Montecuccoli, capitano valoroso e vassallo di quell’abbazia “non tanto per ricuperare la perduta rocca di Medola quanto per vendicare il Frignano nell’antica sua libertà, dopo aver gravemente puniti coloro che istigavano quei popoli alla devozione e all’obbedienza de’ modenesi, assalendo con grosso nerbo di frignanesi le truppe modenesi, necessitolle, dopo qualche resistenza, alla fuga”26. Per ciò e perchè ai modenesi doleva che i nobili da Montecuccolo fossero stati dall’imperatore Ottone IV, con diploma del 1212, dichiarati indipendenti nel dominio che da più anni avevano su molti castelli del Frignano, sorse nel 1213 un’altra guerra fra gli uni e gli altri, la quale si svolse separatamente nei dintorni di Monzone, il cui castello, benchè valorosamente difeso, fu l’anno seguente dai modenesi espugnato e distrutto27.

Il Frignano sotto il Comune di Bologna

Alla distruzione di Monzone tenne dietro un breve periodo di tranquillità e di pace che sarebbe stato certamente più duraturo se non fosse scoppiata nel 1227, per ragioni di confini, una guerra tra i bolognesi e i modenesi nella quale fu coinvolto anche il Frignano, dove erano terre e castella, oggetto di contrasto, e dove i nobili di Montecuccolo, memori dei danni patiti nel 1214, favorivano il comune di Bologna. La montagna modenese fu allora occupata dai bolognesi solo in parte; ma nel 1234 essendo stata rotta una tregua di otto anni stabilita nel dicembre del 1229, divampò più fiera la guerra, durante la quale, il 12 novembre Ugolino del fu Bartolomeo da Frignano e Gualando del fu Opizino da Serrazone de’ Gualandelli, a nome ancora degli altri militi del Frignano, cedettero questa provincia al comune di Bologna, promettendo di servirlo sempre fedelmente colle loro persone e coi loro castelli e obbligandosi a far pace o guerra secondo che piacesse ai bolognesi. A questi gli abitanti del Frignano, tranne i nobili, non dovevano pagare altra imposta che tre soldi di bolognini per ogni paio di buoi, e diciotto per ogni zappa. Le contese tra frignanesi e bolognesi dovevano essere trattate in Bologna; in quelle dei primi fra loro, il comune di Bologna non doveva ingerirsi fuorchè quando vertevano fra nobili. I bandi, gli editti riguardanti le vettovaglie pubblicati in Bologna doveano valere anche pel Frignano. Il comune di Bologna poi prometteva di difendere anche coll’armi i frignanesi contro i loro nemici e singolarmente contro i modenesi, di compensarne i danni che per essi avessero dovuto patire in tempo di guerra, di permetter loro libero ed esente il commercio colla loro città e territorio, di sborsare a ciascuno dei nominati in quel trattato 50 lire imperiali per comprare cavalli ed armi, di non far pace o tregua co’ modenesi senza inchiudervi i
frignanesi ancora28.

Il Frignano riassoggettato al comune di Modena
Questa dedizione inasprì maggiormente la lotta tra i modenesi e i bolognesi ed attirò nel Frignano nuove armi e nuovi armati, con quanto danno per il benessere di queste popolazioni è facile immaginare. Nel 1235 fu dai primi assediato e preso il castello di Monzone ribellatosi29; nel 1239, i secondi arsero il castello di Montetortore e presero Marano e Balugola; nel 1240 dai modenesi, aiutati dai Gualandelli tornati all’obbedienza del comune di Modena, furono distrutti Roncoscaglia e Monte Castagnaro; nel 1247 i bolognesi si impadronirono del castello di Monteforte. Finalmente dopo molti raggiri e contrasti Giberto della Gente podestà di Parma, cui era stato rimesso il giudicare a chi spettasse il dominio del Frignano, il 20 agosto del 1255 confermò le sentenze in favore dei modenesi già date da Salinguerra e da Federico II e comandò al comune di Bologna di restituire a quello di Modena questa provincia. I bolognesi non volevano dapprima acconciarsi a questa decisione, ma sollecitati dagli ambasciatori di molte città lombarde ed emiliane e dal pontefice Alessndro IV finirono, benchè di mala voglia, per sottomettersi.

I Modenesi e la badia di Frassinoro
Ma neanche dopo questo il Frignano potè godere tranquillità. Essendo nati forti dissensi tra i modenesi e la badia di Frassinoro che aveva ripetutamente fatto atto di soggezione al comune di Modena e che esercitava giurisdizione politica sopra molte terre e castella della valle del Dragone, quelli nel 1258, invasero i luoghi della badia, vi usarono violenze e vi fecero guasti ed incendi; per il che il papa Alessandro IV, al quale dai monaci era stato fatto ricorso, affidò l’esame di questa causa all’abate di S. Ponziano di Lucca e al proposto di S. Prospero del castello di Reggio, i quali fulminarono contro il podestà e il consiglio di Modena la scomunica e lanciarono l’interdetto sulla città. Di che irritati i modenesi rinnovarono con forze più numerose e con maggiori danni le invasioni nel territorio abaziale, distrussero il castello di Medola, appiccarono per la gola alcuni conversi e vassalli del monastero che ivi si trovavano, ne trasportarono seco gli arredi sacri, distrusser tutte le case di quel distretto, occuparono alcuni altri castelli, devastarono i beni della badia e pubblicarono contro l’abate, i monaci tutti e i lor vassalli e parenti un solenne bando. Il papa allora ordinò al vescovo di Bologna che intimasse ai modenesi di dare, entro un mese, la dovuta soddisfazione all’abate e ai monaci e di restituir loro le cose tolte; ed in caso di rifiuto, di scomunicarli, di interdire la città e il suo territorio, di rinnovare ogni festa a suon di campane e a candele accese la condanna, finchè i colpevoli non si fossero ravveduti. Se poi i modenesi avessero continuato nell’ostinazione, doveva il vescovo vietare a quelle città, cui credesse opportuno, di chiamare fra loro a pubblico impiego i modenesi, e di permettere che alcuno di essi a Modena si recasse per sostenerlo, dichiarare nulli tutti gli atti del comune di Modena e comandare agli scolari modenesi che erano a Bologna di uscirne entro due mesi. I modenesi, anzichè piegarsi a queste minaccie, arrestarono l’abate di Frassinoro e, chiusolo in carcere, lo indussero ad un compromesso che ridondava a pregiudizio della badia. Il pontefice qualificando come iniquo ed ingiusto il fatto accordo comandò al vescovo di Bologna procedesse alla pubblicazione delle pene comminate e vietasse inoltre a chiunque, sotto pena di scomunica, di comunicare coi modenesi o nel vendere o nel comprare cosa alcuna, permettendogli peraltro di riconciliarli colla chiesa, se si fossero ravveduti e se avessero data al monastero la dovuta soddisfazione. Questa volta i modenesi si piegarono e coll’arbitrato di frà Bartolomeo de’ Predicatori di Modena e di Gherardo arciprete di Carpi, nel giugno del 1261 stipularono un accordo approvato anche dal vescovo di Bologna, pel quale l’abate e i monaci di Frassinoro rimisero al comune di Modena qualunque diritto potesse loro competere per rifacimento di danni, i modenesi promisero di non molestarli in alcun modo nel possesso libero dei loro beni e permisero loro di rifabbricare prima di 20 anni la rocca e le case di Medola. I monaci del monastero dovevano dipendere da esso, ma prestar servizio e pagare le consuete gravezze al comune di Modena, al quale inoltre l’abate cedeva ogni temporale giurisdizione e il mero e misto imperio nelle cause civili in parecchie terre dell’abadia. In compenso di che i modenesi, oltre ad altre concessioni di minor conto, si assunsero di pagare all’abate e ai monaci mille lire imperiali, cento delle quali erano un rimborso per le spese fatte da lui nell’ottenere al comune le lettere assolutorie della censura30.


Per approfondire:
Silvia Crovara,
Pellegrini e pellegrinaggi nel Medioevo. Strade longobarde: Via Francigena e percorsi romei di collegamento sull’Appennino emiliano


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1 Vita del P. Antonio Montecuccoli, Cappuccino, P. 1° cap. 2°, Roma, tip. F. M. Mancini, 1667.
2 Cronaca di Modena manoscritta nella Biblioteca Estense.
3 Cronaca di Modena manoscritta nella Biblioteca Estense.
4 De Regno Italico, lib. 18, anno 1239.
5 Historia dell’antichissima città di Modena. Modena, Soliani, 1667.
6 Storia di Bologna, T. II lib. 2° pag. 443, sotto l’anno 1390.
7 Bologna Perlustrata: parte III pag. 129, sotto l’anno 1305 e pag. 132 sotto l’anno 1314.
8 L. Gigli: Cronaca del Frignano ms. nell’Archivio Forni in Modena.
9 V. Santi: Considerazioni intorno al passaggio di Annibale attraverso l’Appennino, Modena, 1880.
10 V. Santi: Varietà storiche del Frignano, Modena, 1892.
11 Cluverio: De Italia antiqua, Lugduni, 1624, T. I pag. 77.
12 Livio: Istorie L. XXXIX n. 1. 2.
13 Livio, Lib. XLI n. 12 – Cavedoni, Dichiarazione degli antichi marmi modenesi. Modena, 1828, pag. 18 – Tiraboschi: Storia dell’augusta badia di S. Silvestro di Nonantola, Modena, 1784, T. I, pag. 19
14 Parecchi storici e geografi ritengono che il monte Balista di cui parla Livio sia il Valestra della provincia reggiana: e Fra’ Leandro Alberti, il Vedriani, il Ferrari, il Baudrand, lo Stefani, il Riccioli e l’Hofman opinano che il monte Leto dei latini corrisponda a quello che ora si appella di S. Pellegrino; ma il Tiraboschi, considerata la notevole distanza che intercede fra Valestra e S. Pellegrino, giudica infondata tale opinione.
15 Livio, XLI, n. 12, 14, 16, 18.
16 De Gestis Longobardorum (nel tomo I del Rerum Italicarum Scriptores di L. A. Muratori).
17 Memorie storiche del Frignano, ms. nell’archivio di stato di Modena.
18 Il Pellegrino Sestolese, ms. nell’archivio Campori.
19 Annotazioni al Dizionario Topografico-storico degli Stati Estensi di G. Tiraboschi.
20 Storia dell’augusta badia di S. Silvestro di Nonantola. Modena, 1784, T. I, pag. 306.
21 Tiraboschi: Memorie Storiche Modenesi T. III, cap. VIII, pag. 103 Modena, 1794.
22 Tosti: La Contessa Matilde e i Romani Pontefici, Roma, tip. della Camera dei Deputati 1886, libro V.
23 La promessa fatta dai Corvoli di donare Gaiato ai modenesi pare non fosse condotta ad effetto; perciocchè nel 1178 alcuni deputati di quel castello venuti a Modena promisero nuovamente di darlo in mano ai consoli della città ogni qualvolta fosse loro piaciuto. (Tiraboschi: Mem. Stor. Mod. T. III cap. VIII pag. 108).
24 A questo trattato seguì il 21 ottobre dell’anno medesimo un giuramento degli uomini de’ Corvoli, col quale promisero ai modenesi le cose medesime promesse dai capitani. (Tiraboschi: Mem. Stor. Mod. T. III. cap. VIII, pag. 106).
25 Cronache modenesi di A. Tassoni, di G. Bazzano e di B. Morano, pubblicate a cura di L. Vischi, T. Sandonnini, O. Raselli. Modena, 1888. – C. Sigonio; De Regno Italico, lib. 15.
26 Annali di Modena e del Frignano, ms. nella Biblioteca Estense. – Gigli: Cronaca del Frignano, ms. nell’Archivio Forni.
27 Vedriani: Historia dell’antichissima città di Modena. Modena – Ghirardacci: Historia della città di Bologna. – Sigonio: op. cit.
28 Historia Miscella Bononiensis ab. an. 1104 usque ad an. 1394 di Bartolomeo della Pugliola, edita dal Muratori nel Rerum Ital. Script. vol. 18.
29 Sigonio: op. cit. – Vedriani: op. cit. – Ghirardacci: op. cit.
30 Tiraboschi: memorie storiche modenesi.

 
Cartografia del Frignano
 
Considerazioni sui confini

Girolamo Tiraboschi, da Storia dell'Augusta Badia di S. Silvestro di Nonantola:
Discorso Preliminare I: Dello stato di Modena da' tempi più antichi...
parte I, capo X: Della giurisdizione spirituale del Monastero
parte I, capo XI: Della giurisdizione temporale del Monastero
parte II, capo VII: Delle chiese e de' beni... nel Frignano
Appendice II: Dell'estensione antica del territorio modenese

Ancora il Tiraboschi (Memorie Storiche Modenesi, T. IV, pag. 75 del Codice Diplomatico, per errore all'anno 1221 anziché 1222) ricorda la "Descrizione de' confini del Vescovado, cioè del Territorio di Modena, fatta da Arrigo da Varana e da Pietrobuono Boccale per comando del Podestà di Modena. Copia autentica nell'Archivio Segreto Estense e nel Capitolare di Modena. Si ommette questa lunghissima descrizione, perché ciascheduna parte di essa sarà inserita nel Dizionario Topografico agli articoli de' luoghi in essa indicati, e riportati coll'ordin seguente, che disegna il giro fatto da que' che stabilirono i confini: Campus Gallianus, Panzanum o Panzanellum, Carpum, Curtile, Medola, Camurana, S. Felix, Massa, Finalis, Siccum, Folium, Mucia (S. Felix), Panzanum de Monacis, Bazanum, Savignanum, Vignola, Cinzanellum, Cianum, Mons Umbrarius, Mons Turturis, Adianum, Montexium, Montisfortis Castrum, Trignanum, Fananum, Flumalbum, Plebs Pelagi, Fraxinorium, Rubianum, Massa, Cisanum, Ceretum, S. Vitalis, Prennianum, Tregaxum, Casale Cicogne, Casale Perevanis, Mons Baranzonus, Mons Gibius, Saxolum, Macreta, Marzalia".

In proposito si segnala lo studio di Mauro Calzolari "Un documento delle lotte per l'egemonia nel contado nella tarda età comunale: i confines totius episcopatus mutinae" in Atti e memorie della Deputazione di Storia Patria per le antiche Provincie modenesi, s. XI, vol. IV, 1982, pp. 77-114.